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  • : La musica che gira intorno...
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"...Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco,

non dimenticare il loro volto,

che dopo tanto sbandare,

è appena giusto che la fortuna li aiuti,

come una svista, come un'anomalia, come una distrazione,

come un dovere..."

Fabrizio De André & Ivano Fossati - Smisurata preghiera

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8 settembre 2020 2 08 /09 /settembre /2020 23:01

"Amore che vieni, amore che vai" è una delle tante poesie in musica regalate da Fabrizio De André nella sua ricca storia musicale. Incisa prima nel decimo 45 giri di De André insieme a "Geordie" nel 1966 e poi nell'album "Volume III" nel 1968, la canzone, è centrata sull'incertezza dell'amore e, quindi, sulla precarietà che può avere un rapporto sentimentale. Faber mostra con la sua poesia la facilità con la quale si può passare da un rapporto affettivo in cui è possibile perdersi nell'incessante richiesta di gesti e comportamenti di complicità alla differente prospettiva capace di farti apparire in modo completamente diverso, "...con gli occhi di un altro colore...", quella stessa persona che ti rivolge le medesime parole d'amore. L'amore cambia e non si parla solo dell'amore verso il partner ma, in qualche modo, di amor proprio. Il proprio sentimento che muta, indifferentemente talvolta dal proprio volere, e ci fa osservare e recepire la realtà in modo completamente diverso anche in brevi lassi di tempo. Col passare del tempo, quelle parole, quei gesti, quei comportamenti che in quel momento significavano la totale appartenenza affettiva verso quell'altra persona saranno, in qualche modo, dimenticati, volati nel vento, ricordi di un tempo passato che, però, potrebbero tornare senza alcun preavviso. La conclusione reale, quindi, di ogni storia d'amore, anche parlando soltanto dell'amore verso la propria persona, è proprio questo continuo mutamento della percezione dell'amore e delle relative conseguenze che ciò comporta. Non c'è, quindi, in amore verità più profonda di: "Io t'ho amato sempre, non t'ho amata mai...amore che vieni, amore che vai...". Negli anni, poi, il brano è stato riproposto anche da altri grandi artisti italiani come Franco Battiato e Claudio Baglioni. L'ennesima dimostrazione, quindi, di un cantuatore unico che ci ha lasciato un patrimonio culturale di inestimabile valore e che andrebbe sempre ricordato e riproposto alle nuove generazioni affinché tutto ciò non finisca nel dimenticatoio e possa servire da esempio alle nuove leve della musica italiana che intraprendono una strada cantautorale ma soprattutto ad una industria discografica italiana che punta sempre più poco sulla canzone d'autore puntando su prodotti commerciali che lasciano il tempo che trovano e che sono utili solo ad impoverire il livello culturale dell'utenza musicale di massa. Certo trovare un altro De André è impresa ardua ma è il sistema musicale italiano che toglie ogni possibilità di emergere ad un ipotetico nuovo cantautore di tale caratura. Un genio del genere, probabilmente, non troverebbe spazio in un talent show attuale poiché si premia la forma, l'aspetto, la voce e non il contenuto. Di belle voci ce ne sono tante e ce ne saranno sempre a differenze delle belle ed acute penne che sono un bene sempre più raro nella nostra musica. Gli autori stanno alla base della musica: solo un pensiero, una riflessione, una poesia può durare nel tempo e non perdere mai la sua forza ed è questa la linea che dovrebbe seguire l'industria discografica per avere dei risultati veri e duraturi con la possibilità di avere, tra vent'anni iniziando oggi, un nuovo De André. La qualità è l'unica arma che favorisce la cultura e lo sviluppo, la qualità non scade nel tempo e non stanca mai e questo brano, come tanti altri di Fabrizio De André o di altri grandi cantautori, ne è un chiaro e limpidissimo esempio. Facciamo tesoro di questi insegnamenti e non offendiamo la memoria di questi artisti cancellando la storia e la grande tradizione cantautorale italiana: è uno dei pochi patrimoni che il mondo ci ividia e non possiamo dimenticarlo o svilirlo con l'attuale musica usa e getta.     

