Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

Luca Carboni - La nostra storia

Sondaggi

La Sfida dei 100, 4°Fase-5°Sfida
 
 
 
 
 
pollcode.com free polls
24 febbraio 2021 3 24 /02 /febbraio /2021 00:01

"Capellone", come dichiara lo stesso artista, è il grande "insuccesso" di  Nino D'Angelo dove per "insuccessi" si intendono tutte quelle canzoni, particolarmente care all'autore, che avrebbero meritato maggiore considerazione e che, invece, non essendo incluse nelle programmazioni radiofoniche e televisive non ricevono l'adeguata diffusione. Spesso, infatti, D'Angelo quand'è ospitato in trasmissioni televisive, secondo le sue stesse parole, è costretto a contrattare sulla sua performace ottenendo l'esecuzione di un suo brano meno noto in cambio, magari, di tre classici napoletani. Questo destino sfortunato tocca ogni artista e sono tante le canzoni di qualità che, purtroppo, si perdono nel dimenticatoio per le stupide regole di media che badano solo al lato commerciale della musica senza alcun riguardo per l'arte e per la professionalità degli artisti stessi. "Cappellone", appunto, è considerato da D'Angelo uno dei brani più belli del suo infinito repertorio e se lo si ascolta si può capire il perchè. Incluso nell'album della svolta artistica del cantautore napoletano "Terranera" del 2001, "Capellone" tratta la storia struggente di un'adolescente abbandonato al proprio destino da un padre alcolizzato ed una madre già troppo impegnata a risolvere i problemi di un quotidiano tanto tormentato. Cresciuto in solitudine e senza una guida, il ragazzo, prende strade sbagliate arrivando a rubare per farsi un regalo di compleanno che nessuno aveva ricordato. Nella sua taciturna adolescenza, il protagonista, non aveva amici ne alcun tipo di rapporto umano e non aveva, quindi, una reale coscenza degli errori che commetteva. Sentendosi solo, ignorato ed, in qualche modo, sconfitto da un mondo troppo lontano da lui, il ragazzo, colpito anche anche dalla morte del padre, prova a scappare da questa realtà ed a nascondere la propria vergogna mediante l'uso compulsivo di eroina. Seguendo questa triste routine quotidianamente, "Capellone", si era ormai perso e preso dallo sconforto si tolse la vita lanciandosi nel vuoto. Un testo eccezzionale accompagnato, tra l'altro, da un poetico violino che regala al brano un'atmosfera unica e particolamente emozionante. Un vero capolavoro di cui D'Angelo fa bene ad andarci fiero ed a, richiedere per lo stesso la giusta divulgazione. Sarebbe, infatti, un peccato che un brano così non fosse patrimonio comune, ma solo di quei pochi che hanno avuto il merito, o meglio, la fortuna di ascoltarlo. 

 

 

 


 

 

