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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno, chiunque tu sia

e mi vesto di sogno per darti se vuoi,

l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi..."

 

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12 febbraio 2017 7 12 /02 /febbraio /2017 18:33
Sanremo 2017: Quel che rimane di questa edizione

Chiuso il Festival si tirano le somme ed è evidente che tra la vittoria naif di Gabbani, la debacle dei veterani, i dubbi sui sistemi di votazione e quindi su di una giuria di sedicenti esperti, la sempre più cospicua quota talent da subire per ragioni televisive e commerciali e diverse altre questioni sono molti i punti da chiarire e da aggiustare per quanto possibile in vista del prossimo anno. Sono anni, ad esempio, che si avanti con questo sistema di giudizio e tra un televoto evidentemente incontrollabile, una giuria di esperti spesso composta per la maggioranza da personaggi non proprio appartenenti al mondo musicale e la fantomatica giuria demoscopica si arriva a risultati falsati e non linea spesso con il reale valore delle proposte. Tocca però fare un passo indietro per iniziare col piede giusto: partire proprio dalle canzoni e dalla selezione delle stesse. Eliminare gli inviti e le prepotenze delle major per tornare a dare a tutti la possibilità reale di presentare un brano per poi venir giudicato aldilà del peso mediatico di chi la presenta. Vi è ancora oggi chi si presenta senza invito ma lo fa con la consapevolezza di partire con l'handicap rispetto a chi viene invitato a partecipare prima ancora di aver pronto un brano. Viene da se che non sempre il brano che poi uscirà fuori, costruito e scritto dalla solita manica di autori "sfornahit" usa e getta su commissione per il Festival, sia all'altezza della kermesse. Secondo voi, ai tempi di Baudo, Alessio Bernabei, per citarne uno, avrebbe fatto ben tre Festival consecutivi? Risultando, tra l'altro, sempre tra gli ultimi? Bhe non credo proprio. Non c'era, quest'anno, proprio nessun altra proposta migliore di quella di Bernabei? Sarei curioso di ascoltare tutte le canzoni escluse. C'è davvero tutta questa mancanza di autori bravi se il meglio della musica italiana è questa? E' vero forse di penne intelligenti ce ne sono sempre meno ma sono altrettanto certo che, da qualche parte, fuori dalla giungla mediatica, c'è ancora qualcuno che ha qualcosa da dire. Inoltre, questa povertà culturale la vuole l'Italia, quel paese che sostiene i talent, che inneggia alla pochezza offerta da contenitori televisivi volti al commercio e al traguardo facile, quell'Italia che ha portato la De Filippi all'Ariston, una delle principali artefici di questo disastro. E' vero, il suo programma e simili hanno sfornato anche belle voci ma di voci belle ce ne sono tante ma se non sei Mia Martini o Fiorella Mannoia la voce senza anima ne arte non porta a nulla. Meglio una voce sporca, segnata, graffiata, un timbro unico anche sgraziato ma che ti rapisce, ti dice qualcosa, meglio quel Califano che di quell'unica corda vocale ne ha fatto un marchio grazie allo spessore della sua penna, meglio quei cantautori che forse vocalmente non sono perfetti e che hanno fatto la storia della nostra musica, De Gregori, Guccini, Battiato e tanti altri che al tempo d'oggi probabilmente non avrebbero nemmeno passato la selezione di un talent e sarebbero stati derisi per le loro imperfezioni vocali dal Fedez di turno e se solo penso a quanto avremmo perso posso capire ciò che evidentemente stiamo perdendo oggi grazie a questi programmi. E' un discorso complesso, lungo ed una trasformazione culturale che anno dopo anno stiamo pagando in tutti gli aspetti della nostra società e non ci lamentiamo se ci troviamo governati dal Senatore Razzi di turno, se in Europa ci rappresenta Salvini e se a Sanremo ci troviamo Maria De Filippi. Ecco questo è l'origine di tutto che poi consegue con la vittoria di Gabbani che, se vogliamo, è il lato positivo di questo Festival viziato in partenza. Un ragazzo capace ed anche un cantautore pensante, intelligente e che espone già un suo stile, unico, personale, che si distingue tra la noia dei bei canti vuoti dei tanti ragazzi infilati abusivamente tra i big. Elodie e Lele hanno fatto la stessa trafila, la stessa edizione di Amici, entrambi non hanno vinto in quella edizione eppure Elodie è tra i big e Lele tra i giovani, perché? Era evidentemente giusto che, se proprio dovevano essere in gara, lo dovevano fare entrambi tra i giovani così come Sylvestre, Comello, Luzi ecc. Prima il trampolino di una carriera era Sanremo Giovani e tra i Big ci arrivavi solo se davvero lo eri, era il traguardo di una carriera ma dai Marco Carta ai Valerio Scanu è cambiato tutto ed ora Sanremo si sta tramutando in uno dei tanti talent e ciò non può portare che alla lenta ma inesorabile fine di un mito. Metamorfosi che si evidenzia ancora di più quest'anno dove è stata palese la volontà di penalizzare i veterani. Al Bano, usato per favorire il mercato dell'est europa, è stato fatto fuori un brano che non era tra i migliori dei suoi ma era comunque composto da autori storici ed eseguito con la solita professionalità, brano classico ma quello che ci si aspetta. D'Alessio aveva la solita melodia facile e tema sensibile ma c'era di peggio in gara, Ron era tra i migliori ed oltre la sua storia personale, questa sua canzone, non meritava di certo di non essere in finale. Oltre agli eliminati, anche gli altri veri Big giunti in finale, non hanno avuta vita facile. Piazzamenti a dir poco scarsi rispetto al valore delle loro proposte per Marco Masini e Michele Zarrillo. Alla Mannoia, unica superstite e meritevole della vittoria, è stato dato il contentino del secondo piazzamento oltre ai premi secondari. Poi ci si lamenta che spesso i veri artisti non vogliono partecipare al Festival ma, riflettendo poi sull'andazzo degli ultimi anni, è evidente che tale espressione si usa solo come scusa poiché a Sanremo i veri artisti non li vogliono o meglio li vogliono solo usare per vendere il prodotto in tutto il mondo per poi gettarli via e con essi tutta la credibilità del Festival e della nostra arte discografica. Urge rimedio, cambiare la rotta da subito, serve qualcuno alla direzione artistica che si sappia imporre per salvare il mito e se proprio non si trova in giro qualcuno in grado di farlo si richiami Baudo, anche un ultima volta, anche solo come guida, per ricordare ai successori cos'è Sanremo e come lo si fa che qui pare l'anno dimenticato. La folla grida un mantra...l'evoluzione inciampa...     

