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"Non so se sono stato mai poeta

e non mi importa niente di saperlo,

riempirò i bicchieri del mio vino,

non so com'è, però vi invito a berlo..."

Pierangelo Bertoli - A muso duro

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20 novembre 2021 6 20 /11 /novembre /2021 00:01

"Firenze Santa Maria Novella" è un brano di  Pupo, Enzo Ghinazzi all'anagrafe, inciso nell'album "Più di prima" del 1980 e scritto in collaborazione con Paolo Barabani. Inoltre il brano venne pubblicato anche in un 45 giri insieme a "Cosa farai". Questo album, terzo lavoro discografico dell'artista, arriva dopo un primo approccio con il successo dovuto a "Ciao" e, soprattutto, a "Gelato a cioccolato" della fine degli '70 scritta in collaborazione con Cristiano Malgioglio che gli porta notorietà ed i primi incassi importanti sul mercato discografico. Ma è proprio nel 1980 che arriva il suo cavallo di battaglia, infatti, nel suddetto album è presente anche la notissima "Su di noi" che Pupo presenta al Festival di Sanremo piazzandosi terzo nell'edizione vinta da Toto Cutugno con "Solo noi". L'album "Più di prima" vincerà il Premio Gondola d'oro nel 1981 oltre ad essere tradotto in diverse lingue ed essere immesso su gran parte del mercato europeo. Pupo, infatti, ancora oggi è uno dei cantanti italiani più apprezzati all'estero ed, in particolare, nei Paesi del nord d'Europa. Subito dopo "Su di noi", in termini di successo per quel disco, arriva la particolarissima "Firenze S. Maria Novella" che sarebbe il nome della stazione ferroviaria principale del capoluogo toscano sita nell'omonimo storico quartiere della città. Nato a Ponticino, frazione del comune di Laterina in provincia di Arezzo, Pupo è legatissimo alla sua terra tanto da voler dedicare alla mgnifica città di Firenze questo dolcissimo brano. Il testo parla proprio della stazione che secondo l'artista è lo specchio della città e, per tale motivo, racchiude usi, costumi, pregi e difetti del luogo e della sua gente. Viene, quindi, citata la bellezza artistica della città, la passione per la squadra calcistica della Fiorentina e per il suo simbolo Giancarlo Antognoni, il giornale della città "La Nazione", la relativa tranquillità in termini di criminalità e caos rispetto alle stazioni delle altre grandi metropoli italiane e anche lo spirito sognante della città che, secondo l'artista, appare "povera ancora di vergogna". Pupo parla anche dei pendolari che affollano la stazione e dei tanti turisti che giurano di ritornarci perchè come lo stesso testo, giustamente, dice: "A Firenze, sulla mia parola, non vedi niente in una volta sola". L'artista non dimentica di sottolineare la vita notturna della stazione, per certi versi molto simile, tra l'altro, a tutte le altre grandi stazioni italiane, dove non mancano clochards e travestiti. Una canzone molto particolare, quindi, che rappresenta tutto il fascino di una città unica ed esprime il valore di un autore, spesso bistrattato dai media e dalla satira, ma capace di ottimi slanci artistici come per il suddetto brano.

 

 

 


 

 

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Pupo

Toto Cutugno

 

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19 novembre 2021 5 19 /11 /novembre /2021 00:01

