Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno, chiunque tu sia

e mi vesto di sogno per darti se vuoi,

l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi..."

 

Renato Zero- La favola mia

Sondaggi

La Sfida dei 100, 7°Fase-1°Sfida
 
 
 
pollcode.com free polls
29 giugno 2021 2 29 /06 /giugno /2021 23:01
Sondaggi: Risultati Giugno 2021

 

X La Sfida dei 100, 5°Fase-2°Sfida: Lucio Dalla 38%, Renato Zero e Roberto Vecchioni 25%

Condividi post
Repost0
28 giugno 2021 1 28 /06 /giugno /2021 23:01

"Una su un 1.000.000" è una dolce canzone scritta da Alex Britti nel 2000 e pubblicata nell'album quattro volte disco di platino "La vasca". Lanciata come primo singolo, la canzone, è una romantica dichiarazione d'amore fatta dal protagonista adolescente ad una sua coetanea. Il ragazzo, quindi, prospetta alla ragazza quello che potrebbe essere il loro cammino di vita, mano nella mano, qualora venga accettata la proposta di condividere con amore gli anni futuri. Con varie metafore, dolci e talvota, volutamente infantili, Britti esprime bene l'idea di quella che potrebbe una dichiarazione fatta in seguito alla prima cotta. Un amore giovane, un sentimento di una tenerezza infinita che esce fuori con naturalezza e realismo dalle parole scritte dal cantautore romano che, in questa occasione, sembrano nascere proprio dalla penna, ancora priva di malizia, di un ragazzino in cerca del suo amore da favola. Una fiaba moderna, quindi, quella esposta da Britti che più di una volta ha dimostrato la sua capacità nello scrivere testi semplici, apparentemente banali, che però rappresentano spesso al meglio il contesto trattato. Pur facendo molta attenzione al lato strumentale, essendo Britti un validissimo musicista, l'artista in diversi casi ha proposto lavori interessanti anche dal punto di vista del testo. A parte, "Oggi sono io", capolavoro assoluto dell'artista ripreso anche da Mina, sono diversi i brani in cui Britti ha dato dimostrazione di saper scrivere delle buone cose anche su tematiche leggere e "Una su un 1.000.000" ne è un valido esempio.

 

Altro su:

Alex Britti

Mina

 
Condividi post
Repost0
27 giugno 2021 7 27 /06 /giugno /2021 23:01

"Napoli" è un bellissimo brano di Franco Califano, scritto in collaborazione con Alberto Laurenti e Antonio Gaudino e pubblicato nell'album "Ma io vivo" del 1994. Nello stesso anno, la canzone, viene presentata al 44° Festival di Sanremo dove, però, arriva addirittura ultima. Il testo è centrato sull'eterna lotta interna all'Italia tra nord e sud e, Califano, prova a trovare le parole giuste per avvicinare le parti puntando sulla fratellanza e sull'uguaglianza. Il protagonista del brano, in particolare, si trova a Venezia ma, lontano dalle sue radici, soffre la mancanza della sua città e chiede ad un gondoliere, in un malinconico delirio, di essere accompagnato a Napoli. Un bel testo ed una atmosfera unica che Califano riesce a creare sia con la forza di parole forti e sentite e sia con quella capacità interpretativa che lo ha portato, pur non avendo grandi doti canore, ad essere uno dei cantautori più carismatici ed apprezzati dal pubblico italiano. La questione nord-sud, inoltre, appartiene non poco a Franco che pur essendo romano d'adozione, è nato a Tripoli da genitori campani e trascorse alcuni anni a Nocera Inferiore, provincia di Salerno, dopo il rientro dalla Libia dove il padre era impegnato nell'Esercito Italiano per poi trasferirsi, con la famiglia, definitivamente a Roma. Quindi, Calfiano, sentiva particolarmente la canzone non avendo dimenticato le proprie origini meridionali ed avendo vissuto direttamente o, indirettamente attraverso i suoi genitori, parole e comportamenti che spesso rasentano il più vile e palese razzismo. Probabilmente qualche evento in particolare è rimasto dentro quell'animo così sensibile del cantautore che nel 1994 ha dato vita a questo splendido testo tanto malinconico quanto profondo e poetico. Ovviamente una canzone, seppur bella, non può cambiare le cose ed ancora oggi, purtroppo, questa eterna lotta campanilistica continua ad essere alla base di incresciosi fatti di cronaca o di avvenimenti quotidiani, magari di minore rilevanza ma comunque inacettabili in una società che si ritiene civile. Ciò che manca, oggi più di ieri, è proprio quel rispetto, invocato anche dal Califfo, che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto umano.