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12 febbraio 2017 7 12 /02 /febbraio /2017 00:01

E' il 1995 quando Vasco Rossi, nell'ambito del tour "Rock sotto l'assedio" allo stadio "San Siro" di Milano, canta per la prima volta "Generale", canzone scritta da Francesco De Gregori nel 1978 e pubblicata nell'album "De Gregori". Vasco Rossi, a sua volta, la pubblicherà solo nel 2002 nella sua prima raccolta ufficiale dal titolo "Tracks". L'omaggio del rocker di Zocca nasce, oltre alla stima più volte dichiarata per la musica e l'arte di De Gregori, anche da una interpretazione fatta dal cantautore romano di "Vita spericolata" ed incisa nel disco "Il bandito e il campione" del 1993. Tornando a "Generale", la canzone è una ballata introdotta, nella versione originale, da un riff di pianoforte di Alberto Visentin e tratta di un reduce di guerra che, nel viaggio di ritorno, immagina di rivolgere al proprio "Generale" alcune riflessione talvolta tristi e talvolte ironiche che affermano l'assurdità delle guerre. E', quindi, un ritorno verso la vita intriso di immagini e situazioni che rinnegano l'utilità della battaglia appena conclusa e rendono bene l'idea delle sofferenze provate e provocate in un periodo lungo trascorso tra armi e trincee. Si tocca con mano, però, l'emozione del ritorno a casa e si torna ad assaporare l'idea di una vita tranquilla con la volontà e la speranza di non dover mai più ripetere esperienze simili. Questa pacata ma significativa interpretazione di De Gregori rappresenta, quindi, una lezione fatta da un reduce, e quindi con cognizione di causa, che dovrebbe servire a fare oro del passato ed imparare dalla storia per non commettere più gli stessi errori in futuro. Il messaggio lanciato dall'autore viene accolto e rilanciato a sua volta da Vasco Rossi che ne fa una versione altrettanto convincente e riscuote grande successo dando nuova linfa e rinnovata popolarità ad un capolavoro mai comunque dimenticato. Una perla, quindi, della nostra musica che porta la firma di una colonna del cantautorato italiano come De Gregori e che oltre ad essere ripresa da Vasco è stata interpretata anche da Rosario Fiorello che l'ha inserita nell'album "A modo mio" del 2004

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11 febbraio 2017 6 11 /02 /febbraio /2017 00:01

