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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

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5 febbraio 2021 5 05 /02 /febbraio /2021 00:01

"I maschi" è un brano di  Gianna Nannini pubblicato nell'album "Maschi e altri" del 1987. Scritta in collaborazione con il chitarrista Fabio Pianigiani, la canzone, fu presentata al World Popular Song Festival di Tokyo e fu da subito un successo. L'album arrivò a vendere oltre un milione di copie dando la definitiva consacrazione all'artista toscana. Già reduce da successi come "America", "Fotoromanza", "Profumo" e "Bello e impossibile", la Nannini, si conferma tra le certezze della musica italiana di quei tempi e non, visto che, ancora oggi l'artista senese è tra le cantautrici femminili più apprezzate del nostro panorama musicale. Dell'album "Maschi e altri" ne venne fatta anche una vhs nel 1989 che raccoglieva 14 brani e 13 videoclip. Il singolo in Italia raggiunse il quarto posto in classifica così come in Svezia, in Austria si fermò alla quattordicesima posizione mentre in Francia arrivò addirittura al secondo posto. "I maschi" è poi stata inserita in cinque diverse raccolte della Nannini dal 1989 al 2004. Il testo parla dei ragazzi dell'epoca, dei loro atteggiamenti e dei loro comportamenti soprattutto dal punto di vista sentimentale e nel modo di approcciare l'altro sesso. Quell'aria malinconica espressa tra emozioni e bugie vissute tra bar, metrò e juke-box sono marchi di un'epoca e di una generazione di giovani che la Nannini ha voluto descrivere in questo brano. L'autrice rappresenta i giovani del tempo nella fase di innamoramento dove anche una semplice carezza appare come una autentica relazione amorosa. Inoltre, la Nannini, come suo solito non evita riferimenti sessuali non abbandonando quell'alone di scandalo che spesso contraddistingue il repertorio dell'artista. Un grande successo, quindi, che ancora oggi è tra i brani più noti della ricca discografia della Nannini che, nonostante i tanti successi, non osa fermarsi a guardare il passato ed a vivere sulla loro scia bensì continua a sfornare successi su successi.    

 

 

 


 

 

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Gianna Nannini

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4 febbraio 2021 4 04 /02 /febbraio /2021 00:01

"Cosa resterà degli anni '80" è un brano portato al successo da  Raf, nome d'arte di Raffaele Riefoli nel 1989 ed inserito nell'album "Cosa resterà..." dello stesso anno. Proprio alla fine di questo decennio particolarmente intenso l'artista pugliese scrive questo brano insieme a   Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati regalando una fotografia di quegli anni molto realistica spazziando tra stili di vita, storia politica ed andazzo sociale. Il brano viene presentato al Festival di Sanremo del 1989 ma non riscuote, su quel palco, quel successo che sarebbe venuto in seguito. Nella manifestazione canora la canzone si piazza solo quindicesima ma è nelle settimane successive e poi negli anni a seguire che questo brano ritroverà la sua giusta dimensione riscontrando il piacere del pubblico e stabilendosi tra le canzoni più apprezzate e rappresentative della intera discografia di Raf. Come detto il brano fa riferimento alle manie ed agli usi in voga negli anni '80, dal successo dei jeans all'uso dilagante di lattine e di spray ma anche agli avvenimenti che stavano cambiando il mondo come gli exploit in politica di Reagan e di Gorbaciov e della sempre più forte presa di coscenza sulla fame nel mondo e sulle sue vittime. Un brano, quindi, che sottolinea un decennio non proprio facile e che ha lasciato dei segni importanti sulla storia dell'umanità ed in particolare nel nostro Paese. Raf, con gli occhi del giovane che è, si interroga sulle prosettive che questi retaggi degli anni '80 potrebbero provocare nel futuro immediato. Si chiede, quindi, tra rimpianti, sospetti e paure "Cosa resterà?", cosa davvero sopravvivera di quegli anni così intensi. Ovviamente lo sguardo al fututo viene inteso soprattutto come prospettiva per i giovani dell'epoca: "Anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà?". Ma fra le righe del testo ci sono tanti altri riferimenti legati agli anni '80: si parla, infatti, di "anni bucati" riferendosi all'eroina che fa sempre più vittime ma anche a nuove prospettive per ciò che riguarda i rapporti d'amore "sempre pronti, io e te, a nuove geometrie" riferendosi ai tanti tabù sessuali che vanno a cadere tra le nuove generazioni. Una canzone, quindi, ricca di argomenti proprio come sono stati gli anni '80 per chi li ha vissuti. Raf, infatti, sottolineando l'intensità di quel periodo storico in Italia chiude con "sembran già degli anni '80...per noi quasi ottanta anni fa..." come se quel decennio ,per quanto successo fosse, invece, durato ottant'anni. Un brano, quindi, che ha dato una lettura profonda di quel decennio e che ha dato la possibilità agli amanti della musica italiana di lanciare definitivamente un artista importante come Raf, da anni ormai affidabile esponente del nostro panorama musicale.    