 

 

Condividi post
Repost0
26 giugno 2021 6 26 /06 /giugno /2021 23:01

Nel 2007, Paolo Rossi, attore e cabarettista friulano di nascita ma milanese d'adozione, riceve una proposta intrigante da Mauro Pagani, ex membro della PFM, ovvero quella di interpretare un brano inedito scritto da Rino Gaetano. Per amore verso l'indimenticato cantautore, Rossi, accetta di far sua questa canzone e decide di presentarla al 57° Festival di Sanremo. L'attore si cala nei panni di Gaetano interpretando il testo proprio con lo spirito di Gaetano che poi, tra l'altro, è molto vicino al proprio modo di esprimersi sul palco. La simbiosi è particolarmente azzeccata al punto che sul palco dell'Ariston, a tratti, pare che ad esibirsi è lo stesso Gaetano. Il brano dal titolo "In Italia si sta male (si sta bene anzichenò)", pubblicato poi nell'omonimo album, dall'attore che non è nuovo ad esperienze discografiche, è una ballata scanzonata e sarcastica sulla realtà del nostro Paese. La disarmante attualità del testo la fa sembrare una canzone scritta nell'odierno contesto storico italiano e ciò denota sia la grandezza dell'autore sia il mancato progresso del nostro Paese che sembra essersi fermato a quegli anni. Alla vigilia della kermesse musicale, Rossi, si diceva emozionato ma non per la gara bensì per la responsabilità di portare un brano di Gaetano al grande pubblico. La canzone venne molto apprezzata dalla critica ed ebbe un discreto riscontro anche dal pubblico ma, nella gara sanremese, non si classificò tra le dieci canzoni finaliste. Ma la gara, come detto, interessava poco sia a Rossi sia a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto e lo hanno realizzato solo per omaggiare un grande cantautore della nostra storia musicale dando voce ad ultima sua creazione rimasta, fino ad allora, incompiuta.

 

      
Condividi post
Repost0
25 giugno 2021 5 25 /06 /giugno /2021 23:01

"Dalla pelle al cuore" è uno dei grandi successi della discografia recente di Antonello Venditti. Infatti, nella lunga carriera dell'artista romano, tante sono state le fasi in cui il cantautore ha saputo cambiare pelle e rinconquistare un successo mai realmente perso. Momenti di stasi, come ogni artista, né ha vissuti anche lui e una delle ultime rinascite è legata proprio a questo album del 2007 pubblicato poco dopo la scomparsa della mamma Wanda, a cui il disco è dedicato. La canzone che porta lo stesso titolo dell'album, "Dalla pelle al cuore" appunto, è un brano che rappresenta al meglio le sonorità ed il modo di scrivere tipico di Venditti. Non si può, infatti, che riconoscere il marchio inconfondibile del cantautore romano in questo lavoro che vede anche la partecipazione amichevole, alla batteria, dell'attore ed amico Carlo Verdone nel brano "Comunisti al sole". Come detto, il brano che rilancia Venditti verso una nuova ricca fase della sua storia musicale è proprio il singolo che esprime, tra l'altro un profondo concetto sulla vita sentimentale espresso chiaramente nella frase iniziale :"Il sesso fa partire, l'amore fa tornare..." e poi articolato in tutto il brano dove il protagonista, in pratica, con onestà ammette un tradimento e prova ad ottenere quel perdono dalla donna che ama senza però cercare una falsa comprensione. Un concetto semplice e diretto ma estremamente crudo e reale che rende l'idea della grande capacità autoriale che hanno fatto di Venditti uno degli elementi storici del migliore cantautorato italiano. In questo caso, come in tanti altri, Venditti ci parla di sentimenti ma, in altre stagioni della sua storia, non ha mancato di trattare temi molto più difficili da trattare in musica uscendone sempre in maniera eccellente. Come detto, l'artista, ha spesso dato spazio nella sua discografia ai rapporti umani ed alle questioni sentimentali ottenendo grandi successi grazie ad una abilità di scrittura fuori dal comune e ad una capacità di leggere l'animo umano in profondità come pochi.

