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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Se ci ritroveremo tutti in fondo al lungo viaggio,

avremo indietro l'anima, l'amore ed il coraggio.

Felice è lo stupore dopo il suono dei rintocchi,

perché so che l'infinito avrà i tuoi occhi..."

 

Enrico Ruggeri - L'infinito avrà i tuoi occhi

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7 settembre 2021 2 07 /09 /settembre /2021 23:01

Nel 2010 la cantante itola-marocchina  Malika Ayane incide il successo di  Nicola Di Bari del 1970 "La prima cosa bella" per l'omonimo film di Paolo Virzì. La canzone, scritta dall'artista pugliese in collaborazione con Giulio Rapetti, in arte Mogol, ottiene una nuova linfa dalla nuova versione di una delle interpreti più promettenti del panorama musicale attuale. All'epoca della prima pubblicazione, il brano, prese parte alla ventesima edizione del Festival di Sanremo dove venne cantata da Di Bari insieme ai Ricchi e Poveri, dopo la rinuncia di Gianni Morandi prescelto dalla casa discografica RCA Italiana per accompagnare Di Bari, ed ottenne il secondo posto in classifica dietro solo a "Chi non lavora non fa l'amore" della coppia Celentano-Mori. "La prima cosa bella" è un elogio verso una donna, la madre nel caso del film, che viene definita come un dono divino e che da, al protagonista, la forza di suonare e cantare per lei pur non sapendo farlo. Una serenata, quindi, che gli autori scrivono per questa figura femminile che si è palesata nella vita di quest'uomo ed è risultata, appunto, "La prima cosa bella". Un classico della musica italiana che Malika Ayane ha saputo rielaborare a suo modo rispolverando la sua grande forza. Il 2010, per l'Ayane, è l'anno della consacrazione grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo, al quale aveva preso parte tra i giovani anche nel 2009, con la canzone "Ricomincio da qui" scritta insieme a Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico, per quanto riguarda il testo mentre la musica è ad opera di Ferdinando Arnò. Questo brano riscuote apprezzamenti positivi vincendo il Premio della Critica "Mia Martini" e provoca malumori, anche fra gli orchestrali dell'Ariston, per la sua esclusione dal podio. Pubblicherà nello stesso anno l'album "Grovigli" dove spiccano le collaborazioni con Paolo Conte e Cesare Cremonini, con il quale è stata fidanzata per circa un anno prima del matrimonio con Federico Brugia avvenuto nel dicembre del 2011. Attualmente, invece, è in programmazione il duetto con Pacifico "L'unica cosa che resta", canzone che esprime l'amore come unica ragione di vita, per il nuovo album del cantautore milanese "Una voce non basta" che uscirà il prossimo 27 marzo e che sarà composto da ben 14 duetti tra cui quelli con Samuele Bersani, Raiz, Cristina Donà, Ana Moura e Cristina Marocco.   

 

 

 

 
 
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6 settembre 2021 1 06 /09 /settembre /2021 23:01

