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  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Non so se sono stato mai poeta

e non mi importa niente di saperlo,

riempirò i bicchieri del mio vino,

non so com'è, però vi invito a berlo..."

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10 dicembre 2021 5 10 /12 /dicembre /2021 00:01

"Rimmel" è un album fondamentale della discografia di Francesco De Gregori ed è stato inciso nel 1975. Esso contiene alcuni capolavori che hanno segnato la carriera del cantautore romano e che ancora oggi sono tra i suoi brani più noti ed amati come "Buonanotte fiorellino", "Pezzi di vetro", "Pablo" e quella che da il nome al disco "Rimmel". "Rimmel" inteso come album: "Fa riferimento - secondo lo stesso artista - al trucco usato dalle donne per gli occhi, a qualcosa di artefatto, ma questo disco è fatto per smascherarli, metterli in evidenza o almeno queste sono le intenzioni". Il successo fu strabiliante e l'album vendette più di 500 mila copie rimanendo in classifica per ben 60 settimane e risultando essere il disco più venduto dell'anno. "Rimmel" come canzone, invece, è un brano d'amore nato alla fine di una storia con una ragazza a cui aveva già dedicato il brano "Bene" l'anno precedente. La ragazza in questione, come è possibile leggere nel libro biografico "De Gregori" scritto da Giorgio Lo Cascio, si chiamava Patrizia e conobbe il cantautore in una giornata ventosa quando lo stesso artista sventò un tentativo di rapina di una pelliccia da due balori verso la donna da cui il verso del brano: "...ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona". Nello stesso volume si legge che la storia finì perchè la ragazza si innamorò di Nini Salerno dei Gatti di Vicolo Miracoli. Nel testo è possibile notare un riferimento all'amore visto come gioco e come destino. Infatti si parla delle carte dello ziangaro, i quattro assi di un colore solo e il verso "come quando fuori pioveva" cioè una tipica espressione del gergo del poker per rappresentare la scala di valore dei quattro semi del mazzo di carte francesi e cioè cuori, quadri, fiori, picche. Inoltre, anche l'episodio dello zingaro è autobiografico e lo stesso De Gregori disse: "Si, un giorno mi hanno fatto le carte e mi hanno detto cose molto belle, mi hanno detto che sarei stato molto felice, mi hanno detto "sarai un vincente". Però, tutto sommato non è bello che uno ti dica quello che diventerai, credere allo zingaro forse è mancanza di fantasia, mancanza di giovinezza, del coraggio di dire "vaffanculo, adesso io esco e chissà cosa succede"". Un testo e un album, in generale, molto bello che, però, viene preso di mira da una certa critica tra cui Giaime Pintor che su Muzak attacca i testi dell'artista definendoli "da baci Perugina" e parte della "peggiore canzonetta italiana" e criticando gli studenti che vedono poesia nelle canzoni di De Gregori. Ci furono, quindi, critici in difesa dell'artista come Simone Dessì ma ci furono anche ripercussioni sulla carriera dell'artista e sul suo rapporto con la parte politicizzata del mondo studentesco. In particolare, il 2 aprile del 1976, al "Palalido" di Milano un suo concerto venne più volte interrotto da alcuni esponenti dei collettivi politici studenteschi, tra cui Gianni Muciaccia leader dei Kaos Rock e Nicoletta Bocca, figlia del giornalista Giorgio, per la lettura di un comunicato contro l'arresto di un militante avvenuto a Padova ed anche per contestare lo stesso De Gregori colpevole, a loro dire, di frequentare alberghi lussuosi e di strumentalizzare i temi cari della sinistra politica per arricchirsi. L'artista contrariato canta un altro paio di canzoni prima di abbandonare il palco ma i ragazzi lo costringono a risalire e lo accerchiano iscenando una sorta di "processo" in cui gli vennero poste delle domande sul suo compenso e gli venne proposto di lasciare lì i soldi per dimostrare il suo attaccamento politico ed, inoltre, di abbandonare la professione di musicista per andare a fare l'operaio. Dopo circa venti minuti, l'artista, riesce a raggiungere il camerino e dichiarerà: "Non canterò più in pubblico. Stasera mancava solo l'olio di ricino, poi la scena sarebbe stata completa". Concluso il tour, De Gregori, sospenderà la sua carriera per circa due anni progettando anche di aprire una libreria e lasciare la musica. A questo episodio diversi cantautori si sono ispirati per dimostrare solidarietà verso De Gregori. In primis Roberto Vecchioni che nel 1977 scrive "Vaudeville (Ultimo mondo cannibale)" in cui dice: "E spararono al cantautore, in una notte di gioventù, gli spararono per amore, per non farlo cantare più, gli spararono perchè era bello, ricordarselo com'era prima, alternativo, autoridotto, fuori dall'ottica del sistema". Poi fu la volta di Edoardo Bennato in "Era una festa" del 1987 in cui dice: "Francesco non se lo aspettava, vedeva intorno a sè solo ragazzi come lui, gli dicono "Compagno sui un errore, la tua avventura adesso si conclude, noi invece andiamo avanti e non ci fermeremo mai". Infine, nel 2010, ci pensa Luciano Ligabue a scrivere : "C'ero nel settantasette, a mio modo e col mio passo, il processo a De Gregori..." in "Nel tempo". Dopo molti anni De Gregori conlcuse l'argomento dicharando: "Per come si erano messe le cose avrebbero anche potuto spararmi: è stato un piccolo momento della strategia della tensione". Una pagina di storia incresciosa della nostra Italia ai danni di un artista che fin da subito si è evidenziato per la sua originalità e la sua capacità autoriale fuori dal comune. Un grande cantautore che a causa di pochi scalmati e qualche critico incosciente ha rischiato di veder conclusa quasi sul nascere la sua gloriosa carriera costruita su di un repertorio patrimonio della nostra musica.


