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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai,

di giocatori tristi che non hanno vinto mai,

ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro

e adesso ridono dentro a un bar;

E sono innamorati da dieci anni,

con una donna che non hanno amato mai;

Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai..."

 

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe '68

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16 gennaio 2021 6 16 /01 /gennaio /2021 00:01

"Da Napoli e New York" è un brano pubblicato da  Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, nel 1992 all'interno dell'album "Il sole". Scritta dallo stesso Baldi in collaborazione con il produttore dello stesso disco e di gran parte dei lavori dell'artista toscano  Giancarlo Bigazzi ed arrangiata da Marco Falangiani, il brano, inizia parlando del nonno del protagonista fuggito in America dalla sua Napoli agli inizi del '900 per evitare un arresto dovuto all'omicidio di un boss che pretendeva il pizzo. L'uomo citato nel brano si ribellò al racket ma senza affidarsi alle forze dell'ordine nè denunciando il fatto bensì risolvendo la questione con una pistola. Da questo comportamento si comprende la matrice dell'uomo e della mentalità che esisteva in quell'epoca nel sud d'Italia e che ancora oggi non è del tutto debellata. Dal testo di deduce che lo stesso uomo, una volta in America, non si limitò ad una vita regolare ma da ciò che racconta il nipote, protagonista del brano, si deduce che si era ritagliato un posto d'onore nella malavita locale e che anche lo stesso nipote, nato in America, aveva seguito la medesima strada. Il ragazzo, infatti, racconta questa storia dall'Ucciardone, carcere di Palermo, dove evidentemente è stato trasferito. Si trova, quindi, a vivere la stessa nostalgia della propria patria vissuta dal nonno avendo, però, opposti natali. Il giovane, infatti, è americano di nascita e sogna il Bronx ricordando quella canzone che imparò dal nonno, il quale con superbia, la cantava in faccia all' FBI. Il brano si conclude con il desiderio di raggiungere il proprio luogo di nascita che lo spingerebbero perfino ad attraversare a piedi un ipotetico ponte da Napoli a New York, qualora esistesse. Napoli e New York, infatti, si trovano alla stessa latitudine ovvero all'altezza del 41° parallelo. Un rapporto stretto, quindi, quello tra le due città che in passato hanno rappresentato una tratta significativa per la mafia italo-americana ed anche per tutti quei disoccupati del sud che andavano a cercare fortuna negli Stati Uniti d'America. Storie, quindi,di emigranti, di miseria e di affari loschi che Aleandro Baldi ha ben disegnato in questa affascinante canzone che rappresenta la vita e la mentalità di quegli anni particolarmente difficili per il nostro meridione. Un ulteriore esempio, quindi, della grande capacità autoriale e della sensibilità di un artista fuori dal comune che meriterebbe molto più spazio nell'attuale mondo mediatico per tutto ciò che ha regalato alla nostra storia musicale e per tutto quello che ancora oggi, anche senza pubblicità, continua a proporre.

 

 

 


 

 

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Aleandro Baldi

Giancarlo Bigazzi

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15 gennaio 2021 5 15 /01 /gennaio /2021 00:01

