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"Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno, chiunque tu sia

e mi vesto di sogno per darti se vuoi,

l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi..."

 

Renato Zero- La favola mia

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16 marzo 2021 2 16 /03 /marzo /2021 00:01

"La verità" è un brano presentato al Festival di Sanremo del 2010 da  Giuseppe Povia e scritto dallo stesso cantuautore milanese. La canzone pubblicata poi nell'album "Scacco matto" suscitò tantissime polemiche prima ancora di essere eseguita. Infatti, la sola ammissione al Festival di un brano da tale tematica fece scalpore soprattutto negli ambienti ecclesiastici ma anche tra la gente comune che si divise sulla questione. C'era chi condivideva la scelta di sensibilizzare il vasto pubblico di Sanremo su di un tema tanto importante e chi, invece, vedeva nella canzone solo una operazione commerciale e, quindi, una strumentalizzazione a scopo di lucro del nome di Eluana Englaro. Si, infatti, è proprio ad Eluana che il brano è dedicato e nella versione originale ci sono chiari riferimenti sia nel titolo che era "La verità (Eluana)" che nella parte conclusiva che come firma della lettera descritta nella canzone portava "la vostra bambina Eluana..." e venne poi modificata dall'autore in "la vostra bambina per sempre...". Una lettera, quindi, dove Eluana ringrazierebbe i genitori della scelta fatta raccontando che ora è davvero libera di volare e di giocare. Eluana, per la cronaca, era una ragazza rimasta in stato vegetativo per oltre diciassette anni in seguito ad un incidente a cui venne sospesa la nutrizione artificiale per volere dei genitori e per tale ragione morì di morte naturale. Tale caso divise la questione pubblica nel 2009 sull'eutanasia e Povia da osservatore della realtà decise di scriverne una canzone che potesse far riflettere sulla cosa un po' come facevano i grandi maestri del cantautorato italiano negli anni '70. Le critiche, come detto, furono tante e provenivano soprattutto dal mondo clericale che giudicava inopportuna la partecipazione al Festival di una canzone che inneggiava l'eutanasia. Povia rispose alle critiche chiarendo che per scrivere di Eluana aveva chiesto il consenso al padre Beppino il quale dichiarò di: "non bloccare gli artisti". Inoltre, più che un inno all'eutanasia, il brano era una interpretazione del pensiero della ragazza visto da un cantautore comunque capace e profondo. Ovviamente il pensiero di Eluana non lo si può conoscere ma Povia ne ha dato una possibile versione che resta comunque sempre una canzone e per tale motivo ha rimosso ogni riferimento chiaro ad Eluana già dalla prima esecuzione. C'è da evidenziare, inoltre, l'interpretazione eseguita al Festival nella serata dei duetti con Marco Masini che, come sempre, ha dato il suo appoggio sia interpretativo che emotivo ad un testo sicuramente già di per se conivolgente e toccante.

 

 

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15 marzo 2021 1 15 /03 /marzo /2021 00:01

