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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco,

non dimenticare il loro volto,

che dopo tanto sbandare,

è appena giusto che la fortuna li aiuti,

come una svista, come un'anomalia, come una distrazione,

come un dovere..."

Fabrizio De André & Ivano Fossati - Smisurata preghiera

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29 agosto 2020 6 29 /08 /agosto /2020 23:01

"Sarajevo" è un bellissimo brano di Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, contenuto nell'album "Ti chiedo onestà" del 1994. Prodotto da Giancarlo Bigazzi, come gran parte dei lavori di Baldi, il disco contiene diversi brani che hanno segnato positivamente la carriera dell'artista toscano come "Passerà", canzone scritta da Baldi, Bigazzi e Marco Falangiani che vinse al Festival di Sanremo dello stesso anno, "Perchè", brano scritto da Baldi e Bigazzi e portato due anni prima a Sanremo da Fausto Leali e proposta, in questa versione, con Danilo Amerio, "Come le stagioni", "Francesco", e appunto, "Sarajevo". Scritta sempre con il supporto del maestro Bigazzi, il brano affronta la tematica della guerra nella ex Jugoslavia in corso in quegli anni attraverso la lettera che un soldato scrive alla sua amata. Nel testo viene sottolineata l'atroce inutilità delle guerre, il rimorso dinnanzi all'uccisione di un proprio simile, il penetrante silenzio della povertà che un luogo colpito da questa sciagura offre suo malgrado ed una neve che, minacciando anche la natura, copre, senza distinzione, i corpi senza vita di vigliacchi ed eroi. Uno scenario misero dove però emerge forte la speranza di riconquistare quei luoghi e ricominciare quella vita bruscamente interrotta dal fragore degli ordigni bellici. Riappropiarsi del propio futuro, quindi, e tornare in quelle strade come superstiti di questo nuovo medioevo e vivere questo amore diviso dalle armi e dal potere. Un pezzo davvero bello ed intenso che ci ricorda le capacità autoriali ed interpretative di un artista troppo spesso dimenticato come Aleandro Baldi.

 

 

 


 

Altro su:

Aleandro Baldi

Danilo Amerio

Fausto Leali

Giancarlo Bigazzi 

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28 agosto 2020 5 28 /08 /agosto /2020 23:01

"Ricominciamo" è sicuramente il brano più noto di Adriano Pappalardo, artista poliedrico che, negli anni, si è diviso tra musica, televisione e cinema. Figura prorompente e carattere forte sono aspetti che colpiscono Lucio Battisti, il primo a credere in lui ed a produrre i suoi inizia nel campo musicale. Dopo diversi tentativi, nel 1979, arriva il successo con "Ricominciamo" che sarà poi inserita nell'album "Non mi lasciare mai" del 1980. La canzone scritta da Luigi Albertelli e Bruno Tavarese diventa un vero e proprio tormentone al punto di essere utilizzata come sigla finale della trasmissione televisiva "Mai dire gol". In seguito, però, la sua figura da interprete perde un po' di credibilità sia per la scelta di partecipare a diversi film, comici e drammatici, come "Rimini Rimini", "La Piovra 4" o "Santa Rita da Cascia" e sia per il suo carattere ironico e dissacrante che lo rendono, consapevolmente, uno dei bersagli preferiti della Giallappa's band. La sua carriera musicale, di fatto, si conclude qui salvo vari tentativi di riproporsi come quello avvenuto al Festival di Sanremo del 2004 con "Nessun consiglio" dopo la partecipazione alla prima edizione dell'Isola dei Famosi. "Ricomiciamo" parla di un uomo che non si rassegna alla fine di un'importante storia d'amore e prova a convincere il partner a ripartire, dando a quel rapporto, una nuova possibilità di sviluppo. Un bel brano che è stato ripreso da diversi artisti e soprattutto da Mina che, nel 1996, la incide nell'album "Cremona" offrendo nuova linfa al tormentone degli anni '80. 

