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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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9 marzo 2021 2 09 /03 /marzo /2021 00:01

"Mistero" è uno dei grandi successi della ricca disografia di  Enrico Ruggeri. Musicata dal fido Luigi Schiavone, la canzone è stata pubblicata nell'album "La giostra della memoria" del 1993 che è una raccolta che presenta anche quattro inediti e due live. "Mistero" venne presentata al 43° Festival di Sanremo e subito apparve come una scelta azzardata per il suo stile poco sanreme. Il brano, infatti, presenta un ritmo rock ma nonostante questa iniziale diffidenza la canzone viene ben accolta dalla platea e dalla critica conquistando il primo posto. "Mistero" tutt'ora rappresenta l'unica canzone dichiaratamente rock a vincere al Festival di Sanremo. Anche per ciò che riguarda le vendite il disco ottiene degli ottimi risultati confermando ancora una volta l'apprezzamento del pubblico verso un vero artista della nostra musica. Il cantautore milanese, recentemente anche conduttore televisivo, ha sempre espresso una musica di qualità contando sulla professionalità di grandi musicisti e sulla sua capacità autoriale oltre che sul suo personlissimo timbro vocale che lo ha reso celebre ed unico. La sua naturalezza nello scrivere testi più o meno impegnati senza mai essere banale bensì entrando nel profondo delle tematiche e riuscendo a trasmettere agli ascoltatori sensazioni e spunti di riflessione sono doti che hanno fatto di Ruggeri un vero pilastro della nostra scena musicale. Nelle canzoni rock come in quelle più soft, Ruggeri, ha sempre dato molto importanza all'aspetto musicale partendo dalle certezze date dai testi figli del suo grande talento. Anche "Mistero" presenta una sonorità molto elaborata e ben fatta per accompagnare un testo in cui l'autore si chiede di quella forza oscura che annebbia, in qualche modo, la ragione e che ci spinge ad agire in modo anomalo quando si prova un reale sentimento d'amore. Una forza che ci fa perdere il normale controllo che si ha sulle proprie azioni e che l'autore definisce con una sola, quanto chiaro, parola: "Mistero" , appunto. Un brano, quindi, importante nella storia dell'artista sia per l'epoca in cui è stata lanciata e sia per l'effetto mediatico provocato ma solo uno dei tanti numerosi successi della lunga carriera di Ruggeri. Inoltre, "Mistero" è stato ripreso anche come titolo della trasmissione di "Italia 1" sui fenomeni paranormali lanciata proprio dallo stesso Ruggeri che lo ha condotto per due edizioni nel 2009 e nel 2010.

 

 

 


 

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Enrico Ruggeri

Sanremo Story

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8 marzo 2021 1 08 /03 /marzo /2021 00:01

