Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

Sondaggi

La Sfida dei 100, 8°Fase-Sfida Finale
 
 
 
pollcode.com free polls
2 giugno 2016 4 02 /06 /giugno /2016 23:01
Sondaggi: La più bella di... Renato Carosone
La più bella di... Renato Carosone
 
pollcode.com free polls
Condividi post
Repost0
1 giugno 2016 3 01 /06 /giugno /2016 23:01

"Musica ribelle" è uno dei brani più noti di Eugenio Finardi. Pubblicata nell'album "Sugo" del 1976, la canzone vuole sottolineare quel cambiamento che la musica italiana ha vissuto proprio in quegli anni grazie ai grandi cantautori che riuscivano, con la forza delle parole, a smuovere gli animi di una generazione spesso oppressa dal sistema. L'epoca delle rivolte, delle rivoluzioni, dei contrasti generazionali, tutto questo rappresenta la musica "ribelle" e la diffusione delle radio libere, a cui Finardi dedica la canzone "La radio" sempre in questo disco, che sostengono questi temi. Non più solo canzonette d'amore, quindi, ma musica capace di penetrare nella mente dei ragazzi e di scaturire pensieri e riflessioni. Una musica capace di portare messaggi importanti per la crescita dei giovani di allora. Un periodo storico particolare del nostro Paese e decisivo per la crescita della nostra musica dove si inizia a diffondere l'amore per il cantautorato di qualità e l'Italia lancerà i più grandi esponenti di questo movimento. Il suddetto album, dunque, ottiene un grosso successo perchè rispecchia la realtà di quei giorni e la rivista Rolling Stones Italia lo posiziona al numero 27 tra i 100 album italiani più belli di sempre. Della canzone esiste anche un duetto con Ivano Fossati realizzato per la raccolta "La forza dell'amore" del 1990 ed una cover realizzata da Luca Carboni per l'album "Musiche ribelle" del 2009. La strada artistica di Finardi, però, non è stata sempre facile poichè, da grande cantautore, non ha mai inseguito il successo di massa ma ha continuato a scrivere in un certo modo restando un simbolo di quei tempi dove i testi delle canzoni valevano molto di più delle musiche.

Condividi post
Repost0
31 maggio 2016 2 31 /05 /maggio /2016 23:01
Sondaggi: La più bella di... Fiordaliso
La più bella di... Fiordaliso
 
pollcode.com free polls
Condividi post
Repost0
30 maggio 2016 1 30 /05 /maggio /2016 23:01

La più bella di...

 

