Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

Sondaggi

La Sfida dei 100, 8°Fase-Sfida Finale
 
 
 
pollcode.com free polls
19 marzo 2021 5 19 /03 /marzo /2021 00:01

"Fotormomanza" è una canzone di  Gianna Nannini del 1984 e pubblicata nell'album "Puzzle". Il brano colpì subito sia per la grinta espressa dall'artista senense sia per l'ironico sguardo ai comportamenti e, soprattutto, alle definizioni usate nei rapporti di coppia del quale si occupa nel testo. La Nannini vince il Festivalbar ed il singolo fu uno dei più venduti dell'anno. Famosa molto di più in Germania, fino ad allora, la rocker toscana inizia proprio con questa canzone a vendere in maniera importante anche in Italia facendosi apprezzare dal grande pubblico. Al contrario proprio "Fotoromanza" non venne accolta benissimo in Germania per la celebre frase "Questo amore è una camera a gas..." che poteva rimandare alle tristi vicende dei campi di concentramento. Nel nostro Paese, invece, il pezzo va forte e questo neologismo creato dalla Nannini che unisce il fotoromanzo alla romanza melodica da l'idea delle intenzioni con le quali l'artista vuole trattare l'argomento. Le smielate dichiarazioni d'amore o le eccessive cupe immagini che ricorrono alle prime difficoltà sono gli aspetti che la Nannini intende sottolineare con una ironia tutta toscana. Grazie a questo disco venne rivalutata, in Italia, anche la produzione precedente dell'artista e diedero la spinta decisiva per la sua gloriosa carriera che la vede ancora sulla cresta dell'onda. Per il testo di "Fotoromanza", la Nannini, si è avvalsa della collaborazione di Raffaella Riva, componente del "Gruppo Italiano" in voga negli anni '80. Il videoclip di questa canzone fu diretto dal grande maestro del cinema italiano Michelangelo Antonioni che volle cimentarsi in questa nuova realtà che stava nascendo. Nel video, il regista romagnolo, rappresentò didascalicamente i versi cantati dalla Nannini concludendo la sequenza con una simulazione di asfissia da parte dei musicisti che rievoca sia la celebre "camera a gas" e sia "il gelato al veleno" che chiude la canzone. Dal punto di vista musicale la Nannini mescola elementi elettronici con spunti di hard rock che appartengono al bagaglio tecnico e stilistico di Gianna. Successivamente poi la Nannini ha riproposto questa stessa canzone in diverse vesti sonore andando dal rock puro al punk e sempre riscuotendo una risposta positiva dal pubblico. Una canzone decisiva, quindi, per la strada artistica della Nannini che ancora oggi non vede fine ma continua ad essere lastricata di successi.

 

 

 


 

Altro su:

