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  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco,

non dimenticare il loro volto,

che dopo tanto sbandare,

è appena giusto che la fortuna li aiuti,

come una svista, come un'anomalia, come una distrazione,

come un dovere..."

Fabrizio De André & Ivano Fossati - Smisurata preghiera

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11 aprile 2015 6 11 /04 /aprile /2015 23:01

"Zingara" è un brano storico della musica italiana scritto da Enrico Riccardi e Luigi Albertelli. La canzone viene offerta dagli autori a Gianni Morandi che però rifiuta di interpretarla facendo la fortuna di Iva Zanicchi e Bobby Solo che la portano a Sanremo nel 1969 e vincono rispettivamente il loro secondo titolo sanremese. La Zanicchi, infatti, aveva già vinto nel 1967 con "Non pensare a me" mentre Bobby Solo, Roberto Satti all'anagrafe, si era aggiudicato l'edizione del 1965 con "Se piangi, se ridi". Nel caso di "Zingara" entrambe le esecuzioni incontreranno i favori del pubblico. La versione di Solo incisa in un 45 giri insieme a "Piccola ragazza triste" ottiene il primo posto in classifica per due settimane mentre quella della Zanicchi pubblicata insieme a "Io sogno" resterà, in pratica, nella storia della nostra musica diventando il cavallo di battaglia dell'artista. Nella versione di Solo, tra l'altro partecipa anche Gianni Morandi che, pur avendo rifiutato il brano, suona la chitarra nell'arrangiamento dell'amico collega. Questa vittoria sanremese porta la Zanicchi a rappresentare l'Italia all'Eurofestival di Madrid dove si piazzerà tredicesima con "Due grosse lacrime bianche" mentre Solo troverà altre strade per conquistare il mercato estero con, ad esempio, la verisione in tedesco del suddetto brano con il titolo "Zigeunermadchen". Il testo del brano parla di una donna che vive un amore non ricambiato e che chiede ad una zingara di leggere il destino di quell'amore nella sua mano. Un brano storico, quindi, che ha impreziosito la disocgrafia di due grandi nomi della musica popolare italiana e che ha rappresentato solo un mancato ulteriore successo per Gianni Morandi che non perderà occasione di stampare a lettere cubitali il suo nome nella storia della nostra musica con tantissimi altri brani destinati a rimanere nel tempo. Per come sono andate, infatti, le carriere di questi artisti questo rimarrà solo un episodio simpatico che non ha inciso in negativo sul percorso artistico di Morandi e che, invece, è stato importante sia per Bobby Solo ma soprattutto per la Zanicchi che ne ha fatto il suo più celebre biglietto da visita. 

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10 aprile 2015 5 10 /04 /aprile /2015 23:01
Intervista con... Dario Faini

1.Dario tu hai iniziato con la musica elettronica, prima da solista come Dario Dust e poi con la band Elettrodust fino ai Ki-Mono raccogliendo ottimi riconoscimenti ma hai trovato la tua identità, da una decina d'anni, come autore di musica leggera italiana scrivendo per diversi artisti. Come nasce la tua passione per la musica?E la svolta artistica dall'elettronica al pop?

Nasce con un po' di vinili, un pianoforte in casa e le prime lezioni di pianoforte. Ma sono gli artisti e le band che ho amato visceralmente, che hanno disegnato il mio immaginario artistico portandomi a fare questo mestiere. Aldilà di una laurea in psicologia ho sempre saputo che questo era il mio mestiere. Sono onnivoro in fatto di musica, classica, elettronica, soul, pop, folk amo tutto. Non a caso sto scrivendo nel pop e portando avanti un mio progetto neoclassico e un altro come produttore con la band nu folk dei La Rua.

2.In questi anni hai scritto brani per Cristiano De André, Irene Grandi, Francesco Renga, Marco Mengoni, Emma Marrone, Annalisa Scarrone, Marco Carta e tanti altri. Come sono nate queste collaborazioni?Quale ti ha dato maggiori soddifazioni?Che significa per un compositore di musica italiana lavorare con un De André?C'è qualcuno per il quale ti piacerebbe scrivere in futuro?

Ogni collaborazione mi ha insegnato qualcosa. Ho sempre vissuto ogni giornata in studio con l'idea di renderla speciale. Sempre. Quindi anche quella con De Andrè e Dori Ghezzi che era con noi in studio è stata magica soprattutto per l'ombra di Fabrizio che dai loro racconti e discorsi era sempre presente. Mi piacerebbe scrivere per Malika Ayane.