 

 

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3 febbraio 2021 3 03 /02 /febbraio /2021 00:01

"Mente-cuore" è un brano inciso da Nino D'Angelo nel 1991 nell'album "...E la vita continua" e scritto da Bruno Lanza, grande autore napoletano dalla doppia anima: una ironica che lo ha portato a comporre brani folkloristici come la celebre "Maradona è meglio 'e Pelè" oltre a consentirgli una maggiore notorietà grazie al gruppo umoristico dei "Gipsy Fint", arrivato fino alle reti Mediaset, di cui era componente oltre che autore; E l'altra molto più profonda e riflessiva che nasce dall'amore per il grande cantautorato italiano misto alla passione per canzone tradizionale napoletana. Proprio questo secondo aspetto dell'anima artistica di Lanza gli ha consegnato le soddisfazioni più grandi come la composizione di "In-canto", nata in treno osservando il viso di una donna, per Andrea Bocelli o la scelta di Massimo Ranieri di riprendere "Canzone nera" scritta con Enzo Di Domenico, primo interprete del brano. Tra le altre cose, inoltre, Lanza è anche l'autore della fortunata sigla della soap Rai "Un posto al sole" interpretata da Monica Sarnelli ed arrangiata da Antonio Annona che è anche l'arrangiatore della stessa "Mente-cuore" della quale ha composto l'intera trama sonora modificata leggermente, solo in seguito, da D'Angelo che compare, per tale ragione, ufficialmente tra gli autori del brano. Tra queste gioie, però, vi è anche una nota dolente per Lanza che riguarda il brano "Amore amaro" scritto per Gigi Finizio qualche anno fa e recentemente rilanciato come colonna sonora dal film di Alessandro Siani "Il principe abusivo", di cui lo stesso interprete in diverse occasioni promozionali ha sempre omesso la reale paternità del brano tacitamente spacciandolo per suo. La cosa non è andata giù a Lanza che, giustamente, non ha esitato a farlo notare attraverso i social network e rendendo pubblica la sua amarezza per il comportamento scorretto messo in atto da Finizio. D'Angelo, invece, è sempre stato grato all'autore per avergli composto un testo che è diventato, a tutti gli effetti, un classico della canzone napoletana. La canzone, se si è rivelata una grande soddisfazione per Lanza, non è stata meno importante per Nino D'Angelo che, agli inizi degli anni '90 viveva un momento buio della sua carriera: dopo la morte dei genitori, infatti, Nino era deciso ad interrompere la sua storia discografica in preda ad una depressione dovuta anche ad una maturazione fisica e mentale che lo vedeva allontanarsi dall'epoca di una gioventù di cui era stato un simbolo insieme al suo caschetto e ad una musica che iniziava a non rappresentarlo più al meglio. Nella vita si cresce e le esperienze, insieme agli anni, portano gioie e dolori che si rispecchiano inevitabilmente nella personalità e nell'aspetto di chi le vive. Nino, quindi, compie la sua scelta: è giunto il momento di prendere coscienza di questo cambiamento e di iniziare una nuova avventura fatta di profondità, maturità e di una qualità che, anno dopo anno, si affina sempre di più. Tagliato il caschetto, D'Angelo, si presenta sobriamente a questo bivio e, non rinnegando mai il passato, sceglie la giusta via del rinnovamento invece di fermarsi ai ricordi dei bei tempi che furono. Di quell'epoca rimangono immagini, film e tante canzoni ma D'Angelo comprende che è ora di aprire una nuova pagina che lo porterà a traguardi e soddisfazioni che, forse nemmeno lui, avrebbe mai pensato di raggiungere. Parte di questa forza, per ricominciare nel modo giusto, D'Angelo la riceve proprio da "Mente-cuore", una romantica ammissione della propria debolezza dinnanzi al ricordo di un amore mai finito e del quale sogna un immediato ritorno. D'Angelo, attraverso il testo di Lanza, canta l'inutilità rappresentata da un uomo che, per sua colpa, si scopre privato di un affetto e di una presenza che, aldilà di tutto e di tutti, si rivela complementare al proprio essere e indispensabile per il proprio cammino. Un capolavoro assoluto, ripreso in seguito anche da Valentina Stella e da Monica Sarnelli,  che è divenuto presto un evergreen della musica napoletana moderna e che è tra le poche canzoni, di recente realizzazione, che possono essere ammesse, per giusta causa, nello storico archivio della musica napoletana d'autore. Questo decennio di transizione, che nasce con questo album vedrà l'effettiva svolta nel 1999 con la perfetta analisi di "Senza giacca e cravatta" presentata al 49° Festival di Sanremo e continuerà fino ai giorni nostri attraverso album di grande contenuto e una collezione di capolavori pubblicati uno dopo l'altro che hanno reso D'Angelo, a tutti gli effetti, uno dei pochi grandi protagonisti della vera musica napoletana e, forse l'unico, ad incarnare, ad oggi, quella tradizione che ha fatto grande la nostra canzone in tutto il mondo.