E' un'immensa Mia Martini, Domenica Bertè all'anagrafe, quella che nel 1992 si presenta al 42° Festival di Sanremo con un brano che resterà negli annali della musica italiana e cioè "Gli uomini non cambiano". Il brano, scritto da Giancarlo Bigazzi, Giuseppe Dati e Marco Falagiani, ottiene da subito l'apprezzamento di pubblico e critica restando in cima alle preferenze come possibile vincitrice del Festival per tutta la settimana della manifestazione canora. Malgrado il grande successo, Mimì, si classificherà seconda dietro a Luca Barbarossa che vince con "Portami a ballare", anch'essa meravigliosa canzone. La medaglia d'argento ottenuta al Festival, però, non condizionerà la vita di un brano che, pubblicato poi nell'album "Lacrime", resterà sempre attuale e molto amato dagli appassionati della Martini e non. D'altrocanto il successo di questa canzone sembrava inevitabile visto il connubbio nato tra un'interprete eccezionale come Mimì e un gruppo autoriale di altissima qualità che, capitanato dal compianto Bigazzi, hanno cotribuito in maniera decisiva a rendere immortale la musica italiana nel mondo. In particolare questo brano esprime tutta le delusioni raccolte nelle sue esperienze di vita da una donna nei rapporti con le figure maschili incontrate a partire dal padre che, nonostante gli sforzi, non è mai riuscita a conquistarlo fino ai falsi e presunti amori. Storie nate dalla sola illusoria voglia di scappare da una famiglia divenuta ostile che servono soltanto a provare l'ingenuità di una ragazzina presa in giro e abbandonata dal playboy di turno. Il sogno di un amore svanito più volte nelle infinite lacrime versate per i sensi colpa dovuti all'aver stupidamente abboccato alle bugie di chi si diceva innamorato per poi andare a ridere di lei con gli amici del bar. Sconfitta da queste delusioni, la protagonista, non riesce più a dare fiducia algi uomini indurendo il proprio carattere e i propri sentimenti risultando fredda e diffidente in ogni nuovo rapporto. Il finale della canzone, però, chiarisce che l'amore vero può esistere e solo in quel caso un uomo può davvero cambiare e differenziarsi dal prototipo descritto nel testo o, almeno, è ciò che la protagonista si augura rivolgendosi al suo attuale compagno. Un capolavoro, quindi, che ci regala una struggente ed emozionante interpretazione della Martini da inserire nel cofanetto d'oro della nostra storia musicale.  

 

 

 


 
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10 febbraio 2017 5 10 /02 /febbraio /2017 19:38
Plagi: Sanremo 2017, Fiorella Mannoia vs Aleandro Baldi

Ispirazione, casualità, giro armonico in fondo comune ma è giusto segnalare una somiglianza tra gli inizi di "Che sia benedetta" proposta da Fiorella Mannoia al Festival e scritta da Amara, ovvero Erika Mineo, e Salvatore Mineo e di "Passerà", brano vincitore del Festival di Sanremo del 1994 eseguito da Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, e scritto con Giancarlo Bigazzi e Marco Falangiani. La curiosità e che la stessa grande coppia di autori che ha collaborato alla stesura di "Passerà" e anche artefice del brano "Accidenti a te" cantato da Fiordaliso, sempre a Sanremo, nel 2002 ed anch'esso ed in maniera anche più marcata, è stato affiancato al brano presentato dalla Mannoia come già esposto su questo blog in un precedente articolo. A voi le conclusioni:   

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10 febbraio 2017 5 10 /02 /febbraio /2017 17:05
Sanremo 2017: Previsioni vincitori

Ecco le previsioni per questo Festival 2017 divise con le MIE PREFERENZE e da COME CREDO ANDRA':

ELIMINATI:

1. ALESSIO BERNABEI 

2. BIANCA ATZEI

3. GIUSY FERRERI

4. LODOVICA COMELLO / CLEMENTINO

VINCITORI:

1. FIORELLA MANNOIA

2. MICHELE ZARRILLO / FABRIZIO MORO

3. MARCO MASINI / SERGIO SYLESTRE

PREMIO DELLA CRITICA: PAOLA TURCI / ERMAL META

GIOVANI:

1. MALDESTRO / LELE

PREMIO DELLA CRITICA: MALDESTRO

 

Previsioni scritte il 10/02/2017 ore 17:15

 

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9 febbraio 2017 4 09 /02 /febbraio /2017 16:00
Plagi: Sanremo 2017, Sergio Sylvestre vs Alberto Fortis

Titolo identico e accordi simili tra "Con te" presentata da Sergio Sylestre al Festival e scritta con Giorgia Todrani e Stefano Maiuolo e "Con te" pubblicata e scritta da Alberto Fortis nel 2016 per l'omonimo album e prodotta ed arrangiata da Roberto Baldi e Zenima. Tra l'altro, Fortis, aveva presentato il brano per il Festival dello scorso anno. Solo coincidenze? 

