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"Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno, chiunque tu sia

e mi vesto di sogno per darti se vuoi,

l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi..."

 

Renato Zero- La favola mia

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7 ottobre 2018 7 07 /10 /ottobre /2018 23:01

"Come è profondo il mare" è un brano ed un album del 1977 fondamentale nella carriera artistica di Lucio Dalla. L'artista, infatti, nonostante già avesse collezionato dei successi e già avesse una grande popolarità nello spettacolo italiano debutta proprio con questo disco come autore unico delle proprie canzoni. In un intervallo, infatti, della sua storica collaborazione con il poeta bolognese Roberto Roversi, Dalla tira fuori tutte le sue grandi capacità per dar vita ad un disco di grande fascino che gli darà l'ennesima conferma e lo consoliderà stabilmente tra i grandi nomi del cantautorato italiano. Il momentaneo divorzio con Roversi avvenne a causa di divergenze sul linguaggio da usare nei successivi lavori e mentre Roversi indicava la strada della poesia Dalla voleva avvicinarsi di più alla realtà ed al sociale per riuscire ad arrivare ad un pubblico più vasto. Nonostante la decisione presa da Dalla di interrompere il rapporto lavorativo, lo stesso artista, era preoccupato sulle successive produzioni poichè non immaginava di poter scrivere canzoni con altri collaboratori diversi da Roversi. Per tale motivo, Dalla, decise di far tutto da solo e si ritirò nella sua ville alle isole Tremiti. Nacque così questo disco dove sono presenti i tratti dell'unicità del Dalla autore che gli consentirà una carriera ricca di successi e di soddisfazioni anche dopo la ricongiunzione con Roversi. Temi sociali, arie malinconiche, versi ironici, tratti irrazionali ed altri profondamente crudi. Un misto di sensazione e di emozioni che entrano dentro facendo passare quei messaggi che l'autore intende lanciare nelle sue composizioni. Tra i diversi brani del disco che avranno un luminoso futuro c'è sicuramente quello che dà il titolo all'album, ovvero "Come è profondo il mare" dove Dalla dipinge la società dell'epoca e le forme di potere che hanno il solo scopo di indirizzare la massa verso i propri interessi affossando la libertà di pensiero e di espressione dell'individuo. Un testo che ripercorre attraverso velate metafore e chiari riferimenti storici la vita del nostro Paese e della collettività italiana fino ad arrivare ai tempi del brano che poi non sono così diversi dal nostro. Il testo, infatti, nonostante il passare degli anni rimane sempre attuale e c'è sempre chi come allora cerca di privarci di quella libertà che Dalla rappresenta con il mare. Un capolavoro assoluto, quindi, che non passerà mai di moda e che è sempre utile riascoltare per ritrovare quella forza di lottare per le proprie idee e per il proprio destino. Con questo disco, Dalla, aveva l'intenzione di arrivare al popolo e con questo brano ha centrato il suo obiettivo regalandoci un'opera d'arte che resterà per sempre un pezzo di storia della nostra cultura e che potrà servire da monito per le nuove generazioni.

 

 

 


 

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Lucio Dalla

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2 ottobre 2018 2 02 /10 /ottobre /2018 23:01

