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"...E chissà se è solo un gioco,

se le stelle c'hanno i fili,

se qualcuno sa già tutto,

di questi bimbi nei cortili..."

 

 

Luca Carboni - La nostra storia

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La Sfida dei 100, 4°Fase-5°Sfida
 
 
 
 
 
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4 marzo 2021 4 04 /03 /marzo /2021 00:01

E' il 1983 quando Amedeo Minghi porta al 33° Festival di Sanremo "1950" brano scritto dallo stesso artista romano per quanto riguarda la musica e da Gaio Chiocchio per il testo. La canzone, che da anche il titolo all'album pubblicato nello stesso anno, non riscuote fin da subito il successo che meriterebbe non classificandosi nemmeno per la finale di quella edizione del Festival ma sarà col tempo che il brano assumerà un valore importante sia per ciò che concerne il repertorio di Minghi che per tutta la musica italiana. Minghi, infatti, la includerà anche in diversi dischi live negli anni successivi facendola diventare, a giusto merito, una delle perle più luccicanti della sua collezione. Il brano racconta di una storia d'amore tra il protagonista e Serenella in una Italia, Roma in questo caso, appena liberata dai tedeschi grazie alle forze amiche americane. I segni lasciati dalla guerra sono ancora evidenti nei luoghi e, soprattutto, negli umori della gente che però, come dimostra il protagonista dedicando questa canzone alla sua amata, ha voglia di ricominciare a vivere in serenità il loro quotidiano. La spensieratezza e la costruzione di un futuro fondato sull'amore è proprio il messaggio che Minghi lancia con questa canzone interpretando il pensiero e le sensazioni che gli uomini di allora avrebbero potuto provare dopo la liberazione. La voglia di libertà e di poter finalmente compiere azioni semplici in una vita normale come portare al mare la propria ragazza assumono un aspetto importante e significativo nel brano. La leggerezza ritrovata nell'animo porta il protagonista a spingersi verso orizzonti che sembravano proibitivi fino a pochi giorni prima come l'espressa volontà dichiarata alla sua donna di volere un bambino dalla stessa. Si prospetta, quindi, la costruzione di una famiglia basata sull'amore in un contesto povero ma finalmente libero e capace di vedere un futuro. Le bombe e la distruzione causate dalle stesse sono ancora evidenti ma nella loro mente sono giù un brutto ricordo del passato che sperano non dover mai più vivere provandolo a cancellare definitivamente con la forza dei sentimenti. Il brano, quindi, ci fa capire quanto può essere importante l'amore per continuare a sperare anche in una situazione tanto drammatica e traumatica come l'immediato dopoguerra. Un capolavoro di Minghi che, come si augurava il protagonista, ha di certo superato gli oceani e sarà stata ascolatata da quegli americani, o dai loro discendenti, che hanno contribuito alla nostra liberazione e, allo stesso tempo, ad innescare l'ispirazione che ha dato vita a questo brano.   

 

 

 


 
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3 marzo 2021 3 03 /03 /marzo /2021 00:01

Nel 2005 Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De Andrè, chiede a Marco Castoldi, in arte Morgan, di reinterpretare a suo modo l'intero album di Faber "Non al denaro non all'amore nè al cielo" del 1971. La Ghezzi era alla ricerca di un'artista capace per poter ridare nuova luce ad uno degli album più belli della discografia del cantutore genovese e, dopo aver ascoltato Morgan, decise di affidarsi al suo talento. Morgan, tranne per piccoli accorgimenti come l'aggiunta di una virgola nel titolo dell'album o la sostituzione di alcuni strumenti in determinati brani, riesegue l'opera, ispirata originariamente alla raccolta di poesie "Antologia di Spoon River", in maniera fedele. Il rispetto e l'accortezza con la quale Morgan ha trattato questo capolavoro dimostra la volontà dell'artista di non voler snaturalizzare l'opera rimanendo, quindi, molto vicino all'originale. Uno dei brani in cui Morgan ha dato il meglio di se, sia come musicista che come interprete, è stato "Un giudice" brano dal testo molto particolare basato sulle sensazioni e i sentimenti di un nano che convive con la perfidia di una società che non accetta la diversità bensì la deride. Oppresso da questi comportamenti, il protagonista, decide di vendicarsi innalzandosi professionalmente e diventando giudice in modo da ottenere quel rispetto aldilà della propria statura e, soprattutto, per ispirare timore, condannare e sottomettere, con le armi della giustizia, quell'umanità che lo respingeva per la sua natura. Il pregiudizio verso le diversità, quindi, al centro di questa canzone che sottolinea anche la vicinanza di De Andrè verso gli emarginati a cui, spesso, a dato voce nelle sue canzoni. Alla scrittura di questo brano hanno collaborato con De Andrè, il paroliere Giuseppe Bentivoglio ed il compositore e direttore d'orchestra Nicola Piovani. "Un giudice", tra le altre cose, è stato anche uno dei brani di Faber, insieme a "Il pescatore" e "Bocca di rosa", meglio rivisitati musicalmente e riarrangiati dalla PFM, Premiata Forneria Marconi, nell'ambito del celebre live dello stesso De Andrè del 1979. Nella versione di Morgan l'arrangiamento ha subito qualche modifica rispetto all'originale ed è, forse, il brano in cui l'artista milanese ha osato di più in questo senso ottenendo comunque un ottimo risultato. Castoldi, infatti, aggiunge la batteria ed il rodhes piano bass oltre a sostituire l'ocarina solista con il flauto a coulisse. Inoltre, il tema del brano, viene eseguito ogni volta con uno strumento diverso mentre nel finale vengono usati tutti insieme. Una personalizzazione rischiosa che, però, non ha intaccato il grande lavoro autoriale del padre del cantautorato italiano.

