Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno, chiunque tu sia

e mi vesto di sogno per darti se vuoi,

l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi..."

 

Renato Zero- La favola mia

Sondaggi

La Sfida dei 100, 7°Fase-1°Sfida
 
 
 
pollcode.com free polls
23 settembre 2021 4 23 /09 /settembre /2021 23:01

"Via con me", pubblicata anche con il titolo di "Via con me (It's wonderful)", è sicuramente il brano che ha permesso a Paolo Conte di consacrarsi in maniere definitiva tra i grandi della nostra musica. Il brano è inciso nel quarto album dell'artista "Paris milonga" del 1981 e rappresenta quello stile tra jazz e swing che contraddistinguerà tutta la carriera di Conte. Tra gli artisti italiani del genere, Paolo Conte, è praticamente una istituzione e questo anche perché ha saputo conciliare quelle particolari sonorità con una grande attenzione ai testi confermando, in tal modo, anche la matrice cantautoriale dell'artista astigiano. Nella sua carriera, Conte, infatti ha scritto per tantissimi artisti, pur collaborando con diversi parolieri come Vito Pallavicini, dimostrando le sue tante virtù oltre alla naturale abilità con il pianoforte che lo ha reso uno dei nomi più celebri del jazz italiano e non. Proprio con questo album, infatti, per la prima volta Paolo Conte abbatte con la sua musica i confini italici ottenendo grandi riscontri che manterrà fino ai giorni nostri. Un artista completo che è riuscito a collaborare con i più grandi musicisti jazz del pianeta e a portare, con tanta qualità, la musica italiana nel mondo pur proponendo prodotti tutt'altro che commerciali. E l'inizio di tutto ciò è proprio il suddetto album e soprattutto "Via con me" che negli anni non ha perso mai la sua forza pur essendo stata utilizzata come colonna sonora di diversi film in tutto il mondo oltre che per svariati spot pubblicitari e trasmissioni televisive. Lo stesso Conte, infatti, aveva paura dell'usura del brano e lo ammise dichiarando: "Vorrei che le canzoni non si consumassero mai. Per un compositore sono il profumo di un mazzo di fiori, e a forza di sentirle questo profumo a volte rischia di andarsene. Alcune di esse hanno avuto, però, più fortuna presso il pubblico. Una di queste, oltre "Azzurro", è di certo "Via con me". La cosa mi fa piacere perché, è sicuramente tra le mie preferite". Questa paura, però, è stata evidentemente sconfessata dai fatti. "Via con me", continua ad essere molto usata in diversi contesti in tutto il mondo ma non ha mai perso quel suo meraviglioso "profumo". Il testo del brano vede protagonista un uomo che incita la sua amata a seguirlo per la vita in un susseguirsi di immagini affascinanti e suggestive che rappresentano attimi di solitudine, di passione ma anche di ironia, elemento sempre molto presente nelle composizioni di Conte. Del brano, inoltre, sono state fatte divese cover che hanno visto protagonista, tra gli altri, anche Roberto Benigni che ne ha pubblicato una sua versione in un 45 giri del 1983 utilizzandola anche come colonna sonora del suo film "Tu mi turbi" dello stesso anno. Un successo senza fine, quindi, che mostra tutta la sensibilità artistica di uno dei grandi nomi dell'arte italiana e del jazz in particolare. 

