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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno, chiunque tu sia

e mi vesto di sogno per darti se vuoi,

l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi..."

 

Renato Zero- La favola mia

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7 agosto 2021 6 07 /08 /agosto /2021 23:01

"Un'emozione da poco" è uno dei pezzi più noti della musica italiana ed anche il brano che ha permesso ad Anna Oxa, Iliriana Hoxha, di debuttare nel modo migliore nella nostra musica e di rimanerci fino ai giorni nostri con la medesima forza. Le capacità vocali ed interpretative e la grande personalità sono sicuramente doti indiscusse dell'artista nata a Bari da padre albanese e madre italiana ma, il fortunato incontro con Ivano Fossati ha inciso notevolmente per il suo lancio inziale. L'incontro avviene durante un provino alla RCA nel 1977 e l'anno dopo, il cantautore genovese, regala a questa nuova ed affascinante interprete un capolavoro della musica italiana. "Un'emozione da poco" vince tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 1978 ed arriva seconda nella classifica finale accorpata ai Big. Il brano diventa un grande successo fin da subito permettendo alla Oxa di confezionare versioni anche per i mercati esteri oltre che arrivare più volte in cima alla classifica italiana, evento che l'artista, nonostante la lunga carriera e i tanti successi, non raggiungerà più. Fossati scrive la canzone, poi inserita nell'album d'esordio della Oxa "Oxanna",  con il bassista Guido Guglielminetti ed esprime la consapevolezza dell'incoerenza di una donna nei rapporti con l'altro sesso e la sofferenza che la stessa sente nel dare amore senza pietà pur sapendo che si tratta di un sentimento fasullo, di una illusione, di un'emozione da poco, per l'appunto. L'ammissione, quindi, di un senso di colpa che provoca malessere alla stessa donna per la totale assenza di realtà e sincerità nei confronti di uomini persi tra la cecità di un sincero amore e la stupidità di una smisurata pazienza. Un gran bel testo ed una tematica fuori dal comune trattata in maniera sublime che dimostra l'immenso talento di uno dei più grandi autori della nostra musica ed anche la capacità e la furbizia, da parte della Oxa, di accostare una innata vocalità forte e particolare ad una rappresentazione del personaggio in pieno stile punk. La Oxa, che impareremo a conoscere come una vera trasformista ed un genio in tema di look, si lascia consigliare in questa occasione dal collega Ivan Cattaneo e la scelta risulta vincente: il contrasto tra l'immagine e la voce colpisce tutti ed il testo di Fossati fa il resto. Un successo, come detto, che la Oxa, almeno a livello commericale, non ripeterà più anche se gli ha consentito di accedere per sempre nella musica che conta e gli ha permesso di preservare quel posto per tanti anni assestando, di tanto in tanto, altri successi che nascono, evidentemente, da una accurata scelta degli autori a cui si affida. Quando, infatti, si ha un patrimonio genetico di tale importanza dal punto di vista vocale diventa fondamentale la scelta dei testi per creare un binomio vincente ed affidarsi, per altro all'esordio, ad una penna come quella di Fossati è stata per Anna Oxa la scelta migliore e determinante per il suo exploit.  

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6 agosto 2021 5 06 /08 /agosto /2021 23:01