 

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Edoardo Bennato

Francesco De Gregori

Luciano Ligabue

Roberto Vecchioni

 

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9 dicembre 2021 4 09 /12 /dicembre /2021 00:01

"Capellone", come dichiara lo stesso artista, è il grande "insuccesso" di  Nino D'Angelo dove per "insuccessi" si intendono tutte quelle canzoni, particolarmente care all'autore, che avrebbero meritato maggiore considerazione e che, invece, non essendo incluse nelle programmazioni radiofoniche e televisive non ricevono l'adeguata diffusione. Spesso, infatti, D'Angelo quand'è ospitato in trasmissioni televisive, secondo le sue stesse parole, è costretto a contrattare sulla sua performace ottenendo l'esecuzione di un suo brano meno noto in cambio, magari, di tre classici napoletani. Questo destino sfortunato tocca ogni artista e sono tante le canzoni di qualità che, purtroppo, si perdono nel dimenticatoio per le stupide regole di media che badano solo al lato commerciale della musica senza alcun riguardo per l'arte e per la professionalità degli artisti stessi. "Cappellone", appunto, è considerato da D'Angelo uno dei brani più belli del suo infinito repertorio e se lo si ascolta si può capire il perchè. Incluso nell'album della svolta artistica del cantautore napoletano "Terranera" del 2001, "Capellone" tratta la storia struggente di un'adolescente abbandonato al proprio destino da un padre alcolizzato ed una madre già troppo impegnata a risolvere i problemi di un quotidiano tanto tormentato. Cresciuto in solitudine e senza una guida, il ragazzo, prende strade sbagliate arrivando a rubare per farsi un regalo di compleanno che nessuno aveva ricordato. Nella sua taciturna adolescenza, il protagonista, non aveva amici ne alcun tipo di rapporto umano e non aveva, quindi, una reale coscenza degli errori che commetteva. Sentendosi solo, ignorato ed, in qualche modo, sconfitto da un mondo troppo lontano da lui, il ragazzo, colpito anche anche dalla morte del padre, prova a scappare da questa realtà ed a nascondere la propria vergogna mediante l'uso compulsivo di eroina. Seguendo questa triste routine quotidianamente, "Capellone", si era ormai perso e preso dallo sconforto si tolse la vita lanciandosi nel vuoto. Un testo eccezzionale accompagnato, tra l'altro, da un poetico violino che regala al brano un'atmosfera unica e particolamente emozionante. Un vero capolavoro di cui D'Angelo fa bene ad andarci fiero ed a, richiedere per lo stesso la giusta divulgazione. Sarebbe, infatti, un peccato che un brano così non fosse patrimonio comune, ma solo di quei pochi che hanno avuto il merito, o meglio, la fortuna di ascoltarlo. 

 

 

 


 

 

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8 dicembre 2021 3 08 /12 /dicembre /2021 00:01

"Cirano" è un brano del 1996 di  Francesco Guccini ed è stato pubblicato nell'album "D'amore di morte e di altre sciocchezze". L'idea della canzone parte dal paroliere Giuseppe Dati che è l'autore principale del testo anche se Guccini dichiarerà di aver pesantemente modificato lo stesso. A chiudere la squadra degli autori di questo brano c'è anche il grande  Giancarlo Bigazzi. In pieno stile gucciniana la canzone espone con rabbia diversi aspetti della vita sociale dell'epoca e rimane tutt'ora attuale. Guccini si scaglia con rabbia contro le ingiustizie e non accetta di sottostare a dogmi o pregiudizi. Si parla, quindi, degli arrivisti dove tira in ballo anche presunti colleghi del mondo della musica di cui dice: "poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati...buffoni che campate di versi senza forza...avrete soldi e gloria ma non avete scorza". Allo stesso modo il cantautore modenese attacca la politica: "...politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un'arte...coraggio liberisti, buttate giù le carte, tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese, in questo benedetto assurdo bel paese...". Poi Guccini affronta riflessioni relative alla religione, ai dogmi ideologici ed al materialismo : "se c'è come voi dite un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore, lo avete già tradito...e voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso" e "Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.". Guccini conclude il testo con una speranza o un augurio per la nostra comunità "dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto". Un testo importante, quindi, quello di un cantautore mai banale e sempre protagonista di magnifici spaccati della realtà. Sulla scia di altre celebri canzoni di protesta, Guccini, conferma la sua volontà di difendere le ragioni degli oppressi da quel popolo amorfo che vive di pregiudizi e di menzogne. Proprio in questo senso è visto il chiaro riferimento all'opera teatrale "Cyrano de Bergerac" di Edmond Rostand, in cui il protagonista è in lotta con i pregiudizi e con la cattiveria della gente per la sua presenza estetica non eccelsa e, soprattutto, per la dimensione eccessiva del proprio naso. Nonostante tutto, l'amore per Rossana saprà vincere la sua apparente durezza e scontrosità data proprio dalle continue infamie. Questo brano come l'intero album fu dedicato da Guccini a due amici prematuramente scomparsi e cioè Victor Sogliani, componente dell' Equipe 84 con cui lo stesso artista modenese aveva suonato nel gruppo I Gatti, e Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini, ovvero, Bonvi noto fumettista autore di "Sturmtruppen".

