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"Non so se sono stato mai poeta

e non mi importa niente di saperlo,

riempirò i bicchieri del mio vino,

non so com'è, però vi invito a berlo..."

Pierangelo Bertoli - A muso duro

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21 ottobre 2021 4 21 /10 /ottobre /2021 23:01

"Le aquile non volano a stormi" è una canzone pubblicata da  Franco Battiato nel 2004 nell'album "Dieci stratagemmi - Attraversare il mare per ingannare il cielo". Il brano in questione è ispirata ad una antica poesia cinese risalente al IV - III secolo a.C. ed e Battiato, insieme al poeta scrittore Manlio Sgalambro coautore del testo, rispetta l'origine geografica anche dal punto di vista musicale inserendo una sonorità facilmente riconducibile alla tradizione orientale. L'aria asiatica viene poi arricchita dalla partecipazione canora dell'artista anglo-nipponica Kumi Watanabe. Il testo della poesia e, quindi, della canzone tratta dalla stessa, esprime, con la metafora delle aquile, la fierezza e la dignità dell'individuo che sceglie di percorrere la propria strada secondo i propri ideali senza lasciarsi condizionare dalla massa e vivere, quindi, solo di riflesso ed, in qualche modo, da parassita. L'aquila, nel regno animale, è sicuramente uno degli esseri viventi che meglio rappresentano quest'idea nell'immaginario collettivo. La riconosciuta fierezza di questo animale divenuto un vero è proprio dogma e proviene, oltre alla tendenza sottolineata dal testo di volare e cacciare in solitudine, probabilmente, anche dal comportamento che l'aquila assume in punto di morte dove preferisce ritirarsi ed allontanarsi dai suoi simili per andare a spegnersi in isolamento. Tale comportamento può, quindi, essere inteso come gesto di fierezza e dignità dinnanzi alla morte che giunge inesorabile. Accettare, dunque, il proprio destino e vivere delle proprie idee senza invidie ne gelosie e senza prestare orecchio alle menzogne o farsi soffocare dai maligni. "In silenzio soffro i danni del tempo...le aquile non volano a stormi...Vivo è il rimpianto della via smarrita...nell'incerto cammino del ritorno". Affidarsi al cuore ed alla guida dei saggi è l'unica modo per ritrovare la giusta strada prima che l'incostanza offuschi lo splendore. Ovviamente il messaggio di questa canzone si pone anche a difesa dell'individuo e dell'unicità dello stesso in una realtà in cui moda e tendenze tendono a trasportare tutti nella stessa direzione ed in cui personalità e libero pensiero sembrano essere sempre meno genuini ed originali. Un brano, quindi, che esprime tutto il suo senso già nel titolo e che nel testo riesce a trasmettere in pieno il suo significato lasciando a che ascolta la facoltà di riflessione e di pensiero che è forse la qualità più importante che può avere una canzone.  

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20 ottobre 2021 3 20 /10 /ottobre /2021 23:01