      
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2 febbraio 2021 2 02 /02 /febbraio /2021 00:01

E' il 1990 quando  Nino Buonocore, Adelmo all'anagrafe, scrive il suo brano più noto e cioè "Scrivimi". Pubblicato sia come singolo che all'interno dell'album "Sabato, domenica e lunedì", il brano, ottiene un successo straordinario classificandosi terzo al Festivalbar e secondo al Cantagiro oltre a vendere 200 mila copie ed a restare per mesi nella top ten italiana. Negli anni, "Scrivimi", è stata oggetto di cover e di diverse versioni in tutto il mondo arrivando a vendere oltre 3 milioni di copie. Una delle ultime cover è stata quella eseguita da Laura Pausini ed inserita nell'album "Io canto" del 2006. La stessa Pausini ne ha fatto anche una versione per il mercato spagnolo dal titolo "Escribeme". Inoltre, due anni prima, la canzone è stata scelta da Sergio Castellitto come colonna sonora del suo film "Non ti muovere".Pur avendo già un nome affermato nella musica italiana ed avendo già preso parte a tre edizioni del Festival di Sanremo, Buonocore, con questa canzone ottiene il suo più grande successo che gli porterà notorietà in tutto il mondo e grandi riscontri commerciali. In seguito parteciperà ad un altro Sanremo e pubblicherà diversi dischi di ottima fattura ma non avendo la fortuna di rientrare tra le grazie dei media e nei canoni delle playlist radiofoniche, i suoi lavori, passano spesso in sordina senza lasciare tracce importanti. "Scrivimi" è una stupenda poesia del cantautore napoletano che esprime il desiderio di non essere dimenticato da un amore passato e gli chiede di concedergli, ogni tanto, un attimo del suo tempo scrivendogli una lettera anche di pensieri futuli ma per la gioia di sentirsi più vicini e combattere la solitudine. "A me basta di sapere che mi pensi anche un minuto, perchè io so accontentarmi anche di un semplice saluto, ci vuole poco per sentirsi più vicini...Scrivimi...". Un vero capolavoro che resta tra i brani più belli dell'intera discografia nazionale e che sarà capace di emozionare ancora tante generazioni perchè l'arte non ha età e non perderà mai la sua forza. D'altro canto ci si auspica per uno che ha dato tanto alla nostra storia musicale come Buonocore un trattamento diverso da parte di radio e tv fosse solo per rigraziarlo, da italiani, di questo grande dono che ha fatto alla nostra cultura popolare.    

