Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"...Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco,

non dimenticare il loro volto,

che dopo tanto sbandare,

è appena giusto che la fortuna li aiuti,

come una svista, come un'anomalia, come una distrazione,

come un dovere..."

Fabrizio De André & Ivano Fossati - Smisurata preghiera

Sondaggi

La Sfida dei 100, 3°Fase-9°Sfida
 
 
 
 
pollcode.com free polls
19 agosto 2020 3 19 /08 /agosto /2020 23:01

"Cantano i ragazzi" è una stupenda canzone proposta da Marco Masini nell'album "T'innamorerai" del 1993. Nel pieno del suo periodo d'oro, l'artista toscano, regala questa perla in musica composta con i suoi fedeli collaboratori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati. La sinergia che nasce da questa squadra di autori è unica e i brani che ne nascono ottengono, nella quasi totalità, l'accesso immediato alla storia della nostra musica. "Cantano i ragazzi", pur essendo uno di questi capolavori, è passato un po' in sordina ma, probabilmente, ciò è dovuto alla rilevanza di un album magnifico dal punto di vista qualitativo ed emozionale che conteneva tutte canzoni di ottimo livello e, per forza di cose, alcune di esse sono state, inevitabilemente, penalizzate almeno dal punto di vista mediatico. Brani storici, infatti, come "T'innamorerai" o "Vaffanculo" presero il sopravvento finendo per offuscare agli occhi della massa capolavori come, ad esempio, "Dio non c'è", "Anna viviamo" "Un piccolo Chopin". Lo stesso destino è capitato a "Cantano i ragazzi", perla rimasta, forse, solo nei cuori e nei ricordi dei fans del cantautore fiorentino. In questo testo Masini affronta il tema del passaggio dalla giovinezza all'età matura osservando, nei ragazzi di allora, comportamenti ed emozioni che, fino a poco tempo prima, appartenevano al suo vissuto. Nasce così la prima nostalgia verso tempi spensierati che non ritorneranno più e la consapevolezza che, nonostante il cambiare dei tempi, i ragazzi, in quella fascia di età, continueranno ad avere una propria idea della vita, a sentirsi liberi e diversi da tutti gli altri, ad innamorarsi della musica e a volare, giorno per giorno, sulle ali di quella disperata allegria sognando nuovi orizzonti. Arrivata la maturità, però, anche quei ragazzi, come il protagonista del brano, si ritroveranno in una vecchia fotografia a fare i conti, in un malinconico e sognante silenzio, con la prima ombra di nostalgia. Un capolavoro assoluto, quindi, che meriterebbe di essere riscoperto affichè, la sua conoscenza e il suo ascolto, venga diffuso all'intera utenza musicale e non resti solo un privilegio di chi ama da sempre la musica di Marco Masini.    

 

Condividi post

Repost0
18 agosto 2020 2 18 /08 /agosto /2020 23:01

"Sei nell'anima" è uno dei brani più amati del repertorio di Gianna Nannini ed è stato anche il suo passepartout per una nuova giovinezza artistica. Incluso nell'album "Grazie" del 2006 e scritto insieme a Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico, il brano dal forte impatto commerciale ha permesso al disco di essere il più venduto dell'anno con oltre 400 mila copie e a Gianna Nannini di riconquistare quel successo che, dal punto di vista mediatico, era un po' calato rispetto agli anni '90. Intendiamoci, Gianna, è sempre stata un'ottima artista ed ha sempre sfornato pezzi di altissima qualità ma non sempre questo basta, nella discografia di oggi, ad ottenere quel riscontro commerciale che si meriterebbe. Complice del successo di "Sei nell'anima" è stata anche la scelta del regista Giovanni Veronesi di inserire la canzone nella colonna sonora del film "Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi" che è uno dei film italiani più visti di quell'anno. Una grande campagna pubblicitaria, una diffusione capillare e, ovviamente, la qualità della canzone, non potevano che non portare ad un successo di massa che ha consacrato la canzone ed ha permesso all'album di aver un ottimo riscontro commerciale cosa che, nell'industria musicale degli ultimi anni, non è così facile raggiungere. Il testo parla di un sentito rapporto sentimentale dall'attaccamento viscerale cosa che potrebbe sembrare poco originale ma è espresso con la solita graffiante e penetrante cifra stilistica dell'artista che dà quel tocco necessario al brano che lo rende particolare e lo consegna alla storia della musica italiana. Allo stesso modo, il brano, rilancia anche dal punto di vista commerciale un'artista eccezionale offrendole una seconda vita artistica che ancora oggi non conosce oblio. Della canzone, inoltre, esiste anche una versione in inglese, presente nello stesso album e nella raccolta "GiannaBest" del 2007, dal titolo "Hold the moon"Il video del brano, infine, è stato girato in bianco e nero nella città di Bratislava ed è stato diretto da Kal Karman.

