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  • : La musica che gira intorno...
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Se ci ritroveremo tutti in fondo al lungo viaggio,

avremo indietro l'anima, l'amore ed il coraggio.

Felice è lo stupore dopo il suono dei rintocchi,

perché so che l'infinito avrà i tuoi occhi..."

 

Enrico Ruggeri - L'infinito avrà i tuoi occhi

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23 marzo 2022 3 23 /03 /marzo /2022 00:01

"Il battito animale" è un successo con il quale Raf, Raffaele Riefoli all'anagrafe, vince il Festivalbar del 1993, anno in cui viene pubblicato il fortunato album "Cannibali" che contiene dieci tracce tutte scritte dal cantautore pugliese insieme a Cheope, nome d'arte di Alfredo Rapetti figlio di Giulio ovvero Mogol. La canzone parla di quell'istinto primordiale che risiede in ognuno di noi e che torna a pulsare quando vi è un qualcosa che ci circonda che non ci piace. In un mondo che ha dimenticato i valori importanti e sembra perdere l'essenza della vita, l'autore, invita ad ascoltare quella voce interna e a non tapparne le ali. Vivere d'istinto ogni attimo della vita terrestre determina qualche rischio ma è adrenalina pura come la musica o come una moto che va controvento in velocità. Un discorso semplice quanto forte e diretto che Raf esprime con la grinta giusta per renderlo un cavallo di battaglia del suo ricco repertorio. La canzone otterrà per il suo ritmo e la sua forza un ottimo riscontro soprattutto dal pubblico giovanile che consacra Raf come uno dei simboli musicali degli anni '90. Il cantautore poi continuerà la sua strada collezionando tanti altri successi e sperimentando sempre nuove frontiere per rinnovare il suo modo di fare musica tenendo sempre alta la qualità e riscontrando sempre i favori del pubblico.

 

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Raf

 

 

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22 marzo 2022 2 22 /03 /marzo /2022 00:01

"Senza parole" è un successo di Vasco Rossi nato inizialmente come regalo ai soli soci del fan club ufficiale. Vasco, infatti, dichiarò che il singolo, stampato solo in cinque mila copie nel 1994, non sarebbe mai stato pubblicato in nessun album prima di ripensarci e di inserirlo nel disco "Rewind" del 1999 in versione live oltre in altre raccolte successive. Il brano ottenne poi una maggiore notorietà quando venne scelto come colonna sonora di una famosa pubblicità di una nota casa automobilistica italiana. D'altro canto, un capolavoro del genere, non poteva rimanere un privilegio di pochi fortunati ma era destinato a diventare un cavallo di battaglia dell'artista. Il testo ci parla di false illusioni che condizionano una vita che è giusto vivere così come viene, senza fermarsi tanto a pensare ma facendosi coinvolgere e guidare dalle emozioni, così, senza parole appunto. Nel brano, il protagonista, ad esempio prova ad illudersi che la sua partner non lo tradisca ma è consapevole che questa è solo una fantasia creata dalla sua mente per non vedere ciò che è palese. L'uomo capisce che quella donna sta solo rubando quel suo sentimento ma allo stesso tempo non riesce a domare le ragioni del cuore. Il protagonista, quindi, uscendo per strada, tra i rumori della stessa e la bellezza della natura, prende coscenza della immensa realtà che lo circonda dove tutti quei pensieri e quelle congetture mentali che ci condizionano i comportamenti non hanno ragione di esistere poichè la vita va vissuta facendosi guidare soltanto dalle sensazioni e dalle emozioni che la stessa ci regala ogni giorno. Nello stesso discorso, Vasco, include anche la televisione come mezzo che ci distoglie dalla realtà e ci priva da quel tempo che andrebbe vissuto in contatto con il mondo reale. Un pensiero profondo e pienamente condivisibile che Vasco, da grande autore, fa passare con semplicità attraverso il suo tipico stile diretto e, apparentemente, leggero.