 

 

 


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1 febbraio 2021 1 01 /02 /febbraio /2021 00:01
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31 gennaio 2021 7 31 /01 /gennaio /2021 00:01
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X La Sfida dei 100, 4°Fase-2°Sfida: Fabrizio De André 67% e Franco Battiato 20%

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30 gennaio 2021 6 30 /01 /gennaio /2021 00:01

Arriva nel 1993 l'ultimo brano inciso da Domenico Modugno prima della sua morte giunta un anno dopo. La canzone che fa parte di "Delfini" primo album pubblicato dal figlio Massimo ha come "Delfini (Sai che c'è)" ed è cantata in duetto. Scritta da Luigi Lopez e Franco Migliacci, il brano, invita a vivere la vita, tra difficoltà e bellezze, con leggerezza usando come metafora il mare e la giocosa libertà che hanno i delfini nel viverlo. I problemi e le disavventure che si incontrano nel mare della vita possono essere tante ma ci sono anche gli aspetti positivi e gradevoli che danno la forza ed il piacere di viverla. In fondo, gli autori ci parlano del naturale cammino terrestre consigliando di non prendersi troppo sul serio perchè nulla cambierà le leggi della natura e, quindi, di sorridere sempre alla vita. Anche peccare e commettere errori è concesso poichè la perfezione, purtoppo o per fortuna, non è dell'uomo. Una canzone, quindi, pregna di significato che affronta anche il rapporto padre-figlio che, in questo caso, è sublimato da uno spendido e toccante duetto che lascia ancor più emozionati se si pensa che solo un anno dopo Modugno sarebbe scomparso. Un ultima grande esibizione dedicata agli italiani prima di concedarsi dallo spettacolo della vita che a lui ha riservato un grande dono artistico e lui ha ricambiato donando la sua arte al mondo. Non a caso, a quasi vent'anni dalla scompasa, è ancora uno degli artisti più rappresentativi del nostro Paese in tutto il mondo e lo sarà per sempre grazie alle tante canzoni che ci ha lasciato in eredità come "Nel blu dipinto di blu", "Meraviglioso", "Vecchio frac", "Piove", "Tu si na cosa grande" e tante altre piccole perle che sono entrate di diritto a far parte del grande bagaglio artistico e culturale della tradizione musicale e popolare della nostra penisola. Il figlio Massimo, dopo quel disco, ne ha pubblicato un altro nel 2004 dal titolo "Quando l'aria mi sfiora" non ottenendo un gran successo, ma anche se non avrà la stessa fortuna del padre conserverà sempre nel cuore il ricordo e le sensazioni ricevute durante quel duetto che arrivano limpide anche attraverso lo schermo. Nato nel 1928, il cantautore pugliese, è stato il primo italiano a vincere il premio "Grammy" ed, in quell'occasione ne vinse addirittura due per "Nel blu dipinto di blu" come disco e canzone dell'anno. Tra i riconoscimenti avuti in carriera anche quattro primi posti al Festival di Sanremo ed un "Premio Tenco". Godiamoci, quindi, questo inno alla vita ricordando di sorridere sempre, in fondo "...è un gioco da bambini il mare...".

 

 

 


 
 
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29 gennaio 2021 5 29 /01 /gennaio /2021 00:01

