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"...E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai,

di giocatori tristi che non hanno vinto mai,

ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro

e adesso ridono dentro a un bar;

E sono innamorati da dieci anni,

con una donna che non hanno amato mai;

Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai..."

 

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe '68

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9 gennaio 2021 6 09 /01 /gennaio /2021 00:01

"Last minute" è un brano di  Ivano Fossati del 2008 e pubblicato nell'album "Musica moderna". Come sempre, anche in questo disco, è palese la maestria e la qualità di uno dei più grandi autori del nostro tempo che riesce sempre a cogliere degli aspetti particolari e delle sensazioni che solo un attento osservatore sa fare e, allo stesso tempo, riesce a trasmettere le stesse a chi lo ascolta attraverso l'uso delle parole giuste e della musica. In "Last minute" Fossati esprime la solitudine di un uomo costretto, evidentemente per lavoro, a vagare tra le città d'Europa senza trovare del tempo da dedicare a veri affetti ed alla propria vita. A causa di questa vita, il protagonista, si trova a bere in compagnia di sconosciuti per evadere dalla propria condizione che lo vede solo anche in posti affollati come, ad esempio, gli aeroporti. In questi viaggi, l'autore, mostra le conoscenze acquisite dal viaggiatore sulle varie culture e mentalità ritrovate nei tanti paesi visitati sottolineando anche la sostanziale uguaglianza che esiste, in temi di sentimenti e di complicità, tra le persone delle diverse nazioni. In tutto questo vagare, però, il protagonista non dimentica il proprio amore a cui spendisce ogni giorno un pensiero e che sogna di portarla con lui in determinati luoghi già ammirati da solo non appena ritornerà dall'ennesima trasferta. La solitudine e la mancanza della propria compagna si fa ancor più forte quando arriva la notte in quegli aeroporti illuminati ma privi di un reale calore umano. Un brano fantastico accompagnato da sonorità in pieno stile Fossati che rendono questo pezzo davvero molto particolare ed annoverabile tranquillamente tra i tanti grandi successi del cantautore genovese. Inoltre, "Last minute", è stata oggetto anche di un progetto molto interessante che ha visto sei giovani artisti tra cui Lele Battista, Niccolò Agliardi e Le Strisce reinterpretare a loro modo il brano rispettando il senso e la natura della composizione orginale ma ottenendo dei risultati molto differenti tra loro. Le sei nuove versioni più l'originale sono state raccolte in un ep ed è stato distribuito in tutti gli store digitali. "Mi ha colpito molto come gli artisti che hanno reinterpretato "Last minute" - commentò Fossati - ne abbiano compreso perfettamente la natura obliqua e realistica. Nessuno di loro ha tradito minimamente lo spirito della canzone, pur andando in sei direzioni diverse. "Last minute" esce dalle loro versioni ancor più ruvida e sinceramente - concluse l'artista in merito a questo progetto - era proprio quello che speravo". Quindi, questo brano, ha rappresentato anche una opportunità per diversi giovani di belle speranze di mettersi in mostra e cimentarsi con un capolovoro di uno dei grandi nomi della nostra storia musicale quale, appunto, Ivano Fossati.

 

 

 


 

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Ivano Fossati

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8 gennaio 2021 5 08 /01 /gennaio /2021 00:01

