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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

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Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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28 marzo 2021 7 28 /03 /marzo /2021 23:01

E' il 1996 quando Ron, Rosalino Cellamare all'anagrafe, si presenta la 46° Festival di Sanremo con "Vorrei incontrarti fra cent'anni". Ad accompagnarlo sul palco è Tiziana Tosca Donati, ovvero, Tosca che sostituisce dal progetto iniziale Ivana Spagna che si era presentata in gara con un altro brano dal titolo "E io penso a te" giunto poi quarto. La canzone di scritta dallo stesso Ron vincerà la manifestazione ottenendo un grosso successo da parte di critica e pubblico. La tradizionale melodia italiana proposta da Ron trionfa al Festival anche se nei giorni seguenti ci saranno feroci polemiche sulle votazioni che sarebbero state truccate per evitare la vittoria di Elio e le Storie Tese con "La terra dei cachi". Messe da parte le polemiche che esistono da quando è nato il Festival, il brano scritto da Ron segue tutti i canoni della canzone italiana d'amore. Una affascinate dichiarazione d'amore di un uomo verso la propria partner e viceversa che si augurano di reincontrarsi fra cent'anni per vivere e lottare ancora insieme. Una stupenda visione dell'amore disegnata da un autore molto particolare quale Ron cresciuto artisticamente al fianco di Lucio Dalla, che ha accompagnato anche nello storico tour "Banana Republic" con Francesco De Gregori. Autore, quindi, di pezzi importanti che hanno segnato la storia della musica italiana come "Piazza Grande" o "Attenti al lupo", Ron si è sempre saputo ritagliare anche un suo spazio personale oltre a trovare il tempo di scrivere capolavori per altri colleghi. Musicista, paroliere ed interprete raffinato Ron è uno di quegli artisti che si può definire davvero completo e se poi a tali capacità ci si aggiunge la qualità ed il talento è chiaro che si ottiene un esponente di spicco della nostra cultura musicale degli ultimi quarant'anni. Con "Vorrei incontrarti fra cent'anni" e la vittoria al Festival Ron forse raccoglie per la prima volta in pieno quella soddisfazione personale che tante volte ha potuto godere solo da comprimario. In questo caso, infatti, il successo è tutto suo e va a ripagare tutta l'alta qualità musicale offerta da Ron nella sua ricca storia artistica. Proprio per raccontare la sua storia Ron nel 2010 ha pubblicato la biografia "Ron si racconta: la gioia di fare musica" mentre per ciò che riguarda l'ultimo disco di inediti si deve tornare al 2008 quando prendendo spunto da una canzone di Giorgio Gaber incide l'album "Quando sarò capace di amare". Aspettando il prossimo lavoro discografico al più presto non è male ripassare la storia di questo grande artista.     

 

 

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28 marzo 2021 7 28 /03 /marzo /2021 00:01

E' il 1982 quando Riccardo Fogli, già solista dopo aver chiuso nel 1973 la collaboraizone con i Pooh durata 7 anni, si presenta al 32° Festival di Sanremo con "Storie di tutti i giorni". L'artista toscano partecipa alla manifestazione canora con l'alone del favorito arrivando dalla vittoria al Festivalbar con "Malinconia" e tale etichetta, che spesso porta sfortuna ai cantanti in gara, verrà confermata al termine della kermesse. Proprio questa vittoria annunciata provocherà grandi polemiche guidate soprattutto da Claudio Villa, escluso clamorosamente dalla finale. Fogli si classifica primo davanti ad Albano e Romina con "Felicità" e a Drupi con "Soli" e zittirà le polemiche sulla vittoria asserendo che il ruolo da favorito gli era stato attribuito dagli addetti ai lavori che, essendo a conoscenza delle canzoni già da prima delle esecuzioni, avevano considerato la sua tra le migliori del Festival. Con Fogli hanno collaborato alla scrittura del brano, che sarà incluso nell'album "Collezione",  anche Guido Morra e Maurizio Fabrizio. La musica del brano ritmata e viva accompanga, invece, un testo abbastanza malinconico perchè parla della rassegnazione a cui è costretta la gente comune sempre alla ricerca di un grande amore che disattenderà le aspettative una volta trovato e con sogni in testa che non si realizzeranno mai. Una vita monotona, quindi, quella che esprime Fogli riferendosi alla gran parte della popolazione dove non ci sono nè grandi guai nè grandi soddisfazioni e dove spesso si perdono anche i rapporti d'amicizia con persone che scelgono altre strade dimenticando chi li ha accompagnati nei momenti bui. L'artista, quindi, tratta la questione con fatalismo pensando che questo destino per la gente comune non potrà mai cambiare. Il successo ottenuto all'Ariston venne poi confermato anche dal mercato: il singolo fu, infatti, tra i più venduti del 1982 raggiungendo anche il primo posto delle classifiche italiane. Come tutti i grandi successi anche "Storie di tutti di giorni" è stata oggetto di diverse cover come quella in olandese di Marco Borsato "Dromen zijn bedrog" ovvero "I sogni sono un inganno" del 1994 o quella di Gianni Morandi per l'album "Canzoni da non perdere" del 2009. Un grande pezzo, quindi, che rimane parte importante della storia della musica popolare italiana come, tra l'altro, il suo raffinato interprete.

