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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

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13 marzo 2021 6 13 /03 /marzo /2021 00:01

"La storia" è un grande brano scritto ed interpretato da Francesco De Gregori  e pubblicato nell'album "Scacchi e tarocchi" del 1985. Il titolo dell'album, come l'omonima canzone, si rifà ad un verso di "Io e le cose" del 1984 a firma di Giorgio Gaber ovvero: "Le carte dei tarocchi e poi gli eterni scacchi...". Il disco che ebbe un ottimo riscontro di vendite e fu ben accolto anche dalla critica è rimasto nella memoria degli appassionati della musica italiana soprattutto per "La storia", un brano, appunto, che ha segnato la discografia di De Gregori e che ancora oggi è tra i testi più apprezzati del cantautore romano. De Gregori realizza, in questo caso, un'apologia della storia chiarendo che la stessa siamo noi, ovvero, la gente comune e non solo i grandi personaggi del passato. La storia si vive e si scrive giorno per giorno, negli avvenimenti eccezionali ma anche negli, apparentemente insignificanti, atteggiamenti del quotidiano comune. La vita sociale si evolve e cambia insieme all'uomo lasciando segni tangibili del cammino dell'essere umano sulla Terra che col passare del tempo vanno a formare pagine di vera e propria storia della nostra civiltà. La storia siamo noi, nessuno escluso, ed è proprio questa la forza, talvolta spaventosa, della storia di cui nessuno possiede, fortunatamente, la virtù di poterla fermare o cambiare. Una analisi quella dell'autore espressa tra metafore, cenni storici e rappresentazioni della attuale realtà sociale che ben raffigura il messaggio che lo stesso De Gregori intende far passare. "La storia", spesso identificata con la dicitura della prima battuta del testo, "La storia siamo noi" ha anche dato il titolo, proprio in questa estensione, alla celebre trasmissione RAI di approfondimento storico-giornalistico di Giovanni Minoli che dal 1997 ripercorre la storia del nostro paese attraverso servizi dedicati ai grandi personaggi della storia, della politica, dello spettacolo e del costume italiano. Il brano di De Gregori ha, quindi, fatto epoca ed è entrato anch'esso di diritto nella "storia" della nostra cultura e della nostra musica.

 

 

 


 

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12 marzo 2021 5 12 /03 /marzo /2021 00:01

"Su di noi" è, sicuramente, il brano più noto di Enzo Ghinazzi, in arte  Pupo. Con questo brano, divenuto poi il cavallo di battaglia del suo repertorio musicale, l'artista toscano si piazza terzo al Festival di Sanremo 1980 nell'edizione vinta da Toto Cutugno con "Solo noi". Oltre al buon piazzamento a Sanremo, "Su di noi" riscuote un ottimo successo sul mercato nazionale e non. Pupo, infatti, è uno dei cantanti italiani più apprezzati in Europa e, soprattutto, nei Paesi dell'Est. Il brano è stato scritto dallo stesso Pupo in collaborazione con Paolo Barabani e Donatella Milani ed è stato incluso nell'album "Più di prima". "Su di noi" venne anche lanciata in un singolo insieme al brano "Lucia". Il testo parla di una storia d'amore che vive il suo momento più brillante dove è forte la passione e dove non esistono ancora ombre ed incompresioni. Un amore che esplode a dispetto di chi non vedeva un futuro sereno e felice per questa relazione. Una storia su cui forse nemmeno i due protagonisti avrebbero scommesso ma che oggi splende alla luce del sole e non presenta nuvole sul proprio cielo. Una canzone, quindi, che rappresenta il momento più bello di una relazione sentimentale, quando tutto, proprio a causa del forte sentimento, sembra perfetto e niente pare possa scalfire quel legame e quella sinergia di intenti. Con questo brano, come detto, Pupo scala le classifiche nazionali e conferma il suo nome tra gli artisti più amati del momento arrivando già dai successi ottenuti nel 1978 con "Ciao" ed, un anno dopo, con "Gelato al cioccolato" scritta da Cristiano Malgioglio. Nello stesso album "Più di prima" è presente un'altro dei pezzi di maggior successo del cantautore di Ponticino ovvero  "Firenze Santa Maria Novella", dedicata alla stazione ferroviaria del capoluogo toscano. A Sanremo, Pupo, ci tornerà altre cinque volte ottenendo un piazzamento da finalista nel 2009 con il brano  "L'opportunità" cantato con Paolo Belli e Youssou N'Dour ed un secondo posto nel 2010 con la discussa "Italia amore mio" presentata insieme al tenore Luca Canonici ed al principe Emanuele Filiberto di Savoia. A parte per le occasioni sanremesi, Pupo, negli ultimi anni ha messo un po' in disparte la propria carriera musicale ottenendo un buon riscontro in qualità di conduttore televisivo per diverse produzioni Rai. In ogni caso, alcuni suoi successi come appunto "Su di noi", gli consentono di continuare a girare l'Europa ed a tenere concerti sempre molto seguiti ed apprezzati.