 

 

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7 dicembre 2021 2 07 /12 /dicembre /2021 00:01

"Sally" è un brano di  Vasco Rossi del 1996 e pubblicato nell'album "Nessun pericolo... per te". Scritta dallo stesso Vasco, "Sally", è una delle canzoni più intense e profonde proposte dal rocker di Zocca. Per ciò che riguarda l'interpretazione del testo esistono due scuole di pensiero nate proprio da dichiarazioni dello stesso autore. La canzone nasce dopo una serata a Sant Tropez, dove Vasco partecipa ad una festa tra gente ricca e lontani dal suo essere. Infastidito dalla situazione e dal comportamento di quei personaggi Vasco, dopo aver bevuto un po', si ritira nella barca dove soggiornava e, pensando ad una ragazza che aveva conosciuto scrisse di getto questo brano. Questa ragazza, definita "speciale", aveva un atteggiamento diverso da tutte le altre, una ragazza matura, forse, segnata dalla vita e diviene, quindi, lo spunto per mettere nero su bianco uno dei capolavori della nostra musica. Nel testo, infatti, Sally è una donna che pensa al suo cammino di vita, agli errori commessi e al dolore che ha dovuto subire per colpa di compagni sbagliati. Una donna disillusa dalla vita, che ha perso, attraverso le delusioni ricevute, l'ingenuità e la spensieratezza della gioventù ed ora osserva la vita con occhi diversi e, spesso, freddi e disicantati. Nel finale, però, si capisce che Sally ritrova una forza interiore con la quale ripartire e riprendere la propria strada facendo tesoro del passato e lasciando viva la speranza per il futuro. "Vivere ogni momento come se fosse l'ultimo" è uno dei messaggi più belli che passano da questo testo per vivere una vita senza rimpianti e senza qualsivoglia ostacolo o preclusione fisica, psicologica o morale. Testo magnifico a cui Vasco, da gran comunicatore, regala una interpretazione sublime, toccante, quasi come se la cosa lo toccasse da vicino, come se quella Sally fosse, in realtà, lui stesso. Infatti, è proprio questa l'altra interpretazione più quotata con la quale viene letta questa canzone: Vasco avrebbe usato Sally per nascondere la vera entità del protagonista della canzone che sarebbe stato proprio lo stesso autore. Il testo, letto in questo senso, non fa una piega e potrebbe essere realmente una descrisione della sua vita e, lo stesso Vasco, ha più volte dichiato che "Sally" poteva essere anche lui ma che sarebbe stato "patetico" rendersi protagonista al posto di una donna. Tra l'altro, diversi tratti del testo, si possono benissimo adattare al passato turbolento di Vasco ed al suo presente riflessivo e cosciente della propria vita e delle proprie capacità.  Della canzone, inoltre, ne è stata fatta una cover da parte di Fiorella Mannoia, altra grande interprete, nel 1999 e pubblicata nel disco "Certe piccole voci". "Perchè la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia..." è un'altra delle frasi più incisive di questo capolavoro firmato da un artista che, può essere anche messo in discussione per ciò che riguarda la sua vita "spericolata" o anche per le capacità canore, ma non si può assolutamente negare il suo grande talento autoriale e le sue grandi doti interpretative e comunicative che lo hanno reso, meritatamente, parte importante della nostra storia musicale.

 

 

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6 dicembre 2021 1 06 /12 /dicembre /2021 00:01

