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…e per questo amore figlio di un'estate,

ci vorrebbe il sale per guarire le ferite,

dei sorrisi bianchi fra le labbra rosa,

a contare stelle mentre il cielo si riposa…

Marco Masini - Ci vorrebbe il mare

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18 ottobre 2017 3 18 /10 /ottobre /2017 23:01

"L'amore sia con te" è un brano lanciato da Marco Masini nel 1996 all'interno di una raccolta dei suoi maggiori successi che porta lo stesso titolo della canzone che, tra l'altro, è l'unico inedito presente nel disco oltre a "Meglio solo" che è un vecchio brano pubblicato solo nel lato b del 45 giri di "Disperato" del 1990. La canzone è stata scritta da Giancarlo Bigazzi e da Marco Falangiani ed è, quindi, uno dei pochi brani proposti dall'artista nell'arco della sua carriera in cui non vi ha preso parte alla scrittura in prima persona. Forse, anche per tale motivo, pur essendo una canzone amatissima dal suo pubblico, Marco, ha più volte dichiarato di non amare particolarmente questo brano che, solo in rare occosiani, ha inserito nelle scalette dei suoi concerti. Il testo è un inno all'amore ed alla sua grandezza con un occhio di riguardo verso quella partner che il protagonista spera di incontrare anche dopo la morte fisica qualora, nell'aldilà, vi fosse un'altra vita. A questa donna, l'autore, augura di essere sempre accompagnata nella sua vita da questo magico sentimento. Un testo affascinante racchiuso in un contesto melodico appropriato che Marco ha saputo completare con la sua interpretazione e con diversi picchi in cui le tonalità proprie dell'artista si esaltano al meglio. Proprio per tali ragioni non si spiega la disaffezione di Masini verso questo brano che, anche se non ha scritto lui, viene dalle mani di uomini fidati che da sempre l'hanno accompagnato nel suo percorso e che gli hanno saputo tessere un brano perfetto per le sue corde al punto che sembra scritto dallo stesso artista fiorentino. Tra l'altro, oltre Falangiani, il testo porta la firma di uno dei più grandi autori della musica leggera italiana di sempre ovvero Giancarlo Bigazzi, partner artistico di Masini per oltre dieci anni. La suddetta raccolta venne pubblicata anche in spagnolo con il titolo "Mi amor allì estarà" ed, in seguito a quest'avventura, Masini vivrà un periodo non facile della sua carriera in cui proverà nuove strade prima provando con sonorità rock con l'album "Scimmie", poi tornerà sui suoi passi in "Raccontami di te" fino a chiudere definitivamente il binomio con Bigazzi dopo il poco fortunato album "Uscita di sicurezza". In questi anni arriveranno i problemi con la casa discografica legati alla storia della jella costringendo Marco ad abbandonare le scene per qualche anno fino al suo ritorno vincente a Sanremo nel 2004 con "L'uomo volante". Negli anni a venire ci saranno nuovi successi e Marco tornerà giustamente a consolidare il suo nome tra i grandi della nostra musica.

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17 ottobre 2017 2 17 /10 /ottobre /2017 23:01

"Prima dammi un bacio" è una delle tante perle che Lucio Dalla ha seminato lungo la sua straordianaria carriera. Questa canzone arriva nell'ultima fase della sua storia ovvero nel 2003 con l'album "Lucio". In effetti, la canzone, nasce come colonna sonora dell'omonimo film diretto da Ambrogio Lo Giudice ed interpretato da Luca Zingaretti e Stefania Rocca che parla di due giovani nati nello stesso giorno che vivono in simbiosi, legati da un anello di gomma, gli anni tragici della seconda guerra mondiale. Grazie a Lucio Dalla, il film, vinse il Nastro d'Argento per la miglior canzone originale e non poteva essere altrimenti. La linea malinconica del film viene perfettamente ripresa dalle sonorità scelte da Lucio in questo brano affascinante e profondo che viene completato da un testo sofferto ed appassionato. La musica spande una magia nell'aria che completa il film e che vive anche di luce propria. Infatti, la canzone farà una propria strada anche separata dalla pellicola cinematografica anche grazie alle interpretazioni della stessa realizzate da Andrea Bocelli in giro per il mondo. Il brano ben presto diventerà un classico della musica italiana e del repertorio di Dalla in particolare. Un grande successo, quindi, che accompaegnerà Dalla per circa 9 anni prima della prematura ed improvvisa scomparsa avvenuta nel 2012 a causa di un infarto che lo ha strappato alla vita a 68 anni ed ha privato il mondo di un grande artista.