"Da Napoli e New York" è un brano pubblicato da  Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, nel 1992 all'interno dell'album "Il sole". Scritta dallo stesso Baldi in collaborazione con il produttore dello stesso disco e di gran parte dei lavori dell'artista toscano  Giancarlo Bigazzi ed arrangiata da Marco Falangiani, il brano, inizia parlando del nonno del protagonista fuggito in America dalla sua Napoli agli inizi del '900 per evitare un arresto dovuto all'omicidio di un boss che pretendeva il pizzo. L'uomo citato nel brano si ribellò al racket ma senza affidarsi alle forze dell'ordine nè denunciando il fatto bensì risolvendo la questione con una pistola. Da questo comportamento si comprende la matrice dell'uomo e della mentalità che esisteva in quell'epoca nel sud d'Italia e che ancora oggi non è del tutto debellata. Dal testo di deduce che lo stesso uomo, una volta in America, non si limitò ad una vita regolare ma da ciò che racconta il nipote, protagonista del brano, si deduce che si era ritagliato un posto d'onore nella malavita locale e che anche lo stesso nipote, nato in America, aveva seguito la medesima strada. Il ragazzo, infatti, racconta questa storia dall'Ucciardone, carcere di Palermo, dove evidentemente è stato trasferito. Si trova, quindi, a vivere la stessa nostalgia della propria patria vissuta dal nonno avendo, però, opposti natali. Il giovane, infatti, è americano di nascita e sogna il Bronx ricordando quella canzone che imparò dal nonno, il quale con superbia, la cantava in faccia all' FBI. Il brano si conclude con il desiderio di raggiungere il proprio luogo di nascita che lo spingerebbero perfino ad attraversare a piedi un ipotetico ponte da Napoli a New York, qualora esistesse. Napoli e New York, infatti, si trovano alla stessa latitudine ovvero all'altezza del 41° parallelo. Un rapporto stretto, quindi, quello tra le due città che in passato hanno rappresentato una tratta significativa per la mafia italo-americana ed anche per tutti quei disoccupati del sud che andavano a cercare fortuna negli Stati Uniti d'America. Storie, quindi,di emigranti, di miseria e di affari loschi che Aleandro Baldi ha ben disegnato in questa affascinante canzone che rappresenta la vita e la mentalità di quegli anni particolarmente difficili per il nostro meridione. Un ulteriore esempio, quindi, della grande capacità autoriale e della sensibilità di un artista fuori dal comune che meriterebbe molto più spazio nell'attuale mondo mediatico per tutto ciò che ha regalato alla nostra storia musicale e per tutto quello che ancora oggi, anche senza pubblicità, continua a proporre.

 

 

 


 

 

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Aleandro Baldi

Giancarlo Bigazzi

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18 novembre 2021 4 18 /11 /novembre /2021 00:01

"Messico e nuvole" è un brano del 1970 ed è stata scritto per la musica da Paolo Conte con la collaborazione di Michele Virano mentre il testo è di Vito Pallavicini. A lanciarla nel mondo discografico è Enzo Jannacci nell'album "La mia gente" proprio del 1970 con il titolo "Mexico e nuvole". Nel 1988, invece, sarà lo stesso Conte ad inciderla nel disco "Paolo Conte live" e nello stesso anno la canzone compare anche in un altro album di Jannacci intitolato "Quando un musicista ride". Tra le altre cover c'è da sottolineare la grande interpretazione di Fiorella Mannoia che la pubblica nell'album "Concerti" del 2004 e quella di Giuliano Palma & the bluebeaters per il disco "Long Playing" del 2005. Brano, quindi, che ha attraversato le epoche non perdendo mai la sua forza e la sua brillantezza che lo hanno reso sempre affascinante. "Messico e nuvole" ha ispirato, tra le altre cose, anche uno spettacolo teatrale di Angelo Orlando. Il testo del brano parla di un amore lontano provato da un uomo verso una donna che vive in Messico e che viene definito "amore di contrabbando". L'uomo desiste dal tornare in Messico preferendo di restare nella propria realtà e di osservare con malinconia il proprio cielo pensando al suono di una chitarra che accompegnarà i passi della donna che vive "la faccia triste dell'America". A sottolineare quest'aria malinconica c'è quel suono di un'armonica soffiata dal vento e la continua voglia di piangere che viene al protagonista innamorato ma poco convito ad oltrepassare le barriere logistiche e culturali per amore. L'autore, quindi, si chiede anche della incoscienza degli uomini nel pronunciare tanti si e, quindi, di sposarsi pur sapendo di vivere un amore provvisorio, matrimoni che appaiono come "situazioni di contrabbando". Amore e malinconia, mancanza di coraggio e di spirito di avventura, legame con la propria terra ma anche una sorta di egoismo, sono un po' i temi che emergono da questa canzone dal ritmo affascinante e coivolgente. Un successo della nostra musica figlio di una squadra di autori guidata da un grande nome quale quello di Paolo Conte.