 

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Adriano Pappalardo

Lucio Battisti

Mina

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27 agosto 2020 4 27 /08 /agosto /2020 23:01

"Il vento soffierà" è una cover realizzata da Cristiano De Andé per il suo ultimo album "Come in cielo così in guerra" della primavera del 2013. Il brano è tratto da "Le vent nous portera" incisa nell'album "Des visages des figures" dalla band francese di rock alternativo Noir Désir nel 2001. Nel testo è trattata sia l'essenza effimera dell'essere umano destinato a diventare polvere che il vento soffierà via con tutta la memoria e la storia che esso rappresentava sia la voglia di trasmettere l'idea dello sviluppo del mondo a favore di un prossimo che potrà percepire il nostro passaggio tramite segnali e testimonianze che vanno aldilà del corpo fisico che, nel frattempo, sarà stato spazzato dal vento. La dispersione dell'individuo per il bene comune che diventa, quindi, anche forma di rispetto per il prossimo e per la natura. Il corpo, infatti, ha un solo destino: diventare polvere ma, prima che ciò avvenga, sarebbe utile capire la nostra funzione sulla terra e vivere civilmente rispettando gli elementi in un mondo che appare sempre meno umano. L'effetto del vento che passa e soffia ciò che rimane di noi non è un elemento nuovo nella letteratura come nella musica ma è una questione di cui Cristiano De André si è detto ancora affascianto oltre ad aver amato dal primo ascolto la versione originale di questa canzone che ha voluto subito rilanciare adattandola al mercato italiano. L'ultimo disco di Cristano, arrivato dopo circa 12 anni dall'ultimo lavoro di inediti "Scaramante", presenta diversi pezzi significativi ed interessati che vanno oltre le solite argomentazioni che si trovano nell'odierna musica leggera. Come suo padre, Cristano, va in direzione ostinata e contraria offrendo sempre interessanti punti di vista ed ottimi spunti di riflessione ogni qualvolta riesce a dimenticarsi di essere il figlio del grande Faber (il confronto deprimerebbe chiunque) e ad esporre in musica e parole il grande bagaglio artistico e culturale che si porta dietro. Vivere con quella pressione provocata da un cognome così pesante non è certo facile ma diventa un supporto quando si naviga tra quei testi che stanno alla base della nostra storia musicale. Nel suddetto brano, Cristiano, riprende in qualche modo sia il discorso itrapreso nel 1995 con "Nel bene e nel male" pubblicata nell'album "Sul confine" e sia l'eterna lotta in musica, a favore dei disadattati, portata avanti da Fabrizio De André durante tutta la sua straordinaria carriera. Una gran bella canzone, quindi, che nasce in Francia ed assume le sembianze di un capolavoro tra le sagge mani di Cristiano De André, degno erede di cotanto padre.

 

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26 agosto 2020 3 26 /08 /agosto /2020 23:01

"Sciummo" è un brano storico della cultura napoletana scritto da Enzo Bonagura e Carlo Concina e lanciato per la prima volta nel 1952 in occasione del primo Festival di Napoli con l'interpretazione di Sergio Bruni, una delle più grandi voci di Napoli. Anche se il brano non ottenne subito un gran successo, negli anni è diventato un successo internazionale ed è stata cantata anche in inglese da Frank Sinatra oltre che dai più grandi artisti napoletani ed italiani in genere. Mina, Fausto Leali, Claudio Villa, Peppino Di Capri, Roberto Murolo, Aurelio Fierro sono solo alcuni dei tanti grandi artisti che hanno reinterpreto questo classico della musica partenopea. Una delle versioni più belle, però, la regala un altro grande nome della musica napoletana ovvero Enzo Gragnaniello che, nel 1995, reinterpreta a modo suo questa canzone nell'album "Posteggiatore abusivo" dove ricanta diversi pezzi della tradizione. Il suo canto viscerale ben si sposa con la tematica trattata nel testo e con le atmosfere sia dell'arrangiamento originale sia in quello adattato per l'occasione. Il connubio tra la voce unica di Gragnaniello e la passionalità del brano rendono ancor più graffiante questa composizione in cui l'amore viene paragonato ad un fiume che si perde nel mare. "Sciummo" infatti, in dialetto napoletano, significa proprio fiume. Un capolavoro assoluto, quindi, che dal 1952 ad oggi non perde fascino e contiuna a conquistare ad ogni nuovo ascolto e ad ogni nuova versione. Se poi alla bellezza del testo si aggiunge la grandezza di uno dei più grandi interpreti della musica napoletana è facile farsi trasportare da queste acque.