"L'eroe" è un brano di Nino D'Angelo, Gaetano all'anagrafe, pubblicato nell'album "Il ragù con la guerra" del 2005. Scritta dallo stesso cantautore napoletano, la canzone parla del dramma di un ragazzo morto in guerra e di quella dei propri cari con un occhio particolare verso la madre del giovane. Con la parola eroe, D'Angelo, vuole rappresentare la definizione che viene spesso utilizzata in questi casi da parte degli uomini del potere appartenenti ad uno Stato assente che non offre possibilità ai ragazzi di crearsi un futuro e che, talvolta, scelgono come ultima spiaggia di entrare a far parte dell'esercito o di un qualsivoglia corpo dell'arma. In altri casi, come quello descritto nella canzone, la scelta di arroluorsi è volontaria ed è spinta da un senso di appartenenza alla Patria che lo stesso Stato però non sa ricambiare non offrendo loro le condizioni ideali per svolgere le proprie missioni e mettendo spesso in pericolo la vita degli stessi che va ad assumere, per i governi, un valore molto vicino allo zero. L'assenza dello Stato viene poi nascosta da quelle finte apparizioni fatte di tanta ipocrisia in occasione dei funerali di questi giovani dove rincuorano con parole di rito e discorsi al vento le famiglie dei caduti che, invece, vorrebbero da loro delle spiegazioni e dei perchè sono costretti ora a piangere la morte del loro figlio che viene sostituito da delle foto e da una fredda medaglia all'onore più falsa di chi la consegna. Una situazione espressa in maniera eccellente dalle parole di D'Angelo che si immedesima nella figura dei familiari del ragazzo e racconta la scena rappresentando la patetica presenza degli uomini del potere che inneggiano al valore della Patria e innalzano le bandiere tricolori su di una terra, in questo come in molti casi del sud, spesso dimenticata dallo stesso Stato. D'Angelo chiude il brano ricordando l'assurdità delle guerre volute dallo Stato, magari per soddisfare le aspettative di altri Paesi nel gioco dei potenti, che provocano queste situazioni drammatiche che non possono essere giustificate in nessun modo e nè si può accettare che la vita di un ragazzo abbia lo stesso valore di un pezzo di carta permettendo, dopo falsi proclami, che ciò si ripeta puntualmente. Un brano profondo e significativo che il cantautore nato a San Pietro a Patierno a voluto scrivere per racchiudere il pensiero di gran del popolo che, in queste come in altre vicende legate al potere, non ha alcuna voce in capitolo. Questo, infatti, è proprio uno dei motivi che spinge D'Angelo a fare questo mestiere e, lo stesso artista ha più volte sottolineato, anche nel sottofondo musicale di chiusura di questo brano, questo aspetto fondamentale della musica che riesce a dare una voce a chi non può parlare e che riesce ad entrare negli occhi di chi non può guardare. L'ennesima prova, quindi, della maturazione di un'artista che, soprattutto nella seconda fase della sua carriera, ha saputo sempre proporre testi profondi e mai banali confermandosi tra le realtà più belle e particolari della nostra musica popolare.

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

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14 marzo 2021 7 14 /03 /marzo /2021 00:01

"Vattene amore" è una delle canzoni più note della musica italiana ed è stata presentata al Festival di Sanremo del 1990 da  Amedeo Minghi, coautore del brano insieme a Pasquale Panella ed Augusto Martelli, in duetto con Mietta, Daniela Miglietta all'anagrafe, vincitrice l'anno precedente nella categoria "Nuove Proposte" con il brano "Canzoni" scritto dagli stessi autori di "Vattene amore". Oltre al singolo, il brano sarà inserito nell'album di Minghi "Amedeo Minghi in concerto" in una versione piano e voce senza Mietta che la pubblica a sua volta nell'album "Canzoni". La canzone dal testo apperentemente nonsense gira su di una storia d'amore resa difficile dalla lontananza dovuta ai numerosi viaggi di lui ma ciò che ha reso celebre questo brano è sicuramente il ritornello ed, in particolare, i due vezzeggiativi usati dai due amanti come nomignoli intimi e cioè "trottolino amoroso" e "dudù dadadà" che entrarono sin da subito nel vortice mediatico essendo spesso citati ogni qualvolta si intendeva parlare dei comportamenti e dei linguaggi eccessivamente sdolcinati e quasi ridicoli utilizzati dagli innamorati nei rapporti di coppia. La canzone a Sanremo si classifica terza e vince il premio assegnato dal fan club internazionale dell'Eurovision Song Contest OGAE. Ma sarà dopo il Festival che il brano otterrà i maggiori successi arrivando ad essere il secondo singolo più venduto dell'anno dietro solo al brano composto in occasione dei mondiali di calcio in Italia "Un'estate italiana" della coppia composta da Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Nonostante non abbia avuto una diffusione internazionale, "Vattene amore" gode di fama anche oltre i confini nazionali essendo molto famosa, in particolare, in Francia, Argentina e Thailandia. Durante il Festival Nikka Costa ne fece una versione inglese intitolata "All for the Love". La melodia accattivante e semplice ed il tema amoroso fanno di questa canzone una delle più conosciute nel mondo della nostra musica. Il video del brano è stato diretto da Francesco Abbondati e fotografato da Davide Mancori e vede i due artisti in momenti di vita quotidiana in una lussuosa dimora che sarebbe il Castello San Mezzano Incisa Val d'Arno a Firenze. Un successo travolgente, quindi, che però non contraddistingue particolarmente lo stile solito di Minghi, un autore che ha sempre fatto prevalere la qualità alla concezione commerciale della musica per tutta la sua lunga e ricca carriera artistica. Per Mietta, invece, questo brano è stato il giusto trampolino di lancio per farsi conoscere ed apprezzare grazie al suo talento vocale dal grande pubblico.  