"La città vecchia" incisa da  Fabrizio De André nel 1965 in un 45 giri insieme a "Delitto di paese" ed inserita nell'album "Tutto Fabrizio De André" del 1966. In realtà, però, la canzone, come dichiarato dallo stesso cantautore genovese, sarebbe stata scritta nel 1962. Il titolo ed il concetto stesso del brano sono ispirati da una celebre poesia di Umberto Saba che però, nonostante una morale simile, offre una ideologia abbastanza differente da quella espressa da De André. La differenza tra le due scuole di pensiero è impostata sull'influenza del Signore in determinate situazioni di difficoltà e la visione di De Andrè viene espressa proprio nella prima frase della canzone ovvero: "Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per scaldare gente d'altri paragi..." che non è altro che una frase ripresa dalla poesia "Embrasse moi" del 1946 di Jacques Prévert e sottolinea la presunta assenza del sostegno di Dio nelle vite delle vittime della società. E' proprio a queste vittime che Faber dedica questa canzone e cioè a tutte quelle persone emarginate per volere o per sorte dalla vita civile. Ubriachi, prostitute, ladri, assassini e tutta quella gente che vive agendo in modo spesso lontano dalla propria volontà ma che viene comunque giudicata come la feccia del mondo. Certi atteggiamenti o comportamenti anomali come quello descritto nel testo: "il tipo strano...quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano...", secondo l'autore, sono spesso riconducibili a problemi psicologici e psichiatrici e non vanno, in ogni caso, usati come mezzo di denigrazione e di emarginazione. In tal senso De Andrè dichiara: "Ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell'errore, anche perchè non ho mai capito bene cosa sia la virtù e cosa sia l'errore". La morale di questo brano si racchiude bene nel suo stesso finale e cioè quando De André canta: "...Se tu penserai e giudicherai da buon borgese, li condannerai a cinquemila anni più le spese. Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gligli son pur sempre figli vittime di questo mondo". Anche, quindi, se hanno commesso degli errori e non mostrano la purezza di un giglio vanno comunque compresi e trattati con dignità poichè, anche se sfortunate vittime di una società che non gli appartiene, sono pur sempre nostri simili. Concetti altissimi che De André ha diffuso in tutta la sua carriera non dimenticando mai le persone meno fortunate bensì dedicando loro gran parte della sua meravigliosa produzione artistica. Gli ultimi, gli oppressi, gli emarginati, le vittime della nostra epoca sono spesso loro i protagonisti dei brani del cantautore ligure che ha cercato, fino all'ultimo giorno della sua vita, di professare la fratellanza, la compassione e la comprensione affinchè ad ogni uomo non venga negata la propria dignità. La musica, una mazurca, ricalca "Le bistrot" di Georges Brassens del 1960. La canzone, all'epoca del lancio, non fu immune alla censura per la strofa: "...quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia...quella che di notte stabilisce il prezzo della tua gioia..." che venne modificata in: "...quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie...quella che di notte stabilisce il prezzo delle tue voglie...". La verisone originale, però, venne ritirata presto dalla stessa casa disografica Karim e, oggi, ne esistono solo poche copie. Un capolavoro assoluto, in ogni caso, che rispecchia la grandezza di un artista e di un libero pensatore che ha cambiato in positivo la storia della nostra musica e della nostra cultura in generale.    

 

 

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Fabrizio De André

 

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5 agosto 2021 4 05 /08 /agosto /2021 23:01

"L'amore sia con te" è un brano lanciato da Marco Masini nel 1996 all'interno di una raccolta dei suoi maggiori successi che porta lo stesso titolo della canzone che, tra l'altro, è l'unico inedito presente nel disco oltre a "Meglio solo" che è un vecchio brano pubblicato solo nel lato b del 45 giri di "Disperato" del 1990. La canzone è stata scritta da Giancarlo Bigazzi e da Marco Falangiani ed è, quindi, uno dei pochi brani proposti dall'artista nell'arco della sua carriera in cui non vi ha preso parte alla scrittura in prima persona. Forse, anche per tale motivo, pur essendo una canzone amatissima dal suo pubblico, Marco, ha più volte dichiarato di non amare particolarmente questo brano che, solo in rare occosiani, ha inserito nelle scalette dei suoi concerti. Il testo è un inno all'amore ed alla sua grandezza con un occhio di riguardo verso quella partner che il protagonista spera di incontrare anche dopo la morte fisica qualora, nell'aldilà, vi fosse un'altra vita. A questa donna, l'autore, augura di essere sempre accompagnata nella sua vita da questo magico sentimento. Un testo affascinante racchiuso in un contesto melodico appropriato che Marco ha saputo completare con la sua interpretazione e con diversi picchi in cui le tonalità proprie dell'artista si esaltano al meglio. Proprio per tali ragioni non si spiega la disaffezione di Masini verso questo brano che, anche se non ha scritto lui, viene dalle mani di uomini fidati che da sempre l'hanno accompagnato nel suo percorso e che gli hanno saputo tessere un brano perfetto per le sue corde al punto che sembra scritto dallo stesso artista fiorentino. Tra l'altro, oltre Falangiani, il testo porta la firma di uno dei più grandi autori della musica leggera italiana di sempre ovvero Giancarlo Bigazzi, partner artistico di Masini per oltre dieci anni. La suddetta raccolta venne pubblicata anche in spagnolo con il titolo "Mi amor allì estarà" ed, in seguito a quest'avventura, Masini vivrà un periodo non facile della sua carriera in cui proverà nuove strade prima provando con sonorità rock con l'album "Scimmie", poi tornerà sui suoi passi in "Raccontami di te" fino a chiudere definitivamente il binomio con Bigazzi dopo il poco fortunato album "Uscita di sicurezza". In questi anni arriveranno i problemi con la casa discografica legati alla storia della jella costringendo Marco ad abbandonare le scene per qualche anno fino al suo ritorno vincente a Sanremo nel 2004 con "L'uomo volante". Negli anni a venire ci saranno nuovi successi e Marco tornerà giustamente a consolidare il suo nome tra i grandi della nostra musica.

