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  • : La musica che gira intorno...
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco,

non dimenticare il loro volto,

che dopo tanto sbandare,

è appena giusto che la fortuna li aiuti,

come una svista, come un'anomalia, come una distrazione,

come un dovere..."

Fabrizio De André & Ivano Fossati - Smisurata preghiera

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7 dicembre 2019 6 07 /12 /dicembre /2019 00:01

"Latin lover" è un brano scritto e cantato da Lucio Dalla per l'album "Henna" del 1993. Dai toni struggenti, questo brano, vuole rappresentare il bisogno d'amore di un uomo, ormai di tarda età, abituato ad avere una vita molto movimentata, ricca di avventure passionali e di sensazioni forti. Giunto, però, all'ultima fase del suo cammino si rende conto che tutto ciò non gli ha permesso di consolidare alcun rapporto affettivo e si ritrova solo a desiderare amore, comprensione e affetto. Un uomo solo che si aggira in una Riccione d'inverno, palcoscenico delle sue vecchie avventure, e chiede al cielo di poter riveder le stelle ovvero quelle luci riflesse negli occhi di tutte quelle donne che ha amato forse con troppo superficialità. Il protagonista, non avendo più la forza, il fisico e il coraggio dei vecchi tempi ha perso le sue certezze e non vede altro futuro per lui che quello di una solitaria morte. Per tutta la vita, l'uomo, ha cercato la libertà attraverso il sogno ed è proprio quel sogno che ora cerca per tornare a volare. Un volo libero fatto di ricordi e di passato che gli faccia dimenticare il suo triste e desolante presente. Un pezzo straordinario esaltato dall'interpretazione di Dalla e reso ancora più forte in un memorabile duetto con un giovane Marco Masini nella trasmissione di Raitre "Taxi" di Vincenzo Mollica del 1995. Il brano, tra l'altro, è stato anche colonna sonora del film "Come due coccodrilli" di Giacomo Campiotti del 1994 con Fabrizio Bentivoglio, Giancarlo Giannini e Valeria Golino. Un'ennesima perla, spesso dimenticata, di quel grande artista e profondo poeta che era Lucio Dalla.     

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6 dicembre 2019 5 06 /12 /dicembre /2019 00:01

"Amico assoluto" è un brano di Renato Zero del 2004 pubblicato come unico singolo per la raccolta live "Figli del sogno". Il brano è presente nell'album sia nella versione in studio che in quella live eseguita durante il tour "Cattura il meglio in Tour 2004" in duetto con Michele Zarrillo ed Alexia. Il dvd, inoltre, resterà in vetta alle vendite per sette settimane diventando il dvd musicale più venduto dell'anno. La canzone invita a credere nel sogno e ad alimentarlo sempre con l'aiuto della fantasia mettendo da parte l'orgoglio e la paura di mostrare la propria vera natura. La rabbia di una realtà colma di insoddisfazione sembra abbia costretto l'amore ad arrendersi ed il sogno a spegnersi in un mondo sempre meno onesto e poco attento ai valori. Zero, però, confida in una nuova occasione che possa riportare la gente ad abbassare le proprie difese alimentando quel sogno che oggi riposa nel profondo di ogni anima. L'autore, infatti, si auspica che la rotta possa essere cambiata e che il sogno possa riconquistare quella valenza che possiede forse solo negli anni dell'adolescenza. Il sogno, secondo Renato, si nutre di verità e, quindi, solo quando gli uomini si stancheranno di recitare dei ruoli nella nostra società e butteranno via le loro finte maschere esso potrà tornare essere risvegliato. Un brano profondo, vero ed estremamente poetico che sottolinea, semmai ce ne fosse bisogno, la grandezza di uno dei più raffinati artista della scena musicale italiana. Un cantautore sensibile, Renato, che riesce con grande maestria a toccare corde dell'animo umano irrangiungibili per buona parte dei suoi colleghi. Zero, infatti, con la sua musica riesce ogni volta a risvegliare quel sogno che troverà sempre nuova linfa fino a quando un genio di tale portata continuerà a diffondere emozioni.

