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Citazione del mese

"...E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai,

di giocatori tristi che non hanno vinto mai,

ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro

e adesso ridono dentro a un bar;

E sono innamorati da dieci anni,

con una donna che non hanno amato mai;

Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai..."

 

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe '68

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4 novembre 2020 3 04 /11 /novembre /2020 00:01

"Latin lover" è un brano scritto e cantato da Lucio Dalla per l'album "Henna" del 1993. Dai toni struggenti, questo brano, vuole rappresentare il bisogno d'amore di un uomo, ormai di tarda età, abituato ad avere una vita molto movimentata, ricca di avventure passionali e di sensazioni forti. Giunto, però, all'ultima fase del suo cammino si rende conto che tutto ciò non gli ha permesso di consolidare alcun rapporto affettivo e si ritrova solo a desiderare amore, comprensione e affetto. Un uomo solo che si aggira in una Riccione d'inverno, palcoscenico delle sue vecchie avventure, e chiede al cielo di poter riveder le stelle ovvero quelle luci riflesse negli occhi di tutte quelle donne che ha amato forse con troppo superficialità. Il protagonista, non avendo più la forza, il fisico e il coraggio dei vecchi tempi ha perso le sue certezze e non vede altro futuro per lui che quello di una solitaria morte. Per tutta la vita, l'uomo, ha cercato la libertà attraverso il sogno ed è proprio quel sogno che ora cerca per tornare a volare. Un volo libero fatto di ricordi e di passato che gli faccia dimenticare il suo triste e desolante presente. Un pezzo straordinario esaltato dall'interpretazione di Dalla e reso ancora più forte in un memorabile duetto con un giovane Marco Masini nella trasmissione di Raitre "Taxi" di Vincenzo Mollica del 1995. Il brano, tra l'altro, è stato anche colonna sonora del film "Come due coccodrilli" di Giacomo Campiotti del 1994 con Fabrizio Bentivoglio, Giancarlo Giannini e Valeria Golino. Un'ennesima perla, spesso dimenticata, di quel grande artista e profondo poeta che era Lucio Dalla.     

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3 novembre 2020 2 03 /11 /novembre /2020 00:01

"Fare il napoletano... stanca!" è un brano di Federico Salvatore del 2009 pubblicato nell'omonimo album del cantautore napoletano che conferma la svolta stilistica dell'artista. Dopo il capitolo "Se io fossi San Gennaro" e la successiva censura dai media nazionali, Federico, continua a riproporsi con grande fatica e coraggio in un mondo discografico che non gli consente molta visibilità. Con la costanza e soprattutto la qualità dei suoi lavori, Salvatore, però riesce a riconquistare il suo pubblico e la giusta considerazione in un ambiente fatto prevalentemente da gente comune vista l'ostruzione mediatica che ancora oggi continua nei suoi confronti. "Fare il napoletano... stanca!" arriva dopo "Dov'è l'individuo?" del 2004, album di grande qualità prodotto tra l'indifferenza dei media e scoperto dai più solo grazie alla forza del tam tam popolare. In ogni caso, quello del 2004 era il primo passo per tornare in un sistema dopo l'uragano provocato da "Se io fossi San Gennaro". Arriva il 2009 e questo nuovo intelligente e originale album è la carta che Federico si gioca per il definitivo rientro nell'industria musicale. Il suddetto brano rappresenta una riscoperta della propria identità e un amara confessione sulla insofferenza che si prova a recitare sempre un ruolo, diverso dal proprio essere, per essere accolti e rispettati nella società ed, in particolare, nel mondo lavorativo, a discapito della propria dignità. Quindi, Federico, espone quell'idea di napoletano riconosciuta per antonomasia e fatta di luoghi comuni che, spesso non appartengono alla persona, ma che diventano comportamenti forzati per l'accettazione altrui assumendo quindi una figura da rappresentare quotidianamente nella recita della vita. Il napoletano e la sua interpretazione, dunque, vengono quasi visti come un lavoro in sè affinchè l'individuo rientri in quei canoni, da tutti riconosciuti, tipici della appartenenza territoriale e culturale partenopea secondo i luoghi comuni e permette allo stesso di relazionarsi con gli altri e di ottenere i propri diritti. Servi di scena pronti a compiacere il padrone con una contaminante, quanto non sempre spontanea, simpatia anche quando non si ha alcuna voglia di ridere. Una riflessione acuta in cui è facile riconoscere originalità e profondità di una tematica che stimola alla riflessione e che rivela un concetto del tutto corretto rappresentato in maniera unica da un perfetto e sublime osservatore della nostrà realtà e della nostra cultura. Tra l'altro, come ci ha raccontato lo stesso artista nell'intervista esclusiva realizzata per questo blog, "Fare il napoletano... stanca!" è arrivata ad un passo dalla partecipazione a Sanremo. Pippo Baudo, infatti, dopo aver ascoltato il brano, voleva Federico in gara ma, per evidenti pressioni politiche, gli fu preferito l'attore Paolo Rossi. Probabilmente quella sarebbe stata un'ottima occasione per un rilancio mediatico dell'artista a livello nazionale che Salvatore meriterebbe per il suo grande talento e che, si spera, possa arrivare al più presto anche se, lo stesso artista, ha più volte dichiarato di vivere serenamente questa condizione consapevole dell'affetto sincero del suo pubblico ma anche delle sue enormi capacità che, anche senza l'appoggio dei media nazionali, arriveranno comunque ai palati più fini dell'utenza discografica italiana.      