 
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16 ottobre 2017 1 16 /10 /ottobre /2017 23:01

"Fino in fondo" è un brano scritto da Luca Barbarossa ed arrangianto dal maestro Fio Zanotti nel 2011 quando, lo stesso, venne presentato al 61° Festival di Sanremo dove, in duetto con la cantante spagnola Raquel Del Rosario, si classificò ottava. Il brano era nato inizialmente per il solo mercato spagnolo e sudamericano ed era stato scritto da Barbarossa già pensando all'idea del duetto con l'allora fidanzata del pilota Fernando Alonso. I due, infatti, si erano conosciuti in seguito ad una Partita del Cuore organizzata dalla Nazionale Cantanti dove Alonso aveva preso parte. Nata la canzone fu la stessa Raquel a volerva incidere in italiano e nacque così l'occasione di presentarla nella vetrina più ambita per la musica italiana ovvero il teatro Ariston di Sanremo. La canzone, inserita poi nella raccolta "Barbarossa Social Club", venne accolta bene sia dal pubblico che dalla critica arrivando senza problemi fino alla serata finale, passando anche per una versione realizzata insieme all'attore Neri Marcorè, dove però non andò oltre l'ottava posizione. Con questo testo, Barbarossa, ricerca quella profondità in un rapporto uomo-donna che non sempre è possibile al giorno d'oggi dove le tante distrazioni portano a perdere l'essenza dell'incontro umano. E' qui che il protagonista chiede, quindi, un momento di conoscenza profonda di se stesso e della compagna. Chiede pace, silenzio, la luce di una sola candela, chiede di disarmare la mente e di volare nell'aria tra le sensazioni diramate da quel connubio tra corpi. Alchimie sensoriali, immagini e pensieri dispersi da una profonda passionalità che certficano l'essenza e la purezza di un rapporto vissuto in totale contemplazione del partner e degli elementi. Una forte carica sensuale che prende sempre più forza anche grazie alla calda voce della cantate spagnola ed alla raffinatezza del cantautore italiano che accompagna con maestria la sua occasionale partner artistica nei meandri di questo affascinante sentiero armonico ed emozionale appena composto. Un brano, quindi, apparentemente leggero che in alcuni tratti ripercorre elementi testuali già cantati da Vasco Rossi in "Vivere" del 1993 ed in particolare quando viene espressa, da entrambi i protagonisti delle canzoni, la volontà di stare spenti e di disarmare la mente per non avere interferenze con l'esterno. Un concetto chiaro, espresso ed argomentato in maniera diversa da due grandi nomi della musica italiana come Vasco e come Luca Barbarossa che, a differenza del collega, non sempre gode della stessa pubblicità.  

  
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15 ottobre 2017 7 15 /10 /ottobre /2017 23:01