 

Altro su:

Artisti citati

Enzo Gragnaniello

 

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25 agosto 2020 2 25 /08 /agosto /2020 23:01

"Quanto t'ho amato" è un brano lanciato da Roberto Benigni nell'inedita veste di cantante per l'omonima raccolta del 2002. La canzone viene anche eseguita fuori gara al 52° Festival di Sanremo dove ottiene il picco di ascolti con oltre 20 milioni di telespettatori. Il testo del brano è di Vincenzo Cerami, storico sceneggiatore e collaboratore cinematografico di Benigni, scomparso recentemente dopo una lunga malattia all'età di 72 anni. La musica, invece, è ad opera del maestro Nicola Piovani. A questi due grandi nomi del loro settore va, poi, aggiunta la capacità interpretativa e la penetrante maestria nel decantare questi versi di uno dei più grandi geni dello spettacolo italiano ed internazionale come Roberto Benigni. L'attore toscano fa suo questo testo e lo porge agli ascoltatori con la stessa bravura alla quale ci ha abituato nei film e riesce ad emozionare come solo i grandi sanno fare. Benigni non è un cantante e non ha certo doti canore di un professionista del settore ma, in taluni casi, l'essere o non essere perfettamente intonati o avere o non avere una voce sopraffina conta poco. In casi come il suddetto l'importante è far arrivare quel messaggio che l'autore aveva in mente quando a messo questo testo nero su bianco. In questo, ovviamente, Benigni è quanto di meglio si può chiedere al punto che il brano, in poco tempo, è diventato subito un classico della nostra musica ed un cavallo di battaglia per l'artista toscano. La canzone, inoltre, è stata scelta anche come sigla della trasmissione Rai dedicata al cinema "Cinematografo". Il testo è improntanto sulla forza naturale dell'amore e sulla magia che esso esprime anche senza parlare. Quando il sentimento è forte e sincero, infatti, secondo l'autore le parole non contano ma ciò che è fondamentale è la "musica" ovvero quell'atmosfera che consente alle emozioni di volare nell'aria e di arrivare senza alcuna difficoltà a chi di dovere. Un messaggio altamente poetico che Benigni rende sublime con la sua innata passione. Un capolavor, quindi, che unisce il magico tappeto musicale realizzato da Piovani, un testo semplice ma allo stesso tempo di grande levatura poetica e la raffinatezza di un interprete unico, anche in veste canora, come Roberto Benigni.

 

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24 agosto 2020 1 24 /08 /agosto /2020 23:01

"Grande" è un brano di Paolo Vallesi inciso nell'album "Non essere mai grande" del 1996. Dopo i grandi successi dei primi anni '90, Vallesi, si conferma con questo album come uno dei cantautori più interessanti dell'epoca ed ottiene un ottimo riscontro sul mercato discografico anche in Spagna con la versione iberica del disco intitolata "Grande" che si classifica addirittura primo anche grazie al duetto della suddetta canzone con un nome importante della musica pop in Spagna quale Alejandro Sanz. Inoltre, i brani di Vallesi, sono stati tradotti e cantati anche in olandese dal cantante di origini italiane Marco Borsato. Il testo invita a non perdere mai quella voglia e quella fantasia che da bambini ci permette di sognare e di toccare con mano una certa libertà che si perde crescendo per adattarsi a quella recita perenne rappresentata dal mondo delgi adulti. Vallesi, invece, non vuole perdere quella genuinità e quella incoscenza anche per non tradire quel sogno che è ancora forte dentro di se nonostante sia arrivato alla soglia dei trent'anni. Mantenere viva quell'anima da bambino diventa, quindi, fondamentale per continuare a credere in un sogno e non mollare mai anche davanti agli episodi negativi che la vita ci destina. Un messaggio chiaro ed importante espresso da cantautore mai banale che ha scritto alcune delle più belle pagine di musica di qual periodo. Nonostante questi successi e l'affetto del pubblico che non è mai mancato, Paolo, ha vissuto in seguito momenti altalentanti fino a scomparire del tutto dalla discografia. Di tanto in tanto è stato lanciato qualche singolo e svariate promesse di nuovi album ma le pubblicazioni di dischi di inediti si sono fermate al 1999. Le case discografiche così come i media sembra che non credano più in lui e pare siano proprio queste le maggiori difficoltà riscontrate da Vallesi nell'atto di pubblicare nuovi album. Si spera, quindi, che il mondo discografico riservi maggior rispetto ad un artista che ha più volte dimostrato di saper far musica di qualità e possa finalmente riconquistare lo spazio che merita nella musica italiana.