"Margherita" è un brano di  Riccardo Cocciante del 1976 e pubblicato nell'album "Concerto per Margherita". Scritta a quattro mani con Marco Luberti, questo brano, rappresenta un classico della disografia dell'artista vietnamita di nascita ed è sicuramente tra i brani d'amore più belli di sempre per ciò che riguarda la musica italiana. "Concerto per Margherita" nacque come una sfida perchè sebbene Cocciante già aveva ottenuto dei successi come "Bella senz'anima" o "Quando finisce un amore" ed aveva, quindi, già un nome nel mondo della musica, era anche vittima di un etichetta che lo bollava come ripetitivo nelle sue creazioni e, soprattutto, nelle modalità di esecuzione. A Cocciante, ciò non sta bene poichè non è nella sua indole fermarsi sulle certezze e ripetersi anzi, Riccardo, dimostrerà anche in futuro la sua voglia di espandere i propri confini artistici abbandonando quasi del tutto la musica pop per calarsi totalmente nelle composizioni per il teatro dell'opera. All'epoca dei fatti erano molto in uso i "concept album" che prevedevano la scrittura di canzoni che seguivano un unico filo conduttore: una sola storia frammentata in più tracce. Cocciante, quindi, si tuffa in questo progetto e ciò che ne risulta sarà una delle opere più apprezzate della sua storia musicale e più vendute dell'epoca. "Margherita", inoltre, sarà premiata anche dal tempo essendo, ancora oggi, tra i capolavori assoluti della nostra musica. Nel testo, l'autore, esprime tutto il suo amore e la sua devozione verso questa donna, musa della sua vita e dei suoi sentimenti, che gli ha riempito gli occhi e la mente. Arrivano, quindi, pensieri poetici in cui sia gli elementi della natura che della collettività sociale vengono invocati per agire in funzione di questa persona con l'obiettivo di aiutare il protagonista a conquistare questa creatura che gli ha fatto scoprire l'amore. Il protagonista sente che non può fare a meno di questa persona definendola "un sogno" o con un semplice e diretto "tutto" ed addirittura la sua "pazzia". Una dichiarazione di amore assoluto che entra di diritto tra le pagine più belle della nostra storia musicale. 

 

 

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5 dicembre 2021 7 05 /12 /dicembre /2021 00:01

"Tu vuò fa l'americano" è il brano più celebre ed anche uno dei più belli della discografia di Renato Carosone, Carusone all'anagrafe. Pubblicata su 45 giri nel 1956 e l'anno dopo su EP, la canzone è stata scritta per il testo da Nicola Salerno, storico paroliere italiano noto come Nisa, e per la musica dallo stesso Carosone che fuse swing e jazz alla tradizionale canzone napoletana. Da sempre ispirato ai suoni d'oltre oceano, il musicista, cantautore e direttore d'orchestra, realizzò questa composizione in un quarto d'ora e fu da subito convinto di aver scritto un successo. Per ciò che concerne il testo, l'idea nasce nel vedere nella Napoli di allora, anche per la presenza delle basi NATO, la tendenza di molti giovani che frequentavano le zone attraversate dagli americani e traendo da loro spunti negli atteggiamenti, nel vestire, nella cultura, nel linguaggio, negli usi e i costumi quindi, degli americani. Le sonorità jazz si diffondono in maniera importante tra i giovani del territorio napoletano, si vede sempre più gente indossare jeans e fumare tabacco americano. Tutti particolari che Carosone e Nisa raccolgono in questo brano per rappresentare, con la solita ironia, una talvolta eccessiva americanizzazione dei giovani napoletani poi comunque costretti a fare i conti con le proprie origini e le proprie radici fosse anche per il pratico mantenimento economico. Il brano, negli anni, oltre a diventare il manifesto carosoniano per eccellenza, diventa un successo internazionale, interpretato anche in inglese ed in francese in diverse versioni e sonorità realizzati da molteplici artisti tra cui Lou Bega, Pitbull, Albano Carrisi, Mario Trevi e Sophia Loren che la esegue nel film "La baia di Napoli" di Melville Shavelson del 1960. L'esordio cinematografico del brano, però, vede proprio Carosone interpretarlo nel film "Totò, Peppino e le fanatiche" di Mario Mattoli del 1958. Nel 1999, invece, nel film "Il talento di Mr.Ripley" di Anthony Minghella, la canzone viene eseguita da Rosario Fiorello insieme a Matt Damon e Jude Law. Esistono anche alcune parodie del brano tra cui "Tu vuò fa 'o talebano" scritta da Andrea Zingoni nel 2001 e cantata dal pupazzo digitale Gino il pollo. Tra l'altro, spesso, il brano è stato mixato in diverse versioni da discoteca riscontrando, anche in quel contesto, un enorme successo internazionale. Un brano senza fine, quindi, che parte da Napoli e abbatte proprio quelle barriere geografiche e culturali sulle quali si ironizza nel testo e che continuerà ad essere parte della colonna sonora della vita per molte altre generazioni nonostante il brano sia datato 1956 e che i suoi autori siano fisicamente scomparsi già un pò: Nisa nel 1969 e Carosone nel 2001. La loro opera e la loro grandezza resterà sempre un vivo ricordo grazie a pezzi di storia musicale e culturale che ci hanno lasciato proprio come l'eterna "Tu vuò fa l'americano".          