Federico Salvatore prosegue il suo viaggio nella napoletanità con "Mannaggia bubbà", nuovo singolo della sua prossima pubblicazione discografica. Quel percorso, iniziato ormai diversi anni fa, atto a riscoprire, rappresentare, divulgare, valorizzare ed, in taluni casi, a demonizzare la napoletanità più autentica e la storia della stessa si arricchisce adesso di un ulteriore tassello che ripercorre attraverso modi di dire ed espressioni dialettali il carattere e l'essenza del napoletano, quello però, come recita il testo di "due secoli fa". Questo è, infatti, probabilmente il centro della nuova fase di questa avventura storico-antropologica di Federico Salvatore sulla napoletanità, ovvero far riscoprire alle nuove generazioni chi siamo stati, far ritrovare quelle radici attraverso un libro di storia, i racconti degli anziani o, grazie alla sua opera, attraverso un disco. In questa epoca di povertà identitaria e culturale almeno le proprie origini dovrebbero essere conosciute e valorizzate. Il suddetto brano è riferito prevalentemente al linguaggio, alla lingua napoletana, patrimonio culturale e storico da preservare, tramandare e proteggere affinché non venga dimenticato o attualizzato con forme e sonorità che nulla hanno di a che vedere con l'idioma autentico. Perdere le nostre radici linguistiche sarebbe come strappare pagine della nostra storia, calpestare i nostri avi, cancellare parte del nostro dna. L'artista, quindi, mostra ancora il suo coraggio nell'esporsi in difesa della napoletanità e facendolo sempre con le sue armi migliori: grande cultura storica della materia, eccellenti capacità di scrittura e compositive, ironia e sarcasmo dosate al punto giusto ed una forza interpretativa e naturale, cruda, verace, napoletana in tutto e per tutto. Non farà paura a Federico affrontare questo nuovo cammino ancora senza l'appoggio di media nazionali che ormai per lo stesso artista è quasi motivo di vanto, visto da dove è partito questo ostracismo nei suoi confronti. La battaglia intrapresa dall'artista è ardua ma necessaria e Salvatore è quel Don Chisciotte con la maschera di Pulcinella e l'anima di Masaniello di cui la Napoli di oggi ha davvero bisogno.                   

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7 gennaio 2021 4 07 /01 /gennaio /2021 00:01

"Guagliò" è una canzone di  Nino D'Angelo del 1997 e pubblicata nell'album "A nu passo d'a città". Disco particolarmente riuscito quello del 1997 che arriva in una fase transitoria della carriera dell'artista napoletano e cioè tra quella melodica all'epoca del celebre caschetto biondo a quella più impegnata degli ultimi anni dove ha assunto una maturità esplosa in veri e propri capolavori. Anche in questo album sono presenti diverse canzoni che rientrano tra le pagine più bella della discografia di Nino D'Angelo come "Chesta sera", "Dint'a sta malincunia" e, appunto, "Guagliò". Musciata con la collaborazione di Carmine Tortora, il brano, parla della decisione del figlio del protagonista di abbandonare il tetto familiare per ricercare la propria indipendenza. L'autore, quindi, nelle vesti del padre mette in guardia il giovane dalle difficoltà della vita e dalla cattiveria del mondo. Il ragazzo, dal canto suo, non presta molta attenzione alle parole del padre credendo esagerate le preoccupazioni del padre dinnanzi ad un mondo che appare facile agli occhi ingenui del giovane. L'incoscenza data dalla tenera età e la voglia di correre da solo verso la propria avventura portano il giovane a non accorgersi della ferita che sta procurando ad un genitore che lo vede e lo vedrà sempre come un bambino. La natura dell'essere figlio, però, rende comprensibile tale comportamento ed il padre, prendendo atto della sua scelta, gli dona gli ultimi insegnamenti sulla durezza della vita e sulle avversità che essa può presentare raccomandandogli, inoltre, di non dimenticarlo nessuna sera facendogli sentire la propria voce al telefono affinchè possa addormentarsi sereno e, soprattutto, perchè quella voce gli è necessaria per sentirsi un qualcuno. Questo, infatti, è uno dei versi più belli presenti nel testo e cioè: "Nun me scurda' nisciuna sera...ca io nun m'addormo si nun chiamm...pecchè me serve 'a voce toia...pe' me senti' nu coccheruno...". Testo magnifico ed interpretazione intensa che fanno di questa canzone una vera perla della ricca storia musicale di un artista come Nino D'Angelo sempre capace di emozionare con il  suo grande talento autoriale ed espressivo.