 

 

 


 

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11 marzo 2021 4 11 /03 /marzo /2021 00:01

"Faccia Gialla squaglialo!" è un brano di Enzo Avitabile del 2006 e contenuto nell'album "Sacro Sud". Il grande sassofonista e cantautore partenopeo Enzo Avitabile, recentemente applaudito al Festival del Cinema di Venezia grazie al film-documentario sulla sua vita che ha voluto realizzare il regista statunitense Jonathan Demme, propone in questo testo il rapporto intenso che esiste tra il popolo napoletano e San Gennaro, chiamato confidenzialmente "Faccia Gialla" per il colore assunto dalla statua di bronzo dello stesso santo con il passare del tempo. Viene, quindi, ricordata l'esigenza dei partenopei nell'ottenere quel famoso miracolo della liquefazione del sangue che si ripete puntualmente tre volte l'anno ovvero il sabato precedente alla prima domenica di maggio, il 19 settembre giorno di San Gennaro e il 16 dicembre. I napoletani sono molto legati a questa tradizione anche perchè, nelle rare occasioni in cui il miracolo non è avvenuto, la città di Napoli è stata colpita da tremende disgrazie tra cui il colera. Questa richiesta del miracolo diventa, quindi, una promessa di benessere alla città da parte del Santo fino al prossimo miracolo. Nella vicenda, dunque, oltre alla fede entra in gioco anche la scaramanzia rendendo questo evento un vero e proprio segno distintivo del folklore e della passione del popolo napoletano. Avitabile invoca, quindi, a gran voce questo miracolo rivolgendosi a San Gennaro in modo amchevole come accade in realtà al Duomo dove la folla di fedeli chiede quel segnale divino in ogni giorno in cui lo stesso evento è previsto. Tanti sono stati gli studi effettuati su quell'ampolla e su quel liquido che si scoglie miracolosamente in queste ricorrenze ed ancora oggi gli studiosi di tutto il mondo non sono in grado di spiegare con esattezza come possa avvenire tale fenomeno e se il contenuto sia realmente il sangue del Santo o sia una sostanza artificiale che risponde semplicemente ad effetti chimici. Qualunque sia la verità, ammesso che venga trovata, nulla potrà mai distogliere i fedeli dall'idea che quel liquido rossastro sia davvero il plasma del Santo e che quel miracolo sia davvero un segnale per la città di Napoli. La lotta fedeli-scienziati probabilmente non avrà mai fine e, quidni, visti i precendenti è augurabile che il miracolo, o effetto chimico, si ripeta ancora nei giorni indicati affinchè Napoli non sia vittima di calamità da attribuire al mancato miracolo e perchè questa città, per ragioni di certo più terrene, già vive una situazione attuale tutt'altro che rosea. La criminalità e la disoccupazione, ad esempio, sono cancri non meno gravi delle calamità naturali per questa città e non è certo il Santo Patrono il responsabile di tutto ciò.

