Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"Se ci ritroveremo tutti in fondo al lungo viaggio,

avremo indietro l'anima, l'amore ed il coraggio.

Felice è lo stupore dopo il suono dei rintocchi,

perché so che l'infinito avrà i tuoi occhi..."

 

Enrico Ruggeri - L'infinito avrà i tuoi occhi

Sondaggi

1 aprile 2022 5 01 /04 /aprile /2022 23:01

"Ci stiamo sbaglaindo" è il brano con il quale Luca Carboni passa la frontiera dell'anonimato ed inizia a percorrere quel percorso che lo porterà ad essere oggi uno dei cantautori più apprezzati del panorama italiano. Nonostante avesse già provato il salto con la band Teobaldi Rock, fondata dallo stesso artista all'età di 14 anni, fu grazie a Gaetano Curreri, leader degli Stadio, che Luca ebbe la possibilità di esprimere le proprie capacità. Tutto inizò con il brano "Navigando controvento" che fu inserito nell'album "Stadio" del 1982 per poi iniziare la sua strada personale con l'album "...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film" del 1984 che fu coprodotto proprio da Curreri ed arrivò a vendere oltre 30 mila copie. Il disco venne lanciato dal singolo "Ci stiamo sbagliando" che vendette oltre 50 mila copie in un 45 giri che conteneva anche "Giovani disponibili" brano, tra l'altro, da dove venne estrapolato il titolo del suddetto disco. Con il singolo, Carboni, vinse la categoria giovani del Festivalbar e suscitò grande successo soprattutto tra i giovani che ritrovavano in lui un cantautore che trasmetteva i loro pensieri e le loro paure. Proprio per tali aspetti, Carboni, divenne un simbolo generazionale dei giovani italiani ed anche un nuovo esponente della ricca scuola cantautoriale bolognese. Le capacità di Carboni, quand'era ancora poco conosciuto, non vennero notate solo da Curreri ma anche da un altro grande bolognese e cioè Lucio Dalla che volle puntare su di lui partecipando all'album sia come corista che come musicista al sassofono e lo fece, per evitare di rubare la scena al giovane talento, con lo pseduonimo di Domenico Sputo. Tra i musicisti del disco, inoltre, vi è anche un altro nome di spicco, ovvero, Rosalino Cellamare per tutti Ron che, in questo caso, si occupa del pianoforte e partecipa ai cori. Presenze importanti, quindi, che già da sole fanno capire che ci si trova al cospetto di una vera promessa della musica italiana ed i successi futuri di Carboni daranno ragione a questi artisti che hanno creduto in lui fin dai primi passi. Il testo di "Ci stiamo sbagliando" appare come una sorta di rimprovero, in toni pacati come sempre nello stile dell'artista, ai propri coetani, una generazione in qualche modo distratta che non sempre aveva ben presente il valore della vita e la sua bellezza. Mettendo da parte sogni generazionali e pensieri utopici, Carboni, invita i ragazzi ad aprire gli occhi ed a vivere la realtà nella sua pienezza cogliendo le note positive anche nelle piccole cose. Un brano che rappresenterà uno stile musicale ed autoriale che Carboni manterrà per gran parte della sua discografia che ormai è vicinissima ai trent'anni di attività.

 

 

 


 

Altro su:

Gaetano Curreri

Luca Carboni

Lucio Dalla

Ron

Stadio       

Condividi post
Repost0
31 marzo 2022 4 31 /03 /marzo /2022 23:01

"Mare mare (Bologna-Riccione)", meglio conosciuta come "Mare mare" è uno dei successi più noti di Luca Carboni ed è stato inciso nel fortunatissimo album "Carboni" del 1992. Il disco, lanciato dal singolo "Ci vuole un fisico bestiale", ottiene un grande successo arrivando a vendere oltre un milione di copie e vincendo ben tre dischi di platino. L'album venne poi pubblicato anche in Germania, Grecia ed Olanda risultando una delle produzioni musicali italiane più riuscite all'estero. Nel nostro Paese, inoltre, l'autorevole rivista Rolling Stone giudica il disco 94esimo tra i migliori 100 album italiani di sempre. Il tour dell'artista, infatti, venne esportato anche in Europa oltre ad alcune tappe realizzate insieme all'amico e collega Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Durante la suddetta fortunata tournée venne anche registrata la VHS "Diario Carboni" pubblicata nel 1993. "Mare mare (Bologna-Riccione)", scritta per il testo da Carboni e per la musica da Mauro Malavasi, fu la canzone dell'estate e portò l'artista bolognese a vincere il Festivalbar. Ciò che colpisce di questo brano e del suo successo è l'atipicità dello stesso se inteso come brano estivo. A differenza dei soliti tormentoni estivi, infatti, Carboni propose una canzone apparentemente spensierata che nascondeva, però, un velo talvolta marcato di malinconia. E' forte, infatti, in certi versi del brano il senso di vuoto e di insoddisfazione provato dal protagonista al cospetto di un dinamico quanto finto divertimento mondano. Il protagonista, infatti, senza quella figura femminile che sperava di incontrare sul luogo si sente un pesce fuor d'acqua e rinnega più volte la scelta fatta nel raggiungere quel posto. Un brano particolare, quindi, che ha segnato l'estate del 1992 e che ha dato una notorietà importante anche a livello europeo ad un artista che, comunqu, già veniva da degli ottimi successi riscontrati con i precedenti quattro album. Con questo disco, in realtà, si chiude il periodo più florido della carriera del cantautore bolognese che attraverserà poi momenti altalenanti offrendo, solo di tanto in tanto, qualche nuova perla da aggiungere all'ottima discografia espressa agli esordi come successo, tra l'altro, con diverse canzoni dell'album "LU*CA" del 2001 e con l'ultimo disco realizzato da Carboni nel 2011 intitolato "Senza titolo" che rientrano, senza dubbio, tra le produzioni migliori di un artista nato e cresciuto nell'ambito del grande cantautorato bolognese e guidato da grandi esponenti della stessa scuola come Lucio Dalla e Gaetano Curreri che sono stati un po' i padri artistici di questo talento spesso, ingustamente, sottovalutato.  

Condividi post
Repost0
30 marzo 2022 3 30 /03 /marzo /2022 23:01

"Napolitudine" è una stupenda canzone scritta e cantata da Federico Salvatore per l'album "Il mago si Azz" del 1996. Nel brano, l'autore, veste i panni di un Pulcinella, maschera simbolo di Napoli, che emigrato dal suo luogo di nascita, corre al capezzale della sua città per assisterla nel periodo forse più cupo della sua gloriosa storia. Parafrasando Eduardo De Filippo, Salvatore canta "...adda passà 'a nuttata..." riferendosi all'escalation di avvenimenti negativi che ha caratterizzato l'ultimo decennio di Napoli e del meridione italiano costingendo quasi la propria gente ad abbandonare quei luoghi amati per cercare fortuna altrove. Criminalità organizzata, disoccupazione, assenza dello Stato e dell'amministrazione locale sono alcune delle principali cause che hanno portato al declinio di una città che è sempre stato un vanto per la nazione e che, probabilmente, per lo stesso motivo è stata colpita dagli stessi "fratelli" italiani. Come sappiamo la storia si ripete e come successo con la farsa dell'unità di Italia ben descritta dallo stesso Salvatore ne "Il monumento" o da Eddy Napoli ne "Malaunità", anche stavolta, a subire è il Sud. Ma tralasciando colpe che non è facile attribuire con precisione, Federico, vuole con questa canzone appellarsi dapprima ai napoletani chiedendo di stare vicini alla propria terra rispolverando quei valori e quei sentimenti che sono propri dei natii di questi luoghi e dando così modo alle bellezze uniche di Napoli di rifiorire a nuova vita. Da luogo ricco e fulcro del Regno delle Sue Sicilie, Napoli, ha attraversato momenti più o meno bui ma si è sempre rialzata grazie allo splendore dei propri luoghi ed alla tenacia del proprio popolo a cui Federico, schierandosi in prima fila a difesa della propria terra, chiede ancora uno sforzo. Da profondo conoscitore della storia di Napoli, Federico Salvatore, ha più volte espresso i musica i propri pensieri sulla città: dalla suddetta canzone, arrivata in anni in cui l'artista si dedicava per lo più ad una musica demenziale, passando per lo spartiacque della sua carriera "Se io fossi San Gennaro" fino al brano che anticipa il proissimo disco, tutto in dialetto napoletano, "Napocalisse". I tutte queste canzoni e non solo, il cantautore, ha sempre difeso la sua città pur rimarcando in prima persona le cose che non vanno criticando anche con parole forti, ma non strumentalizzate come farebbe chi non ama questi luoghi, le problematiche che stanno affossando questa stupenda città ricca di storia e di bellezze naturali. Non critche, quindi, fine a se stesse o con il solo scopo di denigrare queste realtà bensì critiche costruttive ed appelli accorati e realmente sentiti da un vero napoletano che ama, come pochi, la sua città. 