 

 

 


 

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27 marzo 2021 6 27 /03 /marzo /2021 00:01

"Cuore di aliante" è un brano di Claudio Baglioni del 1999 e pubblicato nell'album "Viaggiatore sulla coda del tempo". Il brano, inoltre, prima dell'uscita del disco viene associata ad una celebre campagna pubblicitaria di un noto marchio di telefonia, che permette quindi di ascoltare il brano in anteprima. Il disco che ha venduto oltre 600 mila copie è tra i maggiori successi dell'artista romano ed espone in diversi brani una ricerca della libertà dal tempo che scorre. Per rafforzare questo senso di viaggio, Baglioni, presenta il disco in quattro hangar di altrettanti aeroporti italiani nelle città di Firenze, Milano, Napoli e Catania che l'artista raggiunge tutti in un solo giorno, il 30 ottobre 1999, a bordo di un ATR 42. Una anima di viaggiatore che cerca la strada per vivere il mondo ed il tempo in ogni suo aspetto. Un uomo che vuole essere protagonista del suo tempo che intende scandire a suo modo senza interferenze esterne. Un pensiero che viene espresso bene in "Cuore di aliante" dove il protagonista reduce da uno smarrimento della propria natura è in cerca della sua libertà e della sua vita che insegue con il suo spirito di viaggiatore nel tempo provando a domare lo stesso con la forza della musica. Scandire i suoi istanti con il ritmo di uno strumento che sostituisca o accompagna le pulsazioni ed i battiti del proprio cuore. Una visione suggestiva ed affascinante che vede il protagonista ricercare la propria libertà ed il proprio essere attraverso il suo cuore e la sua musica che può essere intesa come unica arma di cui l'uomo dispone per combattere il tempo o, almeno, scandirne il suo passaggio attimo per attimo affinchè si possa avere la percezione del suo reale scorrere e poter costruire sullo stesso la propria personale stesura. Una ricerca della libertà che può essere intesa anche come un bisogno di solitudine ovvero come la volontà di raggiungere quella condizione di poter vivere la propria esistenza come una esperienza personale senza condizionamenti esterni che possono avere conseguenze comportamentali in una società dove spesso si imita la massa perdendo la propria individuale essenza. La suddetta può essere una delle letture che possono essere date a questo testo che ha il pregio di donare differenti interpretazioni e sensazioni a seconda dell'ascoltatore. In ogni caso, rimane un grande successo di Baglioni ed ancora oggi, grazie alla sua poetica, rappresenta una delle canzoni più amate del suo vasto repertorio musicale.

