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  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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Citazione del mese

"...E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai,

di giocatori tristi che non hanno vinto mai,

ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro

e adesso ridono dentro a un bar;

E sono innamorati da dieci anni,

con una donna che non hanno amato mai;

Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai..."

 

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe '68

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18 aprile 2015 6 18 /04 /aprile /2015 23:01
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17 aprile 2015 5 17 /04 /aprile /2015 23:01

"Sono io quello per strada" è uno dei brani inediti del nuovo lavoro discografico di Enrico Ruggeri "Pezzi di vita". In questo brano, Ruggeri, risponde in maniera palese al brano "Guarda che non sono io" del 2012 di Francesco De Gregori dove il cantautore romano prendeva un po' le distanze dai fans mettendo un confine tra vita privata ed il ruolo di artista. Ruggeri, invece, tende a rendere l'incontro casuale con un fan una occasione per rimarcare i propri pensieri prendendosi le proprie responsabilità e non scappando alle proprie opere e, in qualche modo, ai propri "doveri" di personaggio pubblico. A differenza di De Gregori che, nello stesso incontro casuale, mostra fretta preso da impegni del quotidiano in un giorno di pioggia, Ruggeri invita l'ospite ad accomodarsi sotto il proprio ombrello per parlare un po' che è un po' in fondo che quel cerca, oltre una foto o un autografo, una persona che comunque segue un artista per anni e a cui l'artista deve, in qualche modo, concedere questi attimi di condivisione. Nonostante, quindi, Ruggeri, sia un grande amico ed estimatore di De Gregori su questo concetto espresso, se vogliamo, con coraggio dal "Principe", l'artista milanese non si trova concorde ed ha deciso di esporre in musica il proprio pensiero. D'altro canto è anche un aspetto che risiede nella personalità dell'artista ed è anche chiaro e plausibile che ognuno la veda e la viva a proprio modo. Probabilmente è più facile ed affascinante da accettare la visione di Ruggeri ma anche quella discutibile di De Gregori è una forma di pensiero comprensibile quando si ha a che fare, talvolta, con determinate persone che non permettono una serena vita privata ad un personaggio pubblico. In ogni caso, due riflessioni che accompagnano due belle canzoni sullo stesso argomento che lasciano pensare sui diversi punti di vista di due colonne della nostra musica di qualità. Due cantautori che, comunque la vogliano vivere, non si sottraggono mai al richiamo della propria arte e continuano a sfornare capolavori da tanti anni senza mai perdere la propria attenzione e la propria volontà di dire ancora la loro visto che, a differenza di tanti altri, loro di cose da dire ne hanno ancora. 

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16 aprile 2015 4 16 /04 /aprile /2015 23:01
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14 aprile 2015 2 14 /04 /aprile /2015 23:01
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12 aprile 2015 7 12 /04 /aprile /2015 23:01
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11 aprile 2015 6 11 /04 /aprile /2015 23:01

"Zingara" è un brano storico della musica italiana scritto da Enrico Riccardi e Luigi Albertelli. La canzone viene offerta dagli autori a Gianni Morandi che però rifiuta di interpretarla facendo la fortuna di Iva Zanicchi e Bobby Solo che la portano a Sanremo nel 1969 e vincono rispettivamente il loro secondo titolo sanremese. La Zanicchi, infatti, aveva già vinto nel 1967 con "Non pensare a me" mentre Bobby Solo, Roberto Satti all'anagrafe, si era aggiudicato l'edizione del 1965 con "Se piangi, se ridi". Nel caso di "Zingara" entrambe le esecuzioni incontreranno i favori del pubblico. La versione di Solo incisa in un 45 giri insieme a "Piccola ragazza triste" ottiene il primo posto in classifica per due settimane mentre quella della Zanicchi pubblicata insieme a "Io sogno" resterà, in pratica, nella storia della nostra musica diventando il cavallo di battaglia dell'artista. Nella versione di Solo, tra l'altro partecipa anche Gianni Morandi che, pur avendo rifiutato il brano, suona la chitarra nell'arrangiamento dell'amico collega. Questa vittoria sanremese porta la Zanicchi a rappresentare l'Italia all'Eurofestival di Madrid dove si piazzerà tredicesima con "Due grosse lacrime bianche" mentre Solo troverà altre strade per conquistare il mercato estero con, ad esempio, la verisione in tedesco del suddetto brano con il titolo "Zigeunermadchen". Il testo del brano parla di una donna che vive un amore non ricambiato e che chiede ad una zingara di leggere il destino di quell'amore nella sua mano. Un brano storico, quindi, che ha impreziosito la disocgrafia di due grandi nomi della musica popolare italiana e che ha rappresentato solo un mancato ulteriore successo per Gianni Morandi che non perderà occasione di stampare a lettere cubitali il suo nome nella storia della nostra musica con tantissimi altri brani destinati a rimanere nel tempo. Per come sono andate, infatti, le carriere di questi artisti questo rimarrà solo un episodio simpatico che non ha inciso in negativo sul percorso artistico di Morandi e che, invece, è stato importante sia per Bobby Solo ma soprattutto per la Zanicchi che ne ha fatto il suo più celebre biglietto da visita. 