Condividi post
Repost0
22 settembre 2021 3 22 /09 /settembre /2021 23:01

"Tre Signori" è un brano scritto e presentato da Enrico Ruggeri durante la serata finale del Festival di Sanremo 2015 nelle vesti di ospite e di promotore della Nazionale Cantanti in vista della nuova partita del cuore. Ruggeri, in realtà, con questo brano doveva essere in gara al Festival per poi defilarsi all'ultimo momento per problematiche relative ai tempi di lavorazione del nuovo album. Fu, infatti, lo stesso artista, dato ormai per certo tra i partecipanti alla kermesse canora, a palesare con rammarico, attraverso i social network, la sua defezione a poche ore dall'annuncio ufficiale del cast artistico di Carlo Conti. Il rammarico per lui è stato forte e lo è stato anche per la musica italiana e per il Festival in generale. La promessa, infatti, di un pezzo particolare ed affascinante è stata ampiamente confermata alla sua esecuzione, fuori gara, al teatro Ariston. Ruggeri, ha in qualche modo immaginato quel luogo dell'anima e del pensiero che per convenzione chiamiamo paradiso omaggiando tre illustri personaggi che vivono quella dimensione dopo aver onorato al meglio la loro vita in terra.L'artista immagina, quindi, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci che accolgono l'ultimo arrivato Giorgio Faletti descrivendo una situazione tutt'altro che triste e monotona. L'autore crede che, come nella vita terrena, anche in quella celeste, i tre continuino a fare dell'ironia, dell'intelligenza, del pensiero e dell'arte le proprie armi. Ruggeri ci parla di tre grandi artisti che hanno saputo dare il meglio di loro stessi in diverse forme. I tre hanno rappresentato un ruolo importante nella cultura italiana, oltre che milanese, passando con naturalezza ed il medesimo talento tra musica, teatro, scrittura, poesia e quant'altro non mettendo mai barriere al proprio estro e risultando sempre all'altezza. Ruggeri, quindi, attraverso i versi del brano ripercorre un po' le loro storie artistiche e le loro virtù umane immaginado l'apertura di un nuovo sipario in cui hanno ritrovato la propria dimensione ed a cui continuano a dar lustro con il solito modo di fare scherzoso e sarcastico. Un omaggio, quindi, in punta di penna e poesia che vede la morte solo come una nuova fase della loro storia e che è stato composto da un personaggio che in quei "Tre Signori" si rivede non poco. Anche Ruggeri, infatti, ha mostrato con successo tante diverse facce della sua arte, muovendosi con disinvoltura tra musica d'autore, programmi televisivi, romanzi e, ultima in ordine di tempo, conduzione radiofonica. Un altro grande Signore, quindi, della nostra cultura che abbiamo ancora la fortuna di goderci nel nostro teatro terrestre e si spera sarà così ancora a lungo.          

Condividi post
Repost0
21 settembre 2021 2 21 /09 /settembre /2021 23:01

"Io che non vivo (senza te)" è uno di quei classici della musica italiana che hanno fatto il giro del mondo e che ancora oggi non perdono la loro forza trovando sempre nuove reinterpretazioni permettendole di ogni confine temporale, geografico e generazionale. Scritta per il testo da Vito Pallavicini e per la musica da Pino Donaggio, la canzone, viene presentata al Festival di Sanremo del 1965 dallo stesso Donaggio in coppia con Jody Miller. Il brano, inciso da Donaggio in un 45 giri insieme a "Il mondo di notte" si classificò settimo nella kermesse ma già primo sul mercato discografico ma la vera mossa che consentì il successo internazionale al brano fu l'interpretazione in inglese da parte di Dusty Springfield, anch'essa in gara in quel Festival, con il titolo "You don't have to say you love me". Il mito vuole che l'artista registrò il brano nella tromba delle scale per avere un effetto migliore. Il brano scalò le classifiche mondiali e venne ripreso da tantissimi artisti tra cui addirittura Elvis Presley. Oggi, a 50 anni dall'esordio, il brano ed il suo interprete vengono premiati con un riconoscimento alla 65° edizione del Festival di Sanremo che testimonia l'infinita vita di una canzone che non conosce oblio. Il testo, in fondo, percorre un sentiero semplice ed attraversato più volte nella musica italiana ed internazionale e cioè quello di un uomo innamorato che sta per essere lasciato dalla sua donna e che non riesce ad immaginare una vita senza di lei. Un concetto, quindi, non particolarmente originale ma svolto attraverso un attenzione sia autoriale che musicale che gli ha permesso di abbattare ogni barriera e di essere ancora oggi, dopo cinquant'anni dal suo debutto, uno dei brani italiani più venduti e più ascoltati al mondo.  