"Firenze Santa Maria Novella" è un brano di  Pupo, Enzo Ghinazzi all'anagrafe, inciso nell'album "Più di prima" del 1980 e scritto in collaborazione con Paolo Barabani. Inoltre il brano venne pubblicato anche in un 45 giri insieme a "Cosa farai". Questo album, terzo lavoro discografico dell'artista, arriva dopo un primo approccio con il successo dovuto a "Ciao" e, soprattutto, a "Gelato a cioccolato" della fine degli '70 scritta in collaborazione con Cristiano Malgioglio che gli porta notorietà ed i primi incassi importanti sul mercato discografico. Ma è proprio nel 1980 che arriva il suo cavallo di battaglia, infatti, nel suddetto album è presente anche la notissima "Su di noi" che Pupo presenta al Festival di Sanremo piazzandosi terzo nell'edizione vinta da Toto Cutugno con "Solo noi". L'album "Più di prima" vincerà il Premio Gondola d'oro nel 1981 oltre ad essere tradotto in diverse lingue ed essere immesso su gran parte del mercato europeo. Pupo, infatti, ancora oggi è uno dei cantanti italiani più apprezzati all'estero ed, in particolare, nei Paesi del nord d'Europa. Subito dopo "Su di noi", in termini di successo per quel disco, arriva la particolarissima "Firenze S. Maria Novella" che sarebbe il nome della stazione ferroviaria principale del capoluogo toscano sita nell'omonimo storico quartiere della città. Nato a Ponticino, frazione del comune di Laterina in provincia di Arezzo, Pupo è legatissimo alla sua terra tanto da voler dedicare alla mgnifica città di Firenze questo dolcissimo brano. Il testo parla proprio della stazione che secondo l'artista è lo specchio della città e, per tale motivo, racchiude usi, costumi, pregi e difetti del luogo e della sua gente. Viene, quindi, citata la bellezza artistica della città, la passione per la squadra calcistica della Fiorentina e per il suo simbolo Giancarlo Antognoni, il giornale della città "La Nazione", la relativa tranquillità in termini di criminalità e caos rispetto alle stazioni delle altre grandi metropoli italiane e anche lo spirito sognante della città che, secondo l'artista, appare "povera ancora di vergogna". Pupo parla anche dei pendolari che affollano la stazione e dei tanti turisti che giurano di ritornarci perchè come lo stesso testo, giustamente, dice: "A Firenze, sulla mia parola, non vedi niente in una volta sola". L'artista non dimentica di sottolineare la vita notturna della stazione, per certi versi molto simile, tra l'altro, a tutte le altre grandi stazioni italiane, dove non mancano clochards e travestiti. Una canzone molto particolare, quindi, che rappresenta tutto il fascino di una città unica ed esprime il valore di un autore, spesso bistrattato dai media e dalla satira, ma capace di ottimi slanci artistici come per il suddetto brano.

 

 

 


 

 

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Pupo

Toto Cutugno

 

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14 gennaio 2021 4 14 /01 /gennaio /2021 00:01

"Ci vorrebbe un amico" è uno dei brani più noti della discografia di  Antonello Venditti ed è stato pubblicato nel 1984 nell'album "Cuore" e, come singolo, in un 45 giri insieme a "Notte prima degli esami" per poi essere inserito in ben sei raccolte uscite dal 1985 al 2009. Il singolo ebbe un enorme successo confermando l'amore del pubblico italiano verso il cantautore romano il cui nome era già all'epoca tra le grandi firme della nostra musica. Tanti i successi di Venditti, infatti, che hanno contribuito a rendere ricco il patrimonio musicale italiano. Il testo di "Ci vorrebbe un amico" esprime il desiderio del protagonista di avere una persona cara al suo fianco per dimenticare una importante storia d'amore ormai finita. Un sostegno, quindi, quello che cerca l'uomo della canzone in un momento di particolare sconforto morale. Una persona con la quale condividere quel dolore e per cancellare tutto il male che la fine di questa relazione ha portato nel suo stato psico-fisico. Nonostante la ricerca di aiuto per dimenticare quella donna, il protagonista, ne è ancora innamorato al punto di perdonargli il dolore provocatogli e di aspetterla sotto il suo portone per provare a ricucire il rapporto. Nel testo viene citato anche Dante Alighieri nel verso "E se amor che a nulla ha amato, amore, amore mio perdona..." che richiama i celebri versi del V canto dell'Inferno nella "Divina Commedia". Inoltre, la canzone, è stata oggetto anche di una simpatica cover ad opera di Rosario Fiorello che nel suo album "Nuovamente falso" del 1992 la proposta imitando proprio la voce del cantautore romano. Un successo straordinario, quindi, che è solo una ulteriore conferma delle capacità autoriali ed espressive di uno dei cantautori più importanti del nostro panorama musicale che ancora oggi riesce a regalare emozioni attraverso la sua grande musica.

