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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

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8 settembre 2018 6 08 /09 /settembre /2018 23:01

"Una carezza in un pugno" è uno dei brani più noti ed amati della discografia di Adriano Celentano. La canzone venne incisa nel 1968, a due anni dal grande successo ottenuto con "Il ragazzo della via Gluck" in un album che portava eccezionalmente due titoli "Azzurro" da un lato e "Una carezza in un pugno" dall'altro per sottolineare i due brani più importanti del progetto che, tra l'altro, conteneva anche "Canzone" e "La coppia più bella del mondo". Il testo è stato scritto da Luciano Beretta e Michele Del Prete mentre la musica è stata curata da Gino Santercole, nipote di Adriano, e Nando De Luca. Il disco, ovviamente, fu un successo e tutt'ora le due canzoni sono tra i cavalli di battaglia dell'artista milanese. All'epoca, il brano, sorprese anche per l'evidente errore grammaticale presente nel ritornello: "...Ma non vorrei che tu a mezzanotte e tre stai già pensando a un altro uomo..." che venne, però, ridimensionato dallo spessore dell'interprete e dalla devozione del pubblico verso lo stesso Celentano. Il brano rappresenta la tenera forza di un amore romantico e la feroce gelosia che lo stesso, talvolta, provoca. Il noto critico musicale Mario Luzzatto Fegiz definì la canzone: "La sintesi del sentimento: a mezzanotte la certezza, a mezzanotte e tre il dubbio". Il pensiero espresso nel brano, inoltre, assume un elevato spessore poetico grazie alla penna garbata di Beretta, grande autore e paroliere, considerato il vero poeta del Clan Celentano. Un'altra corrente di pensiero, invece, vede nel testo un intento molto meno poetico e cioè una sorta di velato inno alla masturbazione maschile. Questa ipotesi è stata promossa, tra gli altri, dal giornalista Luca Sofri che pare sia arrivato a tale conclusione attraverso delle dirette dichiarazioni di Santercole. In ogni caso, negli anni, il brano, ha acquistato sempre più forza grazie anche ad alcune fortunate cover che hanno permesso alle nuove generazioni di riscoprire la canzone come quella realizzata da Rosario Fiorello nel 1995 nell'album "Nuovamente falso" o quella del duo Musica Nuda, composto da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, per il disco "55/21" del 2008. Un capolavoro senza tempo, quindi, che ha contribuito in maniera importante alla consacrazione di un vero e proprio mito della nostra musica come Adriano Celentano.

 

 

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Adriano Celentano

Musica Nuda

Rosario Fiorello 

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3 settembre 2018 1 03 /09 /settembre /2018 23:01