"La canzone dell'amore perduto" è una ballata con la quale Fabrizio De André narra i comportamenti e gli atteggiamenti che compongono il quotidiano di una relazione amorosa ormai finita. La canzone, incisa nel 1966 in un 45 giri insieme a "La ballata dell'amore cieco (o della vanità)" e nel 1969 nell'lp "Nuvole barocche", ha molto di autobiografico ed è riferito alla prima esperienza matrimoniale di Faber con Enrica Rignon, madre di Cristiano, conclusasi a metà degli anni settanta. La stessa ex moglie dichiarò che Fabrizio scrisse la canzone quando la fine del loro amore era ormai cosa fatta nonostante continuavano a vivere insieme perchè si volevano ancora bene. Nel testo, il declinio del rapporto viene visto da una rassegnata prospettiva femminile: "...Non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza...". Inoltre, viene espressa anche una prospettiva plausibile di un uomo che rimpiangerà quell'amore solo prima di trovare un'altra donna alla quale dedicare i propri pensieri e le proprie speranze di una nuova esperienza sentimentale: "...Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro, per un bacio mai dato, per un amore nuovo...". Sia il testo che la musica è stata depositata alla Siae a nome di Fabrizio De André anche se la musica, in realtà, è una ispirazione a "Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo" composta da Georg Philipp Telemann. Negli anni la canzone, vero e proprio capolavoro della musica cantautorale italiana, è stata reincisa da diversi grandi nomi della musica italiana come Franco Battiato nel 1999, Gino Paoli nel 2003, Claudio Baglioni nel 2006, Antonella Ruggiero nel 2007 e Giuseppe Mango nel 2008. Recentemente anche Enrico Ruggeri ne ha proposto una sua versione all'interno della trasmissione Rai "I migliori anni". Uno dei più grandi successi di Fabrizio De André, quindi, che rientra nel repertorio più malinconico ed intenso del grande cantatutore genovese che ha segnato in modo decisivo il percorso storico della nostra musica e della nostra cultura.  

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2 ottobre 2018 2 02 /10 /ottobre /2018 09:26
Sanremo 2019: Si prospetta l'inaspettata fusione D'Angelo-D'Alessio

Mancano ancora diversi mesi al Festival di Sanremo 2019 ma iniziano le indiscrezioni sui possibili big in gara e una di queste riguarda due esponenti della musica napoletana che potrebbero salire insieme sul palco dell'Ariston per un duetto difficilmente immaginabile in passato. Stiamo parlando di Nino D'Angelo e Gigi D'Alessio. I due, seppur nati sotto una matrice simile, hanno poi preso strade diverse rappresentando due universi musicali completamente distinti. Con coraggio D'Angelo si è infatti diretto negli anni verso una world music di grande qualità con particolare attenzione ai testi e alle tematiche mentre, Gigi, ha preferito cavalcare la più facile e diretta onda di un pop commerciale destinato al pubblico nazionale abbandonando quasi del tutto, per ovvi motivi, il dialetto napoletano dal quale, invece Nino, non transige. I due, quindi, hanno rappresentato nell'ultimo ventennio due fazioni di utenti quasi rivali musicalmente parlando e mai si sarebbe potuta immaginare una collaborazione tra i due visto anche che, non vi è mai stato, almeno fino agli ultimi mesi, un vero e proprio rapporto amichevole tra i due. Proprio questo avvicinamento, testimoniato da diversi post sui social network che li vedono amabilmente insieme e l'insistente voce della presenza al prossimo Festival di D'Alessio con un duetto inedito, ci fanno pensare a questa ipotesi. In altri tempi, probabilmente, D'Angelo non avrebbe mai accettato la cosa ma visto il sempre meno spazio dato al dialetto napoletano a Sanremo negli ultimi anni, potrebbe decidere di sfruttare il peso mediatico di Gigi pur di tornare all'Ariston da protagonista. Gigi, dal canto suo, proverebbe a sfruttare l'arte di D'Angelo per rilanciarsi dopo diversi colpi a vuoto. In fondo, D'Alessio, deve il suo exploit nazionale ad un altro grande napoletano e cioè Mario Merola che lo prese tra le sue grazie e gli permise di inserirsi nell'ambiente concedendogli di accompagnarlo su palcoscenici di livello  e spianandogli la strada delle tv nazionali. Ora, quindi, utilizzando lo stesso canovaccio, proverà ad acquisire nuova linfa adoperando il talento di un altro grande maestro napoletano. Se così sarà lo sapremo tra non molto e staremo a vedere se l'operazione servirà più a rilanciare Gigi o a penalizzare Nino che, in questa operazione, è l'unico a rischiare davvero qualcosa.    