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4 agosto 2021 3 04 /08 /agosto /2021 23:01

"La nostra storia" è un brano scritto e pubblicato da Luca Carboni nel 2001 per l'album "LU*CA". Il disco è dedicato al figlio Samuele ma vi è anche "Voglia di piangere", nata dal dolore per la perdita della madre Franca e "Stellina (dei cantautori)", per omaggiare il produttore scomparso Renzo Cremonini. Tornado a "La nostra storia", il brano, è scelto come secondo singolo dopo "Mi ami davvero", anch'esso un gran bel pezzo. Il testo parla dell'ostinazione di una coppia nel portare avanti, nell'incertezza di un epoca non proprio facile, la loro relazione in nome solo del loro amore. Il destino, inoltre, ha portato loro un figlio ed il protagonista, nel finale di brano, chiede alla sua donna di sposarlo portando come testimone proprio l'inequivocabile frutto del loro amore ovvero il loro bambino. Una iniezione di fiducia, quindi, in un mondo dove non sempre i sentimenti hanno la meglio sulle costrizioni e sulle difficoltà di una realtà sempre meno attenta ai valori fondamentali della vita. Inoltre, Carboni, esprime questa dichiarazione d'amore con infinita dolcezza e tenerezza. Il lieto fine, infatti, che arriva dopo immagini nostalgiche di un recente passato, qualche capello bianco ed un figlio, appare come una speranza per tutti coloro che credono ancora nella forza dei sentimenti e si battono affinchè il destino, apparentemente già scritto, possa essere cambiato. Un gran pezzo, quindi, in pieno stile Carboni che rappresenta al meglio le capacità di questo raffinato cantautore spesso sottovalutato.

 

 

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Luca Carboni

  
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3 agosto 2021 2 03 /08 /agosto /2021 23:01

