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"...E chissà se è solo un gioco,

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8 aprile 2021 4 08 /04 /aprile /2021 23:01

"Sijmadicandhapajiee" è un brano scritto ed inciso da Paolo Conte nell'album "Una faccia in prestito" del 1995 e ripreso nel 2007 dalla Piccola Orchestra Avion Travel per il disco "Danson metropoli - Canzoni di Paolo Conte". Il complesso, tornato dopo alcuni anni di silenzio, propone questo disco in una inedita formazione a tre elementi. Infatti, dei sei storici componenti del gruppo rimangono in quattro, ovvero: Peppe Servillo, Fausto Mesolella, Mimì Ciaramella e Vittorio Remino. In seguito, anche lo stesso Remino, lascerà il gruppo. "Sijmadicandhapajiee" ovvero "sima di can da pajee" significa, in dialetto astigiano, "siamo dei cani da pagliaio". I cani da pagliaio venivano usati come guardie dai contadini del territorio nonostante, in realtà, fossero innocui bastardini che avevano la sola capacità di abbaiare freneticamente. Questa espressione, quindi, veniva usata per indicare quelle persone prive di interessi o comunque che non escono mai dalla ristretta cerchia delle proprie conoscienze o attività: "...E' gente per cui le arti stan nei musei...". Conte usa questo modo di dire della sua terra e ne lega le parole creando una espressione unica e perfettamente conforme alla metrica ed alla sonorità scelta per questo pezzo. Un sorta di neologismo, quindi, creato in funzione della musica e della propria individuale forma d'arte. Conte, in pratica, con la sola creazione di questo termine si detrae, semmai ce ne fosse stato bisogno, da quella massa che ha definito "cani da pagliaio" seguendo una linea unica, personale ed aldilà di ogni congettura convenzionale. Gli Avion Travel, dal canto loro, riprendono il testo fornendo un nuovo arrangiamento dando un nuovo slancio commerciale alla canzone. Il concetto espresso da Conte assume, forse, più forza quando a cantarlo non è più un possessore di quel dialetto bensì un uomo del sud e cioè il casertano Peppe Servillo. Qui cade, quindi, ogni riferimento geografico ed il termine assume un valore unico e conforme a definire quel determinato stile di vita, figlio dell'indifferenza e dell'ignoranza, che spesso è al centro di un decadimento culturale e civile di un popolo. Un pezzo, quindi, che trasmette con la solita classe, espressa sia da Conte che dagli Avion Travel in tutta la loro carriera, un concetto alto e pienamente condivisibile. In occasione della versione degli Avion Travel, inoltre, è stato realizzato un videoclip con i dipinti e le animazioni realizzate da Giuseppe Ragazzini, linguista romagnolo scomparso nel 2004.

 

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Avion Travel

Paolo Conte

 

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7 aprile 2021 3 07 /04 /aprile /2021 23:01

"Malaunità" è un brano molto particolare che Eddy Napoli, Eduardo De Crescenzo all'anagrafe, ha voluto lanciare nel 2010 e cioè in occasione delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia. Proprio questa unità è l'oggetto principe della performance dell'artista napoletano per tanti anni voce dell'Orchestra Italiana di Renzo Arbore, figlio dell'autore di "Luna rossa" Vincenzo De Crescenzo e cugino dell'omonimo Eduardo De Crescenzo di "Ancora". Eddy Napoli, dopo aver girato il mondo con l'orchestra di Arbore, si è chiesto il perchè della presenza di tanti meridionali in ogni dove e così ha iniziato ad approfondire una questione meridionale che, a dir la verità, gli è stata sempre a cuore. E' così che ha potuto, in qualche modo, riscrivere la storia con questa canzone svelando delle verità che spesso sono nascoste dalla storia ufficiale e che rendono tutt'altro che gloriosi gli "eroi" dell'unità restiutendo a quei "briganti" che hanno dato la vita per difendere la propria terra, le proprie ricchezze e le proprie donne almeno la giusta riconoscenza. Lo stesso studio e le medesime riflessioni, inoltre, erano state realizzate da un altro grande artista napoletano e cioè Federico Salvatore che nel 2009, all'interno dell'album "Fare il napoletano stanca" lancia "Il monumento" brano, altrettanto intenso che rimarca la rabbia di un popolo da sempre martoriato da quelli che si vogliono far passare per fratelli. Due voci autorevoli, quindi, di due grandi figli di questa terra che dimostrano la volontà di palesare a tutti ciò che è stata la realtà di quegli anni in cui il Sud ha perso il suo potere e le sue ricchezze per un meschino furto del Nord celato sotto forma di guerra per favorire l'unità, una unità che l'allora Regno delle due Sicilie non avrebbe avuto motivo per appoggiare. Se questi avvenimenti, infatti, sarebbero stati evitati oggi probabilmente parleremo del Sud come una terra ricca e industrializzata e non di un territorio oppresso e vittima di quelle losche realtà che possono nascere e trovare terreno fertile solo tra fame e miseria come la mafia e la camorra. Questo destino lo dobbiamo ai nostri "cari" fratelli del Nord ed anche a chi, negli anni, ha nascosto queste verità al popolo definedo "eroi" chi ha portato l'unità e "briganti" chi provava a difendere, con dignità, la propria storia. Diamo, quindi, atto a gente come Eddy Napoli e Federico Salvatore che, fregandosene di eventuali ripercussioni sulle proprie carriere da Roma in su, cantano con orgoglio quella verità per troppi anni è stata oscurata dal potere.

