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"...Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco,

non dimenticare il loro volto,

che dopo tanto sbandare,

è appena giusto che la fortuna li aiuti,

come una svista, come un'anomalia, come una distrazione,

come un dovere..."

Fabrizio De André & Ivano Fossati - Smisurata preghiera

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12 luglio 2020 7 12 /07 /luglio /2020 23:01

"L'uomo che si gioca il cielo a dadi" è una delle canzoni più belle del repertorio di  Roberto Vecchioni ed è anche una tappa importante della sua carriera artistica. Il brano venne presentato al Festival di Sanremo del 1973 dove arrivò settima pur non essendo capita a pieno dal contesto sanremese anche per la sua matrice cantautoriale e, quindi, ben lontana dalla ordinaria melodia festivaliera. Per adattarla a Sanremo, infatti, l'arrangiamento originale della canzone venne modificato dai discografici ed è soprattutto per questo motivo che, lo stesso Vecchioni, negli anni successivi, rinnegò quella partecipazione. Chi si aspettava un mieloso inno alla famiglia venne deluso perchè Vecchioni scrive un brano intenso dedicato al padre Aldo, commerciante napoletano, ed alla sua attitudine a prendere tutto alla leggera, riuscendo a giocarsi tutto, dalle donne fino agli stessi giorni della sua vita. Questo modo di vivere, talvolta spaventoso, viene espresso in una maniera altamente poetica da Vecchioni che, convinto dell'incoscenza del padre, pur rispettando comunque quella capacità di vivere la vita come viene, afferma nel finale del brano: "...E quando verrà l'ora di partire vecchio mio...scommetto che ti giochi il cielo a dadi anche con Dio...". Una rappresentazione, quindi, affascinante che non vuole essere una denuncia su di uno stile di vita esagerato e, probabilmente, sbagliato ma una riflessione, senza finti moralismi o moniti paternali, su di un uomo che ha scelto di vivere così i propri giorni, scandendo personalmente il tempo delle proprie emozioni senza nascondere mai anche le sue debolezze. Un capolavoro assoluto che arriva nell'omonimo terzo disco dell'artista che in realtà rappresenta una raccolta di brani già editi che ottennero nuova luce dopo il debutto sanremese e dove, oltre a Vecchioni, è da sottolineare anche la presenza di due autori abituali collaboratori dell'artista come Andrea Lo Vecchio e Renato Pareti. D'altro canto, Vecchioni, aveva da poco iniziato ad interpretare le proprie canzoni visto che, fino a pochi anni prima, compariva nel mondo musicale solo nelle vesti di autore. Dopo quel debutto, però, Roberto, si lanciò definitivamente nel mondo discografico in qualità di cantautore fino ad ottenere la reale consacrazione nel 1977 con il celebre album  "Samarcanda".

 

 

 

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11 luglio 2020 6 11 /07 /luglio /2020 23:01

"Tutto tua madre" è un singolo lanciato da J-Ax, Alessandro Aleotti all'anagrafe, a settembre 2018 che tratta dell'ansia vissuta in prima persona, per diversi anni, in attesa di un figlio che non voleva arrivare. La storia ha un lieto fine nel febbraio 2017 con la nascita di Nicolas ma, nel frattempo, il rapper e la compagna hanno dovuto subire un periodo davvero duro che poi, Alessandro, ha voluto raccontare in versi per dar conforto e speranza a tutte le coppie che vivono la stessa situazione. Tra un aborto e tentativi di ogni tipo, i due non riuscivano ad ottenere la tanto sospirata gioia e dovevano vivere il quotidiano con un peso enorme tra le indiscrete domande di amici e parenti sulla mancata gravidanza al segreto mantenuto fino al possibile quando la cosa stava per realizzarsi. Notti insonni con una madre che non perdeva la speranza e continuava cure mediche per compiere il miracolo ed un padre, ateo, che si chiedeva se magari quella fosse stata una punizione divina, il prezzo che doveva pagare visto che un figlio si considera un dono di Dio. Poi alla fine tutto si è sciolto con la grande emozione della nascita di Nicolas e J-Ax ha potuto scrivere questa dedica particolare dal grande valore morale: rivolta si al figlio ma, soprattutto, al dramma vissuto ed a tutte quelle coppie che soffrono in silenzio spesso per tutta la vita. Per tali ragioni, l'artista, si esposto a favore della fecondazione assistita mettendo di fronte a chi ha il potere e la responsabilità di decidere, tramite le pagine di Vanity Fair una domanda molto eloquente quanto forte: "Come vi sentireste se, da un momento all'altro, il rumore del respiro e le risate del vostro bambino sparissero? Quel vuoto è quello che vivono tanti italiani come voi." - Si è risposto l'autore continuando - "Quel vuoto tanti non desiderano altro che colmarlo con l'amore. E, l'amore, voi, o chiunque altro non avete il diritto di fermarlo.". Parole certamente condivisibili e comprensibili, se si pensa che arrivano da chi quel dramma l'ha vissuto ma, d'altro canto, è giusto anche fare attenzione su come queste pratiche devono essere attuate mettendo sempre in primo piano la vita che dovrà nascere ed il suo eventuale futuro. E' sicuramente giusto che se ne parli e che si arrivi presto ad una normativa chiara e definitiva che offra queste opportunità alle coppie ma che non diventi una pratica in cui anche l'illegalità, ed i suoi loschi figuri, possa trovare terreno fertile per commercializzare anche il miracolo della vita.     