 

 

 


 

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Enzo Avitabile

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10 marzo 2021 3 10 /03 /marzo /2021 00:01

"Francesco" è brano di  Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, che porta la firma dello stesso artista oltre che di Giuseppe Dati e Bruno Zucchetti. Il brano, in realtà quasi del tutto pronto prima dell'intervento di Aleandro, è figlio dei ricordi d'infanzia di Beppe Dati che viveva proprio vicino a Santa Croce, località di Firenze citata nel testo. La canzone, pubblicata nell'album "Ti chiedo onestà" del 1994, è una di quelle passate sotto silenzio, uno di quei brani che spesso sono ignorati dai media e di conseguenza dal grande pubblico. Infatti, sebbene in quegli anni Aleandro Baldi era nel clow della sua notorietà mediatica, non tutte le sue canzoni, come avviene un po' per tutti, venivano diffuse mediante i più diffusi mezzi di comunicazione. Di quell'anno e di quel disco veniva sempre e solo proposta  "Passerà" che vinse il Festival di Sanremo e che rappresentò uno dei punti più alti della carriera dell'artista. Come in molti casi, anche in questo disco, vi sono però delle altre canzoni che avrebbero meritato più visibilità ed una di queste è proprio "Francesco". Il testo intenso e struggente parla del quotidiano di uno di quei personaggi un po' strambi come ne esistono in ogni comunità cittadina. Il "matto del paese" che vive la sua vita per strada immerso nella sua personale realtà fatta di fantasia. L'uomo della canzone, nonostante la brutta nomea che si porta di dietro, non ha mai fatto del male a nessuno e passa le sue giornate a spazzare la strada per ripulire il mondo da quel pattume che lo circonda. Ovviamente, l'autore, cerca di interpretare, concededosi qualche licenza poetica, quella sua mania di spazzare continuamente la sua strada. Oltre ciò, però, Francesco deve affrontare anche il proprio essere e le proprie debolezze dovute ad una non perfetta salute fisica ed ad una vista poco efficace che si aggiungono a quei problemi psichici che gli caratterizzano l'esistenza e lo rendono invisibile agli occhi del mondo "civile". Le sue difficoltà lo portano anche ad avere difficoltà motorie e di equilibrio ma ciò che più gli rende dura la vita è quella estranietà dal mondo che lo circonda e quel dolore che sente dentro e che riesce ad esternare solo urlando e ripetendo i soliti movimenti quotidiani. La cattiveria del mondo che lo vede come un mostro dal quale stare lontano, fa di questo tenero personaggio l'emblema della solitudine e della indifferenza più profonda. Aleandro Baldi, però, immagina questo uomo come uno dei pochi capaci, attraverso la fantasia, di capire realmente i valori importanti della vita e lo vede come uno spazzino che accumula tutto l'amore e tutti i sogni che la gente "normale" butta via non apprezzando la fortuna che si ha nel possederli. Spazzando spazzando, Francesco, nella rappresentazione dell'autore, riduce l'intero universo in un mucchio di spazzatura esprimendo in tal modo tutto lo sporco, il marcio, il superfluo e la cattiveria che circonda il quotidiano vivere facendo dimenticare le cose davvero importanti ed i sentimenti nobili e puliti che dovrebbero essere alla base della vita e dei rapporti umani. Un pezzo, quindi, da ripescare dall'ottimo repertorio di un artista troppo spesso dimenticato e che meriterebbe di avere molto più visibilità di tanti presunti artisti che dominano senza reali meriti la scena mediatica. I tempi cambiano ed è bene che si sperimenta nuova musica con giovani talenti ma, allo stesso tempo, non va dimenticato chi come Aleandro Baldi ha scritto pagine importanti della nostra storia musicale e che continua a poporre musica di qualità pur essendo quasi del tutto ignorato da radio e televisioni. L'arte non ha età nè sesso nè razza e non deve essere proposta dai media solo per scopi commerciali ma, soprattutto, per la sua funzione più nobile e cioè quella di importante mezzo per la crescita culturale del Paese altrimenti rischieremo di fare come il "Francesco" della canzone spazzando via i grendi artisti ed i veri cantautori e riducendo il mondo della musica ad un mucchio di spazzatura lasciandolo nelle mani dei geni del marketing e della pubblicità.