Condividi post
Repost0
23 febbraio 2021 2 23 /02 /febbraio /2021 00:01

"Rimmel" è un album fondamentale della discografia di Francesco De Gregori ed è stato inciso nel 1975. Esso contiene alcuni capolavori che hanno segnato la carriera del cantautore romano e che ancora oggi sono tra i suoi brani più noti ed amati come "Buonanotte fiorellino", "Pezzi di vetro", "Pablo" e quella che da il nome al disco "Rimmel". "Rimmel" inteso come album: "Fa riferimento - secondo lo stesso artista - al trucco usato dalle donne per gli occhi, a qualcosa di artefatto, ma questo disco è fatto per smascherarli, metterli in evidenza o almeno queste sono le intenzioni". Il successo fu strabiliante e l'album vendette più di 500 mila copie rimanendo in classifica per ben 60 settimane e risultando essere il disco più venduto dell'anno. "Rimmel" come canzone, invece, è un brano d'amore nato alla fine di una storia con una ragazza a cui aveva già dedicato il brano "Bene" l'anno precedente. La ragazza in questione, come è possibile leggere nel libro biografico "De Gregori" scritto da Giorgio Lo Cascio, si chiamava Patrizia e conobbe il cantautore in una giornata ventosa quando lo stesso artista sventò un tentativo di rapina di una pelliccia da due balori verso la donna da cui il verso del brano: "...ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona". Nello stesso volume si legge che la storia finì perchè la ragazza si innamorò di Nini Salerno dei Gatti di Vicolo Miracoli. Nel testo è possibile notare un riferimento all'amore visto come gioco e come destino. Infatti si parla delle carte dello ziangaro, i quattro assi di un colore solo e il verso "come quando fuori pioveva" cioè una tipica espressione del gergo del poker per rappresentare la scala di valore dei quattro semi del mazzo di carte francesi e cioè cuori, quadri, fiori, picche. Inoltre, anche l'episodio dello zingaro è autobiografico e lo stesso De Gregori disse: "Si, un giorno mi hanno fatto le carte e mi hanno detto cose molto belle, mi hanno detto che sarei stato molto felice, mi hanno detto "sarai un vincente". Però, tutto sommato non è bello che uno ti dica quello che diventerai, credere allo zingaro forse è mancanza di fantasia, mancanza di giovinezza, del coraggio di dire "vaffanculo, adesso io esco e chissà cosa succede"". Un testo e un album, in generale, molto bello che, però, viene preso di mira da una certa critica tra cui Giaime Pintor che su Muzak attacca i testi dell'artista definendoli "da baci Perugina" e parte della "peggiore canzonetta italiana" e criticando gli studenti che vedono poesia nelle canzoni di De Gregori. Ci furono, quindi, critici in difesa dell'artista come Simone Dessì ma ci furono anche ripercussioni sulla carriera dell'artista e sul suo rapporto con la parte politicizzata del mondo studentesco. In particolare, il 2 aprile del 1976, al "Palalido" di Milano un suo concerto venne più volte interrotto da alcuni esponenti dei collettivi politici studenteschi, tra cui Gianni Muciaccia leader dei Kaos Rock e Nicoletta Bocca, figlia del giornalista Giorgio, per la lettura di un comunicato contro l'arresto di un militante avvenuto a Padova ed anche per contestare lo stesso De Gregori colpevole, a loro dire, di frequentare alberghi lussuosi e di strumentalizzare i temi cari della sinistra politica per arricchirsi. L'artista contrariato canta un altro paio di canzoni prima di abbandonare il palco ma i ragazzi lo costringono a risalire e lo accerchiano iscenando una sorta di "processo" in cui gli vennero poste delle domande sul suo compenso e gli venne proposto di lasciare lì i soldi per dimostrare il suo attaccamento politico ed, inoltre, di abbandonare la professione di musicista per andare a fare l'operaio. Dopo circa venti minuti, l'artista, riesce a raggiungere il camerino e dichiarerà: "Non canterò più in pubblico. Stasera mancava solo l'olio di ricino, poi la scena sarebbe stata completa". Concluso il tour, De Gregori, sospenderà la sua carriera per circa due anni progettando anche di aprire una libreria e lasciare la musica. A questo episodio diversi cantautori si sono ispirati per dimostrare solidarietà verso De Gregori. In primis Roberto Vecchioni che nel 1977 scrive "Vaudeville (Ultimo mondo cannibale)" in cui dice: "E spararono al cantautore, in una notte di gioventù, gli spararono per amore, per non farlo cantare più, gli spararono perchè era bello, ricordarselo com'era prima, alternativo, autoridotto, fuori dall'ottica del sistema". Poi fu la volta di Edoardo Bennato in "Era una festa" del 1987 in cui dice: "Francesco non se lo aspettava, vedeva intorno a sè solo ragazzi come lui, gli dicono "Compagno sui un errore, la tua avventura adesso si conclude, noi invece andiamo avanti e non ci fermeremo mai". Infine, nel 2010, ci pensa Luciano Ligabue a scrivere : "C'ero nel settantasette, a mio modo e col mio passo, il processo a De Gregori..." in "Nel tempo". Dopo molti anni De Gregori conlcuse l'argomento dicharando: "Per come si erano messe le cose avrebbero anche potuto spararmi: è stato un piccolo momento della strategia della tensione". Una pagina di storia incresciosa della nostra Italia ai danni di un artista che fin da subito si è evidenziato per la sua originalità e la sua capacità autoriale fuori dal comune. Un grande cantautore che a causa di pochi scalmati e qualche critico incosciente ha rischiato di veder conclusa quasi sul nascere la sua gloriosa carriera costruita su di un repertorio patrimonio della nostra musica.


