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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

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17 aprile 2021 6 17 /04 /aprile /2021 23:01

"Quei due" è un bel pezzo scritto da Michele Zarrillo ed inciso nell'album "Unici al mondo" del 2011. La canzone parla della conclusione di una storia d'amore e delle conseguenze che ciò comporta nel rapporto tra due persone che si sono amate per anni e, da un momento all'altro, si ritrovano estranei. Tra i ricordi dei primi approcci e l'ingenuità avuta nel credere in quel sentimento sconosciuto fino ad all'ora, i due, si trovano in difficoltà nel credere che siano stati proprio loro i protagonisti di quella favola d'amore che ha lasciato solo la voglia di dimenticare e le valigie pronte verso un altra vita da affrontare il più lontano possibile dall'ex partner. Un aspetto particolare, quindi, quello esaminato con la solita sensibilità da uno dei cantautori italiani più bravi in tema d'amore e di romanticismo. Stavolta, però, Zarrillo si è trovato ad affrontare la fine di questo sentimento d'amore e la nascita improvvisa del suo opposto. Una sorta di odio che nasce per la necessità di cancellare un'esperienza fallimentare e per trovare la forza di ripartire verso un'altra vita. Guardando al passato, infatti, i due protagonisti del brano non si riconoscono e vedono quei due ragazzi innamorati come personaggi di una storia lontana da loro quasi fosse un vecchio film non spiegandosi come sia stato possibile che quei due giovani amanti siano stati proprio loro che oggi si schivano reciprocamente. Un immagine particolare di una fase critica di una relazione tra un uomo ed una donna quella espressa in musica e parole da Zarrillo con la solita grande raffinatezza che contraddistingue questo grande nome della nostra musica. Qualità, eleganza e profondità sono elementi che hanno sempre caratterizzato la produzione artistica di Michele Zarrillo portandolo ad essere uno dei cantautori italiani più amati dal pubblico.

 

 

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Michele Zarrillo

 
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16 aprile 2021 5 16 /04 /aprile /2021 23:01

E' il 2001 quando Aleandro Baldi, toscano doc, si presenta in gara al Festival di Napoli con una canzone in dialetto scritta direttamente per lui da Federico Salvatore. "'Na ninna nanna 'e mare", appunto, tratta di un amore a distanza vissuto tra Napoli e Firenze ma appare anche come una evidente dichiarazione d'amore verso la stessa città di Napoli. Le barriere geografiche vengono, quindi, annullate da un sentimento forte che non conosce confini e che, attraverso il mare, arriva, senza problemi, a raggiungere ogni luogo. La stessa forza, tra l'altro, la si trova nella musica e nella poesia ed è anche questo il parallelismo che si evince da questo testo scritto da una delle penne più belle della Napoli attuale come Federico Salvatore per un interprete dalla grande sensibilità come Aleandro Baldi che, tra l'altro, offre una ottima prova anche dal punto di vista linguistico confrontandosi con il dialetto napoletano. In quesl Festival, tra l'altro, Federico Salvatore affiancava Enrica Bonaccorti alla conduzione e fu proprio in questa occasione che il cantautore partenopeo lanciò quella sarebbe stata la perla della sua carriera ma anche la sua condanna verso un certo sistema televisivo ovvero "Se io fossi San Gennaro". Dopo quella esibizione, fatta a sorpresa, venne repentinamente lanciata la pubblicità dopo delle ridicole scuse della conduttrice verso il pubblico che, invece, aveva visibilmente apprezzato il brano. Tornati dalla pubblicità, Federico Salvatore, scomparve dal programma e dai canali Mediaset che, ancora oggi, lo ignorno. Simile sorte, l'artista, la ebbe anche in Rai fino a che nel 2007 un grande uomo quale Gianfranco Funari, nella sua ultima trasmissione prima di morire, invitò Federico raccontando questa ignobile storia, lo fece cantare il suo brano e diede finalmente un seguito a quel caloroso applauso stroncato qualche anno prima. Storia diversa, invece, quella di Aleandro Baldi che però non manca, purtroppo di episodi tristi, come quando gli fu riferito, dopo l'exploit di Andrea Bocelli, che l'industria musicale italiana non poteva permettersi di mandare avanti due non vedenti o come l'assenza quasi totale di promozione attraverso i principali media radio-televisivi dei suoi ultimi lavori discografici. Due veri artisti, quindi, accomuniti da un rapporto non facile con i media e, soprattutto, dall'immenso talento artistico. Questo connubio, nato sotto la regia di Giancarlo Bigazzi, grande autore e produttore che all'epoca collaborava con entrambi gli artisti, diede vita a questo affascinante brano che sembra arrivare dal passato di una Napoli che fu. Note apparentemente antiche legate ad arte per confezionare una canzone d'altri tempi perfettamente in linea, tra l'altro, con la vocalità di Baldi che offre una magistrale ed intensa interpretazione. Una vera chicca, quindi, passata senza troppo clamore in una delle ultime edizioni del Festival di Napoli vinto, tra l'altro da Mario e Francesco Merola con "Ll'urdemo emigrante" e, mai più riproposta dai media.

