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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

Luca Carboni - La nostra storia

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La Sfida dei 100, 4°Fase-5°Sfida
 
 
 
 
 
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30 marzo 2021 2 30 /03 /marzo /2021 23:01
Sondaggi: Risultati Marzo 2021

 

X La Sfida dei 100, 4°Fase-4°Sfida: Marco Masini 45% e Mia Martini 36%

Speciale Sanremo 2021

X Il migliore: Ermal Meta 43%

X Il peggiore : Aiello 67%

X Miglior Nuova Proposta: Folcast 60%

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30 marzo 2021 2 30 /03 /marzo /2021 10:19

"Che sarrà" è la nuova versione, in testo napoletano, realizzata da Federico Salvatore del capolavoro senza tempo "O que sera" di Francisco ,Chico, Buarque de Hollande. Il brano, lanciato nel 1976 dall'artista brasiliano è stato poi ripreso con immenso successo da Ivano Fossati nel 1989 con il testo tradotto dallo stesso artista con la collaborazione di Anna Lamberti Bocconi e con il titolo "Oh che sarà". Interpreto insieme a Fiorella Mannoia la canzone vivrà di nuova vita ed è riconosciuta come una delle più belle canzoni mai scritte. Federico Salvatore, da sempre ammiratore della stessa, ha voluto darle una ulteriore diramazione adattando il testo in lingua napoletana e facendone una nuova interessantissima versione che non fa torto all'originale. Federico ci mette del suo e da grande cantautore ed attento osservatore della realtà, non solo partenopea, ci disegna un affresco dei nostri tempi e delle bassezze dell'essere umano che tormentano il vivere quotidiano. La speranza di credere ancora nell'amore e nella forza che ci offre per andare avanti è ciò che ancora spinge l'autore a non lasciarsi andare nei meandri più oscuri dell'animo umano. La meravigliosa melodia, quindi, nata quasi cinquant'anni fa, riesce in una nuova veste ancora a sorprenderci e ad emozionarci come la prima volta. Sarà la magia dell'arte, la bravura degli artisti che, negli anni, l'hanno fatta loro, il tema che ci colpisce nel profondo, l'unicità di un capolavoro senza tempo che continua a mutarsi non perdendo mai la sua forza. L'importanza di questa operazione è incredibile poiché può dare modo anche alle nuove generazioni di andare ad informarsi sulle precedenti versioni e di conoscere gli artisti che l'hanno resa celebre. Inoltre, va premiato il coraggio di Federico Salvatore nel cimentarsi in una impresa ardua e pericolosa. Toccare un brano di tale spessore, infatti, poteva risultare un sacrilegio controproducente ma l'artista, in possesso di tutte le armi adatte, ha confermato ancora una volta la sua grandezza e la sua capacità di scrittura sfiorando con i guanti bianchi la partitura e creando un testo viscerale e significativo che non si distacca dal senso e dalla ragione dell'originale. Fossati e, prima ancora, Chico Buarque, non sono stati quindi vandalizzati ma saranno sicuramente lieti di accogliere Federico Salvatore tra gli autori che hanno reso eterna questa canzone.   

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30 marzo 2021 2 30 /03 /marzo /2021 09:43