  

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5 dicembre 2019 4 05 /12 /dicembre /2019 00:01

"Pescatore" è uno dei grandi successi di Pierangelo Bertoli ed anche il brano che lo consacrò definitivamente tra i grandi nomi della musica italiana dopo una lunga e faticosa gavetta resa ancor più ardua dalle sue problematiche fisiche. Bertoli, infatti, era costretto su di una sedia rotelle già in tenera età a causa di una forma grave di poliomielite che lo privò dell'utilizzo degli arti inferiori per tutto il resto della sua vita. Tale handicap, in mondo difficile come quello dello spettacolo, ha evidentemente influito nella prima fase della sua storia ma poi il talento e l'arte pura offerta da questo grande cantautore ha avuto la meglio portandolo a superare ogni tipo di ostacolo e di pregiudizio. Come detto, quindi, pur avedo iniziato a pubblicare album notevoli già dal 1974, il vero successo arriva proprio con "Pescatore" incluso nell'album "Certi momenti" del 1980. La canzone, scritta da Marco Negri e modificata in parte dallo stesso Bertoli, porta il disco a vendere oltre 200 mila copie. Il testo propone la storia di un pescatore colto da una forte tempesta in mare aperto che ne mette a rischio la vita e quella della moglie che, non sapendo se il marito tornerà, è combattuta nel cedere alle tentazioni verso un altro uomo e si rivolge al Signore per chiedere consiglio. Il brano, quindi, presenta una voce maschile ed una femminile e sembra inevitabile un duetto anche se, a quei tempi, la cosa non era molto diffusa tanto che nel 1995, infatti, Bertoli, registrerà la canzone anche in versione maschile per la raccolta "Una voce tra due fuochi". Per il lancio, però, Bertoli decide di puntare su di una promettente giovane romana che, nel frattempo, impiega il suo tempo facendo la stuntwoman al cinema e registrando provini cercando di essere notata dall'industria discografica. Questa giovane ragazza risponde al nome di Fiorella Mannoia. Bertoli ascolta la sua voce in una cassetta e decide di puntare su di lei. La scelta si rivela azzeccata e il brano diventa subito un successo consacrando Bertoli e lanciando nel migliore dei modi la Mannoia che oggi è, molto probabilmente, la migliore interprete femminile della nostra musica. Nel suo ultimo album, "301 guerre fa" del 2002, invece Bertoli, proporrà la canzone in duetto con Fiordaliso che continuerà ad eseguirla nei suoi concerti anche dopo la morte dell'artista che avverrà nell'ottobre del 2002 a causa di complicazioni cardiache conseguenti ad un tumore ai polmoni con il quale stava combattendo da alcuni mesi. Anche dopo la sua morte la sua storia in musica ha continuato a raccogliere consensi e tanti sono stati gli omaggi di altri celebri artisti che hanno onorato la sua arte riproponendo le sue canzoni. "Pescatore", per esempio, è stata reinterpretata anche dai Nomadi in duetto con Giulia Ottonello per l'album tributo "...a Pierangelo Bertoli" del 2005.       

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4 dicembre 2019 3 04 /12 /dicembre /2019 00:01