 

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15 aprile 2021 4 15 /04 /aprile /2021 23:01

"La mia storia tra le dita" è il brano con il quale Gianluca Grignani si presenta al grande pubblico nel 1994 proponendone una versione ridotta nella sezione Giovani del Festival di Sanremo conquistando la possibilità di partecipare alla manifestazione canora nell'anno successivo. Il brano ottiene un grosso successo radiofonico e diventa il trampolino di lancio di una carriera non sempre mantenuta poi agli stessi livelli. Tra alti e bassi, la discografia del cantautore milanese, però, presenta alcuni davvero ben scritti come, appunto, questo. Il teso parla di un rapporto sentimentale appena concluso per decisione della parter che lui prova a ricucire ben sapendo che ormai la scelata è stata presa e che, conoscendo la propria ormai ex parter, non può essere più discussa. Il protagonista del brano, quindi, esclude la possibilità proposta dalla donna di rimanere buoni amici poichè il sentimento che prova per lei è ancora forte e non può essere celeto sotto forma di affetto amichevole. Inoltre, Grignani, ricorda alla ragazza che nella vita e nei rapporti esiste anche il perdono, cosa che lei non prende in considerazione lasciandolo così senza alcuna possibilità di rifarsi. L'autore rende l'idea dell'importanza di questo rapporto proprio con la frase usata come titolo e cioè "La mia storia tra le dita" che proprio ciò che lei gli porta via chiudendo questa relazione. Un brano ottimo che sarà pubblicato nell'album d'esorido di Grignani "Destinazione Paradiso" dell'anno successivo oltre ad essere stato già lanciato come singolo nel 1994 insieme a "Falco a metà". "La mia storia tra le dita", inoltre, è stata edita anche per il mercato spagnolo con il titolo "Mi historia entre tus dedos". Del brano, in seguito, sono state proproste diverse cover in varie lingue come quelle in portoghese dai titoli "A minha historia" e "Quem de nos dios" cantate rispettivamente da Jose Augusto nel 1996 e da Ana Carolina nel 2002 o come quella spagnola di Sergio Dalma del 2004 ititolata "Mi historia entre tus dedos". Tra gli artisti italiani, invece, la canzone è stata ripresa nel 2010 da Ornella Vanoni per l'album "Live al Blue Note". Un pezzo, quindi, che ha lanciato nel migliore dei modi Grignani e che ha aperto le porte della notorietà ad un autore che negli anni ha regalato diverse pagine di buona musica alla discografia italiana pur non riuscendo sempre ad essere costante, in termini di qualità, in tutta la sua storia artistica.