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9 febbraio 2017 4 09 /02 /febbraio /2017 15:35
Plagi: Sanremo 2017, Clementino vs Laura Pausini

Somiglianza o ispirazione tra l'inizio del brano "Ragazzi fuori" proposta da Clementino al Festival e scritta con Fabio Bartolo Rizzo, Pablo Miguel Lombroni Capalbo e Stefano Tognini e quello di "Un'emergenza d'amore" incisa da Laura Pausini per l'album "La mia risposta" del 1998 e scritta da Eric Buffat per la musica e Cheope, Massimo Pacciani e la stessa Pausini per il testo. A voi il giudizio:

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9 febbraio 2017 4 09 /02 /febbraio /2017 15:22
Plagi: Sanremo 2017, Gigi D'Alessio vs Renato Zero

Rieccoci a parlare di plagi e di Gigi D'Alessio, un binomio inossidabile. "La prima stella" scritta e interpretata da Gigi in questo Festival presenta una melodia, soprattutto in alcuni tratti, molto vicina a quella di "Figaro" di Renato Zero e scritta con Stefano Senesi nel 1998 per l'album "Amore dopo amore". Che ne dite?

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9 febbraio 2017 4 09 /02 /febbraio /2017 00:04
Sanremo 2017: Impressioni al primo ascolto - 2a parte

BIANCA ATZEI: 4 - La firma di Kekko Silvestre si sente e non è un bene. La solita melodia in pieno stile Modà che ben si sposa ad una interprete ancora in cerca di una identità. NON PERVENUTA.

MARCO MASINI: 7 - Esperimento elettro pop rischioso. Ha bisogno di un nuovo ascolto vista la tecnica rapida dell'esecuzione. Nonostante tutto Marco ha qualità da vendere e fa sempre la sua figura anche rinunciando al suo solito e garantito marchio melodico. VETERANO.

NESLI & PABA: 5 - Classico duetto sanremese, delicato, smielato e un po' retrò che non convince. PICCIONCINI.

SERGIO SYLVESTRE: 5, 5 - Le doti canore sono chiare e il pezzo le esalta restando, però, un ottimo esercizio stilistico e poco altro. LE FAREMO SAPERE!

GIGI D'ALESSIO: 5, 5 - Si affida alla classica melodia sanremese che strizza l'occhio alla platea e che ricorda note già note per un professionista del copia e incolla. DOVE L'HO GIÀ SENTITA?

MICHELE BRAVI: 6 - Proposta interessante, testo semplice a tratti adolescenziale ma l'età è quella che è ma mostra comunque sicurezza,  freddezza e capacità. I testi migliori arriveranno con la maturità. PROSPETTICO.

PAOLA TURCI: 6, 5 - Un bel ritorno, atteso da tempo e ottenuto con un pezzo non eccelso ma dal messaggio importante. In lizza per la critica. BENTORNATA!

FRANCESCO GABBANI: 7 - Originale e coinvolgente, bissa il successo di "Amen" dello scorso anno con le stesse armi. Un semi-esordiente che già mostra un suo marchio riconoscibile non è cosa da poco. Il linguaggio ricercato e i balletti strambi evidenziano un omaggio o una vocazione artistica verso il primo Battiato ed anche questo è sicuramente un punto a favore. ESTRANEO ALLA MASSA.

MICHELE ZARRILLO: 8 - L'amore cantanto da un professionista del romanticismo in musica. Elegante, raffinato, melodico, stilisticamente impeccabile. Zarrillo fa Zarrillo e lo fa come nei suoi migliori giorni. Da podio. EVERGREEN.

CHIARA GALIAZZO: 6, 5 - Un buon testo da un senso a capacità vocali altre volte disperse in banalità prive di identità. UPGRADE.

RAIGE & LUZI: 4, 5 - Testo coraggioso per l'Ariston e fin troppo diretto ed è forse proprio questo il problema. Sanremo è Sanremo: rimane una cattedrale ed esige una certa forma. Sia chiaro, ogni argomento si può ed è stato affrontato su quel palco ma con un tatto che forse è mancato per la sfrontatezza figlia della loro giovane età e di una generazione sempre meno avvezza a questi valori. AUDACI.

GIOVANI: Buon livello generale per i primi 4 in gara ed in particolare per Lamacchia che è parso il migliore ed è giustamente in finale con Guasti.

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8 febbraio 2017 3 08 /02 /febbraio /2017 16:29
Plagi: Sanremo 2017, Ron vs Lorenzo Jovanotti

Anche in questo caso non si parla di vero e proprio plagio: le canzoni sono differenti ma il senso del ritornello può far pensare ad una similitudine molto marcata. Stiamo parlando del brano "L'ottava meraviglia" cantata e scritta da Ron insieme a Mattia Del Forno, Francesco Caprara ed Emiliano Mangia e "Il più grande spettacolo dopo il Big Bang" incisa da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e scritta con Saturnino Celani nel 2011 per l'album "Ora". Che ne dite?

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