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10 luglio 2020 5 10 /07 /luglio /2020 23:01

"Contessa" è un brano molto importante per la carriera di Enrico Ruggeri che presenta il brano ancora come leader dei Decibel al Festival di Sanremo 1980. Lo stravagante look biondo ossigenato con tanto di celebri occhiali bianco-neri di Ruggeri non passa inosservato ed anche la musica espressa da quel gruppo punk milanese composto anche da Fulvio Muzio, Silvio Capeccia e Mino Riboni, non è certo da sottovalutare. Infatti, "Contessa", è solo l'inizio di un percorso che poi vedrà Ruggeri, da solista, protagonista della scena musicale fino ai giorni nostri. Quell'aria innovativa e quel modo di intendere e proporre musica tutto loro fa dei Decibel e, soprattutto, del loro frontman un vero fenomeno musicale che però, come detto, non sarà limitato a quegli anni. Ruggeri, infatti, nel tempo ha saputo trovare sempre nuove forme per proporre la sua musica senza dimenticare la grande capacità autoriale che sta alla base del suo successo e l'inconfondibile marchio di fabbrica espresso dal suo unico timbro vocale. "Contessa", scritta dallo stesso Ruggeri insieme a Fulvio Muzio arriverà in finale in quel Festival e, nonostante non sia arrivata al podio rimarrà comunque uno dei brani caratterizzanti di quell'epoca musicale oltre che di quella determianta edizione del Festival. Inoltre, intorno alla canzone, iniziò a circolare una voce che Ruggeri e company, da grandi esperti di marketing, non fecero nulla per smentirla. La voce, venuta fuori dall'ambito musicale, era che la "Contessa" del brano fosse in realtà Renato Zero e che la canzone, quindi, fosse dedicata all'artista romano. Ovviamente, la cosa, non corrispondeva alla realtà ma era solo una delle tante trovate, probabilmente partite dallo stesso entourage dei Decibel, per far parlare la stampa di questo brano e, quindi, della band. Siccome non ci furono smentite, il popolo di Renato, i "sorcini", non persero occasione per manifestare il proprio malcontento ai Decibel facendosi vivi con minacce postali e telefoniche. Il brano, incluso poi nell'album "Vivo da re" del 1980, parlava infatti di una femme fatale dallo stile di vita stravagante e l'accostamento al Renato dell'epoca non appariva molto azzardato. Nonostante queste voci, Renato Zero, probabilmente al corrente della situazione, non ha mai dato peso a quelle voci che, tra l'altro, rappresentavano fonte di pubblicità anche per lui. L'aspetto mediatico, infatti, ha sempre avuto la sua importanza nel mondo dello spettacolo italiano anche se artisti del calibro di Zero e Ruggeri non avevano certo bisogno di questi mezzi: era evidente che il loro grande talento li avrebbe portati lontano. Nonostante la consapevolezza delle proprie capacità, i Decibel, scelsero di cavalcare quell'onda non confermando e non smentendo quella voce che comunque portava il loro nome sui giornali italiani e sempre più persone, anche se indirettamente, venivano a conoscenza della loro musica. In ogni caso, tutto è stato utile affinchè emergesse il talento di quello che oggi è giustamente considerato uno dei grandi esponenti della nostra musica come Enrico Ruggeri.