 

 

 


 

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14 aprile 2021 3 14 /04 /aprile /2021 23:01

"America" è il primo grande successo di Gianna Nannini che mostra subito la sua natura ed il suo spirito anticonformista. La canzone scritta con Mauro Paoluzzi ed inserita nell'album "California" del 1979 ottiene subito un grande successo lanciando definitivamente l'artista senese tra i big della nostra musica. Sebbene, infatti, "California" sia il terzo disco della discografia della Nannini, la popolarità avuta da questa produzione non era ancora arrivata con i lavori precedenti. Il successo dell'album nasce proprio dal suddetto brano che in epoca ancora bigotta crea scandalo provando anche non pochi problemi alla Nannini. Il test, infatti, parla nemmeno tanto velatamente di masturbazione sia femminile che maschile ed a sottolineare il tema c'è anche, nella copertina del disco, un immagine che ritrae la Statua della Libertà con in mano un vibratore al posto della canonica fiaccola. Evidentemente, l'argomento, in Italia era ancora un tabù ma la Nannini mostrò subito il suo carattere ribelle ed aperto al progresso ed alla libera espressione. Per tale motivo, Gianna, divenne un simbolo di libertà e di emancipazione per le nuove generazioni, soprattutto, di sesso femminile. La cosa poi andò normalizzandosi con le successive produzioni dell'artisti che pur non mettendo limiti alle sue espressioni, convinse tutti grazie al suo talento smentendo chi la vedeva solo come una provocatrice senza grosse capacità. Da allora ad oggi la Nannini ne ha fatta di strada collezionando successi su successi senza mai perdere la sua identità grintosa e soprattutto la sua libertà di espessione sia nelle canzoni che nella vita, vedesi la maternità dopo i cinquant'anni. Un'artista fuori dalle regole che piace proprio per la capacità di non farsi ingabbiare in un binario politicamente corretto che non può che produrre banalità e cloni già in eccedenza in una musica di massa ormai fatta più con il marketing che con reali ispirazioni artistiche.

 

 

 


 

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Gianna Nannini

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13 aprile 2021 2 13 /04 /aprile /2021 23:01

"Siamo soli" è un successo di Vasco Rossi del 2001. Il brano è stato lanciato come primo singolo del fortunato album "Stupido hotel". Grazie a questa canzone e a "Ti prendo e ti porto via", Vasco, stravince l'edizione del Festivalbar di quell'anno. Il testo parla di un rapporto di coppia che arriva al capolinea e, non a caso, il video del brano, che ha come protagonista Irene Ferri al fianco dello stesso Vasco, è stato girato nella metropolitana M3 di Milano. L'uomo protagonista del brano si rende conto dell'incomunicabilità che ha portato queste due persone, un tempo unite da una forte passione, a sentirsi terribilmente soli e distanti. Inoltre, il protagonista, ammette le proprie colpe e le difficoltà avuta dalla donna nell'essere accanto ad uomo dal carattere non facile ma, allo stesso tempo, decreta la fine di una storia che, nonostante le lacrime, non ha più niente da dire. Vasco, quindi, con la solita apparente facilità affronta un tema importante della nostra epoca. La mancanza di comunicazione, il parlarsi per ore e non dirsi niente, il sentirsi soli anche quando si è accompagnati. Tutto questo Vasco ha voluto rappresentare con questa gran bella canzone che, come quasi nella totalità delle produzioni dell'artista di Zocca, porta messaggi profondi e/o ottimi spunti riflessivi essendo Vasco un cantautore amante e figlio della grande scuola italiana degli anni '70 e '80 oltre che un rocker ed un abilissimo trascinatore di masse. 

 

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Vasco Rossi

 

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12 aprile 2021 1 12 /04 /aprile /2021 23:01