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30 settembre 2018 7 30 /09 /settembre /2018 23:01
Sondaggi: La sfida dei 100, 1°Fase-5°Sfida
La sfida dei 100 - 1°Fase-5°Sfida
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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29 settembre 2018 6 29 /09 /settembre /2018 23:01
Sondaggi: Risultati Settembre 2018

 

X La sfida dei 100, 1°Fase-4°Sfida: Francesco Guccini e Franco Battiato 24%, Franco Califano e Gino Paoli 18%, Gianni Bella 12%

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15 settembre 2018 6 15 /09 /settembre /2018 23:01

"La favola mia" è una delle canzoni più amate del repertorio di Renato Zero, Fiacchini all'anagrafe, ed è stata pubblicata nel 1978 per l'album "Zerolandia". Nella prima stampa del vinile il brano porta le firme di Franca Evangelisti, Renato Zero e Piero Pintucci mentre nelle successive ristampe alla Evangelisti si aggiungono Roberto Conrado, Albert Verrecchia e Piero Montanari. A parte questa curiosità, il brano, diventa presto un cavallo di battaglia dell'artisti anche perchè il testo è evidentemente autobiografico. La canzone, infatti, rappresenta l'illusione quotidiana espressa dal teatrante attraverso versi, maschere e costumi che concede la possibilità di soddisfare quella voglia di vivere un sogno di un pubblico che non osa scoprire le proprie vanità ed i propri bisogni più ludici ed infantili. L'artista, in questo caso, si sostituisce allo spettatore trasformando in realtà le proprie fantasie attraverso l'incantato sogno di una serata che si ripete, puntualmente ogni sera, non appena sia apre il sipario. Una magia che permette ad un pubblico di tornare bambino ed all'artista di indossare delle maschere ben più vere di quelle che si è costretti a portare nella odierna collettività sociale. Dietro quella maschera, però, Zero ricorda la presenza di uomo comune costretto a convivere quotidianamente con le stesse problematiche che riempiono i giorni di chi assiste a quelle esibizioni. Viene, quindi, espressa la volontà dell'artista di non assumere un ruolo di superiorità rispetto ai propri fans bensì di sottolineare la propria modestia e vicinanza al popolo. Zero, quindi, vive il sogno che lo spettatore chiede attraverso la propria poesia e la propria affascinante arte dimenticando, per qualche ora, la nuda realtà per offrire una notte di magia che si rinnova in ogni nuovo spettacolo. Un capolavoro assoluto, quindi, che ben rappresenta la storia e la  vita artistica di Renato Zero che ha affrontato il proprio cammino musicale, e continua a farlo, proprio in tal senso con la volontà di regalare quel sogno ad un pubblico che non ha smesso mai di affascinarsi dinnanzi a quella favola rappresentata da un cantautore di cotanto spessore umano ed artistico.

 

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Renato Zero 

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14 settembre 2018 5 14 /09 /settembre /2018 23:01

