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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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14 aprile 2021 3 14 /04 /aprile /2021 23:01

"America" è il primo grande successo di Gianna Nannini che mostra subito la sua natura ed il suo spirito anticonformista. La canzone scritta con Mauro Paoluzzi ed inserita nell'album "California" del 1979 ottiene subito un grande successo lanciando definitivamente l'artista senese tra i big della nostra musica. Sebbene, infatti, "California" sia il terzo disco della discografia della Nannini, la popolarità avuta da questa produzione non era ancora arrivata con i lavori precedenti. Il successo dell'album nasce proprio dal suddetto brano che in epoca ancora bigotta crea scandalo provando anche non pochi problemi alla Nannini. Il test, infatti, parla nemmeno tanto velatamente di masturbazione sia femminile che maschile ed a sottolineare il tema c'è anche, nella copertina del disco, un immagine che ritrae la Statua della Libertà con in mano un vibratore al posto della canonica fiaccola. Evidentemente, l'argomento, in Italia era ancora un tabù ma la Nannini mostrò subito il suo carattere ribelle ed aperto al progresso ed alla libera espressione. Per tale motivo, Gianna, divenne un simbolo di libertà e di emancipazione per le nuove generazioni, soprattutto, di sesso femminile. La cosa poi andò normalizzandosi con le successive produzioni dell'artisti che pur non mettendo limiti alle sue espressioni, convinse tutti grazie al suo talento smentendo chi la vedeva solo come una provocatrice senza grosse capacità. Da allora ad oggi la Nannini ne ha fatta di strada collezionando successi su successi senza mai perdere la sua identità grintosa e soprattutto la sua libertà di espessione sia nelle canzoni che nella vita, vedesi la maternità dopo i cinquant'anni. Un'artista fuori dalle regole che piace proprio per la capacità di non farsi ingabbiare in un binario politicamente corretto che non può che produrre banalità e cloni già in eccedenza in una musica di massa ormai fatta più con il marketing che con reali ispirazioni artistiche.

 

 

 


 

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Gianna Nannini

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13 aprile 2021 2 13 /04 /aprile /2021 23:01

"Siamo soli" è un successo di Vasco Rossi del 2001. Il brano è stato lanciato come primo singolo del fortunato album "Stupido hotel". Grazie a questa canzone e a "Ti prendo e ti porto via", Vasco, stravince l'edizione del Festivalbar di quell'anno. Il testo parla di un rapporto di coppia che arriva al capolinea e, non a caso, il video del brano, che ha come protagonista Irene Ferri al fianco dello stesso Vasco, è stato girato nella metropolitana M3 di Milano. L'uomo protagonista del brano si rende conto dell'incomunicabilità che ha portato queste due persone, un tempo unite da una forte passione, a sentirsi terribilmente soli e distanti. Inoltre, il protagonista, ammette le proprie colpe e le difficoltà avuta dalla donna nell'essere accanto ad uomo dal carattere non facile ma, allo stesso tempo, decreta la fine di una storia che, nonostante le lacrime, non ha più niente da dire. Vasco, quindi, con la solita apparente facilità affronta un tema importante della nostra epoca. La mancanza di comunicazione, il parlarsi per ore e non dirsi niente, il sentirsi soli anche quando si è accompagnati. Tutto questo Vasco ha voluto rappresentare con questa gran bella canzone che, come quasi nella totalità delle produzioni dell'artista di Zocca, porta messaggi profondi e/o ottimi spunti riflessivi essendo Vasco un cantautore amante e figlio della grande scuola italiana degli anni '70 e '80 oltre che un rocker ed un abilissimo trascinatore di masse. 