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

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6 gennaio 2021 3 06 /01 /gennaio /2021 00:01

"Io camminerò" è un brano scritto da Umberto Tozzi in collaborazione con Giancarlo Bigazzi e lanciato da Fausto Leali nell'omonimo disco del 1976. Pochi mesi dopo, però, lo stesso Tozzi la inciderà nel suo primo album da solista, dopo quello d'esordio con i Data, intitolato "Donna amante mia" poi ristampato su cd nel 1988. Noto fino ad allora solo come autore, Tozzi, aveva scritto numerosi brani di successo per diversi artisti che andavano per la maggiore come lo stesso Leali o come Mina, Mia Martini, Riccardo Fogli, Marcella Bella o, ancora Wess e Dori Ghezzi per i quali scrisse "Un corpo, un'anima" che li portò a trionfare a Canzonissima nel 1975. "Io camminerò" riportò al successo un Leali in una fase non proprio felice della sua carriera e aprì le porte della grande musica, dopo la scelta di iniziare la propria carriera da solista, ad Umberto Tozzi. La canzone fu oggetto anche di altre cover come quella di Mina pubblicata nell'album "Singolare" del 1976 e quella di Marco Masini nell'album "Tozzi Masini" del 2006 dove l'uno canta i successi dell'altro e viceversa. Il testo parla di una storia d'amore dove l'uomo assume il ruolo di guida nella vita di quella unica entità che è una coppia innamorata. Il protagonista, quindi, farà la sua strada e la propria donna lo seguirà per tutta la vita creando una unione indissolubile. La strada della vita li porterà a condividere ogni momento fino alla grande gioia provata nello scoprire di aspettare un bambino, figlio di questo profondo amore così ben rappresentato. Una canzone d'amore in pieno stile Tozzi che si è sempre mostrato abile nel produrre brani mai banali che rappresentano il sentimento più forte che un uomo può provare. Un successo che sarà solo il primo di una lunga serie che hanno costellato la carriera di uno dei cantautori italiani più apprezzati all'estero e, soprattutto, in Francia dove è considerato una vera e propria star e che, insieme a Riccardo Cocciante, mantiene sempre alta la bandiera italica e la nostra arte musicale nella realtà transalpina. Ovviamente, oltre che in Francia, Tozzi è molto apprezzato anche in Italia e sono diverse le sue canzoni entrate di diritto nella storia della nostra gloriosa storia musicale.

 

 

 


 

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Dori Ghezzi

Fausto Leali

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Umberto Tozzi

 

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5 gennaio 2021 2 05 /01 /gennaio /2021 00:01