 

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Eddy Napoli

Eduardo De Crescenzo

Federico Salvatore 

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6 aprile 2021 2 06 /04 /aprile /2021 23:01

"Bella" è un brano di Lorenzo Jovanotti, Cherubini all'anagrafe, del 1996 quando fu lanciata come singolo per poi essere inserita, l'anno successivo, nell'album "Lorenzo 1997 - L'albero". L'album ottenne un grosso successo in Italia dove arrivò al primo posto delle classifiche di vendite ma ci fu un riscontro positivo anche in altri Paesi europei come l'Austria e la Svizzera. Il disco, che all'epoca risultò il più costoso tra quelli della discografia dell'artista con ben 600 milioni di lire, fu definito da Lorenzo : "Lo specchio sonoro della mia vita...un disco confuso...il mio disco più bello. Di sicuro". Inoltre, l'album, è legato anche ad un film che porta lo stesso titolo diretto da Eros Puglielli e che è stato trasmesso su Raidue. Nel film, lo stesso artista, recita nel ruolo di sè stesso insieme a Claudio Cecchetto e Red Ronnie. L'intento del disco, secondo lo stesso Jovanotti, è: "Estremizzare le pulsioni della vita nello sbandamento dell'epoca senza valori". Quindi, l'artista, vuole far passare un messaggio positivo ed ottimista ed è per questo che gran parte delle canzoni hanno per tema l'amore tranne che nel caso di "Occhio non vede cuore non duole" che è l'unico pezzo a sfondo politico. "Bella" è sicuramente il brano che traina questo disco e che diventa il tormentone dell'estate grazie al suo genere R&B che offre una sonorità molto piacevole ed a un testo semplice ma allo stesso tempo molto significativo. Non si tratta di un brano impegnato bensì di una sincera dedica d'amore alla sua donna in un insieme di metafore e di pensieri che innalzano la figura di questa persona agli occhi del proprio uomo. Il video della canzone è stato girato in Argentina nella città di Buenos Aires. Una canzone allegra, dunque, che esprime quell'armonia che esiste nella relazione che il protagonista sta vivendo e la totale devozione dell'uomo verso la partner che è figlia di un forte sentimento. Positività, ottimismo, allegria ed amore profondo sono queste le sensazioni che Lorenzo intende trasmettere e ci riesce in pieno. Jovanotti, a quei tempi, si offre come una sorta di giullare della musica italiana molto distante dalla storica figura del cantautore italiano e, proprio per questo, mette a disposizione una nuova prospettiva per la musica italiana. Quelle sonorità che mischiano un rap fatto in casa con l'R&B e la world music fanno di Lorenzo una novità assoluta nel panorama italiano. Con gli anni e la maturità artistica, Lorenzo, poi regalerà anche perle di grande intensità in una fase della sua carriera, quella attuale, dove alternerà le sue solite sonorità ad altre più soft con testi molto più intimisti e profondi. 

 

 

 


 

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Lorenzo Jovanotti

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5 aprile 2021 1 05 /04 /aprile /2021 23:01

