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  • : La musica che gira intorno...
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai,

di giocatori tristi che non hanno vinto mai,

ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro

e adesso ridono dentro a un bar;

E sono innamorati da dieci anni,

con una donna che non hanno amato mai;

Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai..."

 

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe '68

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3 dicembre 2020 4 03 /12 /dicembre /2020 13:58
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Miglior Canzone 2020
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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3 dicembre 2020 4 03 /12 /dicembre /2020 00:01

"Amico assoluto" è un brano di Renato Zero del 2004 pubblicato come unico singolo per la raccolta live "Figli del sogno". Il brano è presente nell'album sia nella versione in studio che in quella live eseguita durante il tour "Cattura il meglio in Tour 2004" in duetto con Michele Zarrillo ed Alexia. Il dvd, inoltre, resterà in vetta alle vendite per sette settimane diventando il dvd musicale più venduto dell'anno. La canzone invita a credere nel sogno e ad alimentarlo sempre con l'aiuto della fantasia mettendo da parte l'orgoglio e la paura di mostrare la propria vera natura. La rabbia di una realtà colma di insoddisfazione sembra abbia costretto l'amore ad arrendersi ed il sogno a spegnersi in un mondo sempre meno onesto e poco attento ai valori. Zero, però, confida in una nuova occasione che possa riportare la gente ad abbassare le proprie difese alimentando quel sogno che oggi riposa nel profondo di ogni anima. L'autore, infatti, si auspica che la rotta possa essere cambiata e che il sogno possa riconquistare quella valenza che possiede forse solo negli anni dell'adolescenza. Il sogno, secondo Renato, si nutre di verità e, quindi, solo quando gli uomini si stancheranno di recitare dei ruoli nella nostra società e butteranno via le loro finte maschere esso potrà tornare essere risvegliato. Un brano profondo, vero ed estremamente poetico che sottolinea, semmai ce ne fosse bisogno, la grandezza di uno dei più raffinati artista della scena musicale italiana. Un cantautore sensibile, Renato, che riesce con grande maestria a toccare corde dell'animo umano irrangiungibili per buona parte dei suoi colleghi. Zero, infatti, con la sua musica riesce ogni volta a risvegliare quel sogno che troverà sempre nuova linfa fino a quando un genio di tale portata continuerà a diffondere emozioni.

  

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2 dicembre 2020 3 02 /12 /dicembre /2020 00:01

"Cambiare" è probabilmente il brano più rappresentativo ed amato del compianto Alex Baroni, Alessandro Guido Maria all'anagrafe, ed è anche il brano che gli ha permesso di palesare al grande pubblico il suo immenso talento. E' il 1997, infatti, quando Alex presenta il suddetto brano tra le Nuove Proposte del 47° Festival di Sanremo dove, tra l'altro, era già stato l'anno precedente nelle vesti di corista. Baroni, infatti, prima di iniziare il suo percorso artistico personale è stato un eccellente corista per diversi grandi nomi della musica italiana. Con "Cambiare", però, arriva la svolta: la canzone ottiene fin da subito un grande successo di critica e pubblico. A Sanremo non vince ma si aggiudica il premio per la Miglior Voce e per la Miglior Interpretazione mentre il suo primo album da solista (dopo il primissimo con i Metrica), che porta il suo nome e che viene lanciato proprio in questa occasione gli apre le porte della grande musica. Il soul offerto da quello che sarà indicato come il Stevie Wonder italiano è un qualcosa di nuovo nel panorama degli anni '90 in Italia e le sue doti vocali affiancate ad una buona capacità autoriale portano Baroni, in poco tempo, ad essere uno degli artisti italiani più amati dal pubblico. "Cambiare" che parla della volontà di svoltare da una storia sentimentale forte evidentemente finita ma praticamente impossibile da debellare dalla propria anima e dai propri pensieri. Tutto, in tema di sentimenti, rimane se si è amato davvero e il "cambiare" rimane solo un'illusione per credere in futuro. Ecco, quindi, la grande attenzione ai testi, in questo caso ad opera proprio di Baroni a differenza della composizione musicale che è a cura di Massimo Calabrese, Marco Rinalduzzi e Marco D'Angelo. Dopo la morte dell'artista, avvenuta nel 2002 per un tragico incidente stradale, tanti sono stati gli omaggi per ricordare questo sfortunato ragazzo che in pochi anni è riuscito ad entrare, attraverso la qualità, nei cuori di tutti gli appassionati di musica. Dalla ex compagna Giorgia ("Marzo", "Gocce di memoria", "Per sempre"), all'ex produttore e collaboratore Eros Ramazzotti ("Infinitamente", oltre ad aver scritto per lui "Un'emozione per sempre" che Baroni non ha mai potuto incidere) fino a Noemi, che ha interpretato proprio "Cambiare" per un album tributo ad Alex inciso nel 2012, sono stati davvero in tanti a prestare la loro voce o i propri pensieri per omaggiare attraverso la musica un talento stroncato alla vita a soli 35 anni. "Cambiare" rimarrà, quindi, per sempre il ricordo più bello e limpido della sua avventura in musica poichè ha rappresentato l'inizio di una favola privata, però, del suo consueto lieto fine.     