X Mietta: "Vattene amore" 75%

X Tazenda: "Spunta la luna dal monte" 40%

Condividi post
Repost0
4 maggio 2016 3 04 /05 /maggio /2016 23:01

"Bocca di rosa" è uno dei primi successi di Fabrizio De André ed anche uno dei brani più importanti della sua storia musicale. Per lo stesso Faber, la canzone, è considerata la più vicina al suo modo di essere. Il brano viene inciso nell'album "Volume I" del 1967 ed è il primo realizzato da De Andé in uno studio di registrazione mentre è il secondo della sua discografia complessiva. Il disco uscirà in due edizioni diverse ed anche "Bocca di rosa" presenta delle modifiche nel testo nella seconda uscita rispetto all'originale. Il brano, scritto con Gian Piero Reverberi, parla di una donna dall'animo libertino che sconvolge la vita tranquilla di una piccola comunità cittadina. La protagonista non è una prostituta come si deduce chiaramente dalla frase: "...C'è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo scelte per professione, Bocca di rosa né l'uno né l'altro, lei lo faceva per passione...". Quindi, De André con questa canzone vuole rappresentare quella libertà di pensiero e di espressione che era anche una sua proprietà sottolineando il bigottismo e la chiusura mentale di una Italia ancora molto provinciale ed attaccata a determinati cliche etici e morali. L'ipocrisia di certi comportamenti viene, quindi, smascherata dalla condotta poco ortodossa della nuova concittadina che viene celebrata dal popolo maschile e, allo stesso tempo, demonizzata dalle donne del paese che la vedono come la causa dei tradimenti dei loro uomini. De André si schiera palesemente con colei che "...mette l'amore sopra ogni cosa..." facendo capire che quelle donne definite "...cagnette a cui aveva sottratto l'osso..." hanno le loro colpe se i propri uomini hanno ceduto alla passionalità di Bocca di rosa. Alla fine, nel brano, le donne del paese hanno la meglio ottenendo l'allontanamento della giovane provocatrice per mano delle forze dell'ordine che, a loro malgrado, sono costretti dalla loro divisa ad accompagnare Bocca di rosa in una stazione colma di uomini commossi giunti a salutare "...chi per un poco portò l'amore nel paese...". Un brano particolare, quindi, con una tematica non facile da affrontare se pensiamo che arriva negli anni '60 ma che De André, come sempre, lo fa in maniera egregia trasformando una donna di facili costumi in una dea portatrice di gioia e di sviluppo. Con la forza delle parole e della poesia Faber riesce a lanciare messaggi chiari e diretti offrendo sempre spunti riflessivi notevoli che sembrano viaggiare indenni nel tempo. Le sue opere, infatti, sono ancora attuali e tutt'ora hanno la forza di abbattare barriere mentali che, probabilmente, lavori contemporanei non sono in grado di fare. La grandezza di questo immenso autore risiede proprio in questa proprietà di scrittura diretta ma, allo stesso tempo, altamente poetica che riesce con naturalezza ad entrare nella mente e nell'animo di chi ascolta provocando emozioni e sollecitando pensiero e riflessione. Tornando a "Bocca di rosa", come detto ne furono fatte due versioni che variavano sia per il nome della località da "Sant'Ilario", reale sobborgo genovese, a "San Vicario" luogo immaginario, sia per i versi che riguardavano le forze dell'ordine che, tramite pressioni dell'arma dei Carabinieri, passarono da "...Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i Carabinieri, ma quella volta a prendere il treno, l'accompagnarono malvolentieri..." a "...Spesso gli sbirri e i Carabinieri, al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo tempo...". Nonostante questa seconda incisione, De André, negli anni a venire, continuerà a cantare la versione originale. Secondo dichiarazioni dello stesso De André la canzone è ispirato ad una ragazza realmente esistita e conosiuta nel 1962. Per alcuni, Bocca di rosa, sarebbe Liliana Tassio, prostituta e madre dell'amico Gianni mentre come riportato nel libro "Un destino ridicolo", la protagonista della canzone sarebbe una certa Maritza, ragazza di Gorizia conosciuta dallo stesso Faber mentre la Tassio avrebbe ispirato "Via del Campo". La compagna di Faber, Dori Ghezzi, pare confermi la seconda ipotesi chiarendo che non conobbe mai la Tassio e che il brano era basato sulla vita di una sua fan di Trieste raccontata dalla stessa al cantautore. Della canzone ne sono state fatte tante cover da svariati grandi artisti della nostra scena musicale ma una delle versioni più belle rimane quella eseguita dallo stesso De André insieme alla PFM del celebre tour del 1979 inciso anche in un doppio album.