"La voglia di morire" è un brano di  Marco Masini del 1991 e pubblicato nello storico album  "Malinconoia". Scritta in collaborazione con Giancarlo Bigazzi e Marco Falangiani, la canzone, può sembrare dal titolo una rappresentazione del pessimismo di cui l'artista toscano è stato spesso tacciato erroneamente e, talvolta, meschinamente per avvalorare quell'infame etichetta di jettatore che l'artista ha dovuto subire per diversi anni da parte di addetti ai lavori che, per invidia o per ragioni commerciali, volevano escludere, attraverso questi loschi mezzucci, Masini dal panorama artistico. Chi non conosce il contenuto del brano, infatti, può cadere in questo tranello ma basta ascoltare il testo per capire che lo stesso non è un invito al suicidio, come si voleva far credere, bensì l'esatto contrario. Il testo spinge a risollevarsi ed è riferiferito a chi soffre un periodo di forte depressione. L'attenzione e la sensibilità di Masini verso le problematiche giovanili sono aspetti importanti che hanno contraddistino la prima fase artistica del cantautore e la depressione non poteva non essere presa in considerazione in un periodo storico come quello dei primi anni '90 dove si iniziava a prendere coscienza dell'aids e dove l'uso delle droghe era sempre più forte tra una generazione di ragazzi che cercavano proprio nella musica i propri profeti. Per tali ragioni, Masini, divenne un simbolo di quel popolo di adolescenti che vedevano in lui l'unico artista capace di interpretare i propri pensieri e le proprie paure e di metterle in musica attraverso testi poetici e conivolgenti. "La voglia di morire" rientra proprio tra questi brani che disegnano la realtà giovanile di quei tempi e quello stato d'animo, talvolta, opprimente che risiedeva in molti di quei ragazzi smarriti in quella delicata fase di crescita. Masini, quindi, cerca di interpretare le loro sensazioni elencando i sintomi che tale stato d'animo causa e li invita a guardare oltre la propria realtà per osservare chi vive il vero dolore citando, ad esempio, i mendicanti nei metrò o i bambini in fase terminale. Osservando queste tristi realtà si ha una prospettiva diversa della propria vita e del valore che la stessa ha. Spesso per un piccolo problema, magari sentimentale, ci si abbandona non pensando a quante persone pagherebbero per dover far fronte a questi piccoli disagi invece di dover convivere con vere difficoltà che, nonostante tutto, non li inducano mai a mollare ma sempre a lottare per quel dono di Dio che è la vita. L'autore, quindi, vede nell'amore per la vita l'arma più forte per combattere questo stato depressivo che verrà del tutto cancellato quando si incroceranno gli occhi con un partner che rappresenterà quella forza dell'amore in grado di spazzare via definitivamente quell'atroce dubbio esistenziale. Un pezzo struggente e, sicuramente, altamente significativo realizzato su di una musica sublime che ricorda le sonorità classiche e con un testo profondo e poetico che rendono il brano un capolavoro assoluto impreziosito dalla tipica voce roca ed il solito coivolgimento emotivo nell'interpretazione di un vero poeta della nostra musica come Marco Masini.

 

 

 


 

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Giancarlo Bigazzi

Marco Masini       

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31 agosto 2018 5 31 /08 /agosto /2018 23:01
Sondaggi: La sfida dei 100, 1°Fase-4°Sfida
La sfida dei 100 - 1°Fase-4°Sfida
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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30 agosto 2018 4 30 /08 /agosto /2018 23:01
Sondaggi: Risultati Agosto 2018

 

X La sfida dei 100, 1°Fase-3°Sfida: Fabrizio De André 50%, Enrico Ruggeri e Francesco De Gregori 18%, Fiorella Mannoia 11%, Fabio Concato 4%

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19 agosto 2018 7 19 /08 /agosto /2018 23:01

"Sono solo canzonette" è un brano ma anche la filosofia di fare musica di Edoardo Bennato. Nonostante più volte nella sua lunga carriera, Bennato, ha scritto testi a sfonfo politico o sociale, nel 1980, con questo concept album che dà il titolo alla suddetta canzone, l'artista, vuole in qualche modo smitizzare la figura del cantautore come profeta politico o istigatore di masse pur sapendo che, in realtà, i cantautori hanno e continueranno ad avere grande presa tra i giovani. Bennato mette un freno a tutto questo spiegando che ciò che scrive, in fondo, sono solo canzoni e non ha la presunzione di sentirsi nè un guru nè una guida per un popolo talvolta oppresso. Questa musica, però, ha il pregio di distogliere dai problemi e di regalare emozioni di allegria e di spensieratezza senza escludere, in taluni casi, la possibilità di riflettere. Non sono trattati politici nè esortazioni di ribellione ma semplici espressioni di un'arte quale è la musica. Bennato, in questo modo, libera un po' tutta la classe cantautorale da quel compito spesso attribuito a tutti i più grandi artisti italiani in quell'epoca di strumento politico o divulgatore di qualsivoglia movimento. Un attestato di umiltà ma anche una presa di posizione in difesa della musica troppe volte strumentalizzata a fini politici. Tutto questo, però, Bennato lo fa con la solita ironia e le sue tipiche sonorità allegre e coinvolgenti regalando una canzone, ed un intero album, che ha segnato la storia della musica italiana ed ha consacrato l'artista in uno stile unico e riconoscibile ancora oggi. Un modo di fare musica che è diventato un marchio di fabbrica per il cantautore partenopeo che non disdegna mai di fare uso della fantasia e di quella essenza di eterno Peter Pan che non ha mai perso. L'album, infatti, si ispira proprio alla favola dell'eterno bambino e con quella semplicità ed ingenuità Bennato cerca di diffondere il proprio pensiero in un epoca dove la musica ha spesso una matrice intimista. Il suo rock, quindi, appare come una novità assoluta nel cantautorato italiano e lo rende uno degli artisti più amati dai giovani del tempo. Le sonorità del disco offrono autenitche novità musicali grazie anche all'apporto di grandi musicisti come lo stesso Bennato o come Enzo Avitabile al sax e Tony Cercola alle percussioni. Un disco importante, quindi, ed una canzone che ridà alla musica la sua giusta dimensione nel panorama sociale.