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4 dicembre 2021 6 04 /12 /dicembre /2021 00:01

"Dolcenera" è uno dei brani più particolari e, se vogliamo, criptici, del re dei cantautori italiani ovvero Fabrizio De André. Scritta con Ivano Fossati per l'album "Anima salve" del 1996, l'ultimo, tra l'altro, registrato in studio dallo stesso Faber prima della sua morte, la canzone viene riproposta, come in questi giorni, ogni qual volta vi è una alluvione a Genova, situazione ormai che si ripete in maniera sistematica sia per la formazione geografica del territoria sia e soprattutto per la non curanza delle istituzioni. Questo triste scenario, rappresentato in maniera cruda e profonda, da De André è appunto il teatro in cui si svolge il paranoico viaggio mentale di un folle innamorato. Quest'uomo, perso nel suo disperato sentimento verso una donna sposata e, quindi, non corrisposto attende l'arrivo della sua amata cancellando ogni possibile ostacolo dall'agognato incontro. La donna non arriverà mai a destinazione ma per il protagonista diventa quasi superflua la sua reale presenza. "Lui è convinto - spigava lo stesso De André - di farci l'amore, ma lei è con l'acqua alla gola". L'artista ligure paragona, inoltre, questo tipo di sogno a quello di un tiranno, il quale cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto. Un capolavoro assoluto che, oltre l'aspetto sentimentale ed onirico, provoca brividi quando si ascolta l'attualità delle parole dell'artista in merito a quella alluvione. Dai suoi versi ci si accorge in maniera evidente che da allora non è cambiato nulla e che quelle parole, oggi, fanno ancora più male. "...Acqua che non si aspetta, altro che benedetta... acqua che spacca il monte, che affonda terra e ponte...acqua per fotografare per cercare i complici da maledire...", sono solo alcuni dei tratti di questo brano che a sentirli oggi, dopo quasi vent'anni, non si riesce a capire come le istituzioni non si siano ancora mosse per ovviare a questi disastri annunciati. Nell'ultima settimana, questo brano, ha fatto, in pratica da colonna sonora in tutti i telegiornali e programmi di approfondimento ma si spera solo che, le parole di Faber, siano arrivate finalmente nelle orecchie e nell'anima di continua a chiudere gli occhi. La patria della grande scuola cantautorale italiana non può più essere vittima di questa negligenza e le parole del più grande poeta del nostro '900 non possono essere perse nel vento. Forza Genova!    

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3 dicembre 2021 5 03 /12 /dicembre /2021 00:01

"Parla più piano" è una cover italiana realizzata sul celebre tema del film "Il Padrino" di Francis Ford Coppola composta da Nino Rota nel 1972. Il testo originale è stato scritto da Larry Kusik con il titolo di "Speak softly love" mentre la celebre versione strumentale è conosciuta semplicemente come "The Godfather theme". In Italia, intanto, sono diversi gli artisti che lanciano una propria versione del brano come Ornella Vanoni, Johnny Dorelli e Fausto Papetti ma chi otterrà maggior successo sarà Gianni Morandi che pubblica il brano nell'album "Il mondo cambierà" del 1972 con il testo adattato in italiano da Gianni Boncompagni. Tra le circa venti versioni lanciate insieme al film, però, ottengono un ottimo riscontro anche gli italo-americani Santo e Johnny oltre, naturalmente, alla versione originale. Il brano, che accompagnerà l'intera saga del celebre capolavoro cinematografico premiato con ben nove oscar, farà il giro del mondo collezionando versioni in svariate lingue e generi musicali. Il primo interprete fu Andy Williams prima che il capolavoro di Rota diventi patrimonio comune. Nell'ultimo film della trilogia, però, viene proposta un'altra verisone italiana ovvero quella in dialetto siciliano che nel film Anthony Corleone, interpretato da Franc D'Ambrosio, canta al padre Michael, Al Pacino, dal titolo "Brucia la terra" con testo di Kaballà e cioè Giuseppe Rinaldi, musicista e cantautore catanese. Questa stupenda versione è stata ripresa nel 2009 dal gruppo degli Avion Travel guidato dalla penetrante voce di Peppe Servillo per il disco "Nino Rota, l'amico magico" interamente dedicato al grande compositore milanese. Per ciò che riguarda i testi, in "Brucia la terra" vi è il dolore di un uomo che ha perso la sua donna ed il riferimento è proprio alla prima moglie di Michael Corleone, Apollonia Vitelli, interpretata da Simonetta Stefanelli, morta in un tragico attentato destinato al marito nel primo capitolo della saga mentre, "Parla più piano", non ha un preciso riferimento al film ma è una canzone d'amore in cui un uomo chiede alla propria donna di vivere quel forte sentimento, probabilmente clandestino, in intimità affinchè questo grande amore, all'insaputa di tutti, possa durare in eterno. Due versioni, quindi, affascinanti che impreziosiscono un vero e proprio capolavoro in tema di composizioni musicali. La colonna sonora, infatti, ancora oggi tra le più note ed apprezzate in tutto il mondo, resta uno temi più belli della storia del cinema. Mettere le parole su questo capolavoro non è stata cosa facile anche perchè gli autori dei testi avevano una grande responsabilità sapendo di dover coprire quel magnifico tappeto musicale senza farlo rimpiangere ma dando ancora più forza al sottofondo utilizzando un testo ed un significato adatto. Boncompagni e Rinaldi, in questi due casi, sono, quindi, riusciti a non penalizzare l'anima della composizione conferendo alla stessa un ulteriore slancio.