"Un sorriso dentro al pianto" è l'ultimo brano lanciato da Ornella Vanoni per l'album di inediti "Unica". Va sottolineato di inediti perché sono in pochi, soprattutto per logiche di mercato e della scarsa volontà delle case discografiche, a pubblicare prodotti nuovi alla veneranda età di 86 primavere. Lei ha chiaramente mostrato coraggio e si è voluta regalare una operazione dal grande valore umano e sentimentale più che commerciale. Il pezzo in questione e l'album completo, non cambierà la sua storia ed il percorso artistico iniziato ormai da oltre sessant'anni ma diventa una gemma preziosa che rende ancor più luminosa la sua strada. Di successi in carriera ne ha avuti tanti ed è giustamente considerata una delle migliori interpreti femminili del nostro panorama musicale anche perché si è sempre affidata per le sue canzoni ad autori importanti che hanno fatto la differenza. Non fa eccezione l'ultimo capolavoro firmato da Francesco Gabbani e Pacifico: "Un sorriso dentro al pianto" è un brano che dimostra che quando c'è un qualità la carta d'identità conta davvero poco. Un testo molto bello accompagnato dalla giusta melodia ed interpretato al meglio rendono questa canzone una delle più belle degli ultimi anni premiando il coraggio dell'artista e della produzione che ha dato il giusto peso alla qualità della proposta senza lasciarsi influenzare dal mercato. In un mondo di like e visualizzazioni, probabilmente, la Vanoni non riscontrerà ciò che merita ma, in su altri sentieri, sicuramente più profondi e percorsi da una utenza più consapevole e più incline all'arte lei raccoglierà quanto dovuto. Il brano si presenta delicato, raffinato ma anche deciso e vero. Una sorta di introspezione del proprio essere donna e artista al cospetto di un età che la porta, per forza di cose, a fare un bilancio della propria esistenza. Gli apprezzamenti finora fatti e l'elogio incondizionato al suo coraggio ed alla canzone lanciata è ancor più chiaro se si pensa che la Vanoni, tranne in alcune interpretazioni, non rientra tra i miei artisti preferiti ma negare la bravura e la qualità interpretativa sarebbe da sciocchi. Ciò che porta di più bello questo brano è proprio la dimostrazione che la qualità e l'arte non hanno età: giovani o anziani, se propongono qualcosa di bello, dovrebbero avere lo stesso trattamento, andando oltre fredde e incomprensibili leggi di mercato. Avercene artisti così in un panorama sempre più povero di qualità. La giovane età non deve e non può essere un merito in tema d'arte. Sono tanti i giovani non meritevoli a cui viene dato spazio a discapito di artisti di età che ancora sognano, emozionano e credono nella loro missione. Tanti artisti che vengono dimenticati e poi falsamente rimpianti dopo la morte a cui basterebbero tre meritatissimi minuti di applausi invece di un commovente elogio funebre. Finché ci sono artisti così è un peccato non goderseli ringraziandoli così per quello che ci hanno e ci continuano a dare perché, purtroppo, il tempo per rimpiangerli non tarderà. 

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29 marzo 2021 1 29 /03 /marzo /2021 23:01

Siamo nel 1991 quando il cantautore romano Antonello Venditti pubblica "Alta marea" nell'album "Benvenuti in Paradiso". Il successo è straripante e l'album è ancora oggi quello che conta più copie vendute nell'intera discografia di Venditti: sono, infatti, 1.500 mila. Uno dei brani che trascina l'album è, appunto, "Alta marea" che, in realtà, è una cover di "Don't dream it's over" della band australiana Crowded House del 1986. Venditti riscrive il testo in italiano mentre la musica rimane quella del neozelandese Neil Finn ed il risultato è sorprendente. Il brano spopola in radio ed in tv grazie al videoclip diretto Stefano Salvati che vede tra i protagonisti una giovanissima Angelina Jolie appena sedicenne. Inoltre, tra i musicisti che hanno collaborato al progetto del disco figura anche l'attore Carlo Verdone nelle vesti di batterista e percussionista oltre al maestro Demo Morselli alla tromba ed al flicorno. Verdone, in particolare, da grande amico di Venditti ha più volte collaborato nei lavori discografici di Venditti come nell'ultimo disco del cantautore capitolino  "Unica". Per Venditti "Alta marea" fu solo l'ennesimo successo di una carriera già saldamente consolidata e costellata di capolavori che lo hanno reso una delle colonne della nostra musica. Il testo del brano rappresenta la dipendenza o l'appartenenza che si prova in occasione di un forte legame d'amore ed anche la paura che la stessa persona, ormai parte di se, possa essere perduta. Il mistero della passione, quindi, la costande idea verso quella figura che per chi è fortemente innamorato rappresenta il mondo e la propria stessa vita. Nel brano c'è l'immagine della lunga autostrada deserta percorsa per il solo piacere di rivederla pur sapendo che durerà poco poichè è forte la consapevolezza che gli attimi vissuti insieme volino a causa dell'intensità della loro simbiosi. Un testo magnifico ed una interpretazione in pieno stile Venditti che hanno fatto di questa cover uno dei più grandi successi di tutto il repertorio artistico di Venditti e della stessa storia della musica italiana.