 

 

 


 

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Edoardo Bennato

Enzo Avitabile 

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10 agosto 2018 5 10 /08 /agosto /2018 23:01

"L'era del cinghiale bianco" è un brano di Franco Battiato del 1979 e contenuto nell'omonimo album. Nonostante questo disco non sia tra i più venduti della discografia del cantautore siciliano, il suddetto brano, è diventato negli anni uno dei cavalli di battiaglia di Battiato che l'ha poi riproposto in diverse raccolte oltre ad eseguirlo in ogni suo concerto. Per questo testo Battiato prende spunto dal saggio: "Simboli della scienza sacra" del 1962 di René Guénon dove, il cinghiale, viene analizzato come elemento della mitologia dei Celti, per la quale era un animale sacro e simbolo dell'autorità spirituale contrapposta all'orso che rappresenta l'emblema del potere temporale, e come figura della tradizione Indù dove oltre a rappresentare il terzo dei dieci avatar di Vishnu, identifica la nostra stessa era e quindi, l'era del cinghiale bianco. Questa era, per gli Indù, rappresenta una fase mitologica e magica per l'uomo nella quale si raggiunge la conoscenza assoluta in senso spirituale. Battiato, dal canto suo, ha utilizzato questo legame per esprimere che con una minima presa di coscienza atta a ridimensionare tutti i piccoli insignifanti problemi quotidiani è possibile elevarsi ad uno stato di conoscenza interiore completa. Al brano collabora anche Giusto Pio a cui è affidato il violino presente nel tappeto musicale e che va ad accompagnare l'altro strumento predominante della canzone, ovvero la chitarra elettrica. L'aspirazione al raggiungimento di una dimensione spirituale è un messaggio che Battiato fa passare anche attraverso il minimo utilizzo delle parole. Il brano, infatti, presenta solo due brevi strofe oltre al ritornello lasciando campo libero alla musica ed al pensiero. La canzone, tra le altre cose, è stata tradotta anche per il mercato spagnolo per la raccolta "Nomadas" del 1987 con il titolo "La era del jabalì blanco". Un brano particolare, quindi, che ben identifica la personalità e l'unicità artistica di Franco Battiato, un cantautore di grande qualità e ben lontano dalla banalità di una certa musica di massa.

 

 

 


 

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Franco Battiato

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3 agosto 2018 5 03 /08 /agosto /2018 23:01

"Prima di partire per un lungo viaggio" è un brano portato al successo da  Irene Grandi e pubblicato nell'album "Prima di partire" del 2003. La canzone vede come autori Vasco Rossi, Gaetano Curreri leader degli Stadio e Roberto Drovandi. Rossi e Curreri non sono nuovi in veste di autori per la Grandi, infatti, già nel 2000 avevano scritto per la rocker toscana anche "La tua ragazza sempre" che vendette moltissimo oltre a classificarsi seconda al Festival di Sanremo. Quindi, la coppia eccezionale di autori che ha fatto anche la fortuna di Patty Pravo con  "...E dimmi che non vuoi morire" ci riprova ed anche questa volta il successo è dirompente. Il brano espolde sul mercato e trascina letteralmente l'intero lavoro discografico di Irene. A supporto del successo arriva anche una versione francese ad opera della cantante canadese Ima per il suo secondo album "Pardonne moi si je t'aime" del 2005. Il videoclip del brano è stato girato da Luca Lucini a Milano e rappresenta l'artista in rallentatore mentre esegue il brano in una stanza in cui scroscia pioggia. Nel contempo si vedono anche altre personaggi in lacrime o comunque in stato di tristezza e di disperazione. Il testo invoca la semplicità di guardarsi dentro e di affrontare il viaggio della vita con la coscienza del proprio essere. "Prima di non essere sincera, pensa che ti tradisci solo tu" o "Prima di non essere d'accordo, prova ad ascoltare un po' di più" o ancora "Prima di pretendere qualcosa, prova a pensare a quello che...dai tu", ecco questi sono solo alcuni esempi della disamina interiore che la canzone invita a fare prima di affrontare la strada del futuro, il viaggio verso il prossimo, l'incontro con un nuovo confronto. Prima di viaggiare per conoscere l'altro è, quindi, fondamentale fermarsi dentro di se e conoscersi a fondo: "Non è facile, però, è tutto qui". Testo significativo figlio di una coppia di autori capaci sempre di sorpendere ed interpretato a dovere dalla grintosa cantautrice fiorentina che riesce sempre a farsi valere in un mondo tanto difficile come quello della discografia italiana.

