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…e per questo amore figlio di un'estate,

ci vorrebbe il sale per guarire le ferite,

dei sorrisi bianchi fra le labbra rosa,

a contare stelle mentre il cielo si riposa…

Marco Masini - Ci vorrebbe il mare

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23 agosto 2017 3 23 /08 /agosto /2017 23:01

"Malaunità" è un brano molto particolare che Eddy Napoli, Eduardo De Crescenzo all'anagrafe, ha voluto lanciare nel 2010 e cioè in occasione delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia. Proprio questa unità è l'oggetto principe della performance dell'artista napoletano per tanti anni voce dell'Orchestra Italiana di Renzo Arbore, figlio dell'autore di "Luna rossa" Vincenzo De Crescenzo e cugino dell'omonimo Eduardo De Crescenzo di "Ancora". Eddy Napoli, dopo aver girato il mondo con l'orchestra di Arbore, si è chiesto il perchè della presenza di tanti meridionali in ogni dove e così ha iniziato ad approfondire una questione meridionale che, a dir la verità, gli è stata sempre a cuore. E' così che ha potuto, in qualche modo, riscrivere la storia con questa canzone svelando delle verità che spesso sono nascoste dalla storia ufficiale e che rendono tutt'altro che gloriosi gli "eroi" dell'unità restiutendo a quei "briganti" che hanno dato la vita per difendere la propria terra, le proprie ricchezze e le proprie donne almeno la giusta riconoscenza. Lo stesso studio e le medesime riflessioni, inoltre, erano state realizzate da un altro grande artista napoletano e cioè Federico Salvatore che nel 2009, all'interno dell'album "Fare il napoletano stanca" lancia "Il monumento" brano, altrettanto intenso che rimarca la rabbia di un popolo da sempre martoriato da quelli che si vogliono far passare per fratelli. Due voci autorevoli, quindi, di due grandi figli di questa terra che dimostrano la volontà di palesare a tutti ciò che è stata la realtà di quegli anni in cui il Sud ha perso il suo potere e le sue ricchezze per un meschino furto del Nord celato sotto forma di guerra per favorire l'unità, una unità che l'allora Regno delle due Sicilie non avrebbe avuto motivo per appoggiare. Se questi avvenimenti, infatti, sarebbero stati evitati oggi probabilmente parleremo del Sud come una terra ricca e industrializzata e non di un territorio oppresso e vittima di quelle losche realtà che possono nascere e trovare terreno fertile solo tra fame e miseria come la mafia e la camorra. Questo destino lo dobbiamo ai nostri "cari" fratelli del Nord ed anche a chi, negli anni, ha nascosto queste verità al popolo definedo "eroi" chi ha portato l'unità e "briganti" chi provava a difendere, con dignità, la propria storia. Diamo, quindi, atto a gente come Eddy Napoli e Federico Salvatore che, fregandosene di eventuali ripercussioni sulle proprie carriere da Roma in su, cantano con orgoglio quella verità per troppi anni è stata oscurata dal potere.

 

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Eddy Napoli

Eduardo De Crescenzo

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22 agosto 2017 2 22 /08 /agosto /2017 23:01