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7 settembre 2020 1 07 /09 /settembre /2020 23:01

"Mare mare (Bologna-Riccione)", meglio conosciuta come "Mare mare" è uno dei successi più noti di Luca Carboni ed è stato inciso nel fortunatissimo album "Carboni" del 1992. Il disco, lanciato dal singolo "Ci vuole un fisico bestiale", ottiene un grande successo arrivando a vendere oltre un milione di copie e vincendo ben tre dischi di platino. L'album venne poi pubblicato anche in Germania, Grecia ed Olanda risultando una delle produzioni musicali italiane più riuscite all'estero. Nel nostro Paese, inoltre, l'autorevole rivista Rolling Stone giudica il disco 94esimo tra i migliori 100 album italiani di sempre. Il tour dell'artista, infatti, venne esportato anche in Europa oltre ad alcune tappe realizzate insieme all'amico e collega Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Durante la suddetta fortunata tournée venne anche registrata la VHS "Diario Carboni" pubblicata nel 1993. "Mare mare (Bologna-Riccione)", scritta per il testo da Carboni e per la musica da Mauro Malavasi, fu la canzone dell'estate e portò l'artista bolognese a vincere il Festivalbar. Ciò che colpisce di questo brano e del suo successo è l'atipicità dello stesso se inteso come brano estivo. A differenza dei soliti tormentoni estivi, infatti, Carboni propose una canzone apparentemente spensierata che nascondeva, però, un velo talvolta marcato di malinconia. E' forte, infatti, in certi versi del brano il senso di vuoto e di insoddisfazione provato dal protagonista al cospetto di un dinamico quanto finto divertimento mondano. Il protagonista, infatti, senza quella figura femminile che sperava di incontrare sul luogo si sente un pesce fuor d'acqua e rinnega più volte la scelta fatta nel raggiungere quel posto. Un brano particolare, quindi, che ha segnato l'estate del 1992 e che ha dato una notorietà importante anche a livello europeo ad un artista che, comunqu, già veniva da degli ottimi successi riscontrati con i precedenti quattro album. Con questo disco, in realtà, si chiude il periodo più florido della carriera del cantautore bolognese che attraverserà poi momenti altalenanti offrendo, solo di tanto in tanto, qualche nuova perla da aggiungere all'ottima discografia espressa agli esordi come successo, tra l'altro, con diverse canzoni dell'album "LU*CA" del 2001 e con l'ultimo disco realizzato da Carboni nel 2011 intitolato "Senza titolo" che rientrano, senza dubbio, tra le produzioni migliori di un artista nato e cresciuto nell'ambito del grande cantautorato bolognese e guidato da grandi esponenti della stessa scuola come Lucio Dalla e Gaetano Curreri che sono stati un po' i padri artistici di questo talento spesso, ingustamente, sottovalutato.  

 

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Gaetano Curreri

Lorenzo Jovanotti

Luca Carboni

Lucio Dalla

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6 settembre 2020 7 06 /09 /settembre /2020 23:01