 

   
Condividi post
Repost0
24 giugno 2021 4 24 /06 /giugno /2021 23:01

"Quanto tempo e ancora" è uno dei brani più celebri di Biagio Antonacci ed è anche uno dei più importanti, insieme a tutto l'album in cui è inserito, per la definitiva maturazione artistica. L'album, infatti, è il fortunatissimo "Mi fai stare bene" del 1998 che vende oltre 800 mila copie e resta in classifica per circa due anni. Oltre al brano citato ed al singolo che da il nome al disco, nello stesso, ci sono, tra le altre, anche "Iris (tra le mie poesie)" e "Il campione" dedicata al motociclista Max Biaggi. Un album ricco di successi, quindi, che consacra il nome del cantautore milanese tra i grandi della nostra musica. In "Quanto tempo e ancora" il protagonista incontra per caso, ad una festa, la sua ex ragazza e riaffiorano forte quei sentimenti mai realmente scomparsi. L'uomo, agli occhi degli amici, finge indifferenza ma nel suo profondo vive attimi di grande sofferenza perchè non riesce ad accettare che quell'amore sia finito. La ragazza, invece, sembra aver dimenticato quella storia e dopo aver salutato tutti gli amici abbandona la festa senza particolari attenzioni verso il suo ex che, dal canto suo, si sente in qualche modo sollevato, dalla sua uscita di scena, da quell'imbarazzante recita che stava portando avanti per mostrarsi indifferente alla presenza della donna in comitiva. In tutto questo, il protagonista, nel suo animo si chiede con rabbia per quanto tempo e ancora lei rimarrà al centro dei suoi pensieri facendolo star male. In fondo, per l'uomo, quella ragazza rappresenta ancora l'amore e non si rassegna che quel rapporto, almeno per lei, si sia concluso definitivamente. Un bellissimo pezzo, quindi, che resta tra le più belle pagine che Biagio Antonacci ha scritto nella storia della musica italiana.

 

Altro su:

Biagio Antonacci

 
Condividi post
Repost0
23 giugno 2021 3 23 /06 /giugno /2021 23:01

"La gente di cuore" è un brano scritto da Enrico Ruggeri e pubblicato nell'album "Domani è un altro giorno" del 1997. La canzone è resa particolarmente affascinante, oltre che dal testo, dall'interpretazione a due voci con un grande amico e collega di Ruggeri ovvero Marco Masini. I due, infatti, non si erano mai trovati ad incidere un brano insieme e l'occasione capita con questo brano che, dal vivo, viene eseguito con due pianoforti contrapposti rendendo la performance ancor più coinvolgente. Il testo è una dichiarazione d'affetto e di complicità verso le persone più umili e, quindi, verso quel popolo che ha accompagnato le loro carriere e le loro vite. Ruggeri dedica queste parole a tutti gli onesti lavoratori, a chi si muove nel mondo in modo silente e gentile non chiedendo mai di apparire e non lamentandosi mai di ciò che la giornata gli riservi prima ancora che spunti l'alba. Per chi sorride al dolore, per chi riesce a riscaldare il cuore e l'anima di chi gli sta accanto, per chi non chiede clamore nè pubblicità. Nel mondo che ci circonda ce ne sono tante di queste persone ed è proprio a questa umile gente di cuore che i due artisti cantano queste parole di riconoscimento e ringraziamento. Ruggeri e Masini, quindi, come hanno spesso fatto nelle loro rispettive produzioni tornano a dar voce a chi voce non ne ha e lo fanno con la solita pacata qualità proprio come pacata è l'esistenza di queste persone. Il calore di questa gente, infatti, basta, senza troppe parole e nessuna richiesta, ad illuminare la vita e scaldare il cuore in un mondo spesso reso gelido dall'indifferenza. I due artisti, in tal modo, hanno provato ancora una volta a fendere quel gelo ringraziando, chi senza pretese, continua a farlo ogni santo giorno rendendo la vita un po' più umana e gradevole. Una chicca, la suddetta, tradotta anche in spagnolo con il titolo "La gente con alma", che ha consentito al disco, insieme ad altre diverse belle canzoni, di ottenere un doppio disco di platino che non è altro che un ulteriore riconoscimento alla grandezza di due veri artisti del nostro panorama musicale.     