 

 

 


 

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Gaetano Curreri

Irene Grandi

Patty Pravo

Stadio

Vasco Rossi

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31 luglio 2018 2 31 /07 /luglio /2018 23:01
Sondaggi: La sfida dei 100, 1° Fase - 3° Sfida
La sfida dei 100 - 1°Fase-3°Sfida
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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30 luglio 2018 1 30 /07 /luglio /2018 23:01
Sondaggi: Risultati Luglio 2018

 

X La sfida dei 100 - 1°Fase - 2°Sfida: Domenico Modugno 25% Carmen Consoli, Claudio Baglioni, Don Backy e Edoardo Bennato 15%

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19 luglio 2018 4 19 /07 /luglio /2018 23:01

"Malinconoia" è un brano di  Marco Masini del 1991 e pubblicato nell'omonimo secondo album del cantautore toscano. Scritta in collaborazione con il suo maestro e produttore  Giancarlo Bigazzi, "Malinconoia" è un nuovo termine coniato dagli autori e formato dalle parole malinconia e paranoia. Con questa nuova parola Masini rinnova l'idioma italico entrando addirittura a far parte del "Vocabolario della Lingua Italiana" di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli. Con questo termine, gli autori, vogliono rappresentare quel disagio giovanile, molto forte e sentito negli anni '90, che si esprimeva con quella voglia di andar via, scappare dalla propria realtà in cui non ci si sentiva realizzati. Una inoddisfazione che trovava il suo sbocco nella vita notturna, tra musica, alcool e droghe che rappresentavano un illusorio e provvisorio rimedio a propri dubbi esistenziali ed alle loro problematiche quotidiane. Nella canzone, Masini, esprime la consapevolezza che la vita non è questa e, quindi, che non può essere vissuta cercando una dimensione nella falsa realtà nella notte di un venerdì dove tutto sembra essere concesso per poi svegliarsi al mattino con la stessa noia e la stessa inquietudine che penetra nel proprio essere. Una ricerca assurda della felicità che spesso avviene cercando quello che già si ha ma non si possiede la capacità e l'esperienza, data l'età, di rendersi conto di ciò vivendo constantemente una guerra con la propria insoddisfazione. Un brano, quindi, profondo che, come tutto il repertorio di Masini dei primi anni di carriera, ha colto quel disagio giovanile presente in quegli anni assumendo un ruolo di portavoce e di amplificatore per tutta una generazione di ragazzi che nelle sue canzoni ha trovato la propria vita e grazie alle stesse ha trovato il modo di reagire condividendo le proprie paure ed i propri sentimenti con i propri coetanei che vivevano la medesima situazione ma che, forse, prima dell'avvento di Masini, non trovavano il coraggio e le parole per esprimere al meglio e combattere la propria condizione personale e sociale in un epoca in cui certi discorsi apparivano quasi un tabù. Il grande riscontro avuto da Masini si conferma anche dalle vendite del disco che arrivano ad oltre 1.200.000 copie, oltre a vincere, proprio nella sezione album, il Festivalbar nell'estate del 1991. Quella realtà cantata con rabbia e poesia ha reso Masini uno dei veri grandi artisti del nostro tempo e, questo ulteriore successo, è solo l'ennesima prova della sua immensa grandezza.

 

 

 


 

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Giancarlo Bigazzi

Marco Masini

 

 

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