Gianna Nannini

Condividi post
Repost0
18 marzo 2021 4 18 /03 /marzo /2021 00:01

"Un'estate al mare" è un brano del 1982 e pubblicata da  Giuni Russo, Giuseppa Romeo all'anagrafe, nel 45 giri che contiene anche "Bing Bang Being". La canzone, interpretata dalla cantante palermitana scomparsa prematuramente nel settembre del 2004 all'età di 53 anni, è stata scritta da  Franco Battiato che ha collaborato a sua volta con Giusto Pio per ciò che riguarda la musica. Il brano fu subito un successo ed ancora oggi è una delle più ricorrenti in tema di vacanze e di mare. In quanto alla Russo è sicuramente il brano più noto della sua discografia ed anche quello che ha avuto un maggior riscontro commerciale. Del brano esiste anche una versione spagnola dal titolo "Unas vacanciones" che fu affidato a Paloma San Basilio dopo che la stessa Giuni Russo si rifiutò di interpretarla poichè la traduzione aveva completamente stravolto, a suo dire, il senso della canzone. Del brano originale esistono sul mercato ben nove verisoni pubblicate tra il 1982 ed il 2006 e, quindi, dal vinile al cd. Ci sono, quindi, i più disparati remixaggi che hanno riscosso nel corso degli anni tanto successo e trovando spazio sia nelle balere che nelle più moderne discoteche. In quanto a Giuni Russo, prima di questo brano, aveva ottenuto già dei piccoli successi ed un principio di notorietà attraverso la collaborazione con Cristiano Malgioglio ma decisivo per la sua carriera fu l'incontro con Battiato avvenuto nel 1981. Esce, quindi, l'album "Energie" che rappresenta al meglio le capacità vocali ed espressive dell'artista siciliana soprattutto in branoi come "Una vipera sarò" o "L'addio". Poi arriva il grande botto con "Un'estate al mare" con la quale vince la sezione Disco Verde del Festivalbar ed ottiene il disco d'oro per le vendite. Nello stesso anno viene premiata come rivelazione dell'anno dal referendum popolare "Vota la voce" indetto dalla rivista "TV Sorrisi e Canzoni". Con lo stesso gruppo di autori, in seguito, la Russo metterà anche il suo supporto nella scrittura dei testi e sceglie una linea raffinata anche se in continua lotta con la produttrice Caterina Caselli che la obbliga quasi a seguire una linea più frivola per sfruttare l'onda commerciale del suo successo. Nascono, quindi, incomprensioni con la casa discografica fino alla rottura definitiva che la porta a problemi ben più gravi perchè il proprietario della "CGD" possedeva anche l'"AFI", ovvero l'associazione di tutti i discografici italiani. Giuni si affida, dunque, ad una casa discografica minore la "Bubble Record", l'unica etichetta disposta a metterla sotto contratto. Nonostante le difficoltà il suo talento esce ancora fuori collezionando tanti altri successi ed ottenendo sempre un riscontro positivo di un pubblico che non l'ha mai abbandonata fino al 2004 quando muore nella sua casa di Milano. Dopo la morte tante sono state le pubblicazioni e le manifestazioni tenute in suo omaggio nel ricordo di un'artista che non si è mai voluta piegare alle leggi del mercato ed ha sempre seguito il proprio istinto artistico e, proprio per questo, è stata tanto amata ed apprezzata dalla gente comune.   

 

 

 


 

 

Altro su:

Franco Battiato

Giuni Russo

Condividi post
Repost0
17 marzo 2021 3 17 /03 /marzo /2021 00:01

Nel 1996 Federico Salvatore si presenta al 46° Festival di Sanremo con "Sulla porta", brano scritto in collaborazione con  Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati e pubblicato all'interno dell'album "Il mago di Azz". Conosciuto all'epoca come fenomeno televisivo attraverso il suo cabaret e la musica demenziale presentata soprattutto al "Maurizio Costanzo Show", Federico, in quella occasione, spiazza tutti, presentendo un brano serio dal testo profonodo e dalla tematica alquanto azzardata per una manifestione nazional-popolare come il Festival di Sanremo. Infatti, molto prima delle discusse partecipazioni di Giuseppe Povia o di Anna Tatangelo, Federico Salvatore ebbe già nel 1996 il coraggio di trattare al Festival il tema dell'omossessualità e, per tale ragione venne anche censurato dalla Rai con la strofa che in originale dice :"Sono un diverso, un omosessuale" mentre al Festival sarà :"Sono un diverso e questo ti fa male". "Sulla porta", infatti parla di un figlio che confessa ad una madre, già consapevole ma poco incline ad assecondarlo, la sua reale natura sessuale. Il ragazzo protagonista della canzone ricorda alla madre tutti gli espedienti utilizzati dalla stessa per nascondere agli occhi della gente l'omossessualità del figlio e si libera urlando tutta la sua soddisfazione e la sua voglia di far sapere a tutti la sua natura sull'uscio della porta in modo che anche i vicini possano sentire e per concludere questo chiarimento con l'abbandono definitivo del tetto familiare e, soprattutto, dalla madre che, in effetti, è lei a chiudere la porta in faccia al figlio in seguito alla confessione dichiarandosi ormai morta ai suoi occhi. Inoltre, nel testo, il ragazzo trovando la forza per liberarsi ricorda momenti della sua adolescenza e stralci di una vita serena con la madre ben sapendo che dopo questa confessione, vista dalla madre come un tradimento, non torneranno più. Poi il protagonista racconta delle esperienze che lo hanno portato a capire la sua natura ricordando la prima carezza verso un ragazzo avvenuta in un pomeriggio di studio e le sue sensazioni di piacere miste a sofferenze, ma ricorda anche quando da bambino, orgoglioso della propria madre, si truccava per assomigliarle. Non mancano esperienze con le donne ma, ogni volta ritornava al suo segreto come un lupo nella tana. Il ragazzo, quindi, in questa aspra confessione a cuore aperto concessa alla madre prima di raggiungere l'auto dove un ragazzo con il quale prospetta di rifarsi una vita lo sta aspettando, rimprovera la donna di aver tappato i propri sogni e la propria natura cercando nel figlio un perfetto esempio della media borghesia, con un posto fisso ed una carriera promettente senza scandali o comportamenti immorali. Ma è proprio in questo comportamento della madre che il ragazzo vede una falsa morale dettata solo dall'ipocrisia e ne ha la conferma quando la donna non accetta di perdonare il giovane per la sua scelta ma continua a gettare sale sulle sue ferite negandogli ogni tipo di sostegno e sbattendogli la porta in faccia. Un brano intenso che a Sanremo si piazzerà solo tredicesimo ma darà il via ad una svolta artistica di Federico Salvatore che inizierà, soprattutto dal successivo album, a mettere da parte il cabaret e a mostrare tutto il suo straordinario talento da vero e raffinato cantautore. Inoltre, da questo brano, come detto censurato dalla Rai, inizia anche il suo rapporto difficile con i media dinnanzi ai quali non si è mai prostrato ma ha sempre seguito la propria strada rendendo conto solo al suo pensiero ed alla sua grande arte fino alla quasi totale esclusione dalle televisioni nazionali in seguito alla ennesima prova ardita realizzata con la presentazione in diretta della sua canzone-verità su Napoli intitolata "Se io fossi San Gennaro" che gli ha dato la consacrazione e l'acceso definitivo nella schiera dei grandi cantautori italiani.

 

 

Condividi post
Repost0
16 marzo 2021 2 16 /03 /marzo /2021 00:01

"La verità" è un brano presentato al Festival di Sanremo del 2010 da  Giuseppe Povia e scritto dallo stesso cantuautore milanese. La canzone pubblicata poi nell'album "Scacco matto" suscitò tantissime polemiche prima ancora di essere eseguita. Infatti, la sola ammissione al Festival di un brano da tale tematica fece scalpore soprattutto negli ambienti ecclesiastici ma anche tra la gente comune che si divise sulla questione. C'era chi condivideva la scelta di sensibilizzare il vasto pubblico di Sanremo su di un tema tanto importante e chi, invece, vedeva nella canzone solo una operazione commerciale e, quindi, una strumentalizzazione a scopo di lucro del nome di Eluana Englaro. Si, infatti, è proprio ad Eluana che il brano è dedicato e nella versione originale ci sono chiari riferimenti sia nel titolo che era "La verità (Eluana)" che nella parte conclusiva che come firma della lettera descritta nella canzone portava "la vostra bambina Eluana..." e venne poi modificata dall'autore in "la vostra bambina per sempre...". Una lettera, quindi, dove Eluana ringrazierebbe i genitori della scelta fatta raccontando che ora è davvero libera di volare e di giocare. Eluana, per la cronaca, era una ragazza rimasta in stato vegetativo per oltre diciassette anni in seguito ad un incidente a cui venne sospesa la nutrizione artificiale per volere dei genitori e per tale ragione morì di morte naturale. Tale caso divise la questione pubblica nel 2009 sull'eutanasia e Povia da osservatore della realtà decise di scriverne una canzone che potesse far riflettere sulla cosa un po' come facevano i grandi maestri del cantautorato italiano negli anni '70. Le critiche, come detto, furono tante e provenivano soprattutto dal mondo clericale che giudicava inopportuna la partecipazione al Festival di una canzone che inneggiava l'eutanasia. Povia rispose alle critiche chiarendo che per scrivere di Eluana aveva chiesto il consenso al padre Beppino il quale dichiarò di: "non bloccare gli artisti". Inoltre, più che un inno all'eutanasia, il brano era una interpretazione del pensiero della ragazza visto da un cantautore comunque capace e profondo. Ovviamente il pensiero di Eluana non lo si può conoscere ma Povia ne ha dato una possibile versione che resta comunque sempre una canzone e per tale motivo ha rimosso ogni riferimento chiaro ad Eluana già dalla prima esecuzione. C'è da evidenziare, inoltre, l'interpretazione eseguita al Festival nella serata dei duetti con Marco Masini che, come sempre, ha dato il suo appoggio sia interpretativo che emotivo ad un testo sicuramente già di per se conivolgente e toccante.