Condividi post
Repost0
20 settembre 2021 1 20 /09 /settembre /2021 23:01

"Ciucculatina d''a ferrovia" è uno dei capolavori nascosti di Nino D'Angelo, uno di quei brani che non hanno goduto della giusta promozione e che, essendo, come sempre per D'Angelo, in dialetto napoletano, non ha potuto ottenere l'adeguata considerazione in ambito nazionale. Si sta parlando di un vero capolavoro che tra i fans di D'Angelo rimane uno dei pezzi storici dell'artista ed anche lo stesso autore lo ritiene uno di quei brani fondamentali per la sua crescita e per la sua piena maturazione artistica. Un brano come se ne scrivono pochi in una intera carriera e che non sempre il riscontro commericale premia a dovere. Incisa nell'album "Tiempo" del 1993 ed arrangiata da Peppe Narretti, il brano parla di una giovane ragazza dall'adolescenza difficile che sopravvivve di espedienti in quel micromondo rappresentato dalla ferrovia, la stazione centrale di Napoli, dove lo stesso Nino, prima di diventare ciò che conosciamo, è stato per un tempo venditore di gelati. In qualche modo, anche se la protagonista del brano è una donna, Nino ripercorre in lacrime e poesia alcuni anni difficili della sua stessa vita conoscendo a fondo le sensazioni che si provono e le umiliazioni che si è costretti a subire in quel contesto privo di digità e di calore umano. Tra la vendita abusiva di sigarette di contrabbando, carezze rubate da cento mani sconosciute, il rimpianto di una adolescenza mai realmente vissuta, "ciucculatina" che non ha mai conosciuto giocattoli, scuola, sogni, amore, si lascia mangiare dall'oscurità di quel mondo che ha imparato a conoscere a poco più di vent'anni. La sua nascita è dovuta ad uno sbaglio e nel freddo di quelle notti lei si ritrova ad accettare quel destino, davanti ad una bancarella, "scugnizza" e "santarella" allo stesso tempo. Un brano bellissimo, quindi, che forse convince definitamente anche lo stesso Nino delle proprie capacità autoriali permettandogli di passare, anno dopo anno, ad un repertorio sempre più profondo e qualitativo consegnandoci ai giorni nostri uno, se non il più grande, cantautore della attuale musica napoletana.    

Condividi post
Repost0
19 settembre 2021 7 19 /09 /settembre /2021 23:01

"Brivido felino" è uno dei dieci brani presenti nell'album "Mina Celentano" del 1998 ed è anche uno dei più amati dal pubblico di quella storica collaborazione tra Mina ed Adriano Celentano insieme a "Acqua e sale" e "Che t'aggia di", cantato in dialetto foggiano. Il disco tra i due artisti arriva in un momento particolare: Celentano sta preparando il suo ritorno in televisione e le le vendite dei suoi dischi vivono un periodo di calo. Nasce così l'idea di chiamare la sua grande amica Mina e confezionare questo album insieme ottenendo un risultato straordinario. Il disco vende oltre 1,6 milioni di copie e risulta, ad oggi, l'album più venduto di Mina insieme ad "Attila" del 1979. Il suddetto brano proposto anche per il mercato spagnolo con il titolo "Corazon felino" insieme a Diego Torres, parla della sintonia amoroso di una coppia in cui lei sospettava di essere l'unica a cercare ancora momenti di passione ed, invece, si accorge che anche l'uomo è in cerca della stessa passione. Allora vi è il solito gioco delle parti fino a che il "brivido felino" non ottiene il desiderato epilogo. La canzone è stata scritta da Paolo Audino e Stefano Cenci. Tra le curiosità legate a questo album vi è anche quella che, secondo i giornali dell'epoca, doveva farne parte anche Lucio Battisti, poi scomparso alcuni mesi dopo, e che avrebbe dovuto chiamarsi "H2O". Un successo commerciale, quindi, che da nuova linfa a due pilastri della nostra musica come Adriano Celentano e Mina che, ancora oggi, continuano a destabilizzare il mercato discografico ad ogni nuova produzione.  