Condividi post
Repost0
22 giugno 2021 2 22 /06 /giugno /2021 23:01

"Pensieri e parole" è uno dei brani di maggior successo nati dalla storia collaborazione tra Lucio Battisti e Giulio Rapetti, in arte Mogol. La canzone nasce nel 1971 come singolo per poi essere inclusa, l'anno successivo, nell'album "Lucio Battisti Vol. 4". Se il singolo, dal punto di vista commerciale, sarà il brano più venduto dell'anno, l'album non avrà la stessa fortuna arrivando solo al terzo posto dell'hit parade e offuscato anche dal lancio, nello stesso periodo, del 45 giri che comprendeva "Anche per te" e, soprattutto, "La canzone del sole". A parte, però, i riscontri del mercato dell'epoca, il suddetto brano vivrà di luce propria anche negli anni successivi diventando uno dei brani più rappresentativi della carriera di Battisti e del sodalizio artistico con Mogol. Il testo parla dell'incomunicabilità esistente in un rapporto sentimentale orami finito ma che, il protagonista, ancora chiaramente confuso, vorrebbe ripristinare. Si tratta, inoltre, di un brano autobiografico: vi sono, infatti, molti riferimenti al rapporto di coppia vissuto da Mogol finito con una traumatica separazione oltre a tante immagini che descrivono l'infanzia e l'adolescenza del paroliere milanese. Vengono, dunque, citati momenti di quella vita di periferia iniziata rubando frutta negli orti, avendo i primi pudici approcci con l'altro sesso solo al buio o ricordando, con emozione, i giochi in quel campo di grano incontaminato che gli appariva come profanato dalla loro vivacità, l'ansia con la quale si attendeva l'apertura domenicale di quell'unico cinema di periferia che li faceva sognare con sole cento lire o ancora quella ferrovia che era un po' il limite del loro piccolo mondo. A tutti questi "pensieri" si affianca l'altra faccia del brano, ben separata anche musicalmente, rappresentata dalle "parole" di uomo maturo in pieno stato confusionale: ferito da un amore finito e segnato da quel rapporto che intende, a tratti, riportare a se. L'uomo, fiero e consapevole della sua onestà ed integrità morale, ha ben presente che quella storia è finita ma si appella a Dio affinchè superi il traumatico momento della separazione e, allo stesso tempo, vorrebbe essere perdonato da quella donna a cui lascia, comunque, sempre uno spiraglio di riapertura per un bene che ancora prova verso di lei frutto di un forte legame maturato negli anni. Tra i tanti ricordi della vita di Mogol cantati da Battisti in questo brano vi è anche un viaggio in Inghilterra, che l'autore fece per studio e dove, ospitato in una casa ebraica si fidanzò con una ragazza isrealita mentendo sulla propria fede religiosa. Il capofamiglia dell'abitazione in cui era ospitato, infatti, lo portò in un circolo ebraico e, per favorire l'integrazione del giovane Mogol, lo fece passare per ebreo. In quel contesto, l'autore, trovò questa ragazza oltre ad un gruppo di amici ma, durante una festività ebraica, con una domanda mal posta, Mogol, svelò involontariamente le proprie origini religiose perdendo amici e ragazza. Una canzone, quindi, che ripercorre momenti di vita vissuta da Mogol e che si concentra sui sentimenti sinceri e contrastanti provati verso questa donna con la quale ha condiviso momenti felici fino alla conclusione del rapporto in un periodo storico in cui la separazione era vista ancora come un dramma soprattutto nel caso in cui vi erano anche dei figli come, appunto, nel caso di Mogol. Al valore emotivo del brano poi si aggiunge l'interpretazione sublime di Lucio Battisti che, in qualche modo, regala l'eternità a questa storia d'amore oltre a scrivere un nuovo capitolo della storia della musica italiana. Tra l'altro, il brano, appariva agli occhi scettici di alcuni addetti ai lavori come lo stesso produttore artistico Alessandro Colombini come la fine del sodalizio Battisti-Mogol ma i risultati di critica e pubblico furono tutt'altro che negativi e i due lavorarono insieme fino al 1980 collezionando tanti altri successi prima di sciogliere il binomio per sole divergenze artistiche e senza litigi come, invece, sostenevano tante voci infondate circolate in quel periodo e negli anni successivi. In seguito Mogol ha continuato a scrivere per diversi artisti ed in particolare con Riccardo Cocciante mentre Battisti, che proprio dal 1980 non si esibirà più pubblicamente, si affidò prima a Velezia, nome d'arte di Grazia Letizia Veronese, e poi a Pasquale Panella. Nel 1998, infine, si vocifera di riavvicinamento artistico tra Mogol e Battisti ma ciò non avvenne mai per la morte del cantate che avvenne proprio nel settembre del 1998 all'età di 55 anni probabilmente a causa di un tumore o, secondo altre voci, di glomerulonefrite, patologia infiammatoria dei reni. I funerali furono tenuti in forma strettamente privata a Molteno e fra le appena venti persone ammesse vi era anche Mogol a conferma del loro buon rapporto nonostante la separazione artistica. 