"Inneres Auge" è un brano di Franco Battiato pubblicato nell'album "Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti" del 2009. Scritto con il fidato collaboratore Manlio Sgalabro, il brano, fa riferimento all'occhio interiore che è anche il significato del suddetto titolo in lingua tedesca. Il cantautore ha scelto di utilizzare il termine in idioma teutonico poichè rappresenta in modo più efficace ciò che l'artista intendeva esprimere con questo testo. "In italiano - ha spiegato lo stesso Battiato - si dice "terzo occhio", ma non mi piace, fa pensare ad una specie di Polifemo". L'autore cercava, quindi, una espressione più profonda dichiarando in merito :"I tibetani hanno scritto cose mangifiche sull'occhio interiore, che ti consente di vedere l'aura degli uomini: qualcuno ce l'ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l'hanno rossa, come la loro rabbia". Nel testo, infatti, Battiato pone l'accetto sull'avidità e sulle bassezza di una classe politica indecente con chiari riferimenti alla situazione italiana. Una realtà, la nostra, dove conta solo il denaro e dove la giustizia è nient'altro che una pubblica merce dove solo chi può tentare il prossimo con l'esca del denaro può avere la meglio. Battiato, quindi, invita a riflettere su ciò che ci circonda osservando la vita tenendo le palbebre chiuse fino ad arrivare, con pazienza, ad intravedere un chiarore che non è altro che lo sguardo del nostro occhio interiore che si apre allo spirito rifiutando la materia e, con essa, lo squallore di una realtà in cui i veri valori sembrano essere solo un lontano ricordo di un mondo civile. Il cantautore, quindi, consiglia, una volta tornati ad osservare la realtà con i propri occhi di contiuare a seguire quella scia che porta allo spirito aiutandosi magari con le parole o le opere dei grandi artisti del passato poichè solo l'arte e la cultura riescono ancora arrivare a meravigliare e, allo stesso tempo, possono essere l'unica arma che una società civile può utilizzare per combattare l'evidente squallore e la decadenza dei nostri tempi. Un testo significativo, quindi, che esprime ancora una volta la grandezza di uno dei più grandi autori della nostra musica come Franco Battiato che riesce, come pochi, sempre a rappresentare precise istantanee della nostra realtà ed a trovare la chiave giusta per invitare alla riflessione affichè la musica non perda mai il suo alto valore culturale in un panorama italiano sempre più povero di grandi autori. 

 

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Franco Battiato

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5 settembre 2021 7 05 /09 /settembre /2021 23:01

"Un piccolo Chopin" è un brano molto bello ed intenso pubblicato da  Marco Masini enl fortunato album "T'innamorerai" del 1993. Scritta con i soliti fidati collaboratori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati il brano ci parla di come può incidere la passione per la musica nella vita di un uomo. In particolare, Marco, ci parla della sua esperienza fin da bambino quando ricevette per regalo la sua prima pianola con la quale iniziava a volare su quelle magiche vibrazioni che gli condizionaranno l'adolescenza e lo accompagneranno per tutta la vita. L'autore ci parla delle speranze e dei grandi sogni, non sempre come nel caso di Masini andati a buon fine, che ogni giovane prospetta per se dopo aver conseguito il diploma al conservatorio. Marco ci parla della sua gavetta e dei tanti anni passati facendo pianobar ma anche di quella grande voglia nascosta dentro se che non vedeva l'ora di palesarsi. Quella determinazione che lo faceva sentire, nel privato della sua stanza vuota, un piccolo Chopin inespresso. Quel talento però non ha aspettato molto per farsi spazio tra nomi della musica che conta ed ha guadagnato attraverso i sacrifici di una vita passata tra l'ebano e l'avorio dei tasti di un piano la giusta platea. In questo senso Masini è stato fortunato ma questo brano invita a non mollare mai ed a credere sempre in quella magia che solo le note musicali sanno sprigionare riuscendo a toccare le corde più nascoste dell'animo umano. Un brano affascinante e profondo che rende chiara quella passione per la quale si fanno tante rinuncie e, solo talvolta, si è ripagati con la giusta soddisfazione. Quel piccolo Chopin, quindi, che risiede anche nei musicisti alle prime armi non deve essere mai soppresso ma va alimentato giorno dopo giorno affinchè quel sogno possa diventare realtà. Ma anche se non si ottiene il successo sperato, la musica, rimane compagna di viaggio fedele per tutta la vita e riuscirà sempre a regalare emozioni e sensazioni anche fosse solo nel chiuso di una stanza. "Un piccolo Chopin" è solo una delle perle contenute in questo album che, nonostante scatenò polemiche dai soliti falsi moralisti per il brano "Vaffanculo" con consegenti censure in radio ed in tv, riuscì a vendere oltre un milione di copie in tutta Europa.