 

 

Altro su:

Federico Salvatore

Condividi post
Repost0
29 marzo 2022 2 29 /03 /marzo /2022 23:01

"Come le stagioni" è un brano di Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, del 1994 contenuto nell'album "Ti chiedo onestà" e scritto in collaborazione con Pino Carella. Il disco prodotto da Giancarlo Bigazzi, autore di diversi brani dello stesso artista, ottiene un ottimo successo grazie soprattutto a "Passerà" con la quale Aleandro vince il Festival di Sanremo ma anche grazie ad altri brani meno noti che entreranno nel repertorio classico dell'artista come "Francesco", "Sarajevo", "Il ragazzo solitario" e, appunto, "Come le stagioni". Il brano, a tratti autobiografico, ripercorre quelle sensazioni che vanno dall'inizio di una relazione sentimentale e, quindi, le aspettative, le promesse fino alla fine della stessa dove tutto ciò che che si pensava viene smentito e ci si sente profondamente traditi e feriti dal dissolimento improvviso dei tanto decantati sentimenti. In particolare, la storia del protagonista del brano, racconta della difficoltà di mantenere un rapporto che vada oltre quella soglia di un'avventura usa e getta ma che, seppur non per la vita, duri almeno per un lasso di tempo adeguato che giustifichi gli entusiasmi dei primi giorni che dovrebbero essere frutto, seppur ingigantito dall'euforia, di un reale sentimento. La paura del protagonista, invece, è quella che non avrà mai la possibilità di vivere un vero amore vista la fine sistematica di ogni rapporto prima ancora che il vero amore sia davvero sbocciato. Ecco che l'autore fa riferimento alle stagioni che passano veloci portando via ogni cosa e cancellando il passato con un fugace colpo di vento. L'autore esprime la sua paura ed i suoi sospetti sulla reale natura di questi amori che si sono rivelati o semplici attrazioni o, ancor peggio, situazioni di interesse. E qui entra in gioco anche la parte autobiografica e quindi le tante esperienze negative che da portatore di handicap e ,allo stesso tempo, artista di successo, ha dovuto subire per mano di donne senza scrupoli. Mettendo da parte il personale, però, Aleandro ha centrato un aspetto molto particolare ed ha raccontato una paura che è di molti mettendo in piazza tutte quelle atroci sensazioni di inadeguatezza o di inutilità di cui spesso chi subisce tali situazioni si incolpa. Ma la colpa non è mai di chi in ogni storia ci mette il cuore bensì di chi approfitta di queste persone per i propri comodi e li abbandona non appena cambia il vento. Un grande pezzo, dunque, cantato con la solita intensità da uno tra i più grandi interpreti della nostra musica come Aleandro Baldi. Un'artista troppo spesso dimenticato che ha più volte dato voce a chi non ne ha.          