 

 

 


 

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Aleandro Baldi

Giancarlo Bigazzi

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9 marzo 2021 2 09 /03 /marzo /2021 00:01

"Mistero" è uno dei grandi successi della ricca disografia di  Enrico Ruggeri. Musicata dal fido Luigi Schiavone, la canzone è stata pubblicata nell'album "La giostra della memoria" del 1993 che è una raccolta che presenta anche quattro inediti e due live. "Mistero" venne presentata al 43° Festival di Sanremo e subito apparve come una scelta azzardata per il suo stile poco sanreme. Il brano, infatti, presenta un ritmo rock ma nonostante questa iniziale diffidenza la canzone viene ben accolta dalla platea e dalla critica conquistando il primo posto. "Mistero" tutt'ora rappresenta l'unica canzone dichiaratamente rock a vincere al Festival di Sanremo. Anche per ciò che riguarda le vendite il disco ottiene degli ottimi risultati confermando ancora una volta l'apprezzamento del pubblico verso un vero artista della nostra musica. Il cantautore milanese, recentemente anche conduttore televisivo, ha sempre espresso una musica di qualità contando sulla professionalità di grandi musicisti e sulla sua capacità autoriale oltre che sul suo personlissimo timbro vocale che lo ha reso celebre ed unico. La sua naturalezza nello scrivere testi più o meno impegnati senza mai essere banale bensì entrando nel profondo delle tematiche e riuscendo a trasmettere agli ascoltatori sensazioni e spunti di riflessione sono doti che hanno fatto di Ruggeri un vero pilastro della nostra scena musicale. Nelle canzoni rock come in quelle più soft, Ruggeri, ha sempre dato molto importanza all'aspetto musicale partendo dalle certezze date dai testi figli del suo grande talento. Anche "Mistero" presenta una sonorità molto elaborata e ben fatta per accompagnare un testo in cui l'autore si chiede di quella forza oscura che annebbia, in qualche modo, la ragione e che ci spinge ad agire in modo anomalo quando si prova un reale sentimento d'amore. Una forza che ci fa perdere il normale controllo che si ha sulle proprie azioni e che l'autore definisce con una sola, quanto chiaro, parola: "Mistero" , appunto. Un brano, quindi, importante nella storia dell'artista sia per l'epoca in cui è stata lanciata e sia per l'effetto mediatico provocato ma solo uno dei tanti numerosi successi della lunga carriera di Ruggeri. Inoltre, "Mistero" è stato ripreso anche come titolo della trasmissione di "Italia 1" sui fenomeni paranormali lanciata proprio dallo stesso Ruggeri che lo ha condotto per due edizioni nel 2009 e nel 2010.

 

 

 


 

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Enrico Ruggeri

Sanremo Story

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8 marzo 2021 1 08 /03 /marzo /2021 00:01