"Ti penso e cambia il mondo" è uno degli ultimi grandi successi di Adriano Celentano. Incisa nel 2011 per l'album "Facciamo finta che sia niente", la canzone, è stata scritta da Pacifico, nome d'arte di Luigi De Crescenzo, per il testo e da Matteo Saggese e Stephen Lipson per la musica. Inoltre, per l'impianto armonico, viene utilizzato "Il Preludio in do minore, opus 28, numero 20" di Fryderyk Chopin. Il brano che parla di un uomo che cerca e trova conforto in Dio in un mondo ormai privo di valori ottiene fin da subito un ottimo riscontro ma raggiunge la massima popolarità durante il Festival di Sanremo del 2012 dove, Celentano, ospite della kermesse, canta questo brano in duetto con il conduttore di quell'edizione del Festival Gianni Morandi. L'esibizione ottiene un tal successo che i due decidono di riproporla anche durante il concerto evento di Celentano all'Arena di Verona tenutosi nell'ottobre del 2012 intitolato "Rock Economy". Inoltre, quest'ultima esecuzione, trasmessa anche in televisione venne registrata per il confanetto composto da un doppio cd ed un dvd "Adriano Live" pubblicato nel dicembre del 2012. Un grande successo, quindi, che vede Celentano cimentarsi su concetti molto cari alla sua storia musicale e pubblica essendo, l'artista, sempre molto vicino a questo tipo di problematiche sociali ed umanitarie. In questo caso Adriano interpreta in maniera magnifica un testo che pur non essendo proprio appare realmente come una propria sentita riflessione. Probabilmente Pacifico, autore del testo, ha carpito lo spirito e le sensazioni di un uomo smarrito in una realtà che non condivide ed è riuscito a mettere nero su bianco quel bisogno di trovare conforto in qualcosa più grande di noi. L'unica estrema soluzione appare, quindi, l'appello al Signore ed alla fede affinchè questo mondo alla deriva possa avere un futuro diverso. Un messaggio di speranza, dunque, che Celentano trasmette con il solito magnetismo ad un popolo afflitto e demoralizzato da un presente povero di valori che non offre la possibilità di credere di un domani migliore.

 

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3 dicembre 2019 2 03 /12 /dicembre /2019 00:01

"Titanic" è un brano che Francesco De Gregori ha pubblicato nell'omonimo album del 1982 e che pone l'accento sulle differenze tra i ceti sociali di una umanità alla deriva utilizzando la metafora della celebre nave britannica affondata nel 1912 dopo una collisione con un iceberg. In realtà, in questo album, sono ben tre le canzoni che fanno riferimento alla tragedia del Titanic e si può, quindi, parlare di trilogia anche se il suddetto brano è quello dove il confronto diventa più palese ed evidente. Se gli altri due brani, infatti, "L'abbigliamento di un fuochista", eseguita insieme a Giovanna Marini, e "I muscoli del capitano" pongono l'accento rispettivamente sull'emigrazione e sulla incondizionata quanto infondata fiducia verso un futuro segnato dal progresso tecnologico, il brano centrale di questa trilogia rende chiara l'idea delle differenze tra le classi sociali dei viaggianti rappresentando un evidente parallelismo con ciò che si rispecchiava nel quotidiano dell'epoca e che, ancora oggi, non sembra cambiato di molto. Il brano, infatti, è ancora molto attuale poichè persiste anche nell'attuale collettivo sociale la enorme differenza tra i ricchi e i poveri che appare forse ancor più evidente visto il progressivo annullamento di un ceto medio dovuto alla crisi economica mondiale degli ultimi anni. De Gregori, utilizzando sarcasmo ed una irriverente ironia, fa sembrare positivo il trattamento riservato al popolo di basso ceto all'interno della nave tramite i pensieri del "cafone" protagonista del brano e, sottolinea, allo stesso modo gli eccessi e gli effimeri comportamenti egogentrici dei signori di prima classe innamorati dei propri cappelli e delle proprie bottiglie di champagne. In questo spaccato di società, De Gregori, evidenzia il diverso fine che ha portato queste due opposte categorie ad affrontare lo stesso viaggio: i cafoni vanno in America per non morire mentre i ricchi ci vanno per sposarsi. Ma tutta questa differenza, nella finta allegria proveniente da un illusorio ottimismo verso un futuro migliore, viene assorbita senza alcun trauma dalla classe più popolare che non riescono a vedere o non vogliono riconoscere che, malgrado si viaggia verso un sogno che porspetta, non senza incertezze, un futuro migliore, si continua a vivere, anche in quel clima festante, la solita lotta di classe che li relegerà sempre all'ultimo gradino della scala sociale. Come detto, in questo ubriacante sogno, i cafoni non vogliono osservare la realtà ma si illudono che in fondo in terza classe non si sta poi così male. Una rappresentazione geniale, quindi, quella di De Gregori che riesce con toni allegri a disegnare uno spaccato della nostra società molto fedele alla realtà e che evidenzia come si è vicini ad una drammatica deriva proprio come avvenne per il Titanic dopo la collisione con un iceberg che, l'autore menziona nel brano come una inquietante premonizione semplicemente utilizzando più volte la parola "ghiaccio". Quell'iceberg, ieri come allora, sembra essere ancora sulla rotta del viaggio di una umanità sempre meno attenta al destino del mondo. L'album, per la cronaca, andò molto bene sia dal punto di vista del pubblico restando in classifica per ben 23 settimane ed arrivando fino al secondo posto sia per ciò che concerne la critica che elogiò De Gregori per aver trovato la giusta misura per fondere al meglio la tradizione cantautorale con quella del canto popolare.