3.Tra tutti i brani che hai cantato e scritto qual è quello che ami di più?Quale, invece, quello che avrebbe meritato maggior fortuna?Quale, infine, di un tuo collega ti sarebbe piaciuto scrivere?

"Alice e il blu" di Annalisa avrebbe meritato sicuramente di più ma ogni volta su un brano ci sono mille variabili dall'arrangiamento, al periodo in cui escono, passando per la fase in cui un artiste vive, che influiscono sulla riuscita o meno. Ad esempio "Magnifico" di Fedez scritta con Casalino e Fedez stesso non avrei immaginato arrivasse a tanto successo. Dei miei collegni, mi avrebbe fatto piacere scrivere "Sono solo parole" scritta da Fabrizio Moro e cantata da Noemi.

4.Chi sono i tuoi miti musicali?Cosa ascolti oggi?Come valuti la situazione della nostra musica?

Miti di ieri più che di oggi. David Bowie, Sigur Ros, The Cure, Depache Mode, Jon Hopkins, Chemical Brothers. La musica di oggi vive una fase transitoria. Sembra che non ci siano sfumature di mezzo. Da una parte si sta internazionalizzando nel gusto e dall'altra rimane ancorata al passato. Lo step sarebbe unire le due cose.

5.Da autore chi sono stati i tuoi punti di riferimento?Qual è il tuo metodo di scrittura?

Ripeto ho ascoltato di tutto. Per l'Italia ho amato fortemente Baglioni nei suoi anni ottanta migliori, De Gregori, Carboni, De Andrè, è impossibile dirne alcuni. Mi appassiono di tutto. Metodi non ce ne sono. L'ispirazione arriva e ti sorprende.

6.Qual è il tuo pensiero sui talent show?Faresti da giudice?

Un nuovo modo per fare promozione e far conoscere un'interprete, un cantautore e da ora anche le band. Ora non farei da giudice.

7.Negli ultimi anni sei stato protagonista come autore di diverse canzoni del Festival di Sanremo. Cosa pensi di questa manifestazione?Conti di tornarci?C'è qualcosa che cambieresti nel regolamento?

Darei spazio ai giovani in maniera più evidente. Quest'anno ad esempio in tal senso un bel passo avanti Conti lo ha fatto. Conto di tornarci. Certo.

8.Ci racconti un aneddoto particolare vissuto con un protagonista della nostra musica?

Le session berlinesi con Francesco Renga le porto dentro col cuore. Francesco è un lavoratore e ha tanta energia e passione.

9.Cosa stai preparando ora?Hai brani nel cassetto?Quali saranno i prossimi progetti che ti vedranno protagonista?

Tanti brani nel cassetto e ad interpreti con cui non ho mai lavorato. Non vedo l'ora che escano.

10.Dario, ti ringrazio della disponibilità e augurandoti sempre buona musica ti chiedo, in conclusione, un saluto per tutti i lettori di "La musica che gira intorno...". Grazie.

Un saluto a tutti i lettori de "La musica che gira intorno...". Quindi... Buona Musica!

Dario Faini

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9 aprile 2015 4 09 /04 /aprile /2015 23:01
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8 aprile 2015 3 08 /04 /aprile /2015 23:01
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7 aprile 2015 2 07 /04 /aprile /2015 23:01