"Geordie" popolare canzone diffusa in Italia da  Fabrizio De Andrè e diventata una delle sue composizioni più amate ha radici antiche. Infatti, la storia, nasce da una ballata britannica del XVI secolo ed è la numero 209 delle Chil Ballads. De Andrè ne ha registrato una versione sua, in italiano, duettando con Maureen Rix pubblicandola in un signolo insieme ad "Amore che vieni, amore che vai" nel 1966, per poi farne una ulteriore stupenda interpetazione live con la figlia Luvi De Andrè, Luisa Vittoria all'anagrafe, all'interno dello storico concerto al teatro Brancaccio di Roma pubblicano in "Fabrizio De Andrè in concerto" del 1999. Nelle tante verisoni proposte nella storia di questa ballata pubblicata la prima volta nel 1962 da Joan Baez fino alla versione dance di Gabry Ponte del 2002 ci sono alcune differenze che vanno nel testo che vanno dal tipo di crimine commesso dal protagonista, dall'entità dello stesso fino alla parentela con la donna che chiede che gli venga fatta salva la vita. Infatti, il testo, parla di un ragazzo, bracconiere per gli inglese, che nella versione di De Andrè ruba sei cervi dal parco del re vendendoli per denaro e viene condannato, per le sue origine evidentemente aristocratiche, all'imiccagione eseguita con una corda d'oro che in altre versione divine una catena. La donna, moglie o fidanzata, a seconda delle versioni, implora la sua salvezza o chiede, nel testo di De Andrè, che almeno la sua esecuzione venga eseguita quando sarà invecchiato: "...cadrà l'inverno anche sopra il suo viso...potrete impiccarlo allora...". Spesso nelle verisoni c'è il lieto fine ma non in quelle inglese dove il bracconaggio era una ritenuta una piaga enorme e da combattere ed era, quindi, importante far passare un messaggio di durezza. Non in tutti le verisoni, però si parla di furto di cervi bensì anche di cavalli o di altri tipi di crimini come l'omicidio o come la ribellione al potere. La ballate pare abbai anche un fondamento storico, infatti, potrebbe rappresentare la storia di George Gordon, conte di Huntly, che fu condannato a morte come traditore nel 1589 per essersi ribellato contro Giacomo VI, re di Scozia. All'epoca, Gordon, fu rilasciato previo riscatto ma, soprattutto, per evitare problemi con la famiglia del ragazzo da sempre alleata potente della Corona. Per ciò che riguarda De Andrè, in Italia, la sua verisone ha contribuito in maniera quasi assoluta a far conoscere questa storia e questa ballata che, per molti, rimane ancora e unicamente una creazione dell'artista genovese. Non v'è dubbio che la sua versione, per quanto non del tutto originale, abbia dato grande spessore a questo testo regalando al mondo una ulteriore prova del suo immenso genio. Inoltre, la verisone di De Andrè, ha contribuito all'epoca, anche ad un incremento del nome Geordie negli anagrafi del nostro paese.

 

 

 


 

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Fabrizio De Andrè

Luvi De Andrè

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7 marzo 2021 7 07 /03 /marzo /2021 00:01

"Potrebbe essere Dio" è un brano di  Renato Zero scritto in collaborazione con Roberto Conrado ed inserito nel doppio disco "Tregua" del 1980. L'album verrà pubblicato anche in dischi singoli con i titoli di "Tregua I" e "Tregua II" non potendo essere certi della risposta positiva del pubblico nei confronti dell'esperimento del doppio disco, che appunto, compare per la prima volta nella discografia dell'artista romano. Nonostante le perplessità l'album ottiene un enorme successo arrivando a vendere oltre un milione e duecentomila copie risultando così tra i dischi più fortunati di Zero. Il lavoro discografico presenta diversi brani che entreranno a far parte della storia musicale dell'artista come "Amico", "Onda gay" e, per l'appunto, "Potrebbe essere Dio". In questo brano Zero invita i giovani e non a ritrovare quella via che porta al futuro e di non perdersi tra le cattiverie e le trappole di una società sempre più priva di valori. Zero, per far ciò, non obbliga a credere nella presenza di Dio ma di credere, anche non fosse Dio, a quella dottrina che inneggia alla pace, alla fratellanza ed al costruire invece di distruggere. "Se mai, non sarà Dio, sarà ricostruire..." è forse il tema centrale di questa canzone che consiglia alla gente di non cercare la propria pace e la propria serenità in una dose di droga o in un farmaco e ne di cercare una soluzione ai propri problemi giocando al totocalcio ma di ricercare quell'armonia in un pensiero, in un desiderio o in un atto d'amore. Gli autori, quindi, vogliono rappresentare la forte presenza di Dio, o di qualsivoglia entità positiva, nella vita di tutti i giorni e le conseguenze che si possono sviluppare seguendo la strada della fede o, comunque, di una certa civiltà che ha come centralità dei sani principi morali e comportamentali. Dio, come detto nel brano, non va ricercato sulla luna ma in questa Terra che trema e la fede non deve essere vista come un imbroglio o un inganno ma solo come un viatico per arrivare a comprendere l'essenza del vivere comune attraverso una serenità che la stessa fede può donare. Un messaggio importante, quindi, espresso in maniera affascinante e, talvolta, forte da uno dei più grandi artisti che il panorama musicale italiano può presentare quale Renato Zero.