"Geordie" popolare canzone diffusa in Italia da  Fabrizio De Andrè e diventata una delle sue composizioni più amate ha radici antiche. Infatti, la storia, nasce da una ballata britannica del XVI secolo ed è la numero 209 delle Chil Ballads. De Andrè ne ha registrato una versione sua, in italiano, duettando con Maureen Rix pubblicandola in un signolo insieme ad "Amore che vieni, amore che vai" nel 1966, per poi farne una ulteriore stupenda interpetazione live con la figlia Luvi De Andrè, Luisa Vittoria all'anagrafe, all'interno dello storico concerto al teatro Brancaccio di Roma pubblicano in "Fabrizio De Andrè in concerto" del 1999. Nelle tante verisoni proposte nella storia di questa ballata pubblicata la prima volta nel 1962 da Joan Baez fino alla versione dance di Gabry Ponte del 2002 ci sono alcune differenze che vanno nel testo che vanno dal tipo di crimine commesso dal protagonista, dall'entità dello stesso fino alla parentela con la donna che chiede che gli venga fatta salva la vita. Infatti, il testo, parla di un ragazzo, bracconiere per gli inglese, che nella versione di De Andrè ruba sei cervi dal parco del re vendendoli per denaro e viene condannato, per le sue origine evidentemente aristocratiche, all'imiccagione eseguita con una corda d'oro che in altre versione divine una catena. La donna, moglie o fidanzata, a seconda delle versioni, implora la sua salvezza o chiede, nel testo di De Andrè, che almeno la sua esecuzione venga eseguita quando sarà invecchiato: "...cadrà l'inverno anche sopra il suo viso...potrete impiccarlo allora...". Spesso nelle verisoni c'è il lieto fine ma non in quelle inglese dove il bracconaggio era una ritenuta una piaga enorme e da combattere ed era, quindi, importante far passare un messaggio di durezza. Non in tutti le verisoni, però si parla di furto di cervi bensì anche di cavalli o di altri tipi di crimini come l'omicidio o come la ribellione al potere. La ballate pare abbai anche un fondamento storico, infatti, potrebbe rappresentare la storia di George Gordon, conte di Huntly, che fu condannato a morte come traditore nel 1589 per essersi ribellato contro Giacomo VI, re di Scozia. All'epoca, Gordon, fu rilasciato previo riscatto ma, soprattutto, per evitare problemi con la famiglia del ragazzo da sempre alleata potente della Corona. Per ciò che riguarda De Andrè, in Italia, la sua verisone ha contribuito in maniera quasi assoluta a far conoscere questa storia e questa ballata che, per molti, rimane ancora e unicamente una creazione dell'artista genovese. Non v'è dubbio che la sua versione, per quanto non del tutto originale, abbia dato grande spessore a questo testo regalando al mondo una ulteriore prova del suo immenso genio. Inoltre, la verisone di De Andrè, ha contribuito all'epoca, anche ad un incremento del nome Geordie negli anagrafi del nostro paese.

 

 

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7 marzo 2021 7 07 /03 /marzo /2021 00:01

"Potrebbe essere Dio" è un brano di  Renato Zero scritto in collaborazione con Roberto Conrado ed inserito nel doppio disco "Tregua" del 1980. L'album verrà pubblicato anche in dischi singoli con i titoli di "Tregua I" e "Tregua II" non potendo essere certi della risposta positiva del pubblico nei confronti dell'esperimento del doppio disco, che appunto, compare per la prima volta nella discografia dell'artista romano. Nonostante le perplessità l'album ottiene un enorme successo arrivando a vendere oltre un milione e duecentomila copie risultando così tra i dischi più fortunati di Zero. Il lavoro discografico presenta diversi brani che entreranno a far parte della storia musicale dell'artista come "Amico", "Onda gay" e, per l'appunto, "Potrebbe essere Dio". In questo brano Zero invita i giovani e non a ritrovare quella via che porta al futuro e di non perdersi tra le cattiverie e le trappole di una società sempre più priva di valori. Zero, per far ciò, non obbliga a credere nella presenza di Dio ma di credere, anche non fosse Dio, a quella dottrina che inneggia alla pace, alla fratellanza ed al costruire invece di distruggere. "Se mai, non sarà Dio, sarà ricostruire..." è forse il tema centrale di questa canzone che consiglia alla gente di non cercare la propria pace e la propria serenità in una dose di droga o in un farmaco e ne di cercare una soluzione ai propri problemi giocando al totocalcio ma di ricercare quell'armonia in un pensiero, in un desiderio o in un atto d'amore. Gli autori, quindi, vogliono rappresentare la forte presenza di Dio, o di qualsivoglia entità positiva, nella vita di tutti i giorni e le conseguenze che si possono sviluppare seguendo la strada della fede o, comunque, di una certa civiltà che ha come centralità dei sani principi morali e comportamentali. Dio, come detto nel brano, non va ricercato sulla luna ma in questa Terra che trema e la fede non deve essere vista come un imbroglio o un inganno ma solo come un viatico per arrivare a comprendere l'essenza del vivere comune attraverso una serenità che la stessa fede può donare. Un messaggio importante, quindi, espresso in maniera affascinante e, talvolta, forte da uno dei più grandi artisti che il panorama musicale italiano può presentare quale Renato Zero.

