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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

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23 ottobre 2020 5 23 /10 /ottobre /2020 23:01

"Tu sei l'unica donna per me" è uno dei brani più rappresentativi di Alan Sorrenti ed anche uno dei più fortunati, insieme a "Figli delle stelle", dell'artista napoletano. Scritta ed interpretata da Sorrenti, il brano, viene pubblicato nell'album "L.A. & N.Y." del 1979. Con questo album, e soprattutto con il suddetto brano, Sorrenti bissa il successo di "Figli delle stelle" e premia, quindi, la sua svolta verso la disco-music. L'album risulterà il più venduto dell'anno in Italia e resterà in classifica per ben 22 settimane consecutive di cui 14 al primo posto. La canzone, tradotta anche in inglese, gli valse anche la vittoria al Festivalbar di quell'anno oltre a proiettare l'artista anche verso il suo esordio cinematografico con il film "Figlio delle stelle" diretto da Carlo Vanzina nel 1978. Il testo è una semplice ma convincente dichiarazione d'amore verso una donna a cui, il protagonista, chiede che gli venga ricambiato il suo sentimento. La donna, però, già è presa da quella passione perché anche lei vorrebbe non separarsi mai da quell'uomo. Un testo semplice e diretto aiutato da un ritmo trascinante e dalla particolare timbrica di Sorrenti che ne fanno il successo dell'estate del '79 oltre che un cavallo di battaglia dell'artista per tutta la sua carriera. Il brano, inoltre, è stato oggetto negli anni di diverse cover tra cui quelle di Gianni Morandi, Albano Carrisi, Umberto Tozzi e tanti altri. La canzone, inoltre, ottiene una nuova visibilità negli anni '90 tra le nuove generazioni anche grazie al successo al cinema del film "Il ciclone" di Leonardo Pieraccioni del 1996, in cui, Massimo Ceccherini, in una delle scene dello stesso, cita la canzone cantandone il ritornello. "Tu sei l'unica donna per me" rappresenta, però, anche l'ultimo grande successo commerciale di Sorrenti che dopo, nonostante continui a pubblicare buone cose e provi anche nuovi percorsi musicali, non ripeterà mai più i successi di vendita ottenuti alla fine degli anni '70 anche per colpa di alcuni problemi personali legati alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti che lo portano anche all'arresto nel 1983 e ad un distacco, per diversi anni, dalla scena musicale che rappresenterà, in pratica, una brusca frenata alla sua carriera. Ricomparirà a Sanremo nel 1988 per poi continuare con nuovi album e diverse collaborazioni tra qui quella con Jenny B in "Paradiso beach" nel 2003 che riporterà un po' di visibilità all'artista riportandolo sulle atmosfere musicali dei suoi anni migliori.  

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22 ottobre 2020 4 22 /10 /ottobre /2020 23:01

