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"Se ci ritroveremo tutti in fondo al lungo viaggio,

avremo indietro l'anima, l'amore ed il coraggio.

Felice è lo stupore dopo il suono dei rintocchi,

perché so che l'infinito avrà i tuoi occhi..."

 

Enrico Ruggeri - L'infinito avrà i tuoi occhi

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10 febbraio 2022 4 10 /02 /febbraio /2022 00:01

E' il 1995 quando Gianni Morandi si presenta al 45° Festival di Sanremo con "In amore", una canzone che rappresenta la forte intesa passionale tra due persone innamorate e totalemente presa uno dall'altra. Il brano è stato scritto da Duchesca, ovvero Pasquale Panella, e Bruno Zambrini e ad accompagnare Morandi sul palco, vista la necessità di una voce femminile, è Barbara Cola, giovane interprete di grande talento e già corista dell'artista di Monghidoro. La sintonia dei due interpreti si nota subito e la performance fornita sul palco dell'Ariston coinvolge critica e pubblico ottenendo un positivissimo riscontro anche per ciò che riguarda il piazzamento finale nella kermesse. Il brano si classifica secondo dietro solo a "Come saprei" di Giorgia. Il successo del brano ebbe risvolti positivi anche sulle vendite dei dischi dei due artisti che non pubblicarono un singolo della canzone bensì inserirono lo stesso nei loro nuovi lavori discografici ovvero "Barbara Cola", disco d'esorido della cantante bolognese e "Morandi". Il testo, come detto, esprime la forte spinta passionale di due amanti che si sentono l'uno parte dell'altra e vivono il loro rapporto in una simbiosi di spirito, corpo e mente. Un brano inteso che necessitava di una ottima interpretazione per non rischiare di farlo apparire banale o privo di profondità e la coppia formata da Morandi e dalla Cola ha regalato proprio quelle sensazioni che intenedevano trasmettere gli autori confezionando una performance sublime. In seguito a questa esperienza, la Cola è stata protagonista di diversi progetti soprattutto in tema di musical ed ancora oggi continua in tal senso mentre Morandi, dopo aver presentato Sanremo per due edizioni, sta progettando il suo grande ritorno in musica con un doppio concerto all'Arena di Verona ed un nuovo disco in lavorazione.

 

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9 febbraio 2022 3 09 /02 /febbraio /2022 00:01

"Cantare è d'amore" è una delle canzoni più amate del repertorio di Amedeo Minghi ed è stata pubblicata nell'omonimo album del 1996. Il brano venne presentato al 46° Festival di Sanremo piazzandosi al nono posto. Nonostante il brano venne molto apprezzato nella sua totalità grazie ad una sonorità particolare ma comunque melodica ed immediata pagò probabilmente per il testo criptico, cifra stilistica del grande paroliere Pasquale Panella. Tale autore, protagonista anche degli ultimi album di Lucio Battisti, regala sempre scritture sulle quali poter ragionare e dalle quali è possibile scovare diversi significati, talvolta celati attraverso profonde metafore che possono offrire una ricezione differente a seconda di chi la ascolta. Questo pregio però può risultare anche controproducente in un ambito popolare come quello di Sanremo anche se, in questo caso, si è mantenuto il tema più vicino e più adatto alla celebre manifestazione canora ovvero l'amore. L'amore visto in diversi suoi aspetti e, soprattutto, quello esposto sotto forma canora. Il sentimento che si esprime dapprima con la poesia ed in seguito con la canzone e che racchiude l'essenza e, talvolta, l'apologia di ciò che nella vita reale può apparire in condizioni molto più semplici e banali. Nella canzone d'amore si ripetono metafore ed espressioni che spesso risultano eccessive rispetto alla trasposizione dello stesso sentimento nel quotidiano. Si esagera e, talvolta, si mente pur di affermare un qualcosa che non appare poi così chiaro e lampante nella realtà. Appare, quindi, come una visione illusoria, una improvvisazione quasi fasulla che, in molti casi, non corrisponde esattamente alla verità ma, tutto ciò è contemplato ed accettato nel mondo della canzone e della poesia altrimenti non sarebbe tale. Non è la verità, quindi, ma un qualcosa che si aggira nelle sensazioni e negli odori di una realzione dal forte richiamo sentimentale che innesca la fantasia e la vena poetica di artisti particolamente sensibili che provono a trascrivere su carta ciò che fluttua nei venti e nei sospiri di quella magica alchimia. Ed anche se ciò che si canta può non essere la realtà chi la interpreta deve credere che lo sia con tutto il suo cuore ed il suo animo in modo da dare quel trasporto nella performance artistica che faccia piombare in quella fantasia anche chi segue la stessa esecuzione. Poichè, in ogni caso, una canzone d'amore concede a ciascuno la possibilità di ripercorrere momenti ed immagini particolamente felici della propria esperienza personale nel campo sentimentale e la bravura dell'interprete sta proprio nel fatto di rendere tangibili tali sensazioni. Un grande pezzo, quindi, che può assumere diversi significati ma che esalta, proprio per questo, sia la capacità autoriale del tutto personale di Panella che la grandezza di un raffinato cantautore ed interprete come Amedeo Minghi.