 

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2 dicembre 2021 4 02 /12 /dicembre /2021 00:01

"Il niente" è un bellissimo brano inciso da Marco Masini nel fortunato album  "Malinconoia" del 1991. La canzone, scritta con Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, racchiude al meglio l'espressione artistica di quella prima grande fase discografica del cantautore toscano. In un periodo storico, tra l'altro molto vicino a quello odierno, in cui i giovani vivevano anni incerti e di grandi cambiamenti sociali, Masini rappresentava quella voce amica e sincera che saliva sul palco e, senza mezze misure, cantava la realtà di quei giorni fotografando al meglio, anche grazie al supporto dei suoi fidati collaboratori, le difficoltà, le angoscie e i pensieri più intimi che portavano i suoi coetanei meno fortunati e più deboli a perdersi nella depressione, nella droga, nell'alcool e a non considerare adeguatamente quel gran dono che è la vita. Sono gli anni, infatti, in cui l'Aids inizia a far sentire con forza la sua presenza nel nostro Paese e ciò è un chiaro sintomo della poca attenzione dei giovani di allora verso la vita e di quella leggerezza mista ad imprudenza usata nei rapporti occasionali e dovuta, più che altro, ad una bassa autostima per la propria esistenza in vista di un presente fatto di insoddisfazione di un futuro ancora più incerto. La paura del domani che non c'è che logarava quella gioventù viene urlata dal nuovo cantautore che solo l'anno prima ha fatto il suo esordio nel mondo discografico ma è già un simbolo di quella generazione che lo vede come un loro simile che, senza manie di grandezza, riesce a capire il loro stato trasmettendo, con la forza cruda delle parole, una speranza e, soprattutto, quella convinzione di non essere più soli ed incompresi. "Il niente", quindi, è proprio tra le canzoni che meglio rappresenta quel periodo e che rende chiaro il motivo per cui, Masini, veniva visto quasi come un profeta, etichetta tra l'altro sempre rifiutata dall'artista, da quella generazione che rimarrà sempre legata fortemente all'artista con il quale si instaurerà un rapporto quasi unico in Italia per ciò che concerne il binomio fan-artista. Parlando del testo, Masini, canta, ad esempio, l'insofferenza dei giovani nei rapporti personali, l'insoddisfazione che serpeggia nelle coppie che hanno tutto ma gli manca la speranza del domani, la vana ricerca di un posto di lavoro sempre destinato ai soliti raccomandati e la difficoltà di vivere un presente che non offre reali stimoli. In tutto questo, Masini, però prova a dare una speranza professando l'amore anche nei confronti di un niente che, in ogni caso, è parte di una vita che va protetta. Masini, tra l'altro, mette molto della sua vita in questa canzone: anche lui ha conosciuto queste angoscie ed anche lui ha più volte affrontato un niente che gli condizionava l'esistenza. I tanti no ricevuti nel mondo discografico e la prematura scomparsa della madre, ad esempio, sono aspetti che hanno influito non poco sulla vita e sulla storia personale ed artistica di Masini e, forse, proprio l'anima della madre che dall'alto lo protegge gli ha dato la forza di superare tutto ciò e di mettere in musica queste sensazioni al fine di aiutare una gioventù che viveva, nell'intimo, il suo stesso stato di insoddifazione e di frustrazione. Proprio in questo brano, infatti, Masini cita la madre che raggiungendolo in sogno lo sprona a sopportare il male e gli fa capire che, per andare avanti, bisogna imparare ad amare anche il niente. Inoltre, Masini, chiude il brano lanciando un chiaro messaggio di speranza per quei giovani invitandoli a riflettere sull'importanza della vita e delle piccole cose che, nonostante tutto, ancora ci offre: "Eppure c'è ancora qualcosa che vale...la voglia di andare incontro alla vita...la vita è un ragazzo che urla il giornale...invece il silenzio è la voce del niente". Un brano intenso e profondo, quindi, che, vista la situazione del nostro Paese e la condizione dei nostri giovani, appare ancora molto attuale e andrebbe rilanciato nelle radio per la forza del suo messaggio e destinato all'odierna gioventù che rivive, suo malgrado, le medesime sensazioni dei ragazzi degli anni '90.

 

 

 

 

 

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1 dicembre 2021 3 01 /12 /dicembre /2021 00:01
Sondaggi: La sfida dei 100

Da una lista di 100 artisti, tra i più significativi della storia della musica italiana, lanceremo, tramite sondaggi mensili, delle sfide, per decretare l'artista italiano più influente della nostra musica. Ovviamente, il tutto, va preso per quello che è: un gioco. Non è sempre possibile, infatti, comparare artisti di grande valore che per diversi aspetti: genere, epoca, stile, caratteristiche, linguaggio e via discorrendo. Inoltre, sicuramente, fra i tanti nomi mancherà qualcuno vista la vasta schiera di artisti che negli anni si sono distinti nel panorama nazionale ma con questa selezione sono rappresentate un po' tutte le categorie. Con questo giochino, quindi, cerchiamo di capire per grandi linee chi, per gli utenti di questo blog, ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra storia musicale. La sfida di dividerà in 8 fasi e gli sfidanti passeranno da 100 a 50, poi a 30, poi a 20, a 10, a 6, a 4 e infine a 2 prima di decretare il vincitore. Di seguito troverete regolamento completo, la lista dei 100 e, di volta in volta, le varie sfide: quelle attive indicate dal segno O e quelle chiuse dal segno X. Buon divertimento!