       

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23 agosto 2020 7 23 /08 /agosto /2020 23:01

"Tra te e il mare" è uno dei brani più rappresentativi di Laura Pausini oltre ad essere uno dei suoi più grandi successi dal punto di vista commerciale ed è stato pubblicato nell'omonimo album del 2000. A scrivere testo e musica non è, però, la Pausini ma un suo grande amico e collega e cioè Biagio Antonacci che, tra l'altro, la inciderà in una versione "Rolling Stones" nell'album "Il cielo ha una porta sola" del 2008. Inoltre in ben tre occasioni live, il brano è stato cantato insieme dai due artisti ed ad una di queste performance ha partecipato anche Eros Ramazzotti. Il videoclip, tra le altre cose, è stato diretto da Alberto Colombo. Il testo parla di un amore a distanza e della condizione tormentata della ragazza che non riesce più a sostenere questa situazione al punto di preferire un addio ad una continua attesa. Un tema, quello dell'amore, trattato in tutte le sue forme che ha accompagnato, e continua a farlo, il cammino musicale di Laura permettendole di oltrepassare ogni confine geografico. Proprio questo brano è stato uno dei più fortunati a livello mondiale essendo stato portato sul mercato spagnolo e latino americo grazie ad una verisone iberica dal titolo "Entre tù y mil mares" adattata per il testo da Badia, oltre ad essere esportata anche in Francia, Svizzera, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Stati Uniti, Giappone e tanti altri paesi in cui Laura continua ad essere molto seguita. Un grande successo, quindi, che conferma le doti canore dell'artista ma anche l'abilità nel sapersi circondare sempre di autori capaci e di bravissimi musicisti che ne esaltano, ancor di più,le sue potenzialità discografiche. 

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22 agosto 2020 6 22 /08 /agosto /2020 23:01

"Il pescatore di astrischi" è un brano pubblicato da Samuele Bersani nel 2000 per il suo album "L'oroscopo speciale". Il testo è un chiaro esempio della cifra stilistica del cantautore romagnolo. Non sempre decifrabile a primo impatto: metafore e immagini astratte che sembrano essere messe li per caso ma che hanno una ragione ed un pieno senso se si entra nel meccanismo del pensiero e della riflessione che l'artista propone sottoforma di "disegni" del tutto persoali. L'originalità è sempre stato il marchio di fabbrica di questo artisti che non ha offerto proposte banali ma sempre con una certa profondità che si nasconde tra note spesso allegre ed orecchiabili. L'unicità di Bersani sta proprio in questo e, non a caso, è uno dei protagonisti più apprezzati ed appoggiati dal Premio Tenco, che rappresenta, in Italia, un po' l'accademia della canzone d'autore. In questo brano, Bersani, invita a vivere la vita con sincerità poiché anche se si potessero cancellare i propri errori resterebbe comunque la propria "...peggior calligrafia nuda..." su quel foglio che rappresenta la propria vita. Gli errori sono, quindi, esperienze formative utili a non perdersi in un mare che diventerebbe sempre più arduo affrontare. Gli errori fortificano e non è possibile fare tutto e subito, arrivare alla meta cancellando il proprio percorso. Anche in amore, la questione è la stessa, chi ci ama riesce a leggerci dentro ed è quindi inutile fingere di essere quello che non si è. Risulta inutile, quindi, sprecare il proprio tempo a cercare un senso a tutto ciò che accade ed a misteri della vita ma è necessario utilizzare questo tempo per vivere in libertà, godere della vita e commettere anche tutti quegli errori che ci rendono umani e veri agli occhi di chi ci circonda e, soprattutto a se stessi. "Siamo giocolieri..." ed è anche giusto che, di tanto in tanto, si cada per imparare. Un gran testo celato sotto metafore originali e divertenti che rendono l'idea della grande capaità autorale di uno dei più grandi cantautori degli ultimi anni.     