 

 

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8 febbraio 2022 2 08 /02 /febbraio /2022 00:01

"Vita" è un brano portato al successo da Lucio Dalla e Gianni Morandi nel 1988 e lanciato per il loro progetto discografico e live. Infatti, dopo lo storico Banana Republic con Francesco De Gregori, Lucio Dalla cercava un altro grande artista con il quale condividere una nuova esperienza dal vivo e la scelta ricadde su Gianni Morandi, giovane cantante pop, in cui Dalla intravedeva anche un grande talento interpretativo. La scelta apparve azzardata ed erano in molti ad avere dubbi sulla buona riuscita del progetto ma, alla fine, Lucio Dalla ebbe ragione. I concerti furono molto seguiti dal pubblico di allora ed ancora oggi, quell'esperienza, rimane uno degli eventi più apprezzati della storia della musica leggera italiana. Il disco, dal canto suo, arrivò a vendere oltre il milione di copie. Tra i grandi successi lanciati in quell'occasione c'è proprio "Vita" scritta da Mario Lavezzi per la musica e da Mogol, al secolo Giulio Rapetti, per il testo. In origine, il brano, si intitolava "Angeli sporchi", era dedicata ad una ragazza che dopo diverse difficoltà si era un po' persa ed iniziava con il verso: "Cara in te ci credo...". Dalla però, impose la modica per evitare che qualcuno pensasse che i due artisti si chiamassero "cara" tra di loro. A parte questa modica, Dalla, apprezzò subito il brano che entrò subito a far parte di un disco nato all'improvviso e per il quale non era pronto alcun brano. Il testo invita a guardare al futuro con ottimismo anche nei momenti di difficoltà che si susseguono, inevitabilmente, in un cammino di vita. Ciò che non uccide fortifica è, quindi, un po' il messaggio che gli artisti intendono lanciare con questo brano. Nel disco, inoltre, vi sono le firme anche di altri celebri artisti della musica italiana come Franco Battiato, Francesco Guccini, Riccardo Cocciante, Ron e Gaetano Curreri. Un progetto vincente, quindi, colmo di qualità ed interpretato al meglio da due colonne della nostra musica come Dalla e Morandi che, da quel momento, hanno intrapreso anche un sincero rapporto d'amicizia durato fino alla recente scomparsa di Dalla. 

