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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno, chiunque tu sia

e mi vesto di sogno per darti se vuoi,

l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi..."

 

Renato Zero- La favola mia

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19 giugno 2021 6 19 /06 /giugno /2021 23:01

3"Dimmi chi dorma accanto a me" è uno dei tanti capolavori offerti da Renato Zero nell'arco della sua grande carriera. Il brano, scritto con Danilo Riccardi, è stato pubblicato nel fortunato album "Amore dopo amore" del 1998. Il disco vende oltre 1.500.000 copie risultando uno dei più apprezzati della discografia dell'artista romano oltre ad essere il terzo album più venduto in quell'anno. Trainato da brani come "Cercami" o "La pace sia con te", questo disco, vi sono anche diverse perle che avrebbero meritato più risalto proprio come la suddetta canzone o come "La grande assente" dedicata alla compianta amica Mia Martini. In questo testo, Zero, si interroga su di un rapporto sentimentale spesso insoddisfacente che solo a letto trova la sua consolazione ed il suo riscatto. Il protagonista mette da parte la propria dignità ed il proprio orgoglio, forse spinto dalla paura di restare solo, per dar seguito ad un amore non sempre corrisposto da una partner sempre in cerca di altre avventure. Il risveglio, infatti, affianco a quella donna diventa una sorpresa quotidiana da accogliere con soddisfazione per un uomo che ancora si tormenta, nel buio della notte, sulla bontà di questo rapporto e sulla ambigua personalità di questa figura tra supposizioni ed apprensioni più o meno fondate. Si notano, infatti, nel testo diversi tratti che sottolineano il comportamento sleale di questa donna, i presunti tradimenti e la tacita accettazione di un uomo che non ha il coraggio, e forse nemmeno la volontà, di ribellarsi continuando a subire, in silenzio, questa situazione. "...Sussurri tanti nomi tranne che il mio..." o "...con questo buio giuro non distinguo se, sono da solo a far l'amore con te, così affollata la tua mente non so, di quale orgasmo morirò..." o, ancora, "...fatalmente a mezzanotte fuggi via, sulla tua nuvola cercando compagnia...", sono solo alcuni versi che rendono l'idea del tormento interiore vissuto da quest'uomo. In conclusione, il protagonista, si offre una banale ma, in fondo reale, giustificazione con la frase "...non c'è amore che non ha difetti..." per accettare, nonostante tutto, questa tormentata situazione sentimentale e continuare a credere in un futuro migliore per questo rapporto che ad, oggi, appare fondamentale solo per se stesso. L'ennesima perla, quindi, che mostra l'infinita sensibilità di uno dei più grandi artisti del nostro tempo come Renato Zero.    

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18 giugno 2021 5 18 /06 /giugno /2021 23:01

"Sei nell'anima" è uno dei brani più amati del repertorio di Gianna Nannini ed è stato anche il suo passepartout per una nuova giovinezza artistica. Incluso nell'album "Grazie" del 2006 e scritto insieme a Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico, il brano dal forte impatto commerciale ha permesso al disco di essere il più venduto dell'anno con oltre 400 mila copie e a Gianna Nannini di riconquistare quel successo che, dal punto di vista mediatico, era un po' calato rispetto agli anni '90. Intendiamoci, Gianna, è sempre stata un'ottima artista ed ha sempre sfornato pezzi di altissima qualità ma non sempre questo basta, nella discografia di oggi, ad ottenere quel riscontro commerciale che si meriterebbe. Complice del successo di "Sei nell'anima" è stata anche la scelta del regista Giovanni Veronesi di inserire la canzone nella colonna sonora del film "Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi" che è uno dei film italiani più visti di quell'anno. Una grande campagna pubblicitaria, una diffusione capillare e, ovviamente, la qualità della canzone, non potevano che non portare ad un successo di massa che ha consacrato la canzone ed ha permesso all'album di aver un ottimo riscontro commerciale cosa che, nell'industria musicale degli ultimi anni, non è così facile raggiungere. Il testo parla di un sentito rapporto sentimentale dall'attaccamento viscerale cosa che potrebbe sembrare poco originale ma è espresso con la solita graffiante e penetrante cifra stilistica dell'artista che dà quel tocco necessario al brano che lo rende particolare e lo consegna alla storia della musica italiana. Allo stesso modo, il brano, rilancia anche dal punto di vista commerciale un'artista eccezionale offrendole una seconda vita artistica che ancora oggi non conosce oblio. Della canzone, inoltre, esiste anche una versione in inglese, presente nello stesso album e nella raccolta "GiannaBest" del 2007, dal titolo "Hold the moon"Il video del brano, infine, è stato girato in bianco e nero nella città di Bratislava ed è stato diretto da Kal Karman.