 

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Vasco Rossi

 

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12 aprile 2021 1 12 /04 /aprile /2021 23:01

"Champagne" è un classico della discografia di  Peppino Di Capri, all'anagrafe Giuseppe Faiella, ed è stata pubblicata in un 45 giri insieme a "La prima sigaretta" nel 1973 oltre che in diversi album dell'artista. La canzone divenuta presto uno dei cavalli di battaglia di Di Capri è stata scritta da Salvatore De Pasquale, in arte Depsa, Sergio Iodice e Mimmo Di Francia. Tra l'altro, il brano, arriva in un periodo decisivo della sua lunga carriera, infatti, dopo alcuni anni di crisi professionale dovuti anche alla separazione con la prima moglie Roberta, Peppino cerca e trova il rilancio con la suddetta canzone che arriva subito dopo la vittoria al Festival di Sanremo con "Un grande amore e niente più", pur classificandosi solo quinta a Canzonissima riaprirà le porte del successo a Di Capri. Negli stessi anni, inoltre, Peppino incontra Giuliana che diventerà la sua seconda moglie. Un periodo magico, quidni, segnato da questa canzone che rimarrà una delle più vendute della sua storia artistica oltre ad essere, probabilmente, la più amata dal pubblico. Per il suo testo e la sua musica semplice, garbata e raffinata "Champagne" diventa un brano immancabile in ogni serata di pianobar e dei night del tempo oltre ad essere un punto essenziale in ogni festa matrimoniale. Si parla, infatti, d'amore ed anche se non c'è il lieto fine, la canzone, trasmette quel forte sentimento provato dal protagonista verso questa donna già legata ad un altro uomo con la quale viene istaurato un solo incontro clandestino capace di lasciare un segno indelebile. Un grande classico, quindi, della musica italiana ed un successo per un interprete dalla classe innata come Peppino Di Capri.

 

 

 


 

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Peppino Di Capri

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11 aprile 2021 7 11 /04 /aprile /2021 23:01

"Senza giacca e cravatta" è un brano di Nino D'Angelo, Gaetano all'anagrafe, del 1999 e pubblicato nell'album "Stella 'e matina" che ha segnato la sua strada artistica poichè il cantautore prende coscienza dell'esperienza maturata nel mondo della musica e intraprende una direzione più sofisticata con l'aiuto di nuove sonorità e di testi che assumono un carattere molto più importante rispetto al passato. La strada percorsa è tanta e, sempre con la stessa umiltà, D'Angelo prende atto di ciò un semplice ragazzo di provincia è riuscito a fare in un ambiente tanto ostico come quello musicale. In questo testo, presentato al 49° Festival di Sanremo e classificatosi ottavo, l'artista parla proprio di questo aspetto della sua vita e della determinazione avuta nell'inseguire quella speranza nata da quel dono vocale scoperto da ragazzino. Alla sua musica, D'Angelo, deve tutto e non solo un successo fine a se stesso bensì una vittoria nella vita che altrimenti, viste le condizioni economiche della sua famiglia d'origine, sarebbe stata tutt'altro che facile. Anche nella musica, l'artista, ha dovuto lottare non poco per far accettare la sua natura popolare a livello nazionale, ma il talento e la convinzione messa in campo hanno avuto la meglio riuscendo a raggiungere vette che non avrebbe nemmeno lontanamente immaginato quando ha iniziato a cantare nelle piazze napoletane. Arrangiata da Carmine Tortora, il brano, vede la partecipazione vocale di Brunella Selo che aggiunge una intensità ancor più viva nel ritornello dove l'autore rende merito a quell'arma che gli ha permesso tutto ciò, ovvero la musica. Trovatosi d'improvviso tra le grande personalità in un contesto del tutto nuovo per il ragazzo di San Pietro a Patierno, l'artista, si rende conto di cosa è riuscito a fare solo quando si volta a guardare il suo passato e tutti gli ostacoli, ormai superati ma che gli hanno dato la forza di credere nella propria arte e nella propria persona. Da li in poi, D'Angelo, proseguirà in un cammino all'insegna della qualità e verrà definitivamente consacrato come il maggior esponente della musica popolare napoletana che strizza l'occhio al cantautorato più raffinato. Proprio questa sua grande evoluzione gli ha permesso di superare ogni barriera geografica e linguistica ottenendo attestati di stima su tutto il territorio nazionale oltre che all'estero dove è tra gli artisti italiani più seguiti ed apprezzati. Inoltre, presentando questo brano a Sanremo, dove ha sempre e solo cantato in dialetto, D'Angelo ha dimostrato ancora una volta tutta la sua umiltà rendendo grazie al pubblico e alla musica per tutto ciò che ha ricevuto nella vita ed il ringraziamento è ovviamente ricambiato per quello che lui ha dato alla musica e alla cultura napoletana nel mondo.