 

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7 febbraio 2022 1 07 /02 /febbraio /2022 00:01

"La razza in estinzione" è un grande brano di  Giorgio Gaber, Gaberscik all'anagrafe, scritto con il fedele collaboratore Sandro Luporini e pubblicato nell'album "La mia generazione ha perso" del 2001. Questo disco è il primo, dopo ben 14 anni, realizzato in studio di registrazione e sarà il penultimo prima della scomparsa dell'artista avvenuta nel 2003. Il titolo dell'album arriva proprio dal tema centrale della suddetta canzone in cui, gli autori, osservano con sguardo malinconico la società attuale e certificano, senza troppi giri di parole, la sconfitta della propria generazione e, quindi, del modo di vivere e concepire la realtà nei più svariati aspetti. Principalmente, nel brano, si fa riferimento alla perdita degli ideali da parte della gioventù moderna che pare non abbia più alcun riferimento etico ne, tantomeno, delle proprie individualità. La libertà di pensiero e la volontà di lottare per quelle stesse idee sono valori che sono andati perduti mentre, ai tempi raccontati da Gaber, erano le leve principali che guidavano il mondo e la sua popolazione attraverso lotte che hanno portato a storiche ed importanti vittorie sociali. Oggi tutto questo è stato sconfitto dal conformismo che ha ridotto la comunità degli individui ad unica ed apatica massa indistinta dove tutti seguono i medesimi modelli calpestando la propria personale visione del mondo e delle cose. Nella canzone non vengono dimenticati comportamenti ipocriti o moralisti che hanno spesso un ruolo importarte nella mediocre società attuale. Gaber, ad esempio, mostra il suo disgusto verso chi fa della solidarietà una professione speculando su malati, tossici o disabili. L'autore mostra, inoltre, la totale apertura alle diversità ma non ammette che delle stesse vengano fatte esbizioni che vanno a minare la tanto inneggiata normalità. Non manca, poi, un risentimento per il modo in cui si diffonde e si promuove la cultura attraverso le fantasiose riforme della scuola o attraverso una culura di massa promossa dai canali mediatici. In questa rappresentazione dell'odierna società non mancano riferimenti agli errori commessi dalla politica e dalla Chiesa che sono tutt'altro che esenti da colpe. Una visione dettagliata, quindi, nei vari aspetti della nostra società dove tornano con rammarico i ricordi di quelle piazze gremite di giovani appassionati convinti di poter cambiare il mondo con la sola forza delle idee. Un ritratto crudo dove esce con rassegnazione l'unica onesta e possibile conclusione espressa da un Gaber in grande forma: "...Possiamo raccontarlo ai figli senza alcun rimorso ma la mia generazione ha perso...". Un capolavoro assoluto frutto di uno storico sodalizio della musica cantautoriale italiana come Gaber-Luporini in uno dei periodi più intensi del loro percorso artistico.

 

 

 


 

Altro su:

Giorgio Gaber

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6 febbraio 2022 7 06 /02 /febbraio /2022 00:01