"T'innamorerai" è uno dei brani più noti di  Marco Masini ed è anche il nome del fortunato album lanciato nel 1993. Nato tra le polemiche legate al singolo  "Vaffanculo", l'album riscosse un enorme successo arrivando a vendere oltre 800 mila copie oltre ad essere pubblicato anche in Germania, Francia ed in Spagna nella versione iberica "Te enamoraràs". Il brano, come gran parte dell'album e dell'intera produzione della prima fase artistica di Masini, porta la firma di Marco e di due grandi autori italiani come Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati. Bigazzi accompagnerà Masini ancora per qualche anno fino al divorzio artistico avvenuto nel 2001 mentre Dati non hai mai smesso di collaborare con il cantautore fiorentino ed è comparso, anche se solo per due brani, anche tra gli autori dell'ultimo disco di inediti di Marco  "Niente d'importante". All'epoca di "T'innamorerai" Masini proveniva dalle positivissime prime esperienze artistiche ottenute sia sul placo dell'Ariston, nel 1990 con la vittoria tra i giovani e nel 1991 con il terzo posto tra i big, che nei palazzetti e nei teatri di tutta Italia dove si era fatto valere ed aveva iniziato brillantemente un cammino che lo porterà ad essere uno degli artisti più apprezzati della scena italiana. In quegli anni Masini era un vero e proprio manifesto generazionale poichè riusciva ad esprimere, in poesia, ciò che i giovani non avevano il coraggio o la forza di tirar fuori. Masini divenne, quindi, una guida per quelle generazioni che vedevano i lui una sorta di profeta, ruolo che Marco proprio con "Vaffanculo" ha declinato rifiutando ogni mania di grandezza o di superbia ed affermando la sua appartenenza ed uguaglianza al mondo giovanile dell'epoca. Marco non era, quindi, un profeta ma una nuova voce che cantava la vita reale, i problemi e le difficoltà che vivevano le nuove generazioni del tempo e per questo motivo era apprezzato e seguito. Marco, tutt'oggi, è tra i pochi artisti italiani ad avere un popolo di appassionati che va ben oltre il rapporto fan-artista e che, nel nostro Paese, si può paragonare solo a ciò che avviene tra Renato Zero ed i suoi seguaci. Un rapporto viscerale, sincero che supera le barriere di un determinato mondo dello spettacolo a cui Marco si è sempre guardato bene dall'appartenere rimacardo sempre la propria natura e la propria semplicità. "T'innamorerai" è, inoltre, un chiaro esempio di questa semplicità poichè Marco esprime in questo brano l'amore verso questa donna che probabilmente non lo corrisponderà ma che, comunque, desidera vedere felice preoccupandosi di cosa potrà trovare sulla sua strada se si accompagnerà ad un qualcuno che non prova lo stesso suo forte e sincero sentimento. Nel brano vengono espresse, quindi, le sensazioni positive e forti dell'innamoramento ma anche i momenti duri che possono far parte di un rapporto di coppia non proprio idilliaco. Il protagonista, dunque, mette in guardia la donna invitandola a riflettere sulla persona da avere accanto per la vita prima che sia troppo tardi. Un brano eccezionale che tramite una sonorità accattivante è diventato uno dei pezzi più amati del vasto repertorio di Masini ed ha ispirato, probabilmente in maniera involontaria, anche Ivano Fossati vista la forte somiglianza musicale con la sua "L'amore fa" del 2006. Del brano di Masini ne è stato fatto anche un videoclip diretto da Stefano Salvati ed inserito anche nella VHS realizzata proprio nel 1993. Un grande successo, quindi, che rimane uno dei tanti grandi successi di un artista troppo spesso sottovalutato. 

 

 

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Giancarlo Bigazzi

Ivano Fossati

Marco Masini

Renato Zero

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21 agosto 2017 1 21 /08 /agosto /2017 23:01

"Mi manchi" è un brano portato al successo da Fausto Leali e scritto da Fabrizio Berlincioni e Franco Fasano. L'artista bresciano partecipa con questo brano al Festival di Sanremo del 1988 classificandosi al quinto posto ma aprendo la strada ad una canzone che entrerà nella storia della musica italiana. Pubblicata nell'album "Non c'è neanche il coro", la canzone, segnerà in maniera postiva la carriera dell'interprete italiano dalla voce "nera". Reduce dal successo "Io amo" presentata al precedente Festival, Leali, arriverà alla vittoria dello stesso solo nel 1989 in coppia con Anna Oxa con il brano "Ti lascerò". Anche se già con una lunga e fortunata carriera alle spalle, questo periodo, rappresenta forse l'apice della storia artistica di Leali che riceve quella definitiva consacrazione popolare tra i grandi interpreti della musica italiana. "Mi manchi" è un brano bellissimo in cui un uomo si accorge dell'importanza della propria compagna solo dopo averla persa e non intende innamorarsi di altre donne perchè sarebbe solo un inganno ai propri sentimenti. Con la sua pesante assenza, il protagonista, capisce il valore di quei momenti e di certi comportamenti, talvolta vissuti con superficialità, che compongono la vita di coppia ed è sempre più forte il rammarico per non averlo capito a tempo debito tanto che, oggi, rappresenta questa persona e questa storia come "il mio rimorso senza fine". Una mancanza che si accentua quando arriva la notte e quando non vi è più quella presenza accanto spesso snobbata ed ora desiderata. Un testo stupendo reso ancor più intenso da quel timbro roco e caldo espresso dall'inconfondibile vocalità di un grande interprete quale Fausto Leali.