 

 

 


 

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Claudio Baglioni

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26 marzo 2021 5 26 /03 /marzo /2021 00:01

"Stella napulitana" è un bellissimo brano che Nino D'Angelo ha pubblicato nell'album "Tra terra e stelle" del 2012. Cantata insieme al rapper napoletano Ciccio Merolla, la canzone, esprime quel senso di insoddisfazione manifestato dai giovani del territorio napoletano e non nel particolare momento storico che il nostro Paese sta attraversando. L'alto tasso di disoccupazione ed i relativi problemi economici stanno alla base di quella crisi psicologica che il cantautore napoletano ha voluto esprimere in maniera egregia in questo testo. Non manca inoltre l'amore per quella terra che, anche se non offre molte possibilità, rimane comunque difficile privarsene e lo si fa solo per la speranza di trovare fortuna altrove. Il desiderio, però, di credere ancora in un futuro nella propria città è anche sintomo di grande coraggio oltre che di estrema dignità poichè rappresenta quella determinazione nel potersi realizzare nella propria terra senza, per forza, calare il calo, accettare la sconfitta e piegarsi ad un destino di emigranti già vissuto qualche anno fa dalla nostra gente. Nel brano si parla di Napoli e dei figli di questa città ma la situazione riguarda un po' tutto il meridione italiano da sempre in cerca di uno sviluppo che non arriva mai. D'Angelo, quindi, da acuto osservatore della realtà è riuscito ad esprimere con la solita poesia quel palese senso di insoddisfazione che oggi risiede nell'animo dei giovani napoletani che non riescono a vedere un futuro nella propria terra.

 

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25 marzo 2021 4 25 /03 /marzo /2021 00:01

"Un nuovo amico" è uno dei brani più noti ed amati della ricca discografia di  Riccardo Cocciante. Scritta con Giulio Rapetti in arte Mogol, la canzone, è stata pubblicata nel 1982 all'interno del fortunato album "Cocciante" che conteneva, tra le altre, anche "Celeste nostalgia" e "In bicicletta" scritte sempre con Mogol. Per questo disco, infatti, Cocciante conferma il suo sodalizio con il celebre paroliere continuando a collezionare successi e ad affermarsi tra i più grandi esponenti della musica italiana. L'album in questione ottiene un grande successo e risulterà il secondo album più venduto dell'anno. La buona riuscita del disco a livello commerciale si deve sia alla grandezza dell'interprete che alla bellezza dei testi come appunto quello di "Un nuovo amico". Nel brano, si parla, della bellezza di un vero e sincero rapporto d'amicizia e dell'importanza che lo stesso può assumere nella vita di un uomo. Nel testo, quindi, viene espressa la purezza di un sentimento che, talvolta, può essere ancor più forte e profondo di quello che si può provare per una donna in una storia d'amore. Per preservare una vera amicizia si farebbe di tutto e Cocciante e Mogol usano diversi esempi che rendono bene l'idea di ciò che intendono esprimere come: "...andrei a piedi certamente a Bologna..." o "...passerei qualche notte in prigione...". Del brano, inoltre, ne è stata fatta anche una bellissima versione in spagnolo con il titolo "Por un amigo màs" cantata dallo stesso Cocciante e poi ripresa nel 1990 dall'artista messicano Pedro Fernàndez. Un bel testo, quindi, sublimato dalla solita grande qualità interpretativa di un vero artista della nostra scena musicale come Riccardo Cocciante. 

 

 

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24 marzo 2021 3 24 /03 /marzo /2021 00:01

"Una vita da mediano" è uno dei brani più belli della discografia di Luciano Ligabue. Scritto nel 1999 per l'album "Miss Mondo", il brano, rappresenta un elogio verso tutte quelle persone che vivono la propria vita in sordina, sacrificandosi umilmente per il bene degli altri e non pensando mai realmente alla propria persona. Quei personaggi che possono essere identificati, ad esempio, con i tanti padri di famiglia che tutte le mattine vanno a lavorare per portare avanti la propria famiglia e non si lamentano mai dei tanti sacrifici fatti nella propria vita che, in fondo, non li ha visti mai protagonisti. Antieroi per esigenza o per indole che sono poi il vero motore di ogni sistema. Nel brano, infatti, si prende ad esempio il mondo del calcio e viene ciatato Gabriele Oriali, mediano dell'Inter degli anni '70 che ha giocato quasi 400 partite in seria A ed è arrivato a vincere anche i Mondiali nel 1982 pur non avendo una classe sopraffina. Oriali, infatti, come tanti uomini fanno nella vita, colmava la carenza del talento con la grinta e la volontà di non mollare mai. Coerenza, dedizione, umiltà, passione, determinazione e forza di volontà sono elementi che ben rappresentano questa figura espressa da Ligabue con il termine calcistico mediano. Trasportato nella vita quotidiana, però, il mediano diventa il non protagonista che però, a differenza di altri, può camminare sempre a testa alta poichè ciò che è riuscito a costruire e ad ottenere nella propria vita lo ha fatto con la sola forza delle sue braccia. Il brano è stato usato anche da Romano Prodi nella propaganda elettorale verso la presidenza del Consiglio nel 2006 mentre nel 2008, Neri Marcorè, ne ha fatto una parodia dal titolo "Una vita da prodiano". Del brano ne è stato fatto anche un videoclip diretto da Luca Lucini. Una bella metafora, quindi, quella espressa da Ligabue per elogiare tutta quella gente che vive la propria vita dietro le quinte regalando loro, almeno per un attimo, le luci dei riflettori e gli applausi del pubblico.

