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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

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1 marzo 2016 2 01 /03 /marzo /2016 00:01
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29 febbraio 2016 1 29 /02 /febbraio /2016 00:01
Sondaggi: Speciale Sanremo 2016

Ecco i risultati dei sondaggi relativi al Festival di Sanremo 2016:

 

X Il migliore: Stadio 22%

X Il peggiore: Alessio Bernabei 26%

X Il migliore "Giovani": Francesco Gabbani 59%

X Miglior testo: Patty Pravo 38%

X Miglior interpretazione: Valerio Scanu 41%

Sondaggi: Speciale Sanremo 2016
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19 febbraio 2016 5 19 /02 /febbraio /2016 00:01

"L'elefante e la farfalla" è un brano di  Michele Zarrillo del 1996 scritto con Vincenzo Incenzo e pubblicato nell'omonimo quinto disco da solista dell'artista. Zarrillo presenta la canzone al 46° Festival di Sanremo dove si classiferà undicesimo ma dove troverà quelle conferme che cercava da parte del pubblico e della critica in un periodo molto positivo della sua carriera. Solo due anni prima, infatti, il suo successo era esploso definitivamente con lo storico brano  "Cinque giorni" presentato sempre dal palco dell'Ariston. Con "L'elefante e la farfalla", Zarrillo, parla di un amore impossibile ove l'apparire soffoca l'essere portando la figura debole alla rassegnazione verso quel legame sognato ma, evidentemente, improponibile nella nostra società. L'autore usa la metafora di due animali così diversi tra loro enfatizzando, quindi, questo aspetto di incompatibilità esteriore mostrando però, nel profondo, i reali sentimenti dell'essere che, però, non vedranno mai luce. Nel brano, infatti, l'elefante pur provando sentimenti siceri non osa esternarli rassegnandosi alla sua natura goffa e pesante. La scelta di rappresentare tale situazione con un elefante sta ad indicare anche il peso che ha l'apparire rispetto all'essere nel nostro mondo ed è forte anche l'invidia verso chi, come la farfalla, può mostrarsi libera e leggiadra. Un messaggio importante, quindi, espresso con l'eleganza e col solito grande romanticismo di Michele Zarrillo con un tappeto musicale affascinante che sottolinea l'intensità delle parole e del pensiero espresso. Uno dei tanti pezzi che hanno fatto la fortuna di questo artista raffinato non sempre appoggiato come meriterebbe.

 

 

 


 

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Michele Zarrillo

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18 febbraio 2016 4 18 /02 /febbraio /2016 00:01

"Tradimento e perdono" è una canzone molto toccante che Antonello Venditti ha voluto dedicare all'amico ed ex capitano della A.S.Roma Agostino Di Bartolomei che si tolse la vita il 30 maggio del 1994 con un colpo di pistola al cuore. La canzone, pubblicata nell'album "Dalla pelle al cuore" del 2007, rappresenta un ricordo verso quel grande campione ma soprattutto un'analisi su quelle situazioni che più volte hanno determinato dei gesti estremi da parte di personaggi prima osannati dalla gente e poi dimenticati. Nel brano, infatti, oltre a Di Bartolomei vengono ricordati anche altre due figure importanti che hanno avuto lo stesso triste destino ovvero, Luigi Tenco nella strofa: "...Mi ricorda Luigi pieno di amici...e poi lasciato lì..." e Marco Pantani con la frase: "...Mi ricordi di Marco e di un albergo...nudo e lasciato lì...era San Valentino l'ultimo arrivo...e l'hai tagliato tu...". Venditti espone, quindi, una sua tesi secondo la quale una persona di successo abbia bisogno di più amore rispetto ad un uomo comune sottolineando il valore che può avere una parola in un momento di difficoltà e, cioè, quando viene a scemare quell'importanza che ha contraddistinto la sua esistenza. "...Se ci fosse più amore per un campione oggi saresti qui..." è il tema centrale della canzone scritta, tra l'altro, nell'anniversario della morte del campione romanista. L'autore, all'epoca dell'uscita del disco, fece anche una dichiarazione che destò una certa preoccupazione tra i fans, ovvero: "E' una canzone preventiva: può valere anche per me" che poteva far pensare che lo stesso artista stesse passando un brutto periodo, cosa non riscontrata in termini di successo e di affetto del pubblico, e che proprio questa condizione lo aveva spinto a scrivere questa canzone per cercare di capire le motivazioni di quei suicidi. La parola "tradimento" riportata nel titolo assume in questo caso un doppio significato e cioè sia il tradimento di un pubblico che "...Questo mondo coglione piange il campione...quando non serve più...ci vorrebbe attenzione verso l'errore oggi sarebbe qui..." e sia verso il gesto folle del suicidio che non è altro che un tradimento alla vita. Di Bartolomei, in particolare, si tolse la vita esattamente dieci anni dopo la sconfitta nella finale dell'allora Coppa dei Campioni contro il Liverpool e ciò era un primo segnale che evidenziava il legame tra il suo gesto ed il mondo del calcio come anche il biglietto lasciato dal campione sul quale aveva scritto: "Mi sento chiuso in un buco" riferendosi, evidentemente, alle tante porte in faccia ricevute dal suo ex mondo dopo la fine della sua carriera agonistica nel 1990 tra le fila della Salernitana. Oltre alla canzone di Venditti ed a diverse pubblicazioni editoriali, la sua figura e la sua storia, è ricordata anche nel film "L'uomo in più" di Paolo Sorrentino del 2001, in cui il personaggio di Antonio Pisapia, interpretato da Andrea Renzi, è ispirato proprio a Di Bartolomei. Venditti, inoltre, ha sentito particolarmente questa canzone essendo un grande amico del calciatore oltre ad essere un grande tifoso della squadra giallorossa di cui Di Bartolomei ha rappresentato una importante pagina di storia dal 1972 al 1984.