"Champagne" è un classico della discografia di  Peppino Di Capri, all'anagrafe Giuseppe Faiella, ed è stata pubblicata in un 45 giri insieme a "La prima sigaretta" nel 1973 oltre che in diversi album dell'artista. La canzone divenuta presto uno dei cavalli di battaglia di Di Capri è stata scritta da Salvatore De Pasquale, in arte Depsa, Sergio Iodice e Mimmo Di Francia. Tra l'altro, il brano, arriva in un periodo decisivo della sua lunga carriera, infatti, dopo alcuni anni di crisi professionale dovuti anche alla separazione con la prima moglie Roberta, Peppino cerca e trova il rilancio con la suddetta canzone che arriva subito dopo la vittoria al Festival di Sanremo con "Un grande amore e niente più", pur classificandosi solo quinta a Canzonissima riaprirà le porte del successo a Di Capri. Negli stessi anni, inoltre, Peppino incontra Giuliana che diventerà la sua seconda moglie. Un periodo magico, quidni, segnato da questa canzone che rimarrà una delle più vendute della sua storia artistica oltre ad essere, probabilmente, la più amata dal pubblico. Per il suo testo e la sua musica semplice, garbata e raffinata "Champagne" diventa un brano immancabile in ogni serata di pianobar e dei night del tempo oltre ad essere un punto essenziale in ogni festa matrimoniale. Si parla, infatti, d'amore ed anche se non c'è il lieto fine, la canzone, trasmette quel forte sentimento provato dal protagonista verso questa donna già legata ad un altro uomo con la quale viene istaurato un solo incontro clandestino capace di lasciare un segno indelebile. Un grande classico, quindi, della musica italiana ed un successo per un interprete dalla classe innata come Peppino Di Capri.

 

 

 


 

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Peppino Di Capri

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11 aprile 2021 7 11 /04 /aprile /2021 23:01

"Senza giacca e cravatta" è un brano di Nino D'Angelo, Gaetano all'anagrafe, del 1999 e pubblicato nell'album "Stella 'e matina" che ha segnato la sua strada artistica poichè il cantautore prende coscienza dell'esperienza maturata nel mondo della musica e intraprende una direzione più sofisticata con l'aiuto di nuove sonorità e di testi che assumono un carattere molto più importante rispetto al passato. La strada percorsa è tanta e, sempre con la stessa umiltà, D'Angelo prende atto di ciò un semplice ragazzo di provincia è riuscito a fare in un ambiente tanto ostico come quello musicale. In questo testo, presentato al 49° Festival di Sanremo e classificatosi ottavo, l'artista parla proprio di questo aspetto della sua vita e della determinazione avuta nell'inseguire quella speranza nata da quel dono vocale scoperto da ragazzino. Alla sua musica, D'Angelo, deve tutto e non solo un successo fine a se stesso bensì una vittoria nella vita che altrimenti, viste le condizioni economiche della sua famiglia d'origine, sarebbe stata tutt'altro che facile. Anche nella musica, l'artista, ha dovuto lottare non poco per far accettare la sua natura popolare a livello nazionale, ma il talento e la convinzione messa in campo hanno avuto la meglio riuscendo a raggiungere vette che non avrebbe nemmeno lontanamente immaginato quando ha iniziato a cantare nelle piazze napoletane. Arrangiata da Carmine Tortora, il brano, vede la partecipazione vocale di Brunella Selo che aggiunge una intensità ancor più viva nel ritornello dove l'autore rende merito a quell'arma che gli ha permesso tutto ciò, ovvero la musica. Trovatosi d'improvviso tra le grande personalità in un contesto del tutto nuovo per il ragazzo di San Pietro a Patierno, l'artista, si rende conto di cosa è riuscito a fare solo quando si volta a guardare il suo passato e tutti gli ostacoli, ormai superati ma che gli hanno dato la forza di credere nella propria arte e nella propria persona. Da li in poi, D'Angelo, proseguirà in un cammino all'insegna della qualità e verrà definitivamente consacrato come il maggior esponente della musica popolare napoletana che strizza l'occhio al cantautorato più raffinato. Proprio questa sua grande evoluzione gli ha permesso di superare ogni barriera geografica e linguistica ottenendo attestati di stima su tutto il territorio nazionale oltre che all'estero dove è tra gli artisti italiani più seguiti ed apprezzati. Inoltre, presentando questo brano a Sanremo, dove ha sempre e solo cantato in dialetto, D'Angelo ha dimostrato ancora una volta tutta la sua umiltà rendendo grazie al pubblico e alla musica per tutto ciò che ha ricevuto nella vita ed il ringraziamento è ovviamente ricambiato per quello che lui ha dato alla musica e alla cultura napoletana nel mondo.