 

 

Condividi post
Repost0
28 marzo 2022 1 28 /03 /marzo /2022 23:01

"Uocchie ca me guardate" , ovvero "Occhi che mi guardate", è un brano di Enzo Gragnaniello contenuto nell'album "L'erba cattiva" del 2007. L'intero disco rappresenta una delle migliori produzioni del grande cantautore napoletano in una discografia ricca di successi dove l'intensità e la qualità dei testi sono accompagnate da sonorità che riescono a valorizzare ancor di più il contenuto dei brani. A tutto questo poi va aggiunta la particolare timbrica vocale di Gragnaniello ed i suoi mitici gorgheggi capaci di arricare all'anima. In questo brano, dove si racconta la fase conclusiva della vita di un anziano contadino ormai segnato dagli acciacchi dell'età dovuti prevalentemente alla dura vita nei campi che attende con rassegnazione che arrivi la morte che viene vista come una sorte di spettro che lo osserva. Gli occhi che lo guardano, quindi, potrebbero essere rappresentati come gli occhi della morte o quelli del destino che pur se allontanato o rimandato al giorno successivo non dimenticherà mai il suo appuntamento e, prima o poi, arriverà. Un brano che tocca le radici di una generazione che ha dato la loro vita alla natura e che dalla stessa ha si raccolto i suoi frutti ma ha anche pagato con la propria salute questa usurante pratica giornaliera. Le radici del terreno e la vita spesa per lo stesso, quindi, i temi di questo brano dove assume un ruolo determinante la figura e la paura della morte. Paura che viene esorcizzata dall'uomo che conosce il suo destino e che, nonostante tutto continua a lavorare nei campi e non perde occasione per godere dei sapori e degli odori di quella natura che per lui ha rappresentato l'intera esisitenza. Un testo profondo e toccante che complice la voce di Gragnaniello graffia l'anima e lascia il segno. Un capolavoro assoluto che rende bene anche nel bellissimo video diretto da Alberto Polo Cretara e realizzato all'agriturismo "Fontana dell'occhio" a Reino in provincia di Benevento. Nonostante il brano sia in dialetto napoletano, l'ascolto dello stesso è consigliato fortemente anche a chi non mastica l'idioma partenopeo poichè sono convinto che l'anima riceverà gli stessi impulsi nonostante i superabili ostacoli linguistici. D'altronde l'arte, quando è vera, non conosce confini geografici e nè, tantomeno, barriere linguistiche.

 

 

 


 

Altro su:

Enzo Gragnaniello         

Condividi post
Repost0
27 marzo 2022 7 27 /03 /marzo /2022 23:01

Siamo nel 2007 quando Fabio Concato, Piccaluga all'anagrafe si presenta al 57° Festival di Sanremo con "Oltre il giardino", brano intenso scritto dallo stesso artista milanese che darà anche il nome all'antologia di successi pubblicata nello stesso anno. A Sanremo il brano si classifica tredicesimo ma ottiene un ottimo riscontro dalla critica e dal pubblico per il tema affrontato e per la solita raffinatezza con la quale Concato esprime le proprie composizioni. La canzone parla di uomo che a cinquant'anni deve fare i conti con un licenziamento e con la difficoltà di trovare lavoro nella realtà odierna soprattutto per una persona non più giovanissima. Il protagonista ipotizza di reinventarsi in altri mestieri pur di ritrovare quella serenità per sè e per la propia famiglia ormai perduta con l'assenza della busta paga. Ritrovarsi da un giorno all'altro a ridimensionare la propria vita per motivi economici è il dramma che viene espresso in questo intenso brano e senza dimenticare l'imbarazzo dell'uomo nel trovare le giuste parole per spiegare le inevitabili privazioni a dei figli ancora piccoli per comprendere questi repentini cambiamenti. L'uomo, però, pur rammaricato non perde la fiducia convinto di poter trovare la forza di ricominciare proprio come aveva fatto da ragazzo. Nel testo, quindi, viene trattato anche il tema delle esigenze della vita odierna e dei tanti bisogni fasulli che il quotidiano ci propone con prepotenza ed a cui non è sempre facile rinunciare. Gli agi e gli eccessi che assumono un falso ruolo di cose necessarie e che finiscono per condizionare l'esistenza di chi non può permetterseli. Il protagonista, tirate le somme, sogna di reiventasi giardiniere per il gusto di vivere, tra colori e profumi, una vita più semplice ma, allo stesso tempo, più pulita. In tal modo potrebbe ritrovare la vera essenza della vita ma, il sogno è ben diverso della realtà e pensare di cambiar mestiere a cinquant'anni potrebbe rimare una utopica fantasia. Il titolo del brano, anche se non inerente al tema, è tratto dall'ominimo celebre film del 1979 di Hal Ashby. Inoltre, a Sanremo, nella serata dei duetti, Concato, propone il brano con la partecipazione di Michele Zarrillo e di Tullio De Piscopo alla batteria.