Condividi post

Repost0
17 agosto 2020 1 17 /08 /agosto /2020 23:01

3"Dimmi chi dorma accanto a me" è uno dei tanti capolavori offerti da Renato Zero nell'arco della sua grande carriera. Il brano, scritto con Danilo Riccardi, è stato pubblicato nel fortunato album "Amore dopo amore" del 1998. Il disco vende oltre 1.500.000 copie risultando uno dei più apprezzati della discografia dell'artista romano oltre ad essere il terzo album più venduto in quell'anno. Trainato da brani come "Cercami" o "La pace sia con te", questo disco, vi sono anche diverse perle che avrebbero meritato più risalto proprio come la suddetta canzone o come "La grande assente" dedicata alla compianta amica Mia Martini. In questo testo, Zero, si interroga su di un rapporto sentimentale spesso insoddisfacente che solo a letto trova la sua consolazione ed il suo riscatto. Il protagonista mette da parte la propria dignità ed il proprio orgoglio, forse spinto dalla paura di restare solo, per dar seguito ad un amore non sempre corrisposto da una partner sempre in cerca di altre avventure. Il risveglio, infatti, affianco a quella donna diventa una sorpresa quotidiana da accogliere con soddisfazione per un uomo che ancora si tormenta, nel buio della notte, sulla bontà di questo rapporto e sulla ambigua personalità di questa figura tra supposizioni ed apprensioni più o meno fondate. Si notano, infatti, nel testo diversi tratti che sottolineano il comportamento sleale di questa donna, i presunti tradimenti e la tacita accettazione di un uomo che non ha il coraggio, e forse nemmeno la volontà, di ribellarsi continuando a subire, in silenzio, questa situazione. "...Sussurri tanti nomi tranne che il mio..." o "...con questo buio giuro non distinguo se, sono da solo a far l'amore con te, così affollata la tua mente non so, di quale orgasmo morirò..." o, ancora, "...fatalmente a mezzanotte fuggi via, sulla tua nuvola cercando compagnia...", sono solo alcuni versi che rendono l'idea del tormento interiore vissuto da quest'uomo. In conclusione, il protagonista, si offre una banale ma, in fondo reale, giustificazione con la frase "...non c'è amore che non ha difetti..." per accettare, nonostante tutto, questa tormentata situazione sentimentale e continuare a credere in un futuro migliore per questo rapporto che ad, oggi, appare fondamentale solo per se stesso. L'ennesima perla, quindi, che mostra l'infinita sensibilità di uno dei più grandi artisti del nostro tempo come Renato Zero.    