"Principessa" è un brano molto bello e diretto di Marco Masini pubblicato nell'album "Il cielo della vergine" del 1995. Questo disco è considerato un po' l'ultimo della prima fase della storia musicale di Masini ovvero quella legata alla fortunata collaborazione con Giancarlo Bigazzi. Infatti, dopo questo disco, Masini pubblicherà una raccolta intitolata "L'amore sia con te" con solo l'omonimo inedito per poi incidere "Scimmie", uno degli esperimenti sonori provati dall'artista toscano in una fase di cambiamenti. "Principessa" scritta proprio con Bigazzi rientra perfettamente in quella serie di brani che hanno contraddistinto il "primo" Masini e, cioè, quei testi che con approccio diretto e, talvolta forte, affrontano problemi giovanili ed argomenti tabù. Seguendo la scia di "Vaffanculo", incisa nel 1993, "Bella stronza" e appunto "Principessa" sono, dei brani di questo disco, tra i più amati ma anche tra i più discussi dai detrattori dell'artista. Accuse, censure, ostacoli pubblicitari, sono tante le conseguenze che canzoni crude e vere come queste possono generare in un mondo dello spettacolo spesso fatto di personaggi ignoranti, falsi moralisti o doppiogiochisti. Masini, nonostante tutto, supera brillantemente la prova del pubblico, vendendo oltre 450 mila copie e vincendo il Disco di Platino in Italia ed il Disco d'Oro in Svizzera. L'album fu pubblicato anche in spagnolo con il titolo di "El cielo de Virgo". Tornado al brano, "Principessa", parla di una ragazza vittima delle violenze di un padre snaturato schiavo, a sua volta, dell'alcool. Abusi di ogni tipo che la giovane è costretta a subire fino a quando il suo ragazzo gli propone di scappare via con lui verso una nuova vita fatta di semplicità e serenità. L'uomo consiglia, quindi, alla sua amata di non raccontare a nessuno delle violenze e di aspettarlo per abbandonare definitivamente quella vita da martire. Il testo non conferisce, tramite la voce del ragazzo, sentimenti di odio o di vendetta ma solo una volontà di protezione verso quell'essere indifeso. Inoltre, non vi è una meta prestabilita per la loro fuga che dia loro la certezza di trovare una vita migliore ma solo una speranza di trovare un angolo sereno tra tanta cattiveria. Un testo bellissimo sottolineato da un accompagnamento alla chitarra che esalta ancor di più la grintosa interpretazione di un Masini in grande forma. Il video del brano, diretto da Stefano Salvati, è un omaggio al film "La strada" di Federico Fellini del 1954 interpretato da Anthony Quinn e Giulietta Masina, compagna di vita del regista. Nel video, il ruolo del rude Zampanò, è affidato a Giorgio Triestini. Fellini, morto nel 1993, non potè vedere il videoclip, che, invece, fu visto dalla sorella del regista riminese Maria Maddalena che si commosse letteralmente. 

 

 

Altro su:

Giancarlo Bigazzi

Marco Masini 

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5 febbraio 2022 6 05 /02 /febbraio /2022 19:11
Sanremo 2022: Pronostici

Come sarebbe giusto:

1. Massimo Ranieri

2. Giovanni Truppi

3. Michele Bravi

Critica: Giovanni Truppi o Massimo Ranieri

Sala Stampa: Gianni Morandi

Testo: Giovanni Truppi o Massimo Ranieri

Interpretazione: Massimo Ranieri o Iva Zanicchi

Composizione: Massimo Ranieri o Michele Bravi

 

Come, probabilmente, andrà:

1. Mahmood & Blanco

2. Irama

3. Sangiovanni

Critica: Giovanni Truppi o Massimo Ranieri

Sala stampa: Elisa o Dargen D'Amico

Testo: Mahmood & Blanco

Interpretazione: Elisa

Composizione: Mahmood & Blanco

 

Pronostici scritti il 05/02/2022 alle ore 19:32

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5 febbraio 2022 6 05 /02 /febbraio /2022 00:01