E' il 1987 quando, dopo la vittoria a Sanremo del trio formato da Umberto Tozzi, Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri con "Si può dare di più", lo stesso gruppo è chiamato a partecipare all'Eurofestival a Bruxelles. A causa di impegni lavorativi, però, il solo Tozzi può accettare quell'invito e, a farsi avanti per accompagnarlo in questa avventura europea è uno degli autori, insieme allo stesso Tozzi ed a Giancarlo Bigazzi, del brano vittorioso a Sanremo ovvero Raffaele Riefoli, in arte Raf. L'artista pugliese, fino a quel momento, non aveva mai cantato in italiano ma solo in inglese. Una scelta artistica per la quale si era precluso anche la possibilità di far parte del trio di "Si puo dare di più" ma che, in questa occasione, perde la sua forza anche perchè lo stesso Raf non è più convinto di quella strada che, comunque, lo aveva portato ad un discreto successo. Ad ogni modo, visto il progetto già pronto e scritto dallo stesso gruppo di lavoro del successo sanremese, i due artisti danno vita al duetto "Gente di mare" che esprime un po' la natura degli italiani e della loro storia di navigatori. Raf, in particolare, sente molto suo questo testo avendo vissuto l'adolescenza a due passi dal mare prima di abbandonare il luogo natio per viaggiare per il mondo. La canzone ottiene un ottimo successo, si classifica terza all'Eurofestival e in Italia resta in classifica per ben ventisette settimane arrivando anche al secondo posto. Del brano, inoltre, ne è stata fatta anche una cover in portoghese dall'artista brasiliano Fabio Junior dal titolo "Felicidade".  Dopo questi due successi il gruppo di lavoro composto da Tozzi, Raf, Bigazzi e da due musicisti che rispondono al nome di Mario Manzani e dell'allora sconosciuto tastierista Marco Masini sembra solido e sforna altri brani per i successivi album dei due artisti. Ma il sodalizio dura poco perchè, dopo uno spettacolare tour teatrale ove Raf accompagnò Tozzi in diverse gloriose tappe e dopo altre sporadiche collaborazioni, nel 1993 Raf decide di chiudere il rapporto di lavoro con Bigazzi e di consolidare l'unione lavorativa con il figlio di Mogol, Alfredo Rapetti, in arte Cheope con il quale raggiunse poi i più grandi successi della sua storia artistica. L'anno successivo, inaspettatamente si rompe, ed in maniera anche traumatica, la lunga collaborazione tra Bigazzi e Tozzi che a partire dagli anni '70 aveva prodotto tanti successi ed aveva segnato in maniera evidente il corso della nuova musica italiana. Il divorzio, pare, ebbe inizio da una falsa accusa che Tozzi fece allo stesso paroliere e produttore Giancarlo Bigazzi qualche anno prima ovvero quella di aver ceduto, senza il consenso del cantautore torinese, un brano scritto originariamente per lo stesso Tozzi ad una giovane promessa su cui Bigazzi aveva puntato e cioè Marco Masini. Il brano in questione era "Adagio per un addio" che, dopo diverse modifiche, divenne la celebre "Perchè lo fai" con la quale Masini si classificò terzo al Festival di Sanremo del 1991 proprio davanti a Tozzi che propose, in ripiego al brano ceduto a Masini, "Gli altri siamo noi" e dietro a Renato Zero e Riccardo Cocciante che vinse quell'edizione con "Se stiamo insieme". Tale situazione è stata descritta dallo stesso Giancarlo Bigazzi che acquistò una pagina della rivista "Musica e dischi" per spiegare il diverbio. Bigazzi, poi, si rivolse al giudice chiedendo che venisse cancellato il nome di Tozzi come coautore di diversi brani famosi per i quali, l'artista torinese, secondo Bigazzi non avrebbe scritto nemmeno una riga dei testi nè una nota delle musiche. L'autore, inoltre, si disse pronto a dimostrare la cosa con testimonianze inoppugnabili. Nell'accusa si fa riferimento a brani come "Si puo dare di più", "Gli altri siamo noi" e, appunto, "Gente di mare". Tozzi, all'epoca, dichiarò di non aver capito questo comportamento e non vedeva perchè Bigazzi volesse rompere in maniera tanto forte un rapporto di lavoro che era arrivato alla sua naturale conclusione. La cosa, in ogni caso, provocò una pausa artistica per Tozzi che, proprio dal 1994, cominciò a scriversi sia i testi che le musiche dei propri lavori non arrivando, però, mai ad eguagliare il successo avuto con Bigazzi. La querelle, però, non ha provocato problemi nel rapporto d'amicizia tra Tozzi e Masini che, tra l'altro, nel 2006 hanno collaborato in un disco cantando l'uno i successi dell'altro e viceversa consolidando una collaborazione iniziata tanti anni prima.

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10 settembre 2018 1 10 /09 /settembre /2018 23:01