Condividi post

Repost0
16 agosto 2020 7 16 /08 /agosto /2020 23:01

"Il mio onore" è un gran bel pezzo scritto ed inciso da Enrico Ruggeri nell'album "La ruota" del 2010. Nel testo, il cantautore milanese, canta la vita in trincea di uomini semplici che hanno scelto, per volontà o necessità, di difendere la propria Patria oltre che di dare anche la propria vita per ristabilire ordine e pace negli angoli più tormentati del nostro mondo. Spesso hanno a che fare con popoli con i quali non condividono nè religione nè ideologia nè, tanto meno la lingua ma ciò non condiziona la loro missione ed in nome della pace e dell'umanità rischiano costantemente la vita per metterli in salvo. Tutto questo anche quando, nel loro paese d'orgine, hanno mogli, fidanzate, figli e famiglie ad aspettarli con la paura e l'angoscia di non rivederli più. Quella stessa paura che vivono anche i soldati: uomini semplici che vivono le loro fragilità come qualunque essere umano ma che sono pronti a chiudere gli occhi e rischiare la propria vita ogni qual volta è richiesto il loro intervento. In quelle situazioni precarie in cui vivono, tra la mancanza di beni primari ed esposti alla follia di gente senza scrupoli o solo disperata, questi uomini hanno sempre lo sguardo rivolto al presente perchè ogni attimo può essere l'ultimo se vi sono distrazioni. Molte volte, però, nonostante il coraggio e la massima attenzione vi sono situazioni in cui nulla può proteggerli da un triste destino e di loro rimarrà solo quella forza d'animo che li ha spinti a scegliere quella vita e quel valore umano che li ha contraddistinti nel loro cammino e cioè il loro onore. Ma Ruggeri, si chiede giustamente, se questo grande ma effimero valore può giustificare la fine di una vita e, con essa, l'immenso dolore lasciato ai suoi cari visto che, dopo i primi giorni, anche le istituzioni si dimenticano di quegli eroi che hanno dato la vita per eseguire, con conscienza, i loro ordini. Quel sacrificio consumato in un istante verrà cancellato dal tempo e di quell'eroe rimarrà solo cenere ed una medaglia che non scalda il cuore di lo amava. L'onore, vero valore intrinseco in questi uomini, resta salvo anche dopo la morte ma certo non basta a chi aspettava il suo ritorno per riprendere insieme un cammino di vita e non basta, certo, una medaglia da parte dello Stato per far sentire la propria vicinanza a queste persone. Sarebbe, quindi, utile che le istituzioni limitassero al minimo questi tristi episodi con un'assistenza maggiore nel quotidiano e misure di sicurezza adeguate per tutte queste giovani vite abbandonate nelle zone di guerra. Infine, va dato atto a Ruggeri di aver raccolto queste sensazioni e di aver scattato una fotografia cruda e realistica di queste situazioni con l'intento di smuovere le coscienze di chi può e deve far qualcosa affinchè l'onore di questi uomini venga salvaguardato anche in vita e non solo elogiato da copione durate le loro solenni esequie che assuomo le sembianze raccapriccianti pantomime.

 

Altro su:

Enrico Ruggeri

 

  

Condividi post

Repost0
15 agosto 2020 6 15 /08 /agosto /2020 23:01

"Nu biglietto p' 'o mare" è una affascinante e struggente canzone di Nino D'Angelo. Arrangiato con il maestro Nuccio Tortora, il brano, è inserito nell'album "'O schiavo e 'o rre" del 2003 che rappresenta il secondo album di inediti di D'Angelo dopo la svolta artistica, indirizzata propria dal maestro Tortora, come ci ha raccontato nell'inedita intervista realizzata per questo blog, su sonorità etniche rivolte più alla world music che alla classica melodia napoletana. D'Angelo, anche grazie all'esperienza raccolta in tutta la sua lunga carriera, vive di una nuova ispirazione e colleziona capolavori su capolavori migliorando una capacità di autoriale sempre presente ma, forse mai valorizzata nel miglior modo come nel periodo attuale che ha un suo inzio con l'album "Terranera" del 2001. D'Angelo scrive pezzi di altissimo livello toccando tematiche differenti e, spesso difficili, da trattare in musica. E' il caso di "Nu biglietto p' 'o mare" dove Nino, con estrema delicatezza e grande rispetto, ritrae le sensazioni e le delusioni di una donna albanese che ha attraversato il mare, insieme a tante altra gente private della loro dignità e della loro identità, per cercare fortuna trovando però la solitudine e la tristezza di un marciapiede dove è costretta a prostituirsi per sopravvivere. Attraverso gli occhi di questa donna, D'Angelo, vede i suoi sogni e i suoi ricordi, la fuga in lacrime dalla propria terra e le speranze disilluse di rifarsi una nuova vita in un Paese "civile" come il nostro. La protagonista, quindi, vive questo suo destino oppressa dalla solitudine, dal pensiero dei propri cari, senza più sogni o mete, in un luogo straniero dal quale si è sentita tradita, una realtà che gli sta stretta come i vestiti che ora è costretta ad indossare per vendere il proprio corpo nelle notti buie "fumando il freddo" e aspettando con rassegnazione i "due fari senza sonno" del prossimo cliente. Una perla, quindi, della discografia di questo artista che rimane uno dei pochi degni eredi della grande musica napoletana, ormai sempre più mortificata dei cosidetti "neomelodici" che danneggiano anche chi ancora riesce ad incantare con la lingua napoletana regalando poesia e riflessione e che , spesso, mediaticamente, viene erroneamente accomunato a chi non ha niente a che vedere con l'arte, la cultura, la scirttura e la musica napoletana. Settori in cui, D'Angelo, è sicuramente oggi tra i maggiori esponenti.         