 

 

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17 novembre 2021 3 17 /11 /novembre /2021 00:01

"Trenta lire" è un brano del cantautore napoletano  Federico Salvatore contenuto nell'album "L'azz 'e bastone" del 2000. All'epoca dei fatti Salvatore era ancora nel limbo tra le due fasi della sua storia musicale e cioè quello che lo ha visto figura ironica della canzone demenziale ed ospite fisso al "Maurizio Costanzo Show" e quella artisticamente più rilevante che lo vede tutt'ora come eccellente e raffinato cantautore impegnato. Nel 2000 prevale ancora l'anima cabarettista di Federico anche se non disdegna di inserire nei suoi dischi qualche canzone che inizia a far capire la sua vera natura artistica. Il cabaret Federico, come chiarito in futuro, lo ha usato per ottenere notorietà e per avere quell'attenzione che i media non riservano a chi offre solo qualità senza avere ancora un nome. Segue, quindi, il filone lanciato dagli Squallor ed approda nel circuito nazionale e quando è sicuro di avere la giusta considerazione prova il salto decisivo. La sua  "Se io fossi San Gennaro" ha fatto storia come una delle più raccapriccianti censure degli ultimi anni. Dopo quel brano eseguito in diretta tv il suo nome venne cancellato da tutti i maggiori canali radio-televisivi e, solo, qualche personaggio coraggioso e contro questo tipo di sistema lo invita a denunciare il fatto come, appunto, fece Gianfranco Funari nel suo ultimo show televisivo. Ma Federico ha superato anche questo e grazie alla sua qualità ha riformato un folto gruppo di sostenitori che continua a seguire i suoi lavori nonstante siano privi di pubblicità a livello nazionale. Per molti suoi vecchi fans Federico è scomparso ma non è così anzi il cantautore si è evoluto e continua a proporre lavori di grandissima qualità che lo rendono tra i migliori esponenti attuali del cantautorato figlio di Fabrizio De Andrè e del teatro-canzone figlio di Giorgio Gaber. "Trenta lire", ad esempio, mostrava benissimo queste capacità sia interpretative ma soprattutto autoriali. Il testo, infatti, usando il mezzo del danaro e del suo valore che muta col tempo che passa parla del cammino della vita tenendo ben presente il proprio. L'autore, quindi, inizia ad analizzare la propria infanzia, l'adolescenza, il primo amore, le aspettative dei genitori per il suo futuro fino all'incontro magico con la chitarra che gli ha cambiato la vita. Ci sono ricordi appassionati delle sue giornate passate nei quartieri popolari della sua Napoli, delle situazioni vissute in famiglia, dei primi approcci al sesso e di tutto ciò comprende un cammino di vita che si avvia verso la parte conclusiva. Testo, quindi, di rara bellezza completato da una sonorità coinvolgente e da una interpretazione intensa e commovente. Per chi non lo conosce sarà una lieta novità mentre per chi già ha avuto modo di ascoltarlo non potrà fare altro che confermare l'assoluta grandezza di un vero artista che porta il nome di Federico Salvatore.  