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17 giugno 2021 4 17 /06 /giugno /2021 23:01

"Cantano i ragazzi" è una stupenda canzone proposta da Marco Masini nell'album "T'innamorerai" del 1993. Nel pieno del suo periodo d'oro, l'artista toscano, regala questa perla in musica composta con i suoi fedeli collaboratori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati. La sinergia che nasce da questa squadra di autori è unica e i brani che ne nascono ottengono, nella quasi totalità, l'accesso immediato alla storia della nostra musica. "Cantano i ragazzi", pur essendo uno di questi capolavori, è passato un po' in sordina ma, probabilmente, ciò è dovuto alla rilevanza di un album magnifico dal punto di vista qualitativo ed emozionale che conteneva tutte canzoni di ottimo livello e, per forza di cose, alcune di esse sono state, inevitabilemente, penalizzate almeno dal punto di vista mediatico. Brani storici, infatti, come "T'innamorerai" o "Vaffanculo" presero il sopravvento finendo per offuscare agli occhi della massa capolavori come, ad esempio, "Dio non c'è", "Anna viviamo" "Un piccolo Chopin". Lo stesso destino è capitato a "Cantano i ragazzi", perla rimasta, forse, solo nei cuori e nei ricordi dei fans del cantautore fiorentino. In questo testo Masini affronta il tema del passaggio dalla giovinezza all'età matura osservando, nei ragazzi di allora, comportamenti ed emozioni che, fino a poco tempo prima, appartenevano al suo vissuto. Nasce così la prima nostalgia verso tempi spensierati che non ritorneranno più e la consapevolezza che, nonostante il cambiare dei tempi, i ragazzi, in quella fascia di età, continueranno ad avere una propria idea della vita, a sentirsi liberi e diversi da tutti gli altri, ad innamorarsi della musica e a volare, giorno per giorno, sulle ali di quella disperata allegria sognando nuovi orizzonti. Arrivata la maturità, però, anche quei ragazzi, come il protagonista del brano, si ritroveranno in una vecchia fotografia a fare i conti, in un malinconico e sognante silenzio, con la prima ombra di nostalgia. Un capolavoro assoluto, quindi, che meriterebbe di essere riscoperto affichè, la sua conoscenza e il suo ascolto, venga diffuso all'intera utenza musicale e non resti solo un privilegio di chi ama da sempre la musica di Marco Masini.    

 

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16 giugno 2021 3 16 /06 /giugno /2021 23:01

"Decenni" è un classico della discografia di Amedeo Minghi, un brano dove si nota chiaramente sia la sua cifra stilistica sia quella del coautore Pasquale Panella, paroliere noto per i suoi testi particolarmente criptici e metaforici ma, allo stesso tempo, altamente poetici e significativi. "Decenni" è stato pubblicato nell'omonimo album del 1998 ed è un disco particolarmente fortunato che vende, supportato anche dalla stupenda "Un uomo venuto da molto lontano", oltre 300 mila copie consegnado all'artista ben 4 dischi d'oro. Il testo affronta la tematica della nostalgia e dei tempi andati ma, soprattutto, della magia che della memoria che rende quegli anni affascinanti ed indimenticabili. Se, infatti, in un primo momento il protagonista si sente tradito dalla propria età e dal tempo che inesorabilmente passa, appena dopo l'uomo, si sente risollevato dalla bellezza senza tempo dei propri ricordi che risultano, dopo anni, sempre più coinvolgenti. La memoria, infatti, tende a cancellare i momenti bui, selezionando in ogni occasioni le migliori fotografie di quel tempo donandoci, incosapevolmente, ritratti indelebili del nostro passato che, il più delle volte, risultano più belli anche di quando sono stati realmente. Minghi, canta a supporto di ciò, ad esempio: "...Guardandolo da qui...fu un bel decennio...molto allegro...ma io non lo notai..."  "Tradiscono i decenni...saranno gli anni fa. Il tempo li fà belli...questi anni non li avrai...se no li perderai..." è l'inizio del brano ma è anche il cuore ed il messaggio che gli autori intendono lanciare con questa meravigliosa pagina di musica italiana sottolineando, appunto, il contrasto tra la cupa malinconia per gli anni che passano e la lieta nostalgia dei ricordi ripuliti e lucidati"offerti dalla nostra memoria. Un grande brano, quindi, che porta la firma di due nomi importanti della nostra musica e che ha portato l'album, visto il grande successo, ad essere immesso anche sul mercato spagnolo con il titolo "Decenios" 