"Fino in fondo" è un brano scritto da Luca Barbarossa ed arrangianto dal maestro Fio Zanotti nel 2011 quando, lo stesso, venne presentato al 61° Festival di Sanremo dove, in duetto con la cantante spagnola Raquel Del Rosario, si classificò ottava. Il brano era nato inizialmente per il solo mercato spagnolo e sudamericano ed era stato scritto da Barbarossa già pensando all'idea del duetto con l'allora fidanzata del pilota Fernando Alonso. I due, infatti, si erano conosciuti in seguito ad una Partita del Cuore organizzata dalla Nazionale Cantanti dove Alonso aveva preso parte. Nata la canzone fu la stessa Raquel a volerva incidere in italiano e nacque così l'occasione di presentarla nella vetrina più ambita per la musica italiana ovvero il teatro Ariston di Sanremo. La canzone, inserita poi nella raccolta "Barbarossa Social Club", venne accolta bene sia dal pubblico che dalla critica arrivando senza problemi fino alla serata finale, passando anche per una versione realizzata insieme all'attore Neri Marcorè, dove però non andò oltre l'ottava posizione. Con questo testo, Barbarossa, ricerca quella profondità in un rapporto uomo-donna che non sempre è possibile al giorno d'oggi dove le tante distrazioni portano a perdere l'essenza dell'incontro umano. E' qui che il protagonista chiede, quindi, un momento di conoscenza profonda di se stesso e della compagna. Chiede pace, silenzio, la luce di una sola candela, chiede di disarmare la mente e di volare nell'aria tra le sensazioni diramate da quel connubio tra corpi. Alchimie sensoriali, immagini e pensieri dispersi da una profonda passionalità che certficano l'essenza e la purezza di un rapporto vissuto in totale contemplazione del partner e degli elementi. Una forte carica sensuale che prende sempre più forza anche grazie alla calda voce della cantate spagnola ed alla raffinatezza del cantautore italiano che accompagna con maestria la sua occasionale partner artistica nei meandri di questo affascinante sentiero armonico ed emozionale appena composto. Un brano, quindi, apparentemente leggero che in alcuni tratti ripercorre elementi testuali già cantati da Vasco Rossi in "Vivere" del 1993 ed in particolare quando viene espressa, da entrambi i protagonisti delle canzoni, la volontà di stare spenti e di disarmare la mente per non avere interferenze con l'esterno. Un concetto chiaro, espresso ed argomentato in maniera diversa da due grandi nomi della musica italiana come Vasco e come Luca Barbarossa che, a differenza del collega, non sempre gode della stessa pubblicità.  

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2 agosto 2021 1 02 /08 /agosto /2021 23:01

"Albachiara" è uno dei brani più importanti della discografia di  Vasco Rossi ed è stato lanciato nel secondo disco dell'artista "Non sono mica gli americani" del 1979. Visto il successo del brano, l'album venne in seguito distribuito con lo stesso titolo della suddetta canzone. Sebbene abbia avuto un ottimo riscontro, "Albachiara", verrà definitivamente scoperta dal pubblico e consacrata a cavallo di battaglia di Vasco solo negli anni successivi. Dal 1984 fino ad oggi, infatti, "Albachiara" è il brano che chiude ogni concerto del rocker di Zocca. La canzone nasce da un giro di accordi trovato da Massimo Riva, storico amico e musicista scomparso prematuramente nel 1999, dal quale poi lo stesso Vasco trasse l'arrangiamento con la musica scritta insieme ad Alan Taylor e ne scrisse il testo ispirandosi ad una ragazzina di tredici anni che Vasco vedeva spesso passare alla fermata della corriera di Zocca. Inoltre, della genesi del brano, non va dimenticata una parte molto importante che ha generato la nascita di quella celebre introduzione che precede il brano e che la caratterizza fin da subito. Quella introduzione al pianoforte, infatti, è stata scritta e suonata da un altro grande artista, collaboratore fidato ed amico di Vasco come Gaetano Curreri, leader degli Stadio. Inoltre, secondo quanto dichiarato dallo stesso Rossi, questo pezzo di Curreri pare sia stato registrato a sua insaputa poichè, sempre secondo Vasco, Curreri suona molto meglio quando non sa di essere registrato. In ogni caso, il risultato che ne esce fuori è un qualcosa di straordinario che rivoluzionerà non poco il mondo della musica italiana aprendo le porte a quello che si sarebbe rivelato un simbolo della nostra musica. Nel 2008, la canzone, ha ispirato anche un film dal titolo di Stefano Salvati "Albakiara" dove ha recitato anche Davide Rossi, figlio di Vasco mentre nel 2010, il brano è stato al centro del progetto "L'altra metà del cielo" che ha visto la musica di Vasco, riarrangiata da Celso Valli, protagonista al "La Scala" di Milano. Inoltre, Vasco, ha rivelato di aver confessato di aver parlato, qualche anno dopo l'uscita della canzone, con quella ragazzina che gli ispirò il testo e che quest'ultima pensò prima ad uno scherzo, pensando che la protagonista del brano doveva essere una ragazza molto più piccola di lei, prima di dichiarasi offesa deludendo Vasco che, da questa reazione, trasse una nuova ispirazione per "Canzone per te" contenuta nell'album "Bollicine" del 1983 dove canta: "...Lei è troppo chiara e tu sei già troppo grande..." anche se in origine il testo aveva un ancor più evidente riferimento al brano essendo stato scritto così: "...Lei è un'Albachiara e tu sei già troppo grande..." e nei concerti, Vasco, continua a cantarla così. Un pezzo straordinario, quindi, che indaga sulla personalità di questa ragazzina entrando nelle sue sfere più intime e risultando un vero manifesto per il mondo adolescenziale dell'epoca per non parlare poi della grandezza espressa da Vasco nel conciliare le proprie evidenti radici cantautoriali con le innovazioni portate dal punto di vista musicale. Un mix esplosivo e coinvolgente che è ancora capace, senza problemi, di riempire gli stadi di appassionati letteralmente rapiti dal carisma e dal talento di questo grande artista.