 

 

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16 novembre 2021 2 16 /11 /novembre /2021 00:01

"Mary" è un brano dei  Gemelli DiVersi del 2003 e contenuto nell'album "Fuego". Il gruppo formatosi a Milano nel 1998 vede come componenti il dj Alessandro Merli, noto come THG, il cantante Francesco Strangers, Strano per i fans, ed i rapper Emanuele Busnaghi, detto Thema e Luca Aleotti, noto come Grido e fratello di Alessandro Aleotti, ovvero  J-Ax ex leader degli Articolo31. "Fuego" rappresenta per questa band forse l'album più riuscito e "Mary" sicuramente il pezzo che li ha portati ad ottenere una notorità consistente nel panorama musicale italiano. Grazie a questo brano, infatti, il gruppo ha ottenuto la vittoria come Best Italian Act agli Mtv European Music Awards. Il brano, infatti, ottenne un grosso successo restando per ben otto mesi nei primi posti delle classifiche italiane ed ottenendo, quindi, un grosso riscontro dalle vendite. Il testo parla di una ragazza vittima degli abusi sessuali da parte di un padre che presto rifiuta abbandonando il tetto domestico. La fuga è l'unica strada che la protagonista del brano trova per cancellare una adolescenza macchiata dalla presenza di quell'orco che gli ha segnato la vita per sempre. Lascia, quindi, il proprio paese di periferia ed anche quando torna risollevata da una nuova vita, un amore ed un figlio non riesce a versare lacrime sulla lapide di quel padre ormai defunto. Nonostante oggi il suo volto abbia, infatti, ritrovato una espressione serena Mary non riesce, ovviamente, a dimenticare quegli anni vissuti come in una prigione, dove subiva violenze fisiche e psicologiche davanti agli occhi di una madre che non aveva la forza per reagire e, soprattutto, dinnanzi al tradimento di quell'uomo che l'aveva messa al mondo e che gli aveva tolto la gioia di vivere con le sue violenze. Un tema delicato quanto difficile da trattare ma che i Gemelli DiVersi hanno saputo tramutare in un brano struggente quanto poetico ed il successo ottenuto per tale composizione ne è la prova più evidente. In seguito a questo disco, il gruppo milanese, ha proprosto altri buoni lavori ma non hanno mai toccato, finora, le vette raggiunte con "Mary" ma ci si augura, viste le capacità, che prima o poi si ripropongano con qualcosa di artisticamente simile. In questi giorni la band sta lavorando ad un nuovo progetto che dovrebbe essere pubblicato entro il 2012 dopo l'ultimo lavoro del 2009 rappresentato dalla raccolta "Senza Fine 98-09. The Greatest Hits" che presentava come inediti il solo singolo "Vivi per miracolo" con il quale presero parte al Festival di Sanremo di quell'anno. L'attesa dei fans è, quindi, tanta visto che l'ultimo album di inediti "Boom!" risale al 2007.

 

 

 


 

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Gemelli DiVersi

J-Ax

 
 

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15 novembre 2021 1 15 /11 /novembre /2021 00:01

E' il 1987 quando  Peppino Di Capri, nome d'arte di Giuseppe Faiella, si presenta al 37° Festival di Sanremo con "Il sognatore", un brano che entrerà presto fra i suoi maggiori successi. Scritto da Salvatore "Toto" Cutugno , Salvatore De Pasquale, meglio noto come Depsa, Giuseppe Torrebruno oltre allo stesso Di Capri, il brano si piazza solo quinto sul palco dell'Ariston ma è nel tempo che questa canzone troverà la sua dimensione. Il testo parla della natura del protagonista e nonostante non sia stata scritta unicamente dallo stesso interprete appare molto appropiata allo spirito espresso da Peppino Di Capri in tanti anni di carriera. Nella canzone, pubblicata poi nell'omonimo album, si parla del sognatore come un animale in via d'estizione, una tipologia rara di essere umano che ancora riesce a distaccarsi dalla realtà ed a vivere in un mondo di fantasia chiudendo semplicemente gli occhi. Una razza che si nutre di emozioni e che rispetta a malincuore le rigide regole imposte dalla vita. E così, perdendosi tra le stelle e tra amori a buon mercato, il sognatore della canzone, ha speso la propia vita in piena libertà eludendo tristezze e delusioni grazie alla propria fantasia. Allo stesso modo, il protagonista del brano, attende il proprio futuro senza preoccuparsi di cosa gli potrà riservare il destino e rimanendo sempre orgoglioso del suo poetico passato. Un brano molto particolare, quindi, che Peppino interpreta con la giusta leggerezza e con tutta la classe che lo ha portato a superare egregiamente i cinquant'anni di carriera. Una storia musicale importante quella di Peppino che lo ha reso uno degli interpreti italiani più apprezzati di sempre. Una carriera da numero uno che ben si addice alla figura del sognatore ma che, grazie solo al suo talento, è più che una realtà. Ovviamente, per il successo di questo brano, non va dimenticata l'importanza di autori come Cutugno, altro pezzo di storia della musica italiana e di Depsa, nome fondamentale dello spettacolo italiano e fidato collaboratore di Di Capri per il quale ha scritto più di trenta canzoni oltre a scrivere per tutti i più grandi nomi della nostra musica. Un successo, quindi, figlio dell'unione tra talenti straordinari che ancora oggi sono simbolo della musica italiana nel mondo. 