 

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4 settembre 2021 6 04 /09 /settembre /2021 23:01

"Disegno libero" è un brano di Paolo Vallesi pubblicato nel "Best of" del 2003 che non è altro che la ristampa della raccolta lanciata un anno prima dal titolo "Felici di essere" con l'aggiunta del suddetto singolo e del duetto di "C'è" con la cantante spagnola Mara. Il progetto è uno dei tanti tentativi con cui l'artista ha provato a rilanciarsi nel mondo discografico senza molta fortuna. Gli album di inediti, infatti, del cantante toscano si fermano al 1999 e da allora, pur avendo lanciato diversi singoli ed alcune raccolte, non è ancora riuscito a realizzare il progetto decisivo per una effettiva rinascita artistica. In un mondo discografico abbastanza povero di contenuti, resta difficile capire come un cantautore capace come Vallesi non riesca a ritrovare il suo spazio dopo i successi ottenuti negli anni '90. Ciò che Vallesi paga, probabilmente, è la scarsa attenzione dei media nei suoi confronti e, quindi, un difficile rapporto in termini di mercato che non gli consente di riproporsi nella maniera adeguata. Anche lanciare dei singoli di buona qualità non serve a molto se non vi è una macchina pubblicitaria alle spalle che permetta una giusta diffusione. Le nuove canzoni, pubblicate di tanto in tanto, ottengono, quindi, il solo scopo di accontentare lo zoccolo duro dei fans che ancora lo seguono prima di finire nel dimenticatorio o nel baule delle occasioni sprecate. Questa sorte, ad esempio, è capitata a "Disegno libero", brano scritto da Vallesi con Francesco Sighieri e Roberto Capaccioli che parla di un uomo che cerca, con le armi della fantasia, di riconquistare un amore finito che rappresenta la favola della sua vita. Per riuscire in questa impresa, il protagonista, abbassa le sue difese ed offre carta bianca alla sua ex partner mostrando, senza giri di inutili parole, l'essenza dei suoi sentimenti. Mettendo, quindi, da parte l'orgoglio affinchè "...nessuno sia leggenda di se stesso..." e lasciando alla donna la libertà di scrivere il destino della propria vita. Un messaggio affascinante che esprime la profondità e l'originalità di un artista che meriterebbe di avere una nuova occasione per diffondere a dovere la sua musica in un sistema discografico dove la meritocrazia non sempre è rispettata e dove ben altri pseudo-artisti meriterebbero l'oblio. Spesso, però, interessi economici o assurde leggi di mercato favoriscono personaggi che di artistico hanno ben poco togliendo spazio a chi, come Vallesi, avrebbe ancora tanto da dire.

 

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Paolo Vallesi 

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3 settembre 2021 5 03 /09 /settembre /2021 23:01