"Il niente" è un bellissimo brano inciso da Marco Masini nel fortunato album  "Malinconoia" del 1991. La canzone, scritta con Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, racchiude al meglio l'espressione artistica di quella prima grande fase discografica del cantautore toscano. In un periodo storico, tra l'altro molto vicino a quello odierno, in cui i giovani vivevano anni incerti e di grandi cambiamenti sociali, Masini rappresentava quella voce amica e sincera che saliva sul palco e, senza mezze misure, cantava la realtà di quei giorni fotografando al meglio, anche grazie al supporto dei suoi fidati collaboratori, le difficoltà, le angoscie e i pensieri più intimi che portavano i suoi coetanei meno fortunati e più deboli a perdersi nella depressione, nella droga, nell'alcool e a non considerare adeguatamente quel gran dono che è la vita. Sono gli anni, infatti, in cui l'Aids inizia a far sentire con forza la sua presenza nel nostro Paese e ciò è un chiaro sintomo della poca attenzione dei giovani di allora verso la vita e di quella leggerezza mista ad imprudenza usata nei rapporti occasionali e dovuta, più che altro, ad una bassa autostima per la propria esistenza in vista di un presente fatto di insoddisfazione di un futuro ancora più incerto. La paura del domani che non c'è che logarava quella gioventù viene urlata dal nuovo cantautore che solo l'anno prima ha fatto il suo esordio nel mondo discografico ma è già un simbolo di quella generazione che lo vede come un loro simile che, senza manie di grandezza, riesce a capire il loro stato trasmettendo, con la forza cruda delle parole, una speranza e, soprattutto, quella convinzione di non essere più soli ed incompresi. "Il niente", quindi, è proprio tra le canzoni che meglio rappresenta quel periodo e che rende chiaro il motivo per cui, Masini, veniva visto quasi come un profeta, etichetta tra l'altro sempre rifiutata dall'artista, da quella generazione che rimarrà sempre legata fortemente all'artista con il quale si instaurerà un rapporto quasi unico in Italia per ciò che concerne il binomio fan-artista. Parlando del testo, Masini, canta, ad esempio, l'insofferenza dei giovani nei rapporti personali, l'insoddisfazione che serpeggia nelle coppie che hanno tutto ma gli manca la speranza del domani, la vana ricerca di un posto di lavoro sempre destinato ai soliti raccomandati e la difficoltà di vivere un presente che non offre reali stimoli. In tutto questo, Masini, però prova a dare una speranza professando l'amore anche nei confronti di un niente che, in ogni caso, è parte di una vita che va protetta. Masini, tra l'altro, mette molto della sua vita in questa canzone: anche lui ha conosciuto queste angoscie ed anche lui ha più volte affrontato un niente che gli condizionava l'esistenza. I tanti no ricevuti nel mondo discografico e la prematura scomparsa della madre, ad esempio, sono aspetti che hanno influito non poco sulla vita e sulla storia personale ed artistica di Masini e, forse, proprio l'anima della madre che dall'alto lo protegge gli ha dato la forza di superare tutto ciò e di mettere in musica queste sensazioni al fine di aiutare una gioventù che viveva, nell'intimo, il suo stesso stato di insoddifazione e di frustrazione. Proprio in questo brano, infatti, Masini cita la madre che raggiungendolo in sogno lo sprona a sopportare il male e gli fa capire che, per andare avanti, bisogna imparare ad amare anche il niente. Inoltre, Masini, chiude il brano lanciando un chiaro messaggio di speranza per quei giovani invitandoli a riflettere sull'importanza della vita e delle piccole cose che, nonostante tutto, ancora ci offre: "Eppure c'è ancora qualcosa che vale...la voglia di andare incontro alla vita...la vita è un ragazzo che urla il giornale...invece il silenzio è la voce del niente". Un brano intenso e profondo, quindi, che, vista la situazione del nostro Paese e la condizione dei nostri giovani, appare ancora molto attuale e andrebbe rilanciato nelle radio per la forza del suo messaggio e destinato all'odierna gioventù che rivive, suo malgrado, le medesime sensazioni dei ragazzi degli anni '90.

 

 

 

 

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4 gennaio 2021 1 04 /01 /gennaio /2021 00:01