"Tutto quello che un uomo" è probabilmente il brano più noto ed amato della discografia di  Sergio Cammariere. Scritto in collaborazione con il fido cantautore e paroliere Roberto Kunstler il pezzo viene presentato al Festival di Sanremo del 2003 dove si piazza al terzo posto del podio aggiudicandosi anche il Premio della Critica ed il Premio Migliore Composizione Musicale. Anche dal punto di vista commerciale il singolo risponde bene diventando il quarto dell'anno in quanto a vendite nella classifica italiana. Il brano fa da traino anche alla riedizione dell'album "Dalla pace del mare lontano" che era stato pubblicato l'anno precedente e che dopo il clamoroso successo al Festival venne ristampato con il brano sanremese in aggiunta e porta all'artista ben due dischi di platino. L'arrivo a Sanremo, però, era figlio di altri successi ottenuti proprio con questo album e cioè il Premio L'isola che non c'era come miglior album d'esordio, il Premio Carosone, il Premio De Andrè come miglior artista dell'anno e la Targa Tenco come miglior opera prima. Inoltre Cammariere, sempre nel 2002, vince il referendum di "Musica e dischi" come miglior artista emergente dell'anno. Tutto ciò avvenne prima ancora del suo grande successo "Tutto quello che un uomo" che gli darà la consacrazione definitiva e lo presenterà al grande pubblico televisivo oltre che agli addetti ai lavori ed agli esperti del settore che già ne avevano la fortuna. Cammariere porta il jazz a Sanremo ed incanta con il suo stile e la sua voce tanto che il suo talento riesce a far apprezzare questo genere anche a chi non lo ama particolarmente. La sua personalizzazione, infatti, di quest'arte rende una atmosfera unica nelle sue esibizioni e per tale motivo vince il Premio di Assomusica come Miglior live dell'anno. Un biennio, quindi, ricco di premi e soddisfazioni per un artista capace di farsi amare da un pubblico così ampio in così breve tempo. Il suo pianoforte e la sua voce sono entrati spediti nella mente e nel cuore del pubblico italiano che ne ha fatto sin da subito un beniamino. Successivamente Cammariere collezionerà altri successi ed altri riconoscimenti importanti ma non bisserà mai completamente il successo popolare ottenuto con "Tutto quello che un uomo" che con testo semplice ed allo stesso tempo profondo parlava delle barriere fisiche e mentali che un uomo può superare per conquistare un amore non appena si avverte che si tratta di vero amore.

 

 

 


 

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Sanremo Story

Sergio Cammariere

 

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4 aprile 2021 7 04 /04 /aprile /2021 23:01

"Andamento lento" è sicuramente il brano più noto e più apprezzato di  Tullio De Piscopo in versione cantautore scritto insieme a Mario e Giosy Capuano. Il grande percussionista infatti, nel 1988 presenta il brano al 38° Festival di Sanremo  piazzandosi solo diciottesimo ma la sua canzone risulterà la più venduta della manifestazione. Con l'album "Bello carico", De Piscopo, rimane in vetta alle classifiche per ben sette mesi e vince l'Arena d'oro al Festivalbar come album più venduto dell'anno. Le sonorità ed il ritmo coinvolgente portati dall'artista sulla scena musicale rappresentano una assolutà novità per la musica italiana e per tale motivo ottengono un grande successo soprattutto tra i giovani. Celebre per sua grande dimestichezza con la batteria, De Piscopo, oltre ad essere componente essenziale della band che ha accompagnato gli anni d'oro della carriera di Pino Daniele, ha suonato le percussioni in tanti lavori discografici per i grandi artisti della scena italiana come Roberto Vecchioni, Mina, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Franco Battiato e tanti altri. Inoltre, ha collaborato anche a diverse colonne sonore tra cui quella con il maestro Ennio Morricone per il film "L'uccello dalle piume di cristallo" di Dario Argento oltre ad essere stato autore per quelle dei film "Mi manda Picone" di Nanni Loy, "32 dicembre" di Luciano De Crescenzo e "Razza selvaggia" di Pasquale Squitieri. Nella sua lunga e gloriosa carriera da grande batterista, De Piscopo, ha collezionato anche diverse esibizioni con alcuni dei migliori musicisti, particolmente jazzisti, internazionali come Billy Cobham, Tony Mimms, Victor Bach, Bill Conti e tanti altri. Una storia musicale importante, quindi, quella scritta da Tullio soprattutto dietro la sua batteria che rimane la sua unica e grande passione oltre al canto che rimane un puro divertimento. Con le percussioni De Piscopo ha girato il mondo risultando tra i migliori grazie alla sua fluida rullata ed al suo stile coivolgente e passionale. Un dono, quello dell'amore per la musica e per la batteria, ereditato dal padre Giuseppe che suonava nell'orchestra del Teatro San Carlo di Napoli e che Tullio ha coltivato fin da piccolo riuscendo ad emergere e diventando uno tra i migliori, se non il numero uno, percussionisti italiani.   