 

 

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Anna Oxa

Fausto Leali 

Sanremo Story

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20 agosto 2017 7 20 /08 /agosto /2017 23:01

"Che sarà" è un successo internazionale nato in Italia da autori italiani per poi essere tradotta e pubblicata in diverse versioni in tutto il mondo. A scriverla è Jimmy Fontana, Enrico Sbriccoli all'anagrafe, che insieme a Franco Migliacci e Carlo Pes mettono nero su bianco il testo e la musica con l'obiettivo, richiesto dalla RCA Italiana, di riportare Josè Feliciano, allora grande stella del panorama musicale mondiale ed amico personale di Fontana, al Festival di Sanremo dopo vari tentativi andati male. La canzone piacque a Feliciano che la incise negli studi di Los Angeles, dove lo raggiunse lo stesso Fontana, in tre lingue: italiano, spagnolo col titolo "Que serà" e inglese intitolandola "Shake a Hand". Avendo in mano il si di Feliciano per quel Sanremo del 1971 ed essendo l'autore del brano, Fontana, è convinto che ad accompagnare sul palco dell'Ariston, all'epoca si partecipava in coppia, l'artista portoricano sarà proprio lui ed, invece, la casa discografica ha altri progetti e non crede in un rilancio disografico per Jimmy Fontana. L'artista, deluso, lascerà per anni il mondo della disocgrafia dedicandosi prima alla gestione di un bar aperto a Macerata per poi ritornare sulle scene musicali per sporadiche apparizioni celebrative. Per "Che sarà", invece, la RCA pensa a Gianni Morandi che rifiuta perchè non convinto dal brano per la sua vaga somiglianza, più nel titolo che nel brano, con "Que sera sera" di Doris Day. Per ciò che riguarda le voci di plagio, inoltre, esiste anche una netta somiglianza della musica con "London Lodon" di Caetano Veloso, scritta nel 1968. Però, si mormora, che quel rifiuto di Morandi sia figlio delle parole di alcune persone che sconsigliarono ,in quel momento della carriera dell'artista di Monghidoro, un confronto diretto con un artista del calibro di Josè Feliciano. In ogni caso, però, bisognava trovare un'altra soluzione e la RCA decide di puntare su un giovane gruppo che aveva debuttato a Sanremo l'anno precedente ottenendo un ottimo riscontro: i Ricchi e Poveri. L'allora quartetto era formato da Franco Gatti, Angela Brambati, Angelo Sotgiu e Marina Occhiena, che lascerà il gruppo nel 1981 per contrasti con la Brambati. L'esibizione sanremse è un successo e il brano si classifica al secondo posto dietro a alla coppia formata da Nada e Nicola Di Bari con il brano "Il cuore è uno zingaro" che vede tra gli autori, insieme a Claudio Mattone, lo stesso Franco Migliacci co-autore di "Che sarà". Dopo Sanremo, la canzone, venne lanciata nelle diverse lingue in tutti i mercati internazionali ottenendo ottimi risultati un po' ovunque: dal Centro ed Est Europa alla Scandinavia, dal Centro e Sud America fino al Giappone. Un successo mondiale che diventa un inno all'immigrazione al punto tale di essere ufficialmente vietata a Cuba per evitare che i cittadini fossero incentivati a lasciare il paese. Il brano, che Fontana aveva dedicato a Bernalda, paese della Basilicata da cui proviene la moglie e che Migliacci, invece, l'aveva scritta pensando a Val di Chiana Cortona, suo paese d'origine, sembra, non volendo, la storia del suo interprete Josè Feliciano che, da giovane, lasciò il suo paese collinare di Lares dell'allora povera Porto Rico per cercare fortuna a New York. Nel 2012, Josè Feliciano è stato ospitato a Sanremo per riproporre il brano, in un particolare duetto con Arisa, in una serata di celebrazione per la musica italiana nel mondo. Un brano storico, quindi, che rappresenta la nostra musica nel mondo e che ha segnato, in un incrocio di destini, la vita dei personaggi che l'hanno cantata, scritta o rifiutata. Infatti, la canzone, che è stata la cosacrazione di Josè Feliciano, la fortuna dei dei Ricchi e Poveri ma ha rappresentato anche un rimpianto per Gianni Morandi che la rifiutò e, soprattutto, ha causato un segno indelebile e particolarmente triste per il suo autore principale Jimmy Fontana che con quello che poteva essere il suo più grande successo ha, invece, ottenuto un quasi totale oblio artistico.