 

Altro su:

Francesco De Gregori

 

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2 dicembre 2019 1 02 /12 /dicembre /2019 00:01

"Sei un mito" è uno dei successi maggiori degli 883, gruppo formato essenzialmente da Max Pezzali e Mauro Repetto che ha fatto epoca negli anni '90. Gli 883, infatti, hanno segnato una generazione musicale con un linguaggio semplice e diretto accompagnato da ritmi orecchiabili e da un registro linguistico del tutto proprio e divenuto poi marchio di fabbrica anche nel cammino da solista di Pezzali. Uno stile unico, quindi, e caratteristico che permetteva una rapida e indiscutibile riscontrabilità del marchio 883. "Sei un mito" è contenuta nel secondo album della band e cioè "Nord sud ovest est" del 1993. Il disco arrivò a vendere oltre 1.400.000 copie più 130.000 vhs permettendo al gruppo di restare in testa alle classifiche per 14 settimane di seguito oltre che di vincere il Festivalbar di quell'anno. "Sei un mito", in particolare, fu oggetto della loro partecipazione al Cantagiro per poi essere riproposta anche sul mercato tedesco. Del brano poi sono state fatte, negli anni, diverse versioni tra cui quella interpretata insieme a Rosario Fiorello nella raccolta "Max 20" del 2013. Il brano scritto da Pezzali e Repetto parla di un ragazzo sorpreso dal buon esito di un invito galante nei confronti di una ragazza vista fino ad allora come un qualcosa di irrangiungibile. Il giovane, poi, si rende conto durante la serata che oltre la bellezza, la ragazza, nascondeva altre virtù come la simpatia, la disponibilità e la voglia di godersi la vita e le avventure sentimentali senza troppi giri di parole o discutibili promesse d'amore eterno. Sensazioni giovanili, quindi, che rappresentano le prime avventure con l'altro sesso e tutte le paranoie che ciò può comportare in adolescenza. Argomenti vicini ai giovani, dunque, come un po' tutto il percorso artistico degli 883 che proprio per tale motivazione e per il modo in cui trattavano queste problematiche hanno rappresentato quella generazione adolescenziale che ancora oggi rimane lo zoccolo duro dei seguaci di Pezzali. Un grande fenomeno musicale partito dalla sfrontatezza di due ragazzini e dal coraggio di un grande talent scout come Claudio Cecchetto che non ha esitato un attimo nel puntare su di loro. I fatti gli hanno dato ragione e gli 883 hanno raccolto in pochi anni quei traguardi che, talvolta, altri artisti inseguono per la vita. Solo l'anno dopo questo successo, infatti, Mauro Repetto deciderà di abbandonare il gruppo per motivi personali, salvo poi tornare ne 2013 per una breve rimpatriata in occasione dell'album del ventennale "Max 20" partecipando alla scrittura di due inediti e cantandone anche uno, e Pezzali si ritroverà a proseguire da solo prima con lo stesso marchio 883 e rinunciando allo stesso dal 2002 consegnandolo definitivamente al capitolo anni '90 della grande storia della musica italiana. 

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1 dicembre 2019 7 01 /12 /dicembre /2019 00:01
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1 dicembre 2019 7 01 /12 /dicembre /2019 00:01
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1 dicembre 2019 7 01 /12 /dicembre /2019 00:01
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1 dicembre 2019 7 01 /12 /dicembre /2019 00:01
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