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

Sanremo Story

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10 aprile 2021 6 10 /04 /aprile /2021 23:01

"I dubbi dell'amore" è un brano lanciato da Fiorella Mannoia nel 1988 e pubblicato nell'album "Canzoni per parlare". Scritta da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone, la canzone, esprime le possibili evoluzioni di una relazione di coppia dinnanzi a scenari inaspettati e fallimentari per la loro storia. Ipotesi temute che non sono altro che ipotesi frutto dei dubbi che talvolta spuntano nei rapporti d'amore e che possono, se non controllati, determinare periodi di crisi nella coppia o, addirittura, la fine della relazione sentimentale. Il protagonista del brano, infatti, ipotizza, ad esempio, l'improvviso abbandono da parte del partner e prova a descrivere quella che potrebbe essere la sua reazione ed il suo futuro. Poi, l'autore, esamina un possibile scenario ove il quotidiano della vita di coppia è colpito dalla monotonia e dall'assenza di dialogo. In questa situazione, il protagonista, reagirebbe tirando in ballo la fantasia e cercando di variare sia l'ambiente che li circonda che il comportamento con piccoli accorgimenti che sarebbero utili ad innescare nuove sensazioni nella coppia. In ogni caso, l'uomo rassicura se stesso e la propria compagna sul loro futuro poichè anche il semplice dubbio che qualcosa possa rompere quella magia rappresenta una prova sincera del profondo amore che si prova. In fondo, tali ipotesi, sono solo frutto della paura di perdere, da un giorno all'altro, il proprio mondo che è rappresentato dalla persona che si ama. Un gran bel testo figlio della sensibile penna di uno dei più grandi cantautori italiani del nostro tempo ovvero Enrico Ruggeri. Lo stesso artista milanese pubblicherà la canzone nell'album "L'isola dei tesori" del 1999, dove Ruggeri incide diversi brani scritti per altri interpreti della scena musicale insieme a tre inediti. Il disco della Mannoia otterrà un buon riscontro dalle vendite e verrà pubblicato anche in Austria. Nel suddetto album vi sono ben quattro brani scritti da Ruggeri di cui due con la collaborazione di Riccardo Cocciante oltre a due brani scritti da Ron ed uno da Ivano Fossati. Un grande brano, quindi, che è possibile apprezzare in entrambe le versioni perchè sia la Mannoia che Ruggeri sono due interpreti eccezionali che riescono a personalizzare l'esecuzione grazie alle loro capacità interpretative e ai propri inconfondibili timbri vocali fornendo diverse prospettive emozionali e regalando differenti suggestioni a chi la ascolta.

 

 

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9 aprile 2021 5 09 /04 /aprile /2021 23:01