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21 agosto 2020 5 21 /08 /agosto /2020 23:01

"Una città per cantare" è un brano e un album che ha avuto un ruolo fondamentale per la carriera di Ron. Sebbene sia stato il suo quarto album e già c'erano stati dei successi, questo disco, pubblicato nel 1980 rappresenta il vero e proprio salto nella discografia in prima persona. L'artista, oltre ad essere un cantautore emergente era anche un musicista apprezzato e accompagnava Lucio Dalla nei suoi concerti insieme agli Stadio di Gaetano Curreri ed era stato presente anche nel celebre tour del 1979 "Banana Republic" con Dalla e Francesco De Gregori. Ron, però, voleva consolidare anche la sua strada da solista e, quindi, con la collaborazione di Dalla, De Gregori e Ricky Portera degli Stadio, diede vita a questo disco che rimarrà un passo fondamentale della sua strada anche perché fu il primo che l'artista firmò con il suo nome d'arte che oggi tutti conosciamo ovvero Ron. Rosalino Cellamare, quindi, lascia definitivamente il passo a Ron e il brano che dà il titolo all'album "Una città per cantare" diventerà un manifesto della sua carriera. La canzone è, in realtà, una cover del brano "The road" scritto dall'artista statunitense Danny O' Keefe nel 1972 e poi ripresa da diversi artisti. A rielaborare il testo in italiano fu Lucio Dalla che consegnò a Ron un vero e proprio lasciapassare per il successo definitivo. Con "padrini" come Dalla e De Gregori, la carriera del nuovo Ron, che comunque aveva già mostrato le sue indiscusse qualità, non poteva che non spiccare il volo ed ancora oggi, dopo quasi quarant'anni Ron è uno dei cantautori più apprezzati in Italia e "Una città per cantare" è uno dei brani più noti ed amati della sua discografia. Il brano, inoltre, è stato riproposto da diversi artisti nel corso degli anni come proprio da Francesco De Gregori ed è stato anche il singolo di lancio dello straordianrio "Tour" che nel 2002 vide impeganti Ron e De Gregori con Pino Daniele e Fiorella Mannoia.   

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20 agosto 2020 4 20 /08 /agosto /2020 23:01

"Decenni" è un classico della discografia di Amedeo Minghi, un brano dove si nota chiaramente sia la sua cifra stilistica sia quella del coautore Pasquale Panella, paroliere noto per i suoi testi particolarmente criptici e metaforici ma, allo stesso tempo, altamente poetici e significativi. "Decenni" è stato pubblicato nell'omonimo album del 1998 ed è un disco particolarmente fortunato che vende, supportato anche dalla stupenda "Un uomo venuto da molto lontano", oltre 300 mila copie consegnado all'artista ben 4 dischi d'oro. Il testo affronta la tematica della nostalgia e dei tempi andati ma, soprattutto, della magia che della memoria che rende quegli anni affascinanti ed indimenticabili. Se, infatti, in un primo momento il protagonista si sente tradito dalla propria età e dal tempo che inesorabilmente passa, appena dopo l'uomo, si sente risollevato dalla bellezza senza tempo dei propri ricordi che risultano, dopo anni, sempre più coinvolgenti. La memoria, infatti, tende a cancellare i momenti bui, selezionando in ogni occasioni le migliori fotografie di quel tempo donandoci, incosapevolmente, ritratti indelebili del nostro passato che, il più delle volte, risultano più belli anche di quando sono stati realmente. Minghi, canta a supporto di ciò, ad esempio: "...Guardandolo da qui...fu un bel decennio...molto allegro...ma io non lo notai..."  "Tradiscono i decenni...saranno gli anni fa. Il tempo li fà belli...questi anni non li avrai...se no li perderai..." è l'inizio del brano ma è anche il cuore ed il messaggio che gli autori intendono lanciare con questa meravigliosa pagina di musica italiana sottolineando, appunto, il contrasto tra la cupa malinconia per gli anni che passano e la lieta nostalgia dei ricordi ripuliti e lucidati"offerti dalla nostra memoria. Un grande brano, quindi, che porta la firma di due nomi importanti della nostra musica e che ha portato l'album, visto il grande successo, ad essere immesso anche sul mercato spagnolo con il titolo "Decenios" 

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