 

 

 

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3 aprile 2021 6 03 /04 /aprile /2021 23:01

"L'amore si odia" è un brano del 2009 cantanto in duetto da  Noemi, Veronica Scopelliti all'anagrafe, e  Fiorella Mannoia. Scritto da Diego Calvetti e da Marco Ciappelli, il brano, è stato pubblicato nel primo album di Noemi "Sulla mia pelle" ed in quello della Mannoia "Ho imparato a sognare" sempre del 2009. Le due particolarissime voci di queste due interpreti affascinanti si incastrano a meraviglia regalando una performance molto coinvolgente che colpisce fin da subito il pubblico. "L'amore si odia", infatti, lanciato come singolo, si piazza diritto al primo posto in classifica e risulterà il sento più venduto dell'anno. Noemi ha definito la Mannoia "l'esempio da seguire" ed ha accettato questa collaborazione "come il regalo più bello". Insomma tra le due rosse è scattato subito un feeling particolare che si è rivelato sincero e, per questo motivo, vincente anche sul mercato. Il brano ha fatto il suo esordio sul palco di "X Factor" che è proprio il talent che ha dato i natali artistici a Noemi. La canzone resterà in classifica per cinque mesi e poi viene diffusa anche in dvd in un progetto live lanciato da Fiorella Mannoia nel 2010 dal titolo "Il tempo e l'armonia". Il singolo viene certificato multiplatino con oltre 60 mila download digitali. Il testo rappresenta la fragilità del sentimento amoroso e di tutti suoi retaggi quando una storia finisce. I dubbi che si hanno sulla conclusione di un amore, sull'enentualità di provare ancora qualcosa quando ormai si è deciso di troncare arrivando ad odiare ciò che prima era l'amore della propria vita. Storie di donne raccontate anche nel video diretto da Gaetano Morbioli che vede le cantanti come due vicine di case che si fermano a chiacchierare come due amiche dopo un litigio telefonico che evoca la rottura del rapporto di coppia. Tra le altre cose legate a questa canzone, nel 2010 la scrittrice Maria Daniela Ranieri prende spunto da un verso del brano per intitolare il suo romanzo "Se tutto fosse facile". Un gran bel pezzo, quindi, che conferma la grandezza di Fiorella Mannoia e lancia una delle proposte musicali più promettenti degli ultimi anni quale Noemi ormai già spedita verso una carriera ricca di soddifazioni.

 

 

 


 

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Fiorella Mannoia

Noemi

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2 aprile 2021 5 02 /04 /aprile /2021 23:01

"Sogna ragazzo sogna" è un brano scritto da  Roberto Vecchioni nel 1999 e pubblicato nell'omonimo album. Chiamare brano questo testo, però, è riduttivo poichè si tratta di una vera e propria lezione di vita in pieno stile della seconda professione del cantautore e cioè quella di docente. Un appello ai giovani a non arrendersi alle difficoltà che si incontrano nell'età della crescita e a vivere la propria vita con orgoglio e dignità affrontando con positività e coraggio tutte le sfide che la vita pone. Vecchioni invita a credere nelle proprie possibilità senza darsi per sconfitti ed a combattere difendendo fino alla morte i propri ideali. Proprio come un professore dinnanzi ai suoi allievi, l'artista, sprona gli stessi a non mollare i propri sogni per accettare di vivere passivamente gli avvenimenti della vita. Coltivare i rapporti interpersonali senza nascondere i sentimenti più intimi alle persone care. Un testo bellissimo ed altamente significativo che offre il dono della riflessione che poi è quello a cui un vero cantautore dovrebbe puntare al momento di scrivere un pezzo. "Sogna ragazzo sogna" è ispirata ad una poesia del compositore turco Nazim Hikmet intitolata "Alla vita". Hikmet, per difendere i propri ideali, ha vissuto diversi anni di carcere fino a subire l'esilio dal proprio paese. La canzone ha vari tratti profondi ed importanti dal punto di vista autoriale ma una delle parti più significative che resterà nella storia del cantautorato italiano è quando Vecchioni esprime in versi la bellezza e la grandezza della vita: "La vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere, la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare, la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire". Un vero e proprio capolavoro capace di emozionare ad ogni ascolto come la prima volta e che ci fa comprendere tutta l'immensa grandezza artistica e comunicativa di questo grande autore del nostro tempo. Fortunati i suoi allievi a poter contare su una figura di tale spessore come loro maestro di vita.  