"L'amore fa" è un brano di Ivano Fossati del 2006, pubblicato nell'album "L'arcangelo" e scritto dallo stesso cantautore genovese. In realtà, la canzone, rappresenta un delicato e raffinato elenco in musica e versi degli effetti più incredibili ma anche più semplici determinati da quella forza che si cela dietro il più puro ed incondizionato amore. Il vero sentimento, in tutte le sue forme, che condiziona la vita delle persone rivoluzionando il percorso dei popoli e lo sviluppo dei territori. L'amore, in certo senso, può essere inteso come il vero motore che guida l'intera umanità. Ivano Fossati, dal canto suo, ci parla della grandezza di questo sentimento e di ciò che comporta nelle sue espressioni più sincere e profonde portando sia alcuni riferimenti pratici come: "...L'amore accarezza i figli...l'amore parla con i vecchi..." o "...L'amore fa guerra agli idioti...agli arroganti pericolosi..." o, ancora, "...L'amore fa crescere i gerani e le rose..." che altri più metaforici che rendono alla grande l'idea di cosa questo grande autore ci vuole trasmettere come il bellissimo verso: "...L'amore è una puttana...che onora la bellezza...di un bacio per regalo...". Fossati, quindi, esprime in versi poetici ciò che questo grande sentimento riesce a fare nella vita delle persone quando si presenta o quando, anche in maniera improvvisa, scompare. L'amore, quindi, non rende sempre e solo felici ma può essere anche motivo di grande dolore e Fossati sottolinea questo aspetto nel ritornello del brano "...Cose che fanno ridere...l'amore fa...cose che fanno piangere...". Inoltre, fra le tante espressioni utilizzate dall'autore per rappresentare la forza di questo sentimento la più significativa e, forse, proprio quella che chiude la canzone e cioè: "...comprendere il perdono l'amore fa...". Un brano molto bello che appare semplice e diretto ma che non esclude attimi di profonda ed intensa poesia figlia di una delle penne più eccezionali della nostra storia musicale come Ivano Fossati. Una curiosità legata alla canzone è rappresentata dalla forte similitudine dal punto di vista musicale, sicuramente involontaria, con il brano "T'innamorerai" di Marco Masini del 1993. In ogni caso, "L'amore fa" è da inserire tra le numerose perle che Fossati, in tanti anni di gloriosa carriera, ha saputo regalare al nostro patrimonio artistico.

 

 

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14 ottobre 2017 6 14 /10 /ottobre /2017 23:01

"Mare mare (Bologna-Riccione)", meglio conosciuta come "Mare mare" è uno dei successi più noti di Luca Carboni ed è stato inciso nel fortunatissimo album "Carboni" del 1992. Il disco, lanciato dal singolo "Ci vuole un fisico bestiale", ottiene un grande successo arrivando a vendere oltre un milione di copie e vincendo ben tre dischi di platino. L'album venne poi pubblicato anche in Germania, Grecia ed Olanda risultando una delle produzioni musicali italiane più riuscite all'estero. Nel nostro Paese, inoltre, l'autorevole rivista Rolling Stone giudica il disco 94esimo tra i migliori 100 album italiani di sempre. Il tour dell'artista, infatti, venne esportato anche in Europa oltre ad alcune tappe realizzate insieme all'amico e collega Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Durante la suddetta fortunata tournée venne anche registrata la VHS "Diario Carboni" pubblicata nel 1993. "Mare mare (Bologna-Riccione)", scritta per il testo da Carboni e per la musica da Mauro Malavasi, fu la canzone dell'estate e portò l'artista bolognese a vincere il Festivalbar. Ciò che colpisce di questo brano e del suo successo è l'atipicità dello stesso se inteso come brano estivo. A differenza dei soliti tormentoni estivi, infatti, Carboni propose una canzone apparentemente spensierata che nascondeva, però, un velo talvolta marcato di malinconia. E' forte, infatti, in certi versi del brano il senso di vuoto e di insoddisfazione provato dal protagonista al cospetto di un dinamico quanto finto divertimento mondano. Il protagonista, infatti, senza quella figura femminile che sperava di incontrare sul luogo si sente un pesce fuor d'acqua e rinnega più volte la scelta fatta nel raggiungere quel posto. Un brano particolare, quindi, che ha segnato l'estate del 1992 e che ha dato una notorietà importante anche a livello europeo ad un artista che, comunqu, già veniva da degli ottimi successi riscontrati con i precedenti quattro album. Con questo disco, in realtà, si chiude il periodo più florido della carriera del cantautore bolognese che attraverserà poi momenti altalenanti offrendo, solo di tanto in tanto, qualche nuova perla da aggiungere all'ottima discografia espressa agli esordi come successo, tra l'altro, con diverse canzoni dell'album "LU*CA" del 2001 e con l'ultimo disco realizzato da Carboni nel 2011 intitolato "Senza titolo" che rientrano, senza dubbio, tra le produzioni migliori di un artista nato e cresciuto nell'ambito del grande cantautorato bolognese e guidato da grandi esponenti della stessa scuola come Lucio Dalla e Gaetano Curreri che sono stati un po' i padri artistici di questo talento spesso, ingustamente, sottovalutato.  