 

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Vasco Rossi

   
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21 marzo 2022 1 21 /03 /marzo /2022 00:01

"Solo una volta (o tutta la vita)" è il primo successo discografico di Alex Britti, Alessandro all'anagrafe. Lanciato nell'estate del 1998 il brano sarà poi inserito nel primo album dell'artista "It.Pop" diventando un vero e proprio tormentone e consentendo al debuttante Britti di farsi conoscere. La canzone sarà uno dei grandi successi dell'anno e riscuoterà un discreto successo anche all'estero e precisamente in Francia dove arriva alla sedicesima posizione in classifica, in Spagna grazie alla cover realizzata da Sergio Dalma intitolata "Solo una vez" ed interpreta in duetto con lo stesso Britti per l'album "Vida Nueva" del 2000 e cantata anche da Naim Thomas ed Enrique Anaut per il loro disco "Generaciòn OT" del 2002. Inoltre, nel 1999, a realizzarne un'altra cover intitolata "Amore mio" è il cantante sloveno Jan Plestenjak. Insomma un grandissimo successo che apre le porte della musica che conta ad Alex Britti, autore interessante ed abilissimo musicista che di tanto in tanto piazzerà degli ottimi colpi nella storia della musica italiana. In questo caso, si nota un testo che ripercorre un po' le tematiche che Britti dimostrerà di essere particolarmente legato: l'atmosfera estiva, la leggerezza dei giorni felici ma anche piccole o grandi storie d'amore. In questo brano si parla di una desiderata prima esperienza amorosa che si spera si possa ripetere per tutta la vita. Testo semplice ed atmosfera allegra in pieno stile Britti che confeziona un classico tormentone che accompegnerà l'estate del 1998 e che consegnerà alla musica italiana un nuovo cantautore capace anche di exploit ben più importanti. Del brano verrà realizzato anche un videclip diretto dai Manetti Bros. ovvero Marco e Antonio Manetti in cui, i protagonisti, in una stanza decorata a tema estivo, fingono di trovarsi in spiaggia.

 

 

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20 marzo 2022 7 20 /03 /marzo /2022 00:01

"Fermate nu mumento" ovvero "Fermati un momento" è un brano molto significativo che Nino D'Angelo incide nel 2003 per l'album "'O schiavo e 'o rre" e dedica a se stesso. Arrangiata da Nuccio Tortora, la canzone, è un invito a riconsiderare i veri valori della vita e a non dimenticarsi delle proprie radici in una vita troppo frenetica che ci fa pensare solo a cosa succederà domani senza mai concedersi l'opportunità di fermarsi ed apprezzare ciò che accade nel presente ne, tantomeno, di valorizzare il passato. D'Angelo, nel brano, lancia questo messaggio attraverso la propria esperienza e usa la sua voce per fare autocritica affichè chi ascolta possa fare tesoro di questo consiglio. Nino si rivolge a se stesso come parlasse ad una persona cara, ad un amico al quale ricorda di aver dimenticato, distratto da valori effimeri, la tortuosa strada fatta per conquistarsi quel posto di rilievo e lo accusa di non fermarsi mai a Casoria, luogo natale del cantautore, tra quella gente che non lo dimentica e lo decanta orgogliosa di averlo come concittadino. L'artista, invece, passa da quei luoghi sempre con le valigie alla mano pronto a ripartire presso le prossime tappe della sua vita che, seppur ricca e gratificante, non gli permette di assaporare le bellezze reali della vita ne di ricambiare nel modo adeguato quell'affetto che la sua gente gli offre in maniera incondizionata. E' qui, che D'Angelo, fa autocritica poichè lungo la sua storia artistica Nino non ha mai dimenticato le proprie radici non abbandonando mai, per esempio, il dialetto napoletano nella sua musica a favore della più commerciale lingua italiana. Anche a Sanremo, platea nazionale ed internazionale, Nino ha sempre espresso la propria arte in napoletano a differenza di altri che si sono adattati all'idioma nazionale per avere vita più facile nel mercato discografico. A parte il alto artistico, poi, Nino ha sempre usato la sua musica per dare voce a chi non ne ha e, quindi, per urlare le necessità e i diritti di un meridione spesso dimenticato dalle istituzioni. Per questi motivi, la presa di conscienza presente in questa canzone fa ancora più onore ad un artista o, meglio, ad un uomo che sente il desiderio di stare tra la sua gente nonostante la frenetica vita che conduce e non sempre consente una vera libertà. Inoltre, il suo messaggio, è utile anche da monito per ogni uomo affinchè trovi sempre il tempo di fermasi ad ascoltare le proprie origini e dar più peso al proprio passato ed ai veri valori della vita.       