 

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Luciano Ligabue

 

 

 

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23 marzo 2021 2 23 /03 /marzo /2021 00:01

"Napolitudine" è una stupenda canzone scritta e cantata da Federico Salvatore per l'album "Il mago si Azz" del 1996. Nel brano, l'autore, veste i panni di un Pulcinella, maschera simbolo di Napoli, che emigrato dal suo luogo di nascita, corre al capezzale della sua città per assisterla nel periodo forse più cupo della sua gloriosa storia. Parafrasando Eduardo De Filippo, Salvatore canta "...adda passà 'a nuttata..." riferendosi all'escalation di avvenimenti negativi che ha caratterizzato l'ultimo decennio di Napoli e del meridione italiano costingendo quasi la propria gente ad abbandonare quei luoghi amati per cercare fortuna altrove. Criminalità organizzata, disoccupazione, assenza dello Stato e dell'amministrazione locale sono alcune delle principali cause che hanno portato al declinio di una città che è sempre stato un vanto per la nazione e che, probabilmente, per lo stesso motivo è stata colpita dagli stessi "fratelli" italiani. Come sappiamo la storia si ripete e come successo con la farsa dell'unità di Italia ben descritta dallo stesso Salvatore ne "Il monumento" o da Eddy Napoli ne "Malaunità", anche stavolta, a subire è il Sud. Ma tralasciando colpe che non è facile attribuire con precisione, Federico, vuole con questa canzone appellarsi dapprima ai napoletani chiedendo di stare vicini alla propria terra rispolverando quei valori e quei sentimenti che sono propri dei natii di questi luoghi e dando così modo alle bellezze uniche di Napoli di rifiorire a nuova vita. Da luogo ricco e fulcro del Regno delle Sue Sicilie, Napoli, ha attraversato momenti più o meno bui ma si è sempre rialzata grazie allo splendore dei propri luoghi ed alla tenacia del proprio popolo a cui Federico, schierandosi in prima fila a difesa della propria terra, chiede ancora uno sforzo. Da profondo conoscitore della storia di Napoli, Federico Salvatore, ha più volte espresso i musica i propri pensieri sulla città: dalla suddetta canzone, arrivata in anni in cui l'artista si dedicava per lo più ad una musica demenziale, passando per lo spartiacque della sua carriera "Se io fossi San Gennaro" fino al brano che anticipa il proissimo disco, tutto in dialetto napoletano, "Napocalisse". I tutte queste canzoni e non solo, il cantautore, ha sempre difeso la sua città pur rimarcando in prima persona le cose che non vanno criticando anche con parole forti, ma non strumentalizzate come farebbe chi non ama questi luoghi, le problematiche che stanno affossando questa stupenda città ricca di storia e di bellezze naturali. Non critche, quindi, fine a se stesse o con il solo scopo di denigrare queste realtà bensì critiche costruttive ed appelli accorati e realmente sentiti da un vero napoletano che ama, come pochi, la sua città. 