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

Sanremo Story

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10 aprile 2021 6 10 /04 /aprile /2021 23:01

"I dubbi dell'amore" è un brano lanciato da Fiorella Mannoia nel 1988 e pubblicato nell'album "Canzoni per parlare". Scritta da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone, la canzone, esprime le possibili evoluzioni di una relazione di coppia dinnanzi a scenari inaspettati e fallimentari per la loro storia. Ipotesi temute che non sono altro che ipotesi frutto dei dubbi che talvolta spuntano nei rapporti d'amore e che possono, se non controllati, determinare periodi di crisi nella coppia o, addirittura, la fine della relazione sentimentale. Il protagonista del brano, infatti, ipotizza, ad esempio, l'improvviso abbandono da parte del partner e prova a descrivere quella che potrebbe essere la sua reazione ed il suo futuro. Poi, l'autore, esamina un possibile scenario ove il quotidiano della vita di coppia è colpito dalla monotonia e dall'assenza di dialogo. In questa situazione, il protagonista, reagirebbe tirando in ballo la fantasia e cercando di variare sia l'ambiente che li circonda che il comportamento con piccoli accorgimenti che sarebbero utili ad innescare nuove sensazioni nella coppia. In ogni caso, l'uomo rassicura se stesso e la propria compagna sul loro futuro poichè anche il semplice dubbio che qualcosa possa rompere quella magia rappresenta una prova sincera del profondo amore che si prova. In fondo, tali ipotesi, sono solo frutto della paura di perdere, da un giorno all'altro, il proprio mondo che è rappresentato dalla persona che si ama. Un gran bel testo figlio della sensibile penna di uno dei più grandi cantautori italiani del nostro tempo ovvero Enrico Ruggeri. Lo stesso artista milanese pubblicherà la canzone nell'album "L'isola dei tesori" del 1999, dove Ruggeri incide diversi brani scritti per altri interpreti della scena musicale insieme a tre inediti. Il disco della Mannoia otterrà un buon riscontro dalle vendite e verrà pubblicato anche in Austria. Nel suddetto album vi sono ben quattro brani scritti da Ruggeri di cui due con la collaborazione di Riccardo Cocciante oltre a due brani scritti da Ron ed uno da Ivano Fossati. Un grande brano, quindi, che è possibile apprezzare in entrambe le versioni perchè sia la Mannoia che Ruggeri sono due interpreti eccezionali che riescono a personalizzare l'esecuzione grazie alle loro capacità interpretative e ai propri inconfondibili timbri vocali fornendo diverse prospettive emozionali e regalando differenti suggestioni a chi la ascolta.

 

 

 


 

 

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Enrico Ruggeri

Fiorella Mannoia

Ivano Fossati

Riccardo Cocciante

Ron

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9 aprile 2021 5 09 /04 /aprile /2021 23:01

"Se io, se lei" è uno dei brani di maggior successo di Biagio Antonacci ed è stato pubblicato nell'album che porta il nome dello stesso artista del 1994. Sebbene sia il quarto album del cantautore milanese, la notorietà, è arrivata solo con il disco precedente "Liberatemi" che ha venduto oltre 150 mila copie e con "Biagio Antonacci", l'artista cerca conferme per continuare la sua carriera anche da interprete. Antonacci, infatti, in prima di questi due album, era conosciuto prevalentemente come autore visto lo scarso successo dei primi due lavori discografici che lo vedevano protagonista assoluto. Nel periodo dell'esordio ed anche negli anni a seguire, Biagio, ha scritto canzoni per diversi artisti come Mia Martini, Mietta, gli Stadio, Syria, Annalisa Minetti e tanti altri. Il suddetto disco, però, cambierà positivamente il futuro di Antonacci nel mondo della musica italiana. A lanciare il disco fu prima il brano "Non è mai stato subito", ma il vero capolavoro che fa da traino all'album è "Se io, se lei" che diventerà un vero cavallo di battaglia del cantautore e rimarrà uno dei pezzi più amati del suo vasto repertorio. Grazie a questo brano, l'album, venderà oltre 300 mila copie raddoppiando il successo del disco precedente e consacrando definitivamente l'artista tra i cantautori più promettenti dell'epoca. Ottenute le conferme desiderate, Antonacci, proseguirà la sua strada sfornando successi su successi e consoliderà la sua presenza tra i big della canzone italiana. Il testo parla di un uomo che, pensando ad una storia d'amore finita, riflette sugli errori commessi sia da parte sua che dalla partner rimpiangendo una relazione che poteva avere tutt'altro esito se solo fossero stati abili ad opprimere i propri impulsi. L'amore verso quella donna è ancora forte ed il protagonista la cerca pur accettando l'ipotesi che la stessa si sia già rifatta una vita accanto ad un altro uomo. Imparando dagli errori, l'uomo, mette da parte l'egoismo e si mostra comprensivo verso questa eventualità augurando alla donna di vivere la nuova esperienza senza rimorsi e senza condizionamenti figli del loro passato insieme. Il protagonista si dice, quindi, contento che lei possa trovare una serenità in un nuovo amore. Una dichiarazione d'amore dove il protagonista mostra tutto il suo profondo affetto verso quella ragazza augurandole un futuro felice anche accanto ad un altro uomo. Un bel testo che accompagnato da una sonorità coinvolgente ed un'ottima interpretazione dell'artista ha riscosso un enorme successo sin dalla sua presentazione. Della canzone esiste anche una cover realizzata da Marcella Bella nell'album "Uomo bastardo" del 2006. Un brano importante, quindi, che resta tra le canzoni più belle delle musica italiana oltre a rappresentare una vera svolta nella carriera personale di Biagio Antonacci.    