 

 

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14 novembre 2021 7 14 /11 /novembre /2021 00:01

"Ti ricordo ancora" è un brano del 1984 scritto e cantato da  Fabio Concato, Piccaluga all'anagrafe, e pubblicato nell'album "Fabio Concato" dello stesso anno. Sicuramente tra le canzoni più note ed amate del cantautore milanese, "Ti ricordo ancora", parla di un'amicizia particolare che ha aperto un dibattito tra gli appassionati di musica mai del tutto chiarito sulla profondità del rapporto raccontato nel testo. Si tratta di una forte amicizia o di un amore adolescenziale per un omossessuale? La questione è ancora aperta e non è detto che un giorno venga chiusa. Questo perchè un brano può assumere diversi significati in chi lo ascolta ed, infatti, fra le diverse letture c'è anche chi vede come tema centrale del brano gli abusi sessuali. Quest'ultima versione appare ardita poichè ciò che è chiaro è che il protagonista ricorda questa persona con affetto, il che non fa pensare ad abusi e poi, Concato, descrive questo ragazzo come un tipo dall'animo sensibile capace di commuoversi davanti a un film. Per tali ragioni si può capire che non si tratta di abusi nè di ricordi negativi poichè ciò che viene fuori è sicuramente un senso di tenerezza e di forte amore e, non è dato sapere e, forse, non è nemmeno tanto importante, se si trattasse di sentimento omossessuale o di profonda amicizia. Per esaminare la cosa, però, si può fare riferimento al testo e ciò che avvale la tesi di un inizio di rapporto gay tra ragazzini sono le frasi: "...eri un omino ma dentro avevi un cuore grande...che batteva forte un po' per me..." e, soprattutto, "E ti ricordo ancora...quando scoprirono che mi accarezzavi piano...e mi ricordo che ti tremavano le mani...ed un maestro antico che non capiva...". Queste, quindi, le parti del testo di Concato che possono far pensare a qualcosa di più di un'amicizia ma non esclude la possibilità che si tratti di un legame forte d'amicizia con un ragazzo particolarmente sensibile e desideroso di mostrare il suo affetto anche con atteggiamenti e dimostrazioni fisiche che potevano essere fraintese sia dal maestro citato nel brano che dalla stessa comunità sociale come dimostra, appunto, il dibattito nato sulla canzone. In ogni caso, lasciando libera interpretazione al testo, resta un grande pezzo ed un ennesima prova della grandezza di un autore che ha saputo distinguersi negli anni per la sua raffinatezza nello scrivere e nell'interpretare brani che hanno impreziosito la storia della nostra musica.