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2 novembre 2020 1 02 /11 /novembre /2020 00:01

"Preghiera in gennaio" è uno dei capolavori di Fabrizio De André inciso nell'album "Volume 1" del 1967. Il testo è ispirato alla poesia "Prière pour aller au paradis avec le anes" (Preghiera per andare in paradiso con gli asini) composta nei primi del '900 dal poeta francese Francis Jammes. La musica è composta da Faber con la collaborazione di Giampiero Reverberi mentre il testo è dello stesso De André ed è legato ad una circostanza drammatica che legherà per sempre questa composizione al nome di Luigi Tenco, cantautore  morto suicida proprio nel gennaio dei 1967 dopo l'eliminazione di un suo brano al  17° Festival di Sanremo. De André stimava molto Tenco dal punto di vista artistico essendo uno di quei cantautori che trattava, nei suoi testi, tematiche molto vicine al proprio stile oltre ad avere un'idea politica molto simile. Non molto tempo prima della scomparsa di Tenco, tra l'altro, i due avevano parlato di una possibile futura collaborazione artistica che immaginavano da diverso tempo. Quella partecipazione a Sanremo che Tenco, come De André, aveva sempre rifiutato divenne per l'artista una gabbia mortale e, subito dopo appresa la notizia dalla telefonata di un amico nella notte tra il 26 e 27 gennaio, De André si precipita a Sanremo con Puny, nomignolo dell'ex moglie Enrica Rignon, e con Anna Paoli ed osserva il corpo di Luigi nell'obitorio e venne colpito dal pallore della morte e dal colore scuro delle sue labbra carnose: immagine che a De André rimarrà impressa per diverso tempo. Sulla strada di ritorno per Genova, in attesa dei funerali che si sarebbero tenuti due giorni dopo, De André, ancora ebbe l'ispirazione da cui nacque questa composizione. De André compose questo brano come un omaggio discreto ad un amico, un modo per gratificarlo e per ricordarlo senza, però, voler strumentalizzare la cosa. Proprio per evitare ciò, infatti, De André rivelerà solo alcuni anni dopo di aver scritto questo brano in memoria di Tenco. Parlando del testo, De André, compone un vero capolavoro parlando del trattamento che andrebbe riservato nell'aldilà da un suicida che ha preferito la morte all'odio e all'ignoranza presente nella vita terrena. Si elogia, quindi, il coraggio di un uomo che ha scelto di non vivere in un mondo che non gli apparteneva. De Andrè, quindi, si auspica che il buon Dio possa accoglierlo tra le sue braccia rincuorandolo ed aiutandolo a soffocare il singhiozzo di quelle labbra smorte con il benestare dei benpensanti che lo vorrebbero tra le fiamme dell'inferno. L'inferno, per De André, dovrebbe esistere solo per chi crede in questa eventualità non avendo una coscenza pura e non mostrando, di conseguenza, il coraggio di credere in una misericordia divina. Il paradiso, invece, per Faber è destinato soprattutto a chi, nella vita, non ha sorriso pur mantenendo una coscenza immacolata. Inoltre, queste anime, possono essere utili, meglio di nessun'altro, al Signore per comprendere gli errori degli uomini e salvarli da un triste destino. Nell'ultimo verso, inoltre, Faber invita Dio ad ascoltare la voce di Luigi, che ormai canta nel vento, convinto che ne sarà contento. Un'appello finale, quindi, al Signore che possa, nella sua misericordia, prestare orecchio ad un'anima pura sicuro che apprezzerà sia il suo pensiero che, evidentemente, la sua valenza artistica. Un capolavoro assoluto, dunque, che ci ricorda la purezza di un animo candido stritolato dal cinismo di certi ambienti come Tenco e l'inarrivabile profondità del più grande cantautore italiano che è stato Fabrizio De André.  