"Eskimo" è una canzone scritta da  Francesco Guccini e pubblicata nel 1978 all'interno dell'album "Amerigo". In questo brano, il cantautore modenese, ripercorre la sua gioventù povera ma allo stesso tempo ricca di valori e di emozioni che oggi, nell'agiatezza, non vi sono più. Si ricorda, in particolar modo, il rapporto con Roberta, storica fidanzata che poi sarebbe diventata la sua prima moglie dalla quale si sarebbe separato solo sei anni più tardi. Ai tempi del brano i due erano acora sposati ma, come si nota anche dal brano, non esistevano più tra i due particolari stimoli affettivi che avevano caratterizzato l'età giovanile. Guccini rimpiange gli incontri "rubati" in un letto ad ore o dentro un cinema. Di quel clima dei vent'anni Guccini ricorda la spensieratezza e l'incoscenza di seguire il proprio pensiero anche sbagliato che fosse. Il titolo del brano potrebbe portare alla mente la rivolta studentesca del '68 ma l'autore, oltre a cantarlo, ha più volte precisato che l'uso dell'eskimo, giubbotto con cappuccio in voga tra i giovani politicizzati, era dovuto solo al freddo provato a Trieste durante il servizio di leva e dal prezzo accessibile ad un ragazzo con poche risorse economiche. Mettendo da parte le etichette, Guccini, ha ribadito anche nel testo della canzone che un pensiero non bisogna portarlo avanti per moda o per tendenza ma proporlo quando lo si sente, magari anticipando i tempi. Si fa, quindi, pià volte riferimento alla povertà ed al contrasto con la realtà borghese a cui apparteneva la sua compagna la quale gli toccava anche di pagargli il cinema. Guccini non si spiegava perchè questa ragazza era attratta proprio da lui e gli pesava il paragone tra il proprio eskimo ed il paletò della ragazza. Nonostante la differenza di classe i due portano avanti con passione la loro storia fino ad arrivare ad un rapporto quotidiano monotono e freddo. Ed anche questo brano non ha pretese di rivitalizzare questo rapporto: l'autore dice di fare quel che può sentendosi ancora, nel suo profondo, quel ragazzo dell'eskimo di un tempo ma, è sicuro, allo stesso tempo che la compagna ignorerà questa canzone come ha sempre fatto nel passato. Una canzone, quindi, da ascoltare per capire la profondità e la proprietà di scrittura di uno dei maggiori esponenti del cantautorato italiano.

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19 ottobre 2021 2 19 /10 /ottobre /2021 23:01

Nel 1994 Enrico Ruggeri, con la collaborazione del fedele Luigi Schiavone, scrive "L'altra madre" un brano che tratta delle sensazione e delle motivazioni che portano le persone afflitte da tossicodipendenza a non liberarsi da quella ossessione. Non una canzone, come tante sul tema, che invita a non drogarsi ma una disamina più profonda della mente di chi vive questa situazione drammatica. Un mondo che li appartiene più, che corre a differenza di loro che non vengono ne compresi ne accettati e tornare indietro pare impossibile quanto inutile. Si affidano così, per trovare la loro pace, a l'altra madre appunto, che li accoglie e non li rifiuta. Una disamina cruda e molto vicina alla realtà, quella scritta dal cantautore milanese, che fa di questa canzone quasi un trattato da studiare per comprendere a fondo questa problematica. Il brano viene scritto per la voce di Fiorella Mannoia che lo incide nell'album "Gente comune" ma anche Ruggeri lo esegue dal vivo fino ad incidere una sua versione nel disco "Fango e stelle" del 1996. La canzone ottiene i favori del pubblico e della critica che conferma la grande maturità autoriale che Ruggeri ha raggiunto e la destrezza con la quale è riuscito a comporre un testo su di una tematica tanto delicata non urtando la sensibilità delle persone tirate in ballo, anzi, a quanto afferma Ruggeri, tante sono state le persone afflitte da questo dramma che hanno apprezzato il brano comunicandolo alll'autore tramite corrispondenze. I tossicodipendenti che hanno ascoltato questa canzone, infatti, si sono sentiti trattati con rispetto ed il loro disagio è stato rappresentato alla perfezione. Enrico Ruggeri, infatti, è sicuramente uno dei cantautori più importanti della nostra musica e non è un caso se gran parte degli interpreti italiani, soprattutto di sesso femminile, si sono spesso affidati a lui per la scrittura dei loro brani. La carriera di Ruggeri e tutto il suo repertorio presenta punti di altissima qualità che hanno consacrato la sua figura nella nostra storia musicale e "L'altra madre" è sicuramente da includere tra le sue perle migliori.