 

 

 


 

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2 marzo 2021 2 02 /03 /marzo /2021 00:01
Sondaggi: Speciale Sanremo 2021, Migliore Nuove Proposte
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2 marzo 2021 2 02 /03 /marzo /2021 00:01
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2 marzo 2021 2 02 /03 /marzo /2021 00:01
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1 marzo 2021 1 01 /03 /marzo /2021 00:01
Sondaggi: La Sfida dei 100, 4°Fase-4°Sfida
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28 febbraio 2021 7 28 /02 /febbraio /2021 00:01
Sondaggi: Risultati Febbraio 2021

 

X La Sfida dei 100, 4°Fase-3°Sfida: Lucio Dalla 54% e Ivano Fossati 38%

X Sanremo Story, Miglior 1° anni 2000/2009: 2007 - "Ti regalerò una rosa" - Simone Cristicchi 33%

X Sanremo Story, Peggior 1° anni 2000/2009: 2009 - "La forza mia" - Marco Carta 46%

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27 febbraio 2021 6 27 /02 /febbraio /2021 00:01

"Margherita" è un brano di  Riccardo Cocciante del 1976 e pubblicato nell'album "Concerto per Margherita". Scritta a quattro mani con Marco Luberti, questo brano, rappresenta un classico della disografia dell'artista vietnamita di nascita ed è sicuramente tra i brani d'amore più belli di sempre per ciò che riguarda la musica italiana. "Concerto per Margherita" nacque come una sfida perchè sebbene Cocciante già aveva ottenuto dei successi come "Bella senz'anima" o "Quando finisce un amore" ed aveva, quindi, già un nome nel mondo della musica, era anche vittima di un etichetta che lo bollava come ripetitivo nelle sue creazioni e, soprattutto, nelle modalità di esecuzione. A Cocciante, ciò non sta bene poichè non è nella sua indole fermarsi sulle certezze e ripetersi anzi, Riccardo, dimostrerà anche in futuro la sua voglia di espandere i propri confini artistici abbandonando quasi del tutto la musica pop per calarsi totalmente nelle composizioni per il teatro dell'opera. All'epoca dei fatti erano molto in uso i "concept album" che prevedevano la scrittura di canzoni che seguivano un unico filo conduttore: una sola storia frammentata in più tracce. Cocciante, quindi, si tuffa in questo progetto e ciò che ne risulta sarà una delle opere più apprezzate della sua storia musicale e più vendute dell'epoca. "Margherita", inoltre, sarà premiata anche dal tempo essendo, ancora oggi, tra i capolavori assoluti della nostra musica. Nel testo, l'autore, esprime tutto il suo amore e la sua devozione verso questa donna, musa della sua vita e dei suoi sentimenti, che gli ha riempito gli occhi e la mente. Arrivano, quindi, pensieri poetici in cui sia gli elementi della natura che della collettività sociale vengono invocati per agire in funzione di questa persona con l'obiettivo di aiutare il protagonista a conquistare questa creatura che gli ha fatto scoprire l'amore. Il protagonista sente che non può fare a meno di questa persona definendola "un sogno" o con un semplice e diretto "tutto" ed addirittura la sua "pazzia". Una dichiarazione di amore assoluto che entra di diritto tra le pagine più belle della nostra storia musicale. 

 

 

 


 

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26 febbraio 2021 5 26 /02 /febbraio /2021 00:01