"Io vagabondo (che non sono altro)" è un grande successo della musica italiana ed è sicuramente il cavallo di battaglia della storica band dei Nomadi, nata nel 1963. Il brano, scritto da Alberto Salerno per il testo e dal bassista Damiano Dattoli per la musica, è stato lanciato dai Nomadi nel 1972 nella manifestazione Un disco per l'estate dove, però, si classificò solo tredicesimo. Il successo popolare, invece, fu grande fin da subito ed il 45 giri che conteneva anche "Eterno" superò 1.000.000 di copie vendute. In seguito, la canzone, fu inserita nella cassetta "Stereo 8" che portava l'omonimo titolo del brano. Negli anni successivi, poi, il brano è diventato un vero e proprio simbolo della band che l'ha incisa in diverse versioni e pubblicata più volte nelle varie raccolte. Inoltre, dal 1972 ad oggi, il brano è sempre stato il punto più atteso di ogni esibizione live del gruppo fondato da Beppe Carletti, tutt'ora in formazione, e da Augusto Daolio, voce storica della band scomparso nel 1992. Oggi la band è formata da Carletti, Cico Falzone, Daniele Campani, Massimo Vecchi, Sergio Reggioli e Cristiano Turato, nuova voce del gruppo che ha sostituito nel 2012 il dimissionario per scelta Danilo Sacco. All'epoca del suddetto brano, invece, al fianco di Carletti e Daolio c'erano Paolo Lancellotti, che ha lasciato la band nel 1990 dopo essersi aggregato nel 1969, Umberto Maggi, componente dei Nomadi tra il 1970 ed il 1984, e Amos Amaranti che ha fatto parte del gruppo per un solo anno ma giusto in tempo per scrivere la pagina più bella della storia del gruppo. Tornando al brano, ne esiste una versione spagnola incisa nel 1973 con il titolo "Yo vagabundo" e, pubblicata successivamente anche in Italia nel 2003 nella raccolta "The platinum collection". Un'altra versione particolare è quella del 1995 pubblicata nell'album "Tributo ad Augusto" dove il brano viene cantato live dal pubblico sulle note suonate dal vivo dal gruppo. Nel corso degli anni tante sono state le cover prodotte da altri artisti come il duetto di Gianna Nannini con i Timoria pubblicata anch'essa in "Tributo ad Augusto" del 1995, quella di Rosario Fiorello sempre del 1995 nell'album "Finalmente tu", quella di Ornella Vanoni del 2001 per l'album "Un panino una birra e poi...", o quella dei Matia Bazar del 2007 per l'album "One1 Two2 Three3 Four4". Inoltre, nel 2004, è stata lanciata anche una versione dance del brano remixata da Roberto Giordana. Un grande successo, quindi, che rappresenta le riflessioni di un uomo che si ritrova vagabondo senza soldi né casa e tra i ricordi d'infanzia ed un futuro incerto si affida alla fede in Dio, ovvero, tutto ciò che gli è rimasto. Un destino beffardo che non poteva immaginare nell'ingenua età della fanciullezza. Un testo straordinario trasformato in un capolavoro immortale dalla voce di Augusto Daolio e da un gruppo di grandi professionisti della nostra musica, una formazione che, seppur cambiata varie volte in quasi tutti gli elementi non perde mai la sua identità e la sua qualità artistica.

 

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8 settembre 2018 6 08 /09 /settembre /2018 23:01

"Una carezza in un pugno" è uno dei brani più noti ed amati della discografia di Adriano Celentano. La canzone venne incisa nel 1968, a due anni dal grande successo ottenuto con "Il ragazzo della via Gluck" in un album che portava eccezionalmente due titoli "Azzurro" da un lato e "Una carezza in un pugno" dall'altro per sottolineare i due brani più importanti del progetto che, tra l'altro, conteneva anche "Canzone" e "La coppia più bella del mondo". Il testo è stato scritto da Luciano Beretta e Michele Del Prete mentre la musica è stata curata da Gino Santercole, nipote di Adriano, e Nando De Luca. Il disco, ovviamente, fu un successo e tutt'ora le due canzoni sono tra i cavalli di battaglia dell'artista milanese. All'epoca, il brano, sorprese anche per l'evidente errore grammaticale presente nel ritornello: "...Ma non vorrei che tu a mezzanotte e tre stai già pensando a un altro uomo..." che venne, però, ridimensionato dallo spessore dell'interprete e dalla devozione del pubblico verso lo stesso Celentano. Il brano rappresenta la tenera forza di un amore romantico e la feroce gelosia che lo stesso, talvolta, provoca. Il noto critico musicale Mario Luzzatto Fegiz definì la canzone: "La sintesi del sentimento: a mezzanotte la certezza, a mezzanotte e tre il dubbio". Il pensiero espresso nel brano, inoltre, assume un elevato spessore poetico grazie alla penna garbata di Beretta, grande autore e paroliere, considerato il vero poeta del Clan Celentano. Un'altra corrente di pensiero, invece, vede nel testo un intento molto meno poetico e cioè una sorta di velato inno alla masturbazione maschile. Questa ipotesi è stata promossa, tra gli altri, dal giornalista Luca Sofri che pare sia arrivato a tale conclusione attraverso delle dirette dichiarazioni di Santercole. In ogni caso, negli anni, il brano, ha acquistato sempre più forza grazie anche ad alcune fortunate cover che hanno permesso alle nuove generazioni di riscoprire la canzone come quella realizzata da Rosario Fiorello nel 1995 nell'album "Nuovamente falso" o quella del duo Musica Nuda, composto da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, per il disco "55/21" del 2008. Un capolavoro senza tempo, quindi, che ha contribuito in maniera importante alla consacrazione di un vero e proprio mito della nostra musica come Adriano Celentano.