 

 

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Gianni Morandi

Jimmy Fontana

Josè Feliciano

Nada

Nicola Di Bari

Ricchi e Poveri  

Sanremo Story

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19 agosto 2017 6 19 /08 /agosto /2017 23:01
Citazioni: Renato Zero 4

Io sono qui, insultami, feriscimi; 


Sono così: tu prendimi o cancellami…

 

(Cercami - 1998)

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18 agosto 2017 5 18 /08 /agosto /2017 23:01

E' il 1987 quando, dopo la vittoria a Sanremo del trio formato da Umberto Tozzi, Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri con "Si può dare di più", lo stesso gruppo è chiamato a partecipare all'Eurofestival a Bruxelles. A causa di impegni lavorativi, però, il solo Tozzi può accettare quell'invito e, a farsi avanti per accompagnarlo in questa avventura europea è uno degli autori, insieme allo stesso Tozzi ed a Giancarlo Bigazzi, del brano vittorioso a Sanremo ovvero Raffaele Riefoli, in arte Raf. L'artista pugliese, fino a quel momento, non aveva mai cantato in italiano ma solo in inglese. Una scelta artistica per la quale si era precluso anche la possibilità di far parte del trio di "Si puo dare di più" ma che, in questa occasione, perde la sua forza anche perchè lo stesso Raf non è più convinto di quella strada che, comunque, lo aveva portato ad un discreto successo. Ad ogni modo, visto il progetto già pronto e scritto dallo stesso gruppo di lavoro del successo sanremese, i due artisti danno vita al duetto "Gente di mare" che esprime un po' la natura degli italiani e della loro storia di navigatori. Raf, in particolare, sente molto suo questo testo avendo vissuto l'adolescenza a due passi dal mare prima di abbandonare il luogo natio per viaggiare per il mondo. La canzone ottiene un ottimo successo, si classifica terza all'Eurofestival e in Italia resta in classifica per ben ventisette settimane arrivando anche al secondo posto. Del brano, inoltre, ne è stata fatta anche una cover in portoghese dall'artista brasiliano Fabio Junior dal titolo "Felicidade".  Dopo questi due successi il gruppo di lavoro composto da Tozzi, Raf, Bigazzi e da due musicisti che rispondono al nome di Mario Manzani e dell'allora sconosciuto tastierista Marco Masini sembra solido e sforna altri brani per i successivi album dei due artisti. Ma il sodalizio dura poco perchè, dopo uno spettacolare tour teatrale ove Raf accompagnò Tozzi in diverse gloriose tappe e dopo altre sporadiche collaborazioni, nel 1993 Raf decide di chiudere il rapporto di lavoro con Bigazzi e di consolidare l'unione lavorativa con il figlio di Mogol, Alfredo Rapetti, in arte Cheope con il quale raggiunse poi i più grandi successi della sua storia artistica. L'anno successivo, inaspettatamente si rompe, ed in maniera anche traumatica, la lunga collaborazione tra Bigazzi e Tozzi che a partire dagli anni '70 aveva prodotto tanti successi ed aveva segnato in maniera evidente il corso della nuova musica italiana. Il divorzio, pare, ebbe inizio da una falsa accusa che Tozzi fece allo stesso paroliere e produttore Giancarlo Bigazzi qualche anno prima ovvero quella di aver ceduto, senza il consenso del cantautore torinese, un brano scritto originariamente per lo stesso Tozzi ad una giovane promessa su cui Bigazzi aveva puntato e cioè Marco Masini. Il brano in questione era "Adagio per un addio" che, dopo diverse modifiche, divenne la celebre "Perchè lo fai" con la quale Masini si classificò terzo al Festival di Sanremo del 1991 proprio davanti a Tozzi che propose, in ripiego al brano ceduto a Masini, "Gli altri siamo noi" e dietro a Renato Zero e Riccardo Cocciante che vinse quell'edizione con "Se stiamo insieme". Tale situazione è stata descritta dallo stesso Giancarlo Bigazzi che acquistò una pagina della rivista "Musica e dischi" per spiegare il diverbio. Bigazzi, poi, si rivolse al giudice chiedendo che venisse cancellato il nome di Tozzi come coautore di diversi brani famosi per i quali, l'artista torinese, secondo Bigazzi non avrebbe scritto nemmeno una riga dei testi nè una nota delle musiche. L'autore, inoltre, si disse pronto a dimostrare la cosa con testimonianze inoppugnabili. Nell'accusa si fa riferimento a brani come "Si puo dare di più", "Gli altri siamo noi" e, appunto, "Gente di mare". Tozzi, all'epoca, dichiarò di non aver capito questo comportamento e non vedeva perchè Bigazzi volesse rompere in maniera tanto forte un rapporto di lavoro che era arrivato alla sua naturale conclusione. La cosa, in ogni caso, provocò una pausa artistica per Tozzi che, proprio dal 1994, cominciò a scriversi sia i testi che le musiche dei propri lavori non arrivando, però, mai ad eguagliare il successo avuto con Bigazzi. La querelle, però, non ha provocato problemi nel rapporto d'amicizia tra Tozzi e Masini che, tra l'altro, nel 2006 hanno collaborato in un disco cantando l'uno i successi dell'altro e viceversa consolidando una collaborazione iniziata tanti anni prima.