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1 dicembre 2020 2 01 /12 /dicembre /2020 00:01
Sondaggi: La sfida dei 100, 4°Fase-1°Sfida
La Sfida dei 100, 4°Fase-1°Sfida
 
 
 
 
 
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30 novembre 2020 1 30 /11 /novembre /2020 00:01
Sondaggi: Risultati Novembre 2020

 

X La Sida dei 100, 3°Fase-10Sfida: Roberto Vecchioni 67% e Vasco Rossi 27%

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29 novembre 2020 7 29 /11 /novembre /2020 00:01

Nel 2010 la cantante itola-marocchina  Malika Ayane incide il successo di  Nicola Di Bari del 1970 "La prima cosa bella" per l'omonimo film di Paolo Virzì. La canzone, scritta dall'artista pugliese in collaborazione con Giulio Rapetti, in arte Mogol, ottiene una nuova linfa dalla nuova versione di una delle interpreti più promettenti del panorama musicale attuale. All'epoca della prima pubblicazione, il brano, prese parte alla ventesima edizione del Festival di Sanremo dove venne cantata da Di Bari insieme ai Ricchi e Poveri, dopo la rinuncia di Gianni Morandi prescelto dalla casa discografica RCA Italiana per accompagnare Di Bari, ed ottenne il secondo posto in classifica dietro solo a "Chi non lavora non fa l'amore" della coppia Celentano-Mori. "La prima cosa bella" è un elogio verso una donna, la madre nel caso del film, che viene definita come un dono divino e che da, al protagonista, la forza di suonare e cantare per lei pur non sapendo farlo. Una serenata, quindi, che gli autori scrivono per questa figura femminile che si è palesata nella vita di quest'uomo ed è risultata, appunto, "La prima cosa bella". Un classico della musica italiana che Malika Ayane ha saputo rielaborare a suo modo rispolverando la sua grande forza. Il 2010, per l'Ayane, è l'anno della consacrazione grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo, al quale aveva preso parte tra i giovani anche nel 2009, con la canzone "Ricomincio da qui" scritta insieme a Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico, per quanto riguarda il testo mentre la musica è ad opera di Ferdinando Arnò. Questo brano riscuote apprezzamenti positivi vincendo il Premio della Critica "Mia Martini" e provoca malumori, anche fra gli orchestrali dell'Ariston, per la sua esclusione dal podio. Pubblicherà nello stesso anno l'album "Grovigli" dove spiccano le collaborazioni con Paolo Conte e Cesare Cremonini, con il quale è stata fidanzata per circa un anno prima del matrimonio con Federico Brugia avvenuto nel dicembre del 2011. Attualmente, invece, è in programmazione il duetto con Pacifico "L'unica cosa che resta", canzone che esprime l'amore come unica ragione di vita, per il nuovo album del cantautore milanese "Una voce non basta" che uscirà il prossimo 27 marzo e che sarà composto da ben 14 duetti tra cui quelli con Samuele Bersani, Raiz, Cristina Donà, Ana Moura e Cristina Marocco.   