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15 giugno 2021 2 15 /06 /giugno /2021 23:01

"Una città per cantare" è un brano e un album che ha avuto un ruolo fondamentale per la carriera di Ron. Sebbene sia stato il suo quarto album e già c'erano stati dei successi, questo disco, pubblicato nel 1980 rappresenta il vero e proprio salto nella discografia in prima persona. L'artista, oltre ad essere un cantautore emergente era anche un musicista apprezzato e accompagnava Lucio Dalla nei suoi concerti insieme agli Stadio di Gaetano Curreri ed era stato presente anche nel celebre tour del 1979 "Banana Republic" con Dalla e Francesco De Gregori. Ron, però, voleva consolidare anche la sua strada da solista e, quindi, con la collaborazione di Dalla, De Gregori e Ricky Portera degli Stadio, diede vita a questo disco che rimarrà un passo fondamentale della sua strada anche perché fu il primo che l'artista firmò con il suo nome d'arte che oggi tutti conosciamo ovvero Ron. Rosalino Cellamare, quindi, lascia definitivamente il passo a Ron e il brano che dà il titolo all'album "Una città per cantare" diventerà un manifesto della sua carriera. La canzone è, in realtà, una cover del brano "The road" scritto dall'artista statunitense Danny O' Keefe nel 1972 e poi ripresa da diversi artisti. A rielaborare il testo in italiano fu Lucio Dalla che consegnò a Ron un vero e proprio lasciapassare per il successo definitivo. Con "padrini" come Dalla e De Gregori, la carriera del nuovo Ron, che comunque aveva già mostrato le sue indiscusse qualità, non poteva che non spiccare il volo ed ancora oggi, dopo quasi quarant'anni Ron è uno dei cantautori più apprezzati in Italia e "Una città per cantare" è uno dei brani più noti ed amati della sua discografia. Il brano, inoltre, è stato riproposto da diversi artisti nel corso degli anni come proprio da Francesco De Gregori ed è stato anche il singolo di lancio dello straordianrio "Tour" che nel 2002 vide impeganti Ron e De Gregori con Pino Daniele e Fiorella Mannoia.   

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14 giugno 2021 1 14 /06 /giugno /2021 23:01

"Il pescatore di astrischi" è un brano pubblicato da Samuele Bersani nel 2000 per il suo album "L'oroscopo speciale". Il testo è un chiaro esempio della cifra stilistica del cantautore romagnolo. Non sempre decifrabile a primo impatto: metafore e immagini astratte che sembrano essere messe li per caso ma che hanno una ragione ed un pieno senso se si entra nel meccanismo del pensiero e della riflessione che l'artista propone sottoforma di "disegni" del tutto persoali. L'originalità è sempre stato il marchio di fabbrica di questo artisti che non ha offerto proposte banali ma sempre con una certa profondità che si nasconde tra note spesso allegre ed orecchiabili. L'unicità di Bersani sta proprio in questo e, non a caso, è uno dei protagonisti più apprezzati ed appoggiati dal Premio Tenco, che rappresenta, in Italia, un po' l'accademia della canzone d'autore. In questo brano, Bersani, invita a vivere la vita con sincerità poiché anche se si potessero cancellare i propri errori resterebbe comunque la propria "...peggior calligrafia nuda..." su quel foglio che rappresenta la propria vita. Gli errori sono, quindi, esperienze formative utili a non perdersi in un mare che diventerebbe sempre più arduo affrontare. Gli errori fortificano e non è possibile fare tutto e subito, arrivare alla meta cancellando il proprio percorso. Anche in amore, la questione è la stessa, chi ci ama riesce a leggerci dentro ed è quindi inutile fingere di essere quello che non si è. Risulta inutile, quindi, sprecare il proprio tempo a cercare un senso a tutto ciò che accade ed a misteri della vita ma è necessario utilizzare questo tempo per vivere in libertà, godere della vita e commettere anche tutti quegli errori che ci rendono umani e veri agli occhi di chi ci circonda e, soprattutto a se stessi. "Siamo giocolieri..." ed è anche giusto che, di tanto in tanto, si cada per imparare. Un gran testo celato sotto metafore originali e divertenti che rendono l'idea della grande capaità autorale di uno dei più grandi cantautori degli ultimi anni.     