Condividi post

Repost0
14 agosto 2020 5 14 /08 /agosto /2020 23:01

"Pensieri e parole" è uno dei brani di maggior successo nati dalla storia collaborazione tra Lucio Battisti e Giulio Rapetti, in arte Mogol. La canzone nasce nel 1971 come singolo per poi essere inclusa, l'anno successivo, nell'album "Lucio Battisti Vol. 4". Se il singolo, dal punto di vista commerciale, sarà il brano più venduto dell'anno, l'album non avrà la stessa fortuna arrivando solo al terzo posto dell'hit parade e offuscato anche dal lancio, nello stesso periodo, del 45 giri che comprendeva "Anche per te" e, soprattutto, "La canzone del sole". A parte, però, i riscontri del mercato dell'epoca, il suddetto brano vivrà di luce propria anche negli anni successivi diventando uno dei brani più rappresentativi della carriera di Battisti e del sodalizio artistico con Mogol. Il testo parla dell'incomunicabilità esistente in un rapporto sentimentale orami finito ma che, il protagonista, ancora chiaramente confuso, vorrebbe ripristinare. Si tratta, inoltre, di un brano autobiografico: vi sono, infatti, molti riferimenti al rapporto di coppia vissuto da Mogol finito con una traumatica separazione oltre a tante immagini che descrivono l'infanzia e l'adolescenza del paroliere milanese. Vengono, dunque, citati momenti di quella vita di periferia iniziata rubando frutta negli orti, avendo i primi pudici approcci con l'altro sesso solo al buio o ricordando, con emozione, i giochi in quel campo di grano incontaminato che gli appariva come profanato dalla loro vivacità, l'ansia con la quale si attendeva l'apertura domenicale di quell'unico cinema di periferia che li faceva sognare con sole cento lire o ancora quella ferrovia che era un po' il limite del loro piccolo mondo. A tutti questi "pensieri" si affianca l'altra faccia del brano, ben separata anche musicalmente, rappresentata dalle "parole" di uomo maturo in pieno stato confusionale: ferito da un amore finito e segnato da quel rapporto che intende, a tratti, riportare a se. L'uomo, fiero e consapevole della sua onestà ed integrità morale, ha ben presente che quella storia è finita ma si appella a Dio affinchè superi il traumatico momento della separazione e, allo stesso tempo, vorrebbe essere perdonato da quella donna a cui lascia, comunque, sempre uno spiraglio di riapertura per un bene che ancora prova verso di lei frutto di un forte legame maturato negli anni. Tra i tanti ricordi della vita di Mogol cantati da Battisti in questo brano vi è anche un viaggio in Inghilterra, che l'autore fece per studio e dove, ospitato in una casa ebraica si fidanzò con una ragazza isrealita mentendo sulla propria fede religiosa. Il capofamiglia dell'abitazione in cui era ospitato, infatti, lo portò in un circolo ebraico e, per favorire l'integrazione del giovane Mogol, lo fece passare per ebreo. In quel contesto, l'autore, trovò questa ragazza oltre ad un gruppo di amici ma, durante una festività ebraica, con una domanda mal posta, Mogol, svelò involontariamente le proprie origini religiose perdendo amici e ragazza. Una canzone, quindi, che ripercorre momenti di vita vissuta da Mogol e che si concentra sui sentimenti sinceri e contrastanti provati verso questa donna con la quale ha condiviso momenti felici fino alla conclusione del rapporto in un periodo storico in cui la separazione era vista ancora come un dramma soprattutto nel caso in cui vi erano anche dei figli come, appunto, nel caso di Mogol. Al valore emotivo del brano poi si aggiunge l'interpretazione sublime di Lucio Battisti che, in qualche modo, regala l'eternità a questa storia d'amore oltre a scrivere un nuovo capitolo della storia della musica italiana. Tra l'altro, il brano, appariva agli occhi scettici di alcuni addetti ai lavori come lo stesso produttore artistico Alessandro Colombini come la fine del sodalizio Battisti-Mogol ma i risultati di critica e pubblico furono tutt'altro che negativi e i due lavorarono insieme fino al 1980 collezionando tanti altri successi prima di sciogliere il binomio per sole divergenze artistiche e senza litigi come, invece, sostenevano tante voci infondate circolate in quel periodo e negli anni successivi. In seguito Mogol ha continuato a scrivere per diversi artisti ed in particolare con Riccardo Cocciante mentre Battisti, che proprio dal 1980 non si esibirà più pubblicamente, si affidò prima a Velezia, nome d'arte di Grazia Letizia Veronese, e poi a Pasquale Panella. Nel 1998, infine, si vocifera di riavvicinamento artistico tra Mogol e Battisti ma ciò non avvenne mai per la morte del cantate che avvenne proprio nel settembre del 1998 all'età di 55 anni probabilmente a causa di un tumore o, secondo altre voci, di glomerulonefrite, patologia infiammatoria dei reni. I funerali furono tenuti in forma strettamente privata a Molteno e fra le appena venti persone ammesse vi era anche Mogol a conferma del loro buon rapporto nonostante la separazione artistica. 