"Sputaveleno" è il nuovo brano lanciato dal cantautore napoletano Federico Salvatore che anticipa "Malalengua" il prossimo album dell'artista. Ancora una volta, Salvatore, veste i panni di un Pulcinella moderno per difendere e diffondere la storia e la cultura della nostra città dove, un po' come succede anche altrove, si sta perdendo la coscienza del proprio passato e delle proprie origini. Stavolta l'artista si rivolge, quindi, soprattutto ai giovani invitandoli alla ricerca e alla curiosità verso un glorioso passato fatto sì di contraddizioni e di difficoltà ma anche ricco di un patrimonio storico, poetico, umano e naturale che continua ad essere svilito da una generazione priva di qualsivoglia interesse. In modo, ironico e cinico, senza mai essere banale Federico Salvatore tira le orecchie a questi ragazzi come ogni un buon padre dovrebbe fare con i propri figli e fra accenni di storia e di cultura popolare disegna un nuovo affascinante affresco della Napoli che fu e che si spera non si perde. Nel brano. l'artista, si difende anche da una eventuale accusa di demagogia che, tra l'altro, può arrivare solo da chi non conosce l'artista Federico Salvatore e, soprattutto, l'uomo. Un uomo che ha pagato, proprio per tale affezione verso la sua città, la sua storia ed il suo popolo, il prezzo della visibilità nazionale ( vedi "Se io fossi San Gennaro") che per uno del suo settore è praticamente tutto. Ci sono voluti anni di grande lavoro, di tanta qualità, affinché almeno una stretta cerchia di utenti si accorgesse ancora di lui e per fortuna, oggi, quella cerchia è tornata ad essere ampia come la sua arte merita. Ora, però, ci si aspetta un passo dalle emittenti nazionali, dai tanti ex amici che prima lo hanno sfruttato e poi abbandonato, per restituire all'Italia intera questo patrimonio artistico che non può restare un privilegio per pochi ma deve essere un diritto per tutti. In un mare di banalità e di prodotti commerciali che nulla lasciano è davvero un peccato che gente così, che ha ancora qualcosa da dire venga relegato ad una sorta di oblio mediatico solo per aver fatto luce sulle sciagure che affliggono il nostro paese e Napoli in particolare. Federico, se parla in tal modo, della sua città e della sua gente è perché ha le carte per farlo: una cultura sul nostro passato storico-culturale, un amore viscerale verso il popolo e la tradizione partenopea, una scuola artistica e di vita fatta seguendo le gesta e le anime di gente come De André, Gaber, De FilippoTotò e via discorrendo. Le parole, e talvolta, gli epiteti mirati, studiati, letterali e mai volgari, sono un colpo al cuore per chi vive questa realtà e percepisce che la visione di Salvatore non è altro che una finestra aperta, senza alcuna diplomatica censura, sulla nostra città e sulle nostre coscienze.        

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21 ottobre 2020 3 21 /10 /ottobre /2020 23:01

Nel 1997 Massimo "Max" Pezzali pubblica l'album "La dura legge del gol" dove troviamo "Nessun rimpianto" che è una delle migliori espressioni dello stile di Max e degli 883 che hanno assunto un ruolo importante, non solo dal punto di vista musicale, per una intera generazione. Quando uscì questa canzone Pezzali portava ancora il nome di 883 insieme ad alcuni musicisti che lo accompagnavano nelle esibizioni avendo concluso la collaborazione con l'altro storico componente "muto" del gruppo Mauro Repetto che nel 1994 ha deciso di dedicarsi ad altro. Pochi anni dopo Pezzali comparirà con il suo nome ed il marchio 883 finirà negli archivi della musica italiana. Lo stile 883, infatti, ha condizionato non poco il modo di fare ed ascoltare musica negli anni '90 lasciando un'impronta netta e facilmente riconoscibile. I loro testi diretti, chiari, espliciti ed una sonorità innovativa hanno invaso il mondo giovanile dell'epoca restando tutt'ora nella memoria di chi ha vissuto quel periodo pur avendo avuto una vita, tutto sommato breve, di circa 4 anni. Gli 883, infatti, sono nati nel 1991 grazie all'occhio lungo di Claudio Cecchetto anche se avevano già provato ad emergere due anni prima sotto il nome di "I Pop". "Nessun rimpianto", pur non essendo un brano del primo periodo degli 883, mantiene quelle caratteristiche musicali e linguistiche che sono sempre figlie della stessa penna e cioè quella di Pezzali che è sempre stato, fin dall'inizio, l'autore principale delle canzoni. Uno stile, quindi, particolarissimo e non paragonabile a nessun altro. Non si parla di De Andrp ne di chissà quale altro cantautore italiano di altissimo livello ma Pezzali, pur avendo i suoi limiti, riesce a trasmettere dei messaggi in maniera semplice e facilmente interpretabile anche da parte dei più giovani. Una delle parole chiavi della sua storia musicale è, quindi, l'innovazione che insieme allo gergo giovanile spesso utilizzato e alle tematiche trattate hanno reso gli 883 un punto di riferimento importante per tanti giovani. In questa canzone, quindi, si possono riscontrare questi elementi oltre alle problematiche affrontate che fanno riferimento a ciò che si prova quando finisce un rapporto d'amore importante. Spesso il tempo è l'unico rimedio per eliminare ogni ricordo ma, in ogni caso, è fondamentale essere determinati ed avere realmente la volontà di chiudere definitivamente col passato. "...appena prima di dormire mi sembra di sentire il tuo ricordo che mi bussa ma io...non aprirò".