"Se io, se lei" è uno dei brani di maggior successo di Biagio Antonacci ed è stato pubblicato nell'album che porta il nome dello stesso artista del 1994. Sebbene sia il quarto album del cantautore milanese, la notorietà, è arrivata solo con il disco precedente "Liberatemi" che ha venduto oltre 150 mila copie e con "Biagio Antonacci", l'artista cerca conferme per continuare la sua carriera anche da interprete. Antonacci, infatti, in prima di questi due album, era conosciuto prevalentemente come autore visto lo scarso successo dei primi due lavori discografici che lo vedevano protagonista assoluto. Nel periodo dell'esordio ed anche negli anni a seguire, Biagio, ha scritto canzoni per diversi artisti come Mia Martini, Mietta, gli Stadio, Syria, Annalisa Minetti e tanti altri. Il suddetto disco, però, cambierà positivamente il futuro di Antonacci nel mondo della musica italiana. A lanciare il disco fu prima il brano "Non è mai stato subito", ma il vero capolavoro che fa da traino all'album è "Se io, se lei" che diventerà un vero cavallo di battaglia del cantautore e rimarrà uno dei pezzi più amati del suo vasto repertorio. Grazie a questo brano, l'album, venderà oltre 300 mila copie raddoppiando il successo del disco precedente e consacrando definitivamente l'artista tra i cantautori più promettenti dell'epoca. Ottenute le conferme desiderate, Antonacci, proseguirà la sua strada sfornando successi su successi e consoliderà la sua presenza tra i big della canzone italiana. Il testo parla di un uomo che, pensando ad una storia d'amore finita, riflette sugli errori commessi sia da parte sua che dalla partner rimpiangendo una relazione che poteva avere tutt'altro esito se solo fossero stati abili ad opprimere i propri impulsi. L'amore verso quella donna è ancora forte ed il protagonista la cerca pur accettando l'ipotesi che la stessa si sia già rifatta una vita accanto ad un altro uomo. Imparando dagli errori, l'uomo, mette da parte l'egoismo e si mostra comprensivo verso questa eventualità augurando alla donna di vivere la nuova esperienza senza rimorsi e senza condizionamenti figli del loro passato insieme. Il protagonista si dice, quindi, contento che lei possa trovare una serenità in un nuovo amore. Una dichiarazione d'amore dove il protagonista mostra tutto il suo profondo affetto verso quella ragazza augurandole un futuro felice anche accanto ad un altro uomo. Un bel testo che accompagnato da una sonorità coinvolgente ed un'ottima interpretazione dell'artista ha riscosso un enorme successo sin dalla sua presentazione. Della canzone esiste anche una cover realizzata da Marcella Bella nell'album "Uomo bastardo" del 2006. Un brano importante, quindi, che resta tra le canzoni più belle delle musica italiana oltre a rappresentare una vera svolta nella carriera personale di Biagio Antonacci.    

 

 

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8 aprile 2021 4 08 /04 /aprile /2021 23:01

"Sijmadicandhapajiee" è un brano scritto ed inciso da Paolo Conte nell'album "Una faccia in prestito" del 1995 e ripreso nel 2007 dalla Piccola Orchestra Avion Travel per il disco "Danson metropoli - Canzoni di Paolo Conte". Il complesso, tornato dopo alcuni anni di silenzio, propone questo disco in una inedita formazione a tre elementi. Infatti, dei sei storici componenti del gruppo rimangono in quattro, ovvero: Peppe Servillo, Fausto Mesolella, Mimì Ciaramella e Vittorio Remino. In seguito, anche lo stesso Remino, lascerà il gruppo. "Sijmadicandhapajiee" ovvero "sima di can da pajee" significa, in dialetto astigiano, "siamo dei cani da pagliaio". I cani da pagliaio venivano usati come guardie dai contadini del territorio nonostante, in realtà, fossero innocui bastardini che avevano la sola capacità di abbaiare freneticamente. Questa espressione, quindi, veniva usata per indicare quelle persone prive di interessi o comunque che non escono mai dalla ristretta cerchia delle proprie conoscienze o attività: "...E' gente per cui le arti stan nei musei...". Conte usa questo modo di dire della sua terra e ne lega le parole creando una espressione unica e perfettamente conforme alla metrica ed alla sonorità scelta per questo pezzo. Un sorta di neologismo, quindi, creato in funzione della musica e della propria individuale forma d'arte. Conte, in pratica, con la sola creazione di questo termine si detrae, semmai ce ne fosse stato bisogno, da quella massa che ha definito "cani da pagliaio" seguendo una linea unica, personale ed aldilà di ogni congettura convenzionale. Gli Avion Travel, dal canto loro, riprendono il testo fornendo un nuovo arrangiamento dando un nuovo slancio commerciale alla canzone. Il concetto espresso da Conte assume, forse, più forza quando a cantarlo non è più un possessore di quel dialetto bensì un uomo del sud e cioè il casertano Peppe Servillo. Qui cade, quindi, ogni riferimento geografico ed il termine assume un valore unico e conforme a definire quel determinato stile di vita, figlio dell'indifferenza e dell'ignoranza, che spesso è al centro di un decadimento culturale e civile di un popolo. Un pezzo, quindi, che trasmette con la solita classe, espressa sia da Conte che dagli Avion Travel in tutta la loro carriera, un concetto alto e pienamente condivisibile. In occasione della versione degli Avion Travel, inoltre, è stato realizzato un videoclip con i dipinti e le animazioni realizzate da Giuseppe Ragazzini, linguista romagnolo scomparso nel 2004.