 

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9 luglio 2020 4 09 /07 /luglio /2020 23:01

"Come una danza" è il brano che anticipa il doppio album di Raf, Raffele Riefoli all'anagrafe, e Umberto Tozzi dal titolo "Raf Tozzi" in uscita il 30 novembre. Dopo trent'anni dalla fortunata avventura di "Gente di mare", i due, hanno deciso di riformare il sodalizio per questo brano, scritto dallo stesso Raf, che non è altro che un canto di speranza per futuro migliore. L'amore per stessi e per gli altri, l'abolizione dalla mente umana di pregiudizi e la consapevolezza derivata dagli errori del passato che hanno scaturito guerre e sofferenze sono le armi adottate da questa contagiosa danza che dovrebbe, nella visione onirica dell'autore, cambiare il mondo. Messaggio utopico più che arduo ma che, un cantautore, se si sente in dovere di fare, ne ha tutto il diritto e fa bene a credere sempre nella forza della musica. In fondo non può essere una canzone a cambiare la storia ma, tanti sono gli esempi di brani che hanno segnato epoche e che hanno tramandato il loro messaggio per molti anni svolgendo un ruolo di sensibilizzazione da non sottovalutare. Se anche questa canzone, come tante in passato, servirà a far riflettere, anche solo un numero ristretto di persone, e magari a far vedere agli stessi la vita ed il cammino del mondo con occhi diversi, avrà realizzato il suo scopo. Con ogni probabilità, infatti, questo contagio collettivo a dir poco miracoloso non avverrà mai ma, va dato atto a questi artisti che hanno creduto importante e necessario lanciare ora questo messaggio. In ogni caso, futuro del mondo a parte, fa piacere rivedere due vecchi amici e colleghi che, dopo tanti anni di grande carriera, trovano ancora l'entusiasmo ed il coraggio per rimettersi in gioco sulle ali delle loro voci e della loro musica. Due patrimoni musicali che troveremo nel doppio album di fine mese dove troveremo il meglio del loro cammino artistico oltre ad una nuova versione di "Gente di mare", il brano storico che per la prima volta, con qualche capello in più, li vedeva insieme.        

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8 luglio 2020 3 08 /07 /luglio /2020 23:01

"La valigia dell'attore", bellissima canzone di Francesco De Gregori, è stata scritta per l'attore Alessandro Haber che l'ha pubblicata nel 1995 nell'album "Haberrante" nel primo dei suoi cinque lavori discografici finora incisi. De Gregori, in seguito, ne regalerà una personale interpretazione nel doppio album intitolato proprio "La valigia dell'attore" del 1997. Il testo parla proprio della vita di un attore e della sua compagnia che si spostano di teatro in teatro cambiando sempre identità e lasciando, ogni qualvolta si entra in scena, la propria vita ed il proprio essere in un camerino sempre diverso ma, in realtà, composto dai soliti elementi e dalla solita malinconica atmosfera. Un bel testo che rende l'idea della continua avventura che vive quella variopinta carovana formata da quel gruppo di attori che, come una vera famiglia, condivide ogni momento ed ogni sensazione ad ogni nuova tournée. Una vita particolare, quella dell'attore come quella del cantautore, fatta di momenti belli e di periodi bui in cui solo la passione per la propria arte rappresenta la chiave per affrontare il presente e guardare avanti verso la prossima tappa sognando nuovi gratificanti applausi. Un testo cucito ad arte da De Gregori per un artista poliedrico come Haber che affronta le scene da oltre quarant'anni e che non ha mai perso l'amore per questa professione. In questo disco, Haber, si è avvalso di vari autori di spessore oltre a De Gregori come Ivano Fossati ed Enrico Ruggeri oltre ai colleghi Rocco Papaleo, Fabrizio Bentivoglio ed il regista Paolo Virzì. Sebbene Haber abbia fornito una ottima performance, il successo commerciale per questo brano è arrivato soprattutto dopo l'incisione realizzata da De Gregori e non poteva essere diversamente vista la qualità del cantautore romano.

 

       

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7 luglio 2020 2 07 /07 /luglio /2020 23:01