 

 

 


 

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Antonello Venditti

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13 gennaio 2021 3 13 /01 /gennaio /2021 00:01

"Erba di casa mia" è un grande successo di Giovanni Calone ovvero,  Massimo Ranieri del 1972 e pubblicata nell'omonimo album. Scritta da  Giancarlo Bigazzi, Enrico Polito e Gaetano Savio, la canzone, venne presentata dall'artista napoletano a "Canzonissima" dello stesso anno dove si classificò al primo posto vincendo il duello con l'amico e rivale di quei tempi Gianni Morandi che presentava "Il mondo cambierà". Da scaramatico, Ranieri, indossò per il suddetto show lo stesso smoking con il quale due anni prima vinse con "Vent'anni" la medesima manifestazione. Tanta la tensione accumulata durante la gara che Ranieri fu vittima di un piccolo malore quando Pippo Baudo annunciò la sua vittoria. All'epoca Ranieri commentò la vittoria con queste parole: "Questo trionfo significa il riscatto di tanti mesi di umiliazioni, dispiacieri e malignità" rivolgendosi, pricipalmente, al mondo della discografia. Per ciò che riguarda le vendite, il singolo risultò tra i più venduti dell'anno arrivando a raggiungere anche il primo posto nelle classifiche italiane. Il testo, invece, rappresenta un ricordo nostalgico di tempi andati: dai calci ad un pallone ai primi teneri e amori. Nel brano, quindi, avviene una sorta di bilancio della vita che, arrivati ad un certo punto della stessa, può essere raffigurata come "uno strano gioco da equilibrista" per gli alti e bassi che la stessa vita ci propone. Ma nel brano viene rappresentata anche quella voglia di tornar bambini che spesso assale nei momenti di forte nostalgia. Un brano magnifico e senza tempo, quindi, che nasce dalla grande penna di Giancarlo Bigazzi, sicuramente uno dei più profondi autori della storia della musica italiana e portata al successo da quell'eccezionale interprete che è Massimo Ranieri, un vero artista completo capace di emozionare e di far penetrare nell'anima e nel cuore ciò che canta come davvero in pochi sanno fare nel nostro Paese.

 

 

 

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12 gennaio 2021 2 12 /01 /gennaio /2021 00:01

"Inevitabile follia" rappresenta l'esordio discografico in italiano di  Raf, all'anagrafe Raffaele Riefoli ed è stata pubblicata nell'album "Svegliarsi un anno fa" del 1988. Come detto, questo, fu il primo disco in italiano per l'artista pugliese che aveva esordito nel mondo musicale con l'album, in inglese, "Self Control" nel 1983. In realtà, il primo approccio con la lingua italiana Raf lo ebbe nel 1987 quando in coppia con Umberto Tozzi presentò "Gente di mare" all'Eurovision Song Concert classificandosi terzo. In qualità di autore, invece, era stato coautore sempre nel 1987 di  "Si può dare di più" portata al trionfo a Sanremo da Gianni Morandi, Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri, che sostituì lo stesso Raf che per volontà dello stesso artista il quale non voleva ancora cantare in italiano ma preferiva presentarsi al pubblico solo in inglese. Dopo il successo di "Gente di mare", però, Raf sciolse le sue personali riserve verso la lingua italiana nella musica e con la collaborazione di diversi grandi autori diede vita al suddetto album. Tra gli autori che presero parte al progetto oltre allo stesso Raf ci sono il suo scopritore Giancarlo Bigazzi, Lucio Dalla, Gaetano Curreri e Francesco Baccini. Sempre nell'ambito degli autori è da segnalare anche la presenza di Alfredo Rapetti, in arte Cheope, figlio di Giulio, ovvero Mogol. Il brano che dà il titolo all'album scritto da Bigazzi-Raf parla di un tema difficile come la sieropositività mentre "Inevitabile follia", scritta dagli stessi autori e che fece da traino all'intero disco, parla della forte passione di due ragazzi innamorati. Il brano venne presentato al 38° Festival di Sanremo, il primo per l'artista, e si classificò undicesimo ma questo risultato non proprio esaltante diede comunque la giusta visibilità ad un artista che farà molta strada e saprà farsi valere nella giungla della discografia italiana. Come detto, l'album, presentato dopo questa partecipazione al Festival è un concentrato di passione, intensità e poesia che ben rappresenta lo stile e la direzione artistica che Raf seguirà in tutta la sua rispettabile storia futura nel mondo della musica. Negli anni successivi Raf si confermerà con altri successi consolidando la sua posizione tra gli artisti più quotati degli anni '90 ed ancora oggi continua a proporre una musica di ottima qualità.