 

 

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13 marzo 2021 6 13 /03 /marzo /2021 00:01

"La storia" è un grande brano scritto ed interpretato da Francesco De Gregori  e pubblicato nell'album "Scacchi e tarocchi" del 1985. Il titolo dell'album, come l'omonima canzone, si rifà ad un verso di "Io e le cose" del 1984 a firma di Giorgio Gaber ovvero: "Le carte dei tarocchi e poi gli eterni scacchi...". Il disco che ebbe un ottimo riscontro di vendite e fu ben accolto anche dalla critica è rimasto nella memoria degli appassionati della musica italiana soprattutto per "La storia", un brano, appunto, che ha segnato la discografia di De Gregori e che ancora oggi è tra i testi più apprezzati del cantautore romano. De Gregori realizza, in questo caso, un'apologia della storia chiarendo che la stessa siamo noi, ovvero, la gente comune e non solo i grandi personaggi del passato. La storia si vive e si scrive giorno per giorno, negli avvenimenti eccezionali ma anche negli, apparentemente insignificanti, atteggiamenti del quotidiano comune. La vita sociale si evolve e cambia insieme all'uomo lasciando segni tangibili del cammino dell'essere umano sulla Terra che col passare del tempo vanno a formare pagine di vera e propria storia della nostra civiltà. La storia siamo noi, nessuno escluso, ed è proprio questa la forza, talvolta spaventosa, della storia di cui nessuno possiede, fortunatamente, la virtù di poterla fermare o cambiare. Una analisi quella dell'autore espressa tra metafore, cenni storici e rappresentazioni della attuale realtà sociale che ben raffigura il messaggio che lo stesso De Gregori intende far passare. "La storia", spesso identificata con la dicitura della prima battuta del testo, "La storia siamo noi" ha anche dato il titolo, proprio in questa estensione, alla celebre trasmissione RAI di approfondimento storico-giornalistico di Giovanni Minoli che dal 1997 ripercorre la storia del nostro paese attraverso servizi dedicati ai grandi personaggi della storia, della politica, dello spettacolo e del costume italiano. Il brano di De Gregori ha, quindi, fatto epoca ed è entrato anch'esso di diritto nella "storia" della nostra cultura e della nostra musica.

 

 

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12 marzo 2021 5 12 /03 /marzo /2021 00:01