 

 

 


 

 

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Renato Zero   

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6 marzo 2021 6 06 /03 /marzo /2021 00:01

"Non insegnate ai bambini" è una canzone di  Giorgio Gaber, Gaberscik all'anagrafe, ed una delle perle più luccicanti contenute nell'album postumo del cantautore milanese  "Io non mi sento italiano" del 2003. Il disco, infatti, uscì ventritre giorni dopo la sua morte ed il suddetto brano fu scelto per fare da accompagnamento musicale ai suoi funerali. Il brano doveva far parte del nuovo spettacolo di teatro-canzone "Io quella volta lì avevo 25 anni" preparato dallo stesso Gaber insieme a Sandro Luporini e mai andato in scena per la prematura scomparsa a causa di un cancro di cui soffriva da anni. Il brano si classificò secondo al Premio Tenco nel 2005 vinto, per pochi voti, dall'amico Enzo Jannacci con "Lettera da lontano". Il testo del brano è un monito agli adulti ed in particolarmodo ai genitori in merito all'educazione ed agli insegnamenti da trasmettere ai loro figli ed ai bambini in generale. Gaber si prodiga affinchè l'innocenza dei bambini non venga mai prematuramente sporcata da una "stanca e malata morale" o da "vecchi ideali" che condizionerebbero un cammino di vita ancora da esplorare e da coltivare con le proprie esperienze ed i propri personali pensieri. In pratica l'autore spinge i genitori a non segnare la strada del proprio figlio bensì di lasciare loro la libertà di riempirsi a loro piacimento il proprio futuro. Gaber invita, quindi, ad insegnare loro solo "la magia della vita" o di raccontargli "il sogno di un'antica speranza" standogli vicino e dando, dunque, "fiducia all'amore". Gaber auspica, quindi, un cambiamento della realtà sociale e per questo sceglie di intervallare le strofe con il ritornello di un girotondo da bambini proprio perchè è forte la convinzione che il mondo gira e cambia attraverso l'evoluzione della specie umana e, quindi, attraverso i bambini di oggi che saranno gli adulti di domani. Appare, dunque, come un atto dovuto e di coscenza non contaminare il loro pensiero e la loro crescita con vecchie convizioni appartenute ad una passata realtà sociale. Brano magnifico, quindi, che dopo la morte di Gaber è stato reinterpretato da diversi artisti della scena italiana come Alice, Laura Pausini, Morgan, Enrico Ruggeri, Lorenzo Jovanotti in duetto con Gianluca Grignani, Simone Cristicchi, Giobbe Covatta, Ornella Vanoni e tanti altri. Le tante cover non sono altro che un riconoscimento ad un testo affascinante e condivisibile e, soprattutto, alla grandezza di un autore che ci ha lasciato forse nel momento di maggiore maturità umana e professionale. Non a caso, questo brano come quello che da il titolo al disco "Io non mi sento italiano" sono tra le opere più apprezzate della sua gloriosa storia artistica. Ovviamente, Gaber, ha espresso sempre il suo talento e quest'ultimo album è solo una ennesima prova della sue grandi capacità autoriali. Il suo teatro-canzone ha fatto storia come anche la sua rinomata ironia ma non sono mai mancati testi importanti e capaci di donare riflessione che poi è ciò che di più importante può fare una canzone.