 

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18 ottobre 2021 1 18 /10 /ottobre /2021 23:01

"Vento d'estate" è una canzone proposta da Massimiliano "Max" Gazzè  e  Niccolò Fabi nel 1998 ed inserito nei rispettivi album "La favola di Adamo ed Eva" e "Niccolò Fabi". In realtà, la canzone, è stata scritta da Gazzè in collaborazione con  Riccardo Sinigallia, altro cantautore che ben si abbina in quanto ad originalità e qualità ai suddetti artisiti. Infatti, sia Fabi che, soprattutto, Gazzè sono emersi dalla massa per la loro creatività nella scrittura dei testi oltre alle doti canore che, in questi casi, passano in secondo piano. La collaborazione in questo brano nasce da una vecchia amicizia nata tra i due durante gli anni di gavetta tra i pub della capitale ed anche questo aspetto della loro vita può essere ben rappresentato da questa canzone. Gazzè, da artista poliedrico, ha sempre variato negli anni preservando un'originalità che lo rende sempre innovativo e mai ripetitivo. "Vento d'estate", ad esempio, risulta leggera e diretta, ma contiene, ad ogni modo, un messaggio importante che si vuole trasmettere anche attraverso la sonorità prescelta in questa composizione. La musica e la tonalità vocale trasmettono fin da subito un senso di leggerezza ed è proprio quello che gli autori vogliono far passare. Prendere la vita senza stress ed ansie particolari aspettando, anche nei momenti difficili, che cambi il vento. A volte basta un momento, una mossa, affinchè tutto si muti senza la necessità di sforzi e di tormenti mentali. Tutto cambia come cambia il vento e spesso succede senza alcun intervento umano. Tanto avle, quindi, vivere la vita con spensieratezza ed approfittare dei nostri giorni per fare ciò che più ci piace rintrovando con il corpo e con la mente quella libertà senza vincoli o mete di alcun tipo lasciandosi anche l'eventualità di perdersi tra senerità e fantasia. Gli autori usano il mare come fuga dalle oppressioni in quanto proprio il mare con la sua immensità rappresenta nell'immaginario collettivo una meta dove è possibile lasciarsi alle spalle i problemi e perdersi spensierati, almeno con lo sguardo, in quell'infinita distesa blu. Un testo tanto semplice quanto denso di significato che esprime con un motivo orecchiabile tutta la grandezza di un autore come Gazzè senza dimenticare l'apporto, nella scrittura, di Sinigallia e, nell'esecuzione, di Fabi.        


 
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17 ottobre 2021 7 17 /10 /ottobre /2021 23:01

"Semplici e un po' banali, io direi quasi prevedibili e sempre uguali, sono fatti tutti così, gli uomini e l'amore..." Iniza così "Acqua e sale" spiegando, quindi, il concetto che sta al centro della canzone cantata da due colonne della musica italiana come Anna Mazzini, ovvero Mina ed Adriano Celentano che si sono uniti per l'album "Mina Celentano" del 1998. Il disco evento conta dieci tracce che hanno come tema unico l'amore. L'abbraccio artistico tra due miti della storia musicale nazionale ha da subito ottenuto un clamoroso successo arrivando a vendere più di 1.600.000 copie e risultando, quindi, per Mina il disco più venduto della sua carriera insieme ad "Attila" del 1979. "Acqua e sale", in particolare, è stata una delle canzoni più apprezzate del disco ed è stata tradotta anche per il mercato spagnolo nel 2007 dove è stata eseguita con Miguel Bosè con il titolo "Agua y sal" ed inserita nell'album "Todavia" insieme a "Corazon felino", versione spagnola di "Brivido felino", cantata con Diego Torres. "Acqua e sale" è stata scritta da Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro che non sono altro che gli Audio 2, duo molto in voga negli anni '90 e da diversi anni autori abituali di Mina. Altra particolarità del disco è il libretto che si trova all'interno che vede i due artisti protagonisti di un fumetto con le sembianze di due paperi diegnati da Gianni Ronco. Tali figure sono state usate anche per i videoclip insieme a scatti fotografici che ritraggono i due cantanti in sala di registrazione. Un album, quindi, da archiviare tra le chicche della storia della musica italiana per un connubio unico tra due icone del settore. Questo progetto, secondo indiscrezioni, sarebbe potuto essere ancor più incredibile visto che, a quanto pare, avrebbe dovuto prendere parte al disco anche Lucio Battisti che si spense lo stesso anno della pubblicazione dell'album. Il progetto che avrebbe dovuto vedere anche la presenza di Battisti si sarebbe dovuto intitolare "H2O". In ogni caso, questo disco, resta un successo ed "Acqua e sale" una delle canzoni più rappresentative dello stesso per la sua capacità di trattare il rapporto uomo-amore con leggerezza, ironia e sincerità.