"Se mi lasci non vale" è un classico della musica italiana ed internazionale. Scritta nel 1976 da Luciano Rossi e Gianni Belfiore, la canzone, viene affidata alla voce passionale di Julio Iglesias e in poco tempo fa il giro del mondo rimanendo ancora oggi tra i brani più rappresentativi dell'artista. L'artista spagnolo la incide come singolo in un 33 giri per la prima volta nel 1976 per poi pubblicarla nella sua lingua con il titolo "Si me dejas no vale" nel 1977 per l'album "A mis 33 anos". Il testo parla di una donna ferita da un tradimento che decide di mettere alla porta il suo partner. L'uomo, invece, mostrando una visione maschilista del tradimento crede che l'abbandono sia un prezzo troppo alto da pagare per un gesto che, quindi, non giudica così grave. Il protagonista, quindi, rimarca la sua teoria un po' offensiva per le donne con il verso "...se un uomo tradisce, tradisce a metà..." e giustifica l'affermazione con espedienti riguardando la durata dell'episodio, "...5 minuti...", e con la consapevolezza che la donna comunque è sempre disponibile al perdono che si evince dal verso "...ma quello che conta tra il dire e il fare... è saper andar via ma saper ritornare...". L'uomo, quindi, non rinnega il tradimento, forse anche più di uno visto che si parla di "...errori...", ma sottovaluta la cosa con una visione un po' retrò del rapporto uomo-donna e della parità dei sessi che in questo testo mostra tutte le sue lacune. Il protagonista, quindi, fa leva sul passato vissuto insieme in cerca di una nuova occasione da parte della donna che, però, sembra decisa a fargli riempire quella valigia e lasciarlo andar via per sempre. Questo aspetto maschilista, però, non ha penalizzato il successo di un brano divenuto un classico senza tempo grazie all'interpretazione di Iglesias, un vero latin lover anche nella vita cui il testo quindi cade a pennello, ma anche per la sonorità orecchiabile da melodico discomusic e lo stile parzialmente ironico con il quale il brano è offerto. La chiave maschilista, però, vita l'epoca in cui in cui è stato pubblicato potrebbe aver significato anche un valore aggiunto per il suo successo o, almeno, apparire come un elemento non così influente e penalizzante. Tante sono stante, inoltre, le cover e le citazioni anche in chiave cinematografica come nel film "La patata bollente" con Renato Pozzetto del 1979 e come "La valigia sul letto" di Eduardo Tartaglia del 2010 che già dal titolo fa un riferimento al suddetto brano. Un brano, quindi, che nonostante questa pecca testuale continua ad essere cantata e suonata in tutto il mondo non perdendo mai la sua trascinante forza che forse, al di là di tutto, è proprio la chiave principale del suo successo. 

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6 aprile 2015 1 06 /04 /aprile /2015 23:01
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5 aprile 2015 7 05 /04 /aprile /2015 23:01

"Cuore matto" è sicuramente il brano più rappresentativo e più noto di Little Tony. Antonio Ciacci, questo il vero nome dell'artista, infatti, presenta questo brano scritto da Armando Ambrosino e Totò Savio al Festival di Sanremo del 1967 in coppia con Mario Zelinotti dove si piazzerà solo decimo. La classifica sanremese, però, non preoccupa l'artista perchè solo l'anno prima al Cantagiro, con il suo primo grande successo "Riderà" non vinse, ma le vendite gli diedero comunque ragione con oltre il milione di copie. Stessa sorte toccherà a "Cuore matto" che rimase, attraverso il singolo che contiene anche il brano "Gente che mi parla di te", tra i primi posti delle vendite per nove settimane oltre ad aprire all'artista le porte del mercato estero. La canzone, inoltre, venne realizzata anche in spagnolo dal gruppo Los Catinos. Sempre nel '67, la canzone, viene incisa su di un singolo insieme a "Lungo la mia strada" dall'altro interprete sanremese del brano e cioè Mario Zelinotti ma non avrà la stessa fortuna. Ancora nel 1967, poi, per cavalcare l'onda del successo di Little Tony, viene realizzato anche un film basato sulla canzone, i cosidetti musicarelli, dal titolo "Cuore matto... matto da legare" diretto da Mario Amendola e con lo stesso Little Tony affiancato, tra gli altri, da Ferruccio Amendola tra gli interpreti. La canzone parla di un uomo innamorato ed abbandonato che non riesce a far capire al proprio cuore che quella donna tanto desiderata ama un'altra persona e non ha intezione di ritornare da lui. L'artista, quindi, mette avanti il cuore capace ancora di perdonare e ostinato ad inseguire ancora quell'amore anche perchè, la donna, non è mai stata in fondo tanto chiara sulle sue decisioni sentimentali. L'uomo, quindi, spinge la donna a dire la verità una volta per tutte e, forse, solo allora il suo cuore capirà e troverà la pace. Un testo originale che trova la sua miglior collocazione nello stile canoro ed interpretativo di Little Tony. Un rock popolare che strizza l'occhio all'America ed alle sue tendenze giovanili che stanno, in quegli anni, arrivando in Europa. "Riderà" e "Cuore matto" sono figlie proprio di quel movimento e Little Tony è sicuramente uno dei maggiori esponenti di quel nuovo modo di fare e di offrire la musica in Italia. Vestiti sgargianti, sorriso stampato e l'immancabile ciuffo alla Elvis saranno i suoi marchi di fabbrica per tutta la sua carriera e questi primi successi saranno i suoi cavalli di battaglia per tutta la vita. Antonio si spegnerà poi nel 2013 a causa di un tumore ai polmoni ma nei mesi della degenza non si è mai voluto mostrare pubblicamente in disordine affinchè venisse ricordato sempre al top così come ha fatto anche nella sua ultima esibizione due mesi prima del decesso nella trasmissione "I migliori anni" di Carlo Conti dove, tra l'altro, sempre in perfetta forma aveva cantato proprio "Riderà" e "Cuore matto" rivelando che, al momento dell'incisione di quest'ultima, era poco convinto del suo valore e la considerava una "canzoncina". Quella canzoncina ha fatto la sua storia e quella della musica italiana e le sue note saranno per sempre legate al nome di Little Tony.   