 

 

 


 

 

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Renato Zero   

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6 marzo 2021 6 06 /03 /marzo /2021 00:01

"Non insegnate ai bambini" è una canzone di  Giorgio Gaber, Gaberscik all'anagrafe, ed una delle perle più luccicanti contenute nell'album postumo del cantautore milanese  "Io non mi sento italiano" del 2003. Il disco, infatti, uscì ventritre giorni dopo la sua morte ed il suddetto brano fu scelto per fare da accompagnamento musicale ai suoi funerali. Il brano doveva far parte del nuovo spettacolo di teatro-canzone "Io quella volta lì avevo 25 anni" preparato dallo stesso Gaber insieme a Sandro Luporini e mai andato in scena per la prematura scomparsa a causa di un cancro di cui soffriva da anni. Il brano si classificò secondo al Premio Tenco nel 2005 vinto, per pochi voti, dall'amico Enzo Jannacci con "Lettera da lontano". Il testo del brano è un monito agli adulti ed in particolarmodo ai genitori in merito all'educazione ed agli insegnamenti da trasmettere ai loro figli ed ai bambini in generale. Gaber si prodiga affinchè l'innocenza dei bambini non venga mai prematuramente sporcata da una "stanca e malata morale" o da "vecchi ideali" che condizionerebbero un cammino di vita ancora da esplorare e da coltivare con le proprie esperienze ed i propri personali pensieri. In pratica l'autore spinge i genitori a non segnare la strada del proprio figlio bensì di lasciare loro la libertà di riempirsi a loro piacimento il proprio futuro. Gaber invita, quindi, ad insegnare loro solo "la magia della vita" o di raccontargli "il sogno di un'antica speranza" standogli vicino e dando, dunque, "fiducia all'amore". Gaber auspica, quindi, un cambiamento della realtà sociale e per questo sceglie di intervallare le strofe con il ritornello di un girotondo da bambini proprio perchè è forte la convinzione che il mondo gira e cambia attraverso l'evoluzione della specie umana e, quindi, attraverso i bambini di oggi che saranno gli adulti di domani. Appare, dunque, come un atto dovuto e di coscenza non contaminare il loro pensiero e la loro crescita con vecchie convizioni appartenute ad una passata realtà sociale. Brano magnifico, quindi, che dopo la morte di Gaber è stato reinterpretato da diversi artisti della scena italiana come Alice, Laura Pausini, Morgan, Enrico Ruggeri, Lorenzo Jovanotti in duetto con Gianluca Grignani, Simone Cristicchi, Giobbe Covatta, Ornella Vanoni e tanti altri. Le tante cover non sono altro che un riconoscimento ad un testo affascinante e condivisibile e, soprattutto, alla grandezza di un autore che ci ha lasciato forse nel momento di maggiore maturità umana e professionale. Non a caso, questo brano come quello che da il titolo al disco "Io non mi sento italiano" sono tra le opere più apprezzate della sua gloriosa storia artistica. Ovviamente, Gaber, ha espresso sempre il suo talento e quest'ultimo album è solo una ennesima prova della sue grandi capacità autoriali. Il suo teatro-canzone ha fatto storia come anche la sua rinomata ironia ma non sono mai mancati testi importanti e capaci di donare riflessione che poi è ciò che di più importante può fare una canzone.

 

 

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5 marzo 2021 5 05 /03 /marzo /2021 00:01