 

Condividi post
Repost0
21 giugno 2021 1 21 /06 /giugno /2021 23:01

"Nu biglietto p' 'o mare" è una affascinante e struggente canzone di Nino D'Angelo. Arrangiato con il maestro Nuccio Tortora, il brano, è inserito nell'album "'O schiavo e 'o rre" del 2003 che rappresenta il secondo album di inediti di D'Angelo dopo la svolta artistica, indirizzata propria dal maestro Tortora, come ci ha raccontato nell'inedita intervista realizzata per questo blog, su sonorità etniche rivolte più alla world music che alla classica melodia napoletana. D'Angelo, anche grazie all'esperienza raccolta in tutta la sua lunga carriera, vive di una nuova ispirazione e colleziona capolavori su capolavori migliorando una capacità di autoriale sempre presente ma, forse mai valorizzata nel miglior modo come nel periodo attuale che ha un suo inzio con l'album "Terranera" del 2001. D'Angelo scrive pezzi di altissimo livello toccando tematiche differenti e, spesso difficili, da trattare in musica. E' il caso di "Nu biglietto p' 'o mare" dove Nino, con estrema delicatezza e grande rispetto, ritrae le sensazioni e le delusioni di una donna albanese che ha attraversato il mare, insieme a tante altra gente private della loro dignità e della loro identità, per cercare fortuna trovando però la solitudine e la tristezza di un marciapiede dove è costretta a prostituirsi per sopravvivere. Attraverso gli occhi di questa donna, D'Angelo, vede i suoi sogni e i suoi ricordi, la fuga in lacrime dalla propria terra e le speranze disilluse di rifarsi una nuova vita in un Paese "civile" come il nostro. La protagonista, quindi, vive questo suo destino oppressa dalla solitudine, dal pensiero dei propri cari, senza più sogni o mete, in un luogo straniero dal quale si è sentita tradita, una realtà che gli sta stretta come i vestiti che ora è costretta ad indossare per vendere il proprio corpo nelle notti buie "fumando il freddo" e aspettando con rassegnazione i "due fari senza sonno" del prossimo cliente. Una perla, quindi, della discografia di questo artista che rimane uno dei pochi degni eredi della grande musica napoletana, ormai sempre più mortificata dei cosidetti "neomelodici" che danneggiano anche chi ancora riesce ad incantare con la lingua napoletana regalando poesia e riflessione e che , spesso, mediaticamente, viene erroneamente accomunato a chi non ha niente a che vedere con l'arte, la cultura, la scirttura e la musica napoletana. Settori in cui, D'Angelo, è sicuramente oggi tra i maggiori esponenti.         