 

 

 

 
 

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28 novembre 2020 6 28 /11 /novembre /2020 00:01

"I bambini fanno 'ooh...'" è un brano scritto da  Giuseppe Povia ed inizialmente ammesso nella categoria giovani del Festival di Sanremo del 2005. Prima ancora della gara, però, la commissione della manifestazione canora nota che il brano è già stato eseguito in pubblico precedentemente e, quindi, taglia la canzone dalla competizione. La forza e la bellezza della stessa, però, spingono Paolo Bonolis, direttore artistico di quell'edizione, a trovare una soluzione per permettere comunque a Povia di esibirsi e fare ascoltare la sua canzone al vasto pubblico del Festival. Così, il conduttore, fa di questo brano la colonna sonora della campagna benefica a favore dei bambini del Darfur "Avamposto 55" promossa lungo tutte le cinque serate. Povia ottiene grande visibilità ed il brano un grandissimo successo tanto da apparire come vincitore morale della kermesse che, invece, fu vinta da Francesco Renga con "Angelo" tra i big e da Laura Bono con "Non credo nei miracoli" tra i giovani, categoria alla quale avrebbe dovuto prendere parte lo stesso Povia. "I bambini fanno 'ooh...'" rimane prima per ben 20 settimane in hit parade tra cui 19 consecutive e risulterà il singolo più ascoltato dell'anno vincendo 7 dischi di platino con oltre 180.000 copie vendute. La canzone ottiene anche riconoscimenti da BMG Sony come singolo più scaricato attraverso download digitali (350.000) e da cellulari (500.000). Inoltre la canzone fu tradotta anche in spagnolo e venne usata per accompagnare una campagna televisiva a difesa dei diritti dei bambini. In seguito a questo enorme successo fu pubblicato l'album "Evviva i pazzi... che hanno capito cos'è l'amore" che segna il debutto discografico del cantautore milanese. Anche il disco ottenne ottimi risultati essendo esportato anche sul mercato tedesco e vincendo il disco d'oro con oltre 60.000 copie vendute. Tutti questi successi, però, non nascono dal caso e non si tratta di fortuna bensì di talento perchè Povia, scoperto dal grande talent scout  Giancarlo Bigazzi, è riuscito a scrivere un testo che non poteva passare inosservato. Un delicato ed affascinante disegno del mondo dei bambini e del loro rapporto con gli adulti. I loro segnali spontanei, le loro ingenue espressioni e la ricerca costante di quella mano, necessario appoggio dei grandi, per la loro crescita fanno di questo brano uno di più belli degli ultimi dieci anni ed il successo ottenuto ne è una prova tangibile. Povia poi otterrà una sorta di rimborso a Sanremo vincendo l'anno seguente con "Vorrei avere il becco" e, negli anni, porterà sul palco dell'Ariston altri temi importanti come l'omossessualità con "Luca era gay" e l'eutanasia con "La verità". L'artista, infatti, si ispira ai grandi del cantautorato italiano e cerca sempre di lanciare messaggi significativi nelle sue canzoni lasciando all'ascoltatore ciò che di più importante può dare un testo e cioè la riflessione. Più volte è stato a centro di polemiche accusato di strumentalizzare questi argomenti ma fino a quando i suoi lavori susciteranno dibattito significherà che quel messaggio sarà arrivato e lo scopo sarà stato raggiunto. La ricerca di queste tematiche, in fondo, dichiarano la natura di un'artista che ha qualcosa da dire e non intende cadere nella banalità di una musica di massa che lascia il tempo che trova.  

 

 

 


 

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27 novembre 2020 5 27 /11 /novembre /2020 00:01

"Una ragione di più" è uno dei brani più rappresentativi della discografia di Ornella Vanoni. Inciso nel 1969 su 45 giri inisieme a "Quando arrivi tu", il brano, è stato scritto Franco Califano, Mino Reitano, Franco Reitano, Luciano Beretta e dalla stessa Ornella Vanoni. Negli anni, la canzone, è stata incisa diverse volte e pubblicate in varie raccolte e live tra cui l'esecuzione in duetto con Giusy Ferreri e quella live con Gino Paoli. All'epoca dell'uscita, la canzone, venne presentata nella trasmissione "Senza rete" conquistando subito il gradimento del pubblico. Ancora oggi, infatti, "Una ragione di più" rimane uno di quei brani senza tempo della musica italiana oltre ad essere uno dei cavalli di battaglia della Vanoni. Il brano, poi, è stato più volte interpretato anche dagli autori Califano e Reitano e più recentemente, invece, è stato oggetto anche dell'interpretazione di Emma Marrone oltre che quella di Valerio Scanu, nei panni della stessa Vanoni, per "Tale e quale show". Il testo parla di una donna stanca del proprio rapporto sentimentale che decide di andare via dal suo partner. Nel contempo, però, il distacco non sembra così facile perchè l'amore è ancora vivo ed immagina momenti di sofferenza e di forte malinconia lontano da lui. La donna, infatti, è ancora combattuta e non sa come regirebbe il proprio cuore ad una richiesta dell'uomo di non lasciarlo solo. Una sorta di prova di coraggio di una donna che prova a riprendersi la sua vita ormai svuotata da un rapporto complicato ma retto da un sentimento, forse più d'affetto che d'amore, che gli rende questa scelta ancor più dura. Il testo di Califano, quindi, rappresenta ancora una volta una immagine interiore di un sentimento, di sensazioni che appaiono dipinte su tela, chiare, limpide, come solo un grande autore riesce a trasmettere attraverso le parole e la poesia. La musica di Reitano e il contributo degli altri autori fanno il resto fino all'interpretazione della Vanoni che consegna questa canzone alla storia e non poteva essere altrimenti.