 

 

 


 

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Fabio Concato

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13 novembre 2021 6 13 /11 /novembre /2021 00:01

"Odio e lacreme" è un brano scritto e cantato da  Nino D'Angelo nel 2006 e pubblicato nell'album "Il ragù con la guerra" dello stesso anno. Il disco vede D'Angelo proseguire sul filone di musica impegnata e sociale rivestita da sonorità etniche che ha contraddistinto la seconda fase, la migliore dal punto di vista qualitativo, della sua lunga carriera artistica. In questo lavoro, infatti, l'autore tratta diversi temi spazziando dai sentimenti come l'amore per "St'ammore" o l'amicizia per "'O mericano" fino a brani di carattere sociale verso la sua Napoli, il suo popolo e le sue difficoltà come  "Bella" e "Brava gente". Ma tema centrale del disco, come si evince anche dal titolo dello stesso, è la guerra con tutte le sue ingiuste, inutili ed atroci assurdità. D'Angelo si sofferma, quindi, su ciò che lascia una guerra e sull'arrogante ignoranza di un potere che, nonostante tante pagine di storia, continua a sacrificare uomini in nome di una Patria che si ricorda dei suoi figli solo in determinate occasioni. Due sono le canzoni che Nino dedica a questo argomento e cioè "L'eroe", brano struggente su di una giovane vittima della guerra e sul poco valore che lo Stato da alle vite dei suoi soldati ed, appunto, "Odio e lacreme". Anche quest'ultimo è un brano molto significativo in cui D'Angelo si interroga sul perchè ancora oggi tante giovani vite devono andare perse in questo modo. "Quanta vita...quanta vite perze...odio e lacreme...Quanta vite...song stelle stutate llà 'nterra...civili e surdate." che tradotto sarebbe "Quanta vita...quante vite perse...odio e lacrime...quante vite...sono stelle spente lì a terra...civili e soldati". Questo il ritornello del brano che rende bene l'idea del messaggio che intende lanciare D'Angelo. Una osservazione cruda quanto semplice da fare ma che non viene notata dagli occhi del potere. Dove non arriva lo Stato però arrivano i poeti che con le loro parole riescono a raccontare la realtà così com'è e riescono a dar voce a quel popolo che non ha mai voce in capitolo tra le stanze del potere ma che poi è sempre il primo a correre quando la "Patria" chiama rimettendoci, magari, la loro stessa vita. Intato le guerre continuano e come ci ha insegnato la storia non hanno mai portato benefici nei popoli bensì, come canta Nino, solo "odio e lacrime".

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

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12 novembre 2021 5 12 /11 /novembre /2021 00:01