 


 

   

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20 ottobre 2020 2 20 /10 /ottobre /2020 23:01

"Ma non vorrei vedere mai negli occhi puri di un bambino quanta paura c'ha di noi, anche di me, se mi avvicino...se in quella favola del circo resta un ricordo di violenza, se in quella favola c'è un orco che gli ha rubato l'innocenza". E' questo che Federico Salvatore  si augura nella bellissima canzone "Ali di Fepo" scritta dallo stesso cantautore napoletano e pubblicata nel 2002 all'interno dell'album "L'osceno del villaggio". In questo testo l'artista si dice testimone oculare di avvenimenti fantastici e/o impossibili come l'abbandono di un padrone da parte del proprio cane o un diavolo che prega col crocifisso tra le dita o ancora un cammello che passa la crune di un ago ma si augura di non vedere mai più la cattiveria dell'uomo verso i bambini. L'orco che sparisce dalle favole probabilemente è un'altra visione utopica ma Federico la vede una possibilità di certo non più remota delle altre che espone durante tutto il brano.  Nella canzone si possono ascoltare anche altri riferimenti importanti e altrettando fantasioni come vedere un pentolone per saziare la fame del Terzo Mondo oppure veder cancellare le guerre dai libri di storia. Visioni affascinanti che dimostrano tutto l'estro linguistico e compositovo di questo grande artista che però non accetta di vedere la paura negli occhi dei bambini e la rifiuta immaginando di non dover mai più assistere ad una scena tanto atroce. Un testo davvero bello che non è altro che l'ennesima prova di un artista vero e di una capacità autoriale originale e mai banale che non è così facile trovare nel panorama musicale italiano. Tra l'altro, il genio dell'artista, si evince già dal titolo di questo brano che non è altro che l'anagramma di "pedofilia". Malgrado i media non diano molto spazio a Federico Salvatore in seguito alla vicenda legata alla canzone denuncia  "Se io fossi San Gennaro" questo artista riesce sempre ad emergere grazie alla sua grande qualità ed alla sua umiltà. 

 

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19 ottobre 2020 1 19 /10 /ottobre /2020 23:01

E' 1999 quando Enzo Gragnaniello scrive "Alberi", una vera e propria invocazione alle radici che non sono altro che la chiave per trovare la propria identità e tornare liberi. Il cantautore decide di presentare questo brano sul palco dell'Ariston partecipando al 49° Festival di Sanremo scegliendo di accompagnarsi con una delle voci più raffinate della musica italiana e cioè  Ornella Vanoni che, da milanese, si cimenterà anche nel dialetto napoletano. Le due voci, molto differenti, creano un mix unico ed affascinante ed i famosi gorgheggi di Gragnaniello danno quel tocco in più dal punto di vista sonoro ed interpretativo che innalzano, artisticamente parlando, lo spessore dell'esibizione. Ovviamente il tutto funziona poihcè alla base c'è un testo di ottima fattura, in pieno stile Gragnaniello. A Sanremo, la canzone, risulta una delle più acclamate riscontrando i favori del pubblico e della critica ed arrivando quarta ad un passo dal podio. La qualità della canzone, però, non fa esaurire il suo successo con la fine del Festival ma vivrà di vita propria fino ai nostri giorni. Il brano, infatti, è classificabile tra le perle migliori della discografia di Gragnaniello che pur presenta tantissimi lavori di qualità assoluta sia dal punto di vista musicale che in quanto a testi come la storica  "Cu 'mme". Tante sono state, infatti, le collaborazioni eccellenti come con Roberto Murolo, Mia Martini, Pino Daniele, Tullio De Piscopo o James Senese. Tornando al brano, Gragnaniello usa la metafora più diretta per parlare di radici e, quindi, degli alberi: immedesimandosi negli stessi riesce ad esprimere le sensazioni di esseri viventi in determinate situazioni che hanno come centralità il legame con la terra e la vita rappresentata sia dalla protezione dalla pioggia concessa dai frutti e sia dal taglio delle radici che gli provocano ferite e gli portano via luce ed affetti facendoli ritrovare soli e lontani. Da foglie al vento, invece, è espressa l'agognato ritorno alla libertà. "Aridi e senza una terra siamo poveri...senza più radici noi non siamo liberi...liberi di fare sogni e di volare via...oltre queste case dove sono gli alberi".