 

Altro su:

Edoardo Bennato

Francesco De Gregori

Luciano Ligabue

Roberto Vecchioni

 

Condividi post
Repost0
22 febbraio 2021 1 22 /02 /febbraio /2021 00:01

E' il 1995, quando i "Neri per Caso", un gruppo composto da sei ragazzi del salernitano, si presentano al 45° Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con il brano "Le ragazze". A vederli, potrebbero sembrare una boy band come tante ma quando iniziano a cantare si capisce subito la particolarità che li ha portati prima al successo. I "Neri per Caso", infatti, cantano a cappella e, quindi, senza l'ausilio di alcun strumento musicale a parte le loro corde vocali. La loro partecipazione a Sanremo, infatti, è un evento perchè per la prima volta, la nutrita orchestra del Festival, non partecipa alla loro performance lasciando ai sei giovani la possibilità di stupire il pubblico con i loro gorgeggi perfettamente curati che fanno da tappeto musicale al canto. Il testo della canzone parla delle ragazze della loro generazione, dei loro comportamenti e delle loro virtù. Grazie al brano, scritto da Claudio Mattone, i ragazzi conquistano la vittoria al Festival ed il successivo album "Le ragazze" ottiene 6 dischi di platino. Proprio Claudio Mattone è stato un elemento fondamentale per la loro strada artistica: fu lui, infatti, assistendo ad un loro spettacolo in un locale romano, a rinominare il gruppo ed a lanciarli nella musica di seria A. Quella sera, i ragazzi, erano vestiti tutti di nero e Mattone chiese loro se era il loro look solito ed alla risposta che era stato solo un caso nacque "Neri per Caso". Ovviamente, questo nome, si lega anche con le caratteristiche vocali della formazione. Il primo nome della band era "Crecason" che derivava dalle iniziali di alcuni componenti, uno dei quali uscito dal gruppo prima del successo. La formazione storica ed attuale della band è composta dai salernitani Ciro Caravano, Gonzalo Caravano e Massimo Divitiis oltre al napoletano Diego Caravano, al nocerino Mario Crescenzo e allo spagnolo di nascita Domenico Pablo "Mimì" Caravano. L'ultimo loro lavoro risale al 2010 ed è "Donne", un album di duetti con sole donne della nostra musica come Loredana Bertè, Ornella Vanoni, Mietta, Noemi ed altre oltre a quello postumo con Mia Martini.

 

 

 