 

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17 agosto 2017 4 17 /08 /agosto /2017 23:01

"La favola mia" è una delle canzoni più amate del repertorio di Renato Zero, Fiacchini all'anagrafe, ed è stata pubblicata nel 1978 per l'album "Zerolandia". Nella prima stampa del vinile il brano porta le firme di Franca Evangelisti, Renato Zero e Piero Pintucci mentre nelle successive ristampe alla Evangelisti si aggiungono Roberto Conrado, Albert Verrecchia e Piero Montanari. A parte questa curiosità, il brano, diventa presto un cavallo di battaglia dell'artisti anche perchè il testo è evidentemente autobiografico. La canzone, infatti, rappresenta l'illusione quotidiana espressa dal teatrante attraverso versi, maschere e costumi che concede la possibilità di soddisfare quella voglia di vivere un sogno di un pubblico che non osa scoprire le proprie vanità ed i propri bisogni più ludici ed infantili. L'artista, in questo caso, si sostituisce allo spettatore trasformando in realtà le proprie fantasie attraverso l'incantato sogno di una serata che si ripete, puntualmente ogni sera, non appena sia apre il sipario. Una magia che permette ad un pubblico di tornare bambino ed all'artista di indossare delle maschere ben più vere di quelle che si è costretti a portare nella odierna collettività sociale. Dietro quella maschera, però, Zero ricorda la presenza di uomo comune costretto a convivere quotidianamente con le stesse problematiche che riempiono i giorni di chi assiste a quelle esibizioni. Viene, quindi, espressa la volontà dell'artista di non assumere un ruolo di superiorità rispetto ai propri fans bensì di sottolineare la propria modestia e vicinanza al popolo. Zero, quindi, vive il sogno che lo spettatore chiede attraverso la propria poesia e la propria affascinante arte dimenticando, per qualche ora, la nuda realtà per offrire una notte di magia che si rinnova in ogni nuovo spettacolo. Un capolavoro assoluto, quindi, che ben rappresenta la storia e la  vita artistica di Renato Zero che ha affrontato il proprio cammino musicale, e continua a farlo, proprio in tal senso con la volontà di regalare quel sogno ad un pubblico che non ha smesso mai di affascinarsi dinnanzi a quella favola rappresentata da un cantautore di cotanto spessore umano ed artistico.