 

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Avion Travel

Paolo Conte

 

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7 aprile 2021 3 07 /04 /aprile /2021 23:01

"Malaunità" è un brano molto particolare che Eddy Napoli, Eduardo De Crescenzo all'anagrafe, ha voluto lanciare nel 2010 e cioè in occasione delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia. Proprio questa unità è l'oggetto principe della performance dell'artista napoletano per tanti anni voce dell'Orchestra Italiana di Renzo Arbore, figlio dell'autore di "Luna rossa" Vincenzo De Crescenzo e cugino dell'omonimo Eduardo De Crescenzo di "Ancora". Eddy Napoli, dopo aver girato il mondo con l'orchestra di Arbore, si è chiesto il perchè della presenza di tanti meridionali in ogni dove e così ha iniziato ad approfondire una questione meridionale che, a dir la verità, gli è stata sempre a cuore. E' così che ha potuto, in qualche modo, riscrivere la storia con questa canzone svelando delle verità che spesso sono nascoste dalla storia ufficiale e che rendono tutt'altro che gloriosi gli "eroi" dell'unità restiutendo a quei "briganti" che hanno dato la vita per difendere la propria terra, le proprie ricchezze e le proprie donne almeno la giusta riconoscenza. Lo stesso studio e le medesime riflessioni, inoltre, erano state realizzate da un altro grande artista napoletano e cioè Federico Salvatore che nel 2009, all'interno dell'album "Fare il napoletano stanca" lancia "Il monumento" brano, altrettanto intenso che rimarca la rabbia di un popolo da sempre martoriato da quelli che si vogliono far passare per fratelli. Due voci autorevoli, quindi, di due grandi figli di questa terra che dimostrano la volontà di palesare a tutti ciò che è stata la realtà di quegli anni in cui il Sud ha perso il suo potere e le sue ricchezze per un meschino furto del Nord celato sotto forma di guerra per favorire l'unità, una unità che l'allora Regno delle due Sicilie non avrebbe avuto motivo per appoggiare. Se questi avvenimenti, infatti, sarebbero stati evitati oggi probabilmente parleremo del Sud come una terra ricca e industrializzata e non di un territorio oppresso e vittima di quelle losche realtà che possono nascere e trovare terreno fertile solo tra fame e miseria come la mafia e la camorra. Questo destino lo dobbiamo ai nostri "cari" fratelli del Nord ed anche a chi, negli anni, ha nascosto queste verità al popolo definedo "eroi" chi ha portato l'unità e "briganti" chi provava a difendere, con dignità, la propria storia. Diamo, quindi, atto a gente come Eddy Napoli e Federico Salvatore che, fregandosene di eventuali ripercussioni sulle proprie carriere da Roma in su, cantano con orgoglio quella verità per troppi anni è stata oscurata dal potere.

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6 aprile 2021 2 06 /04 /aprile /2021 23:01