 

 

 

       
Condividi post
Repost0
27 marzo 2022 7 27 /03 /marzo /2022 00:01

"Il mio canto libero" è uno dei brani più noti ed apprezzati del repertorio musicale italiano. Incisa da  Lucio Battisti nell'omonimo disco del novembre 1972, la canzone, è stata scritta con l'autore che ha accompagnato gli anni d'oro dello stesso artista laziale e cioè Mogol, alias Giulio Rapetti. Estratto come singolo insieme a "Confusione", il brano, ottenne fin da subito un grosso successo restando per ben nove settimane in testa alle classifiche musicali e risultando il terzo singolo più venduto del 1973 con oltre 900 mila copie. Sorte simile anche per l'album che conquistò la vetta della classifica ben undici volte e risulto il più venduto del 1973. Il testo ha diversi spunti autobiografici, in riferimento a Mogol, che lo scrisse dopo la separazione con la moglie e l'incontro con la nuova compagna Gabriella Marazzi, pittrice e poeta, con la quale il celebre paroliere acquistò un mulino, divenuto poi lo studio di registrazione "Il mulino", e un vecchio cascinale in cui andò ad abitare ed a cui si riferisce il verso : "...ricoperto dalle rose selvatiche...". La canzone, quindi, vuole essere una espressione libera di un forte sentimento d'amore che non si lascia distogliere o condizionare dal ciò che lo circonda ma continua a rappresentarsi in tutta la sua candida e disinteressata realtà. Un canto libero atto a trasmettere sentimenti ed emozioni in piena sincerità alla persona interessata senza alcuna preclusione o remora comportamentale. Un testo ricercato e particolare abbinato ad una sonorità affascinante fanno di questo brano un vero capolavoro della musica italiana e, sicuramente, uno dei pezzi migliori della pur ricca e gloriosa discografia di nata dal binomio Battisti-Mogol. Come tutti i grandi successi anche "Il mio canto libero" è stato oggetto di numerose cover: lo stesso Battisti la incisa in inglese, francese, spagnolo e tedesco. Nel 2006, poi, venne cantata anche da Laura Pausini in duetto con il cantante colombiano Juanes per l'album "Io canto". La stessa Pausini, come già fatto dall'interprete originale, ne fece anche una versione spagnola con la traduzione di Carlos Ramòn e con il titolo "Mi libre canciòn". Inoltre, il brano, è stato interpretato, tra gli altri, anche da Cristiano De Andrè nel 1994, da Josè Feliciano nel 1995 e da Riccardo Cocciante. Visto il messaggio d'amore che contiene, questa canzone, è spesso utilizzata da associazioni umanitarie o religiose come inno delle loro missioni benefiche. A conferma di ciò la squadra di calcio della Juventus, in merito di ad una campagna solidale a favore dell'ospedale Gaslini di Torino nel 2003, scelse di incidere proprio questa canzone attraverso la voce di alcuni suoi campioni come Ciro Ferrara, Alessandro Del Piero e Gigi Buffon che la cantarono, insieme a tutta la squadra, anche al 53° Festival di Sanremo. Un successo assoluto, quindi, che ancora oggi dopo quarant'anni mantiene inalterato tutto il suo splendore.