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26 novembre 2020 4 26 /11 /novembre /2020 00:01

"Azzurro" è un vero e proprio evergreen della musica italiana ed è anche uno dei cavalli di battaglia di Adriano Celentano. Il brano inciso prima nel 45 giri con "Una carezza in un pungo" nel 1968 e poi nell'album intitolato sempre "Azzurro/Una carezza in un pungo" del maggio dello stesso anno. Il doppio titolo per un album è un qualcosa di molto raro ma, la forza dei due brani principali del lavoro discografico di Celentano, obbligano, in qualche modo, questa decisione. Saranno, infatti, due dei più grandi successi dell'intera discografica dell'artista milanese. A scrivere la musica del brano è un giovane musicista entrato come autore nel Clan Celentano: l'avvocato astigiano Paolo Conte. Conte, scrive la musica con Michele Virano mentre il testo è di Vito Pallavicini che intenzionato a rendere il brano perfetto per Celentano affronta tematiche molto sentite dal molleggiato come l'ecologia, l'amore e la religione. Il testo, infatti, parla dell'insoffernza di un uomo in cui pensieri e desideri vanno all'incontrario e della sua voglia di evadere da una città che non lo rappresenta. Queste tematiche, però, che ricordano tratti di diversi altri brani di Celentano come, ad esempio, "Il ragazzo della via Gluck", non vengono affrontati in maniera malinconica o intimista ma, la musica realizzata da Conte, spinge il brano verso una esecuzione del tutto origianale e particolare. Un mix di generi non perfettamente riconoscibili fanno di questa canzone un pezzo unico nella discografica di Celentano ed in tutto il panorama italiano. Proprio per questo, il brano, ottiene un grande successo fin da subito e, negli anni, diventerà un successo internazionale poiché, come succede spesso per alcuni fenomeni pop, questa trascinante sonorità può vivere anche senza testo. Al di là, infatti, delle parole che per chi padroneggia la lingua italiana ha sicuramente il suo peso, la musica di Conte e l'interpretazione di Celentano abbattono con questa canzone ogni tipo di frontiera geografica. In Italia, come detto, la canzone e l'album ottengono subito un riscontro positivo e la cosa è da evidenziare se si pensa che non ci fu, praticamente, alcuna promozione all'uscita del progetto poiché Celentano era impegnato nelle riprese del film "Serafino". Dopo, quindi, una lunga assenza promozionale, lo stesso Celentano si sorprese delle vendite dell'album e notò con piacere che, con il passare del tempo, i consensi aumentavano. La popolarità di "Azzurro", poi, in Italia come all'estero, con il passare degli anni è storia nota. Tante, inoltre, sono state le cover e le interpretazioni del brano: dalle più fantasiose  come quella eseguita con pernacchi da Renzo Arbore nel film "Il Pap'occhio" del 1980 o quella in versione punk dei tedeschi Die Toten Hosen del 1990 a quelle più tradizionali di Mina con il jazzista Giorgio Gaslini o di Gianni Morandi fino a quelle del suo autore Paolo Conte che solo nel 1985 decise di eseguire il brano per la prima volta. Conte, infatti, non ha mai sentito il brano nelle sue corde e quando lo ha inciso, nel 1998, lo ha fatto con una versione essenziale al pianoforte trovando più adatta la vocalità di Celentano per la versione originale. In ogni caso, resta il fatto che "Azzurro" ancora oggi è uno dei brani italiani più noti ed amati all'estero ed ha rappresentato una tappa fondamentale sia per Celentano che per Conte, due nomi che ieri come oggi rappresentano la nostra musica nel mondo.      