 

      

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1 novembre 2020 7 01 /11 /novembre /2020 00:01
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31 ottobre 2020 6 31 /10 /ottobre /2020 00:01
Sondaggi: Risultati Ottobre 2020

 

X La Sfida dei 100, 3°Fase-9°Sfida: Renato Zero 64% e Pino Daniele 27%

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30 ottobre 2020 5 30 /10 /ottobre /2020 00:01

"Un'emozione da poco" è uno dei pezzi più noti della musica italiana ed anche il brano che ha permesso ad Anna Oxa, Iliriana Hoxha, di debuttare nel modo migliore nella nostra musica e di rimanerci fino ai giorni nostri con la medesima forza. Le capacità vocali ed interpretative e la grande personalità sono sicuramente doti indiscusse dell'artista nata a Bari da padre albanese e madre italiana ma, il fortunato incontro con Ivano Fossati ha inciso notevolmente per il suo lancio inziale. L'incontro avviene durante un provino alla RCA nel 1977 e l'anno dopo, il cantautore genovese, regala a questa nuova ed affascinante interprete un capolavoro della musica italiana. "Un'emozione da poco" vince tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 1978 ed arriva seconda nella classifica finale accorpata ai Big. Il brano diventa un grande successo fin da subito permettendo alla Oxa di confezionare versioni anche per i mercati esteri oltre che arrivare più volte in cima alla classifica italiana, evento che l'artista, nonostante la lunga carriera e i tanti successi, non raggiungerà più. Fossati scrive la canzone, poi inserita nell'album d'esordio della Oxa "Oxanna",  con il bassista Guido Guglielminetti ed esprime la consapevolezza dell'incoerenza di una donna nei rapporti con l'altro sesso e la sofferenza che la stessa sente nel dare amore senza pietà pur sapendo che si tratta di un sentimento fasullo, di una illusione, di un'emozione da poco, per l'appunto. L'ammissione, quindi, di un senso di colpa che provoca malessere alla stessa donna per la totale assenza di realtà e sincerità nei confronti di uomini persi tra la cecità di un sincero amore e la stupidità di una smisurata pazienza. Un gran bel testo ed una tematica fuori dal comune trattata in maniera sublime che dimostra l'immenso talento di uno dei più grandi autori della nostra musica ed anche la capacità e la furbizia, da parte della Oxa, di accostare una innata vocalità forte e particolare ad una rappresentazione del personaggio in pieno stile punk. La Oxa, che impareremo a conoscere come una vera trasformista ed un genio in tema di look, si lascia consigliare in questa occasione dal collega Ivan Cattaneo e la scelta risulta vincente: il contrasto tra l'immagine e la voce colpisce tutti ed il testo di Fossati fa il resto. Un successo, come detto, che la Oxa, almeno a livello commericale, non ripeterà più anche se gli ha consentito di accedere per sempre nella musica che conta e gli ha permesso di preservare quel posto per tanti anni assestando, di tanto in tanto, altri successi che nascono, evidentemente, da una accurata scelta degli autori a cui si affida. Quando, infatti, si ha un patrimonio genetico di tale importanza dal punto di vista vocale diventa fondamentale la scelta dei testi per creare un binomio vincente ed affidarsi, per altro all'esordio, ad una penna come quella di Fossati è stata per Anna Oxa la scelta migliore e determinante per il suo exploit.  

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29 ottobre 2020 4 29 /10 /ottobre /2020 00:01