"Le scarpe" è un brano scritto e cantato da Federico Salvatore nel 2002 ed è inserito nell'album "L'osceno del villaggio". In questo testo, il cantautore napoletano, usa il viatico delle scarpe per esaminare i diversi tratti della vita di un uomo e delle sue esperienze fisiche e morali. Pur non essendo tra i brani più noti di Salvatore, "Le scarpe", evidenzia le grandi capacità autoriali di un'artista che riesce a scovare sempre trovate originali per rinnovare il proprio repertorio senza mai essere nè banale nè ripetitivo e risultando sempre un attento testimone del nostro tempo. Un cantautore, quindi, che rispecchia la vera essenza di questa particolare categoria di artisti. Il suo stile prende spunto dai grandi maestri di questo genere come Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber e, in un contesto attuale molto povero dal punto di vista autoriale, Federico Salvatore è sicuramente un elemento sul quale puntare se si cerca la qualità. Artisti così, però, hanno bisogno di pubblicità e di divulgazione poichè difficilmente vengono appoggiati da media o programmati in radio tranne in occasioni particolari come avvenne nell'ultimo show televisivo di Gianfranco Funari che lo ospitò dopo alcuni anni dall'allontanamento dalle reti televisive dovute alla provocatoria esecuzione della magnifica "Se io fossi San Gennaro". D'altro canto Federico è molto lontano dalla folla di arrivvisti in cerca di fittizzia notorietà e sta alla larga dalla vita mondana del mondo dei così detti vip. Questo atteggiamento, Federico Salvatore, lo spiega benissimo nel brano "Homo sapiens" che troviamo nello stesso disco del 2002. Tornando a "Le scarpe", Federico, ripercorre la propria gioventù, il rapporto con quello che sarebbe diventato il suo migliore amico, i fallimenti amorosi, l'approccio alla religione e con l'etica del mondo, fino a porsi domande sulla fine della vita terrena. Il tutto, ovviamente, attraverso le scarpe che non sono altro che un rivestimento del nostro primo mezzo di trasporto nel cammino della vita che rispecchia, a seconda del modello e della qualità, anche la personalità e lo spessore di chi le calza. Un testo, quindi, apparentemente semplice ma molto profondo e significativo che dimostra lo spessore artistico di un grande cantautore.

 

 

 

 


 
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4 marzo 2021 4 04 /03 /marzo /2021 12:15
Sanremo 2021: Impressioni al primo ascolto

1.AIELLO: Si ritrova tra i big grazie ad un tormentone estivo fortunato, qui cerca qualcosa di più profondo ma rischia di raschiare il fondo o, forse, ci riesce. 4

2.ARISA: Si presenta ogni volta in vesti diverse ma non sempre il cambiamento giova. Lei è brava e si adatta un po' a tutto ma il melodramma d'alessiano non le se addice. 6

3.ANNALISA: Pop radiofonico come nel suo stile, non eccelle ma è brava e arriva al suo scopo. Possibile podio. 6.5

4.COLAPESCE & DIMARTINO: Da due cantautori emergenti ci si aspettava almeno originalità ma il pezzo è qualcosa di già sentito, tra l'altro, intorno agli anni '80. 4.5

5.COMA_COSE: C'è una buona sintonia tra i due ed anche se non si parla di capolavoro sembra funzionare. In un contesto qualitativo molto scadente questo semplice duetto pop potrebbe far strada. 6

6.FASMA: Autotune ancora protagonista per dare una po' di carattere ad un brano anonimo. 4.5

7.FRANCESCA MICHIELIN & FEDEZ: Seguono il loro stile, non eccedono ma non sfigurano. Si lasciano ascoltare in un brano che farà il suo buon percorso radiofonico per poi svanire. 6

8.FRANCESCO RENGA: Brano a metà che non lascia segni particolari. Poteva dare di più. 5.5

9.GHEMON: Spunti interessanti in un contesto non proprio armonico. Qualcosa si intravede ma non basta per essere lì. 5

10.IRAMA: Sonorità elettroniche che gli permetteranno un buon risultato radiofonico ma nulla di più. 5.5

11.MADAME: Autotune smisurato per un pezzo che risulta fastidioso all'ascolto live. Andrà meglio in radio confermando la pochezza artistica di certi generi. 4

12.MANESKIN: Brano rock apparso fuori luogo se ancora si può conferire a Sanremo una sua sacralità sempre più messa in pericolo negli ultimi anni. Il problema non è il genere: ci sta anche il rock ma fatto bene. Qui invece pare mancare la sostanza artistica e il vuoto in platea non ha fatto altro che amplificare il tutto. 5

13.MAX GAZZE' & TMB: Sempre originale e mai banale conferma l'unicità del suo marchio. Bravura e qualità sono indubbie ma stavolta pare non sia il suo miglior componimento. 6.5