E' il 1994 quando  Aleandro Baldi, all'anagrafe Civai, si presenta al 44° Festival di Sanremo con "Passerà". Il brano è scritto dallo stesso artista toscano in collaborazione con  Giancarlo Bigazzi per ciò che riguarda il testo e con Marco Falangiani per ciò che concerne la musica. Questa è la prima partecipazione al Festival tra i Big per Aleandro avendo già vinto nella sezione giovani nel 1992 con  "Non amarmi" cantata in duetto con Francesca Alotta. Precedentemente Baldi aveva già calcato il palco dell'Ariston tra le Nuove Proposte nel 1986 e nel 1989 ottenendo rispettivamente un secondo ed un terzo posto con i brani "La nave va" e "E sia così". Con "Passerà", il cantautore nato a Greve in Chianti, ottiene un meritatissimo primo posto davanti a Giorgio Faletti e la sua  "Signor Tenente" e Laura Pausini con "Strani amori". Il brano viene inserito nell'album "Ti chiedo onestà" che presenta anche altri brani ottimi come, ad esempio, "Sarajevo", "Come le stagioni" e "Il ragazzo solitario". Baldi riceve, quindi, l'apprezzamento del pubblico e della critica mettendo un sigillo importante per la sua carriera che, anno dopo anno, sarà ingiustamente trascurata dai media e ciò influirà sulla scarsa diffusione dei successivi lavori discografici soprattutto negli ultimi anni. Il testo di "Passerà" si sviluppa sull'importanza che può avere la musica in determinate situazioni di sconforto morale o di depressione. "Le canzoni sono zingare e rubano poesie...sono inganni come pillole della felicità...le canzoni non guariscono amori e malattie...ma quel piccolo dolore che l'esistere ci dà...passerà...". Un messaggio sicuramente vero che Baldi ha saputo divulgare con un testo semplice e diretto ma, allo stesso tempo, molto significativo per chi attribuisce alla musica la stessa forza descritta nella canzone. La musica vista, quindi, come alleata dell'anima e come spinta morale per superare le difficoltà della vita e tutti quei piccoli incidenti di percorso che, di tanto in tanto, ci si trova ad affrontare. Baldi si rivolge anche a quelle persone che vivono perennemente situazioni di vita non facili come i disabili o tutte quelle persono che, per un motivo o per un altro, non riescono a stare al passo di un mondo che corre sempre ad alta velocità. Soprattutto in questi casi la musica può essere un sostegno importante e, sicuramente Aleandro, non vedente dalla nascita, conosce bene questo tipo di situazioni ed ha provato sulla propria pelle quanto può significare una semplice combinazione di note musicali per chi vive in tali condizioni. Una ulteriore prova, quindi, della grande sensibilità di un artista fuori dal comune che riesce sempre a lasciare un segno importante nella mente e nel cuore di chi lo ascolta.

 

 

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11 novembre 2021 4 11 /11 /novembre /2021 00:01

E' il 1984 quando  Eros Ramazzotti, ancora poco conosciuto, si presenta al 34° Festival di Sanremo, categoria giovani, con "Terra promessa" brano scritto dallo stesso artista romano insieme ad Alberto Salerno e Renato Brioschi. La canzone affronta tematiche legate al mondo giovanile ed alle difficoltà di crearsi un futuro in un contesto poco sviluppato e per niente volto al progresso come poteva essere la provincia italiana di quegli anni. Alle difficoltà territoriali, ovviamente, vanno aggiunte quelle esistenziali di una età, in ogni caso, non facile da affrontare in qualunque epoca. La ricerca del proprio futuro e del proprio cammino di vita nella confusione di un mondo distratto possono conivolgere negativamente ed abbattare definitivamente un ragazzo privo di carattere o particolamente sensibile. E sono questi i casi in cui, per esempio, si può inciampare in cattive frequentazioni legate alla malavita attratti dal soldo facile o rifugiarsi in un mondo parallelo grazie all'uso quotidiano di sostanze stupefacenti o di alcool. A queste tematiche è, quindi, indirettamente legato l'appello di Ramazzotti che, in qualche modo, pretende che sia data ai giovani quella possibilità di un futuro che sta nei diritti di un essere umano. L'invocazione della "Terra promessa" può essere letta anche come una richiesta diretta alle istituzioni che spesso si mostrano assenti nei nofronti dei giovani creando un distacco preoccupante tra il popolo e la politica stessa. Interessi economici, carriere personali, situazioni internazionali, infatti, spesso rubano la scena al futuro del nostro stesso Paese che non può, per il proprio sviluppo, non partire dalla risorsa umana più importante che è rappresentata dai giovani. Eros Ramazzotti vincerà la sezione giovani di quell'anno e si porrà all'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. Da lì, infatti, parte la sua grande carriera che lo porterà ad essere uno dei cantanti italiani più ascoltati nel mondo. Il suo stile pop-commerciali non ha confini e non ha difficoltà ad essere divulgato in ogni parte del globo terrestre. I suoi dischi, infatti, vengono regolarmente tradotti e commercializzati su tutto il territorio mondiale riscontrando i favori del pubblico. Tra le altre cose, "Terra promessa" inclusa nell'album "Cuori agitati", farà parte anche della colonna sonora del film di Carlo Vanzina "Vacanze in America"

 

     

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