"Sally" è un brano di  Vasco Rossi del 1996 e pubblicato nell'album "Nessun pericolo... per te". Scritta dallo stesso Vasco, "Sally", è una delle canzoni più intense e profonde proposte dal rocker di Zocca. Per ciò che riguarda l'interpretazione del testo esistono due scuole di pensiero nate proprio da dichiarazioni dello stesso autore. La canzone nasce dopo una serata a Sant Tropez, dove Vasco partecipa ad una festa tra gente ricca e lontani dal suo essere. Infastidito dalla situazione e dal comportamento di quei personaggi Vasco, dopo aver bevuto un po', si ritira nella barca dove soggiornava e, pensando ad una ragazza che aveva conosciuto scrisse di getto questo brano. Questa ragazza, definita "speciale", aveva un atteggiamento diverso da tutte le altre, una ragazza matura, forse, segnata dalla vita e diviene, quindi, lo spunto per mettere nero su bianco uno dei capolavori della nostra musica. Nel testo, infatti, Sally è una donna che pensa al suo cammino di vita, agli errori commessi e al dolore che ha dovuto subire per colpa di compagni sbagliati. Una donna disillusa dalla vita, che ha perso, attraverso le delusioni ricevute, l'ingenuità e la spensieratezza della gioventù ed ora osserva la vita con occhi diversi e, spesso, freddi e disicantati. Nel finale, però, si capisce che Sally ritrova una forza interiore con la quale ripartire e riprendere la propria strada facendo tesoro del passato e lasciando viva la speranza per il futuro. "Vivere ogni momento come se fosse l'ultimo" è uno dei messaggi più belli che passano da questo testo per vivere una vita senza rimpianti e senza qualsivoglia ostacolo o preclusione fisica, psicologica o morale. Testo magnifico a cui Vasco, da gran comunicatore, regala una interpretazione sublime, toccante, quasi come se la cosa lo toccasse da vicino, come se quella Sally fosse, in realtà, lui stesso. Infatti, è proprio questa l'altra interpretazione più quotata con la quale viene letta questa canzone: Vasco avrebbe usato Sally per nascondere la vera entità del protagonista della canzone che sarebbe stato proprio lo stesso autore. Il testo, letto in questo senso, non fa una piega e potrebbe essere realmente una descrisione della sua vita e, lo stesso Vasco, ha più volte dichiato che "Sally" poteva essere anche lui ma che sarebbe stato "patetico" rendersi protagonista al posto di una donna. Tra l'altro, diversi tratti del testo, si possono benissimo adattare al passato turbolento di Vasco ed al suo presente riflessivo e cosciente della propria vita e delle proprie capacità.  Della canzone, inoltre, ne è stata fatta una cover da parte di Fiorella Mannoia, altra grande interprete, nel 1999 e pubblicata nel disco "Certe piccole voci". "Perchè la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia..." è un'altra delle frasi più incisive di questo capolavoro firmato da un artista che, può essere anche messo in discussione per ciò che riguarda la sua vita "spericolata" o anche per le capacità canore, ma non si può assolutamente negare il suo grande talento autoriale e le sue grandi doti interpretative e comunicative che lo hanno reso, meritatamente, parte importante della nostra storia musicale.

 

 

 


 

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25 febbraio 2021 4 25 /02 /febbraio /2021 00:01

"Cirano" è un brano del 1996 di  Francesco Guccini ed è stato pubblicato nell'album "D'amore di morte e di altre sciocchezze". L'idea della canzone parte dal paroliere Giuseppe Dati che è l'autore principale del testo anche se Guccini dichiarerà di aver pesantemente modificato lo stesso. A chiudere la squadra degli autori di questo brano c'è anche il grande  Giancarlo Bigazzi. In pieno stile gucciniana la canzone espone con rabbia diversi aspetti della vita sociale dell'epoca e rimane tutt'ora attuale. Guccini si scaglia con rabbia contro le ingiustizie e non accetta di sottostare a dogmi o pregiudizi. Si parla, quindi, degli arrivisti dove tira in ballo anche presunti colleghi del mondo della musica di cui dice: "poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati...buffoni che campate di versi senza forza...avrete soldi e gloria ma non avete scorza". Allo stesso modo il cantautore modenese attacca la politica: "...politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un'arte...coraggio liberisti, buttate giù le carte, tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese, in questo benedetto assurdo bel paese...". Poi Guccini affronta riflessioni relative alla religione, ai dogmi ideologici ed al materialismo : "se c'è come voi dite un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore, lo avete già tradito...e voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso" e "Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.". Guccini conclude il testo con una speranza o un augurio per la nostra comunità "dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto". Un testo importante, quindi, quello di un cantautore mai banale e sempre protagonista di magnifici spaccati della realtà. Sulla scia di altre celebri canzoni di protesta, Guccini, conferma la sua volontà di difendere le ragioni degli oppressi da quel popolo amorfo che vive di pregiudizi e di menzogne. Proprio in questo senso è visto il chiaro riferimento all'opera teatrale "Cyrano de Bergerac" di Edmond Rostand, in cui il protagonista è in lotta con i pregiudizi e con la cattiveria della gente per la sua presenza estetica non eccelsa e, soprattutto, per la dimensione eccessiva del proprio naso. Nonostante tutto, l'amore per Rossana saprà vincere la sua apparente durezza e scontrosità data proprio dalle continue infamie. Questo brano come l'intero album fu dedicato da Guccini a due amici prematuramente scomparsi e cioè Victor Sogliani, componente dell' Equipe 84 con cui lo stesso artista modenese aveva suonato nel gruppo I Gatti, e Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini, ovvero, Bonvi noto fumettista autore di "Sturmtruppen".

 

 

 


 

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Francesco Guccini

Giancarlo Bigazzi

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