 

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Gaetano Curreri

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13 ottobre 2017 5 13 /10 /ottobre /2017 23:01

"Albachiara" è uno dei brani più importanti della discografia di  Vasco Rossi ed è stato lanciato nel secondo disco dell'artista "Non sono mica gli americani" del 1979. Visto il successo del brano, l'album venne in seguito distribuito con lo stesso titolo della suddetta canzone. Sebbene abbia avuto un ottimo riscontro, "Albachiara", verrà definitivamente scoperta dal pubblico e consacrata a cavallo di battaglia di Vasco solo negli anni successivi. Dal 1984 fino ad oggi, infatti, "Albachiara" è il brano che chiude ogni concerto del rocker di Zocca. La canzone nasce da un giro di accordi trovato da Massimo Riva, storico amico e musicista scomparso prematuramente nel 1999, dal quale poi lo stesso Vasco trasse l'arrangiamento con la musica scritta insieme ad Alan Taylor e ne scrisse il testo ispirandosi ad una ragazzina di tredici anni che Vasco vedeva spesso passare alla fermata della corriera di Zocca. Inoltre, della genesi del brano, non va dimenticata una parte molto importante che ha generato la nascita di quella celebre introduzione che precede il brano e che la caratterizza fin da subito. Quella introduzione al pianoforte, infatti, è stata scritta e suonata da un altro grande artista, collaboratore fidato ed amico di Vasco come Gaetano Curreri, leader degli Stadio. Inoltre, secondo quanto dichiarato dallo stesso Rossi, questo pezzo di Curreri pare sia stato registrato a sua insaputa poichè, sempre secondo Vasco, Curreri suona molto meglio quando non sa di essere registrato. In ogni caso, il risultato che ne esce fuori è un qualcosa di straordinario che rivoluzionerà non poco il mondo della musica italiana aprendo le porte a quello che si sarebbe rivelato un simbolo della nostra musica. Nel 2008, la canzone, ha ispirato anche un film dal titolo di Stefano Salvati "Albakiara" dove ha recitato anche Davide Rossi, figlio di Vasco mentre nel 2010, il brano è stato al centro del progetto "L'altra metà del cielo" che ha visto la musica di Vasco, riarrangiata da Celso Valli, protagonista al "La Scala" di Milano. Inoltre, Vasco, ha rivelato di aver confessato di aver parlato, qualche anno dopo l'uscita della canzone, con quella ragazzina che gli ispirò il testo e che quest'ultima pensò prima ad uno scherzo, pensando che la protagonista del brano doveva essere una ragazza molto più piccola di lei, prima di dichiarasi offesa deludendo Vasco che, da questa reazione, trasse una nuova ispirazione per "Canzone per te" contenuta nell'album "Bollicine" del 1983 dove canta: "...Lei è troppo chiara e tu sei già troppo grande..." anche se in origine il testo aveva un ancor più evidente riferimento al brano essendo stato scritto così: "...Lei è un'Albachiara e tu sei già troppo grande..." e nei concerti, Vasco, continua a cantarla così. Un pezzo straordinario, quindi, che indaga sulla personalità di questa ragazzina entrando nelle sue sfere più intime e risultando un vero manifesto per il mondo adolescenziale dell'epoca per non parlare poi della grandezza espressa da Vasco nel conciliare le proprie evidenti radici cantautoriali con le innovazioni portate dal punto di vista musicale. Un mix esplosivo e coinvolgente che è ancora capace, senza problemi, di riempire gli stadi di appassionati letteralmente rapiti dal carisma e dal talento di questo grande artista.