 

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3 settembre 2018 1 03 /09 /settembre /2018 23:01

"La voglia di morire" è un brano di  Marco Masini del 1991 e pubblicato nello storico album  "Malinconoia". Scritta in collaborazione con Giancarlo Bigazzi e Marco Falangiani, la canzone, può sembrare dal titolo una rappresentazione del pessimismo di cui l'artista toscano è stato spesso tacciato erroneamente e, talvolta, meschinamente per avvalorare quell'infame etichetta di jettatore che l'artista ha dovuto subire per diversi anni da parte di addetti ai lavori che, per invidia o per ragioni commerciali, volevano escludere, attraverso questi loschi mezzucci, Masini dal panorama artistico. Chi non conosce il contenuto del brano, infatti, può cadere in questo tranello ma basta ascoltare il testo per capire che lo stesso non è un invito al suicidio, come si voleva far credere, bensì l'esatto contrario. Il testo spinge a risollevarsi ed è riferiferito a chi soffre un periodo di forte depressione. L'attenzione e la sensibilità di Masini verso le problematiche giovanili sono aspetti importanti che hanno contraddistino la prima fase artistica del cantautore e la depressione non poteva non essere presa in considerazione in un periodo storico come quello dei primi anni '90 dove si iniziava a prendere coscienza dell'aids e dove l'uso delle droghe era sempre più forte tra una generazione di ragazzi che cercavano proprio nella musica i propri profeti. Per tali ragioni, Masini, divenne un simbolo di quel popolo di adolescenti che vedevano in lui l'unico artista capace di interpretare i propri pensieri e le proprie paure e di metterle in musica attraverso testi poetici e conivolgenti. "La voglia di morire" rientra proprio tra questi brani che disegnano la realtà giovanile di quei tempi e quello stato d'animo, talvolta, opprimente che risiedeva in molti di quei ragazzi smarriti in quella delicata fase di crescita. Masini, quindi, cerca di interpretare le loro sensazioni elencando i sintomi che tale stato d'animo causa e li invita a guardare oltre la propria realtà per osservare chi vive il vero dolore citando, ad esempio, i mendicanti nei metrò o i bambini in fase terminale. Osservando queste tristi realtà si ha una prospettiva diversa della propria vita e del valore che la stessa ha. Spesso per un piccolo problema, magari sentimentale, ci si abbandona non pensando a quante persone pagherebbero per dover far fronte a questi piccoli disagi invece di dover convivere con vere difficoltà che, nonostante tutto, non li inducano mai a mollare ma sempre a lottare per quel dono di Dio che è la vita. L'autore, quindi, vede nell'amore per la vita l'arma più forte per combattere questo stato depressivo che verrà del tutto cancellato quando si incroceranno gli occhi con un partner che rappresenterà quella forza dell'amore in grado di spazzare via definitivamente quell'atroce dubbio esistenziale. Un pezzo struggente e, sicuramente, altamente significativo realizzato su di una musica sublime che ricorda le sonorità classiche e con un testo profondo e poetico che rendono il brano un capolavoro assoluto impreziosito dalla tipica voce roca ed il solito coivolgimento emotivo nell'interpretazione di un vero poeta della nostra musica come Marco Masini.

 

 

 


 

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Giancarlo Bigazzi

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