 

 

 


 

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Antonello Venditti

Luigi Tenco

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17 febbraio 2016 3 17 /02 /febbraio /2016 00:01

"Gente come noi" è il brano che, praticamente, apre la carriera italiana di  Ivana Spagna, artista veronese che fino ad allora aveva composto e cantato solo in lingua inglese. Dopo i successi raccolti tra gli anni '80 e '90 nella disco music, Spagna, viene scelta da Elton John nel 1994 come voce italiana della sua "Circle of life", ovvero "Il cerchio della vita", colonna sonora del film d'animazione Disney "Il re leone". Visto il successo, Ivana, decide di provare la strada italiana presentandosi al Festival di Sanremo del 1995 con "Gente come noi" che, in realtà, fu scelta da Pippo Baudo mentre la cantautrice aveva proposto il brano "Chiamami". La canzone fu un vero successo arrivando al terzo posto nella manifestazione canora davanti perfino ad Andrea Bocelli che presentava  "Con te partirò". Il singolo entrò subito tra nella top 5 delle classifiche ed, il successivo album "Siamo in due", arrivò a vendere oltre 400 mila copie risultando, insieme a "Come Thelma e Louise" di Giorgia, il disco di artista femminile più venduto dell'anno in Italia. Si apre, quindi, una nuova carriera per Ivana Spagna che abbandona quasi del tutto le sonorità disco e la lingua inglese che ne hanno cotraddistinto i primi vent'anni di carriera. Anche nel look Spagna cambia tanto sostituendo capigliatura ed abiti da disco music con una presenza molto sobria ed elegante. Questo cambiamento porta Spagna ad avere ottimi riscontri sul mercato italiano e ad ottenere nuovi successi con altre quattro partecipazioni al Festival di Sanremo. I tempi di "Easy Lady" e "Call me" e le vittoria al Festivalbar con questi successi internazionali sono lontani ma oggi Spagna, grazie a questa svolta artistica, ha dalla sua una doppia personalità artistica da offrire durante le sue esibizioni ed è stato sicuramente un arricchimento aver scelto di intraprendere anche il percorso canoro nella propria lingua durante il quale ha saputo esprimere ancora una volta il suo talento di interprete e di autrice. Infatti, "Gente come noi", vede la presenza della stessa Spagna tra gli autori sia delle musiche che del testo, ove compaiono anche il fratello Giorgio ed Angelo Valsiglio per ciò che riguarda la musica e Marco Marati e Fio Zanotti per il testo. La canzone è un inno alla gente comune, alle fragilità ed alle debolezze di gente umile che ancora crede nei veri sentimenti e nella sincerità nei rapporti interpersonali. Un brano molto bello entrato di diritto tra i cavalli di battaglia dell'artista e tra le canzoni più amate dal pubblico di tutta la musica italiana.