 

 

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12 ottobre 2017 4 12 /10 /ottobre /2017 23:01

"Contessa" è un brano molto importante per la carriera di Enrico Ruggeri che presenta il brano ancora come leader dei Decibel al Festival di Sanremo 1980. Lo stravagante look biondo ossigenato con tanto di celebri occhiali bianco-neri di Ruggeri non passa inosservato ed anche la musica espressa da quel gruppo punk milanese composto anche da Fulvio Muzio, Silvio Capeccia e Mino Riboni, non è certo da sottovalutare. Infatti, "Contessa", è solo l'inizio di un percorso che poi vedrà Ruggeri, da solista, protagonista della scena musicale fino ai giorni nostri. Quell'aria innovativa e quel modo di intendere e proporre musica tutto loro fa dei Decibel e, soprattutto, del loro frontman un vero fenomeno musicale che però, come detto, non sarà limitato a quegli anni. Ruggeri, infatti, nel tempo ha saputo trovare sempre nuove forme per proporre la sua musica senza dimenticare la grande capacità autoriale che sta alla base del suo successo e l'inconfondibile marchio di fabbrica espresso dal suo unico timbro vocale. "Contessa", scritta dallo stesso Ruggeri insieme a Fulvio Muzio arriverà in finale in quel Festival e, nonostante non sia arrivata al podio rimarrà comunque uno dei brani caratterizzanti di quell'epoca musicale oltre che di quella determianta edizione del Festival. Inoltre, intorno alla canzone, iniziò a circolare una voce che Ruggeri e company, da grandi esperti di marketing, non fecero nulla per smentirla. La voce, venuta fuori dall'ambito musicale, era che la "Contessa" del brano fosse in realtà Renato Zero e che la canzone, quindi, fosse dedicata all'artista romano. Ovviamente, la cosa, non corrispondeva alla realtà ma era solo una delle tante trovate, probabilmente partite dallo stesso entourage dei Decibel, per far parlare la stampa di questo brano e, quindi, della band. Siccome non ci furono smentite, il popolo di Renato, i "sorcini", non persero occasione per manifestare il proprio malcontento ai Decibel facendosi vivi con minacce postali e telefoniche. Il brano, incluso poi nell'album "Vivo da re" del 1980, parlava infatti di una femme fatale dallo stile di vita stravagante e l'accostamento al Renato dell'epoca non appariva molto azzardato. Nonostante queste voci, Renato Zero, probabilmente al corrente della situazione, non ha mai dato peso a quelle voci che, tra l'altro, rappresentavano fonte di pubblicità anche per lui. L'aspetto mediatico, infatti, ha sempre avuto la sua importanza nel mondo dello spettacolo italiano anche se artisti del calibro di Zero e Ruggeri non avevano certo bisogno di questi mezzi: era evidente che il loro grande talento li avrebbe portati lontano. Nonostante la consapevolezza delle proprie capacità, i Decibel, scelsero di cavalcare quell'onda non confermando e non smentendo quella voce che comunque portava il loro nome sui giornali italiani e sempre più persone, anche se indirettamente, venivano a conoscenza della loro musica. In ogni caso, tutto è stato utile affinchè emergesse il talento di quello che oggi è giustamente considerato uno dei grandi esponenti della nostra musica come Enrico Ruggeri.

 

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Decibel

Enrico Ruggeri

Renato Zero 

Sanremo Story

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11 ottobre 2017 3 11 /10 /ottobre /2017 23:01