"Malafemmena" è un classico della canzone napoletana scritto e musicato dal Principe Antonio De Curtis meglio noto come Totò. La canzone parla di una donna tanto affascinante quanto crudele che si mostra indifferente dinnanzi al forte sentimento che prova il protagonista nei suoi confronti. Nonostante il tanto male provocato da questa "malafemmena", l'uomo, non riesce ad escludere dalla propria vita ne, tantomeno, a dimenticarla. Il brano venne presentato nel 1951 nell'ambito del Festival di Piedigrotta "La Canzonetta" e fu interpretata da Mario Abbate che la incise nel suo disco "Vis Radio". In seguito, la canzone, venne portata al successo da Giacomo Rondinella e da Teddy Reno che ne realizzò una sua interpretazione per il film "Totò, Peppino e... la malafemmina" diretto da Camillo Mastrocinque nel 1956. Negli anni a venire, il brano, fu poi oggetto di numerose cover eseguite da diversi artisti della scena italiana ed internazionale tra cui Roberto Murolo, Andrea Bocelli, Renato Carosone, Lucio Dalla, Mina ed Elvis Presley. In origine si pensava che Totò l'avesse scritta per l'attrice Silvana Pampanini che, conosciuta sul set di "47 morto che parla", avrebbe rifiutato una proposta di matrimonio da parte proprio del principe della risata confessandogli di volerlo bene ma come un padre. Solo recentemente, però, si è saputa la verità grazie a Liliana De Curtis, figlia di Totò, che ha dichiarato che la canzone era dedicata a Diana Bandini Lucchesini Rogliani, ex moglie del Principe e madre di Liliana. La conferma di ciò la si ritrova proprio in una dedica allegata al testo del brano depositata alla SIAE che recita: "A Diana". La donna, infatti, non avrebbe mantenuto un patto nei confronti di Totò dopo la loro separazione. L'accordo consisteva nel condividere, nonostante fossero legalmente separati dopo vent'anni di unione, la casa ed il letto matrimoniale fino al diciottesimo compleanno della figlia Liliana. Questo, però, non precludeva al Principe di avere altre relazioni e la cosa non fu presa di buon grado dalla donna che viveva, evidentemente, in una situazione umiliante. Proprio in seguito all'ennesima scappatella di Totò, Diana sposò l'avvocato Michele Tufaroli, dal quale si separò dopo pochi anni, venendo meno, di fatto, alla promessa data. Questa, quindi, la storia che da vita a una delle canzoni più famose della storia della musica napoletana ed italiana oltre ad essere il brano più celebre ed apprezzato di Totò, attore comico in primis ed autore di poesie e canzoni per diletto. Non molti sanno, infatti, che Totò nella sua vita ha scritto oltre cinquanta canzoni ma "Malafemmena" resta, senza ombra di dubbio, la sua migliore composizione.

 

 

Altro su:

Artisti citati

Totò

 

 

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28 ottobre 2020 3 28 /10 /ottobre /2020 00:01

"Doma il mare, il mare doma" è una canzone molto particolare incisa dagli Stadio nel 2000 per l'album "Donne & colori". Scritta da Gaetano Curreri, Roberto Roversi ed Andrea Fornili, la canzone, è un chiaro ed esplicito riferimento alla vita ed al destino burrascoso del più grande calciatore di tutti i tempi e cioè Diego Armando Maradona. Nel testo si parla, infatti, di una storia iniziata con il sole della realizzazione di un sogno di un bambino dall'immenso talento e poi finita nel vino ovvero nella solitudine di uomo che, nel periodo più difficile della sua vita, quando il sogno svaniva, era stato lasciato solo ed abbandonato da tutta quella gente che lo circondava quando la sua stella brillava. Un destino beffardo di cui lo stesso Maradona ne è stato il primo colpevole poichè ha mostrato tutte le sue debolezze umane nella dipendenza dalla cocaina che gli ha rovinato la vita. Nonostante tutto Maradona si è rialzato più volte anche quando tutti lo davano per morto e tutto ciò grazie all'amore delle persone care e soprattutto delle figlie per il quale Diego ha più volte dimostato il suo smisurato attaccamento. Per le figlie Diego ha trovato la forza di reagire e di abbandonare definitivamente ogni dipendenza. La canzone degli Stadio, quindi, ripercorre un po' questa storia ricordando i primi sogni di gloria di una giovane mezz'ala argentina che col numero dieci sulle spalle incantava il mondo prima di trovare gloria e successi alle pendici del Vesuvio dove il suo talento esplode definitivamente e dove, alla fine dell'avventura italiana, il destino inizierà a palesare i primi segnali del triste declinio sportivo ed umano. Gli Stadio, attraverso le loro parole, ben rappresentano questi momenti che hanno segnato la vita di questo grande personaggio che, malgrado tutto, rimarrà sempre un mito immortale.

 

 

Altro su:

Gaetano Curreri

Stadio

 

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27 ottobre 2020 2 27 /10 /ottobre /2020 00:01