"L'ultimo spettacolo" è un brano di Roberto Vecchioni pubblicato nell'album "Samarcanda" del 1977. La canzone nasce, in realtà, dai contrasti coniugali con l'allora moglie Irene e si sviluppa intorno al suo addio verso Torino, luogo di residenza dell'amante che tornerà più volte, come concetto, in diversi brani dell'artista come "Vorrei" e "Montecristo". "L'ultimo spettacolo" quindi inteso come quell'ultima farsa dell'addio ma anche come una citazione dell'omonimo film di Peter Bogdanovich del 1971. Nel testo viene prima fatto un parallelo tra i personaggi della mitologia greca descritti da Omero forti e sicuri della propria onnipotenza e quella della realtà definiti uomini goffi, disperati e nudi che, talvolta, però possono aver la meglio. Vecchioni, ricorda i greci, come eroi che partivano per le proprie guerre come fa lui, in veste di cantautore, che parte per portare la musica di città in città ma, a differenza di quei miti, lui non ha una donna ad aspettare il suo ritorno. Anzi, la sua donna sta per partire e, Vecchioni, racconta il suo addio nella seconda parte del brano dove viene descritta propio quell'ultimo spettacolo. L'autore sottolinea la menzogna del momento sottolineando l'unica frase che, in un momento tanto importante, esce dalla bocca della moglie e cioè: "Me la dai una sigaretta?". L'autore però, chiarisce la reale sostanza del loro rapporto chiarendo di non aver considerato quella donna come roba sua ed è questo il motivo per il quale, l'uomo è ancora lì, quasi ad aiutare quella donna a lasciarlo definitivamente. Questo comportamento, fra due persone che si lasciano non avviene ed, invece, lui continua ad aspettare che il treno vada via forse per dare a quella farsa un briciolo di dignità accettando quella evidente verità che la donna tende comunque a trascurare. L'uomo, quindi, si vede oppresso nei suoi pensieri e nella sua solitudine e si rende conto di essere sempre stato solo poichè, come spiega in questo poetico verso: "E non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli quando qualcuno non è mai venuto...". Vecchioni chiude il brano rifiutando le pacche sulle spalle e gli incoraggiamenti di rito a rifarsi una vita, poichè, se questa storia, invece che la realtà, fosse solo una canzone con un finale scritto dallo stesso Vecchioni quella donna non sarebbe mai partita. Con questi versi altissimi si chiude un grande brano in cui Vecchioni ammette, quindi, di non aver superato quell'addio e sarà così ancora per molto tempo come sottolineato in altre successive canzoni dell'artista dove ricorrono versi inerenti a questa importante pagina della sua vita. Un capolavoro assoluto, quindi, di uno dei più gandi cantautori del nostro tempo. Nel sottofondo musicale, inoltre, è presente il violino di un altro grande artista che risponde al nome di Angelo Branduardi il quale ha collaborato, da musicista, in diversi brani del suddetto album.    

 

 

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4 febbraio 2022 5 04 /02 /febbraio /2022 00:01

"La notte delle fate" è un brano con il quale  Enrico Ruggeri si presenta al Festival di Sanremo del 2010, rispolverando nella serata dei duetti, la sua vecchia band dei Decibel. Allo stesso modo, dopo ben 24 anni, Ruggeri compare nella copertina dell'album "La ruota" con i suoi classici occhiali scuri dalla montatura bianca, simbolo dei suoi esordi discografici. La canzone, che sarà eliminata alla quarta serata del Festival suscitando scalpore e polemiche, rappresenta un inno alle donne ed a quella virtù nascosta che risiede in ogni animo femminile e che, secondo l'autore, le differenzia dagli uomini. Nel testo, infatti, si parla di tre donne in diverse situazioni di vita quotidiana che vengono unite nella loro modalità di reagire agli eventi ed alle sfide della vita. Quella forza nascosta viene rappresentata dal cantautore con "...un paio d'ali..." che spuntano in determinati momenti di difficoltà e le consentono di superare ogni tipo di ostacolo che la vita gli presenta. Un brano, forse, non apprezzato quanto meriterebbe ed un arrangiamento curato con il solito fidato Luigi Schiavone che, soprattutto nei live, trova il suo punto cardine in qui silenzi riproposti prima del ritornello che rappresenta proprio l'attimo in cui tutto si ferma per dar vita a quella forza interiore di cui si parla nella canzone. Probabilmente, per ciò che riguarda Sanremo, tutto ciò non sarà stato recepito a pieno senza dimenticare la scarsa attendibilità del televoto, ma questa è un'altra storia. A caldo, Ruggeri, non prese bene la palese ingustizia del televoto al punto di dichiarare che quello sarebbe stato il suo ultimo Sanremo anche se, con il passare del tempo, lo stesso artista pare abbia smorzato la questione essendo un amante del clima festivaliero e non essendo mai stato un tipo particolarmente preso dalle classifiche. Vista la situazione, era naturale a caldo, avere una reazione simile data dalla consapevolezza di aver portato un gran bel brano che, in quel contesto musicale, non meritava di certo l'esclusione dalla finale. In ogni caso, il tempo come le polemiche passano mentre ciò che rimane sono le note e le parole di questa ennesima perla confezionata da una colonna della nostra musica. 