"Hotel Supramonte" è un brano scritto da Fabrizio De André riadattando una composizione del 1978 di Massimo Bubola che portava per titolo "Hotel Miramonti". La canzone venne poi inserita nel decimo album del cantautore genovese del 1981 che non ha un titolo ma che viene identificato come "L'indiano" per la raffigurazione presente in copertina che è un opera di Frederic Remington. Il brano rivisitato da De André conserva la matrice sentimentale originale per poi accennare velatamente al ricordo dei giorni di prigionia e delle sensazioni provate in quei momenti passati nell'entroterra sardo. Il Supramonte è, in realtà, la catena montuosa che occupa la parte centro-orientale della Sardegna, regione nella quale, De André, aveva scelto di vivere dalla seconda metà degli anni '70. In previsione della nascita della figlia Luisa Vittoria, infatti, l'artista decise di trasferirsi nella tenuta dell'Agnata, vicino Tempio Pausania, con l'allora compagna Dori Ghezzi che, tra l'altro, sposerà nel 1989. In quei luoghi a cui De André sentiva di appartenere successe il drammatico rapimento per mano della così detta Anonima Sequestri nella serata del 27 agosto 1979. I due artisti vennero tenuti prigionieri alle pendici del Monte Lerno presso Pattada per ben 4 mesi prima di essere rilasciati, Dori il 21 dicembre e Fabrizio il 22, grazie al pagamento del riscatto effettuato in larga parte dal padre di Fabrizio, Giuseppe, di circa 550 milioni di lire. La brutta esperienza, però, non portò Fabrizio ad odiare quella terra, anzi, quel territorio continuò ad ispirarlo ed in questa atmosfera surreale nacque il suddetto album che vive sul parallelismo che lega il popolo sardo ai Pellerossa, entrambi vittime oppresse dai loro colonizzatori. Anche per i rapitori, De André, si mostrerà comprensivo concedendo loro il perdono anche nelle fasi processuali e provando addirittura pietà per chi, come quella gente, è costretta ad una simile condizione di vita. Proprio in merito a queste persone, infatti, De André appena il giorno dopo il rilascio ebbe la lucidità di commentare così:"Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai". Queste parole di pietà nascono anche da alcuni comportamenti che i rapitori avevano riservato ai loro "ospiti" e cioè quelli di permettere ai due di stare per diverso tempo slegati e senza bende. Di chi, invece, De Andrè non avrà mai pietà sono i mandanti di quel sequestro poichè persone agiate e prive di scrupoli. Quel luogo inospitale, quindi, anche rifugio per i latitanti del posto nella poetica di De André divenne un Hotel dove soggiornare in compagnia della propria partner pur esprimendo un forte senso di solitudine e di rassegnazione. Nel brano, infatti, non si attende altro che questo momento passi in fretta:"...Passerà anche questa stazione../..come passa il dolore..." per mano di quel "signore distratto" con cui viene rappresentato il tempo in quei lunghi istanti vissuti per centodiciassette giorni. Un grandissimo pezzo che ricorda un momento tragico della vita di De André e di Dori Ghezzi vissuto, però, con grande dignità. Secondo Bubola, coautore del brano, negli anni la canzone perderà il riferimento a quei giorni drammatici per tornare ad essere ciò che era in principio, ovvero, una pura canzone d'amore vissuto anche se, appare difficile, per chi conosce la storia e la vita di De André dimenticare che questa canzone e questo intero album siano frutto anche di quei lunghi mesi di prigionia.

 

 

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Dori Ghezzi

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10 ottobre 2017 2 10 /10 /ottobre /2017 23:01

"L'uomo che si gioca il cielo a dadi" è una delle canzoni più belle del repertorio di  Roberto Vecchioni ed è anche una tappa importante della sua carriera artistica. Il brano venne presentato al Festival di Sanremo del 1973 dove arrivò settima pur non essendo capita a pieno dal contesto sanremese anche per la sua matrice cantautoriale e, quindi, ben lontana dalla ordinaria melodia festivaliera. Per adattarla a Sanremo, infatti, l'arrangiamento originale della canzone venne modificato dai discografici ed è soprattutto per questo motivo che, lo stesso Vecchioni, negli anni successivi, rinnegò quella partecipazione. Chi si aspettava un mieloso inno alla famiglia venne deluso perchè Vecchioni scrive un brano intenso dedicato al padre Aldo, commerciante napoletano, ed alla sua attitudine a prendere tutto alla leggera, riuscendo a giocarsi tutto, dalle donne fino agli stessi giorni della sua vita. Questo modo di vivere, talvolta spaventoso, viene espresso in una maniera altamente poetica da Vecchioni che, convinto dell'incoscenza del padre, pur rispettando comunque quella capacità di vivere la vita come viene, afferma nel finale del brano: "...E quando verrà l'ora di partire vecchio mio...scommetto che ti giochi il cielo a dadi anche con Dio...". Una rappresentazione, quindi, affascinante che non vuole essere una denuncia su di uno stile di vita esagerato e, probabilmente, sbagliato ma una riflessione, senza finti moralismi o moniti paternali, su di un uomo che ha scelto di vivere così i propri giorni, scandendo personalmente il tempo delle proprie emozioni senza nascondere mai anche le sue debolezze. Un capolavoro assoluto che arriva nell'omonimo terzo disco dell'artista che in realtà rappresenta una raccolta di brani già editi che ottennero nuova luce dopo il debutto sanremese e dove, oltre a Vecchioni, è da sottolineare anche la presenza di due autori abituali collaboratori dell'artista come Andrea Lo Vecchio e Renato Pareti. D'altro canto, Vecchioni, aveva da poco iniziato ad interpretare le proprie canzoni visto che, fino a pochi anni prima, compariva nel mondo musicale solo nelle vesti di autore. Dopo quel debutto, però, Roberto, si lanciò definitivamente nel mondo discografico in qualità di cantautore fino ad ottenere la reale consacrazione nel 1977 con il celebre album  "Samarcanda".