"A cosa pensi" è uno delle perle del periodo d'oro di Marco Masini. Incisa nel suo primo album, "Marco Masini" del 1990, pubblicato subito dopo la vittoria tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo con "Disperato", la canzone è è stata scritta dal cantautore fiorentino in collaborazione con Giuseppe Dati, autore e fido componente di quella grande squadra guidata dal produttore, autore e talent scout Giacarlo Bigazzi. Sono gli anni dell'exploit di Masini, di quella sua voce roca e graffiante capace di penetrare l'anima di chi lo ascolta raccontando le problematiche giovanile del tempo come nessuno prima di lui era riuscito a fare. Non c'è perbenismo nelle sue parole nè conformismo ma solo cruda realtà offerta, però, con poesia, metafora e sensazioni espresse tra urla grintose e graffiante e pacati momenti di dolce compresione dove riecheggia forte la fede nei veri valori umani e sociali che andavano un po' perdendosi in quel periodo storico. Masini, quindi, diventa un simbolo, un profeta in jeans che divide il pubblico: c'è chi lo ama e chi lo odia ma non è un artista che provoca indifferenza. Lui, e la sua squadra di autori, ha davvero qualcosa da dire e l'oceanica folla che riempe i suoi concerti sono una testimonianza diretta di ciò che significa Masini nei primi anni '90. Tante le tematiche difficili trattate in quegli anni con uno stile unico che è un po' una via di mezzo tra i grandi cantautori degli anni '70, la melodia degli '80 e il pop dei '90. Un mix innovativo che trova la sua grande forza nelle parole e quindi in testi colmi di significati e di grande impatto emotivo che trovano la giusta dimensione nel timbro vocale di Marco e nel suo modo di interpretare quei pezzi che hanno segnato un'epoca importante della nostra storia musicale e culturale. "A cosa pensi" è uno di questi brani: in questo caso si tratta la tematica della depressione e della chiusura verso un mondo esterno di cui non si ha più fiducia. Il protagonista, infatti, esorta la sua donna a non chiudersi in sè ma a ribellarsi esponendo, almeno all'interno del loro rapporto affettivo, i problemi e le difficoltà che vive invece di perdersi in una malinconica solitudine senza permettere, nemmeno a chi le vuole bene, di aiutarla. L'uomo si sente impotente e vorrebbe far di tutto pur di aiutarla a reagire e a condividere il suo dolore affichè si riempia quel vuoto che sta accompagnando le sue giornate. Vivere, quindi, le proprie fragilità come un fallimento e lasciarsi spaventare da un futuro incerto fino a chiudersi in sè stessi è sicuramente una di quelle preoccupazioni che, allora come oggi, possono portare le persone più deboli alla depressione ed alla totale chiusura alla vita. Masini e company, quindi, avevano ancora una volta colto nel segno rappresentando come meglio non si poteva una problematica giovanile molto presente ma difficilmente dichiarata da chi ne era vittima. La voce di un cantante, le sue parole furono, quindi, una illuminazione per queste persone spesso rifiutate dalla società: finalmente c'era qualcuno che li capiva e che dava a loro quella voce e quel coraggio che non avrebbero mai trovato in loro stessi per denunciare la cosa e condividerla con una nuova "famiglia" rappresentata dai fans dell'artista. Il rapporto, infatti, che esiste tra i seguaci di Masini e l'artista è un qualcosa di molto profondo e di veramente raro nell'ambito della musica italiana. Un rapporto affettivo e di unione che forse, in Italia, è rispecchiabile solo in quello analogo tra Renato Zero e i suoi "sorcini". L'unione, infatti, va oltre la musica e trova la sua essenza nelle parole, nella condivisione, nell'appartenenza che, soprattutto negli anni '90, appariva quasi come una fede di cui Marco ne era il profeta. Masini, pur apprezzando, non ha mai voluto vestire i panni del profeta o di un maestro di vita ma ha sempre espresso la volontà di essere visto come uno di loro, un amico che aveva la fortuna di fare un lavoro che gli permetteva di dar voce a chi voce, nella società del tempo, non ne aveva con un riferimento particolare ai giovani di quella generazione. Oggi le cose sono cambiate, i tempi sono diversi ed anche Masini è cambiato: è arrivata, più per esigenze professionali che per scelta, la tregua del leone, come ho già spiegato in un recente articolo, la sua squadra vincente si è persa nel tempo ed oggi è in evoluzione cercando nuovi linguaggi ma chi ha vissuto quegli anni rimarrà sempre legato a quel profeta in jeans capace di graffiare il cuore a colpi di poesia.       

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