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25 novembre 2020 3 25 /11 /novembre /2020 00:01

"Born to be Abramo" è uno dei brani che meglio rappresenta l'essenza e lo spirito che da sempre contraddistingue la proposta musicale della band Elio e le Storie Tese. Gli "Elii", come vengono chiamati, fanno della anormalità, della creatività e dell'ironia le loro armi migliori e proprio attraverso queste caratteristiche, affiancate comunque ad una grande conoscenza del mondo musicale ed un ottima confidenza con gli strumenti, hanno conquistato un loro posto nella musica che conta. Il suddetto brano, dunque, è uno di quei pezzi dove è possibile riscontrare sia tanta fantasia ma anche una grande capacità strumentale oltre ad una genialità umoristica che nasce principalmente dal leader Elio, ovvero Stefano Belisari, che da Rocco Tanica, Sergio Conforti all'anagrafe, oltre che dagli altri componenti del gruppo. Stefano e Sergio sono un po' il nucleo della band e sono anche gli autori della maggior parte delle proposte del gruppo. "Born to be Abramo" viene pubblicato come singolo nel 1990 per poi essere ritirato dal mercato dopo pochi giorni. Il ritiro è dovuto al contenuto del brano e a delle mancate autorizzazioni. Il pezzo, infatti, non è altro che un collage di cover trasformate e riadattate in pieno stile della band milanese. A partire dall'intro che si rifa al brano "Triangolo" di Renato Zero, passando per "Resta cu'mme" di Domenico Modugno, "Born to be alive" di Patrick Hernandez a cui si rifà evidentemente anche il titolo, "You make me feel (Mighty real)" di Sylvester fino a due canti liturgici come "Resta con noi Signore la sera" di Domenico Machetta e "Esci dalla tua terra" di Gigi Cocquio. A far saltare tutto furono sia i coautori del brano di Patrick Hernandez a cui non erano stati chiesti i diritti ma, soprattutto, la copertina dell'album che recitava un ironico "Sveliatevi!", chiaro riferimento alla rivista "Svegliatevi!" distribuita dai Testimoni di Geoa. Fu, quindi, la Società Torre di Guardia, principale organo giuridico dei Testimoni di Genoa, a chiedere il ritiro dal mercato. Il brano, intervallato, da tratti recitati da un Rocco Tanica in versione sacerdote, fu poi riproposto in versione remix con il sottotitolo "Saturday Night Strage" nell'album "The los Sri Lanka Parakramabahu Brothers featuring Elio e le Storie Tese" sempre nel 1990 dove il duo dello Sri Lanka non era altro che una coppia di ragazzi addetti alla pulizia nel loro studio di registrazione. Anche in questo caso, anche se invertita, la copertina resta simile alla precedente ed anche in questa occasione vi è il ritiro dal mercato. Si deve, quindi, arrivare al 1997 per avere una pubblicazione ufficiale contenuta nella raccolta "Del meglio del nostro meglio vol.1" dove vi è anche la partecipazione dello stesso Hernandez, maggiore "vittima" del brano a partire dal titolo fino all'intera seconda parte del testo che rimane, in pratica, una totale parodia del suo "Born to be alive". In questa versione, però, non compaiono più gli intermezzi recitati di Rocco Tanica. Sempre del 1997 è anche il videoclip del brano dove partecipano simpaticamente diversi personaggi dello spettacolo oltre allo stesso Hernandez e cioè Fabrizio Frizzi, Guido Meda e la squadra di "Striscia la notizia" tra cui Enzo Iacchetti ed Alessia Mancini. Oltre a Patrick Hernandez che, partecipando alla nuova versione del brano ed al videoclip, si mostrò simpaticamente compiaciuto della cover degli Elii anche Gigi Cocquio, missionario italiano e autore di "Esci dalla tua terra", apprezzò la cosa mentre Dino Verde, alias Michele Bovi, autore del testo di "Resta cu'mme" si irritò dell'utilizzo ironico dei suoi versi e lamentò anche il fatto che la band non gli avesse chiesto il permesso rubando, in pratica, la sua composizione. In ogni caso, tra mille controversie, ritiri dal mercato, censure, mancate autorizzazioni e quant'altro, "Born to be Abramo" ha mantenuto nel tempo la sua sarcastica incisività rimanendo ancora oggi tra i brani più amati dal pubblico degli Elii oltre ad essere tra le canzoni più rappresentative della loro vastissima offerta musicale.      

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