 
Condividi post
Repost0
21 febbraio 2021 7 21 /02 /febbraio /2021 00:01

"Destra-Sinistra" è un classico pezzo dello storico teatro-canzone proposto da  Giorgio Gaber, Gaberscik all'anagrafe, durante tutta la sua carriera artistica rendendolo un po' il padre italiano di tale ramo dello spettacolo. Il brano, scritto col fidato Sandro Luporini, è stato pubblicato nel 2001 all'interno dell'album "La mia generazione ha perso", ultimo disco che Gaber ha pubblicato da vivo visto che il successivo,  "Io non mi sento italiano", del 2003 è stato pubblicato poco dopo la scomparsa dell'artista. Pur non essendo un inedito avendo già un passato teatrale di circa dieci anni, "Destra-Sinistra", leggermente ritoccato per aggiornarlo al periodo storico, ottiene un ottimo successo sia per la trascinante ironia di Gaber sia per il messaggio che la canzone intende lanciare sulla crisi della politica e delle ideologie della stessa ormai limitate a futili ostentazioni esteriori più vicine al fanatismo che ad un reale credo in una scuola di pensiero ed in determinati valori. Il brano, quindi, ironizza sui clichè che contraddistinguono il moderno senso di appartenenza ai due poli, ormai in realtà non così lontani, della politica italiana. La storia della nostra politica ove uomini di diverse fazioni lottavano per le proprie idee ed i propri valori è, oggi, solo un ricordo visto l'evolversi della nostra mediocre classe politica figlia di una medesima società. Più che ai valori ideologici oggi si da peso solo ai valori bollati che hanno la forza di far cambiare un uomo da uno schieramento all'altro in pochi minuti senza alcuna vergogna. L'orgoglio, la dignità, il pudore ed il proprio pensiero non hanno più senso, per certe persone, vicino ai propri interessi economici. Chi è morto affichè chiunque possa essere libero di portare avanti la propria idea, seppur sbagliata, ora si rivolterebbe nella tomba nel vedere in che condizioni è l'odierna politica italiana. Gaber a tutto questo ha voluto rispondere con la solita ironia incidendo questo suggestivo elenco di differenze tra le due fazioni che finiscono sempre più ad assomigliarsi, feticci, colori, bandiere e oggettini vari, esclusi.

 

 

 


 

Altro su:

Giorgio Gaber

 

Condividi post
Repost0
20 febbraio 2021 6 20 /02 /febbraio /2021 00:01

"Blumùn" è un brano di Roberto Vecchioni del 1993 contenuto nell'omonimo disco che rappresenta una delle produzioni discografiche più fortunate della carriera del cantautore brianzolo. Il disco, arrivato fino al terzo posto delle classifiche di vendita, ha ottenuto un ottimo riscontro commerciale sia per la qualità dei testi, elemento sempre presente nei lavori di Vecchioni, che pr ciò che riguarda le sonorità proposte. Un ritmo coinvolgente, ad esempio, lo si trova proprio nel suddetto singolo che rimane ancora oggi un cavallo di battaglia dell'artista. La canzone rappresenta una tranquilla e pacata riflessione sulla vita e sugli anni trascorsi della stessa dove, l'autore, pone come destinatario di questi pensieri Dio. Un Dio che, attraverso la voce dell'attore Gene Gnocchi, da inizio al brano con un breve tratto parlato in cui si fa un ironico riferimento al cognome assegnato dallo stesso Signore all'artista giocando sugli anni "rubati" dallo stesso Vecchioni e "concessi" da Dio per il solo gusto di vedere, anno dopo anno, il viso serioso di un uomo che, in realtà, nasconde dentro il sorriso ingenuo di un bambino. Vecchioni risonde al Creatore confermando questa serenità d'animo che è il frutto di una vita vissuta con amore apprezzando le piccole cose che ha avuto e non rimpiangendo quelle che non possiede. L'autore si dichiara felice arrivato ad un punto della vita in cui si inizia a tirare le somme dei propri giorni e delle proprie esperienze. Gli amori, i figli, gli amici ma anche le bellezze della natura sono punti di riferimento di un viaggiatore talvolta malinconico che non mette limiti alla nostalgia e che non ha alcuna intenzione di abbandonare anzitempo tutto ciò. In ogni caso, Vecchioni, non si tira indietro a quello che sarà l'ovvio destino di ogni essere umano, ovvero, la morte ma chiede al Signore che quando quel giorno arriverà, augurandosi che sia il più tardi possibile, senza dar peso alle modalità del decesso, gli venga riservato "un buco" dove, in compagnia della sua donna e dei suoi amici, possa, di tanto in tanto, rivedere "il suo mondo". Un testo profondo e particolarmente significativo che Vecchioni, però, esprime con leggerezza quasi fosse un amichevole colloquio con una persona qualunque ed anche l'errore voluto nella scrittura del titolo che sarebbe, in inglese, Blue Moon, sottolinea il disimpegno che l'autore ha voluto dare a questo confronto con Dio. Proprio questa, quindi, è una delle caratteristiche di questa composizione che la hanno resa così amata da un pubblico così vasto e variegato. "Blumùn", infatti, è una di quelle canzoni che è arrivata anche a chi non ascolta abitualmente la musica del "Professore" ma, che non ha potuto fare a meno di farsi rapire dalle atmosfere magiche di questo brano nato, tra l'altro, osservando la luna in una notte sulla spiaggia siciliana di Mondello.