14.BUGO: La querelle dello scorso anno gli ha rinnovato una popolarità quasi perduta permettendogli di staccare un altro biglietto per l'Ariston dopo solo un anno. Detto questo il pezzo non è male. 6.5

15.GAIA: Canzoncina orecchiabile che ricorda un po' la Lamborghini dello scorso anno, lei è piacevole ma nulla di più. 5.5

16.ERMAL META: Si conferma cantautore capace  e buon interprete anche se risulta un po' ripetitivo nelle sue melodie. 6.5

17.EXTRALISCIO & DAVIDE TOFFOLO: Ridicoli credo che renda bene l'idea. 3

18.GIO EVAN: Interessante a tratti ma di certo non ancora un big. 5.5

19.FULMINACCI: Cantautorato che ben concilia con l'Ariston ma evidentemente acerbo e poco convincente. 5.5

20.LA RAPPRESENTANTE DI LISTA: Poco, molto poco per partecipare tra i big senza esserlo. 4

21. LO STATO SOCIALE: Eccedono ruffianamente nei diversivi tanto da distrarre dalla canzone alla quale, però, non serve molta attenzione essendo composta sostanzialmente da due frasi. 5

22.MALIKA AYANE: Brano che non valorizza la classe di una grande interprete. Il sound ci può anche stare, certamente più dinamico come i suoi brani più recenti, ma il testo manca di quella poetica che ha sempre caratterizzato le sue precedenti performance all'Ariston. 6

23.NOEMI: Il suo timbro regala sempre un'identità anche a brani non proprio indimenticabili, come questo. 6.5

24.ORIETTA BERTI: Super classica ma non poteva essere altrimenti. Per quello che è stata chiamata a fare è stata impeccabile. Poi che la canzone sia fuori epoca è un altra storia. Di certo non sfigura tra tanta musica moderna ma anche mediocre. 7

25.RANDOM: Preferisce un qualcosa di più tradizionale per Sanremo invece del rap. Lo attualizza nello stile canoro in cui non mancano pecche tecniche. Poteva far spazio ad artisti più pronti. 4

26.WILLIE PEYOTE: Miscela rap e cantautorato con un risultato abbastanza buono. Anche nel testo si intravedono sprazzi interessanti. 6

NUOVE PROPOSTE: Non è facile giudicare una categoria che poteva benissimamente essere integrata tra i cosiddetti big. Per la disparità di classificazione senza motivi evidenti é giusto dare a tutti una sufficienza d'ufficio. 6

 

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4 marzo 2021 4 04 /03 /marzo /2021 00:01

E' il 1983 quando Amedeo Minghi porta al 33° Festival di Sanremo "1950" brano scritto dallo stesso artista romano per quanto riguarda la musica e da Gaio Chiocchio per il testo. La canzone, che da anche il titolo all'album pubblicato nello stesso anno, non riscuote fin da subito il successo che meriterebbe non classificandosi nemmeno per la finale di quella edizione del Festival ma sarà col tempo che il brano assumerà un valore importante sia per ciò che concerne il repertorio di Minghi che per tutta la musica italiana. Minghi, infatti, la includerà anche in diversi dischi live negli anni successivi facendola diventare, a giusto merito, una delle perle più luccicanti della sua collezione. Il brano racconta di una storia d'amore tra il protagonista e Serenella in una Italia, Roma in questo caso, appena liberata dai tedeschi grazie alle forze amiche americane. I segni lasciati dalla guerra sono ancora evidenti nei luoghi e, soprattutto, negli umori della gente che però, come dimostra il protagonista dedicando questa canzone alla sua amata, ha voglia di ricominciare a vivere in serenità il loro quotidiano. La spensieratezza e la costruzione di un futuro fondato sull'amore è proprio il messaggio che Minghi lancia con questa canzone interpretando il pensiero e le sensazioni che gli uomini di allora avrebbero potuto provare dopo la liberazione. La voglia di libertà e di poter finalmente compiere azioni semplici in una vita normale come portare al mare la propria ragazza assumono un aspetto importante e significativo nel brano. La leggerezza ritrovata nell'animo porta il protagonista a spingersi verso orizzonti che sembravano proibitivi fino a pochi giorni prima come l'espressa volontà dichiarata alla sua donna di volere un bambino dalla stessa. Si prospetta, quindi, la costruzione di una famiglia basata sull'amore in un contesto povero ma finalmente libero e capace di vedere un futuro. Le bombe e la distruzione causate dalle stesse sono ancora evidenti ma nella loro mente sono giù un brutto ricordo del passato che sperano non dover mai più vivere provandolo a cancellare definitivamente con la forza dei sentimenti. Il brano, quindi, ci fa capire quanto può essere importante l'amore per continuare a sperare anche in una situazione tanto drammatica e traumatica come l'immediato dopoguerra. Un capolavoro di Minghi che, come si augurava il protagonista, ha di certo superato gli oceani e sarà stata ascolatata da quegli americani, o dai loro discendenti, che hanno contribuito alla nostra liberazione e, allo stesso tempo, ad innescare l'ispirazione che ha dato vita a questo brano.   