REGOLAMENTO:

FASE 1: 100 nomi divisi in 10 sfide da 10 concorrenti in cui passeranno i 5 più votati. CONCLUSA

FASE 2: 50 nomi divisi in 10 sfide da 5 concorrenti in cui passeranno i 3 più votati. CONCLUSA

FASE 3: 30 nomi divisi in 10 sfide da 3 concorrenti in cui passeranno i 2 più votati. CONCLUSA

FASE 4: 20 nomi divisi in 5 sfide da 4 concorrenti in cui passeranno i 2 più votati. CONCLUSA

FASE 5: 10 nomi divisi in 2 sfide da 5 concorrenti in cui passeranno i 3 più votati. CONCLUSA

FASE 6: 6 nomi divisi in 2 sfide da 3 concorrenti in cui passeranno i 2 più votati. CONCLUSA

FASE 7: 4 nomi divisi in 2 sfide da 2 concorrenti in cui passerà il più votato. CONCLUSA

FASE 8: 2 nomi per la sfida finale che decreterà il vincitore. CONCLUSA

I 100:

1. Adriano Celentano 5°FASE

2. Albano Carrisi 1°FASE

3. Aleandro Baldi 3°FASE

4. Alex Britti 1°FASE

5. Amedeo Minghi 2°FASE

6. Andrea Bocelli 2°FASE

7. Angelo Branduardi 1°FASE

8. Anna Oxa 1°FASE

9. Antonello Venditti 4°FASE

10. Biagio Antonacci 1°FASE

11. Bobby Solo 1°FASE

12. Bruno Lauzi 1°FASE

13. Carmen Consoli 2°FASE

14. Claudio Baglioni 3°FASE

15. Claudio Villa 1°FASE

16. Cristiano De André 1°FASE

17. Domenico Modugno 5°FASE

18. Don Backy 2°FASE

19. Edoardo Bennato 4°FASE

20. Elio e le Storie Tese 1°FASE

21. Enrico Ruggeri 3°FASE

22. Enzo Jannacci 1°FASE

23. Eros Ramazzotti 1°FASE

24. Eugenio Finardi 1°FASE

25. Fabio Concato 2° FASE

26. Fabrizio De André VINCITORE

27. Fausto Leali 1°FASE

28. Federico Salvatore 1°FASE

29. Fiorella Mannoia 2°FASE

30. Francesco De Gregori 4°FASE

31. Francesco Guccini 3°FASE

32. Francesco Renga 1°FASE

33. Franco Battiato 7°FASE

34. Franco Califano 4°FASE

35. Gaetano Curreri 1°FASE

36. Gerardina Trovato 1°FASE

37. Gianluca Grignani 1°FASE

38. Gianna Nannini 1°FASE

39. Gianni Bella 2°FASE

40. Gino Paoli 2°FASE

41. Giorgia 1° FASE

42. Giorgio Gaber 4°FASE

43. Giuseppe Povia 3°FASE

44. Irene Grandi 1° FASE

45. Iva Zanicchi 1°FASE

46. Ivana Spagna 1°FASE

47. Ivano Fossati 6°FASE

48. Jimmy Fontana 2°FASE

49. Johnny Dorelli 2°FASE

50. Laura Pausini 1°FASE

51. Loredana Bertè 2°FASE

52. Lorenzo Jovanotti 2°FASE

53. Luca Barbarossa 1°FASE

54. Luca Carboni 3°FASE

55. Luciano Ligabue 1°FASE

56. Luciano Pavarotti 1°FASE

57. Lucio Battisti 1°FASE

58. Lucio Dalla 8°FASE

59. Luigi Tenco 4°FASE

60. Mango 1°FASE

61. Marcella Bella 1°FASE

62. Marco Masini 5°FASE

63. Massimo Ranieri 3°FASE

64. Matia Bazar 1°FASE

65. Max Gazzè 2°FASE

66. Max Pezzali 1°FASE

67. Mia Martini 5°FASE

68. Michele Zarrillo 2°FASE

69. Milva 1°FASE

70. Mina 1°FASE

71. Mino Reitano 1°FASE

72. Nek 1°FASE

73. Niccolò Fabi 1°FASE

74. Nicola Di Bari 2°FASE

75. Nilla Pizzi 1°FASE

76. Nino D'Angelo 4°FASE

77. Nomadi 2°FASE

78. Ornella Vanoni 1°FASE

79. Paolo Conte 4°FASE

80. Paolo Vallesi 3°FASE

81. Patty Pravo 1°FASE

82. Peppino Di Capri 1°FASE

83. Pierangelo Bertoli 2°FASE

84. Piero Pelù 1°FASE

85. Pino Daniele 4°FASE

86. Pooh 3°FASE

87. Pupo 1°FASE

88. Raf 1°FASE

89. Renato Zero 7°FASE

90. Riccardo Cocciante 2°FASE

91. Rino Gaetano 2°FASE

92. Roberto Vecchioni 6°FASE

93. Ron 3°FASE

94. Samuele Bersani 1°FASE

95. Sergio Endrigo 1°FASE

96. Tiziano Ferro 1°FASE

97. Toto Cutugno 1°FASE

98. Umberto Bindi 2°FASE

99. Umberto Tozzi 1°FASE

100. Vasco Rossi 4°FASE

 