 

 

 


 

Altro su:

Roberto Vecchioni

Condividi post
Repost0
19 febbraio 2021 5 19 /02 /febbraio /2021 00:01

"La vita mia" è un classico del repertorio di  Amedeo Minghi ed è stato pubblicato nell'omonimo album del 1989 tratto dal recital "Forse si musicale" registrato al teatro Eliseo di Roma, tranne il suddetto brano che rappresenta l'unico inedito del disco. Scritto in collaborazione con Vanda Di Paolo, la canzone, tratta di un forte sentimento provato dal protagonista verso una donna che identifica proprio come la sua stessa vita. Metafora più alta, in tema d'amore, non può esistere ed anche se può apparire banale rispecchia, senza fraintendimenti, ciò che l'uomo realmente si sente di esprimere. Nel brano vengono ricordati dei momenti vissuti in un intenso amore, quando lo stesso, sembra essere svanito proprio da parte della donna. Il protagonista non si rassegna e ricade in quei ricordi per riassaporare l'essenza di quei tempi ove non era pensabile che quel rapporto finisse. Ma quel sentimento sembra sfuggire di mano ed è diventato, forse, più grande di loro, al punto di non riuscirlo più a domare o a "maneggiare". Ed è così che l'uomo prende atto della cosa e si rassegna a perdere, in qualche modo, la propria "vita". La donna, quindi, porta con sè gli anni più belli di quell'uomo tramutati in ricordi ma anche un futuro che probabilmente non gli riserverà più un tempo così bello od una persona che gli possa ridare quella vita ormai chiusa tra le immagini e le sensazioni di quel passato. Il testo, però, può essere inteso anche come la fine di quella passione causata dallo scorrere del tempo e non della relazione che, però, si trascina stancamente senza più quegli slanci emotivi di un tempo. In ogni caso, qualsivoglia lettura si intende dare, resta un testo magnifico che fa parte delle più belle pagine della discografia italiana ed, in particolare, del ricco repertorio di quel raffinato artista che risponde al nome di Amedeo Minghi.

 

 

 


 

Altro su:

Amedeo Minghi

Condividi post
Repost0
18 febbraio 2021 4 18 /02 /febbraio /2021 00:01

"Vennimm'ammore", ovvero "Vendiamo amore", è un brano molto toccante di  Federico Salvatore e pubblicato nel 1995 all'interno dell'album "Azz...". Già dal titolo del disco si capisce che Federico è, al momento della pubblicazione, ancora in una fase transitoria della sua carriera dove inizia ad uscire il lato intimista e cantautoriale dell'artista ma dove predomina, probabilmente anche per alcune leggi del mercato discografico del tempo, ancora l'anima del cabarettista che ha dato all'autore la visibilità nazionale. Nonostante i successi di quel filone demenziale, Federico, sente la necessità di esprimersi anche su binari più alti ed anche grazie alla collaborazione di Giancarlo Bigazzi inizia un percorso che presto rivelerà la vera natura dell'artista. "Vennimm'ammore" non è altro che la versione viscerale e cruda del brano "Sulla porta" che poi Federico porterà al Festival di Sanremo nel 1996 italianizzata e moderata nei termini e nelle espressioni per il palco dell'Ariston. Nonostante tutto, anche quella versione di  "Sulla porta", subì delle censure dalla Rai e creò scandalo poichè era, evidentemente, un tema ancora tabù in Italia. Come "Sulla porta" anche "Vennimm'ammore" è un grandissimo pezzo che rende subito l'idea dello spessore artistico ed autoriale di Federico Salvatore e fa intendere l'intenzione dell'autore di dare una svolta alla sua discografia mettendo in disparte il cabaret per esaltare le sue grandi doti fino ad allora oppresse dal personaggio demenziale che aveva creato. Naturalmente anche in quel cabaret c'era originalità e talento ma tutto ciò non poteva annullare una vena autoriale molto più elevata che cercava il suo giusto spazio. Il brano parla delle sensazioni di un trans, un uomo che per seguire la sua natura si vede costretto a mettere in vendita il proprio corpo ed i propri sentimenti per strada affinchè possa assaporare, anche se dietro pagamento, un barlume di quel sentimento chiamato amore che altrimenti sarebbe utopia in una società come quella italiana dell'epoca. Il protagonista, quindi, si lascia illudere da quei comportamenti di alcuni clienti a cui lui concede davvero il cuore ed a cui spesso fa credito evidenziando il sentimento come prima necessità e non il danaro. L'aria malinconica del brano rende in pieno la situazione quotidiana del protagonista che non dà peso ai continui sberleffi dei passanti e mette da parte la vergogna e l'imbarazzo nel rispondere con una cifra alla richiesta per le sue prestazioni. Il suo corpo ha un prezzo come un qualunque prodotto esposto in vetrina ma a differenza di questi ultimi, il protagonista, ha anche una anima che è costretto a sopprimere in tali situazioni ma che non riesce a trattenere nei momenti di sconforto od in quelli ove i rapporti a pagamento sembrano davvero reali. Nel brano l'uomo, infatti, s'innamora di uno dei clienti e vive quell'illusione che svanisce alle prime luci dell'alba che portano via ogni sogno di una vita normale. Un grande pezzo che riesce a toccare le corde dell'anima e che, insieme a qualche altro brano, ha dato quell'imput all'artista di porseguire in tal senso la sua carriera che in questi ultimi anni, anche senza la stessa promozione di allora, vive sicuramente i suoi giorni migliori.

 

 

 


 

Altro su:

Federico Salvatore

Giancarlo Bigazzi

Condividi post
Repost0
17 febbraio 2021 3 17 /02 /febbraio /2021 00:01

"Chicco e Spillo" è un brano del 1992 ed a proporlo è un giovane Samuele Bersani nel suo album d'esordio "C'hanno preso tutto". Dopo aver collaborato con Lucio Dalla, sua guida nel mondo della musica, nel 1991 per il tour dell'album "Cambio" con la canzone "Il mostro", Bersani, conquista il pubblico giovanile con questo singolo che irrompe nei circuiti radiofonici e si percepisce che è arrivato qualcosa di veramente nuovo. Bersani, infatti, propone una musica coinvolgente ed originale adatatta ad un testo dai risvolti sociali e, talvolta, drammatici. Anche se trattati con una disarmante leggerezza, nel brano, passano i temi della tossicodipendenza e della microcriminalità giovanile. Le tematiche sono forti e restano in linea con quelle del cantautorato classico italiano ma Bersani le riproduce con un ritmo e con una vena ironica quanto arguta e dissacrante che non si era mai vista prima nel panorama musicale italiano. Una novità assoluta che ottiene il successo meritato anche grazie alle grandi capacità autoriali di Bersani che rimane comunque, alla base, un vero cantautore. Con "Chicco e Spillo" Samuele Bersani partecipa al Festivalbar facendosi spazio tra le banalità e le repliche di cose già viste proponendo novità ed originalità. Il testo parla di due fratelli che sono due piccoli delinquenti tossicodipendenti che tentano di rapinare un negozio. Il furto va bene ma nell'inseguimento con la polizia i due sono vittima di un incidente. Come detto, però, la solarità ed il colore del sonoro bilanciano l'aspetto emotivo dovuto a temi di tale rilevanza. La canzone sarà oggetto di cover da parte di Frankie HI-NRG MC nel 2008 e del rapper HegoKid nel 2011 mentre lo stesso Bersani la riproporrà nella raccolta "Che vita! Il meglio di Samuele Bersani" nel 2002. In seguito a questo successo etivo, Bersani si confermerà tra i migliori artisti emergenti con l'album "Freak" che venderà oltre 150 mila copie. Continueranno i successi senza sosta fino ad oggi col Premio della Critica all'ultimo Festival di Sanremo con "Un Pallone" e quando con l'album "Psyco - 20 anni di canzoni" ha festeggiato appunto, un così importante traguardo della sua ancor giovane ma intensa storia musicale. Un artista unico ed originale a quale auguriamo di accompagnarci ancora per tantissimi anni con il suo particolarissimo modo di fare musica di qualità.