 

 

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Nino D'Angelo

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19 marzo 2022 6 19 /03 /marzo /2022 00:01

"Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers" noto anche come "Carlo Martello" è un brano molto particolare ed è anche il primo che consente a Fabrizio De André di avere un poco di notorietà visto che siamo nel 1963 quando ancora Faber non aveva lanciato i suoi grandi successi. A comporre questo brano, inciso insieme a "Il fannullone", fu l'amico Paolo Villaggio, anch'esso sconosciuto all'epoca. I due, in un giorno di pioggia del novembre 1962, attendevano la nascita dei loro figli che videro poi la luce nello stesso giorno e per ingannare il tempo Fabrizio prese la chitarra e fece ascoltare a Paolo una musica solenne che aveva composto. Paolo, forte delle sue conoscenze storiche, propose di scrivere una canzone su Carlo Martello, Re dei Franchi che fermò l'avanzata dell'Islam nell'ottavo secolo d.C. nella famosa battaglia di Poitiers. Villaggio, però, decise di accostare la grandezza dell'uomo e la solennità di quella musica ad un testo ironico e sarcastico sul mondo della cavalleria e della aristocrazia del tempo. Villaggio, quindi, immaginò l'atteso ritorno dell'eroe dalla battaglia che, invece, di avere pensieri alti e di grande levatura morale bramava dal desiderio sessuale dopo una lunga e forzata astinenza dovuta alla guerra. Per sottolineare ancor di più il contrasto, i due autori, scrissero il testo alternando due diversi ed opposti registri linguistici e cioè prima un linguaggio forbito e raffinato, come era d'uso nella cavalleria, e poi uno più popolare ed, a tratti, volgare. La vicenda poi narra dell'incontro del Re con una giovane donzella popolana che cede alle richieste del Sovrano prima di rivelarsi una prostituta e di chiedere il conto, per giunta salato, al sorpreso Martello. Il Re, a quel punto, con fare da cialtrone risale a cavallo e si dilegua ricordando che prima della sua partenza le tariffe delle prostitute erano più basse. L'ironica presa in gira di quel mondo aristocratico non passò inosservato poichè oltre a beffeggiare un Re di tale importanza si era trattato un argomento tabù usando, tra l'altro, termini poco consoni all'Italia bigotta dell'epoca. La canzone subì anche una censura nel verso che dall'originale: "...frustando il cavallo come un mulo, quella gran faccia da culo..." divenne: "...frustando il cavallo come un ciuco, tra glicine e il sambuco...". Nonostante ciò, a sollevare le polemiche fu un pretore di Catania soprattutto per il verso ritenuto immorale che recitava: "...E' mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane...". In questo modo, però, De André iniziò ad avere una certa visibilità e si può dire che quelle polemiche hanno, quindi, giovato alla storia culturale del nostro Paese che avrebbe potuto non accorgersi mai di un tale artista. L'apporto di Villaggio nella carriera di De André è stato , quindi, fondamentale anche se appare poco probabile che un genio di tale smisurata fattezza sarebbe potuto restare nell'ombra ancora per molto. La collaborazione artistica con Villaggio, però, si concluse con questi due brani presenti in questo 45 giri mentre la loro amicizia sarà forte e sincera fino alla scomparsa del cantautore.

 

   
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18 marzo 2022 5 18 /03 /marzo /2022 00:01

"Una donna" è un brano realizzato da Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, nel suo ultimo lavoro di inediti "Liberamente tratto" del 2007. La canzone ci parla della presa di coscienza di un uomo che riscopre l'amore in quella donna che aveva accantonato per cercare nuove, fasulle ed illusiorie emozioni. L'uomo si accorge che quella donna, mettendo da parte l'orgoglio ma mai perdendo la propria dignità, ha continuato ad amarlo pur non avendo la certezza di riconquistarlo. Ciò però accade presto grazie a quella grande forza emanata da un sentimento disinteressato, sincero e pulito che chiede solo il suo tempo per dare i frutti sperati. La tenacia e la determinazione della donna hanno raggiunto quell'obiettivo sperato solo grazie alla purezza di quel sentimento che, altrimenti, non avrebbe svegliato dall'effimero sogno quell'uomo tanto amato. Resosi conto di ciò, il protagonista, cede inerme e meravigliato alla forza dell'amore e confida nel tempo che gli darà la possibilità di amare a fondo quella donna come merita davvero. L'uomo, quindi, abbandona ogni illusione utopica e si auspica solo di conquistare e meritarsi quella donna che gli ha fatto conoscere la vera ed infinita forza dell'amore. Un gran bel testo, quindi, che si appoggia sulle tipiche melodie espresse da Baldi lungo la sua carriera e gode, come sempre, di una sentita e raffinata interpretazione da parte di un artista troppo spesso dimenticato dai media.