Condividi post
Repost0
18 settembre 2021 6 18 /09 /settembre /2021 23:01

"Miserere" è un brano del 1992 pubblicato nell'omonimo album di  Zucchero Fornaciari, Adelmo  all'anagrafe. Scritta dallo stesso artista emiliano insiema a Bono Vox degli U2, questa canzone, vede la partecipazione interpretativa di un vero e proprio simbolo dell'arte del nostro Paese e cioè il tenore  Luciano Pavarotti. Fu quello il primo duetto, di un certo livello, eseguito tra un tenore ed un cantante di musica leggera. Il brano fu lanciato in tutto il mondo ed ebbe un discreto successo anche se, come pare, "Big Luciano", era contrario a questa operazione e si convinse solo dopo aver ascoltato un'incisione di prova eseguita da, un allora sconosciuto,  Andrea Bocelli che prenderà parte anche al "Miserere Tour" nel 1993 sostituendo, nell'esecuzione del suddetto brano, lo stesso Pavarotti. Il testo esprime la volontà di apprezzare il dono della vita anche nelle situazioni umanamente più misere. Si parla, quindi, di peccatori persi nel vivere che brindano alla vita e non perdono, dinnanzi al sole che comunque splende, la speranza di ritrovare quella gioia interna e quella serenità smarrita nel loro percorso terreno. Magari, ritrovando tutto ciò, sul punto di morte: "Miserere", infatti, è anche una preghiera di veglia per i defunti in cui si chiede la pietà di Dio, nel cancellare le proprie colpe, secondo la sua grande misericordia. Un brano molto bello, quindi, che viene amplificato da un'ottima interpretazione e dalla particolarissima presenza di Pavarotti che innalza lo spessore e la cifra qualitativa ed emozionale della canzone. L'album venderà 700.000 copie in Italia e 1.400.000 in Europa risultando, dunque, un'operazione più che positiva per il bluesman di Reggio Emilia. Pavarotti, invece, convinto da questo esperimento continuerà a proporre duetti istituendo il celebre spettacolo benefico "Pavarotti & Friends". Il tenore modenese si spegnerà nel 2007 a causa di un cancro al pancreas ma il suo nome resterà per sempre un marchio dell'arte italiana in tutto il mondo.

 

 

 


 
Condividi post
Repost0
17 settembre 2021 5 17 /09 /settembre /2021 23:01

"Avevo un cuore (che ti amava tanto)" è stato uno dei cavalli di battaglia di Mino Reitano. Un successo che ha rappresentato l'apertura totale della discografia italiana verso un artista sensibile e capace di interpretare e scrivere, anche per altri artisti, nel corso degli anni diversi successi che fanno parte della storia della musica italiana. Il suddetto brano viene pubblicato in un 45 giri insieme a "Liverpool addio" nel 1967 per poi essere riportato nel primo album dell'artista "Mino canta Reitano" del 1969. Sono i primi anni artistici di Reitano che porta il brano a Castrocaro dove, però, c'era già stato due anni prima cantando in inglese ed arrivando in finale con "It's over" di Roy Orbison che poi pubblicherà l'anno successivo in italiano con il titolo "La fine di tutto". Nel 1967 approda a Sanremo con "Non prego per me", un brano scritto da Battisti e Mogol che credono molto in lui, e in estate dello stesso anno torna al Cantagiro con "Quando cerco una donna". Il 1968 è l'anno della consacrazione, entra in classifica con "Avevo un cuore (che ti amava tanto)", incisa a fine '67, e con "Una chitarra, cento illusioni" che conquista il disco di d'argento con oltre 500 mila copie vendute. Questi successi consentono a Reitano l'acquisto di un terreno ad Agrate Brianza che diventerà il "Villaggio Reitano" ospitando per generazioni la famiglia dell'artista. Come detto, quindi, sono questi primi successi ad aprire a Mino le porte della grande musica italiana dalla quale uscirà solo il 27 gennaio 2009 quando un cancro all'intestino se lo porta via prematuramente. Per commemorare l'artista, inoltre, il 25 ottobre del 2009 l'Italia emette un francobollo da 1€ dedicato a lui nell'ambito di una serie di valori a favore della musica italiana che comprende gli omaggi per Luciano Pavarotti e Nino Rota con francobolli del valore rispettivamente di 0,65€ e 1,50€. Tornando al brano che ha favorito questo glorioso percorso culminato con la sfortunata scomparsa tra l'affetto di un pubblico che lo ha sempre amato, c'è da dire che tra gli autori vi sono Nicola Salerno, in arte Nisa, il figlio Alberto e il fratello di Mino, Franco Reitano. Il testo rappresenta la disperazione di un ventenne lasciato da quella donna che gli ha rubato il cuore. L'uomo, deluso da questa esperienza, vive ancora nella speranza di un ritorno che chiede a gran voce non trovando la forza di andare avanti senza di lei. Una linea melodica tipica di quegli anni, quindi, accompagna la sentita interpretazione di un Reitano in grande forma che conquisterà la critica ed il pubblico dell'epoca e che ancora oggi è ricordata tra le sue migliori performance. Un successo che preparerà la strada a tanti altri prodotti di ottima fattura e che resterà un simbolo per la tutta la sua carriera e la sua vita caratterizzata, in tutti gli aspetti, da un grande cuore che ha amato tanto la musica, la famiglia, la patria e la gente comune e che da tutti è stato sempre ripagato con la stessa moneta.   