"L'amore fa" è un brano di Ivano Fossati del 2006, pubblicato nell'album "L'arcangelo" e scritto dallo stesso cantautore genovese. In realtà, la canzone, rappresenta un delicato e raffinato elenco in musica e versi degli effetti più incredibili ma anche più semplici determinati da quella forza che si cela dietro il più puro ed incondizionato amore. Il vero sentimento, in tutte le sue forme, che condiziona la vita delle persone rivoluzionando il percorso dei popoli e lo sviluppo dei territori. L'amore, in certo senso, può essere inteso come il vero motore che guida l'intera umanità. Ivano Fossati, dal canto suo, ci parla della grandezza di questo sentimento e di ciò che comporta nelle sue espressioni più sincere e profonde portando sia alcuni riferimenti pratici come: "...L'amore accarezza i figli...l'amore parla con i vecchi..." o "...L'amore fa guerra agli idioti...agli arroganti pericolosi..." o, ancora, "...L'amore fa crescere i gerani e le rose..." che altri più metaforici che rendono alla grande l'idea di cosa questo grande autore ci vuole trasmettere come il bellissimo verso: "...L'amore è una puttana...che onora la bellezza...di un bacio per regalo...". Fossati, quindi, esprime in versi poetici ciò che questo grande sentimento riesce a fare nella vita delle persone quando si presenta o quando, anche in maniera improvvisa, scompare. L'amore, quindi, non rende sempre e solo felici ma può essere anche motivo di grande dolore e Fossati sottolinea questo aspetto nel ritornello del brano "...Cose che fanno ridere...l'amore fa...cose che fanno piangere...". Inoltre, fra le tante espressioni utilizzate dall'autore per rappresentare la forza di questo sentimento la più significativa e, forse, proprio quella che chiude la canzone e cioè: "...comprendere il perdono l'amore fa...". Un brano molto bello che appare semplice e diretto ma che non esclude attimi di profonda ed intensa poesia figlia di una delle penne più eccezionali della nostra storia musicale come Ivano Fossati. Una curiosità legata alla canzone è rappresentata dalla forte similitudine dal punto di vista musicale, sicuramente involontaria, con il brano "T'innamorerai" di Marco Masini del 1993. In ogni caso, "L'amore fa" è da inserire tra le numerose perle che Fossati, in tanti anni di gloriosa carriera, ha saputo regalare al nostro patrimonio artistico.

 

 

Altro su:

Ivano Fossati

Marco Masini 

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5 settembre 2020 6 05 /09 /settembre /2020 23:01

"Albachiara" è uno dei brani più importanti della discografia di  Vasco Rossi ed è stato lanciato nel secondo disco dell'artista "Non sono mica gli americani" del 1979. Visto il successo del brano, l'album venne in seguito distribuito con lo stesso titolo della suddetta canzone. Sebbene abbia avuto un ottimo riscontro, "Albachiara", verrà definitivamente scoperta dal pubblico e consacrata a cavallo di battaglia di Vasco solo negli anni successivi. Dal 1984 fino ad oggi, infatti, "Albachiara" è il brano che chiude ogni concerto del rocker di Zocca. La canzone nasce da un giro di accordi trovato da Massimo Riva, storico amico e musicista scomparso prematuramente nel 1999, dal quale poi lo stesso Vasco trasse l'arrangiamento con la musica scritta insieme ad Alan Taylor e ne scrisse il testo ispirandosi ad una ragazzina di tredici anni che Vasco vedeva spesso passare alla fermata della corriera di Zocca. Inoltre, della genesi del brano, non va dimenticata una parte molto importante che ha generato la nascita di quella celebre introduzione che precede il brano e che la caratterizza fin da subito. Quella introduzione al pianoforte, infatti, è stata scritta e suonata da un altro grande artista, collaboratore fidato ed amico di Vasco come Gaetano Curreri, leader degli Stadio. Inoltre, secondo quanto dichiarato dallo stesso Rossi, questo pezzo di Curreri pare sia stato registrato a sua insaputa poichè, sempre secondo Vasco, Curreri suona molto meglio quando non sa di essere registrato. In ogni caso, il risultato che ne esce fuori è un qualcosa di straordinario che rivoluzionerà non poco il mondo della musica italiana aprendo le porte a quello che si sarebbe rivelato un simbolo della nostra musica. Nel 2008, la canzone, ha ispirato anche un film dal titolo di Stefano Salvati "Albakiara" dove ha recitato anche Davide Rossi, figlio di Vasco mentre nel 2010, il brano è stato al centro del progetto "L'altra metà del cielo" che ha visto la musica di Vasco, riarrangiata da Celso Valli, protagonista al "La Scala" di Milano. Inoltre, Vasco, ha rivelato di aver confessato di aver parlato, qualche anno dopo l'uscita della canzone, con quella ragazzina che gli ispirò il testo e che quest'ultima pensò prima ad uno scherzo, pensando che la protagonista del brano doveva essere una ragazza molto più piccola di lei, prima di dichiarasi offesa deludendo Vasco che, da questa reazione, trasse una nuova ispirazione per "Canzone per te" contenuta nell'album "Bollicine" del 1983 dove canta: "...Lei è troppo chiara e tu sei già troppo grande..." anche se in origine il testo aveva un ancor più evidente riferimento al brano essendo stato scritto così: "...Lei è un'Albachiara e tu sei già troppo grande..." e nei concerti, Vasco, continua a cantarla così. Un pezzo straordinario, quindi, che indaga sulla personalità di questa ragazzina entrando nelle sue sfere più intime e risultando un vero manifesto per il mondo adolescenziale dell'epoca per non parlare poi della grandezza espressa da Vasco nel conciliare le proprie evidenti radici cantautoriali con le innovazioni portate dal punto di vista musicale. Un mix esplosivo e coinvolgente che è ancora capace, senza problemi, di riempire gli stadi di appassionati letteralmente rapiti dal carisma e dal talento di questo grande artista.