 

 

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Federico Salvatore

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22 marzo 2021 1 22 /03 /marzo /2021 00:01

"Sei volata via" è un brano molto bello che Ron, Rosalino Cellamare all'anagrafe, incise nel 2001 per l'album "Cuori di vetro". La canzone è stata scritta da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti con la collaborazione di Rosalba Grillo e rientra in un album fortunato ove Ron decide di interpretare vari brani di altri celebri autori come Jovanotti ma anche come Francesco De Gregori, Renato Zero, Gianluca Grignani e Carmen Consoli. L'album arriva un anno dopo le celebrazioni dei trent'anni di carriera di Ron ed un anno prima dallo storico tour realizzato in compagnia di De Gregori, Pino Daniele e Fiorella Mannoia. Un periodo d'oro, quindi, per Ron che viene impreziosito da questa perla scritta da Jovanotti ma fatta subito sua da Rosalino grazie alla sua abilità interpretativa e comunicativa. Il testo parla di maniera malinconica della scomparsa di una donna o, meglio, della donna della sua vita. La perdita improvvisa della compagna lascia il protagonista in uno stato confusionale dal quale non è facile uscirne quando, di punto in bianco, si perdono quelle certezze e quei punti di riferimento necessari in una esistenza. L'uomo allora prova a ripetere gesti o a ripercorrere strade che lo avevano visto felice in compagnia della sua metà e la cerca in ogni cosa o presenza che gli compare avanti. Ipotizza, ad esempio, lo spirito della compagnia in un gatto che gli attraversa la strada fino a rendersi conto della sua scomparsa. Una situazione triste che, però, viene raccontata con modi pacati e con grande sensibilità da parte degli autori che usano la poesia per trasmettere uno stato d'animo di un uomo che ha perso la sua guida e non si rassegna dinnanzi ad una realtà che non ammette illusioni. Un bellissimo testo per un argomento delicato quanto profondo che necessita della spiccata sensibilità sia degli autori che dell'interprete per essere divulgata nel migliore nei modi e farne un piccolo capolavoro. Non a caso, oggi, il brano rientra tra i cavalli di battaglia di Ron insieme ai suoi tanti successi collezionati in una lunga e ricca carriera discografica. Del brano ne è stata eseguita anche una versione in duetto da Ron e Jovanotti per l'album realizzato a scopo benefico "Ma quando dici amore" del 2005.

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21 marzo 2021 7 21 /03 /marzo /2021 00:01

"L'avvelenata" è una delle canzoni più note del cantautore Francesco Guccini ed anche una delle più discusse della sua folta discografia. Il brano inciso nell'album "Via Paolo Fabbri 43" del 1976 si presenta come un attacco sarcastico più che rabbioso verso un certo modo di intendere la propria espressione di cantautorato e verso tutte quelle persone che giudicano in maniera errata e qualunquista un percorso scelto da un artista più per diletto che per manie da profeta. Guccini, quindi, dedica questa canzone ai soliti benpensanti sempre pronti a fare della demagogia per stroncare chi esprime, attraverso l'arte, un qualcosa di diverso da ciò che è politicamente corretto mettendo in discussione la sua scelta di fare il cantautore. L'artista, come spiega anche nel brano, ha scelto questa strada per la pure passione di scrivere canzoni e di divertirsi tra un bicchier di vino e le note di una chitarra rifiutando anche i buoni consigli dei genitori che gli indicavano un percorso più sicuro per il suo futuro. La sua scelta di preferire il percorso musicale gli ha consegnato accuse di arrivismo e tante critiche spesso fuoriluogo per chi ha sempre detto che con le canzoni non si fanno rivoluzioni nè poesia. Attacchi gratuti spesso provenienti da personaggi di dubbia professionalità come alcuni critici musicali o militanti politici. Proprio un critico musicale è citato da Guccini nel brano ovvero Riccardo Bertoncelli che nel 1974 aveva letteralmente stroncato l'album "Stanze di vita quotidiana" attraverso la propria recensione sulla rivista "Gong". In seguito, il giornalista, venne a sapere che Guccini cantava una nuova canzone nei concerti in cui lo citava ed era proprio "L'avvelenata". Inoltre, lo stesso artista, rilasciò una dichiarazione che sottolineava la scarsa conoscenza di Bertoncelli. Il giornalista, quindi, propose a Guccini un incontro dove si conobbero e dove trovarono anche diversi interessi comuni. Guccini, non avendo ancora inciso il brano, si offre di eliminare il suo nome dal testo ma il critico declina la proposta. Il cantautore, tra l'altro, non vorrebbe pubblicare il brano considerandolo solo uno sfogo da concerto ma visto l'amore del pubblico verso questa canzone la inciderà dopo pochi mesi. Bertoncelli, inoltre, molti anni dopo dichiarerà il suo errore chiarendo che all'epoca era abitudine dei critici insegnare agli artisti ciò che dovevano fare o essere ed anche lui eccedette in superbia. I due sono rimasti amici al punto che Bertoncelli ha manifestato il proprio disappunto quando, in alcune occasioni live, Guccini ha sostituito il suo nome nel testo con quello di Berlusconi. A parte però questa storia, nella canzone, Guccini non evita di sottolineare anche il comportamento sbagliato di alcuni colleghi cantautori ispirati dal solo Dio danaro. Guccini, infatti, con questo brano esprime proprio il suo distacco dal lato commerciale della musica chiarendo di voler cantare ciò che gli pare quando ne ha voglia invitando, chi cerca altro, a non comprare i propri dischi perchè niente e nessuno gli farà svestire i panni di cantautore. Queste parole erano della metà degli anni '70 mentre oggi Guccini, per sua libera scelta, ha deciso davvero di svestire quei panni regalando il suo ultimo disco prima di concedarsi da una lunga carriera ricca di successi e soddisfazioni. Per la cronaca, l'album contente la suddetta canzone è considerato dalla rivista Rolling Stone il 29esimo disco italiano più bello di sempre. "L'avvelenata", inoltre, è stata oggetto di diverse cover tra cui quelle realizzate da i Folkabbestia insieme a Franco Battiato, Luca Carboni, Morgan e J-Ax.