 

 

 


 

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1 aprile 2021 4 01 /04 /aprile /2021 23:01

"La terra dei cachi" è il primo successo della band milanese Elio e le Storie Tese fondata nel 1980 da Stefano Belisari, in arte Elio e composta anche da Segio Conforti, in arte Rocco Tanica, Nicola Fasani, ovvero Faso, Davide Civaschi, conosciuto come Cesareo, Christian Meyer, ovvero Meyer ed Antonello Aguzzi, alias Jantoman. Apparteneva al gruppo originale anche Paolo Panigada, in arte Feiez, scomparso prematuramente nel 1998. Inoltre collaborano assiduamente con la band pur non rientrando nella formazione ufficiale anche Vittorio Cosma, alias Clayderman Viganò e Luca Mangoni, alias Mangoni. Di questi nomignoli e soprannomi se ne sono cambiati tanti nel corso degli anni caratterizzando una band che anche in questo si dimostra fuori dal comune. Tornando a "La terra dei cachi", il brano venne presentato al Festival di Sanremo del 1996 e da semi sconosciuti al grande pubblico, questi ragazzi milanesi, sconvolsero il rituale sanremese e diedero una spinta innovativa al normale sound melodico tipico della manifestazione. La provotaria ed ironica canzone basata sui malcostumi e sui luoghi comuni del nostro Paese crearono polemiche ma anche condivisione diventando uno dei brani più amati dal pubblico e sfiorando una vittoria toccata alla coppia formata da Rosalino Cellamare, in arte Ron e Tosca, ovvero Tiziana Tosca Donati con "Vorrei incontrarti fra cent'anni" e che per molti non è arrivata solo grazie ad un magheggio degli addetti ai lavori. Nonostante questo, del quale ci fu anche un'indagine dei carabinieri che affermarono che proprio la loro canzone fu quella più votata, la band vinse il premio della critica ma, soprattutto, si fece conoscere dal pubblico televisivo e da allora sono diventite parte importante dello strumento televisivo soprattutto in materia di satira politica e del costume italiano in generale. Il brano sanremese fu scritto da Belisari, Conforti, Civaschi e Fasani e come detto sottolineava ciò che in Italia non funziona come la malasanità, il racket o i crimini impuniti ma anche i luoghi comuni che accompagnano da sempre la figura italiana nel mondo e, quindi, calcio, pizza e spaghetti. Sconvolgente fu anche l'effetto scenico dato alla loro partecipazione ed in particolare in alcune serate del Festival dove si presentarono vestiti da ufo in completo argentato o con i volti pittati di verde, cose che in una manifestazione come Sanremo non era mai accaduto. Si capì subito la matrice fuori dal comune che faceva parte dell'anima di questo gruppo che aveva voglia di colpire e che dimostra ancora oggi di essere sempre alla ricerca di nuove frontiere musicali sempre attraverso la satira e l'ironia con le quali è possibile esporre tante problematiche in maniera leggera e lanciare, comunque, messaggi importanti. Una vera bomba, quindi, cascata sulla discografia italiana che probabilmente provocò una manovra che gli tolse la vittoria in quel Sanremo ma che non ha potuto far nulla sul fututo dirompente successo della band. La canzone fu pubblicata nella raccolta "Supersanremo 1996" per poi essere inculsa nel disco "Del meglio del nostro meglio Vol. 1" del 1997. In seguito ne vennero fatte diverse verisoni come quella eseguita con la collaborazione con il maestro del liscio romagnolo Raoul Casadei e la sua orchestra chiamata "La terra dei cachi (The Rimini tapes)". Nel brano, inoltre, è possibile trovare diverse citazioni ad artisti, canzoni o personaggi della storia italiana come "Papaveri e Papere" di Nilla Pizzi, "Una lacrima sul viso" di Bobby Solo, "La donna cannone" di Francesco De Gregori, "L'Aria" suite per orchestra n.3, "Il visagista delle dive" ovvero Gil Cagnè o "L'Italia non ci sta" riferito ad una frase di Oscar Luigi Scalfaro all'epoca Presidente della Repubblica Italiana. Mentre in una ulteriore versione nata dalla interpetazione nella finale di Sanremo in cui bisognava cantare in un minuto e pubblicata nell'album "Eat the phikis" del 1996 venne intitolata "Neanche un minuto di non caco" riferito ad un brano di Giulio Rapetti, in arte Mogol e Lucio Battisti dal titolo "Neanche un minuto di "non amore"". Una canzone che ha fatto epoca, quindi, e che ha lanciato nel modo discografico e, soprattutto, televisivo questo eccentrico gruppo che ha fatto della satira politicamente scorretta la propria ragione artistica.

 

 

 


 

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31 marzo 2021 3 31 /03 /marzo /2021 23:01
Sondaggi: La Sfida dei 100, 4°Fase-5°Sfida
La Sfida dei 100, 4°Fase-5°Sfida
 
 
 
 
 
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30 marzo 2021 2 30 /03 /marzo /2021 23:01
Sondaggi: Speciale Sanremo 2021

 

X Il migliore: Ermal Meta 43%

X Il peggiore: Aiello 67%

X Migliore Nuove Proposte: Folcast 60%

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