 

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16 ottobre 2021 6 16 /10 /ottobre /2021 23:01

"Donna felicità" è uno dei brani storici della musica italiana. Lanciata dal gruppo de i Nuovi Angeli nel 1971 nell'album "Sole buonanotte!", la canzone è stata scritta da Roberto Vecchioni, Renato Pareti e Andrea Lo Vecchio. Pasquale "Paky" Canzi, voce del gruppo e unitosi allo stesso subito dopo i tre membri fondatori Alberto Pasetti, Renato Sabbioni e Franco Verde che diedero vita alla band nel 1963, sarà produttore e arrangiatore di diversi album di Roberto Vecchioni che regala questa perla di impronta commerciale favorendo un successo internazionale alla band. "Donna felicità", infatti, pur facendo riscontrare una chiara matrice cantautore dove si denota la penna pensante di Vecchioni fa parte di quelle composizioni estive con le quali i cantautori del tempo si garantivano un trasporto commerciale e una buona quantità di vendite per poi dedicarsi a brani d'autore per un pubblico più di nicchia che andavano poi a comporre l'intero album. Con questo brano, infatti, i Nuovi Angeli, partecipano al Festivalbar arrivando seconde e venderanno oltre un milione e mezzo di copie in tutto il mondo partecipando a trasmissioni televisive americane e ottenendo grande successo anche in Canada, Spagna, Messico, Argentina e tutti i Paesi dell'America Latina anche grazie alla versione in spagnolo del brano "Dona felicidad". Il brano, tra l'altro, è stato tradotto anche in inglese e questa ennesima versione è stata pubblicata in un 45 giri in Francia. Un grande successo, quindi, che trova la sua forza nel ritmo del brano, nelle sonorità della band, nella interpretazione della canzone e nella immediatezza del testo che gioca un po' sulla figura di una donna in cerca di marito. Non mancano, quindi, giochi di parole ed allusioni di tipo sessuale in un contesto giocoso e sarcastico in cui i ragazzi, protagonisti del brano, cercano di trovare l'uomo giusto a cui la donna regalerà la propria rosa e che saprà farla divertire dopo anni di solitudine e sofferenza. Un brano azzeccato, quindi, sotto tutti i punti di vista che premierà la band oltre ad assegnare un altro punto a favore di Roberto Vecchioni che presterà anche la sua voce in questo brano in diverse occasioni cantandola, tra l'altro, anche in duetto con Claudio Baglioni. Dell'allora band, inoltre, faceva parte anche il batterista Mauro Paoluzzi, poi artefice del successo di Gianna Nannini negli anni '80, e Silvano Travenzollo, che proprio nel 71' lascia la band. Oggi, invece, dei componenti storici nella band è rimasto solo Paky Canzi ed è del 2012 il loro ultimo album di inediti dal titolo "C'è ancora posto in paradiso".