 

 

Condividi post
Repost0
15 marzo 2021 1 15 /03 /marzo /2021 00:01

"L'eroe" è un brano di Nino D'Angelo, Gaetano all'anagrafe, pubblicato nell'album "Il ragù con la guerra" del 2005. Scritta dallo stesso cantautore napoletano, la canzone parla del dramma di un ragazzo morto in guerra e di quella dei propri cari con un occhio particolare verso la madre del giovane. Con la parola eroe, D'Angelo, vuole rappresentare la definizione che viene spesso utilizzata in questi casi da parte degli uomini del potere appartenenti ad uno Stato assente che non offre possibilità ai ragazzi di crearsi un futuro e che, talvolta, scelgono come ultima spiaggia di entrare a far parte dell'esercito o di un qualsivoglia corpo dell'arma. In altri casi, come quello descritto nella canzone, la scelta di arroluorsi è volontaria ed è spinta da un senso di appartenenza alla Patria che lo stesso Stato però non sa ricambiare non offrendo loro le condizioni ideali per svolgere le proprie missioni e mettendo spesso in pericolo la vita degli stessi che va ad assumere, per i governi, un valore molto vicino allo zero. L'assenza dello Stato viene poi nascosta da quelle finte apparizioni fatte di tanta ipocrisia in occasione dei funerali di questi giovani dove rincuorano con parole di rito e discorsi al vento le famiglie dei caduti che, invece, vorrebbero da loro delle spiegazioni e dei perchè sono costretti ora a piangere la morte del loro figlio che viene sostituito da delle foto e da una fredda medaglia all'onore più falsa di chi la consegna. Una situazione espressa in maniera eccellente dalle parole di D'Angelo che si immedesima nella figura dei familiari del ragazzo e racconta la scena rappresentando la patetica presenza degli uomini del potere che inneggiano al valore della Patria e innalzano le bandiere tricolori su di una terra, in questo come in molti casi del sud, spesso dimenticata dallo stesso Stato. D'Angelo chiude il brano ricordando l'assurdità delle guerre volute dallo Stato, magari per soddisfare le aspettative di altri Paesi nel gioco dei potenti, che provocano queste situazioni drammatiche che non possono essere giustificate in nessun modo e nè si può accettare che la vita di un ragazzo abbia lo stesso valore di un pezzo di carta permettendo, dopo falsi proclami, che ciò si ripeta puntualmente. Un brano profondo e significativo che il cantautore nato a San Pietro a Patierno a voluto scrivere per racchiudere il pensiero di gran del popolo che, in queste come in altre vicende legate al potere, non ha alcuna voce in capitolo. Questo, infatti, è proprio uno dei motivi che spinge D'Angelo a fare questo mestiere e, lo stesso artista ha più volte sottolineato, anche nel sottofondo musicale di chiusura di questo brano, questo aspetto fondamentale della musica che riesce a dare una voce a chi non può parlare e che riesce ad entrare negli occhi di chi non può guardare. L'ennesima prova, quindi, della maturazione di un'artista che, soprattutto nella seconda fase della sua carriera, ha saputo sempre proporre testi profondi e mai banali confermandosi tra le realtà più belle e particolari della nostra musica popolare.