 

 

 

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18 ottobre 2020 7 18 /10 /ottobre /2020 23:01

"E già" è un brano interpretato da Gerardina Trovato e Renato Zero nel 1996 e pubblicato nell'album della Trovato "Ho Trovato Gerardina". Scritto dai due artisti insieme ad Angelo Anastasio, il brano fa parte di un lavoro discografico che vede una Gerardina Trovato un po' più morbida rispetto ai graffianti esordi ma anche in questo album prevale l'attenzione ai testi ed alla visione intimista della musica della cantautrice siciliana. Il brano invita chiaramente ad amare la vita, a non perdersi in depressioni anche in momenti difficile che, purtroppo, il quotidiano offre. Gli autori, spingono, quindi chi si sente estraneo a questo società di vivere il mondo guardando la luna e, quindi, di fare della poesia e dell'arte un arma per combattere le bassezze dell'umanità e ciò che non ci fa nasconde la bellezza della vita. Un messaggio importante, scritto ed interpretato da due artisti di grande sensibilità e molto in sintonia anche vocalmente. I due, infatti, rappresentano due percorsi musicali costruiti sull'introspezione, sul pensiero, sulla poesia e sulla puntuale rappresentazione della realtà. La carriera della Trovato, anche per motivi mediatici, è stata meno fortunata di quella di Zero ma non per questo è un'artista da trascurare. Nei suoi lavori c'è sempre stata qualità e grande capacità autoriale e la sua diffidenza verso le leggi del mercato e della diffusione mediatica attuale è da premiare anche se, ciò, non gli permette di fare al meglio il proprio lavoro. Senza pubblicità un'artista è praticamente stroncato e questo è l'amaro destino di molti artisti che, proprio come Gerardina, hanno vissuto il loro boom negli anni '90 che oggi trovano non poche difficoltà per pubblicare nuovi lavori. Menomale che il passato rimane e le canzoni di quei tempi sono ancora in grado di farci apprezzare la grandezza di un'artista di cui ci si augura un presto ritorno. L'ultimo lavoro, infatti, rappresentato da un Ep con solo quattro inediti intitolato "I sogni" è datato 2008 e, tra l'altro, è passato quasi inosservato all'utenza musicale di massa non potendo contare su di una pubblicità adeguata o su passaggi radiofonici e televisivi nazionali. In ogni caso, come detto, rimangono tante belle canzoni da riascoltare e riscoprire affinchè anche chi non ha avuto la fortuna di vivere quegli anni possa venire a conoscenza di artisti veri e sempre meno presenti nell'attuale panorama discografico che premia i soliti noti e ha come unico scopo la vendita commerciale mentre la qualità, l'unica cosa a rimanere nel tempo, viene spesso erroneamente trascurata. 

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17 ottobre 2020 6 17 /10 /ottobre /2020 23:01