 

 

 


 
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3 marzo 2021 3 03 /03 /marzo /2021 00:01

Nel 2005 Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De Andrè, chiede a Marco Castoldi, in arte Morgan, di reinterpretare a suo modo l'intero album di Faber "Non al denaro non all'amore nè al cielo" del 1971. La Ghezzi era alla ricerca di un'artista capace per poter ridare nuova luce ad uno degli album più belli della discografia del cantutore genovese e, dopo aver ascoltato Morgan, decise di affidarsi al suo talento. Morgan, tranne per piccoli accorgimenti come l'aggiunta di una virgola nel titolo dell'album o la sostituzione di alcuni strumenti in determinati brani, riesegue l'opera, ispirata originariamente alla raccolta di poesie "Antologia di Spoon River", in maniera fedele. Il rispetto e l'accortezza con la quale Morgan ha trattato questo capolavoro dimostra la volontà dell'artista di non voler snaturalizzare l'opera rimanendo, quindi, molto vicino all'originale. Uno dei brani in cui Morgan ha dato il meglio di se, sia come musicista che come interprete, è stato "Un giudice" brano dal testo molto particolare basato sulle sensazioni e i sentimenti di un nano che convive con la perfidia di una società che non accetta la diversità bensì la deride. Oppresso da questi comportamenti, il protagonista, decide di vendicarsi innalzandosi professionalmente e diventando giudice in modo da ottenere quel rispetto aldilà della propria statura e, soprattutto, per ispirare timore, condannare e sottomettere, con le armi della giustizia, quell'umanità che lo respingeva per la sua natura. Il pregiudizio verso le diversità, quindi, al centro di questa canzone che sottolinea anche la vicinanza di De Andrè verso gli emarginati a cui, spesso, a dato voce nelle sue canzoni. Alla scrittura di questo brano hanno collaborato con De Andrè, il paroliere Giuseppe Bentivoglio ed il compositore e direttore d'orchestra Nicola Piovani. "Un giudice", tra le altre cose, è stato anche uno dei brani di Faber, insieme a "Il pescatore" e "Bocca di rosa", meglio rivisitati musicalmente e riarrangiati dalla PFM, Premiata Forneria Marconi, nell'ambito del celebre live dello stesso De Andrè del 1979. Nella versione di Morgan l'arrangiamento ha subito qualche modifica rispetto all'originale ed è, forse, il brano in cui l'artista milanese ha osato di più in questo senso ottenendo comunque un ottimo risultato. Castoldi, infatti, aggiunge la batteria ed il rodhes piano bass oltre a sostituire l'ocarina solista con il flauto a coulisse. Inoltre, il tema del brano, viene eseguito ogni volta con uno strumento diverso mentre nel finale vengono usati tutti insieme. Una personalizzazione rischiosa che, però, non ha intaccato il grande lavoro autoriale del padre del cantautorato italiano.

 

 

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2 marzo 2021 2 02 /03 /marzo /2021 00:01
Sondaggi: Speciale Sanremo 2021, Il migliore
Sanremo 2021, Il migliore
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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2 marzo 2021 2 02 /03 /marzo /2021 00:01
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