 

 

 


 

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Antonello Venditti

Carlo Verdone

Demo Morselli   

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28 marzo 2021 7 28 /03 /marzo /2021 23:01

E' il 1996 quando Ron, Rosalino Cellamare all'anagrafe, si presenta la 46° Festival di Sanremo con "Vorrei incontrarti fra cent'anni". Ad accompagnarlo sul palco è Tiziana Tosca Donati, ovvero, Tosca che sostituisce dal progetto iniziale Ivana Spagna che si era presentata in gara con un altro brano dal titolo "E io penso a te" giunto poi quarto. La canzone di scritta dallo stesso Ron vincerà la manifestazione ottenendo un grosso successo da parte di critica e pubblico. La tradizionale melodia italiana proposta da Ron trionfa al Festival anche se nei giorni seguenti ci saranno feroci polemiche sulle votazioni che sarebbero state truccate per evitare la vittoria di Elio e le Storie Tese con "La terra dei cachi". Messe da parte le polemiche che esistono da quando è nato il Festival, il brano scritto da Ron segue tutti i canoni della canzone italiana d'amore. Una affascinate dichiarazione d'amore di un uomo verso la propria partner e viceversa che si augurano di reincontrarsi fra cent'anni per vivere e lottare ancora insieme. Una stupenda visione dell'amore disegnata da un autore molto particolare quale Ron cresciuto artisticamente al fianco di Lucio Dalla, che ha accompagnato anche nello storico tour "Banana Republic" con Francesco De Gregori. Autore, quindi, di pezzi importanti che hanno segnato la storia della musica italiana come "Piazza Grande" o "Attenti al lupo", Ron si è sempre saputo ritagliare anche un suo spazio personale oltre a trovare il tempo di scrivere capolavori per altri colleghi. Musicista, paroliere ed interprete raffinato Ron è uno di quegli artisti che si può definire davvero completo e se poi a tali capacità ci si aggiunge la qualità ed il talento è chiaro che si ottiene un esponente di spicco della nostra cultura musicale degli ultimi quarant'anni. Con "Vorrei incontrarti fra cent'anni" e la vittoria al Festival Ron forse raccoglie per la prima volta in pieno quella soddisfazione personale che tante volte ha potuto godere solo da comprimario. In questo caso, infatti, il successo è tutto suo e va a ripagare tutta l'alta qualità musicale offerta da Ron nella sua ricca storia artistica. Proprio per raccontare la sua storia Ron nel 2010 ha pubblicato la biografia "Ron si racconta: la gioia di fare musica" mentre per ciò che riguarda l'ultimo disco di inediti si deve tornare al 2008 quando prendendo spunto da una canzone di Giorgio Gaber incide l'album "Quando sarò capace di amare". Aspettando il prossimo lavoro discografico al più presto non è male ripassare la storia di questo grande artista.     

 

 

 


 

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Sanremo Story

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28 marzo 2021 7 28 /03 /marzo /2021 00:01

E' il 1982 quando Riccardo Fogli, già solista dopo aver chiuso nel 1973 la collaboraizone con i Pooh durata 7 anni, si presenta al 32° Festival di Sanremo con "Storie di tutti i giorni". L'artista toscano partecipa alla manifestazione canora con l'alone del favorito arrivando dalla vittoria al Festivalbar con "Malinconia" e tale etichetta, che spesso porta sfortuna ai cantanti in gara, verrà confermata al termine della kermesse. Proprio questa vittoria annunciata provocherà grandi polemiche guidate soprattutto da Claudio Villa, escluso clamorosamente dalla finale. Fogli si classifica primo davanti ad Albano e Romina con "Felicità" e a Drupi con "Soli" e zittirà le polemiche sulla vittoria asserendo che il ruolo da favorito gli era stato attribuito dagli addetti ai lavori che, essendo a conoscenza delle canzoni già da prima delle esecuzioni, avevano considerato la sua tra le migliori del Festival. Con Fogli hanno collaborato alla scrittura del brano, che sarà incluso nell'album "Collezione",  anche Guido Morra e Maurizio Fabrizio. La musica del brano ritmata e viva accompanga, invece, un testo abbastanza malinconico perchè parla della rassegnazione a cui è costretta la gente comune sempre alla ricerca di un grande amore che disattenderà le aspettative una volta trovato e con sogni in testa che non si realizzeranno mai. Una vita monotona, quindi, quella che esprime Fogli riferendosi alla gran parte della popolazione dove non ci sono nè grandi guai nè grandi soddisfazioni e dove spesso si perdono anche i rapporti d'amicizia con persone che scelgono altre strade dimenticando chi li ha accompagnati nei momenti bui. L'artista, quindi, tratta la questione con fatalismo pensando che questo destino per la gente comune non potrà mai cambiare. Il successo ottenuto all'Ariston venne poi confermato anche dal mercato: il singolo fu, infatti, tra i più venduti del 1982 raggiungendo anche il primo posto delle classifiche italiane. Come tutti i grandi successi anche "Storie di tutti di giorni" è stata oggetto di diverse cover come quella in olandese di Marco Borsato "Dromen zijn bedrog" ovvero "I sogni sono un inganno" del 1994 o quella di Gianni Morandi per l'album "Canzoni da non perdere" del 2009. Un grande pezzo, quindi, che rimane parte importante della storia della musica popolare italiana come, tra l'altro, il suo raffinato interprete.