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13 giugno 2021 7 13 /06 /giugno /2021 23:01

"Tra te e il mare" è uno dei brani più rappresentativi di Laura Pausini oltre ad essere uno dei suoi più grandi successi dal punto di vista commerciale ed è stato pubblicato nell'omonimo album del 2000. A scrivere testo e musica non è, però, la Pausini ma un suo grande amico e collega e cioè Biagio Antonacci che, tra l'altro, la inciderà in una versione "Rolling Stones" nell'album "Il cielo ha una porta sola" del 2008. Inoltre in ben tre occasioni live, il brano è stato cantato insieme dai due artisti ed ad una di queste performance ha partecipato anche Eros Ramazzotti. Il videoclip, tra le altre cose, è stato diretto da Alberto Colombo. Il testo parla di un amore a distanza e della condizione tormentata della ragazza che non riesce più a sostenere questa situazione al punto di preferire un addio ad una continua attesa. Un tema, quello dell'amore, trattato in tutte le sue forme che ha accompagnato, e continua a farlo, il cammino musicale di Laura permettendole di oltrepassare ogni confine geografico. Proprio questo brano è stato uno dei più fortunati a livello mondiale essendo stato portato sul mercato spagnolo e latino americo grazie ad una verisone iberica dal titolo "Entre tù y mil mares" adattata per il testo da Badia, oltre ad essere esportata anche in Francia, Svizzera, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Stati Uniti, Giappone e tanti altri paesi in cui Laura continua ad essere molto seguita. Un grande successo, quindi, che conferma le doti canore dell'artista ma anche l'abilità nel sapersi circondare sempre di autori capaci e di bravissimi musicisti che ne esaltano, ancor di più,le sue potenzialità discografiche. 

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12 giugno 2021 6 12 /06 /giugno /2021 23:01

"Grande" è un brano di Paolo Vallesi inciso nell'album "Non essere mai grande" del 1996. Dopo i grandi successi dei primi anni '90, Vallesi, si conferma con questo album come uno dei cantautori più interessanti dell'epoca ed ottiene un ottimo riscontro sul mercato discografico anche in Spagna con la versione iberica del disco intitolata "Grande" che si classifica addirittura primo anche grazie al duetto della suddetta canzone con un nome importante della musica pop in Spagna quale Alejandro Sanz. Inoltre, i brani di Vallesi, sono stati tradotti e cantati anche in olandese dal cantante di origini italiane Marco Borsato. Il testo invita a non perdere mai quella voglia e quella fantasia che da bambini ci permette di sognare e di toccare con mano una certa libertà che si perde crescendo per adattarsi a quella recita perenne rappresentata dal mondo delgi adulti. Vallesi, invece, non vuole perdere quella genuinità e quella incoscenza anche per non tradire quel sogno che è ancora forte dentro di se nonostante sia arrivato alla soglia dei trent'anni. Mantenere viva quell'anima da bambino diventa, quindi, fondamentale per continuare a credere in un sogno e non mollare mai anche davanti agli episodi negativi che la vita ci destina. Un messaggio chiaro ed importante espresso da cantautore mai banale che ha scritto alcune delle più belle pagine di musica di qual periodo. Nonostante questi successi e l'affetto del pubblico che non è mai mancato, Paolo, ha vissuto in seguito momenti altalentanti fino a scomparire del tutto dalla discografia. Di tanto in tanto è stato lanciato qualche singolo e svariate promesse di nuovi album ma le pubblicazioni di dischi di inediti si sono fermate al 1999. Le case discografiche così come i media sembra che non credano più in lui e pare siano proprio queste le maggiori difficoltà riscontrate da Vallesi nell'atto di pubblicare nuovi album. Si spera, quindi, che il mondo discografico riservi maggior rispetto ad un artista che ha più volte dimostrato di saper far musica di qualità e possa finalmente riconquistare lo spazio che merita nella musica italiana.