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20 marzo 2021 6 20 /03 /marzo /2021 00:01

"Fiori d'arancio" è un brano di  Carmen Consoli del 2002 ed inserito nell'album "L'eccezione", settimo lavoro discografico della cantautrice catanese. L'intero album ha il marchio evidente delle sua terra, la Sicilia. Infatti nelle canzoni oltre a venir citati luoghi del territorio siculo come Aci Trezza parlando dei pescatori in "Pioggia d'aprile" vengono espresse storie di personaggi malinconici o tristi. Sono trattati, dunque, temi come la malattia, la depressione o la solitudine. Ci sono, inoltre, personaggi pirandelliani protagonisti di episodi grotteschi proprio come in "Fiori d'arancio" dove una sposa viene abbandonata sull'altare ad aspettare uno sposo che non arriverà mai. Scritta dalla stessa "cantantessa", così è chiamata anche la Consoli, la canzone, vuole essere una metafora dell'abbandono. "Nello scriverla - dichiara l'artista - ho pensato ad una famiglia siciliana, al fatto che la famiglia della sposa si occupa di costi, ma è anche tesoriera della dignità e dell'orgoglio. Una donna che aspetta all'altare - continua la Consoli - fatto di per sè già strano, è di per sè uno scandalo. C'è tristezza perchè restano i fiori e il prete, mentre il padre prevede un triste futuro con la figlia da maritare e i regali da restituire. Ma chi pensa alla tristezza della ragazza - conclude l'autrice - ,che ascolta invece la marcia nunziale?". Una situazione insolita resa ancor più forte dall'atmosfera data dalla locazione geografica dell'avvenimento e, quindi, in una realtà come quella della Sicilia in cui il rispetto e l'onore sono alla base dei rapporti sociali. Una immagine che viene colta anche nel videoclip diretto da Davide Marengo e realizzato in bianco e nero dove si vede Carmen Consoli vestita da sposa raggiungere la chiesa in autobus per poi aspettare invano lo sposo sulle scale della stessa e si conclude con l'ingresso in un'altra chiesa della Consoli presa per braccio da un'altra aspirante sposa che, a sua volta, abbandona il proprio sposo. Una storia particolare e suggestiva raccontata con le inusuali espressioni linguistiche che hanno reso unico lo stile della cantantessa e che la distinguono dalla massa oltre al grande talento canoro e, soprattutto, autoriale. Un artista, quindi, mai banale che riesce sempre a sorprendere ad ogni nuovo lavoro e che ottiene sempre i favori del pubblico oltre che della critica del settore.

 

 

 


 

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Carmen Consoli

 

 

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