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10 aprile 2015 5 10 /04 /aprile /2015 23:01
Intervista con... Dario Faini

1.Dario tu hai iniziato con la musica elettronica, prima da solista come Dario Dust e poi con la band Elettrodust fino ai Ki-Mono raccogliendo ottimi riconoscimenti ma hai trovato la tua identità, da una decina d'anni, come autore di musica leggera italiana scrivendo per diversi artisti. Come nasce la tua passione per la musica?E la svolta artistica dall'elettronica al pop?

Nasce con un po' di vinili, un pianoforte in casa e le prime lezioni di pianoforte. Ma sono gli artisti e le band che ho amato visceralmente, che hanno disegnato il mio immaginario artistico portandomi a fare questo mestiere. Aldilà di una laurea in psicologia ho sempre saputo che questo era il mio mestiere. Sono onnivoro in fatto di musica, classica, elettronica, soul, pop, folk amo tutto. Non a caso sto scrivendo nel pop e portando avanti un mio progetto neoclassico e un altro come produttore con la band nu folk dei La Rua.

2.In questi anni hai scritto brani per Cristiano De André, Irene Grandi, Francesco Renga, Marco Mengoni, Emma Marrone, Annalisa Scarrone, Marco Carta e tanti altri. Come sono nate queste collaborazioni?Quale ti ha dato maggiori soddifazioni?Che significa per un compositore di musica italiana lavorare con un De André?C'è qualcuno per il quale ti piacerebbe scrivere in futuro?

Ogni collaborazione mi ha insegnato qualcosa. Ho sempre vissuto ogni giornata in studio con l'idea di renderla speciale. Sempre. Quindi anche quella con De Andrè e Dori Ghezzi che era con noi in studio è stata magica soprattutto per l'ombra di Fabrizio che dai loro racconti e discorsi era sempre presente. Mi piacerebbe scrivere per Malika Ayane.

3.Tra tutti i brani che hai cantato e scritto qual è quello che ami di più?Quale, invece, quello che avrebbe meritato maggior fortuna?Quale, infine, di un tuo collega ti sarebbe piaciuto scrivere?

"Alice e il blu" di Annalisa avrebbe meritato sicuramente di più ma ogni volta su un brano ci sono mille variabili dall'arrangiamento, al periodo in cui escono, passando per la fase in cui un artiste vive, che influiscono sulla riuscita o meno. Ad esempio "Magnifico" di Fedez scritta con Casalino e Fedez stesso non avrei immaginato arrivasse a tanto successo. Dei miei collegni, mi avrebbe fatto piacere scrivere "Sono solo parole" scritta da Fabrizio Moro e cantata da Noemi.

4.Chi sono i tuoi miti musicali?Cosa ascolti oggi?Come valuti la situazione della nostra musica?

Miti di ieri più che di oggi. David Bowie, Sigur Ros, The Cure, Depache Mode, Jon Hopkins, Chemical Brothers. La musica di oggi vive una fase transitoria. Sembra che non ci siano sfumature di mezzo. Da una parte si sta internazionalizzando nel gusto e dall'altra rimane ancorata al passato. Lo step sarebbe unire le due cose.

5.Da autore chi sono stati i tuoi punti di riferimento?Qual è il tuo metodo di scrittura?

Ripeto ho ascoltato di tutto. Per l'Italia ho amato fortemente Baglioni nei suoi anni ottanta migliori, De Gregori, Carboni, De Andrè, è impossibile dirne alcuni. Mi appassiono di tutto. Metodi non ce ne sono. L'ispirazione arriva e ti sorprende.