 

       
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11 giugno 2021 5 11 /06 /giugno /2021 23:01

"Quanto t'ho amato" è un brano lanciato da Roberto Benigni nell'inedita veste di cantante per l'omonima raccolta del 2002. La canzone viene anche eseguita fuori gara al 52° Festival di Sanremo dove ottiene il picco di ascolti con oltre 20 milioni di telespettatori. Il testo del brano è di Vincenzo Cerami, storico sceneggiatore e collaboratore cinematografico di Benigni, scomparso recentemente dopo una lunga malattia all'età di 72 anni. La musica, invece, è ad opera del maestro Nicola Piovani. A questi due grandi nomi del loro settore va, poi, aggiunta la capacità interpretativa e la penetrante maestria nel decantare questi versi di uno dei più grandi geni dello spettacolo italiano ed internazionale come Roberto Benigni. L'attore toscano fa suo questo testo e lo porge agli ascoltatori con la stessa bravura alla quale ci ha abituato nei film e riesce ad emozionare come solo i grandi sanno fare. Benigni non è un cantante e non ha certo doti canore di un professionista del settore ma, in taluni casi, l'essere o non essere perfettamente intonati o avere o non avere una voce sopraffina conta poco. In casi come il suddetto l'importante è far arrivare quel messaggio che l'autore aveva in mente quando a messo questo testo nero su bianco. In questo, ovviamente, Benigni è quanto di meglio si può chiedere al punto che il brano, in poco tempo, è diventato subito un classico della nostra musica ed un cavallo di battaglia per l'artista toscano. La canzone, inoltre, è stata scelta anche come sigla della trasmissione Rai dedicata al cinema "Cinematografo". Il testo è improntanto sulla forza naturale dell'amore e sulla magia che esso esprime anche senza parlare. Quando il sentimento è forte e sincero, infatti, secondo l'autore le parole non contano ma ciò che è fondamentale è la "musica" ovvero quell'atmosfera che consente alle emozioni di volare nell'aria e di arrivare senza alcuna difficoltà a chi di dovere. Un messaggio altamente poetico che Benigni rende sublime con la sua innata passione. Un capolavor, quindi, che unisce il magico tappeto musicale realizzato da Piovani, un testo semplice ma allo stesso tempo di grande levatura poetica e la raffinatezza di un interprete unico, anche in veste canora, come Roberto Benigni.

 

 
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10 giugno 2021 4 10 /06 /giugno /2021 23:01

"Sciummo" è un brano storico della cultura napoletana scritto da Enzo Bonagura e Carlo Concina e lanciato per la prima volta nel 1952 in occasione del primo Festival di Napoli con l'interpretazione di Sergio Bruni, una delle più grandi voci di Napoli. Anche se il brano non ottenne subito un gran successo, negli anni è diventato un successo internazionale ed è stata cantata anche in inglese da Frank Sinatra oltre che dai più grandi artisti napoletani ed italiani in genere. Mina, Fausto Leali, Claudio Villa, Peppino Di Capri, Roberto Murolo, Aurelio Fierro sono solo alcuni dei tanti grandi artisti che hanno reinterpreto questo classico della musica partenopea. Una delle versioni più belle, però, la regala un altro grande nome della musica napoletana ovvero Enzo Gragnaniello che, nel 1995, reinterpreta a modo suo questa canzone nell'album "Posteggiatore abusivo" dove ricanta diversi pezzi della tradizione. Il suo canto viscerale ben si sposa con la tematica trattata nel testo e con le atmosfere sia dell'arrangiamento originale sia in quello adattato per l'occasione. Il connubio tra la voce unica di Gragnaniello e la passionalità del brano rendono ancor più graffiante questa composizione in cui l'amore viene paragonato ad un fiume che si perde nel mare. "Sciummo" infatti, in dialetto napoletano, significa proprio fiume. Un capolavoro assoluto, quindi, che dal 1952 ad oggi non perde fascino e contiuna a conquistare ad ogni nuovo ascolto e ad ogni nuova versione. Se poi alla bellezza del testo si aggiunge la grandezza di uno dei più grandi interpreti della musica napoletana è facile farsi trasportare da queste acque.

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