 

 

 


 

Altro su:

Nino D'Angelo

Condividi post
Repost0
14 marzo 2021 7 14 /03 /marzo /2021 00:01

"Vattene amore" è una delle canzoni più note della musica italiana ed è stata presentata al Festival di Sanremo del 1990 da  Amedeo Minghi, coautore del brano insieme a Pasquale Panella ed Augusto Martelli, in duetto con Mietta, Daniela Miglietta all'anagrafe, vincitrice l'anno precedente nella categoria "Nuove Proposte" con il brano "Canzoni" scritto dagli stessi autori di "Vattene amore". Oltre al singolo, il brano sarà inserito nell'album di Minghi "Amedeo Minghi in concerto" in una versione piano e voce senza Mietta che la pubblica a sua volta nell'album "Canzoni". La canzone dal testo apperentemente nonsense gira su di una storia d'amore resa difficile dalla lontananza dovuta ai numerosi viaggi di lui ma ciò che ha reso celebre questo brano è sicuramente il ritornello ed, in particolare, i due vezzeggiativi usati dai due amanti come nomignoli intimi e cioè "trottolino amoroso" e "dudù dadadà" che entrarono sin da subito nel vortice mediatico essendo spesso citati ogni qualvolta si intendeva parlare dei comportamenti e dei linguaggi eccessivamente sdolcinati e quasi ridicoli utilizzati dagli innamorati nei rapporti di coppia. La canzone a Sanremo si classifica terza e vince il premio assegnato dal fan club internazionale dell'Eurovision Song Contest OGAE. Ma sarà dopo il Festival che il brano otterrà i maggiori successi arrivando ad essere il secondo singolo più venduto dell'anno dietro solo al brano composto in occasione dei mondiali di calcio in Italia "Un'estate italiana" della coppia composta da Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Nonostante non abbia avuto una diffusione internazionale, "Vattene amore" gode di fama anche oltre i confini nazionali essendo molto famosa, in particolare, in Francia, Argentina e Thailandia. Durante il Festival Nikka Costa ne fece una versione inglese intitolata "All for the Love". La melodia accattivante e semplice ed il tema amoroso fanno di questa canzone una delle più conosciute nel mondo della nostra musica. Il video del brano è stato diretto da Francesco Abbondati e fotografato da Davide Mancori e vede i due artisti in momenti di vita quotidiana in una lussuosa dimora che sarebbe il Castello San Mezzano Incisa Val d'Arno a Firenze. Un successo travolgente, quindi, che però non contraddistingue particolarmente lo stile solito di Minghi, un autore che ha sempre fatto prevalere la qualità alla concezione commerciale della musica per tutta la sua lunga e ricca carriera artistica. Per Mietta, invece, questo brano è stato il giusto trampolino di lancio per farsi conoscere ed apprezzare grazie al suo talento vocale dal grande pubblico.  

 

 