Condividi post
Repost0
20 giugno 2021 7 20 /06 /giugno /2021 23:01

"Il mio onore" è un gran bel pezzo scritto ed inciso da Enrico Ruggeri nell'album "La ruota" del 2010. Nel testo, il cantautore milanese, canta la vita in trincea di uomini semplici che hanno scelto, per volontà o necessità, di difendere la propria Patria oltre che di dare anche la propria vita per ristabilire ordine e pace negli angoli più tormentati del nostro mondo. Spesso hanno a che fare con popoli con i quali non condividono nè religione nè ideologia nè, tanto meno la lingua ma ciò non condiziona la loro missione ed in nome della pace e dell'umanità rischiano costantemente la vita per metterli in salvo. Tutto questo anche quando, nel loro paese d'orgine, hanno mogli, fidanzate, figli e famiglie ad aspettarli con la paura e l'angoscia di non rivederli più. Quella stessa paura che vivono anche i soldati: uomini semplici che vivono le loro fragilità come qualunque essere umano ma che sono pronti a chiudere gli occhi e rischiare la propria vita ogni qual volta è richiesto il loro intervento. In quelle situazioni precarie in cui vivono, tra la mancanza di beni primari ed esposti alla follia di gente senza scrupoli o solo disperata, questi uomini hanno sempre lo sguardo rivolto al presente perchè ogni attimo può essere l'ultimo se vi sono distrazioni. Molte volte, però, nonostante il coraggio e la massima attenzione vi sono situazioni in cui nulla può proteggerli da un triste destino e di loro rimarrà solo quella forza d'animo che li ha spinti a scegliere quella vita e quel valore umano che li ha contraddistinti nel loro cammino e cioè il loro onore. Ma Ruggeri, si chiede giustamente, se questo grande ma effimero valore può giustificare la fine di una vita e, con essa, l'immenso dolore lasciato ai suoi cari visto che, dopo i primi giorni, anche le istituzioni si dimenticano di quegli eroi che hanno dato la vita per eseguire, con conscienza, i loro ordini. Quel sacrificio consumato in un istante verrà cancellato dal tempo e di quell'eroe rimarrà solo cenere ed una medaglia che non scalda il cuore di lo amava. L'onore, vero valore intrinseco in questi uomini, resta salvo anche dopo la morte ma certo non basta a chi aspettava il suo ritorno per riprendere insieme un cammino di vita e non basta, certo, una medaglia da parte dello Stato per far sentire la propria vicinanza a queste persone. Sarebbe, quindi, utile che le istituzioni limitassero al minimo questi tristi episodi con un'assistenza maggiore nel quotidiano e misure di sicurezza adeguate per tutte queste giovani vite abbandonate nelle zone di guerra. Infine, va dato atto a Ruggeri di aver raccolto queste sensazioni e di aver scattato una fotografia cruda e realistica di queste situazioni con l'intento di smuovere le coscienze di chi può e deve far qualcosa affinchè l'onore di questi uomini venga salvaguardato anche in vita e non solo elogiato da copione durate le loro solenni esequie che assuomo le sembianze raccapriccianti pantomime.

 

Altro su:

Enrico Ruggeri

 

  
Condividi post
Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

Chat

Flag Counter

Flag Counter