 

 

Condividi post

Repost0
13 agosto 2020 4 13 /08 /agosto /2020 23:01

"La gente di cuore" è un brano scritto da Enrico Ruggeri e pubblicato nell'album "Domani è un altro giorno" del 1997. La canzone è resa particolarmente affascinante, oltre che dal testo, dall'interpretazione a due voci con un grande amico e collega di Ruggeri ovvero Marco Masini. I due, infatti, non si erano mai trovati ad incidere un brano insieme e l'occasione capita con questo brano che, dal vivo, viene eseguito con due pianoforti contrapposti rendendo la performance ancor più coinvolgente. Il testo è una dichiarazione d'affetto e di complicità verso le persone più umili e, quindi, verso quel popolo che ha accompagnato le loro carriere e le loro vite. Ruggeri dedica queste parole a tutti gli onesti lavoratori, a chi si muove nel mondo in modo silente e gentile non chiedendo mai di apparire e non lamentandosi mai di ciò che la giornata gli riservi prima ancora che spunti l'alba. Per chi sorride al dolore, per chi riesce a riscaldare il cuore e l'anima di chi gli sta accanto, per chi non chiede clamore nè pubblicità. Nel mondo che ci circonda ce ne sono tante di queste persone ed è proprio a questa umile gente di cuore che i due artisti cantano queste parole di riconoscimento e ringraziamento. Ruggeri e Masini, quindi, come hanno spesso fatto nelle loro rispettive produzioni tornano a dar voce a chi voce non ne ha e lo fanno con la solita pacata qualità proprio come pacata è l'esistenza di queste persone. Il calore di questa gente, infatti, basta, senza troppe parole e nessuna richiesta, ad illuminare la vita e scaldare il cuore in un mondo spesso reso gelido dall'indifferenza. I due artisti, in tal modo, hanno provato ancora una volta a fendere quel gelo ringraziando, chi senza pretese, continua a farlo ogni santo giorno rendendo la vita un po' più umana e gradevole. Una chicca, la suddetta, tradotta anche in spagnolo con il titolo "La gente con alma", che ha consentito al disco, insieme ad altre diverse belle canzoni, di ottenere un doppio disco di platino che non è altro che un ulteriore riconoscimento alla grandezza di due veri artisti del nostro panorama musicale.     

Condividi post

Repost0
12 agosto 2020 3 12 /08 /agosto /2020 23:01

"Quanto tempo e ancora" è uno dei brani più celebri di Biagio Antonacci ed è anche uno dei più importanti, insieme a tutto l'album in cui è inserito, per la definitiva maturazione artistica. L'album, infatti, è il fortunatissimo "Mi fai stare bene" del 1998 che vende oltre 800 mila copie e resta in classifica per circa due anni. Oltre al brano citato ed al singolo che da il nome al disco, nello stesso, ci sono, tra le altre, anche "Iris (tra le mie poesie)" e "Il campione" dedicata al motociclista Max Biaggi. Un album ricco di successi, quindi, che consacra il nome del cantautore milanese tra i grandi della nostra musica. In "Quanto tempo e ancora" il protagonista incontra per caso, ad una festa, la sua ex ragazza e riaffiorano forte quei sentimenti mai realmente scomparsi. L'uomo, agli occhi degli amici, finge indifferenza ma nel suo profondo vive attimi di grande sofferenza perchè non riesce ad accettare che quell'amore sia finito. La ragazza, invece, sembra aver dimenticato quella storia e dopo aver salutato tutti gli amici abbandona la festa senza particolari attenzioni verso il suo ex che, dal canto suo, si sente in qualche modo sollevato, dalla sua uscita di scena, da quell'imbarazzante recita che stava portando avanti per mostrarsi indifferente alla presenza della donna in comitiva. In tutto questo, il protagonista, nel suo animo si chiede con rabbia per quanto tempo e ancora lei rimarrà al centro dei suoi pensieri facendolo star male. In fondo, per l'uomo, quella ragazza rappresenta ancora l'amore e non si rassegna che quel rapporto, almeno per lei, si sia concluso definitivamente. Un bellissimo pezzo, quindi, che resta tra le più belle pagine che Biagio Antonacci ha scritto nella storia della musica italiana.