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4 aprile 2015 6 04 /04 /aprile /2015 23:01
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3 aprile 2015 5 03 /04 /aprile /2015 23:01

"Il mutevole abitante del mio solito involucro" rappresente il brano e l'album della maturità di Silvia Salemi. L'artista, infatti, dopo il boom ottenuto negli anni '90 aveva avuto una pausa artistica dovuta anche ad aspetti privati fra cui la maternità per poi tornare con questo album nel 2007 con una età diversa ed una consapevolezza maggiore nelle proprie capacità. Commercialmente, Silvia, con questo album non ripeterà i numeri dei suoi primi anni di carriera ma rappresenterà comunque un ritorno professionale importante dopo una lunga assenza dalle scene. Ad accompagnare la Salemi nella composizione dei brani c'è sempre il fidato Giampiero Artegiani ed i risultati si vedono. Diversi sono i brani notevoli e soprattutto il suddetto che dà il titolo all'album è forse quello che meglio sintetizza la crescita di un'artista che comunque, anche in giovane età, si era sempre mostrata molto attenta a tematiche importanti ed a testi ben curati. Un'artista mai banale che, con questo brano, decide di osare ancor di più toccando una questione complicata e non molto commerciale come la battaglia interiore che ogni essere umano combatte ogni giorno con il proprio io. Silvia si destreggia, quindi, tra l'essere e l'apparire, tra ciò che si sente dentro e ciò che, invece, viene messo in mostro. Si parla, quindi, in qualche modo di quelle maschere che ognuno di noi è costretto ad indossare per recitare un ruolo in una società che non ammette debolezze e che spesso ci allontana dal proprio instinto e del proprio libero pensiero. Ed è proprio in quel momento, infatti, che nasce la sfida, la battaglia, tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Un discorso non facile da affrontare ma espresso in maniera efficace dalla Salemi e da Artegiani con questo pezzo che entra di diritto tra le più belle performance della talentuosa e spesso dimenticata interprete sicilana. La Salemi, infatti, rientra tra quelle poche voci femminile capaci di trasmettere ciò che canta facendo passare il messaggio con estrema facilità e con grande trasporto. Questo dono appartiene a poche donne della musica italiana ed è questo che fa di una cantante un'artista. Mia Martini, Fiorella Mannoia, Andrea Mirò, Mariella Nava e poche altre hanno questo dono e trascurarlo è un qualcosa di dannoso per il bene della nostra musica. Da diversi anni, infatti, Silvia era completamente sparita dai maggiori media nazionali e solo grazie all'interessamento di Carlo Conti che l'ha voluta a "Tale e quale show" ha acquisito una nuova visibilità permettendola di farla conoscere anche alle nuove generazioni. Si spera che ciò possa essere positivo per il prossimo album, a cui Silvia sta lavorando scrivendo i brani di propria mano, affinchè non cadi subito nel dimenticatoio come successo per il suddetto album. Dal 2007, infatti, non ci sono state nuove pubblicazioni e ciò è dovuto anche l'impossibilità, vista l'assenza dei media, di una adeguata promozione. Oggi che ciò che potrebbe avvenire si spera che Silvia colga a volo questa occasione con un lavoro che la consacri definitivamente. Per la cronaca, infine, per il videoclip de "Il mutevole abitante del mio solito involucro" c'è stato il debutto alla regia di Beppe Fiorello premiato, inoltre, con il "Venice Music Award" del 2007 per il miglior esordio. Una vittoria tutta sicula che si spera possa avere il giusto e meritato seguito affinchè non venga compromessa per sempre una carriera di una vera artista a favore dei soliti noti.

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2 aprile 2015 4 02 /04 /aprile /2015 23:01
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