"Su di noi" è, sicuramente, il brano più noto di Enzo Ghinazzi, in arte  Pupo. Con questo brano, divenuto poi il cavallo di battaglia del suo repertorio musicale, l'artista toscano si piazza terzo al Festival di Sanremo 1980 nell'edizione vinta da Toto Cutugno con "Solo noi". Oltre al buon piazzamento a Sanremo, "Su di noi" riscuote un ottimo successo sul mercato nazionale e non. Pupo, infatti, è uno dei cantanti italiani più apprezzati in Europa e, soprattutto, nei Paesi dell'Est. Il brano è stato scritto dallo stesso Pupo in collaborazione con Paolo Barabani e Donatella Milani ed è stato incluso nell'album "Più di prima". "Su di noi" venne anche lanciata in un singolo insieme al brano "Lucia". Il testo parla di una storia d'amore che vive il suo momento più brillante dove è forte la passione e dove non esistono ancora ombre ed incompresioni. Un amore che esplode a dispetto di chi non vedeva un futuro sereno e felice per questa relazione. Una storia su cui forse nemmeno i due protagonisti avrebbero scommesso ma che oggi splende alla luce del sole e non presenta nuvole sul proprio cielo. Una canzone, quindi, che rappresenta il momento più bello di una relazione sentimentale, quando tutto, proprio a causa del forte sentimento, sembra perfetto e niente pare possa scalfire quel legame e quella sinergia di intenti. Con questo brano, come detto, Pupo scala le classifiche nazionali e conferma il suo nome tra gli artisti più amati del momento arrivando già dai successi ottenuti nel 1978 con "Ciao" ed, un anno dopo, con "Gelato al cioccolato" scritta da Cristiano Malgioglio. Nello stesso album "Più di prima" è presente un'altro dei pezzi di maggior successo del cantautore di Ponticino ovvero  "Firenze Santa Maria Novella", dedicata alla stazione ferroviaria del capoluogo toscano. A Sanremo, Pupo, ci tornerà altre cinque volte ottenendo un piazzamento da finalista nel 2009 con il brano  "L'opportunità" cantato con Paolo Belli e Youssou N'Dour ed un secondo posto nel 2010 con la discussa "Italia amore mio" presentata insieme al tenore Luca Canonici ed al principe Emanuele Filiberto di Savoia. A parte per le occasioni sanremesi, Pupo, negli ultimi anni ha messo un po' in disparte la propria carriera musicale ottenendo un buon riscontro in qualità di conduttore televisivo per diverse produzioni Rai. In ogni caso, alcuni suoi successi come appunto "Su di noi", gli consentono di continuare a girare l'Europa ed a tenere concerti sempre molto seguiti ed apprezzati.

 

 

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11 marzo 2021 4 11 /03 /marzo /2021 00:01

"Faccia Gialla squaglialo!" è un brano di Enzo Avitabile del 2006 e contenuto nell'album "Sacro Sud". Il grande sassofonista e cantautore partenopeo Enzo Avitabile, recentemente applaudito al Festival del Cinema di Venezia grazie al film-documentario sulla sua vita che ha voluto realizzare il regista statunitense Jonathan Demme, propone in questo testo il rapporto intenso che esiste tra il popolo napoletano e San Gennaro, chiamato confidenzialmente "Faccia Gialla" per il colore assunto dalla statua di bronzo dello stesso santo con il passare del tempo. Viene, quindi, ricordata l'esigenza dei partenopei nell'ottenere quel famoso miracolo della liquefazione del sangue che si ripete puntualmente tre volte l'anno ovvero il sabato precedente alla prima domenica di maggio, il 19 settembre giorno di San Gennaro e il 16 dicembre. I napoletani sono molto legati a questa tradizione anche perchè, nelle rare occasioni in cui il miracolo non è avvenuto, la città di Napoli è stata colpita da tremende disgrazie tra cui il colera. Questa richiesta del miracolo diventa, quindi, una promessa di benessere alla città da parte del Santo fino al prossimo miracolo. Nella vicenda, dunque, oltre alla fede entra in gioco anche la scaramanzia rendendo questo evento un vero e proprio segno distintivo del folklore e della passione del popolo napoletano. Avitabile invoca, quindi, a gran voce questo miracolo rivolgendosi a San Gennaro in modo amchevole come accade in realtà al Duomo dove la folla di fedeli chiede quel segnale divino in ogni giorno in cui lo stesso evento è previsto. Tanti sono stati gli studi effettuati su quell'ampolla e su quel liquido che si scoglie miracolosamente in queste ricorrenze ed ancora oggi gli studiosi di tutto il mondo non sono in grado di spiegare con esattezza come possa avvenire tale fenomeno e se il contenuto sia realmente il sangue del Santo o sia una sostanza artificiale che risponde semplicemente ad effetti chimici. Qualunque sia la verità, ammesso che venga trovata, nulla potrà mai distogliere i fedeli dall'idea che quel liquido rossastro sia davvero il plasma del Santo e che quel miracolo sia davvero un segnale per la città di Napoli. La lotta fedeli-scienziati probabilmente non avrà mai fine e, quidni, visti i precendenti è augurabile che il miracolo, o effetto chimico, si ripeta ancora nei giorni indicati affinchè Napoli non sia vittima di calamità da attribuire al mancato miracolo e perchè questa città, per ragioni di certo più terrene, già vive una situazione attuale tutt'altro che rosea. La criminalità e la disoccupazione, ad esempio, sono cancri non meno gravi delle calamità naturali per questa città e non è certo il Santo Patrono il responsabile di tutto ciò.