 

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3 febbraio 2022 4 03 /02 /febbraio /2022 15:07
Sanremo 2022: La kermesse prende le sembianze del Festivalbar

Dopo il primo ascolto di tutte le canzoni selezionate per il Festival di Sanremo 2022 si ha la netta sensazione di aver assistito ad una nuova edizione del Festivalbar trasportato, per tradizione, dall'Arena di Verona all'Ariston ma non è detto che, tra qualche anno, anche questo ultimo baluardo potrà vacillare come, tra l'altro, già proposto da qualcuno nel recente passato. La gran parte dei brani e degli interpreti, infatti, ha proposto brani commerciali e riempipista tipici del palco adolescenziale e scanzonato della ormai estinta produzione della famiglia Salvetti. Gli aspetti commerciali e di marketing che spingevano Mediaset, radio e case discografiche a produrre il Festivalbar con un ottimo ritorno era sicuramente giustificato ed adatto al target a cui era diretto e spesso vi erano anche dei picchi eccellenti di show. Dall'altra parte, però, Rai, direttori artistici e organizzatori di Sanremo sapevano benissimo che avevano tra le mani tutt'altra macchina. Prima rete nazionale, trasmissione in mondovisione, storia culturale e musicale da salvaguardare con artisti di comprovata popolarità e professionalità. Da alcuni anni, però, la sacralità dell'evento è andata scemando e, forse, anche l'assenza del Festivalbar o di altri eventi musicali similari ha concentrato in Sanremo l'unica vera vetrina importante di livello nazionale. Va da se che, chi investe, cerca in tutti modi di piazzare in quella vetrina i propri prodotti aldilà della qualità e della reale conclamata popolarità. Da punto di arrivo di una carriera, Sanremo è diventato un ulteriore comune trampolino di lancio. Ecco, quindi, presentarsi giovani acerbi, privi di esperienza e, magari, con brani sfornati all'ultimo momento spesso dalle mani di altri per consentire una partecipazione che farà comunque curriculum ma che, spesso, segnerà la carriera di questi ragazzi utilizzati dal mercato e dai suoi squali. Ana Mena, Ditonellapiaga, La Rappresentate di Lista, Dargen D'Amico, Rkomi, Sangiovanni, Matteo Romano, Aka7even, Tananai su tutti hanno presentato brani sicuramente più adatti al Festivalbar e fuori luogo a Sanremo. Di brani realmente adatti al Festival di Sanremo ce ne sono davvero pochi e non risultano capolavori: alcuni un po' datati come quelli di Massimo Ranieri ed Iva Zanicchi, alcuni che restano nel limbo e potranno trovare luce col tempo come quelli di Emma ed Elisa ed alcuni che possono rientrare nei canoni anche se non originalissimi come quelli di Moro, Irama o Bravi. Lo stesso Gianni Morandi, in collaborazione con  Jovanotti, ha preferito cavalcare l'onda della hit estiva, invece, di unire le proprie esperienze e le loro capacità per un qualcosa di più profondo ed è un peccato. Ben accetto, invece, chi dimostra di avere qualcosa da dire anche rischiando un po' come Highsnob & Hu e, soprattutto, Giovanni Truppi che ci ricorda che la nostra storia musicale nasce, cresce e si eleva grazie ai cantautori: Modugno (il primo a portare un proprio pezzo a Sanremo), Dalla, De André, Battiato, Guccini, Vecchioni e via discorrendo ringraziano chi ancora prova, anche con difficoltà, a seguire la loro strada. Una noce dentro il sacco non farà rumore e siamo certi che, di questi tempi, farà più strada "...con il culo, ciao ciao...". Ciao!       

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3 febbraio 2022 4 03 /02 /febbraio /2022 15:05
Sanremo 2022: Opinioni al primo ascolto

ACHILLE LAURO: 5 Ormai prevedibile nella sua volontà di sorprendere nella messa in scena diventa quasi ridicolo eccedendo in manifestazioni teatrali per nulla attinenti alla canzone e perciò inutili e fuori luogo. Tutto è concesso nell'arte purché sia parte integrante della rappresentazione e del messaggio che con la stesse si intende trasmettere. Lauro ormai è ostaggio del suo personaggio e la poca originalità del brano rende insufficiente la partecipazione. 