 

 

 


 

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16 febbraio 2016 2 16 /02 /febbraio /2016 00:01

"Un giorno credi" è il primo grande successo di Edoardo Bennato che lo incide nel suo album di debutto "Non farti cadere le braccia" del 1973. Dato il successo la canzone venne riproposta anche nel secondo album dell'artista "I buoni e i cattivi" del 1974. Scritta in collaborazione con Patrizio Trampetti, componente della Nuova Compagnia di Canto Popolare, la canzone esprime gli alti e i bassi che contraddistinguono inevitabilmente la vita quotidiana di ogni essere umano. Il testo invita a non mollare mai ed a rialzare sempre la testa nei momenti di sconforto accettando gli stessi come parte del proprio cammino di vita. Guardare sempre al futuro, quindi, senza mai rimpiangere il passato e senza mai dar troppo peso agli errori commessi. Fermarsi a pensare su ciò che ormai è fatto diventa inutile e destabilizzante per il proprio futuro ed è proprio in quel momento che bisogna rivolgere, con fiducia, lo sguardo verso il futuro. Un testo importante impiantato su di un contesto sonoro ed interpretativo tipico di Bennato che lo porterà presto a diventare un grande protagonista della nostra musica attraverso tantissimi successi. Il brano è stato poi inciso, in una nuova versione, nell'album "Quartetto d'archi" nel 1996 con l'appoggio del Solis String Quartet. Anche Trampetti, inoltre, ne ha incisa una sua versione pubblicandola in "Un giorno credi" del 2005. Nel 2001, invece, la canzone è stata oggetto di un remix molto particolare realizzato dal dj Gigi D'Agostino. In quell'album che lanciò Bennato nel mondo della discografia italiana si ricorda la partecipazione, tra gli altri, del fratello Eugenio Bennato e del maestro Roberto De Simone in qualità di musicista il primo e di direttore d'orchestra e del coro il secondo. Nasce, quindi, con questa canzone la stella di Edoardo Bennato nelle discografia italiana ed ancora oggi la sua luce non tende a perdere lucentezza.

 

 

 


 

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Edoardo Bennato

Eugenio Bennato 

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15 febbraio 2016 1 15 /02 /febbraio /2016 00:01

"Lolita" è un bellissimo brano di  Nino D'Angelo del 2001 pubblicato nell'album "Terranera", disco della svolta artistica dell'artista partenopeo. Sebbene, infatti, già da qualche anno D'Angelo stava proponendo una musica più matura e sicuramente qualitativamente più alta è proprio con "Terranera" che si ha l'effettiva sensazione di un cambio di passo definitivo. Raggiunta una esperienza notevole, l'artista, si propone la sfida di voltare pagina sperimentando una scrittura più vicina al cantautorato che al pop ma sempre in chiave napoletana. Questo passo, apprezzato da gran parte dei suoi vecchi fans, gli ha consentito di farsi conoscere anche da un pubblico più esigente ed ha portato D'Angelo ad assumere quel giusto ruolo di poeta e cantore delle vera nuova musica napoletana nel mondo sulla scia dei grandi autori del repertorio classico. L'artista, quindi, ha saputo scegliere il momento giusto per dare una svolta al suo destino artistico dando piena libertà alle sue grandi capacità che lo hanno portato a scrivere una serie di capolavori facendo ricredere tante persone che vedevano in quel ragazzo col caschetto solo un personaggio folkloristico privo di talento. Invece, chi lo ha sempre seguito, non poteva non notare che anche in quel ragazzino di talento ce ne era tanto ed ora che il grigio dei capelli ha sostituito quel caschetto ossigenato portando maturità e saggezza quel talento è venuto fuori senza freni. D'altro canto, per dar vita a determinate espressioni artistiche occorre un coraggio ed una consapevolezza non da poco poichè avrebbe potuto significare una notevole perdite in termini di vendite oltre che un incognita agli occhi di un pubblico da sempre abituato ad un certo tipo di musica. D'Angelo questo coraggio l'ha trovato con l'età e non poteva fare scelta migliore visto che anche i fans, in buona parte, hanno condiviso la sua scelta e continuano a meravigliarsi della sua grandezza poetica ed autoriale ad ogni nuovo album. Nella suddetta canzone, arrangiata dal fidato Carmine Tortora, D'Angelo affronta l'imbarazzo di un uomo ingabbiato in un forte sentimento verso una donna molto più giovane di lui che, nei momenti di sconforto, gli fa pesare i suoi anni. L'uomo capisce che la ragazza vive quella esperienza senza avere nemmeno la coscienza di cosa sia davvero provare amore e con la spensieratezza di una età che gli consentirà di vivere ancora tante avventure. L'uomo maturo, invece, cerca di scappare da quella realtà che lo corrode ogni qual volta lei gli ricorda la propria età e cercando di dimenticare che i suoi anni, a differenza di quelli di lei, corrono come un treno. Ma alla realtà non si fugge ed il protagonista si rassegna a questa condizione non riuscendo a liberarsi dalla morsa di questo sentimento. L'uomo vive, quindi, questa storia come prigioniero di quella ragazzina, rapito anche del proprio orgoglio, a cui non riesce a rinunciare pur costatando il distacco sentimentale ed emozionale con il quale lei vive questo rapporto anche nell'intimità: "...E 'o core è distante...chello ca resta 'e te m'o ddaje mentre t'adduorme...", ovvero, "E il cuore è distante, quel che resta di te me lo concedi mentre di addormenti". Un capolvoro assoluto, quindi, che non è altro che una delle tante perle di una fase artistica, tutt'ora in essere, di un grande autore e poeta della musica e della cultura napoletana quale Nino D'Angelo.