Franco Califano, già produttore discografico e autore di grande livello, viene spinto nel 1972 ad incidere con la propria voce le proprie canzoni. Il Califfo, però, non è convinto della cosa anche perchè proprio in quegli anni aveva perso definitivamente una delle due corde vocali ed aveva, quindi, una voce che appariva del tutto diversa da quelle degli artisti dell'epoca. Proprio quel timbro insolito, però, farà la fortuna di Califano oltre naturalmente al suo indiscusso talento nello scrivere. Incide, quindi, il primo album "'N bastardo venuto dar sud" dove spiccano "Semo gente de borgata" e, soprattutto, "L'urtimo amico va via" scritta a quattro mani con Gaetano Savio. Il testo parla in maniera nostalgica di una gioventù ormai andata e prendendo come riferimento l'imminente matrimonio di quell'ultimo amico che lascia il celibato giocandosi, in qualche modo, la libertà o la chiusura di quel vecchio bar dove si passavano le giornate in compagnia. Di quel gruppo di amici spensierati, ora che anche quest'ultimo si sposa, rimane solo il protagonista del brano che accetta con difficoltà la chiusura di un ciclo importante della sua vita. Un bel testo ed una malinconica melodia che faranno del brano uno dei più belli del repertorio dell'artista nato a Tripoli. Dopo il successo di questo album, Califano, ci prende gusto e si convince definitivamente che d'ora in poi sarà lui a cantare le proprie canzoni. Continuerà, quindi, ad incidere dischi intervallando nuovi successi con diversi momenti bui legati anche a false accuse che lo hanno portato più di una volta in stato di detenzione per poi essere prosciolto da ogni situazione. Negli utlimi anni di vita, prima della recente prematura scomparsa, Califano, ha alimentato il suo mito prestandosi a divertenti gag con i suoi più celebri imitatori come Rosario Fiorello e Max Tortora oltre che scrivere nuovi capitoli della sua storia musicale come la collaborazione con Federico Zampaglione che ha dato vita alle ultime due perle della storia del maestro "Non escludo il ritorno", per il suo ultimo Festival di Sanremo e "Un tempo piccolo", ultima grande perla dell'artista poi stroncato da un tumore che non ha mai sbandierato ai media come in molti fanno per far parlare di sè e suscitare pietà. Califano, anche nelle ultime ore della sua vita, ha continuato a lavorare tenendo concerti fino a pochi giorni prima del decesso mostrandosi sempre sorridente e non perdendo mai la sua dignità.

 

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6 luglio 2020 1 06 /07 /luglio /2020 23:01

"Innamorato" è il brano con il quale Gianni Morandi si presenta al Festival di Sanremo del 2000 dopo il successo della sua trasmissione televisiva "C'era un ragazzo". Al Festival, Morandi, si piazza terzo e riassapora anche il successo discografico dopo alcuni anni non proprio brillanti da questo punto di vista. Certo, nulla a confronto alla crisi artistica avuta da Morandi negli anni '70 dove pensò anche di abbandonare definitivamente la strada della musica. In quel caso, fu Mogol, alias Giulio Rapetti, insieme a Aldo Donati, a scrivere per lui "Canzoni stonate", brano che gli valse una nuova popolarità e lo riportò al successo. Nel 2000, invece, non si parla di vera crisi poichè gli eventi televisivi vanno alla grande e i suoi cavalli di battaglia sono amatissimi dal pubblico, ma Gianni è uno che non si tira mai indietro ed ha bisogno sempre di nuove sfide. Ed è per questo che decide di presentarsi in gara a Sanremo, in un periodo storico in cui, i grandi della musica, evitano quel prestigioso palco. A scrivere il brano per lui è un altro grande nome della musica italiana e cioè Eros Ramazzotti che con Gianni condivide, oltre alla professione artistica anche le azioni benefiche della storica Nazionale Cantanti. Ramazzotti, insieme a Adelio Cogliati e Claudio Guidetti, scrive "Innamorato", un bellissimo brano che parla di una forte passione amorosa verso la vita e verso la stessa musica, vera passione della sua vita, che riesce ancora a sorprenderlo. Un inno alla vita, quindi, ed un incoraggiamento a credere sempre che quest'avventura non conosca fine. La splendida interpretazione di Morandi fa volare la canzone al terzo posto ed ottiene anche un bel riscontro commerciale con l'album "Come fa bene l'amore" dove è presente anche un duetto con Ramazzotti nel brano "Così vanno le cose" oltre uno con Alexia in "Non ti dimenticherò". Un brano, quindi, ed un album che ridanno una nuova linfa anche al percorso discografico di Morandi oltre quello televisivo confermandolo ancora tra i grandi cantanti della nostra musica.