 

 

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5 marzo 2021 5 05 /03 /marzo /2021 00:01

"Le scarpe" è un brano scritto e cantato da Federico Salvatore nel 2002 ed è inserito nell'album "L'osceno del villaggio". In questo testo, il cantautore napoletano, usa il viatico delle scarpe per esaminare i diversi tratti della vita di un uomo e delle sue esperienze fisiche e morali. Pur non essendo tra i brani più noti di Salvatore, "Le scarpe", evidenzia le grandi capacità autoriali di un'artista che riesce a scovare sempre trovate originali per rinnovare il proprio repertorio senza mai essere nè banale nè ripetitivo e risultando sempre un attento testimone del nostro tempo. Un cantautore, quindi, che rispecchia la vera essenza di questa particolare categoria di artisti. Il suo stile prende spunto dai grandi maestri di questo genere come Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber e, in un contesto attuale molto povero dal punto di vista autoriale, Federico Salvatore è sicuramente un elemento sul quale puntare se si cerca la qualità. Artisti così, però, hanno bisogno di pubblicità e di divulgazione poichè difficilmente vengono appoggiati da media o programmati in radio tranne in occasioni particolari come avvenne nell'ultimo show televisivo di Gianfranco Funari che lo ospitò dopo alcuni anni dall'allontanamento dalle reti televisive dovute alla provocatoria esecuzione della magnifica "Se io fossi San Gennaro". D'altro canto Federico è molto lontano dalla folla di arrivvisti in cerca di fittizzia notorietà e sta alla larga dalla vita mondana del mondo dei così detti vip. Questo atteggiamento, Federico Salvatore, lo spiega benissimo nel brano "Homo sapiens" che troviamo nello stesso disco del 2002. Tornando a "Le scarpe", Federico, ripercorre la propria gioventù, il rapporto con quello che sarebbe diventato il suo migliore amico, i fallimenti amorosi, l'approccio alla religione e con l'etica del mondo, fino a porsi domande sulla fine della vita terrena. Il tutto, ovviamente, attraverso le scarpe che non sono altro che un rivestimento del nostro primo mezzo di trasporto nel cammino della vita che rispecchia, a seconda del modello e della qualità, anche la personalità e lo spessore di chi le calza. Un testo, quindi, apparentemente semplice ma molto profondo e significativo che dimostra lo spessore artistico di un grande cantautore.

 

 

 

 


 
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4 marzo 2021 4 04 /03 /marzo /2021 12:15
Sanremo 2021: Impressioni al primo ascolto

1.AIELLO: Si ritrova tra i big grazie ad un tormentone estivo fortunato, qui cerca qualcosa di più profondo ma rischia di raschiare il fondo o, forse, ci riesce. 4

2.ARISA: Si presenta ogni volta in vesti diverse ma non sempre il cambiamento giova. Lei è brava e si adatta un po' a tutto ma il melodramma d'alessiano non le se addice. 6

3.ANNALISA: Pop radiofonico come nel suo stile, non eccelle ma è brava e arriva al suo scopo. Possibile podio. 6.5

4.COLAPESCE & DIMARTINO: Da due cantautori emergenti ci si aspettava almeno originalità ma il pezzo è qualcosa di già sentito, tra l'altro, intorno agli anni '80. 4.5

5.COMA_COSE: C'è una buona sintonia tra i due ed anche se non si parla di capolavoro sembra funzionare. In un contesto qualitativo molto scadente questo semplice duetto pop potrebbe far strada. 6