 

 

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8 aprile 2021 4 08 /04 /aprile /2021 23:01

"Sijmadicandhapajiee" è un brano scritto ed inciso da Paolo Conte nell'album "Una faccia in prestito" del 1995 e ripreso nel 2007 dalla Piccola Orchestra Avion Travel per il disco "Danson metropoli - Canzoni di Paolo Conte". Il complesso, tornato dopo alcuni anni di silenzio, propone questo disco in una inedita formazione a tre elementi. Infatti, dei sei storici componenti del gruppo rimangono in quattro, ovvero: Peppe Servillo, Fausto Mesolella, Mimì Ciaramella e Vittorio Remino. In seguito, anche lo stesso Remino, lascerà il gruppo. "Sijmadicandhapajiee" ovvero "sima di can da pajee" significa, in dialetto astigiano, "siamo dei cani da pagliaio". I cani da pagliaio venivano usati come guardie dai contadini del territorio nonostante, in realtà, fossero innocui bastardini che avevano la sola capacità di abbaiare freneticamente. Questa espressione, quindi, veniva usata per indicare quelle persone prive di interessi o comunque che non escono mai dalla ristretta cerchia delle proprie conoscienze o attività: "...E' gente per cui le arti stan nei musei...". Conte usa questo modo di dire della sua terra e ne lega le parole creando una espressione unica e perfettamente conforme alla metrica ed alla sonorità scelta per questo pezzo. Un sorta di neologismo, quindi, creato in funzione della musica e della propria individuale forma d'arte. Conte, in pratica, con la sola creazione di questo termine si detrae, semmai ce ne fosse stato bisogno, da quella massa che ha definito "cani da pagliaio" seguendo una linea unica, personale ed aldilà di ogni congettura convenzionale. Gli Avion Travel, dal canto loro, riprendono il testo fornendo un nuovo arrangiamento dando un nuovo slancio commerciale alla canzone. Il concetto espresso da Conte assume, forse, più forza quando a cantarlo non è più un possessore di quel dialetto bensì un uomo del sud e cioè il casertano Peppe Servillo. Qui cade, quindi, ogni riferimento geografico ed il termine assume un valore unico e conforme a definire quel determinato stile di vita, figlio dell'indifferenza e dell'ignoranza, che spesso è al centro di un decadimento culturale e civile di un popolo. Un pezzo, quindi, che trasmette con la solita classe, espressa sia da Conte che dagli Avion Travel in tutta la loro carriera, un concetto alto e pienamente condivisibile. In occasione della versione degli Avion Travel, inoltre, è stato realizzato un videoclip con i dipinti e le animazioni realizzate da Giuseppe Ragazzini, linguista romagnolo scomparso nel 2004.

 

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Avion Travel

Paolo Conte

 

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