 

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Renato Zero 

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16 agosto 2017 3 16 /08 /agosto /2017 23:01

"Terra mia" è il primo album che Pino Daniele realizza dopo essersi formato come musicista nella band "Napoli Centrale" di James Senese. Con questo disco, pubblicato nel 1977, Daniele mette in pratica il suo sogno artistico ovvero quello di coniugare la cultura napoletana ed il blues, sua grande passione. Ovviamente la cosa riesce in pieno e Pino Daniele diventa un simbolo per Napoli negli anni che vedono anche la scalata al successo di un altro grande artista napoletano qual'è Massimo Troisi. I due diventano amici e collaborano in diversi progetti sia cinematografici, attraverso le colonne sonore realizzate da Daniele nei film di Troisi, e sia attraverso dei brani che lo stesso Troisi ha scritto, e talvolta cantanto, insieme a Pino come, ad esempio, la bellissima "'O ssaje comme fa 'o core". Un connubbio che dà l'idea del florido parterre di artisti che Napoli poteva offrire in quegli anni. Tornando a "Terra mia", Daniele, volle sottolineare l'appartenenza al proprio territorio sia con il brano che dà il titolo all'album che, ovviamente, con la celebre "Napule è", anch'essa presente in questo disco. Inoltre, non va dimenticato, che pur essendo un lavoro prodotto a livello nazionale prevedeva tutti brani in dialetto napoletano. "Terra mia", in particolare, è un brano viscerale che rende l'idea del trasporto e della passione con la quale Pino vede e illustra la sua Terra senza voler nascondere le sue verità più crude e primitive. Nel brano, inoltre, viene sottolineata anche l'amarezza di chi guarda affascinato questi luoghi senza poter far niente per un loro sviluppo. Nella canzone, però, viene espressa anche la volontà di non perdere mai la speranza in un cambiamento perchè le cose variano giorno per giorno ed anche Napoli, quindi, è in continua evoluzione. Tutto l'album e questo brano in particolare regala delle atmosfere uniche grazie alla voce inconfondibile di Pino ed alla sua vena autoriale che, nei primi album della storia musicale, viene espressa nella maniere migliore forse perchè ancora fresca e priva di qualsivoglia contaminazione commerciale. Inoltre, per questo lavoro discografico, non va assolutamente dimenticato l'apporto dei grandissimi musicisti che accompagnavano Daniele i quegli anni come, ad esempio, Enzo Avitabile, Rino Zurzolo e Rosario Jermano. Un album, quindi, che lancerà sul mercato una grande voce ed una nuova grande espressione della cultura napoletana.

 

 

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Enzo Avitabile

James Senese

Massimo Troisi

Pino Daniele

Rino Zurzolo  

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15 agosto 2017 2 15 /08 /agosto /2017 23:01