 

 

Condividi post
Repost0
26 marzo 2022 6 26 /03 /marzo /2022 00:01

"Terra mia" è il primo album che Pino Daniele realizza dopo essersi formato come musicista nella band "Napoli Centrale" di James Senese. Con questo disco, pubblicato nel 1977, Daniele mette in pratica il suo sogno artistico ovvero quello di coniugare la cultura napoletana ed il blues, sua grande passione. Ovviamente la cosa riesce in pieno e Pino Daniele diventa un simbolo per Napoli negli anni che vedono anche la scalata al successo di un altro grande artista napoletano qual'è Massimo Troisi. I due diventano amici e collaborano in diversi progetti sia cinematografici, attraverso le colonne sonore realizzate da Daniele nei film di Troisi, e sia attraverso dei brani che lo stesso Troisi ha scritto, e talvolta cantanto, insieme a Pino come, ad esempio, la bellissima "'O ssaje comme fa 'o core". Un connubbio che dà l'idea del florido parterre di artisti che Napoli poteva offrire in quegli anni. Tornando a "Terra mia", Daniele, volle sottolineare l'appartenenza al proprio territorio sia con il brano che dà il titolo all'album che, ovviamente, con la celebre "Napule è", anch'essa presente in questo disco. Inoltre, non va dimenticato, che pur essendo un lavoro prodotto a livello nazionale prevedeva tutti brani in dialetto napoletano. "Terra mia", in particolare, è un brano viscerale che rende l'idea del trasporto e della passione con la quale Pino vede e illustra la sua Terra senza voler nascondere le sue verità più crude e primitive. Nel brano, inoltre, viene sottolineata anche l'amarezza di chi guarda affascinato questi luoghi senza poter far niente per un loro sviluppo. Nella canzone, però, viene espressa anche la volontà di non perdere mai la speranza in un cambiamento perchè le cose variano giorno per giorno ed anche Napoli, quindi, è in continua evoluzione. Tutto l'album e questo brano in particolare regala delle atmosfere uniche grazie alla voce inconfondibile di Pino ed alla sua vena autoriale che, nei primi album della storia musicale, viene espressa nella maniere migliore forse perchè ancora fresca e priva di qualsivoglia contaminazione commerciale. Inoltre, per questo lavoro discografico, non va assolutamente dimenticato l'apporto dei grandissimi musicisti che accompagnavano Daniele i quegli anni come, ad esempio, Enzo Avitabile, Rino Zurzolo e Rosario Jermano. Un album, quindi, che lancerà sul mercato una grande voce ed una nuova grande espressione della cultura napoletana.

 

Condividi post
Repost0
25 marzo 2022 5 25 /03 /marzo /2022 00:01

"T'innamorerai" è uno dei brani più noti di  Marco Masini ed è anche il nome del fortunato album lanciato nel 1993. Nato tra le polemiche legate al singolo  "Vaffanculo", l'album riscosse un enorme successo arrivando a vendere oltre 800 mila copie oltre ad essere pubblicato anche in Germania, Francia ed in Spagna nella versione iberica "Te enamoraràs". Il brano, come gran parte dell'album e dell'intera produzione della prima fase artistica di Masini, porta la firma di Marco e di due grandi autori italiani come Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati. Bigazzi accompagnerà Masini ancora per qualche anno fino al divorzio artistico avvenuto nel 2001 mentre Dati non hai mai smesso di collaborare con il cantautore fiorentino ed è comparso, anche se solo per due brani, anche tra gli autori dell'ultimo disco di inediti di Marco  "Niente d'importante". All'epoca di "T'innamorerai" Masini proveniva dalle positivissime prime esperienze artistiche ottenute sia sul placo dell'Ariston, nel 1990 con la vittoria tra i giovani e nel 1991 con il terzo posto tra i big, che nei palazzetti e nei teatri di tutta Italia dove si era fatto valere ed aveva iniziato brillantemente un cammino che lo porterà ad essere uno degli artisti più apprezzati della scena italiana. In quegli anni Masini era un vero e proprio manifesto generazionale poichè riusciva ad esprimere, in poesia, ciò che i giovani non avevano il coraggio o la forza di tirar fuori. Masini divenne, quindi, una guida per quelle generazioni che vedevano i lui una sorta di profeta, ruolo che Marco proprio con "Vaffanculo" ha declinato rifiutando ogni mania di grandezza o di superbia ed affermando la sua appartenenza ed uguaglianza al mondo giovanile dell'epoca. Marco non era, quindi, un profeta ma una nuova voce che cantava la vita reale, i problemi e le difficoltà che vivevano le nuove generazioni del tempo e per questo motivo era apprezzato e seguito. Marco, tutt'oggi, è tra i pochi artisti italiani ad avere un popolo di appassionati che va ben oltre il rapporto fan-artista e che, nel nostro Paese, si può paragonare solo a ciò che avviene tra Renato Zero ed i suoi seguaci. Un rapporto viscerale, sincero che supera le barriere di un determinato mondo dello spettacolo a cui Marco si è sempre guardato bene dall'appartenere rimacardo sempre la propria natura e la propria semplicità. "T'innamorerai" è, inoltre, un chiaro esempio di questa semplicità poichè Marco esprime in questo brano l'amore verso questa donna che probabilmente non lo corrisponderà ma che, comunque, desidera vedere felice preoccupandosi di cosa potrà trovare sulla sua strada se si accompagnerà ad un qualcuno che non prova lo stesso suo forte e sincero sentimento. Nel brano vengono espresse, quindi, le sensazioni positive e forti dell'innamoramento ma anche i momenti duri che possono far parte di un rapporto di coppia non proprio idilliaco. Il protagonista, dunque, mette in guardia la donna invitandola a riflettere sulla persona da avere accanto per la vita prima che sia troppo tardi. Un brano eccezionale che tramite una sonorità accattivante è diventato uno dei pezzi più amati del vasto repertorio di Masini ed ha ispirato, probabilmente in maniera involontaria, anche Ivano Fossati vista la forte somiglianza musicale con la sua "L'amore fa" del 2006. Del brano di Masini ne è stato fatto anche un videoclip diretto da Stefano Salvati ed inserito anche nella VHS realizzata proprio nel 1993. Un grande successo, quindi, che rimane uno dei tanti grandi successi di un artista troppo spesso sottovalutato. 