 

 

 


 

 

Altro su:

Lucio Dalla

Samuele Bersani

Condividi post
Repost0
16 febbraio 2021 2 16 /02 /febbraio /2021 00:01

"L'ateo cristiano" è un brano di  Federico Salvatore pubblicato nell'album "Dov'è l'individuo?" del 2004. Scritta dallo stesso cantautore napoletano, la canzone, rappresenta un personalissimo modo di vivere la fede che è, probabilmente, molto diffuso tra tutto quel gruppo di persone non praticanti della chiesa e che non sono del tutto convinti della presenza di un Dio o, comunque, che sono nel limbo che esiste tra i gli atei convinti e i fedeli. Un discorso, quello esposto dall'autore quindi, che può ben rappresentare il pensiero ed il modo di vivere il proprio rapporto con il Signore e con il mondo ecclesiastico di molte persone che, inconsapevolmente, viene dipinto in questo brano. Federico Salvatore, infatti, ci parla di un portagonista che vive la sua vita come "un ateo cristiano" ovvero, osserva i comandamenti del Signore solo per civiltà o per evitare conseguenze sgradevoli e non per vocazione religiosa. Pur mostrando dubbi sull'esistenza di Dio, il protagonista, dice di non affidarsi mai ad una entità superiore nemmeno nei momenti di difficoltà ma che visita le chiese solo per le loro bellezze architettoniche o artistiche e che non commette reati solo per non rischiare la galera. Il rispetto massimo per i genitori non gli è dettato dai comandamenti ma, per l'autore, rappresenta solo il debito per chi lo ha messo al mondo. Inoltre, non conosce l'invidia poichè ha ereditato già dal padre una posizione e non desidera la donna di un altro poichè sarebbe geloso del marito e così via. Motivazioni concrete e civili, quindi, con le quali il protagonista si spiega come vive la sua vita come un perfetto cristiano pur essendo ateo e presenta l'unica contradizione dicendo che nei giorni di Natale fa il suo presepe, probabilmente frutto di una tradizione culturale più che di una vocazione. Vive la sua vita in questo modo, il protagonista e gli unici dubbi sulla presenza di un qualcuno più grande di noi l'avverte solo quando alza gli occhi al cielo. Un brano significativo e che ben rappresenta l'originalità e la ricerca nel rappresentare situazioni e riflessioni non comuni nella musica attuale. Una grande capacità autoriale che viene espressa in maniera totalmente personale che ha fatto di questo ex esponente del cabaret un grande cantautore che, talvolta, non fa mancare nemmeno la sua ironia in chiave artistica come solo i grandi riescono a fare. Un brano, quindi, da ascoltare per porsi delle domande sul proprio modo di vivere la fede e per riflettere sull'argomento mettendo in paragone la propria esperienza personale ed il proprio rapporto con la fede. Come questo brano, tutta la recente discografia di Federico Salvatore va ascoltata poichè è un patrimonio della nostra musica italiana di qualità che non può finire nel dimenticatoio non godendo di alcuna spinta mediatica e nè di una regolare e giusta diffusione sul territorio nazionale. Recuperare un cantautore come Salvatore è importante per la nostra cultura e non è plausibile che, al contrario di tanta gente senza talento osannata dai media, debba arrivare al punto di smettere con la propria arte. Dal canto suo, Federico, non ha mai pensato di concludere la sua carriera proponendo sempre nuovi grandi lavori e riscuotendo sempre un enorme successo tra i suoi seguaci e tanti attestati di stima che lo spingono a credere nel proprio grande ed indiscusso talento.