 

 

 


 

 

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11 gennaio 2021 1 11 /01 /gennaio /2021 00:01

"Gli spari sopra" è una cover incisa da  Vasco Rossi da "Celebrate" della band irlandese "An Emotional Fish" e pubblicata nell'omonimo album del 1993. Scritta da Gerard Whelan, Martin Murphy, David Frew e Enda Wyatt e pubblicata nel 1990 nel disco d'esordio del gruppo che portava per titolo proprio "An Emotional Fish", la canzone, venne tradotta ed adattata in italiano dallo stesso Vasco Rossi che la pubblicò prima come singolo insieme a "Delusa", "Se è vero o no" e "L'uomo che hai di fronte". Già dal singolo si intuì la forza di questa canzone arrivando a vendere oltre 200 mila copie in tre giorni. Insieme al lancio del singolo venne diffuso anche il videoclip trasmesso in contemporanea da ben 180 sale cinematografiche e girato nello stesso penitenziario dove venne girato il film "Fuga da Alcatraz" di Don Siegel del 1979 e tratto dal libro di J.Cambell Bruce del 1963. Anche il disco, come il singolo, ottenne un grosso di riscontro dal pubblico ottenendo ben 10 dischi di platino. In seguito a questo successo venne realizzato anche un VHS nel 1994 diretto da Stefano Salvati con immagini riprese dal tuor nato da questo disco che rappresenta uno dei più lunghi di tutta la sua carriera: durò, infatti, per sei mesi in cui Vasco cantò in 44 tappe. Il VHS venne poi ristampato in DVD nel 2006. Il testo del brano rappresenta lo spirito di ribellione dei giovani ad un certo sistema che vigeva nella società italiana a quei tempi. Un sistema che spesso premiava i furbi, gli ipocriti e quelli che riuscivano a manipolare a proprio piacimento e per i propri interessi il pensiero ed i comportamenti della società. L'autore, quindi, ipotizza uno scenario capovolto dove chi va controcorrente assume il comando della massa a discapito di chi, fino ad allora, aveva giovato del loro sostegno attraverso loschi mezzucci o false promesse. Un successo straordinario, quindi, che conferma la figura di Vasco come artista e, soprattutto, come trascinatore di masse in un periodo storico in cui i giovani cercavano una guida per evadere da un determinato contesto civile perbenista e, talvolta, estremamente politicizzato. Una figura, quindi, che rompesse gli schemi e che liberasse da quella morsa moralista che opprimeva la ribellione e le idee delle nuove generazioni. All'epoca, nessuno come Vasco, seppe assumere quel ruolo nel migliore dei modi: lui era ciò che i giovani chiedevano e che seguono ancora oggi che il rocker di Zocca si è trasformato in un divulgatore virtuale attraverso le attuali forme di comunicazione, ovvero, i social network restando sempre a passo coi tempi.

 

 

 


 

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Vasco Rossi

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10 gennaio 2021 7 10 /01 /gennaio /2021 00:01

L'ha fatto ancora, per l'ennesima volta Roberto Vecchioni ci ha rapito nei meandri della sua infinita poetica. "Formidabili quegli anni" è un nuovo manifesto delle emozioni umani, dei sentimenti primitivi di una vita nei suoi anni migliori, delle sensazioni incancellabili di un percorso terreno che chiamiamo vita. Vecchioni fa riferimento al suo momento principe, alla sua giovinezza ed è quindi inevitabile il richiamo agli anni '70 ed al '68 in particolare, anno di grandi cambiamenti evolutivi e di quel movimento giovanile che ha portato una vera rivoluzione nel nostro Paese. D'altro canto, però, lo stesso artista ha precisato di non voler contestualizzare il testo solo da un punto di vista personale e, quindi, ogni persona che ascolta questo brano può facilmente ricollocare quelle stesse emozioni di altri periodi temporali ovvero nei propri anni "formidabili". Le carezze emotive suggerite dal testo, infatti, possono appartenere a chiunque e chiunque è libero di immaginarsi in quelle istantanee di poesia e verità in qualsivoglia altro contesto più vicino al proprio cammino terrestre. Per tutti, infatti, vi sono anni di sogni e di grandi speranze, spesso in seguito disattese, ma comunque vissute con quello stesso spirito che aleggiava sul giovane Roberto e che ancora oggi, nel suo caso, lo guidano in queste avventure artistiche con la stessa passione di allora. Il brano è contento nell'album "L'infinito" che Vecchioni ha voluto rendere ancor più romantico pubblicandolo solo in versione fisica e non in forma di file scaricabile online. Un gesto che tende a sottolineare il valore delle cose e dei sentimenti nel disco raccontati e che non vuole essere una negazione del presente, Vecchioni vive di giovani e del loro linguaggio quotidianamente, ma un modo per tramandare a quegli stessi ragazzi un ulteriore messaggio sull'importanza di toccare con mano l'opera, di conservarla, di averne cura proprio come si fa con ogni cosa di tangibile invece di un effimero agglomerato di dati senza materia. Una nuova lezione, quindi, da un professore a cui non serve salire in cattedra per dimostrare la sua grandezza ma a cui basta la voce, oltre la sua dotta penna, per insegnarci la vita.           