"Parla più piano" è una cover italiana realizzata sul celebre tema del film "Il Padrino" di Francis Ford Coppola composta da Nino Rota nel 1972. Il testo originale è stato scritto da Larry Kusik con il titolo di "Speak softly love" mentre la celebre versione strumentale è conosciuta semplicemente come "The Godfather theme". In Italia, intanto, sono diversi gli artisti che lanciano una propria versione del brano come Ornella Vanoni, Johnny Dorelli e Fausto Papetti ma chi otterrà maggior successo sarà Gianni Morandi che pubblica il brano nell'album "Il mondo cambierà" del 1972 con il testo adattato in italiano da Gianni Boncompagni. Tra le circa venti versioni lanciate insieme al film, però, ottengono un ottimo riscontro anche gli italo-americani Santo e Johnny oltre, naturalmente, alla versione originale. Il brano, che accompagnerà l'intera saga del celebre capolavoro cinematografico premiato con ben nove oscar, farà il giro del mondo collezionando versioni in svariate lingue e generi musicali. Il primo interprete fu Andy Williams prima che il capolavoro di Rota diventi patrimonio comune. Nell'ultimo film della trilogia, però, viene proposta un'altra verisone italiana ovvero quella in dialetto siciliano che nel film Anthony Corleone, interpretato da Franc D'Ambrosio, canta al padre Michael, Al Pacino, dal titolo "Brucia la terra" con testo di Kaballà e cioè Giuseppe Rinaldi, musicista e cantautore catanese. Questa stupenda versione è stata ripresa nel 2009 dal gruppo degli Avion Travel guidato dalla penetrante voce di Peppe Servillo per il disco "Nino Rota, l'amico magico" interamente dedicato al grande compositore milanese. Per ciò che riguarda i testi, in "Brucia la terra" vi è il dolore di un uomo che ha perso la sua donna ed il riferimento è proprio alla prima moglie di Michael Corleone, Apollonia Vitelli, interpretata da Simonetta Stefanelli, morta in un tragico attentato destinato al marito nel primo capitolo della saga mentre, "Parla più piano", non ha un preciso riferimento al film ma è una canzone d'amore in cui un uomo chiede alla propria donna di vivere quel forte sentimento, probabilmente clandestino, in intimità affinchè questo grande amore, all'insaputa di tutti, possa durare in eterno. Due versioni, quindi, affascinanti che impreziosiscono un vero e proprio capolavoro in tema di composizioni musicali. La colonna sonora, infatti, ancora oggi tra le più note ed apprezzate in tutto il mondo, resta uno temi più belli della storia del cinema. Mettere le parole su questo capolavoro non è stata cosa facile anche perchè gli autori dei testi avevano una grande responsabilità sapendo di dover coprire quel magnifico tappeto musicale senza farlo rimpiangere ma dando ancora più forza al sottofondo utilizzando un testo ed un significato adatto. Boncompagni e Rinaldi, in questi due casi, sono, quindi, riusciti a non penalizzare l'anima della composizione conferendo alla stessa un ulteriore slancio.

 

 

 

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3 gennaio 2021 7 03 /01 /gennaio /2021 00:01

"Dolcenera" è uno dei brani più particolari e, se vogliamo, criptici, del re dei cantautori italiani ovvero Fabrizio De André. Scritta con Ivano Fossati per l'album "Anima salve" del 1996, l'ultimo, tra l'altro, registrato in studio dallo stesso Faber prima della sua morte, la canzone viene riproposta, come in questi giorni, ogni qual volta vi è una alluvione a Genova, situazione ormai che si ripete in maniera sistematica sia per la formazione geografica del territoria sia e soprattutto per la non curanza delle istituzioni. Questo triste scenario, rappresentato in maniera cruda e profonda, da De André è appunto il teatro in cui si svolge il paranoico viaggio mentale di un folle innamorato. Quest'uomo, perso nel suo disperato sentimento verso una donna sposata e, quindi, non corrisposto attende l'arrivo della sua amata cancellando ogni possibile ostacolo dall'agognato incontro. La donna non arriverà mai a destinazione ma per il protagonista diventa quasi superflua la sua reale presenza. "Lui è convinto - spigava lo stesso De André - di farci l'amore, ma lei è con l'acqua alla gola". L'artista ligure paragona, inoltre, questo tipo di sogno a quello di un tiranno, il quale cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto. Un capolavoro assoluto che, oltre l'aspetto sentimentale ed onirico, provoca brividi quando si ascolta l'attualità delle parole dell'artista in merito a quella alluvione. Dai suoi versi ci si accorge in maniera evidente che da allora non è cambiato nulla e che quelle parole, oggi, fanno ancora più male. "...Acqua che non si aspetta, altro che benedetta... acqua che spacca il monte, che affonda terra e ponte...acqua per fotografare per cercare i complici da maledire...", sono solo alcuni dei tratti di questo brano che a sentirli oggi, dopo quasi vent'anni, non si riesce a capire come le istituzioni non si siano ancora mosse per ovviare a questi disastri annunciati. Nell'ultima settimana, questo brano, ha fatto, in pratica da colonna sonora in tutti i telegiornali e programmi di approfondimento ma si spera solo che, le parole di Faber, siano arrivate finalmente nelle orecchie e nell'anima di continua a chiudere gli occhi. La patria della grande scuola cantautorale italiana non può più essere vittima di questa negligenza e le parole del più grande poeta del nostro '900 non possono essere perse nel vento. Forza Genova!    