Condividi post
Repost0
3 maggio 2016 2 03 /05 /maggio /2016 23:01

Siamo nel 1991 quando Renato Zero, Renato Fiacchini all'anagrafe, in una fase di stasi della sua carriera decide di giocarsi un'ultima carta per ritrovare quel successo che la gente non gli aveva mai tolto ma che il mondo discografico non considerava più come negli anni precedenti. Questa opportunità è il 41° Festival di Sanremo, manifestazione a cui l'artista non aveva mai partecipato prima e ci andrà con una canzone dal tema profondo che, tra l'altro, può essere visto anche come una risposta personale a quel mondo discografico. La canzone è "Spalle al muro" conosciuta anche come "Vecchio" e scritta dalla cantautrice Mariella Nava, grande amica di Renato ed anch'essa in gara nella kermesse musicale con il brano "Gli uomini". Il brano rappresenta quell'ostilità delle persone più giovani verso coloro che iniziano ad avere una età importante e che, lentamente, si avvicinano alla conclusione dei propri giorni. Spesso però, questa occlusione verso gli anziani inizia ben prima del loro totale decadimento fisico e morale ponendoli appunto "spalle al muro" in una società che non li considera più. Da questo punto di vista, le crude parole del testo, si possono legare al percorso umano e artistico di Zero. Superati i quarant'anni, infatti, Zero ha abbandonato le maschere e quei sgargianti abiti di scena che lo hanno reso celebre e si mostra al pubblico nella sua naturalezza. Un Renato sobrio, vero, nudo che inizia a fare i conti, anche nel suo profondo, con gli anni che passano. Proprio in questa fase, come detto, la sua carriera non vive un momento felice e Renato inizia a pensare che l'industria discografica lo stia pian piano mettendo da parte. Ecco perchè questo brano ha una doppia valenza che assume ancor più forza quando, alla vigilia della serata finale di un festival ricco di applausi e soddisfazioni, Renato dichiara di volersi ritirare dalle scene dopo quell'ultima esibizione all'Ariston. In molti hanno pensato che quella dichiarazione venne fatta con furbizia per vincere il festival ma se si nota il periodo storico che Renato stava passando e la scelta della canzone portata a Sanremo si capisce che l'artista già stesse pensando a questa estrema soluzione. Arriva l'ultima serata, Renato regala una esibizione particolarmente intensa e memorabile ed è standing ovation: il pubblico non vuole Renato smetti di diffondere la propria arte e lo stinge in un caloroso abbraccio che spingerà l'artista a tornare sui suoi passi per iniziare, proprio da lì, una nuova ed ancor più brillante fase artistica. Per la cronaca, in quel festival Zero arrivò secondo dietro Riccardo Cocciante che vinse con "Se stiamo insieme" ma non era questo ciò che Renato cercava bensì quella risposta di pubblico e critica che gli conferì nuova linfa per credere che la sua vita sul palco, nonostante qualche anno in più e l'assenza di maschere e lustrini, poteva tranquillamente continuare grazie al suo immenso talento. Da quel momento sono passati oltre vent'anni e Renato è ancora lì tra i grandi della nostra musica e, vista la valenza dell'artista e dell'uomo, non poteva essere altrimenti.

Condividi post
Repost0
2 maggio 2016 1 02 /05 /maggio /2016 23:01
Sondaggi: La più bella di... Tazenda
La più bella di... Tazenda
 
pollcode.com free polls
Condividi post
Repost0
1 maggio 2016 7 01 /05 /maggio /2016 23:01

"Gli anni" è uno dei brani più belli degli 883, band che ha fatto epoca negli anni '90 guidata da Max Pezzali e Mauro Repetto. Il brano inciso nel 1995 nell'album "La donna, il sogno & il grande incubo" è stato interamente scritto da Pezzali e rappresenta il testo della maturazione di Max che inizia ad uscire un po' da quel contesto giovanile che aveva caratterizzato il suo percorso musicale ed inizia a vedere il mondo con gli occhi di uomo trasportando tale mutamento anche nella sua musica. Nel 1998 "Gli anni" sarà il titolo anche della prima raccolta degli 883 che racchiudeva i successi ottenuti fin dal 1992 e dove il suddetto brano verrà proposto in una nuova versione. Il testo del brano rappresenta una prima presa di coscenza sul passare del tempo e, quindi, sugli anni che passano portando via esperienze, sensazioni e momenti di vita vissuta che non torneranno più. Ragazzi maturi, quindi, che si affacciano nel mondo degli adulti e iniziano a provare le prime nostalgie degli anni dell'adolescenza. Considerato uno dei brani più belli della discografia della band, "Gli anni", iniza a rappresentare la fine di un'epoca che avrà ripercussioni anche sullo stesso gruppo musicale nato e cresciuto proprio sulle ali di quella generazione. Gli 883 dureranno ancora qualche anno e collezioneranno anche nuovi successi ma iniziano i primi abbandoni e si susseguono cambiamenti della formazione. Pezzali, rimasto ormai privo della band originaria decide di abbandonare definitivamente il marchio 883 agli inizi del 2003 continuando la sua strada da solita che lo vede tutt'ora protagonista della scena musicale italiana anche se con un seguito non paragonabile a quello degli anni magici degli 883. 

 

Condividi post
Repost0
30 aprile 2016 6 30 /04 /aprile /2016 23:01
Sondaggi: La più bella di... Mietta
La più bella di... Mietta
 
pollcode.com free polls
Condividi post
Repost0
29 aprile 2016 5 29 /04 /aprile /2016 23:01

La più bella di...

X Iva Zanicchi: "Zingara" 38%

X Marcella Bella: "Montagne verdi" 63%

Condividi post
Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

Chat

Flag Counter

Flag Counter