 

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Aleandro Baldi

 

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17 marzo 2022 4 17 /03 /marzo /2022 00:01

"Gli Squallor" è una canzone scritta e cantata da Federico Salvatore per l'album "L'azz 'e bastone" del 2000. In un periodo intermedio della sua carriera in cui alterna canzoni demenziali ad altre serie, Federico, con questo brano ci spiega le sue origini artistiche e ciò che l'ha spinto ad intraprendere una determinata strada. Prima di tutto arriva la passione del giovane artista per il gruppo degli Squallor, formato, in una sorta di complotto, da quattro amici e allo stesso tempo grandi nomi della musica italiana che attraverso questo progetto, in cui i nomi degli autori non venivano rivelati, si lasciavano andare liberando la loro creatività senza freni dovuti alla censura o ad una certa etica morale. Gli Squallor nascono nel 1971, nell'epoca delle canzonette d'amore e dei grandi cantautori, e fin da subito le loro proposte fanno scalpore ed attirano l'attenzione di un pubblico divertito e scandalizzato allo stesso tempo data la mentalità ancora poco aperta dell'epoca. Le canzoni degli Squallor stracciano via quel velo di ipocrisia e di falso moralismo iniziando ad usare parole forti che, però, già rientrano in un certo gergo giovanile e che, quindi, rappresentano una realtà molto più vera da quella esposta nelle canzonette da juke-box. Come detto, i componenti del gruppo, erano nomi molto noti nell'ambiente musicale erano infatti: Daniele Pace, paroliere e compositore morto nel 1985, Gaetano "Totò" Savio detto "Il maestro", cantante, musicista, autore, produttore scomparso nel 2004, Giancarlo Bigazzi, autore e produttore morto nel 2012 ed Alfredo Cerrutti, produttore ed autore, unico ancora in vita della formazione base. A questi poi vanno aggiunti Elio Gariboldi, che lasciò il gruppo dopo poco, morto nel 2010, Gianni Boncompagni, membro "occulto" del gruppo e Gigi Sabani che ha sostituito la voce di Savio nell'ultimo album "Cambiamento" in seguito ad un intervento subito dal celebre maestro che gli compromise le corde vocali. I pezzi forti e coloriti degli Squallor catturano l'attenzione anche di Federico Salvatore che dai banchi di scuola inizia a pensare ad un futuro artistico e seguendo le orme dei suoi Squallor capisce che per farsi notare deve eccedere con un certo tipo di volgarità. Mettendo in pratica questo progetto Federico subito viene notato da Maurizio Costanzo ed inizia ad entrare in quel giro che lo porta in fretta alla notorietà. La sua musica demenziale, come quella degli Squallor, colpisce ma come nel gruppo degli anni '70 anche dietro Federico c'è una profonda cultura musicale ed una grande capacità autoriale. Tutto ciò, in quegli anni si nota poco e quando Federico inizia a proporre una musica diversa, molto più importante, viene snobbato fino ad essere fatto fuori del tutto in seguito alla sua canzone-denuncia "Se io fossi San Gennaro". Federico, che avrà anche la fortuna di conoscere e collaborare con Giancarlo Bigazzi per diversi anni, da adulto si rende conto del perchè era così attratto da quella musica demenziale: non era la volgarità in sè a sorprenderlo ma quella libertà di espressione che fino ad allora era repressa e che solo gli Squallor hanno saputo liberare. Ed è questo il messaggio che Federico intende far passare con questo brano è cioè che "...il pretesto della volgarità è forse il primo segno della libertà...".  