 

 

 


 

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Enzo Avitabile

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10 marzo 2021 3 10 /03 /marzo /2021 00:01

"Francesco" è brano di  Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, che porta la firma dello stesso artista oltre che di Giuseppe Dati e Bruno Zucchetti. Il brano, in realtà quasi del tutto pronto prima dell'intervento di Aleandro, è figlio dei ricordi d'infanzia di Beppe Dati che viveva proprio vicino a Santa Croce, località di Firenze citata nel testo. La canzone, pubblicata nell'album "Ti chiedo onestà" del 1994, è una di quelle passate sotto silenzio, uno di quei brani che spesso sono ignorati dai media e di conseguenza dal grande pubblico. Infatti, sebbene in quegli anni Aleandro Baldi era nel clow della sua notorietà mediatica, non tutte le sue canzoni, come avviene un po' per tutti, venivano diffuse mediante i più diffusi mezzi di comunicazione. Di quell'anno e di quel disco veniva sempre e solo proposta  "Passerà" che vinse il Festival di Sanremo e che rappresentò uno dei punti più alti della carriera dell'artista. Come in molti casi, anche in questo disco, vi sono però delle altre canzoni che avrebbero meritato più visibilità ed una di queste è proprio "Francesco". Il testo intenso e struggente parla del quotidiano di uno di quei personaggi un po' strambi come ne esistono in ogni comunità cittadina. Il "matto del paese" che vive la sua vita per strada immerso nella sua personale realtà fatta di fantasia. L'uomo della canzone, nonostante la brutta nomea che si porta di dietro, non ha mai fatto del male a nessuno e passa le sue giornate a spazzare la strada per ripulire il mondo da quel pattume che lo circonda. Ovviamente, l'autore, cerca di interpretare, concededosi qualche licenza poetica, quella sua mania di spazzare continuamente la sua strada. Oltre ciò, però, Francesco deve affrontare anche il proprio essere e le proprie debolezze dovute ad una non perfetta salute fisica ed ad una vista poco efficace che si aggiungono a quei problemi psichici che gli caratterizzano l'esistenza e lo rendono invisibile agli occhi del mondo "civile". Le sue difficoltà lo portano anche ad avere difficoltà motorie e di equilibrio ma ciò che più gli rende dura la vita è quella estranietà dal mondo che lo circonda e quel dolore che sente dentro e che riesce ad esternare solo urlando e ripetendo i soliti movimenti quotidiani. La cattiveria del mondo che lo vede come un mostro dal quale stare lontano, fa di questo tenero personaggio l'emblema della solitudine e della indifferenza più profonda. Aleandro Baldi, però, immagina questo uomo come uno dei pochi capaci, attraverso la fantasia, di capire realmente i valori importanti della vita e lo vede come uno spazzino che accumula tutto l'amore e tutti i sogni che la gente "normale" butta via non apprezzando la fortuna che si ha nel possederli. Spazzando spazzando, Francesco, nella rappresentazione dell'autore, riduce l'intero universo in un mucchio di spazzatura esprimendo in tal modo tutto lo sporco, il marcio, il superfluo e la cattiveria che circonda il quotidiano vivere facendo dimenticare le cose davvero importanti ed i sentimenti nobili e puliti che dovrebbero essere alla base della vita e dei rapporti umani. Un pezzo, quindi, da ripescare dall'ottimo repertorio di un artista troppo spesso dimenticato e che meriterebbe di avere molto più visibilità di tanti presunti artisti che dominano senza reali meriti la scena mediatica. I tempi cambiano ed è bene che si sperimenta nuova musica con giovani talenti ma, allo stesso tempo, non va dimenticato chi come Aleandro Baldi ha scritto pagine importanti della nostra storia musicale e che continua a poporre musica di qualità pur essendo quasi del tutto ignorato da radio e televisioni. L'arte non ha età nè sesso nè razza e non deve essere proposta dai media solo per scopi commerciali ma, soprattutto, per la sua funzione più nobile e cioè quella di importante mezzo per la crescita culturale del Paese altrimenti rischieremo di fare come il "Francesco" della canzone spazzando via i grendi artisti ed i veri cantautori e riducendo il mondo della musica ad un mucchio di spazzatura lasciandolo nelle mani dei geni del marketing e della pubblicità.