Condividi post
Repost0
13 marzo 2021 6 13 /03 /marzo /2021 00:01

"La storia" è un grande brano scritto ed interpretato da Francesco De Gregori  e pubblicato nell'album "Scacchi e tarocchi" del 1985. Il titolo dell'album, come l'omonima canzone, si rifà ad un verso di "Io e le cose" del 1984 a firma di Giorgio Gaber ovvero: "Le carte dei tarocchi e poi gli eterni scacchi...". Il disco che ebbe un ottimo riscontro di vendite e fu ben accolto anche dalla critica è rimasto nella memoria degli appassionati della musica italiana soprattutto per "La storia", un brano, appunto, che ha segnato la discografia di De Gregori e che ancora oggi è tra i testi più apprezzati del cantautore romano. De Gregori realizza, in questo caso, un'apologia della storia chiarendo che la stessa siamo noi, ovvero, la gente comune e non solo i grandi personaggi del passato. La storia si vive e si scrive giorno per giorno, negli avvenimenti eccezionali ma anche negli, apparentemente insignificanti, atteggiamenti del quotidiano comune. La vita sociale si evolve e cambia insieme all'uomo lasciando segni tangibili del cammino dell'essere umano sulla Terra che col passare del tempo vanno a formare pagine di vera e propria storia della nostra civiltà. La storia siamo noi, nessuno escluso, ed è proprio questa la forza, talvolta spaventosa, della storia di cui nessuno possiede, fortunatamente, la virtù di poterla fermare o cambiare. Una analisi quella dell'autore espressa tra metafore, cenni storici e rappresentazioni della attuale realtà sociale che ben raffigura il messaggio che lo stesso De Gregori intende far passare. "La storia", spesso identificata con la dicitura della prima battuta del testo, "La storia siamo noi" ha anche dato il titolo, proprio in questa estensione, alla celebre trasmissione RAI di approfondimento storico-giornalistico di Giovanni Minoli che dal 1997 ripercorre la storia del nostro paese attraverso servizi dedicati ai grandi personaggi della storia, della politica, dello spettacolo e del costume italiano. Il brano di De Gregori ha, quindi, fatto epoca ed è entrato anch'esso di diritto nella "storia" della nostra cultura e della nostra musica.

 

 

Condividi post
Repost0
12 marzo 2021 5 12 /03 /marzo /2021 00:01

"Su di noi" è, sicuramente, il brano più noto di Enzo Ghinazzi, in arte  Pupo. Con questo brano, divenuto poi il cavallo di battaglia del suo repertorio musicale, l'artista toscano si piazza terzo al Festival di Sanremo 1980 nell'edizione vinta da Toto Cutugno con "Solo noi". Oltre al buon piazzamento a Sanremo, "Su di noi" riscuote un ottimo successo sul mercato nazionale e non. Pupo, infatti, è uno dei cantanti italiani più apprezzati in Europa e, soprattutto, nei Paesi dell'Est. Il brano è stato scritto dallo stesso Pupo in collaborazione con Paolo Barabani e Donatella Milani ed è stato incluso nell'album "Più di prima". "Su di noi" venne anche lanciata in un singolo insieme al brano "Lucia". Il testo parla di una storia d'amore che vive il suo momento più brillante dove è forte la passione e dove non esistono ancora ombre ed incompresioni. Un amore che esplode a dispetto di chi non vedeva un futuro sereno e felice per questa relazione. Una storia su cui forse nemmeno i due protagonisti avrebbero scommesso ma che oggi splende alla luce del sole e non presenta nuvole sul proprio cielo. Una canzone, quindi, che rappresenta il momento più bello di una relazione sentimentale, quando tutto, proprio a causa del forte sentimento, sembra perfetto e niente pare possa scalfire quel legame e quella sinergia di intenti. Con questo brano, come detto, Pupo scala le classifiche nazionali e conferma il suo nome tra gli artisti più amati del momento arrivando già dai successi ottenuti nel 1978 con "Ciao" ed, un anno dopo, con "Gelato al cioccolato" scritta da Cristiano Malgioglio. Nello stesso album "Più di prima" è presente un'altro dei pezzi di maggior successo del cantautore di Ponticino ovvero  "Firenze Santa Maria Novella", dedicata alla stazione ferroviaria del capoluogo toscano. A Sanremo, Pupo, ci tornerà altre cinque volte ottenendo un piazzamento da finalista nel 2009 con il brano  "L'opportunità" cantato con Paolo Belli e Youssou N'Dour ed un secondo posto nel 2010 con la discussa "Italia amore mio" presentata insieme al tenore Luca Canonici ed al principe Emanuele Filiberto di Savoia. A parte per le occasioni sanremesi, Pupo, negli ultimi anni ha messo un po' in disparte la propria carriera musicale ottenendo un buon riscontro in qualità di conduttore televisivo per diverse produzioni Rai. In ogni caso, alcuni suoi successi come appunto "Su di noi", gli consentono di continuare a girare l'Europa ed a tenere concerti sempre molto seguiti ed apprezzati.