 

 

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4 settembre 2020 5 04 /09 /settembre /2020 23:01

"Fino in fondo" è un brano scritto da Luca Barbarossa ed arrangianto dal maestro Fio Zanotti nel 2011 quando, lo stesso, venne presentato al 61° Festival di Sanremo dove, in duetto con la cantante spagnola Raquel Del Rosario, si classificò ottava. Il brano era nato inizialmente per il solo mercato spagnolo e sudamericano ed era stato scritto da Barbarossa già pensando all'idea del duetto con l'allora fidanzata del pilota Fernando Alonso. I due, infatti, si erano conosciuti in seguito ad una Partita del Cuore organizzata dalla Nazionale Cantanti dove Alonso aveva preso parte. Nata la canzone fu la stessa Raquel a volerva incidere in italiano e nacque così l'occasione di presentarla nella vetrina più ambita per la musica italiana ovvero il teatro Ariston di Sanremo. La canzone, inserita poi nella raccolta "Barbarossa Social Club", venne accolta bene sia dal pubblico che dalla critica arrivando senza problemi fino alla serata finale, passando anche per una versione realizzata insieme all'attore Neri Marcorè, dove però non andò oltre l'ottava posizione. Con questo testo, Barbarossa, ricerca quella profondità in un rapporto uomo-donna che non sempre è possibile al giorno d'oggi dove le tante distrazioni portano a perdere l'essenza dell'incontro umano. E' qui che il protagonista chiede, quindi, un momento di conoscenza profonda di se stesso e della compagna. Chiede pace, silenzio, la luce di una sola candela, chiede di disarmare la mente e di volare nell'aria tra le sensazioni diramate da quel connubio tra corpi. Alchimie sensoriali, immagini e pensieri dispersi da una profonda passionalità che certficano l'essenza e la purezza di un rapporto vissuto in totale contemplazione del partner e degli elementi. Una forte carica sensuale che prende sempre più forza anche grazie alla calda voce della cantate spagnola ed alla raffinatezza del cantautore italiano che accompagna con maestria la sua occasionale partner artistica nei meandri di questo affascinante sentiero armonico ed emozionale appena composto. Un brano, quindi, apparentemente leggero che in alcuni tratti ripercorre elementi testuali già cantati da Vasco Rossi in "Vivere" del 1993 ed in particolare quando viene espressa, da entrambi i protagonisti delle canzoni, la volontà di stare spenti e di disarmare la mente per non avere interferenze con l'esterno. Un concetto chiaro, espresso ed argomentato in maniera diversa da due grandi nomi della musica italiana come Vasco e come Luca Barbarossa che, a differenza del collega, non sempre gode della stessa pubblicità.  