YUMAN: 4.5 Buona vocalità per un genere che lascia il tempo che trova a Sanremo. Si potrebbe fare un figurone in caso di grande testo e perfezione vocale ma in mancanza di questi due elementi si fa presto a finire nel dimenticatoio almeno per il pubblico di massa. Destinato ad una utenza di nicchia allorché arrivino testi migliori.

NOEMI: 6 L'acustica dell'Ariston non l'aiuta, il sonoro supera la voce e l'integrità del testo ne soffre. Avrà tempo per farsi ascoltare apparendo chiaramente la sua forza radiofonica e l'affidabilità di una timbrica comunque sempre affidabile. 

GIANNI MORANDI: 6,5 Continua la sua collaborazione con Jovanotti e l'onda allegra nata quest'estate. Brano orecchiabile che farà sicuramente presa dal punto di vista mediatico però è un peccato che da un connubio con così tanta qualità non si sia puntato su di un qualcosa di più profondo.

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA: 5 Brano da villaggio vacanze con alcuni velati spunti provocatori che non bastano a salvare il brano dalla banalità del suo ritornello che, sicuramente, sentiremo per molto e che probabilmente consentirà alla coppia un ingiustificato buon piazzamento. Di solito si aspettava Sanremo per ascoltare qualcosa di più coraggioso o con una qualità diversa anche se a costo di risultare complicati al primo ascolto. Questa arriva subito e, molto spesso, non è un bene. 

MICHELE BRAVI: 7 Uno dei due brani sanremesi della prima serata. Buona qualità del testo, impegnato ma non troppo e buona interpretazione da parte di un giovane artista dalla spiccata sensibilità che comunque già presenta una buona formazione e confeziona una apprezzabile performance.  

MASSIMO RANIERI: 7 Ecco l'altro brano sanremese proposto alla prima serata. Brano scenico, volutamente datato che richiede un grande interprete ed una grande padronanza delle doti vocali che Ranieri possiede senza dubbio ma che nella prima esibizione, vuoi l'età, vuoi l'emozione di un ritorno dopo tanti anni, non ha controllato al meglio. Non si mettono in discussione le sue capacità ed anche ricapitasse non inciderebbe nel giudizio né del brano né dell'artista che va solo premiato per il coraggio dimostrato nel rimettersi in gioco.

MAMHOOD & BLANCO: 6 Tanto entusiasmo per due nomi che in cima alle classifiche e ben visti negli ambienti discografici e radiofonici attuali anche se il sapore della evidente operazione di marketing toglie poesia qualora nel testo essa vi sia. Nulla di trascendentale per attribuire al brano il merito della loro annunciata vittoria che, essendo tale, probabilmente non avverrà.

ANA MENA: 4 Fuori luogo, fuori contesto. Un po' come avvenuto per Elettra Lamborghini anche ad Ana Mena è stato concesso un palco che non gli compete almeno per questo tipo di brani. La colpa, ovviamente, è di chi l'ha preferita ad altre proposte certamente più adatte.

RKOMI: 4 Trap?Rap?Rock? Non si capisce realmente cosa sia Rkomi. Inutile quanto ridicola la scelta di entrare in maschera e gettarla dopo appena due scalini, cosa avrà voluto dire? Sinceramente non ci interessa.

DARGEN D'AMICO: 5,5 Orecchiabile certo, tormentone sicuro, la nuova "musica leggerissima" che ascolteremo per molti mesi ma perché a Sanremo? Quel palco, come già detto, meriterebbe uno sforzo in più, qualcosa di diverso da quello che ascoltiamo quotidianamente. Una canzoncina così va bene in costume, sotto l'ombrellone, qui invece sarebbe richiesto ben altro anche se, da qualche anno, la sacralità del Festival pare stia pian piano svanendo e queste proposte accolte, spesso, con entusiasmi inutili, ne sono la prova.