 

Altro su:

Biagio Antonacci

 

Condividi post

Repost0
11 agosto 2020 2 11 /08 /agosto /2020 23:01

"Dalla pelle al cuore" è uno dei grandi successi della discografia recente di Antonello Venditti. Infatti, nella lunga carriera dell'artista romano, tante sono state le fasi in cui il cantautore ha saputo cambiare pelle e rinconquistare un successo mai realmente perso. Momenti di stasi, come ogni artista, né ha vissuti anche lui e una delle ultime rinascite è legata proprio a questo album del 2007 pubblicato poco dopo la scomparsa della mamma Wanda, a cui il disco è dedicato. La canzone che porta lo stesso titolo dell'album, "Dalla pelle al cuore" appunto, è un brano che rappresenta al meglio le sonorità ed il modo di scrivere tipico di Venditti. Non si può, infatti, che riconoscere il marchio inconfondibile del cantautore romano in questo lavoro che vede anche la partecipazione amichevole, alla batteria, dell'attore ed amico Carlo Verdone nel brano "Comunisti al sole". Come detto, il brano che rilancia Venditti verso una nuova ricca fase della sua storia musicale è proprio il singolo che esprime, tra l'altro un profondo concetto sulla vita sentimentale espresso chiaramente nella frase iniziale :"Il sesso fa partire, l'amore fa tornare..." e poi articolato in tutto il brano dove il protagonista, in pratica, con onestà ammette un tradimento e prova ad ottenere quel perdono dalla donna che ama senza però cercare una falsa comprensione. Un concetto semplice e diretto ma estremamente crudo e reale che rende l'idea della grande capacità autoriale che hanno fatto di Venditti uno degli elementi storici del migliore cantautorato italiano. In questo caso, come in tanti altri, Venditti ci parla di sentimenti ma, in altre stagioni della sua storia, non ha mancato di trattare temi molto più difficili da trattare in musica uscendone sempre in maniera eccellente. Come detto, l'artista, ha spesso dato spazio nella sua discografia ai rapporti umani ed alle questioni sentimentali ottenendo grandi successi grazie ad una abilità di scrittura fuori dal comune e ad una capacità di leggere l'animo umano in profondità come pochi.

   

Condividi post

Repost0
10 agosto 2020 1 10 /08 /agosto /2020 23:01

Nel 2007, Paolo Rossi, attore e cabarettista friulano di nascita ma milanese d'adozione, riceve una proposta intrigante da Mauro Pagani, ex membro della PFM, ovvero quella di interpretare un brano inedito scritto da Rino Gaetano. Per amore verso l'indimenticato cantautore, Rossi, accetta di far sua questa canzone e decide di presentarla al 57° Festival di Sanremo. L'attore si cala nei panni di Gaetano interpretando il testo proprio con lo spirito di Gaetano che poi, tra l'altro, è molto vicino al proprio modo di esprimersi sul palco. La simbiosi è particolarmente azzeccata al punto che sul palco dell'Ariston, a tratti, pare che ad esibirsi è lo stesso Gaetano. Il brano dal titolo "In Italia si sta male (si sta bene anzichenò)", pubblicato poi nell'omonimo album, dall'attore che non è nuovo ad esperienze discografiche, è una ballata scanzonata e sarcastica sulla realtà del nostro Paese. La disarmante attualità del testo la fa sembrare una canzone scritta nell'odierno contesto storico italiano e ciò denota sia la grandezza dell'autore sia il mancato progresso del nostro Paese che sembra essersi fermato a quegli anni. Alla vigilia della kermesse musicale, Rossi, si diceva emozionato ma non per la gara bensì per la responsabilità di portare un brano di Gaetano al grande pubblico. La canzone venne molto apprezzata dalla critica ed ebbe un discreto riscontro anche dal pubblico ma, nella gara sanremese, non si classificò tra le dieci canzoni finaliste. Ma la gara, come detto, interessava poco sia a Rossi sia a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto e lo hanno realizzato solo per omaggiare un grande cantautore della nostra storia musicale dando voce ad ultima sua creazione rimasta, fino ad allora, incompiuta.

      

Condividi post

Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

English French German Spain Italian Dutch Russian Portuguese Japanese Korean Arabic Chinese Simplified
 


this widget by www.AllBlogTools.com

La musica che gira intorno

Promuovi anche tu la tua Pagina

Chat

Flag Counter

Flag Counter