 

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16 marzo 2022 3 16 /03 /marzo /2022 00:01

"Invisibili" è uno degli ultimi capolavori venuti fuori dalla penna di Cristiano De André, cantautore mai ripagato abbastanza mediaticamente per l'inevitabile e, spesso, naturalmente penalizzante confronto con l'illustre padre Fabrizio. Proprio questa sofferenza nel dover fare i conti con un cognome così pesante, volendo seguire, per amore e per virtù, la stessa strada artistica è una delle costanti che ritroviamo nel cammino discografico dell'artista genovese ed anche in questo brano non mancano tali riferimenti. Anche se non espressamente dedicato alla figura paterna, in questa canzone, scritta con Fabio Ferraboschi la presenza di Faber si sente e anche in maniera forte. Già l'atmosfera e l'uso del dialetto genovese nel ritornello rimandano a quelle celebri arie di "Creuza de ma", oltre ad elementi palesi in cui si fa riferimento all'inquietudine, ad un rapporto difficile fatto di incomunicabilità, della propensione al trattare tematiche scottanti con il verso "Tu abitavi in via dell'amore vicendevole..." fino alla chiara affermazione "...la mia incudine era un cognome inesorabile...". Inoltre si fa riferimento alla dipendenza dall'alcool che ha causato problemi ad entrami. Il tutto, come detto, raccontato sotto le immagini di una Genova degli anni '80, in cui Cristiano viveva la sua giovinezza tra le problematiche che quel tempo riservava alla sua generazione. Lo stesso artista ha spiegato questo brano con queste parole: "Invisibili racconta le esperienze che ho vissuto in prima persona durante la mia giovinezza. Racconta di Genova e dell'Italia in quel periodo in cui i giovani si erano messi in moto per sovvertire la cappa clerico-fascista-democristiana che aleggiava sul paese. Poi ci ha pensato la droga, l'eroina a piegare una generazione". Da questo contesto storico quindi nasce l'inadeguatezza di questi giovani rappresentata da De André e la loro invisibilità agli occhi del mondo. Un capolavoro assoluto pubblicato nel 2014 nella riedizione dell'album "Come in cielo, così in guerra", inciso nel 2013,in seguito alla partecipazione al Festival di Sanremo con il suddetto brano e con "Il cielo è vuoto". Per la cronaca, dell'inizale doppia esecuzione il televoto premia, la pur bella, "Il cielo è vuoto", scartando fin da subito "Invisibili" e provocando rammarico a De André che, giustamente, credeva molto in questo brano. Ironia della sorte o giustizia divina, ha voluto che proprio "Invisibili", anche essendo stata ascoltata una sola volta sul palco dell'Ariston, riceverà sia il Premio della Critica che quello del Miglior Testo risultando, quindi, il vero brano vincitore del Festival aldilà dell'oscuro e poco affidabile meccanismo del televoto. Con "Il cielo è vuoto", invece, l'artista arriverà settimo in classifica. In ogni caso, il brano, è una di quelle perle che rimarrà per sempre nonostante Festival, televoti e meccanismi discografici perché è uno di quei pezzi che restano dentro e che continueranno sempre a volare sulle ali delle nostre emozioni.   

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15 marzo 2022 2 15 /03 /marzo /2022 00:01