"Vola alto" è un brano di Renato Zero inciso nel album  "Amo - Capitolo I" e scritto con Danilo Madonia. In questa canzone Zero ricalca, con nuova luce, un concetto che gli sta molto a cuore avendo contrassegnato, in un certo senso la sua storia e che già ha espresso diverse volte nella sua eccellente discografia. Tale pensiero è quello di non darla vinta mai a chi desidera il fallimento altrui ma credere sempre nel sogno e non mollare mai. In questo testo, Zero, incita l'utente a a credere nei propri mezzi come ha saputo fare lui sapendo riconoscere i veri amici ed avendo sempre un profondo rispetto per se stesso. Con queste attenzioni, probabilmente, il cammino della vita può rivelarsi meno tortuoso e la lotta verso un destino già scritto che non è quello sognato può avere un lieto fine. Zero, quindi, mette al bando l'idea di lasciare che il tempo faccia il suo corso senza metterci la propria impronta bensì invita a lottare anche per chi di quello stesso diventa prigioniero e, soprattutto, per chi sarà costretto a rinunciarvi. La storia di Renato, le sue difficoltà. la sua gavetta e la sua gloria finale sono un chiaro esempio di come tutto ciò sia davvero possibile con la giusta determinazione. Ovviamente, nel caso di Renato, vi è un grande talento che ha reso tutto molto più facile anche se ognuno ha il proprio sogno e non è detto che sia lo stesso che ha inseguito e raggiunto con sudore e poesia un allora sconosciuto Renato Fiacchini che solo con il tempo e dopo tanti rifiuti è diventato l'artista che tutti conosciamo. Magari, se lo stesso Renato non avrebbe avuto questa grande forza di volontà non avremmo mai potuto godere dei tanti capolavori che accompagnano la vita di noi italiani fin dagli anni '70 e che, ancora oggi, rappresentano il meglio che musica cantautorale italiana può offrire. E' giusto, quindi, accettare questi consigli da chi ha vissuto sulla propria pelle l'amara sensazione di non farcela che si è presta trasformata in gioia solo grazie a quella forte convizione che aveva sul suo talento, prima sottovalutato ed oggi da tutti riconosciuto. Probabilmente chi qualche anno fa, ha chiuso la porta in faccia ad un artista così sta ancora rimpiangendo quel giorno mentre Renato è sempre pronto ad emozionare con la sua musica non dimenticando mai, però, chi ha provato a stroncare il suo sogno e quello dei tanti appassionati che lo seguono fin dal primo giorno.

 

 

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Renato Zero

 

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2 settembre 2021 4 02 /09 /settembre /2021 23:01

E' il 1995 quando tre artisti apparentemente diversi tra loro decidono di unirsi per presentare un brano al 45° Festival di Sanremo. I tre interpreti sono Peppino Di Capri, l'attore Gigi Proietti ed il maestro Stefano Palatresi e la canzone è "Ma che ne sai...(...se non hai fatto il piano-bar)" scritta da Claudio Mattone ed inclusa nell'omonimo e unico disco inciso dai tre denominati per l'occasione Trio Melody. La passione del pianobar è, quindi, la chiave che lega questi tre protagonisti dello spettacolo italiano che hanno iniziato il loro percorso artistico proprio con il pianobar. Nel testo, dunque, vengono elencate le diverse situazioni che compongono quella routine ormai assimilata da chi ha fatto per anni questa professione. Ogni serata sembra diversa per i clienti ma non per chi si trova su quella pedana che, non perdendo mai il sorriso, continua a ripetere lo stesso copione ogni sera. Un copione fatto di musica ma anche di comportamenti, di sguardi, di segnali che solo chi ci è passato può conoscere. I tre, quindi, giocano su queste cose e, soprattutto Proietti, e non poteva essere altrimenti, impreziosisce la performance con la sua grande ironia. Anche Di Capri e Palatresi, solitamente più professionali, si prestano al gioco e regalano una chicca che resterà nella storia dello spettacolo italiano. Il brano non aveva pretese di podio: si classificò, infatti, tredicesimo ma aveva l'intento di donare tre minuti di garbata e simpatica leggerezza. Dopo tanti anni, infatti, la canzone si lascia ascoltare ancora con piacere. Dopo questo brano, il relativo disco ed alcune esibizioni live fino al 1996 i tre artisti ripresero le rispettive strade del mondo dello spettacolo mantenedo con simpatia il ricordo di questa particolare esperienza.

 

         
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1 settembre 2021 3 01 /09 /settembre /2021 23:01