  

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3 settembre 2020 4 03 /09 /settembre /2020 23:01

"La nostra storia" è un brano scritto e pubblicato da Luca Carboni nel 2001 per l'album "LU*CA". Il disco è dedicato al figlio Samuele ma vi è anche "Voglia di piangere", nata dal dolore per la perdita della madre Franca e "Stellina (dei cantautori)", per omaggiare il produttore scomparso Renzo Cremonini. Tornado a "La nostra storia", il brano, è scelto come secondo singolo dopo "Mi ami davvero", anch'esso un gran bel pezzo. Il testo parla dell'ostinazione di una coppia nel portare avanti, nell'incertezza di un epoca non proprio facile, la loro relazione in nome solo del loro amore. Il destino, inoltre, ha portato loro un figlio ed il protagonista, nel finale di brano, chiede alla sua donna di sposarlo portando come testimone proprio l'inequivocabile frutto del loro amore ovvero il loro bambino. Una iniezione di fiducia, quindi, in un mondo dove non sempre i sentimenti hanno la meglio sulle costrizioni e sulle difficoltà di una realtà sempre meno attenta ai valori fondamentali della vita. Inoltre, Carboni, esprime questa dichiarazione d'amore con infinita dolcezza e tenerezza. Il lieto fine, infatti, che arriva dopo immagini nostalgiche di un recente passato, qualche capello bianco ed un figlio, appare come una speranza per tutti coloro che credono ancora nella forza dei sentimenti e si battono affinchè il destino, apparentemente già scritto, possa essere cambiato. Un gran pezzo, quindi, in pieno stile Carboni che rappresenta al meglio le capacità di questo raffinato cantautore spesso sottovalutato.

 

 

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Luca Carboni

  

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2 settembre 2020 3 02 /09 /settembre /2020 23:01

"L'amore sia con te" è un brano lanciato da Marco Masini nel 1996 all'interno di una raccolta dei suoi maggiori successi che porta lo stesso titolo della canzone che, tra l'altro, è l'unico inedito presente nel disco oltre a "Meglio solo" che è un vecchio brano pubblicato solo nel lato b del 45 giri di "Disperato" del 1990. La canzone è stata scritta da Giancarlo Bigazzi e da Marco Falangiani ed è, quindi, uno dei pochi brani proposti dall'artista nell'arco della sua carriera in cui non vi ha preso parte alla scrittura in prima persona. Forse, anche per tale motivo, pur essendo una canzone amatissima dal suo pubblico, Marco, ha più volte dichiarato di non amare particolarmente questo brano che, solo in rare occosiani, ha inserito nelle scalette dei suoi concerti. Il testo è un inno all'amore ed alla sua grandezza con un occhio di riguardo verso quella partner che il protagonista spera di incontrare anche dopo la morte fisica qualora, nell'aldilà, vi fosse un'altra vita. A questa donna, l'autore, augura di essere sempre accompagnata nella sua vita da questo magico sentimento. Un testo affascinante racchiuso in un contesto melodico appropriato che Marco ha saputo completare con la sua interpretazione e con diversi picchi in cui le tonalità proprie dell'artista si esaltano al meglio. Proprio per tali ragioni non si spiega la disaffezione di Masini verso questo brano che, anche se non ha scritto lui, viene dalle mani di uomini fidati che da sempre l'hanno accompagnato nel suo percorso e che gli hanno saputo tessere un brano perfetto per le sue corde al punto che sembra scritto dallo stesso artista fiorentino. Tra l'altro, oltre Falangiani, il testo porta la firma di uno dei più grandi autori della musica leggera italiana di sempre ovvero Giancarlo Bigazzi, partner artistico di Masini per oltre dieci anni. La suddetta raccolta venne pubblicata anche in spagnolo con il titolo "Mi amor allì estarà" ed, in seguito a quest'avventura, Masini vivrà un periodo non facile della sua carriera in cui proverà nuove strade prima provando con sonorità rock con l'album "Scimmie", poi tornerà sui suoi passi in "Raccontami di te" fino a chiudere definitivamente il binomio con Bigazzi dopo il poco fortunato album "Uscita di sicurezza". In questi anni arriveranno i problemi con la casa discografica legati alla storia della jella costringendo Marco ad abbandonare le scene per qualche anno fino al suo ritorno vincente a Sanremo nel 2004 con "L'uomo volante". Negli anni a venire ci saranno nuovi successi e Marco tornerà giustamente a consolidare il suo nome tra i grandi della nostra musica.