Condividi post
Repost0
16 settembre 2021 4 16 /09 /settembre /2021 23:01

"Quelli come noi" è una delle più belle canzoni di Danilo Amerio, autore validissimo ed ottimo interprete raramente supportato mediaticamente per il suo valore artistico. Il brano viene presentato al Festival di Sanremo del 1994 tra le Nuove Proposte per poi essere pubblicato nel secondo album del cantautore "Danilo Amerio". La canzone si classificherà terza nella categoria in un Festival dove Amerio collabora anche per il brano "Signor Tenente", brano che porterà il secondo posto tra i Big a Giorgio Faletti. Inoltre, l'artista, firma anche l'intero album di Valeria Visconti, anch'essa in gara tra le Nuove Proposte di quell'anno. Una presenza forte, quindi, in un Festival dove Amerio già era stato presente nel 1993 al fianco di Mietta e i Ragazzi di via Meda ottenendo un quarto posto con il brano "Figli di chi". Danilo, poi, tornerà al Festival nel 1995 con "Bisogno d'amore" classifandosi sesto tra i Big e nel 2008 come autore del brano "Non finisce qui" presentato da Little Tony e giunto nono. Oltre Sanremo, però, la storia di Amerio inizia proprio come autore e collaboratore per diversi artisti del calibro di Umberto Tozzi, Raf, Marco Masini, Anna Oxa, Mia Martini, Aleandro Baldi, Paolo Vallesi, Morris Albert, Nicola Di Bari, Fiordaliso, Fausto Leali e altri collezionando successi e stima tra gli addetti ai lavori. "Quelli come noi", invece, rappresenta un po' il primo passo verso la grande notorietà personale come interprete delle proprie canzoni. Dopo, infatti, il secondo posto al Cantagiro nel 1992 con "Buttami via", Sanremo, apre le porte del grande pubblico all'artista e Danilo coglie al meglio quell'occasione per mostrare tutto il suo talento. Il testo parla della gente comune, persone semplici sempre in lotta con le problematiche del quotidiano ed i soprusi dei potenti. Un po' come gli ultimi e gli antieroi cantanti da Fabrizio De André, Amerio, dà voce a queste persone che, tra sacrifici e delusioni, sono sempre in cerca di un futuro migliore in una vita che non li soddisfa ma che continuano ad onorare, giorno per giorno, con umiltà, onestà e dignità non perdendo mai la speranza che qualcosa cambi. Ma, in un mondo di avvoltoi, la vittoria per questa gente diventa una utopica illusione che può servire solo ad aiutarli ad andare avanti continuando sempre a subire passivamente un sistema diretto dai potenti e dagli eroi di turno. Un sistema, allora come oggi, in cui viene premiata la furbizia e la prepotenza a discapito dell'onestà e dell'umiltà della gente semplice. Un discorso, quindi, ancora attualissimo che conferma le doti autoriali, oltre che interpretative, di un artista che avrebbe meritato maggiore visibilità e che ancora oggi, nell'indifferenza dei principali media, continua con difficoltà e senza alcuna promozione, a proporre la propria arte e in contesto musicale italiano come quello attuale così povero di penne pensanti è davvero un peccato trascurare un artista di tali capacità.     