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15 ottobre 2021 5 15 /10 /ottobre /2021 23:01

"Firenze madre" è un brano dedicato alla città di Firenze da due artisti toscani nel 2014, Aleandro Baldi e Riccardo Azzurri. Scritta e suonata a quattro mani, Azzurri al pianoforte e Baldi alla chitarra, la canzone, è stata realizzata nell'ambito di un progetto di musicoterapia per promuovere il benessere psico-fisico che può scaturire dalla forza della musica. Ovviamente, l'idea di questa, nasce dalla volontà dei due artisti di dedicare un brano alla loro bellissima cittò, vera capitale della cultura italiana. In realtà Baldi, Civai all'anagrafe, è nato a Greve in Chianti e, quindi, in provincia di Firenze mentre Riccardo Azzurri è proprio originario del capoluogo toscano. Tra l'altro, alla canzone, è stata data grande visibilità sia da Leonardo Pieraccioni, altro grande figlio di Firenze, che l'ha riproposta sui suoi canali social e anche durante La Partita del Cuore del 19 maggio 2014, quando allo stadio Franchi di Firenze, i due artisti hanno avuto la possibilità di eseguire il brano davanti ad una platea di oltre 40 mila persone. L'apporto, quindi, della Nazionale Cantanti, come sempre si è rivelato fondamentale ed il brano, come il progetto a quale era legato, si sposava benissimo con l'evento benefico svoltosi nella città di Firenze. Il testo è, quindi, un omaggio alla bellezza di una città unica come Firenze, culla del Rinascimento italiano e luogo che racchiude la gran parte del patrimonio artistico e culturale dell'Italia intera. Un omaggio dovuto, dunque, di due figli che sono partiti da lì per poi entrare nel grande mondo dello spettacolo e della musica italiana. Tra l'altro, il brano, è anche l'ultimo progetto discografico inedito di Aleandro Baldi che trova sempre molte difficoltà a pubblicare nuovi lavori nonostante sia in piena attività e continui a provare nuove strade per riottenere quella visibilità che gli spetterebbe e che ha dimostrato di meritare nei suoi favolosi anni '90. Dopo il boom, infatti, Aleandro ha avuto ostruzioni mediatiche di ogni tipo: dall'incredibile chiusura dovuta all'exploit di Andrea Bocelli che limitò il suo cammino perché secondo qualcuno l'industria discografica non poteva permettersi di puntare nello stesso periodo su due artisti non vedenti fino all'ultimo no, legato sempre all'handicap dell'artista, ottenuto dai vertici Rai in occasione di Castrocaro dove, il conduttore Pupo, l'avrebbe voluto in giuria. Pupo ha reso pubblica la cosa e Aleandro lo ha ringraziato confermando che non smetterà mai di combattare queste ingustizie e continuerà a fare musica ricordando anche una frase che gli era stata riportata in un'altra occasione in cui si diceva che "in televisione Aleandro Baldi mette tristezza al pubblico". La sua qualità e le sue grandi capacità autoriali, però, non gli permettono di fermarsi davanti a queste cose e, come lui stesso ha confermato, non smetterà mai di combattere questi pregiudizi anche per chi non ha voce per farlo. Inoltre, come ha sottolineato anche Pupo, Aleandro artisticamente è sicuramente molto meglio di tanti altri che godono oltre misura di spazi televisivi e radiofonici ed è stato giusto, quindi, rendere nota questa ennesima triste vicenda per informare il pubblico su ciò che Aleandro continua a subire ormai da diversi anni. Si spera che, prima o poi, la meritocrazia abbia la meglio e l'arte di Aleandro torni con tutta la sua forza e la sua poesia nella platee che merita.     