 

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

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14 febbraio 2016 7 14 /02 /febbraio /2016 19:10
Sanremo 2016: Battute finali

La meritatissima vittoria degli Stadio (pronosticata qui) riporta il leone sanremese nelle mani di artigiani di qualità della nostra musica realizzando un ideale passaggio di testimone da Roberto Vecchioni (2011) e Gaetano Curreri. La band eguaglia anche il record di premi ricevuti in una sola edizione del Festival detenuto da Giorgia dal 1995. Canzone ed esecuzione raffinata, tipica del gruppo e molto affine anche a Vasco Rossi, assiduo cliente della bottega artistica di Curreri e artista a cui era destinata anche questa canzone. Fortunatamente per gli Stadio, Vasco, ha lasciato ai leggittimi proprietari questa canzone pronosticando in anticipo la loro vittoria all'Ariston, luogo dove in passato, Curreri e company, non avevano avuto molte soddisfazioni. Questo premio li ripaga per tutto ed è il giusto sugello alla loro carriera da operai della musica. Non fosse stato per il televoto, visto i voti delle altre giurie, sul podio vi sarebbe salito sicuramente e con merito anche Enrico Ruggeri, giunto 4° e sempre impeccabile in ogni esecuzioni con un brano completo in tutti i suoi aspetti, non un capolavoro come ci ha abituati ma una gran bella canzone. Premio della critica, anche in questo caso giusto (e pronosticato), a Patty Pravo per un brano che le calza a pennello e per la solita classe delle sue performance. Detto questo, appare evidente, che gli unici elementi di spessore presenti al Festival hanno o avrebbero meritato (vedi Ruggeri) di ottenere i più alti riconoscimenti. Ciò significa che la qualità, il carisma, la professionalità sono ancora valori importanti e determinanti per un'artista ed, ogni tanto, televoto permettendo, anche il Festival gli rende giustizia. E' stato, quindi, il Festival dei veterani ed è un peccato averne ammessi così pochi in gara per far spazio a tante giovani speranze ancora prive di una storia. A questi vanno aggiunti Elio e le Storie Tese, ma loro, non concorrono certo per il titolo pur lasciando sempre e comunque la loro originale impronta. Per i giovani c'è tempo e sarebbe giusto farli partire dalla loro categoria di competenza per dargli il tempo necessario per affrontare da veri Big quel palco. Tra loro molte proposte scarse, alcune imbarazzanti, altre sufficienti ma il divario è ancora palese quando scendono in campo i grandi nomi. Grandi nomi che hanno dimostrato anche il coraggio di mettersi ancora in gioco dando una lezione ad alcuni "superospiti" che arrivano a tappeto spianato e, talvolta, senza nemmeno i meriti per aver quel tipo di trattamento. Un bravo anche a Francesco Gabbani, vincitore dei Giovani (anch'esso pronosticato qui) che è stata un po' la vera rivelazione del Festival e potrebbe fare molta strada. Per il resto il plauso va a Renato Zero e ai Pooh, leggende della nostra musica, a Nino Frassica ed Enrico Brignano per le loro performance fatte di risate e riflessioni, al talento e al coraggio di Ezio Bosso, all'esilarante Rocco Tanica, per la bravissima Virginia Raffaele e per il solito impeccabile Carlo Conti che ritroveremo anche il prossimo anno e che, si spera, possa imparare dall'esito di questo Festival a dare più peso alla qualità ed all'esperienza al momento delle prossime selezioni.     

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14 febbraio 2016 7 14 /02 /febbraio /2016 00:01
Sondaggi: Sanremo 2016, Miglior interpretazione
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13 febbraio 2016 6 13 /02 /febbraio /2016 00:01
Sondaggi: Sanremo 2016, Miglior testo
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