6.Qual è il tuo pensiero sui talent show?Faresti da giudice?

Un nuovo modo per fare promozione e far conoscere un'interprete, un cantautore e da ora anche le band. Ora non farei da giudice.

7.Negli ultimi anni sei stato protagonista come autore di diverse canzoni del Festival di Sanremo. Cosa pensi di questa manifestazione?Conti di tornarci?C'è qualcosa che cambieresti nel regolamento?

Darei spazio ai giovani in maniera più evidente. Quest'anno ad esempio in tal senso un bel passo avanti Conti lo ha fatto. Conto di tornarci. Certo.

8.Ci racconti un aneddoto particolare vissuto con un protagonista della nostra musica?

Le session berlinesi con Francesco Renga le porto dentro col cuore. Francesco è un lavoratore e ha tanta energia e passione.

9.Cosa stai preparando ora?Hai brani nel cassetto?Quali saranno i prossimi progetti che ti vedranno protagonista?

Tanti brani nel cassetto e ad interpreti con cui non ho mai lavorato. Non vedo l'ora che escano.

10.Dario, ti ringrazio della disponibilità e augurandoti sempre buona musica ti chiedo, in conclusione, un saluto per tutti i lettori di "La musica che gira intorno...". Grazie.

Un saluto a tutti i lettori de "La musica che gira intorno...". Quindi... Buona Musica!

Dario Faini

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9 aprile 2015 4 09 /04 /aprile /2015 23:01
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8 aprile 2015 3 08 /04 /aprile /2015 23:01
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7 aprile 2015 2 07 /04 /aprile /2015 23:01

"Se mi lasci non vale" è un classico della musica italiana ed internazionale. Scritta nel 1976 da Luciano Rossi e Gianni Belfiore, la canzone, viene affidata alla voce passionale di Julio Iglesias e in poco tempo fa il giro del mondo rimanendo ancora oggi tra i brani più rappresentativi dell'artista. L'artista spagnolo la incide come singolo in un 33 giri per la prima volta nel 1976 per poi pubblicarla nella sua lingua con il titolo "Si me dejas no vale" nel 1977 per l'album "A mis 33 anos". Il testo parla di una donna ferita da un tradimento che decide di mettere alla porta il suo partner. L'uomo, invece, mostrando una visione maschilista del tradimento crede che l'abbandono sia un prezzo troppo alto da pagare per un gesto che, quindi, non giudica così grave. Il protagonista, quindi, rimarca la sua teoria un po' offensiva per le donne con il verso "...se un uomo tradisce, tradisce a metà..." e giustifica l'affermazione con espedienti riguardando la durata dell'episodio, "...5 minuti...", e con la consapevolezza che la donna comunque è sempre disponibile al perdono che si evince dal verso "...ma quello che conta tra il dire e il fare... è saper andar via ma saper ritornare...". L'uomo, quindi, non rinnega il tradimento, forse anche più di uno visto che si parla di "...errori...", ma sottovaluta la cosa con una visione un po' retrò del rapporto uomo-donna e della parità dei sessi che in questo testo mostra tutte le sue lacune. Il protagonista, quindi, fa leva sul passato vissuto insieme in cerca di una nuova occasione da parte della donna che, però, sembra decisa a fargli riempire quella valigia e lasciarlo andar via per sempre. Questo aspetto maschilista, però, non ha penalizzato il successo di un brano divenuto un classico senza tempo grazie all'interpretazione di Iglesias, un vero latin lover anche nella vita cui il testo quindi cade a pennello, ma anche per la sonorità orecchiabile da melodico discomusic e lo stile parzialmente ironico con il quale il brano è offerto. La chiave maschilista, però, vita l'epoca in cui in cui è stato pubblicato potrebbe aver significato anche un valore aggiunto per il suo successo o, almeno, apparire come un elemento non così influente e penalizzante. Tante sono stante, inoltre, le cover e le citazioni anche in chiave cinematografica come nel film "La patata bollente" con Renato Pozzetto del 1979 e come "La valigia sul letto" di Eduardo Tartaglia del 2010 che già dal titolo fa un riferimento al suddetto brano. Un brano, quindi, che nonostante questa pecca testuale continua ad essere cantata e suonata in tutto il mondo non perdendo mai la sua trascinante forza che forse, al di là di tutto, è proprio la chiave principale del suo successo. 

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