 

 

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1 agosto 2021 7 01 /08 /agosto /2021 23:01

"L'amore fa" è un brano di Ivano Fossati del 2006, pubblicato nell'album "L'arcangelo" e scritto dallo stesso cantautore genovese. In realtà, la canzone, rappresenta un delicato e raffinato elenco in musica e versi degli effetti più incredibili ma anche più semplici determinati da quella forza che si cela dietro il più puro ed incondizionato amore. Il vero sentimento, in tutte le sue forme, che condiziona la vita delle persone rivoluzionando il percorso dei popoli e lo sviluppo dei territori. L'amore, in certo senso, può essere inteso come il vero motore che guida l'intera umanità. Ivano Fossati, dal canto suo, ci parla della grandezza di questo sentimento e di ciò che comporta nelle sue espressioni più sincere e profonde portando sia alcuni riferimenti pratici come: "...L'amore accarezza i figli...l'amore parla con i vecchi..." o "...L'amore fa guerra agli idioti...agli arroganti pericolosi..." o, ancora, "...L'amore fa crescere i gerani e le rose..." che altri più metaforici che rendono alla grande l'idea di cosa questo grande autore ci vuole trasmettere come il bellissimo verso: "...L'amore è una puttana...che onora la bellezza...di un bacio per regalo...". Fossati, quindi, esprime in versi poetici ciò che questo grande sentimento riesce a fare nella vita delle persone quando si presenta o quando, anche in maniera improvvisa, scompare. L'amore, quindi, non rende sempre e solo felici ma può essere anche motivo di grande dolore e Fossati sottolinea questo aspetto nel ritornello del brano "...Cose che fanno ridere...l'amore fa...cose che fanno piangere...". Inoltre, fra le tante espressioni utilizzate dall'autore per rappresentare la forza di questo sentimento la più significativa e, forse, proprio quella che chiude la canzone e cioè: "...comprendere il perdono l'amore fa...". Un brano molto bello che appare semplice e diretto ma che non esclude attimi di profonda ed intensa poesia figlia di una delle penne più eccezionali della nostra storia musicale come Ivano Fossati. Una curiosità legata alla canzone è rappresentata dalla forte similitudine dal punto di vista musicale, sicuramente involontaria, con il brano "T'innamorerai" di Marco Masini del 1993. In ogni caso, "L'amore fa" è da inserire tra le numerose perle che Fossati, in tanti anni di gloriosa carriera, ha saputo regalare al nostro patrimonio artistico.

 

 

Altro su:

Ivano Fossati

Marco Masini 

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31 luglio 2021 6 31 /07 /luglio /2021 23:01
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La Sfida dei 100, 6°Fase-2°Sfida
 
 
 
 
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31 luglio 2021 6 31 /07 /luglio /2021 23:01
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30 luglio 2021 5 30 /07 /luglio /2021 23:01
Sondaggi: Risultati Luglio 2021

 

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