 

 

Condividi post
Repost0
11 marzo 2021 4 11 /03 /marzo /2021 00:01

"Faccia Gialla squaglialo!" è un brano di Enzo Avitabile del 2006 e contenuto nell'album "Sacro Sud". Il grande sassofonista e cantautore partenopeo Enzo Avitabile, recentemente applaudito al Festival del Cinema di Venezia grazie al film-documentario sulla sua vita che ha voluto realizzare il regista statunitense Jonathan Demme, propone in questo testo il rapporto intenso che esiste tra il popolo napoletano e San Gennaro, chiamato confidenzialmente "Faccia Gialla" per il colore assunto dalla statua di bronzo dello stesso santo con il passare del tempo. Viene, quindi, ricordata l'esigenza dei partenopei nell'ottenere quel famoso miracolo della liquefazione del sangue che si ripete puntualmente tre volte l'anno ovvero il sabato precedente alla prima domenica di maggio, il 19 settembre giorno di San Gennaro e il 16 dicembre. I napoletani sono molto legati a questa tradizione anche perchè, nelle rare occasioni in cui il miracolo non è avvenuto, la città di Napoli è stata colpita da tremende disgrazie tra cui il colera. Questa richiesta del miracolo diventa, quindi, una promessa di benessere alla città da parte del Santo fino al prossimo miracolo. Nella vicenda, dunque, oltre alla fede entra in gioco anche la scaramanzia rendendo questo evento un vero e proprio segno distintivo del folklore e della passione del popolo napoletano. Avitabile invoca, quindi, a gran voce questo miracolo rivolgendosi a San Gennaro in modo amchevole come accade in realtà al Duomo dove la folla di fedeli chiede quel segnale divino in ogni giorno in cui lo stesso evento è previsto. Tanti sono stati gli studi effettuati su quell'ampolla e su quel liquido che si scoglie miracolosamente in queste ricorrenze ed ancora oggi gli studiosi di tutto il mondo non sono in grado di spiegare con esattezza come possa avvenire tale fenomeno e se il contenuto sia realmente il sangue del Santo o sia una sostanza artificiale che risponde semplicemente ad effetti chimici. Qualunque sia la verità, ammesso che venga trovata, nulla potrà mai distogliere i fedeli dall'idea che quel liquido rossastro sia davvero il plasma del Santo e che quel miracolo sia davvero un segnale per la città di Napoli. La lotta fedeli-scienziati probabilmente non avrà mai fine e, quidni, visti i precendenti è augurabile che il miracolo, o effetto chimico, si ripeta ancora nei giorni indicati affinchè Napoli non sia vittima di calamità da attribuire al mancato miracolo e perchè questa città, per ragioni di certo più terrene, già vive una situazione attuale tutt'altro che rosea. La criminalità e la disoccupazione, ad esempio, sono cancri non meno gravi delle calamità naturali per questa città e non è certo il Santo Patrono il responsabile di tutto ciò.