 

 

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9 marzo 2021 2 09 /03 /marzo /2021 00:01

"Mistero" è uno dei grandi successi della ricca disografia di  Enrico Ruggeri. Musicata dal fido Luigi Schiavone, la canzone è stata pubblicata nell'album "La giostra della memoria" del 1993 che è una raccolta che presenta anche quattro inediti e due live. "Mistero" venne presentata al 43° Festival di Sanremo e subito apparve come una scelta azzardata per il suo stile poco sanreme. Il brano, infatti, presenta un ritmo rock ma nonostante questa iniziale diffidenza la canzone viene ben accolta dalla platea e dalla critica conquistando il primo posto. "Mistero" tutt'ora rappresenta l'unica canzone dichiaratamente rock a vincere al Festival di Sanremo. Anche per ciò che riguarda le vendite il disco ottiene degli ottimi risultati confermando ancora una volta l'apprezzamento del pubblico verso un vero artista della nostra musica. Il cantautore milanese, recentemente anche conduttore televisivo, ha sempre espresso una musica di qualità contando sulla professionalità di grandi musicisti e sulla sua capacità autoriale oltre che sul suo personlissimo timbro vocale che lo ha reso celebre ed unico. La sua naturalezza nello scrivere testi più o meno impegnati senza mai essere banale bensì entrando nel profondo delle tematiche e riuscendo a trasmettere agli ascoltatori sensazioni e spunti di riflessione sono doti che hanno fatto di Ruggeri un vero pilastro della nostra scena musicale. Nelle canzoni rock come in quelle più soft, Ruggeri, ha sempre dato molto importanza all'aspetto musicale partendo dalle certezze date dai testi figli del suo grande talento. Anche "Mistero" presenta una sonorità molto elaborata e ben fatta per accompagnare un testo in cui l'autore si chiede di quella forza oscura che annebbia, in qualche modo, la ragione e che ci spinge ad agire in modo anomalo quando si prova un reale sentimento d'amore. Una forza che ci fa perdere il normale controllo che si ha sulle proprie azioni e che l'autore definisce con una sola, quanto chiaro, parola: "Mistero" , appunto. Un brano, quindi, importante nella storia dell'artista sia per l'epoca in cui è stata lanciata e sia per l'effetto mediatico provocato ma solo uno dei tanti numerosi successi della lunga carriera di Ruggeri. Inoltre, "Mistero" è stato ripreso anche come titolo della trasmissione di "Italia 1" sui fenomeni paranormali lanciata proprio dallo stesso Ruggeri che lo ha condotto per due edizioni nel 2009 e nel 2010.

 

 

 


 

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Enrico Ruggeri

Sanremo Story

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8 marzo 2021 1 08 /03 /marzo /2021 00:01