 

Condividi post
Repost0
24 marzo 2022 4 24 /03 /marzo /2022 00:01

"Tu si' 'na cosa grande" è un classico della musica italiana portato al successo da Domenico Modugno nel 1964. In quell'anno, infatti, con questo brano scritto per il testo da Roberto Gigli e per la musica dallo stesso artista pugliese, Modugno, stravinse il Festival di Napoli in cui si presentò in coppia con Ornella Vanoni che, da milanese, stupì per la sua bravura nel cimentarsi nel dialetto napoletano. Il brano venne inciso per la Curci, casa disografica in cui era in procinto di passare proprio in quel periodo ma, visto il successo della canzone, la Fonit Cetra pubblicò l'album "Modugno" utilizzando un'incisione precedente del brano ed accompagnandolo con altri successi precedenti dell'artista. Come detto, il brano, ottiene un grosso successo sia per l'entità passoniale e romantica del testo sia per la sentita interpretazione che Modugno riesce a conferire al brano trasmettendo con chiarezza il messaggio di adorazione sentimentale così ben descritto nella composizione artistica. Pugliese di nascita, Modugno, è sempre stato affascinato dalla musica napoletana che ascoltava fin da bambino insieme al padre e nella sua carriera artistica più volte si è concesso la libertà di proporre brani in napoletano ed, alcuni di questi, sono diventati dei veri cavalli di battaglia per l'artista oltre che grandi classici della nosta storia musicale come "Resta cu'mme", "Strada 'nfosa" e, appunto, "Tu si' 'na cosa grande". Un filone di musica partenopea che ha accompagnato di pari passo la carriera in lingua italiana dell'artista infatti, anche nel 1964, oltre a vincere il Festival di Napoli con il suddetto brano in dialetto parteciò anche al Festival di Sanremo con "Che me ne importa... a me" in coppia con Frankie Laine arrivando alla finale. Tornando a "Tu si' 'na cosa grande", negli anni, il brano non perderà mai la sua forza anzi, otterrà sempre più consensi anche grazie alle più recenti reinterpretazioni di altri grandi artisti della scena italiana come Mina o Renato Zero che hanno fornito altre due meravigliose versioni di questo già straordinario brano.

Condividi post
Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

Chat

Flag Counter

Flag Counter