 

 

 


 

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27 marzo 2021 6 27 /03 /marzo /2021 00:01

"Cuore di aliante" è un brano di Claudio Baglioni del 1999 e pubblicato nell'album "Viaggiatore sulla coda del tempo". Il brano, inoltre, prima dell'uscita del disco viene associata ad una celebre campagna pubblicitaria di un noto marchio di telefonia, che permette quindi di ascoltare il brano in anteprima. Il disco che ha venduto oltre 600 mila copie è tra i maggiori successi dell'artista romano ed espone in diversi brani una ricerca della libertà dal tempo che scorre. Per rafforzare questo senso di viaggio, Baglioni, presenta il disco in quattro hangar di altrettanti aeroporti italiani nelle città di Firenze, Milano, Napoli e Catania che l'artista raggiunge tutti in un solo giorno, il 30 ottobre 1999, a bordo di un ATR 42. Una anima di viaggiatore che cerca la strada per vivere il mondo ed il tempo in ogni suo aspetto. Un uomo che vuole essere protagonista del suo tempo che intende scandire a suo modo senza interferenze esterne. Un pensiero che viene espresso bene in "Cuore di aliante" dove il protagonista reduce da uno smarrimento della propria natura è in cerca della sua libertà e della sua vita che insegue con il suo spirito di viaggiatore nel tempo provando a domare lo stesso con la forza della musica. Scandire i suoi istanti con il ritmo di uno strumento che sostituisca o accompagna le pulsazioni ed i battiti del proprio cuore. Una visione suggestiva ed affascinante che vede il protagonista ricercare la propria libertà ed il proprio essere attraverso il suo cuore e la sua musica che può essere intesa come unica arma di cui l'uomo dispone per combattere il tempo o, almeno, scandirne il suo passaggio attimo per attimo affinchè si possa avere la percezione del suo reale scorrere e poter costruire sullo stesso la propria personale stesura. Una ricerca della libertà che può essere intesa anche come un bisogno di solitudine ovvero come la volontà di raggiungere quella condizione di poter vivere la propria esistenza come una esperienza personale senza condizionamenti esterni che possono avere conseguenze comportamentali in una società dove spesso si imita la massa perdendo la propria individuale essenza. La suddetta può essere una delle letture che possono essere date a questo testo che ha il pregio di donare differenti interpretazioni e sensazioni a seconda dell'ascoltatore. In ogni caso, rimane un grande successo di Baglioni ed ancora oggi, grazie alla sua poetica, rappresenta una delle canzoni più amate del suo vasto repertorio musicale.

 

 

 


 

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Claudio Baglioni

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26 marzo 2021 5 26 /03 /marzo /2021 00:01

"Stella napulitana" è un bellissimo brano che Nino D'Angelo ha pubblicato nell'album "Tra terra e stelle" del 2012. Cantata insieme al rapper napoletano Ciccio Merolla, la canzone, esprime quel senso di insoddisfazione manifestato dai giovani del territorio napoletano e non nel particolare momento storico che il nostro Paese sta attraversando. L'alto tasso di disoccupazione ed i relativi problemi economici stanno alla base di quella crisi psicologica che il cantautore napoletano ha voluto esprimere in maniera egregia in questo testo. Non manca inoltre l'amore per quella terra che, anche se non offre molte possibilità, rimane comunque difficile privarsene e lo si fa solo per la speranza di trovare fortuna altrove. Il desiderio, però, di credere ancora in un futuro nella propria città è anche sintomo di grande coraggio oltre che di estrema dignità poichè rappresenta quella determinazione nel potersi realizzare nella propria terra senza, per forza, calare il calo, accettare la sconfitta e piegarsi ad un destino di emigranti già vissuto qualche anno fa dalla nostra gente. Nel brano si parla di Napoli e dei figli di questa città ma la situazione riguarda un po' tutto il meridione italiano da sempre in cerca di uno sviluppo che non arriva mai. D'Angelo, quindi, da acuto osservatore della realtà è riuscito ad esprimere con la solita poesia quel palese senso di insoddisfazione che oggi risiede nell'animo dei giovani napoletani che non riescono a vedere un futuro nella propria terra.