"Scimmie" è un album molto particolare nel percorso artistico di  Marco Masini perchè arriva una fase di ricerca dove Marco, reduce da quattro anni di silenzio dove aveva pubblicato una raccolta con il solo inedito "L'amore sia con te" oltre ad un duetto con Enrico Ruggeri in "La gente di cuore" prova a trovare nuove strade anche sonore per il suo cammino discografico futuro. Marco, quindi, riparte dalle sue passioni musicali riscoprendo un'anima rock da sempre presente in lui ma poco espressa nella sua giò ricca discografia. Masini, infatti, ha sempre ammesso il suo amore per le sonorità del rock anni '70 ed in questo disco, prodotto dalla casa disocgrafica Ma.Ma. appena fondata dallo stesso artista insieme a Mario Manzani e Marco Poggioni, lascia libero sfogo al suo estro realizzando nel 1998 questo concept album che ripercorre a ritroso l'evoluzione umana. Il primo singolo, che porta lo stesso titolo del disco, "Scimmie", è sicuramente il brano che meglio rappresenta questo album in cui l'autore esprime quella necessità di tornare alle origini dell'essere umano e, quindi, di riscoprire quell'istinto primordiale ed animale che è costretto nell'odierna civiltà. Masini invoca, dunque, un bisogno di naturalezza dove l'istinto prevale sul pensiero e sulla ragione sognando un mondo libero dove ognuno possa condurre la propria esistenza senza maschere proprio come i nostri cugini più stretti del regno animale. La canzone, come tutto l'album, offre ottimi spunti riflessivi e delle sonorità accattivanti che però spiazzano il pubblico abituato ad un Masini pop e certamente più melodico. Dal punto di vista commerciale, infatti, il disco pur realizzando buoni numeri se confrontati alle vendite odierne del panorama italiano, rappresenta un flop nella carriera di Masini. Dal punto di vista della critica, invece, l'album è molto apprezzato e viene premiato anche il coraggio avuto dall'artista che ha preferito sperimentare, con buoni risultati, dei nuovi orizzonti musicali invece di proporre ciò che tutti si aspettavano da lui che sarebbe stata la cosa più facile anche sotto il profilo commerciale. Questa scelta, inoltre, sottolinea quell'anarchia da un certo mondo discografico che Masini ha sempre espresso nella sua musica ed anche se "Scimmie" non sarà ricordato come uno dei suoi migliori album rimarrà sempre un segno distintivo del suo modo di essere e del suo modo di concepire la musica, pop o rock che sia ma sempre di grande qualità. Inoltre, per l'occasione, Masini aveva proposto anche un radicale cambiamento del proprio look sfoggiando capelli corti tinti di platino con pizzetto dello stesso colore. Dopo l'esperimento, però, Marco, tornò sui suoi passi sia per quanto riguarda il look sia per ciò che concerne la tipologia di musica pubblicando l'album "Raccontami di te" che si avvicina molto alle atmosfere della sua prima e migliore fase discografica.

 

 

   
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31 agosto 2021 2 31 /08 /agosto /2021 23:01

"Un'estate fa" è un celebre brano italiano, interpretato negli anni da diversi artisti ma che deve il suo successo nel nostro Paese a Franco Califano, autore del testo in italiano. Il brano, infatti, nasce in francese con il titolo di "Une belle histoire" e viene lanciata da Michel Fugain nel 1972 per l'album "Fais comme l'oiseau" realizzato con i Big Bazar. Lo stesso Fugain è l'autore delle musiche mentre il testo è di Pierre Delanoe. Sempre nel '72 la canzone viene incisa in Italia, con testo di Califano, dal gruppo degli Homo Sapiens in un 45 giri insieme a "Il sogno di Laura". La canzone, però, non ottiene fin da subito il clamoroso successo che poi otterrà negli anni successivi. Nel 1990, il brano, viene inciso da Mina per l'album "Ti conosco mascherina" ed inizia ad essere riscoperto fino agli anni 2000, quando il brano viene consacrato grazie ad una serie di cover realizzate da vari artisti. Nel 2001, infatti, i Delta V con la voce di Gi Kalweit realizzano una versione del brano che li porterà al Festivalbar ed a segnare un'estate con questo brano lanciato come singolo del loro album "Monaco '74". Lo stesso gruppo ne realizza anche una versione in inglese dal titolo "Summer ending". Rivalutata la canzone, lo stesso Franco Califano, dopo tante versioni live, la incide nella raccolta "Stasera canto io" del 2001 e nell'album "Le luci della notte" del 2003. Anche gli Homo Sapiens, a metà degli anni 2000, decidono quindi di riproporre il brano con un arrangiamento moderno e nel 2009 è la volta di Pago, nome d'arte di Pacifico Settembre, che ne incide una versione in duetto con Califano per l'album "Aria di settembre". Il testo parla di un amore estivo ormai concluso è che ha portato al protagonista un autunno malinconico fatto di ricordi e di sensazioni di una favola durata troppo poco. La magia di quell'amore strappata via dalla fine di una estate breve ma intensa rimane solo un ricordo lontano che ne enfatizzerà per la vita quella fugace storia tra due ragazzi. Un bellissimo concetto espresso in maniera poetica e affascinante che porterà al brano successo senza fine che, di volta in volta, è stato rispolverato mantenendo intatta la sua forza dal 1972 ad oggi. Tutto ciò è merito sicuramente degli autori originali del brano ma è notevole il contributo per il successo di questa canzone, soprattutto in Italia, di Franco Califano che ha saputo impreziosire quelle note con la sua solita sensibilità e con quell'animo di poeta di strada che lo ha reso, senza esagerare, uno dei più grandi autori italiani del '900. 