E' il 1999 quando Lorenzo Cherubini, in arte  Jovanotti, Luciano Ligabue e  Piero Pelù, che era in procinto di lasciare i Litfiba per procedere da solista fino 2009 anno della riunione, decidono di legarsi in un progetto contro le guerre nel mondo scrivendo e cantando un brano i cui proventi commerciali saranno devoluti interamente all'associazione Emercency che li utilizzerà per progetti umanitari in Afghanistan, Cambogia, Sierra Leone e nell'ex Jugoslavia. Proprio la guerra nell'ex Jugoslavia e l'intervento militare in Kosovo hanno scaturito nei tre artisti la voglia di gridare al mondo la loro posizione contro l'azione distruttrice delle guerre. Il titolo del brano è "Il mio nome è mai più" e, per l'occasione, i tre cantautori si fondono anche nel nome firmando questo singolo con la sigla LigaJovaPelù. Una curiosità legata alla realizzazione del brano è la registrazione che vede Jovanotti e Ligabue cantarla in duetto allo "Zoo Studio" di Correggio mentre Pelù registra la sua parte separatamente a Firenze e la sua partecipazione verrà aggiunta e sovrapposta nell'incisione definitiva in fase di montaggio. All'uscita del singolo pubblico e critica si dividono tra chi apprezza l'iniziativa e chi invece giudica l'operazione retorica e antiamericana sia nel brano che nel video girato per l'occasione da Gabriele Salvatores. Malgrado le polemiche il brano pacifista risulterà positivamente sul mercato e sarà il singolo più venduto di quell'anno. Insieme al cd, che contiene anche una versione strumentale, nella confezione c'è anche una mappa che mostra i punti del mondo colpiti da guerre in quel periodo ed anche i luoghi ad alto rischio bellico. Nel 1999, infatti, sono in atto ben 51 guerre nel mondo. Oltre ai tre artisti e al famoso regista, ogni componente del progetto "Mai più" ha prestato il proprio lavoro in maniera completamente gratuita. Sottolineando la giusta causa appoggiata dai protagonisti di questo progetto non va dimenticata la valenza artistica della composizione che è poi uno dei motivi fondamentali della buon riuscita dell'operazione anche dal punto di vista mediatico e commerciale. Il brano, infatti, è scritto ed interpretato in maniera egregia e porta con se messaggi importanti e spunti di riflessione sul cammino del mondo e della sua popolazione. Il "Mai più" ripetuto nella canzone e legato ad episodi di cruda cattiveria e alla negazione dei diritti umani per qualsivoglia ragione è una promessa che l'essere umano si deve fare per il bene dell'umanità tutta. La storia insegna che le guerre non hanno portato altro che morte, distruzione, carestie e miseria ed è, quindi, assurdo che fini personali, politici o nazionalistici legati, spesso a motivi economici, portino a tali conseguenze. Sarebbe bene, dunque, di tanto in tanto, rinnovare questa promessa riproponendo questo brano ogni qual volta si ripresenti lo spettro di un conflitto bellico.   

 

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16 ottobre 2020 5 16 /10 /ottobre /2020 23:01

"Non me lo so spiegare" è uno dei brani più noti di Tiziano Ferro ed anche quello che, probabilmente, lo ha consacrato come artista sia a livello nazionale che internazionale. Pubblicato nel suo secondo album del 2003 "111", numero che rappresenta il peso raggiunto da Ferro nell'adolescenza, il brano era già pronto all'uscita del suo primo disco ma, la sua casa discografica lo preservò in caso di flop del primo album. Se le cose, infatti, fossero andate male con "Rosso relativo", "Non me lo so spiegare" sarebbe stato il brano con il quale Tiziano Ferro si sarebbe presentato in gara al Festival di Sanremo. Ma alla kermesse canora, Tiziano, non prenderà mia parte se non come ospite fino ad ora vista la buona risposta del pubblico fin dal debutto. "111", però, offre a Ferro la possibilità di espandere il proprio raggio d'azione: consacrato in Italia, infatti, il disco viene tradotto e diffuso in tutta l'America Latina dove ancora oggi è uno degli artisti italiani più quotati. L'album vende oltre un milione di copie in tutto il mondo e, in particolare, "Non me lo so spiegare" diventa uno dei cavalli di battaglia del suo repertorio. Tradotto in "Non me lo puedo explicar", il brano conquista il Brasile, il Messico e tutto il Sud America oltre ad assumere un ulteriore forza dopo la cover dello stesso brano realizzato in duetto con Laura Pausini nel 2006. Il testo parla di un amore finito e del protagonista che non riesce a darsi pace della cosa avendo ancora chiari i ricordi di quella storia importante. Tutto riporta a lei e l'uomo non sa darsi una spiegazione di come tutto ciò possa essere finito. Il tutto, inoltre, viene trattato con il consueto stile criptico di Ferro che è poi la caratteristica predominante del suo modo di scrivere. Una originalità che lo differenzia dagli altri cantautori italiani attuali e che gli è valsa, probabilmente, quella fortuna commerciale che da sempre lo accompagna nel suo percorso. Nonostante, quindi, alti e bassi dal punto di vista testuale delle sue proposte, Ferro, è meritatamente premiato per il suo coraggio nel trovare una propria strada rinunciando, preventivamente, ad una piatta omologazione che lascia, in qualunque campo, il tempo che trova.   