6.FASMA: Autotune ancora protagonista per dare una po' di carattere ad un brano anonimo. 4.5

7.FRANCESCA MICHIELIN & FEDEZ: Seguono il loro stile, non eccedono ma non sfigurano. Si lasciano ascoltare in un brano che farà il suo buon percorso radiofonico per poi svanire. 6

8.FRANCESCO RENGA: Brano a metà che non lascia segni particolari. Poteva dare di più. 5.5

9.GHEMON: Spunti interessanti in un contesto non proprio armonico. Qualcosa si intravede ma non basta per essere lì. 5

10.IRAMA: Sonorità elettroniche che gli permetteranno un buon risultato radiofonico ma nulla di più. 5.5

11.MADAME: Autotune smisurato per un pezzo che risulta fastidioso all'ascolto live. Andrà meglio in radio confermando la pochezza artistica di certi generi. 4

12.MANESKIN: Brano rock apparso fuori luogo se ancora si può conferire a Sanremo una sua sacralità sempre più messa in pericolo negli ultimi anni. Il problema non è il genere: ci sta anche il rock ma fatto bene. Qui invece pare mancare la sostanza artistica e il vuoto in platea non ha fatto altro che amplificare il tutto. 5

13.MAX GAZZE' & TMB: Sempre originale e mai banale conferma l'unicità del suo marchio. Bravura e qualità sono indubbie ma stavolta pare non sia il suo miglior componimento. 6.5

14.BUGO: La querelle dello scorso anno gli ha rinnovato una popolarità quasi perduta permettendogli di staccare un altro biglietto per l'Ariston dopo solo un anno. Detto questo il pezzo non è male. 6.5

15.GAIA: Canzoncina orecchiabile che ricorda un po' la Lamborghini dello scorso anno, lei è piacevole ma nulla di più. 5.5

16.ERMAL META: Si conferma cantautore capace  e buon interprete anche se risulta un po' ripetitivo nelle sue melodie. 6.5

17.EXTRALISCIO & DAVIDE TOFFOLO: Ridicoli credo che renda bene l'idea. 3

18.GIO EVAN: Interessante a tratti ma di certo non ancora un big. 5.5

19.FULMINACCI: Cantautorato che ben concilia con l'Ariston ma evidentemente acerbo e poco convincente. 5.5

20.LA RAPPRESENTANTE DI LISTA: Poco, molto poco per partecipare tra i big senza esserlo. 4

21. LO STATO SOCIALE: Eccedono ruffianamente nei diversivi tanto da distrarre dalla canzone alla quale, però, non serve molta attenzione essendo composta sostanzialmente da due frasi. 5

22.MALIKA AYANE: Brano che non valorizza la classe di una grande interprete. Il sound ci può anche stare, certamente più dinamico come i suoi brani più recenti, ma il testo manca di quella poetica che ha sempre caratterizzato le sue precedenti performance all'Ariston. 6

23.NOEMI: Il suo timbro regala sempre un'identità anche a brani non proprio indimenticabili, come questo. 6.5

24.ORIETTA BERTI: Super classica ma non poteva essere altrimenti. Per quello che è stata chiamata a fare è stata impeccabile. Poi che la canzone sia fuori epoca è un altra storia. Di certo non sfigura tra tanta musica moderna ma anche mediocre. 7

25.RANDOM: Preferisce un qualcosa di più tradizionale per Sanremo invece del rap. Lo attualizza nello stile canoro in cui non mancano pecche tecniche. Poteva far spazio ad artisti più pronti. 4

26.WILLIE PEYOTE: Miscela rap e cantautorato con un risultato abbastanza buono. Anche nel testo si intravedono sprazzi interessanti. 6

NUOVE PROPOSTE: Non è facile giudicare una categoria che poteva benissimamente essere integrata tra i cosiddetti big. Per la disparità di classificazione senza motivi evidenti é giusto dare a tutti una sufficienza d'ufficio. 6

 

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