"Bella" è un brano di Lorenzo Jovanotti, Cherubini all'anagrafe, del 1996 quando fu lanciata come singolo per poi essere inserita, l'anno successivo, nell'album "Lorenzo 1997 - L'albero". L'album ottenne un grosso successo in Italia dove arrivò al primo posto delle classifiche di vendite ma ci fu un riscontro positivo anche in altri Paesi europei come l'Austria e la Svizzera. Il disco, che all'epoca risultò il più costoso tra quelli della discografia dell'artista con ben 600 milioni di lire, fu definito da Lorenzo : "Lo specchio sonoro della mia vita...un disco confuso...il mio disco più bello. Di sicuro". Inoltre, l'album, è legato anche ad un film che porta lo stesso titolo diretto da Eros Puglielli e che è stato trasmesso su Raidue. Nel film, lo stesso artista, recita nel ruolo di sè stesso insieme a Claudio Cecchetto e Red Ronnie. L'intento del disco, secondo lo stesso Jovanotti, è: "Estremizzare le pulsioni della vita nello sbandamento dell'epoca senza valori". Quindi, l'artista, vuole far passare un messaggio positivo ed ottimista ed è per questo che gran parte delle canzoni hanno per tema l'amore tranne che nel caso di "Occhio non vede cuore non duole" che è l'unico pezzo a sfondo politico. "Bella" è sicuramente il brano che traina questo disco e che diventa il tormentone dell'estate grazie al suo genere R&B che offre una sonorità molto piacevole ed a un testo semplice ma allo stesso tempo molto significativo. Non si tratta di un brano impegnato bensì di una sincera dedica d'amore alla sua donna in un insieme di metafore e di pensieri che innalzano la figura di questa persona agli occhi del proprio uomo. Il video della canzone è stato girato in Argentina nella città di Buenos Aires. Una canzone allegra, dunque, che esprime quell'armonia che esiste nella relazione che il protagonista sta vivendo e la totale devozione dell'uomo verso la partner che è figlia di un forte sentimento. Positività, ottimismo, allegria ed amore profondo sono queste le sensazioni che Lorenzo intende trasmettere e ci riesce in pieno. Jovanotti, a quei tempi, si offre come una sorta di giullare della musica italiana molto distante dalla storica figura del cantautore italiano e, proprio per questo, mette a disposizione una nuova prospettiva per la musica italiana. Quelle sonorità che mischiano un rap fatto in casa con l'R&B e la world music fanno di Lorenzo una novità assoluta nel panorama italiano. Con gli anni e la maturità artistica, Lorenzo, poi regalerà anche perle di grande intensità in una fase della sua carriera, quella attuale, dove alternerà le sue solite sonorità ad altre più soft con testi molto più intimisti e profondi. 

 

 

 


 

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Lorenzo Jovanotti

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5 aprile 2021 1 05 /04 /aprile /2021 23:01

"Tutto quello che un uomo" è probabilmente il brano più noto ed amato della discografia di  Sergio Cammariere. Scritto in collaborazione con il fido cantautore e paroliere Roberto Kunstler il pezzo viene presentato al Festival di Sanremo del 2003 dove si piazza al terzo posto del podio aggiudicandosi anche il Premio della Critica ed il Premio Migliore Composizione Musicale. Anche dal punto di vista commerciale il singolo risponde bene diventando il quarto dell'anno in quanto a vendite nella classifica italiana. Il brano fa da traino anche alla riedizione dell'album "Dalla pace del mare lontano" che era stato pubblicato l'anno precedente e che dopo il clamoroso successo al Festival venne ristampato con il brano sanremese in aggiunta e porta all'artista ben due dischi di platino. L'arrivo a Sanremo, però, era figlio di altri successi ottenuti proprio con questo album e cioè il Premio L'isola che non c'era come miglior album d'esordio, il Premio Carosone, il Premio De Andrè come miglior artista dell'anno e la Targa Tenco come miglior opera prima. Inoltre Cammariere, sempre nel 2002, vince il referendum di "Musica e dischi" come miglior artista emergente dell'anno. Tutto ciò avvenne prima ancora del suo grande successo "Tutto quello che un uomo" che gli darà la consacrazione definitiva e lo presenterà al grande pubblico televisivo oltre che agli addetti ai lavori ed agli esperti del settore che già ne avevano la fortuna. Cammariere porta il jazz a Sanremo ed incanta con il suo stile e la sua voce tanto che il suo talento riesce a far apprezzare questo genere anche a chi non lo ama particolarmente. La sua personalizzazione, infatti, di quest'arte rende una atmosfera unica nelle sue esibizioni e per tale motivo vince il Premio di Assomusica come Miglior live dell'anno. Un biennio, quindi, ricco di premi e soddisfazioni per un artista capace di farsi amare da un pubblico così ampio in così breve tempo. Il suo pianoforte e la sua voce sono entrati spediti nella mente e nel cuore del pubblico italiano che ne ha fatto sin da subito un beniamino. Successivamente Cammariere collezionerà altri successi ed altri riconoscimenti importanti ma non bisserà mai completamente il successo popolare ottenuto con "Tutto quello che un uomo" che con testo semplice ed allo stesso tempo profondo parlava delle barriere fisiche e mentali che un uomo può superare per conquistare un amore non appena si avverte che si tratta di vero amore.

 

 

 


 

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Sergio Cammariere

 

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