"Davanti agli occhi miei" è una delle perle della vasta discografia di Ivana Spagna e soprattutto del suo repertorio italiano. Dai grandi successi internazionali, infatti, Ivana si propone nel 1995 a Sanremo con la propria lingua presentando "Gente come noi" che giungerà terza ed aprirà una nuova strada colma di soddisfazioni per un'artista completa come Ivana. Dallo stesso album del '95, "Siamo in due", Spagna lancia come secondo singolo "Davanti agli occhi miei" un brano intimista e raffinato dedicato a quelle persone importanti della nostra vita che ci lasciano prematuramente lasciando un vuoto pesante da sopportare. Scritto dalla stessa artista con la collaborazione di Angelo Valsiglio e del fratello Giorgio "Theo" Spagna, il brano, offre all'interprete la possibilità di mostrare tutta la sua bravura nell'esprimere intensità e riuscire ad emozionare con i suoi toni dolci e pacati. Dalla dance alla melodia, quindi, Spagna si trasforma e trova sempre nuove strade visto che dopo questi successi l'artista non si è fermata su di un piano commerciale ormai sicuro ma continua ancora oggi a sperimentare passando dall'italiano all'inglese con disinvoltura e alternando diversi stili sonori e canori. Recentemente Spagna è tornata alla dance ma la sua parentesi italiana, con tutti i suoi successi, può valere una carriera per tanti che per anni insegueno certi traguardi. Con quel primo disco in italiano Spagna è arrivata a vendere oltre 350 mila copie conquistando il titolo di artista femminile più venduta dell'anno insieme a Giorgia. Un successo, quindi, in cui credette dal primo momento Pippo Baudo, che la volle a Sanremo, e che portò ad oltre dieci anni di successi in italiano prima di tornare all'idioma anglosassone. In ogni caso, qualsiasi cosa tocchi Spagna ed il suo team, diventa oro e che sia in italiano o in inglese, in stile melodico o dance ciò che ne viene fuori è sempre un qualcosa di grande qualità. In particolare, "Davanti agli occhi miei" è uno di quei brani che resta nel cuore dei fans e che, non essendo tra le più pubblicizzate, rimane un tesoro da scoprire e da far conoscere a chi non ha avuto la fortuna di poterla ascoltare.   

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26 ottobre 2020 1 26 /10 /ottobre /2020 00:01

E' il 1995 quando  Amedeo Minghi, presso la sala Nervi a Roma, esegue per la prima volta il brano "Un uomo venuto da lontano" al cospetto del Papa Giovanni Paolo II a cui il testo è dedicato. Il Pontefice Karol Wojtyla apprezza la composizione nata dalla collaborazione tra lo stesso Minghi e Marcello Marrocchi e autorizza l'artista romano ad usare le proprie immagini per la realizzazione del video della canzone che sarà divulgato insieme alla pubblicazione del disco "Decenni" del 1998. In seguito, il Vaticano, commissiona a Minghi un brano per la celebrazione del Giubileo 2000 e l'artista confeziona "Gerusalemme" cantandola in anteprima proprio alla Santa Sede dinnanzi a Sua Santità. Un legame particolare, quindi, è quello che si crea tra il cantautore romano e il Pontefice negli ultimi anni della sua vita che si spegne nel 2005 tra la disperazione dei fedeli. Il suo ricordo rimane, però, sempre vivo e la beatificazione avvenuta il 1° maggio 2011 è una prova tangibile dello spessore dell'uomo e degli effetti del suo pontificato. Va riconosciuto, inoltre, il merito a Minghi e Marrocchi di aver composto un brano eccellente catturando gli aspetti più significativi della vita di questo grande uomo e l'interpretazione dello stesso Minghi riesce a penetrare nel cuore e nella mente di tutti compreso chi non ha un rapporto diretto con la fede e la religione. Nel brano, infatti, si parla dell'uomo Wojtyla e dei sentimenti di amore, carità e fratellanza che l'hanno spinto a viaggiare per il mondo ed a trasmettere il messaggio del Signore fino all'ultimo sospiro. La canzone ricorda le sue umili origini, l'attentato subito, gli infiniti viaggi tra le popolazioni colpite da povertà, guerre e malattie. Emrege, quindi, la forza di un uomo che si è mai arreso ed ha sempre creduto di poter cambiare certe mentalità per il bene dell'umanità tutta ma si nota anche la sofferenza interiore di chi vede le assurde condizioni di vita e le difficoltà che parte del mondo deve subire per mano di loro simili a causa di divergenze religiose, economiche o razziali. Il brano ci ricorda che l'uomo è nato peccatore ma, per il bene del mondo, ci invita a seguire la parola di Dio che grazie a persone come Karol Wojtyla non smetterà mai di essere divulgata. Un brano, quindi, che vale la pena essere ascoltato per ricordare questo grande uomo ma soprattutto per capirne il messaggio e farne tesoro attuandolo nel nostro quotidiano. Inoltre, questo messaggio, è accompagnato da una melodia ed una voce intensa ed emozionante come nelle migliori esibizioni di un maestro della nostra musica come Amedeo Minghi.

 

 

 


 

 

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