 

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Nino D'Angelo

 
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25 marzo 2021 4 25 /03 /marzo /2021 00:01

"Un nuovo amico" è uno dei brani più noti ed amati della ricca discografia di  Riccardo Cocciante. Scritta con Giulio Rapetti in arte Mogol, la canzone, è stata pubblicata nel 1982 all'interno del fortunato album "Cocciante" che conteneva, tra le altre, anche "Celeste nostalgia" e "In bicicletta" scritte sempre con Mogol. Per questo disco, infatti, Cocciante conferma il suo sodalizio con il celebre paroliere continuando a collezionare successi e ad affermarsi tra i più grandi esponenti della musica italiana. L'album in questione ottiene un grande successo e risulterà il secondo album più venduto dell'anno. La buona riuscita del disco a livello commerciale si deve sia alla grandezza dell'interprete che alla bellezza dei testi come appunto quello di "Un nuovo amico". Nel brano, si parla, della bellezza di un vero e sincero rapporto d'amicizia e dell'importanza che lo stesso può assumere nella vita di un uomo. Nel testo, quindi, viene espressa la purezza di un sentimento che, talvolta, può essere ancor più forte e profondo di quello che si può provare per una donna in una storia d'amore. Per preservare una vera amicizia si farebbe di tutto e Cocciante e Mogol usano diversi esempi che rendono bene l'idea di ciò che intendono esprimere come: "...andrei a piedi certamente a Bologna..." o "...passerei qualche notte in prigione...". Del brano, inoltre, ne è stata fatta anche una bellissima versione in spagnolo con il titolo "Por un amigo màs" cantata dallo stesso Cocciante e poi ripresa nel 1990 dall'artista messicano Pedro Fernàndez. Un bel testo, quindi, sublimato dalla solita grande qualità interpretativa di un vero artista della nostra scena musicale come Riccardo Cocciante. 

 

 

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24 marzo 2021 3 24 /03 /marzo /2021 00:01

"Una vita da mediano" è uno dei brani più belli della discografia di Luciano Ligabue. Scritto nel 1999 per l'album "Miss Mondo", il brano, rappresenta un elogio verso tutte quelle persone che vivono la propria vita in sordina, sacrificandosi umilmente per il bene degli altri e non pensando mai realmente alla propria persona. Quei personaggi che possono essere identificati, ad esempio, con i tanti padri di famiglia che tutte le mattine vanno a lavorare per portare avanti la propria famiglia e non si lamentano mai dei tanti sacrifici fatti nella propria vita che, in fondo, non li ha visti mai protagonisti. Antieroi per esigenza o per indole che sono poi il vero motore di ogni sistema. Nel brano, infatti, si prende ad esempio il mondo del calcio e viene ciatato Gabriele Oriali, mediano dell'Inter degli anni '70 che ha giocato quasi 400 partite in seria A ed è arrivato a vincere anche i Mondiali nel 1982 pur non avendo una classe sopraffina. Oriali, infatti, come tanti uomini fanno nella vita, colmava la carenza del talento con la grinta e la volontà di non mollare mai. Coerenza, dedizione, umiltà, passione, determinazione e forza di volontà sono elementi che ben rappresentano questa figura espressa da Ligabue con il termine calcistico mediano. Trasportato nella vita quotidiana, però, il mediano diventa il non protagonista che però, a differenza di altri, può camminare sempre a testa alta poichè ciò che è riuscito a costruire e ad ottenere nella propria vita lo ha fatto con la sola forza delle sue braccia. Il brano è stato usato anche da Romano Prodi nella propaganda elettorale verso la presidenza del Consiglio nel 2006 mentre nel 2008, Neri Marcorè, ne ha fatto una parodia dal titolo "Una vita da prodiano". Del brano ne è stato fatto anche un videoclip diretto da Luca Lucini. Una bella metafora, quindi, quella espressa da Ligabue per elogiare tutta quella gente che vive la propria vita dietro le quinte regalando loro, almeno per un attimo, le luci dei riflettori e gli applausi del pubblico.

 

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Luciano Ligabue

 

 

 

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