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9 gennaio 2021 6 09 /01 /gennaio /2021 00:01

"Last minute" è un brano di  Ivano Fossati del 2008 e pubblicato nell'album "Musica moderna". Come sempre, anche in questo disco, è palese la maestria e la qualità di uno dei più grandi autori del nostro tempo che riesce sempre a cogliere degli aspetti particolari e delle sensazioni che solo un attento osservatore sa fare e, allo stesso tempo, riesce a trasmettere le stesse a chi lo ascolta attraverso l'uso delle parole giuste e della musica. In "Last minute" Fossati esprime la solitudine di un uomo costretto, evidentemente per lavoro, a vagare tra le città d'Europa senza trovare del tempo da dedicare a veri affetti ed alla propria vita. A causa di questa vita, il protagonista, si trova a bere in compagnia di sconosciuti per evadere dalla propria condizione che lo vede solo anche in posti affollati come, ad esempio, gli aeroporti. In questi viaggi, l'autore, mostra le conoscenze acquisite dal viaggiatore sulle varie culture e mentalità ritrovate nei tanti paesi visitati sottolineando anche la sostanziale uguaglianza che esiste, in temi di sentimenti e di complicità, tra le persone delle diverse nazioni. In tutto questo vagare, però, il protagonista non dimentica il proprio amore a cui spendisce ogni giorno un pensiero e che sogna di portarla con lui in determinati luoghi già ammirati da solo non appena ritornerà dall'ennesima trasferta. La solitudine e la mancanza della propria compagna si fa ancor più forte quando arriva la notte in quegli aeroporti illuminati ma privi di un reale calore umano. Un brano fantastico accompagnato da sonorità in pieno stile Fossati che rendono questo pezzo davvero molto particolare ed annoverabile tranquillamente tra i tanti grandi successi del cantautore genovese. Inoltre, "Last minute", è stata oggetto anche di un progetto molto interessante che ha visto sei giovani artisti tra cui Lele Battista, Niccolò Agliardi e Le Strisce reinterpretare a loro modo il brano rispettando il senso e la natura della composizione orginale ma ottenendo dei risultati molto differenti tra loro. Le sei nuove versioni più l'originale sono state raccolte in un ep ed è stato distribuito in tutti gli store digitali. "Mi ha colpito molto come gli artisti che hanno reinterpretato "Last minute" - commentò Fossati - ne abbiano compreso perfettamente la natura obliqua e realistica. Nessuno di loro ha tradito minimamente lo spirito della canzone, pur andando in sei direzioni diverse. "Last minute" esce dalle loro versioni ancor più ruvida e sinceramente - concluse l'artista in merito a questo progetto - era proprio quello che speravo". Quindi, questo brano, ha rappresentato anche una opportunità per diversi giovani di belle speranze di mettersi in mostra e cimentarsi con un capolovoro di uno dei grandi nomi della nostra storia musicale quale, appunto, Ivano Fossati.