 

 

 


 

Altro su:

Enzo Avitabile

Condividi post
Repost0
10 marzo 2021 3 10 /03 /marzo /2021 00:01

"Francesco" è brano di  Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, che porta la firma dello stesso artista oltre che di Giuseppe Dati e Bruno Zucchetti. Il brano, in realtà quasi del tutto pronto prima dell'intervento di Aleandro, è figlio dei ricordi d'infanzia di Beppe Dati che viveva proprio vicino a Santa Croce, località di Firenze citata nel testo. La canzone, pubblicata nell'album "Ti chiedo onestà" del 1994, è una di quelle passate sotto silenzio, uno di quei brani che spesso sono ignorati dai media e di conseguenza dal grande pubblico. Infatti, sebbene in quegli anni Aleandro Baldi era nel clow della sua notorietà mediatica, non tutte le sue canzoni, come avviene un po' per tutti, venivano diffuse mediante i più diffusi mezzi di comunicazione. Di quell'anno e di quel disco veniva sempre e solo proposta  "Passerà" che vinse il Festival di Sanremo e che rappresentò uno dei punti più alti della carriera dell'artista. Come in molti casi, anche in questo disco, vi sono però delle altre canzoni che avrebbero meritato più visibilità ed una di queste è proprio "Francesco". Il testo intenso e struggente parla del quotidiano di uno di quei personaggi un po' strambi come ne esistono in ogni comunità cittadina. Il "matto del paese" che vive la sua vita per strada immerso nella sua personale realtà fatta di fantasia. L'uomo della canzone, nonostante la brutta nomea che si porta di dietro, non ha mai fatto del male a nessuno e passa le sue giornate a spazzare la strada per ripulire il mondo da quel pattume che lo circonda. Ovviamente, l'autore, cerca di interpretare, concededosi qualche licenza poetica, quella sua mania di spazzare continuamente la sua strada. Oltre ciò, però, Francesco deve affrontare anche il proprio essere e le proprie debolezze dovute ad una non perfetta salute fisica ed ad una vista poco efficace che si aggiungono a quei problemi psichici che gli caratterizzano l'esistenza e lo rendono invisibile agli occhi del mondo "civile". Le sue difficoltà lo portano anche ad avere difficoltà motorie e di equilibrio ma ciò che più gli rende dura la vita è quella estranietà dal mondo che lo circonda e quel dolore che sente dentro e che riesce ad esternare solo urlando e ripetendo i soliti movimenti quotidiani. La cattiveria del mondo che lo vede come un mostro dal quale stare lontano, fa di questo tenero personaggio l'emblema della solitudine e della indifferenza più profonda. Aleandro Baldi, però, immagina questo uomo come uno dei pochi capaci, attraverso la fantasia, di capire realmente i valori importanti della vita e lo vede come uno spazzino che accumula tutto l'amore e tutti i sogni che la gente "normale" butta via non apprezzando la fortuna che si ha nel possederli. Spazzando spazzando, Francesco, nella rappresentazione dell'autore, riduce l'intero universo in un mucchio di spazzatura esprimendo in tal modo tutto lo sporco, il marcio, il superfluo e la cattiveria che circonda il quotidiano vivere facendo dimenticare le cose davvero importanti ed i sentimenti nobili e puliti che dovrebbero essere alla base della vita e dei rapporti umani. Un pezzo, quindi, da ripescare dall'ottimo repertorio di un artista troppo spesso dimenticato e che meriterebbe di avere molto più visibilità di tanti presunti artisti che dominano senza reali meriti la scena mediatica. I tempi cambiano ed è bene che si sperimenta nuova musica con giovani talenti ma, allo stesso tempo, non va dimenticato chi come Aleandro Baldi ha scritto pagine importanti della nostra storia musicale e che continua a poporre musica di qualità pur essendo quasi del tutto ignorato da radio e televisioni. L'arte non ha età nè sesso nè razza e non deve essere proposta dai media solo per scopi commerciali ma, soprattutto, per la sua funzione più nobile e cioè quella di importante mezzo per la crescita culturale del Paese altrimenti rischieremo di fare come il "Francesco" della canzone spazzando via i grendi artisti ed i veri cantautori e riducendo il mondo della musica ad un mucchio di spazzatura lasciandolo nelle mani dei geni del marketing e della pubblicità.

 

 

Condividi post
Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

Chat

Flag Counter

Flag Counter