E' il 1981 quando un giovane  Luca Barbarossa si presenta al 31° Festival di Sanremo con "Roma spogliata", una disincatata serenata che il giovane cantautore, arrivato dal trionfo a Castrocaro con "Sarà l'età", dedica alla sua città natale. Il brano nasce sui banchi di scuola dove, l'artista, ancor lontano da prospettive commerciali, mette nero su bianco il testo durante una lezione d'italiano senza sapere che quegli appunti buttati giù un po' per caso gli avrebbero concesso di entrare tra i professionisti della musica. Con la stessa naturalezza con la quale l'avrebbe accennata tra gli amici di scuola Barbarossa la canta sul palco dell'Ariston e subito si nota quel qualcosa in più che solo i grandi artisti sanno trasmettere. Il brano si classifica quinto ed ottiene un'ottima risposta del pubblico che poi lo sosterrà sempre lungo tutta la sua carriera non sempre baciata allo stesso modo dai media e dalla critica. Sebbene, infatti, Barbarossa sia un cantautore stimato non gode di quella visibilità che magari è concessa ad altri. Anche per questo, Luca, si è saputo reinventare anche come conduttore radiofonico portando al successo la sua trasmissione sulle frequenze Rai "Radio 2 Social Club" sempre grazie a quel pubblico che ne apprezza la sua umiltà e la sua grande professionalità. Tornando a "Roma spogliata", il brano viene lanciato in un singolo insieme a "Se il mio letto volasse" prima di essere inserita nell'album d'esorido di Barbarossa che porta come il titolo il nome e cognome dell'artista. A dare fiducia a Barbarossa è un altro grande artista e cioè Shel Shapiro che produce il disco oltre a partecipare attivamente dal punto di vista delle musiche suonando, nel caso del suddetto brano, il piano Fender. Inoltre, tra i musicisti impegnati nel progetto, troviamo anche Antonello Venditti al pianoforte oltre a Marco Ferradini che compare nella squadra dei coristi. Per ciò che riguarda Barbarossa è doveroso ricordare che oltre a cantare ed interpretare questa dolce e, talvolta, malinconica serenata suona anche la chitarra che fa da tappeto musicale al brano. Il testo, come detto, rappresenta una serentata disincatata che però non riesce a celare tutto l'amore che l'autore prova per questa città unica e particolare come Roma. Barbarossa raffigura la capitale italiana in diversi aspetti, anche negativi, che solo chi conosce profondamente il luogo può cogliere e lo fa con lo stesso garbo con il quale un uomo innamorato userebbe parlando della donna che ama. Un garbo che, tra l'altro, contraddistingue tutta la carriera professionale ed umana di un'artista che, anche nei momenti di maggior successo, non ha mai perso quella semplicità e quella umiltà di quel ragazzo che scriveva quegli appunti tra i banchi di scuola.    

 

 

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14 marzo 2022 1 14 /03 /marzo /2022 00:01

"Fortuna" è un bellissimo brano presentato da  Luca Barbarossa al Festival di Sanremo del 2003 e poi inciso nell'omonimo album dello stesso anno. Se dal punto di vista musicale ci sono somiglianze con la celebre  "Il bandito e il campione" di Francesco De Gregori, il testo è originale e molto profondo. Scritta dallo stesso cantautore romano, la canzone, è ambientata in un villaggio di nomadi in cui il protagonista attende il suo turno per "ballare" con quella che chiama in maniera poetica la sua "...Dea dell'amore...". In questo contesto gitano, il protagonista si perde nell'affascinante atmosfera di un luogo ove non si teme neanche la morte. Qui ognuno vive di espedienti, c'è chi legge mani vendendo illusioni e chi, invece, ha affari più loschi. Ma, in quel tipo di comunità, tutto sembra normale e non fa specie la presenza di matti o di zingari che, senza troppi pensieri, vivono la loro vita tra polvere e stelle. Al centro di questo luogo dimenticato dal tempo c'è lei, Fortuna, che canta mentre "...insegna l'amore al suo terzo cliente...". Il protagonista ascolta il suo canto in questa notte magica che regala sorrisi anche a chi non ha davvero nulla per sorridere, nè soldi nè pane. Eppure, tutto pare illuminato di una luce particolare che si accende ancor di più quando tocca a lui cogliere quel fiore e "ballare" perdendosi in quei fianchi della sua dolce Dea dell'amore al punto che, lo stesso protagonista ipotizza che, quella notte ad amare Fortuna "...c'è anche Dio col suo sgaurdo...". Una esagerazione forse che, però, fa capire bene ciò che l'autore intende rappresentare descrivendo quella situazione surreale per certi versi, ma profondamente reale e cruda. Un testo affascinante che ci fa dimenticare che la protagonista sia una prostituta facendola davvero passare come una dispensatrice di amore, gioia e sorrisi. Una bellissima canzone non premiata a Sanremo, dove è arrivata decima, e nemmeno molto fortunata sul mercato discografico un po' come il suo autore che, a differenza di altri pseudo-artisti osannati dalla critica, viene spesso dimenticato dai media. Per ovviare a ciò, Luca, ha trovato però un'altra strada reiventadosi conduttore radiofonico e proponendo qualità è diventato uno dei punti saldi della programmazione di Radio2. Nonostante non sia mai stato promosso quanto la sua arte meritava, però, Luca è riuscito a rimanere sempre trai i big della nostra musica e non ha mai perso quella visibilità che ci permette ancora di godere, di tanto in tanto, della sua bella musica. 

 

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