 

 

 


 

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Ivano Fossati

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8 gennaio 2021 5 08 /01 /gennaio /2021 00:01

Federico Salvatore prosegue il suo viaggio nella napoletanità con "Mannaggia bubbà", nuovo singolo della sua prossima pubblicazione discografica. Quel percorso, iniziato ormai diversi anni fa, atto a riscoprire, rappresentare, divulgare, valorizzare ed, in taluni casi, a demonizzare la napoletanità più autentica e la storia della stessa si arricchisce adesso di un ulteriore tassello che ripercorre attraverso modi di dire ed espressioni dialettali il carattere e l'essenza del napoletano, quello però, come recita il testo di "due secoli fa". Questo è, infatti, probabilmente il centro della nuova fase di questa avventura storico-antropologica di Federico Salvatore sulla napoletanità, ovvero far riscoprire alle nuove generazioni chi siamo stati, far ritrovare quelle radici attraverso un libro di storia, i racconti degli anziani o, grazie alla sua opera, attraverso un disco. In questa epoca di povertà identitaria e culturale almeno le proprie origini dovrebbero essere conosciute e valorizzate. Il suddetto brano è riferito prevalentemente al linguaggio, alla lingua napoletana, patrimonio culturale e storico da preservare, tramandare e proteggere affinché non venga dimenticato o attualizzato con forme e sonorità che nulla hanno di a che vedere con l'idioma autentico. Perdere le nostre radici linguistiche sarebbe come strappare pagine della nostra storia, calpestare i nostri avi, cancellare parte del nostro dna. L'artista, quindi, mostra ancora il suo coraggio nell'esporsi in difesa della napoletanità e facendolo sempre con le sue armi migliori: grande cultura storica della materia, eccellenti capacità di scrittura e compositive, ironia e sarcasmo dosate al punto giusto ed una forza interpretativa e naturale, cruda, verace, napoletana in tutto e per tutto. Non farà paura a Federico affrontare questo nuovo cammino ancora senza l'appoggio di media nazionali che ormai per lo stesso artista è quasi motivo di vanto, visto da dove è partito questo ostracismo nei suoi confronti. La battaglia intrapresa dall'artista è ardua ma necessaria e Salvatore è quel Don Chisciotte con la maschera di Pulcinella e l'anima di Masaniello di cui la Napoli di oggi ha davvero bisogno.                   

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7 gennaio 2021 4 07 /01 /gennaio /2021 00:01

"Guagliò" è una canzone di  Nino D'Angelo del 1997 e pubblicata nell'album "A nu passo d'a città". Disco particolarmente riuscito quello del 1997 che arriva in una fase transitoria della carriera dell'artista napoletano e cioè tra quella melodica all'epoca del celebre caschetto biondo a quella più impegnata degli ultimi anni dove ha assunto una maturità esplosa in veri e propri capolavori. Anche in questo album sono presenti diverse canzoni che rientrano tra le pagine più bella della discografia di Nino D'Angelo come "Chesta sera", "Dint'a sta malincunia" e, appunto, "Guagliò". Musciata con la collaborazione di Carmine Tortora, il brano, parla della decisione del figlio del protagonista di abbandonare il tetto familiare per ricercare la propria indipendenza. L'autore, quindi, nelle vesti del padre mette in guardia il giovane dalle difficoltà della vita e dalla cattiveria del mondo. Il ragazzo, dal canto suo, non presta molta attenzione alle parole del padre credendo esagerate le preoccupazioni del padre dinnanzi ad un mondo che appare facile agli occhi ingenui del giovane. L'incoscenza data dalla tenera età e la voglia di correre da solo verso la propria avventura portano il giovane a non accorgersi della ferita che sta procurando ad un genitore che lo vede e lo vedrà sempre come un bambino. La natura dell'essere figlio, però, rende comprensibile tale comportamento ed il padre, prendendo atto della sua scelta, gli dona gli ultimi insegnamenti sulla durezza della vita e sulle avversità che essa può presentare raccomandandogli, inoltre, di non dimenticarlo nessuna sera facendogli sentire la propria voce al telefono affinchè possa addormentarsi sereno e, soprattutto, perchè quella voce gli è necessaria per sentirsi un qualcuno. Questo, infatti, è uno dei versi più belli presenti nel testo e cioè: "Nun me scurda' nisciuna sera...ca io nun m'addormo si nun chiamm...pecchè me serve 'a voce toia...pe' me senti' nu coccheruno...". Testo magnifico ed interpretazione intensa che fanno di questa canzone una vera perla della ricca storia musicale di un artista come Nino D'Angelo sempre capace di emozionare con il  suo grande talento autoriale ed espressivo.

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

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