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14 ottobre 2021 4 14 /10 /ottobre /2021 23:01

"Silvia lo sai" è un brano di Luca Carboni del 1987 ed inserito nell'album "Luca Carboni", terzo lavoro discografico del cantautore bolognese. La canzone, insieme a "Farfallina", consetirà all'artista di ottenere un successo che lo porterà ad affermarsi definitivamente tra i grandi della musica italiana alla fine degli anni '80 e gli inizi dei '90. "Silvia lo sai" rimane ancora oggi tra i brani più rappresentativi delle caratteristiche autoriali di Carboni che riesce a mescolare aree malinconiche con forti spunti di riflessione e messaggi trasversali. Infatti, pur avendo come tema centrale la tossicodipendenza, "Silvia lo sai", riesce a toccare diversi aspetti sull'adolescenza dell'epoca. Si fa riferimento, ad esempio, al rapporto con la religione e con la scuola che i giovani avevano in quegli anni in cui i metodi ed i rapporti tra ragazzi ed insegnati non andavano oltre l'obbligo professionale risultando freddi ed umanamente distaccati. Nascono così i versi "Un Dio cattivo e noioso, preso andando a dottrina..." oppure "...i professori non chiedevano mai se eravamo felici...". Parole che rendeno bene l'idea dell'intensità e della capacità autoriale proposta da un figlio della grande scuola del cantautorato italiano. Ovviamente il tema centrale rimane la droga e questo rapporto amoroso iniziato in tenera età ma mai decollato a causa della tossicodipendenza di Luca. La canzone non è stata presentata come autobiografica anche se il ragazzo vittima della droga porta lo stesso nome del cantautore. Nel brano, il protagonista incontra dopo diversi anni la sua ex compagna di scuola Silvia e la informa che Luca, suo fidanzatino all'epoca, non ha ancora smesso di drogarsi e che le sue condizioni di salute sono diventate sempre più critiche. Nel finale il ragazzo incontra lo stesso Luca che tremando prova a dileguarsi dal dialogo amichevole e non riuscendo nemmeno a parlare comunica solo attraverso uno sguardo ormai spento. Il protagonista si chiede, quindi, dispiaciuto "...e desso come facciamo, non dovevamo andare lontano?" riferendosi evidentemente ad alcuni progetti fatti tra i banchi di scuola per il loro futuro. Un pezzo intenso e profondo entrato di diritto nella storia della nostra musica e che riesce sempre ad emozionare ogni volta che lo si ascolta. Il singolo ha raggiunto le 700 mila copie vendute e due anni dopo è stato pubblicato anche sul mercato tedesco ed in quello spagnolo con il titolo "Silvia lo sabe". Tra i musicisti che hanno collaborato per l'intero album era presente anche Gaetano Curreri, leader degli "Stadio" ed altro grande professionista della nostra musica.

 

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13 ottobre 2021 3 13 /10 /ottobre /2021 23:01

"Mio fratello" è il terzo singolo lanciato da Biagio Antonacci del suo ultimo album "Dediche e manie" del 2017. In questo testo, che trova il cantautore particolarmente ispirato, si tratta il tema del rapporto, non sempre facile, tra fratelli. In particolare, si parla di due fratelli poco uniti che tendono ad allontanarsi alimentando dissapori legati a più o meno significativi screzi passati e accentuando il dolore dei genitori. Nel brano, quindi, si invoca al perdono, alla salvezza del rapporto e alla quiete familiare su di una sonorità di grande trasporto e con un testo davvero molto curato impreziosito, nella parte finale, dalla partecipazione del cantante siciliano Mario Incudine che ricalca il messaggio con alcune strofe in dialetto siculo. Non si tratta, però, di un brano autobiografico avendo, Antonacci, un ottimo rapporto con il fratello Graziano con il quale collabora anche in ambito lavorativo. L'artista, quindi, conoscendo le dinamiche di un rapporto non sempre facile tra fratelli mette nero su bianco un testo che resterà sicuramente tra i suoi pezzi migliori. Nonostante la lunga carriera e tanti successi collezionati negli anni sia per ciò che riguarda la sua discografia e sia per altri artisti per il quale ha composto diversi brani, Biagio, ha sempre strizzato l'occhio anche all'aspetto commerciale del suo lavoro creando un pop molto incline alle attese della massa e alla diffusione mediatica perdendo, talvolta, in qualità ed originalità. Il suo valore indiscutibile di autore, però, è venuto fuori molte volte durante la sua carriera lasciando, di tanto in tanto, brani di uno spessore differente che vanno di diritto nella storia della sua carriera e della nostra musica. "Mio fratello" è sicuramente uno di queste: una nuova perla che brilla di luce propria e che resterà un punto saldo della sua discografia migliore. Tra l'altro, questo brano, pare fosse destinato ad Adriano Celentano ma, poi, l'artista ha preferito tenerlo per sé. Altro punto a favore di quest'opera è il videoclip, definito da Antonacci un vero e proprio cortometraggio, che vede la partecipazione di due fratelli d'eccezione: Rosario e Beppe Fiorello oltre al regista, Gabriele Muccino, chiamato in causa proprio da Beppe Fiorello. Un gran bel pezzo, quindi, che conferma la valenza di un'artista che si rinnova e che riesce, talvolta, a coniugare al meglio la qualità e l'immediatezza ottenendo, e non è cosa da poco, la soddisfazione e il riscontro di critica, media, massa e palati fini.       