FASE 1:

X 1° SFIDA: Adriano Celentano 25% Aleandro Baldi 25% Andrea Bocelli 25% Antonello Venditti 17% Amedeo Minghi 8%

X 2° SFIDA: Domenico Modugno 25% Carmen Consoli, Claudio Baglioni, Don Backy e Edoardo Bennato 15%

X 3° SFIDA: Fabrizio De André 50% Enrico Ruggeri e Francesco De Gregori 18% Fiorella Mannoia 11% Fabio Concato 4%

X 4° SFIDA: Francesco Guccini e Franco Battiato 24%, Franco Califano e Gino Paoli 18% Gianni Bella 12%

X 5° SFIDA: Ivano Fossati 35%, Giorgio Gaber 25%, Giuseppe Povia 15%, Jimmi Fontana e Johnny Dorelli 10%

X 6° SFIDA: Lucio Dalla e Luigi Tenco 25%, Loredana Bertè, Lorenzo Jovanotti e Luca Carboni 15%

X 7° SFIDA: Mia Martini 36%, Marco Masini 27%, Massimo Ranieri 18%, Max Gazzè e Michele Zarrillo 9%

X 8° SFIDA: Nino D'Angelo 33%, Paolo Conte 25%, Nicola Di Bari e Nomadi 17%, Paolo Vallesi 8%

X 9° SFIDA: Pino Daniele e Renato Zero 18%, Pierangelo Bertoli, Pooh, Riccardo Cocciante 15%

X 10° SFIDA: Roberto Vecchioni 27%, Rino Gaetano e Vasco Rossi 18%, Ron 14%, Umberto Bindi 9%

FASE 2:

X 1°SFIDA: Adriano Celentano e Antonello Venditti 40%, Aleandro Baldi 20%

X 2°SFIDA: Domenico Modugno 50%, Edoardo Bennato 33%, Claudio Baglioni 17%

X 3°SFIDA: Fabrizio De André 47%, Enrico Ruggeri e Francesco De Gregori 21%

X 4°SFIDA: Franco Battiato e Franco Califano 33%, Francesco Guccini 25% 

X 5°SFIDA: Ivano Fossati 57, Giorgio Gaber 29, Giuseppe Povia 14%

X 6°SFIDA: Lucio Dalla 58%, Luigi Tenco 32%, Luca Carboni 11%

X 7°SFIDA: Mia Martini 46%, Marco Masini 38%, Massimo Ranieri 15%

X 8°SFIDA: Nino D'Angelo e Paolo Conte 45%, Paolo Vallesi 9%

X 9°SFIDA: Pino Daniele e Renato Zero 43%, Pooh 14%

X 10°SFIDA: Roberto Vecchioni 40%, Ron e Vasco Rossi 20%

FASE 3:

X 1°SFIDA: Adriano Celentano 50% e Antonello Venditti 38%

X 2°SFIDA: Domenico Modugno 55% e Edoardo Bennato 27%

X 3°SFIDA: Fabrizio De André 77% e Francesco De Gregori 15%

X 4°SFIDA: Franco Battiato 50% e Franco Califano 33%

X 5°SFIDA: Ivano Fossati 75% e Giorgio Gaber 17%

X 6°SFIDA: Lucio Dalla 75% e Luigi Tenco 25%

X 7°SFIDA: Marco Masini 67% e Mia Martini 22%

X 8°SFIDA: Nino D'Angelo 58% e Paolo Conte 33%

X 9°SFIDA: Renato Zero 64% e Pino Daniele 27%

X 10°SFIDA: Roberto Vecchioni 67% e Vasco Rossi 27%

FASE 4:

X 1°SFIDA: Domenico Modugno 55% e Adriano Celentano 27%

X 2°SFIDA: Fabrizio De André 67% e Franco Battiato 20%

X 3°SFIDA: Lucio Dalla 54% e Ivano Fossati 38%

X 4°SFIDA: Marco Masini 45% e Mia Martini 36%

X 5°SFIDA: Roberto Vecchioni 42% e Renato Zero 33%

FASE 5:

X 1°SFIDA: Fabrizio De André 58%, Franco Battiato 21% e Ivano Fossati 16%

X 2°SFIDA: Lucio Dalla 38%, Renato Zero e Roberto Vecchioni 25%

FASE 6:

X 1°SFIDA: Fabrizio De André 57% e Franco Battiato 29%

2°SFIDA: Lucio Dalla 50% e Renato Zero 33%

FASE 7:

X 1°SFIDA: Fabrizio De André 75%

X 2°SFIDA: Lucio Dalla 60%

FASE 8:

X SFIDA FINALE: FABRIZO DE ANDRE' 67%

 

 

 

    

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