GIUSY FERRERI: 6 Resta in bilico. Professionalità solita nella presentazione, testo più maturo del solito e la voce che rimane il suo indiscutibile marchio ma è anche l'elemento che divide la sua platea tra chi trova sia un valore aggiunto e chi, invece, crede la penalizzi nelle sue performance.

SANGIOVANNI: 5 Conferma il motivo della sua presenza proponendo un brano perfetto per il suo target di adolescenti e tanto basta a chi lo ha voluto a Sanremo.

GIOVANNI TRUPPI: 7 Originale, coraggioso e sicuramente lontano dal piattume attuale. Il brano non è di facile presa e difficilmente avrà un riscontro mediatico importante ma almeno ha regalato tre minuti in cui si è cercato di fare cantautorato. I pilastri della nostra musica ringraziano.

LE VIBRAZIONI: 5 Non ci si aspettava molto di diverso ma, la band, ha fatto di meglio in carriera e, almeno stavolta, avrebbe potuto lasciare il posto a qualcuno di più ispirato.

EMMA: 6,5 Non eccelle ma fa il suo da professionista e serve al meglio un brano sufficiente che può crescere col tempo.

MATTEO ROMANO: 6 Evidentemente acerbo, avrà tempo per cercare la sua strada.

IVA ZANICCHI: 7 Avesse presentato il brano negli anni '60 probabilmente avrebbe vinto. Oggi appare pesantemente antico ma da Iva è giusto aspettarsi questo. Sulla voce niente da dire e la standing ovation risulta meritatissima.

DITONELLAPIAGA & RETTORE: 5,5 Non è un classico sanremese ma un riempipista molto efficace. Purtroppo non si è in discoteca ma Amadeus pare non l'abbia capito visto l'ennesimo brano fuori contesto.  

ELISA: 7 Non vi sono capolavori in questo Festival ed anche lei, fra le favorite, non lo presenta. Il brano è buono, nulla di nuovo ed in linea con la sua discografia e per chi apprezza il suo stile premierà a pieni voti la sua esecuzione. Chi, invece, non ama la sua modalità di interpretazione potrà solo confermare la sua indiscussa professionalità e bravura vocale senza però eccedere dal punto di vista emozionale. 

FABRIZIO MORO: 6 Peccato, solito spartito per Moro. Sound e mood già sentiti troppe volte. Seppur indubbiamente bravo sarebbe stato giusto cercare di proporre qualcosa di diverso almeno sulle tematiche visto le sue evidenti doti autoriali. 

TANANAI: 4 Qualcuno dovrebbe spiegare a questi ragazzi che arrivare a Sanremo così rischia di segnare in modo indelebile una carriera, stroncandola spesso sul nascere. L'entusiasmo di essere lì intacca la lucidità nelle scelte di questi ragazzi, ma chi detta le regole del gioco, non dovrebbe consentire questo scempio. 

IRAMA: 6.5 Inizia ad avere una maturità diversa da altre operazioni e, pian piano, sta conquistando credibilità tra i Big. Il pezzo crescerà e sicuramente avrà un futuro in radio ma, non siamo ancora da podio anche in Festival abbastanza mediocre.

AKA7EVEN: 4 Vale lo stesso discorso fatto per altri ragazzi presenti all'Ariston. Molto acerbo, utile per attaccare allo schermo per tre minuti qualche ragazzino in più e per ottenere dagli stessi dei ritorni dal punto di vista telematico e social. Alla musica ed allo spettacolo non toglie e non mette e rischia, come altri, di non avere altre opportunità dopo aver esaurito il suo bonus generazionale.

HIGHSNOB & HU: 6 Sicuramente i migliori tra i meno noti. Nella sfilza di nomi improbabili e poco riconoscibili al grande pubblico forse sono quelli che ne escono meglio. Si intravede ricerca, originalità e volontà di evitare la strada più facile che, però, porta spesso verso un inevitabile burrone. 

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