"Geordie" popolare canzone diffusa in Italia da  Fabrizio De Andrè e diventata una delle sue composizioni più amate ha radici antiche. Infatti, la storia, nasce da una ballata britannica del XVI secolo ed è la numero 209 delle Chil Ballads. De Andrè ne ha registrato una versione sua, in italiano, duettando con Maureen Rix pubblicandola in un signolo insieme ad "Amore che vieni, amore che vai" nel 1966, per poi farne una ulteriore stupenda interpetazione live con la figlia Luvi De Andrè, Luisa Vittoria all'anagrafe, all'interno dello storico concerto al teatro Brancaccio di Roma pubblicano in "Fabrizio De Andrè in concerto" del 1999. Nelle tante verisoni proposte nella storia di questa ballata pubblicata la prima volta nel 1962 da Joan Baez fino alla versione dance di Gabry Ponte del 2002 ci sono alcune differenze che vanno nel testo che vanno dal tipo di crimine commesso dal protagonista, dall'entità dello stesso fino alla parentela con la donna che chiede che gli venga fatta salva la vita. Infatti, il testo, parla di un ragazzo, bracconiere per gli inglese, che nella versione di De Andrè ruba sei cervi dal parco del re vendendoli per denaro e viene condannato, per le sue origine evidentemente aristocratiche, all'imiccagione eseguita con una corda d'oro che in altre versione divine una catena. La donna, moglie o fidanzata, a seconda delle versioni, implora la sua salvezza o chiede, nel testo di De Andrè, che almeno la sua esecuzione venga eseguita quando sarà invecchiato: "...cadrà l'inverno anche sopra il suo viso...potrete impiccarlo allora...". Spesso nelle verisoni c'è il lieto fine ma non in quelle inglese dove il bracconaggio era una ritenuta una piaga enorme e da combattere ed era, quindi, importante far passare un messaggio di durezza. Non in tutti le verisoni, però si parla di furto di cervi bensì anche di cavalli o di altri tipi di crimini come l'omicidio o come la ribellione al potere. La ballate pare abbai anche un fondamento storico, infatti, potrebbe rappresentare la storia di George Gordon, conte di Huntly, che fu condannato a morte come traditore nel 1589 per essersi ribellato contro Giacomo VI, re di Scozia. All'epoca, Gordon, fu rilasciato previo riscatto ma, soprattutto, per evitare problemi con la famiglia del ragazzo da sempre alleata potente della Corona. Per ciò che riguarda De Andrè, in Italia, la sua verisone ha contribuito in maniera quasi assoluta a far conoscere questa storia e questa ballata che, per molti, rimane ancora e unicamente una creazione dell'artista genovese. Non v'è dubbio che la sua versione, per quanto non del tutto originale, abbia dato grande spessore a questo testo regalando al mondo una ulteriore prova del suo immenso genio. Inoltre, la verisone di De Andrè, ha contribuito all'epoca, anche ad un incremento del nome Geordie negli anagrafi del nostro paese.

 

 

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7 marzo 2021 7 07 /03 /marzo /2021 00:01

"Potrebbe essere Dio" è un brano di  Renato Zero scritto in collaborazione con Roberto Conrado ed inserito nel doppio disco "Tregua" del 1980. L'album verrà pubblicato anche in dischi singoli con i titoli di "Tregua I" e "Tregua II" non potendo essere certi della risposta positiva del pubblico nei confronti dell'esperimento del doppio disco, che appunto, compare per la prima volta nella discografia dell'artista romano. Nonostante le perplessità l'album ottiene un enorme successo arrivando a vendere oltre un milione e duecentomila copie risultando così tra i dischi più fortunati di Zero. Il lavoro discografico presenta diversi brani che entreranno a far parte della storia musicale dell'artista come "Amico", "Onda gay" e, per l'appunto, "Potrebbe essere Dio". In questo brano Zero invita i giovani e non a ritrovare quella via che porta al futuro e di non perdersi tra le cattiverie e le trappole di una società sempre più priva di valori. Zero, per far ciò, non obbliga a credere nella presenza di Dio ma di credere, anche non fosse Dio, a quella dottrina che inneggia alla pace, alla fratellanza ed al costruire invece di distruggere. "Se mai, non sarà Dio, sarà ricostruire..." è forse il tema centrale di questa canzone che consiglia alla gente di non cercare la propria pace e la propria serenità in una dose di droga o in un farmaco e ne di cercare una soluzione ai propri problemi giocando al totocalcio ma di ricercare quell'armonia in un pensiero, in un desiderio o in un atto d'amore. Gli autori, quindi, vogliono rappresentare la forte presenza di Dio, o di qualsivoglia entità positiva, nella vita di tutti i giorni e le conseguenze che si possono sviluppare seguendo la strada della fede o, comunque, di una certa civiltà che ha come centralità dei sani principi morali e comportamentali. Dio, come detto nel brano, non va ricercato sulla luna ma in questa Terra che trema e la fede non deve essere vista come un imbroglio o un inganno ma solo come un viatico per arrivare a comprendere l'essenza del vivere comune attraverso una serenità che la stessa fede può donare. Un messaggio importante, quindi, espresso in maniera affascinante e, talvolta, forte da uno dei più grandi artisti che il panorama musicale italiano può presentare quale Renato Zero.

 

 

 


 

 

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Renato Zero   

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