 

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5 luglio 2020 7 05 /07 /luglio /2020 23:01

"Nel cuore delle donne" è un brano di Silvia Salemi del 2003 e pubblicato nell'album "Gioco del Duende" dello stesso anno. Per presentare questa canzone, la cantautrice siciliana, sceglie il palco dell'Ariston gareggiando al 53° Festival di Sanremo dove si classificherà ottava ma otterrà la giusta visibilità per un brano che rimane tra i suoi pezzi migliori. Scritto a quattro mani con Giampiero Artegiani, il testo indaga sulle mille sfaccettature dell'animo femminile elencando aspetti piacevoli e non dell'universo rosa. In particolare, il brano, fa riferimento ai comportamenti ed alle sensazioni proprie delle donne in contesti sentimentali. Per molti uomini, infatti, gli atteggiamenti femminili appaiono spesso enigmatici e poco chiari ma, in realtà, esiste una chiave di lettura che può rendere il tutto facilmente decifrabile. Ed è proprio questo che la canzone cerca di illustrare invitando a cercare negli occhi e, quindi, nello sguardo il reale stato d'animo che la donna esprime, talvolta, in maniera opposta. "...Un no vuol dire si! E un si vuol dire...no!...Devi saper capire..." è forse una delle frasi che meglio racchiudono il tema di questa canzone che si lascia ascoltare per la sua musicalità ma, allo stesso tempo, ha il potere di trasmettere diversi spunti di riflessione sul comportamento dell'universo femminile. La voce, poi, della Salemi aggiunge quel tocco in più che fanno della canzone una vera chicca. Di brani sull'animo femminile ne esistono diversi e svariati autori hanno provato, avvicinandosi molto, a dedurre i reali significati di certi comportamenti, talvolta insensati, agli occhi degli uomini. Ma, licenze poetiche a parte, l'universo rosa non è poi così diverso da quello degli uomini e l'unico modo incofutabile per capire l'animo di ogni essere vivente è quello che ci viene consigliato al termine di questo brano, ovvero, "...basta guardare gli occhi...". Una bella canzone, quindi, di un'artista spesso dimenticata e che meriterebbe certamente più visibilità in un panorama della musica italiana non così ricco di autori ed interpreti talentuosi.

 

 

 


 

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4 luglio 2020 6 04 /07 /luglio /2020 23:01

"Fra..gi..le" è un brano di  Francesco Baccini del 2006 pubblicato nell'omonimo album che non è altro che una riedizione del precedente disco "Stasera teatro" con l'aggiunta di tre inediti. Con questo brano, Baccini, si era candidato a partecipare al Festival di Sanremo e sembrava destinato a parteciparvi fino all'annuncio ufficiale dei concorrenti dove prese atto della esclusione e dichiarò la sua delusione. A quel Sanremo, però, Baccini vi partecipò lo stesso grazie all'invito dell'amico e fans Giuseppe Povia che lo chiamò a duettare con lui nella quarta serata in una esibizione particolarmente sentita viste le polemiche dei giorni precedenti. Con "Fra..gi..le" Baccini era intenzionato a fare un grande ritorno nella musica pop soprattutto dal punto di vista mediatico dove spesso viene dimenticato come, tra l'altro, succede a tanti altri artisti ignorati dai media. In effetti, Baccini, in questo brano si ripropone al meglio con la sua caratteristica voce e la sua abilità al pianoforte senza dimenticare le sue capacità autoriali figlie della grande scuola ligure ed, in particolare, dell'amore verso Luigi Tenco al quale ha anche dedicato  "Baccini canta Tenco", un album ed uno spettacolo live rivisitando le sue più belle canzoni. Citando in oltre un altro grande figlio di quella terra, ovvero, Fabrizio De André è giusto menzionare che proprio l'immenso Faber vedeva in Baccini l'erede di Tenco definendolo: "Un Tenco a colori".  Il suo stile, infatti, si avvicina molto a quello di Tenco e Baccini non perde occasione di ricordare il suo mito in ogni concerto. Tornado al brano, Baccini, si mette a nudo, mostrando le sue paure e le sue insicurezze nella vita di oggi. L'autore, nel brano, si definisce un uomo del '700 e, quindi, non in linea con un presente che pretende che ogni uomo si mostri sempre forte, virile ed infallibile. Baccini, scavando nel proprio animo, regala questa dichiarazione intimista del proprio essere non accettando quella mania di ostentare fortemente presente nell'odierna collettività sociale. Un messaggio di umiltà e di umanità, quindi, è ciò che l'autore intende far passare spogliandosi di ogni maschera che il nostro tempo, talvolta, ci impone. 