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15 ottobre 2020 4 15 /10 /ottobre /2020 23:01

E' il 1982 e dopo tre album passati un po' in sordina Fabio Piccaluga, in arte Fabio Concato utilizzando il cognome della nonna paterna già reso celebre nell'ambito musicale dal padre Luigi "Gigi" Concato, pubblica "Fabio Concato" ed ottiene finalmente il meritato riscontro grazie proprio a "Domenica bestiale", brano che entrerà a far parte della storia della musica italiana e della nostra tradizione popolare. L'inno alla domenica composto da Concato partecipa al Festivalbar di quell'anno ed ottiene un successo popolare incredibile concedendo all'artista una prima grande soddisfazione nel mondo discografico. Solo due anni dopo, poi, con un altro album intitolato sempre "Fabio Concato" vi sarà la definitiva consacrazione con tanti altri brani di qualità che ne consolideranno uno stile ed una capacità autoriale e che gli permetteranno di continuare a regalare emozioni con tante altri capolavori. Lo spavento, quindi, di essere ricordato come la "meteora" di "Domenica bestiale" passa subito e questo, come diversi brani del disco del 1984 entreranno a far parte del meglio della sua discografia che ancora oggi sono apprezzate ed amate dal pubblico. "Domenica bestiale", tra l'altro, fa parte anche della colonna sonora del film cult "Vado a vivere da solo" di Jerry Calà del 1982 diretto da Marco Risi. La raffinatezza di Concato, la sua pacata e soave cifra stilistica oltre alla sua sensibilità autoriale hanno reso Concato uno degli esponenti più eleganti e particolari del panorama italiano dagli anni '80 ad oggi. Anche ai nostri giorni, infatti, l'artista milanese non ha mai perso quelle sue caratteristiche vocali ed interpretative che lo rendono unico e che ne hanno fatto la sua fortuna in un contesto musicale in cui si assomigliano un po' tutti cercando di emulazioni che lasciano il tempo che trovano. Con Concato, invece, anche tra mille anni, quando si ascolterà una sua canzone non sarà mai possibile confondersi con altre voci: quella avvolgente delicatezza riporterà subito ad un solo nome, Fabio Concato.     

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14 ottobre 2020 3 14 /10 /ottobre /2020 23:01

"Sulle labbra e nel pensiero" è un brano inciso da Riccardo Cocciante nell'album "Songs" del 2005 e scritto con Pasquale Panella, storico autore di tante perle della musica italiana e noto, soprattutto, per la sua originalità che rende spesso criptici e affascinanti i suoi testi. In questo caso, invece, la stesura del testo, seppur di grandissima presa emozionale e significativa usa un linguaggio in gran parte di facile lettura basandosi sull'immagine centrale del brano ovvero la capacità di trasmissione dei sentimenti aldilà della parole tra due amanti. Vi sono anche, e non poteva essere altrimenti, delle metafore come sempre affascianti e suggestive che marcano la presenza di una penna mai banale come quella di Panella nell'elaborazione del testo. La musica è opera di Cocciante che, poi, rende sublime l'insieme con la sua grande capacità interpretativa ed emozionale in cui anche il testo più leggero, e non è questo il caso, può diventare un inesorabile viatico di altissime sensazioni. In questo testo è evidenziato il feeling che si può instaurare in un rapporto di coppia dove il solo pensiero può avere la stessa capacità di lettura della parola. Gli sguardi, i movimenti, le espressioni sono quindi comparate al proferire verbo innalzando la percezione tra i due partner di ogni minima volontà o desiderio. L'atmosfera regalata dal brano grazie alla, come sempre, totale immersione emozionale resa da Cocciante nei meandri dei suoi versi concede, quindi, allo stesso quel valore aggiuto che ci fa parlare a pieno titolo di capolavoro. L'album, tra l'altro, che vede la presenza di diversi autori tra cui anche Enrico Ruggeri, è stato un successo in tutta Europa grazie anche al fatto che, in virtù della sua popolarità internazionale, Cocciante, ha proposto in questo disco brani in ben quattro lingue diverse omaggiando un po' tutte le comunità linguistiche che da sempre lo seguono con grande affetto.    

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