 

 

 

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Roberto Vecchioni

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9 ottobre 2017 1 09 /10 /ottobre /2017 23:01

E' il 2000 quando, dopo diversi anni di assenza dalle scene, Gerardina Trovato si ripresenta al 50° Festival di Sanremo con "Gechi e vampiri", un brano che già dal titolo richiama a situazioni non proprio positive o solari anche se, in realtà, la canzone pur essendo un chiaro riferimento autobiografico su di una fase poco felice dell'artista, vuole essere un punto di svolta ed una rinascita fisica e morale. Il cambiamento, infatti, parte dal look, capelli più lunghi e qualche chilo in meno che fanno addirittura girare voci tra i media di una malattia che, per fortuna, non c'è mai stata. Oltre al look, però, Gerardina vuole rinascere dal punto di vista artistico riprendendo quel discorso che aveva accantonato qualche anno prima. Per fare questo, l'artista siciliana, scrive "Gechi e vampiri" insieme a Tom Sinatra e racconta gli anni più bui della sua vita. Nel brano, la cantautrice, confessa la sua vita irregolare fatta di sporche routine e compagnie sbagliate che gli avevano fatto smarrire la sua strada fino a che "...anche i sogni si fanno i bagagli e un bel giorno non li cerchi più...". Una confessione sincera che va inoltrata con delle più recenti dichiarazioni, trattate in maniera specifica in un altro articolo, dell'artista che era costretta, per motivi economici e mediatici, a glissare sulle voci di una sua presunta bisessualità dovute solo al look dell'artista ai tempi di "Non ho più la mia città" e rimanendo, quindi, ostaggio dei discografici che la constrinsero anche alla partecipazione al reality "Music Farm" del 2005. Restando, però, al 2000 e non conoscendo ancora queste rivelazioni apparve evidente che Geradina avesse superato quella fase cupa e che si stesse aprendo per lei una nuova vita anche dal punto di vista artistico. Inoltre, la canzone a Sanremo va benissimo e rischia di vincere poichè risulta prima dopo la votazione della giuria popolare. Sarà, invece, la giuria di qualità a penalizzare l'artista portandola al definitvo sesto posto. La classifica, però, non è un problema e nonstante la presunta crisi di nervi avvenuta in albergo prima delle votazioni popolari, rivelatesi poi positive, e il giusto rammarico per la mancata vittoria Gerardina si dice rinata e pronta a riconquistare il suo posto nel panorama musicale italiano. L'album "Gechi, vampiri e altre storie" arriva ad ottenere il disco di platino ma dopo un po' la sua carriera torna nell'anonimato fino alla partecipazione "forzata" a "Music Farm" che non offre alcun slancio alla sua carriera. Negli anni successivi ci sono delle altre pubblicazioni poco fortunate ma solo dopo le suddetti recenti dichiarazioni si è riuscito a capire il perchè di questi repentini alti e bassi. Ora l'artista si è liberata da questa gente che le ha compromesso la carriera e la vita e sta lavorando ad un nuovo disco oltre che ad un libro sulla sua vita dal quale pare, dovrebbe essere realizzato anche un film. Non resta, quindi, che augurare che gechi e vampiri non facciano più parte della vita futura di una artista dall'indiscusso talento.

 

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Gerardina Trovato 

Sanremo Story

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