 

 

 


 

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3 luglio 2020 5 03 /07 /luglio /2020 23:01

"Raccontami di te" è uno dei successi di Marco Masini ma è anche una tappa importante della sua carriera arrivata in una fase molto particolare. Dopo i grandi successi dei primi anni '90 e le polemiche che accompagnarono brani di grande impatto come "Vaffanculo" e "Bella stronza" che facevano, comunque, parte di album di grande riscontro commerciale oltre che di grande qualità Masini prova a dare una svolta alla sua carriera e forse oppresso dalle troppe voci, anche legate alla triste storia della scaramazia, la dà un po' vinta ai media provando altre strade. E' così che, dopo una raccolta di successi lanciati dall'omonimo singolo "L'amore sia con te" e un duetto con Enrico Ruggeri, voluto dallo stesso artista milanese ed amico di Marco in "La gente di cuore", Masini pubblica nel 1998 l'album "Scimmie". Un disco rock, una vera novità per Marco che, pur essendo un amante del genere non si era mai proposto al pubblico in queste vesti. La svolta parte anche dal look che vede un Masini inedito dal capello rasato e platinato per poi proseguire nelle sonorità e nei testi rock, aggressivi ed alternativi. In questa nuova veste, Masini, inizia una sorte di distacco con l'autore di sempre ovvero Giancarlo Bigazzi che, incredibilmente, resta completamente fuori da questa produzione. E' presente, invece, l'altro autore di fiducia Giuseppe Dati, oltre all'importante apporto, visto anche il tipo di sonorità proposte del chitarrista Mario Manzani, altro fido collaboratore di Masini. L'album sorprende un po' tutti e vende "solo" 85 mila copie, anche perchè spiazza anche i fan più vicini all'artista che pur riscontrando la solita alta qualità non si rispecchia del tutto in questa nuova forma musicale o, quanto meno, ci mette un po' per metabolizzarla. Resosi conto della scelta azzardata e non ritrovandosi più di tanto in quella nuova figura, Masini, torna al passato ed anticipato da "Il giorno più banale" si appresta a ricominciare dal suo stesso passato tornado ad incantare il pubblico con la propria raffinata melodia. E' così che nel 2000, presenta al 50° Festival di Sanremo "Raccontami di te" classificandosi, però, solo quindicesimo. L'album omonimo che vede sempre Dati collaboratore di Masini per i testi, è un chiaro ritorno al passato e il brano portato a Sanremo ricorda, dal punto di vista metrico e sonoro un vecchio successo di Marco, ovvero, "T'innamorerai". Appare, quindi, evidente che si è cercato di ricostruire una atmosfera magica in cui Marco ha saputo esprimere tutta la sua arte ed il suo talento cantautoriale. "Raccontami di te" parla di un uomo felice di riscontrare nella sua ex partner una serenità nonostante le loro strade si siano divise. Il protagonista, quindi, chiede alla stessa di raccontargli di lei e della propria vita anche ora che non hanno più legami amorosi ma che, comunque, potrebbero conservare quello stato amichevole e confidenziale che esisteva durante il loro rapporto sentimentale. Un testo affascinante scritto in maniera egregia da una coppia affiatata come Masini-Dati che collezionano un ottimo album che, però, non va oltre la cerchia del proprio pubblico. Masini è confuso e le ignobili voci di un mondo falso e crudele come quello dello spettacolo si fanno sempre più insistenti tanto da creare probelmi seri con la vecchia casa discografica che diventa, paradossalmente, il primo ostacolo per la promozione verso i media. Quasi costretto dalle esigenti richieste dei discografici, Masini, in tempi brevi mette su un altro disco, "Uscita di sicurezza", riprovando una nuova avventura con Bigazzi che in realtà non è mai rinata perchè i brani presenti in questo disco erano pezzi scritti dai due durante la loro storia insieme e mai incisi primi. Vista la fretta, però, nonstante alcune canzoni di notevole spessore, il disco è poco curato e non dà i frutti sperati. Da qui arriverà il definitivo divorzio con Bigazzi,il provvisorio ritiro, la causa in tribunale con i vecchi discografici, il ritorno alle scene, la rinascita con la vittoria a Sanremo nel 2004, nuovi dischi, fino ai nuovi progetti lanciati proprio in questi giorni che fanno pensare ad un futuro nuovamente roseo ma, probabilmente, lontano o almeno diverso dai tempi d'oro di Bigazzi o a quelli di Dati, con il quale sta gradualmente limitando la collaborazione a favore del comunque talentuoso Antonio Iammarino. In ogni caso, non resta che aspettare per vedere quali altre emozioni saprà regalarci un artista di una intensità e di una poetica unica come Marco Masini.

 

 

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