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30 agosto 2021 1 30 /08 /agosto /2021 23:01

"Mediterraneo" è una delle tante perle lasciate nella storia della musica italiana da Giuseppe Mango, artista recentemente scomparso che di questo mare e di questo mondo "mediterraneo" ne è stato un eccellente cantore. Il Mediterraneo, Pino, lo sentiva dentro anche per il legame forte con le sue origini meridionali e per quella sua terra, la Basilicata, che ha portato sempre nel cuore. Anche quella tragica sera in cui è stato colpito da un infarto letale mentre era sul palco lui era lì, nella sua terra e proprio da lì ha regalato al pubblico le ultime emozioni della sua lunga e ricca carriera da artista. La grande sensibilità autoriale ed interpretativa viene, nel suddetto pezzo, enfatizzata dall'apporto di uno dei parolieri più importanti del panorama italiano e cioè Giulio Rapetti, in arte Mogol. Il brano viene lanciato come singolo dell'album "Come l'acqua" del 1992 ed ottiene subito un grande successo di pubblico e critica. Il disco venderà oltre 400 mila copie e "Mediterraneo", in particolare, sarà proposta da Mango in alcune delle trasmissioni musicali più importanti e seguite del tempo come il Festivalbar, Azzurro e Vota la voce. "Mediterraneo" ripercorre nel testo le sensazioni e le emozione che quei luoghi tanto cari all'artista regalano anche solo con uno sguardo, una passeggiata, un attimo di riflessione. Proprio quest'ultimo punto sta al centro di questo brano che, in qualche modo, invita a soffermarsi un momento in queste terre affinchè la propria anima possa essere avvolta da quelle immagini e quei profumi che solo qui è possibile riscontrare. Perdersi tra gli ulivi, i pini, le arance, osservare il mare, i gabbiani, le montagne e lasciarsi cullare da quel sole che illumina e scalda i cuori di un popolo e di una terra che non ha eguali. Mango e Mogol, quindi, si fanno ambasciatori di questo universo e lo porgono agli utenti con la solita poesia e la solita raffinatezza che ha contraddistinto i loro percorsi artistici. Mango, quindi, ci regala con questa interpretazione un affascinante affresco dei suoi luoghi del cuore e mette a disposizione del ricco patrimonio musicale italiano una ulteriore perla che non smetterà mai di brillare e che continuerà a scaldare i cuori della "sua" gente mediterranea. 

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30 agosto 2021 1 30 /08 /agosto /2021 23:01
Sondaggi: Risultati Agosto 2021

 

X La Sfida dei 100, 6°Fase-2°Sfida: Lucio Dalla 50% e Renato Zero 33%

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