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1 settembre 2020 2 01 /09 /settembre /2020 23:01

"La città vecchia" incisa da  Fabrizio De André nel 1965 in un 45 giri insieme a "Delitto di paese" ed inserita nell'album "Tutto Fabrizio De André" del 1966. In realtà, però, la canzone, come dichiarato dallo stesso cantautore genovese, sarebbe stata scritta nel 1962. Il titolo ed il concetto stesso del brano sono ispirati da una celebre poesia di Umberto Saba che però, nonostante una morale simile, offre una ideologia abbastanza differente da quella espressa da De André. La differenza tra le due scuole di pensiero è impostata sull'influenza del Signore in determinate situazioni di difficoltà e la visione di De Andrè viene espressa proprio nella prima frase della canzone ovvero: "Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per scaldare gente d'altri paragi..." che non è altro che una frase ripresa dalla poesia "Embrasse moi" del 1946 di Jacques Prévert e sottolinea la presunta assenza del sostegno di Dio nelle vite delle vittime della società. E' proprio a queste vittime che Faber dedica questa canzone e cioè a tutte quelle persone emarginate per volere o per sorte dalla vita civile. Ubriachi, prostitute, ladri, assassini e tutta quella gente che vive agendo in modo spesso lontano dalla propria volontà ma che viene comunque giudicata come la feccia del mondo. Certi atteggiamenti o comportamenti anomali come quello descritto nel testo: "il tipo strano...quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano...", secondo l'autore, sono spesso riconducibili a problemi psicologici e psichiatrici e non vanno, in ogni caso, usati come mezzo di denigrazione e di emarginazione. In tal senso De Andrè dichiara: "Ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell'errore, anche perchè non ho mai capito bene cosa sia la virtù e cosa sia l'errore". La morale di questo brano si racchiude bene nel suo stesso finale e cioè quando De André canta: "...Se tu penserai e giudicherai da buon borgese, li condannerai a cinquemila anni più le spese. Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gligli son pur sempre figli vittime di questo mondo". Anche, quindi, se hanno commesso degli errori e non mostrano la purezza di un giglio vanno comunque compresi e trattati con dignità poichè, anche se sfortunate vittime di una società che non gli appartiene, sono pur sempre nostri simili. Concetti altissimi che De André ha diffuso in tutta la sua carriera non dimenticando mai le persone meno fortunate bensì dedicando loro gran parte della sua meravigliosa produzione artistica. Gli ultimi, gli oppressi, gli emarginati, le vittime della nostra epoca sono spesso loro i protagonisti dei brani del cantautore ligure che ha cercato, fino all'ultimo giorno della sua vita, di professare la fratellanza, la compassione e la comprensione affinchè ad ogni uomo non venga negata la propria dignità. La musica, una mazurca, ricalca "Le bistrot" di Georges Brassens del 1960. La canzone, all'epoca del lancio, non fu immune alla censura per la strofa: "...quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia...quella che di notte stabilisce il prezzo della tua gioia..." che venne modificata in: "...quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie...quella che di notte stabilisce il prezzo delle tue voglie...". La verisone originale, però, venne ritirata presto dalla stessa casa disografica Karim e, oggi, ne esistono solo poche copie. Un capolavoro assoluto, in ogni caso, che rispecchia la grandezza di un artista e di un libero pensatore che ha cambiato in positivo la storia della nostra musica e della nostra cultura in generale.    

 

 

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Fabrizio De André

 

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31 agosto 2020 1 31 /08 /agosto /2020 23:01
Sondaggi: La Sfida dei 100, 3°Fase-8°Sfida
La Sfida dei 100, 3°Fase-8°Sfida
 
 
 
 
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30 agosto 2020 7 30 /08 /agosto /2020 23:01
Sondaggi: Risultati Agosto 2020

 

X La Sfida dei 100, 3°Fase-7°Sfida: Marco Masini 67% e Mia Martini 22%

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