 

 

 


 

Altro su:

Federico Salvatore

Condividi post
Repost0
15 febbraio 2021 1 15 /02 /febbraio /2021 00:01

"Alice" è un brano di  Francesco De Gregori del 1973 pubblicato prima in un singolo insieme a "I musicanti" e poi nel secondo album del cantautore intitolato proprio "Alice non lo sa". Sebbene non sia un disco fortunatissimo per De Gregori: venderà, infatti, solo sei mila copie il singolo Alice, che vendette all'uscita la metà dell'intero album, avrà un futuro radioso. Infatti, malgrado si classifichi ultimo a Un disco per l'estate, il brano negli anni diventerà uno dei più caratteristici ed amati della discografia di De Gregori. Il testo parla delle tante storie, piccole o grandi, che, nonostante tutto, ci accadono intorno e del quale spesso non ne siamo nemmeno a conoscenza. Nel caso della canzone si parla del mondo che circonda Alice, questa protagonista che osserva le figure che la circondono ma ne mantiene le distanze non facendosi coinvolgere nè turbare particolarmente. Le storie raccontate nella canzone riguardano principalmente cinque personaggi: Irene, una ragazza che medita il suicidio ed a cui De Gregori dedica una intera canzone all'interno dello stesso disco, Lili Marleen, famosa canzone tedesca del periodo bellico, è citata come una donna matura che nasconde la propria età pur restando sempre molto bella, poi l'autore dedica un verso a Cesare Pavese, scrittore e poeta, che nel 1952 si ammalò di pleurite rimanendo a lungo sotto la pioggia in attesa di una ragazza di cui si era innamorato e che faceva la ballerina in un locale per studenti. C'è poi un verso che parla di un medicante arabo gravemente ammalato e proprio tale verso inizialmente "Il mendicante arabo ha un cancro nel cappello..." divenne "Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello..." per la censura della Rai che motivò la cosa dicendo che al pubblico non piaceva sentir parlare di cancro nell'ora della messa in onda del brano che era intorno a mezzogiorno. Nonostante tutto, De Gregori, quando la esegue dal vivo canta sempre la versione originale del testo. Infine, l'ultima storia raccontata è quella che si ripete nel ritornello e cioè quello di un ragazzo che sul punto di sposarsi abbandona il matrimonio, lasciando interdetti gli invitati, per la forte pressione data dalla gravidanza, celata ai presenti, della ragazza. Tutte queste storie, quindi, avvengono sotto gli occhi di Alice che rimane comunque estranea a queste situazioni racchiudendosi nel proprio mondo. Gli arrangiamenti del brano sono a cura di De Gregori e di Edoardo De Angelis, anche produttore del disco, mentre l'orchestra degli archi che accompagna la canzone è diretta dal maestro Luigi Zito. La canzone, come detto, riscuoterà molto successo negli anni successivi e sarà anche oggetto di diverse cover come quelle di Fiorella Mannoia, Mia Martini ed  Enrico Ruggeri anche se la primissima cover è stata fatta dalla "Schola Cantorum" nel 1975. Un grande brano, quindi, entrato di diritto tra i classici della musica cantautoriale italiana e figlio di uno tra i più originali e talentuosi autori degli ultimi cinquant'anni quale appunto Francesco De Gregori.

 

 

Condividi post
Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

English French German Spain Italian Dutch Russian Portuguese Japanese Korean Arabic Chinese Simplified
 


this widget by www.AllBlogTools.com

La musica che gira intorno

Promuovi anche tu la tua Pagina

Chat

Flag Counter

Flag Counter