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12 ottobre 2021 2 12 /10 /ottobre /2021 23:01

"Luce (tramonti a nord est)" è il primo grande successo in italiano di Elisa Toffoli, in arte Elisa. La cantautrice triestina, infatti, prima dell'esposione in quanto a popolarità dovuta a questa canzone, scriveva e cantava solo in lingua inglese. Per la verità, anche "Luce" venne inizialmente scritta in inglese col titolo "Come speak to me" ovvero "Vieni a parlarmi" per poi essere tradotta con la collaborazione di Zucchero Fornaciari in italiano per essere presentata al Festival di Sanremo del 2001. Alla manifestazione canora Elisa vince il primo posto e la canzone viene giudicate tra le migliori degli anni 2000 da diversi sondaggi di organi del settore musicale. Il singolo si aggiudica il disco d'oro vendendo oltre 30 mila copie e rimanendo prima in classifica nelle vendite per 4 settimane. Il brano venne inserito nell'album "Asile's World" e, successivamente, nella raccolta "Soundtrack '96-'06" del 2006 e in "Caterpillar" del 2007 oltre che in versione acustica in "Lotus" del 2003. Visto il successo, ovviamente, la canzone venne prodotta anche all'estero e venne pubblicata oltre che in inglese anche in spagnolo con il titolo "Hablame" cioè "Parlami". In tal modo "Luce" rientra in breve tempo nelle classifiche di mezza Europa. Grazie a questo brano Elisa vince anche due premi "PIM" come miglior singolo e canzone dell'anno e come miglior artista femminile del 2001. Il brano venne ripreso anche dallo scrittore Niccolò Ammaniti per il suo romanzo "Come Dio comanda" e figura anche nella trasposizione cinematografica ad opera di Gabriele Salvatores. Il videoclip della canzone, invece, è stato diretto da Luca Guadagnino e vede la partecipazione in qualità di attore di Giorgio Pasotti. Il brano, che ha dato grande popolarità a questa artista già conosciuta in un ambito ristretto, esprime il bisogno di sincerità e di coesione in un rapporto interpersonale basato sul confronto e sulla parola. Per spiegare il senso di questo rapporto Elisa sceglie la metafora della natura e, quindi, delle unioni libere ma basate sul rispetto e sulla fiducia come il vento tra gli alberi, come il cielo e la sua luce, appunto, con la terra. La protagonista, quindi, si lascia trasportare dalle emozioni senza trattanerle e senza fingere lasciandosi avvolgere dal sincero respiro del suo partner ed aspettando gli avvenimenti dei giorni insieme, raccolti in un solo corpo e condividendo sentimenti ed emozioni: "Siamo nella stessa lascrima...". Un testo bello e profondo che ha lanciato definitivamente una grande artista nella musica che conta.  

 

 

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