Condividi post
Repost0
15 settembre 2021 3 15 /09 /settembre /2021 23:01

"Ritornerai" è uno dei brani più rappresentativi di Bruno Lauzi, cantautore e poeta nato ad Asmara in Eritrea (allora suolo italiano), ma cresciuto e vissuto in quel di Genova ed appartenente, quindi, a quella grande scuola musicale ligure che ha messo le basi del più grande movimento cantautore italiano. Lauzi è ricordato soprattutto per la sua poliedricità: da interprete raffinato ad autore profondo e poetico ma anche spirito ironico e sarcastico di natura che lo ha portato ad essere anche un cabarettista. Le sue maggiori perle, nel campo musicale, Lauzi le ha regalate soprattutto alle più belle voci femminile della musica italiana come Mia Martini e Ornella Vanoni ma anche per artisti allora alle prime armi come Edoardo Bennato o Roberto Vecchioni riuscendo anche in imprese artistiche in cui in molti avevano fallito. Una su tutte "Almeno tu nell'universo" per Mimì: furono in tanti a provare a scrivere un testo su quella musica fantastica quanto ardua ma solo lui riuscì a realizzarlo componendo uno dei brani più belli della nostra storia musicale. Da artista controcorrente, Lauzi, non ha mai avuto un grande impatto mediatico ed il suo successo sarà dovuto solo al suo immenso talento. Tanti sono stati i successi che ha fornito alla nostra musica e, in molti di questi casi, è spesso dimenticato il suo apporto autoriale. Di frequente, infatti, viene ricordato l'interprete o colui che ha portato un determinato brano al successo tralasciando erroneamente chi quel brano l'ha scritto permettendo a chi l'ha inciso di ottenere la gloria ed il successo. Il successo, quello mediatico ed economico, forse Lauzi non l'ha vissuto o, almeno, non nella misura in cui lo meritasse ma ha sempre avuto quello popolare. La sua simpatia e l'empatica con il pubblico gli hanno permesso di ottenere un riscontro da parte del popolo forse più forte di quello ottenuto realmente attraverso la musica cha ha regalato, per lo più dietro i riflettori, in tanti anni di carriera. Il suo brano più noto, di quelli realizzati personalmente anche come interprete oltre quelli del suo avvocato Paolo Conte di cui è stato "ambasciatore" e maggiore interprete per diversi anni, è sicuramente "Ritornerai", una canzone che parla di un amore finito in cui, però, il protagonista non perde la speranza di un riavvicinamento. Sulle note di un bolero, Lauzi, propone un testo semplice ma non per questo privo di forza, poesia e profondità. Un brano che sarà inciso prima in un 45 giri del 1963 e poi nell'album "Ti ruberò" nel 1965 con arrangiamento di Angel "Pocho" Gatti, maestro di origini argentine. La canzone non ebbe subito un ottimo riscontro di vendite ma conquisterà negli anni la sua immortalità anche grazie alle tante cover offerte da artisti come Ornella Vanoni, Franco Battiato, Delta V, Carmen ConsoliMorgan e più recentemente dal giovane Michele Bravi. Un pezzo di storia, quindi, della musica italiana che è diventato, anno dopo anno, il ricordo più rappresentativo di un buffo e simpatico "Piccolo uomo" (altro grande brano scritto per Mia Martini) che nascondeva una immensa anima artistica.   

Condividi post
Repost0
14 settembre 2021 2 14 /09 /settembre /2021 23:01

"Io ci sarò" è il brano che segna il debutto da solista di Piero Pelù dopo vent'anni di storia musicale realizzata con il gruppo dei Litfiba dal 1980 ed in particolar modo con l'amico e socio di sempre Ghigo Renzulli. Il brano del 2000, sarà inciso nell'album "Né buoni né cattivi" dello stesso anno non prima però di aver lanciato un libro autobiografico dal titolo "Perfetto difettoso". In realtà, Pelù, già nel 1999 aveva avuto una esperienza senza i Litfiba per il singolo "Il mio nome è mai più" cantato con Lorenzo Jovanotti e Luciano Ligabue anche se, nello stesso anno, aveva pubblicato con il suo gruppo storico l'album "Infinito": forse il successo dal punto di vista commericale più forte della band. Ma proprio quel disco trainato da "Il mio corpo che cambia", canzone che poi si scoprirà creata a tavolino proprio per ottenere un riscontro positivo dalla vendite, sarà la ragione principale dell'abbandono di Pelù. Lo spirito rock e crudo della loro anima musicale si era persa per quelle logiche di mercato che il leader firentino non ha mai messo in primo piano nella sua attività. I contrasti, già presenti per altre ragioni, trovano in questa ultima situazione la definitiva, poi divenuta momentanea, rottura. Proprio con "Io ci sarò", Pelù, sottolinea la volontà di farsi rispettare, senza abbassare lo sguardo con nessuno e di essere pronto a vivere un'altra storia con entusiasmo e con le proprie idee. L'artista, nel brano, si definisce "assassino del suo passato" ed è, quindi, palese il collegamento tra le parole della canzone e la sua vicenda professionale. Questa durezza espressa da un artista che aveva solo voglia di portare in scena il suo pensiero si è poi attenuata col tempo fino al ritorno, nel 2009, con i Litfiba senza però abbandonare la sua attività da solista. Vent'anni di musica ed emozioni non si possono cancellare e nonostante le incomprensioni Pelù ha giustamente scelto di vivere parallelamente le due realtà dividendosi tra le proprie personali "creature" musicali e ciò che, invece, ha rappresentato l'inizio e la storia della sua attività discografica.    

Condividi post
Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

Chat

Flag Counter

Flag Counter