"Raccontami di te" è uno dei successi di Marco Masini ma è anche una tappa importante della sua carriera arrivata in una fase molto particolare. Dopo i grandi successi dei primi anni '90 e le polemiche che accompagnarono brani di grande impatto come "Vaffanculo" e "Bella stronza" che facevano, comunque, parte di album di grande riscontro commerciale oltre che di grande qualità Masini prova a dare una svolta alla sua carriera e forse oppresso dalle troppe voci, anche legate alla triste storia della scaramazia, la dà un po' vinta ai media provando altre strade. E' così che, dopo una raccolta di successi lanciati dall'omonimo singolo "L'amore sia con te" e un duetto con Enrico Ruggeri, voluto dallo stesso artista milanese ed amico di Marco in "La gente di cuore", Masini pubblica nel 1998 l'album "Scimmie". Un disco rock, una vera novità per Marco che, pur essendo un amante del genere non si era mai proposto al pubblico in queste vesti. La svolta parte anche dal look che vede un Masini inedito dal capello rasato e platinato per poi proseguire nelle sonorità e nei testi rock, aggressivi ed alternativi. In questa nuova veste, Masini, inizia una sorte di distacco con l'autore di sempre ovvero Giancarlo Bigazzi che, incredibilmente, resta completamente fuori da questa produzione. E' presente, invece, l'altro autore di fiducia Giuseppe Dati, oltre all'importante apporto, visto anche il tipo di sonorità proposte del chitarrista Mario Manzani, altro fido collaboratore di Masini. L'album sorprende un po' tutti e vende "solo" 85 mila copie, anche perchè spiazza anche i fan più vicini all'artista che pur riscontrando la solita alta qualità non si rispecchia del tutto in questa nuova forma musicale o, quanto meno, ci mette un po' per metabolizzarla. Resosi conto della scelta azzardata e non ritrovandosi più di tanto in quella nuova figura, Masini, torna al passato ed anticipato da "Il giorno più banale" si appresta a ricominciare dal suo stesso passato tornado ad incantare il pubblico con la propria raffinata melodia. E' così che nel 2000, presenta al 50° Festival di Sanremo "Raccontami di te" classificandosi, però, solo quindicesimo. L'album omonimo che vede sempre Dati collaboratore di Masini per i testi, è un chiaro ritorno al passato e il brano portato a Sanremo ricorda, dal punto di vista metrico e sonoro un vecchio successo di Marco, ovvero, "T'innamorerai". Appare, quindi, evidente che si è cercato di ricostruire una atmosfera magica in cui Marco ha saputo esprimere tutta la sua arte ed il suo talento cantautoriale. "Raccontami di te" parla di un uomo felice di riscontrare nella sua ex partner una serenità nonostante le loro strade si siano divise. Il protagonista, quindi, chiede alla stessa di raccontargli di lei e della propria vita anche ora che non hanno più legami amorosi ma che, comunque, potrebbero conservare quello stato amichevole e confidenziale che esisteva durante il loro rapporto sentimentale. Un testo affascinante scritto in maniera egregia da una coppia affiatata come Masini-Dati che collezionano un ottimo album che, però, non va oltre la cerchia del proprio pubblico. Masini è confuso e le ignobili voci di un mondo falso e crudele come quello dello spettacolo si fanno sempre più insistenti tanto da creare probelmi seri con la vecchia casa discografica che diventa, paradossalmente, il primo ostacolo per la promozione verso i media. Quasi costretto dalle esigenti richieste dei discografici, Masini, in tempi brevi mette su un altro disco, "Uscita di sicurezza", riprovando una nuova avventura con Bigazzi che in realtà non è mai rinata perchè i brani presenti in questo disco erano pezzi scritti dai due durante la loro storia insieme e mai incisi primi. Vista la fretta, però, nonstante alcune canzoni di notevole spessore, il disco è poco curato e non dà i frutti sperati. Da qui arriverà il definitivo divorzio con Bigazzi,il provvisorio ritiro, la causa in tribunale con i vecchi discografici, il ritorno alle scene, la rinascita con la vittoria a Sanremo nel 2004, nuovi dischi, fino ai nuovi progetti lanciati proprio in questi giorni che fanno pensare ad un futuro nuovamente roseo ma, probabilmente, lontano o almeno diverso dai tempi d'oro di Bigazzi o a quelli di Dati, con il quale sta gradualmente limitando la collaborazione a favore del comunque talentuoso Antonio Iammarino. In ogni caso, non resta che aspettare per vedere quali altre emozioni saprà regalarci un artista di una intensità e di una poetica unica come Marco Masini.

 

 

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Enrico Ruggeri

Giancarlo Bigazzi

Marco Masini 

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14 agosto 2017 1 14 /08 /agosto /2017 23:01
Citazioni: Roberto Vecchioni 3

Ho conosciuto il dolore:


ed era il figlio malato,


la ragazza perduta all'orizzonte,


il sogno strozzato,


l'indifferenza del mondo alla fame, alla povertà, alla vita…


Il brigante nell'angolo,


nascosto vigliacco battuto tumore,


Dio, che non c'era e giurava di esserci, ah se giurava di esserci….e non c'era…

 

(Ho conosciuto il dolore - 2013)

< precedente

 

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