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2 gennaio 2021 6 02 /01 /gennaio /2021 00:01

"Tu vuò fa l'americano" è il brano più celebre ed anche uno dei più belli della discografia di Renato Carosone, Carusone all'anagrafe. Pubblicata su 45 giri nel 1956 e l'anno dopo su EP, la canzone è stata scritta per il testo da Nicola Salerno, storico paroliere italiano noto come Nisa, e per la musica dallo stesso Carosone che fuse swing e jazz alla tradizionale canzone napoletana. Da sempre ispirato ai suoni d'oltre oceano, il musicista, cantautore e direttore d'orchestra, realizzò questa composizione in un quarto d'ora e fu da subito convinto di aver scritto un successo. Per ciò che concerne il testo, l'idea nasce nel vedere nella Napoli di allora, anche per la presenza delle basi NATO, la tendenza di molti giovani che frequentavano le zone attraversate dagli americani e traendo da loro spunti negli atteggiamenti, nel vestire, nella cultura, nel linguaggio, negli usi e i costumi quindi, degli americani. Le sonorità jazz si diffondono in maniera importante tra i giovani del territorio napoletano, si vede sempre più gente indossare jeans e fumare tabacco americano. Tutti particolari che Carosone e Nisa raccolgono in questo brano per rappresentare, con la solita ironia, una talvolta eccessiva americanizzazione dei giovani napoletani poi comunque costretti a fare i conti con le proprie origini e le proprie radici fosse anche per il pratico mantenimento economico. Il brano, negli anni, oltre a diventare il manifesto carosoniano per eccellenza, diventa un successo internazionale, interpretato anche in inglese ed in francese in diverse versioni e sonorità realizzati da molteplici artisti tra cui Lou Bega, Pitbull, Albano Carrisi, Mario Trevi e Sophia Loren che la esegue nel film "La baia di Napoli" di Melville Shavelson del 1960. L'esordio cinematografico del brano, però, vede proprio Carosone interpretarlo nel film "Totò, Peppino e le fanatiche" di Mario Mattoli del 1958. Nel 1999, invece, nel film "Il talento di Mr.Ripley" di Anthony Minghella, la canzone viene eseguita da Rosario Fiorello insieme a Matt Damon e Jude Law. Esistono anche alcune parodie del brano tra cui "Tu vuò fa 'o talebano" scritta da Andrea Zingoni nel 2001 e cantata dal pupazzo digitale Gino il pollo. Tra l'altro, spesso, il brano è stato mixato in diverse versioni da discoteca riscontrando, anche in quel contesto, un enorme successo internazionale. Un brano senza fine, quindi, che parte da Napoli e abbatte proprio quelle barriere geografiche e culturali sulle quali si ironizza nel testo e che continuerà ad essere parte della colonna sonora della vita per molte altre generazioni nonostante il brano sia datato 1956 e che i suoi autori siano fisicamente scomparsi già un pò: Nisa nel 1969 e Carosone nel 2001. La loro opera e la loro grandezza resterà sempre un vivo ricordo grazie a pezzi di storia musicale e culturale che ci hanno lasciato proprio come l'eterna "Tu vuò fa l'americano".          

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1 gennaio 2021 5 01 /01 /gennaio /2021 00:01
Sondaggi: La sfida dei 100, 4°Fase-2°Sfida
La Sfida dei 100, 4°Fase-2°Sfida
 
 
 
 
 
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31 dicembre 2020 4 31 /12 /dicembre /2020 00:01
Sondaggi: "La musica che gira intorno...Note d'oro 2020"

 

X Miglior Canzone 2020: "Il confronto" Marco Masini 60%

X Miglior Album 2020: "Zerosettanta" Renato Zero 50%

X Miglior Artista 2020: Renato Zero 75%

 

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