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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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11 novembre 2015 3 11 /11 /novembre /2015 00:01

"L'immensità" è una delle canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana ed è anche uno dei brani più rappresentativi della discografia del suo interprete ed autore principale e cioè  Don Backy, Aldo Caponi all'anagrafe. Componente del Clan Celentano, Don Backy, dagli anni della nascita dello stesso gruppo discografico inizia a fare le prime apparizioni nel mondo della musica sia come interprete ma, soprattutto, come autore. Nel 1964, sulla musica di "Stand by me" scrive per Adriano Celentano "Pregherò" che sarà il primo grande successo della carriera di Caponi. Tra gli elementi del Clan, dopo lo stesso Celentano, Don Backy, è quello che si mette più in luce sul lato personale ma è ancora in cerca del colpo che gli potrebbe cambiare la carriera. Quella occasione arriva nel 1967 quando insieme a Giulio Rapetti, in arte Mogol e Detto Mariano scrive "L'immensità" e la presenta al Festival di Sanremo in coppia con Johnny Dorelli. Nella tragica edizione del Festival macchiata dal  presunto suicidio di Luigi Tenco, la canzone, che rappresenta la speranza di non essere dimenticato dal Creatore e di ottenere anch'esso un po' d'amore pur riconoscendosi nullità dinnanzi all'immensità del cielo, si piazzerà solo nona ma sarà nei mesi successivi, come spesso accade, che il brano otterrà i giusti riconoscimenti sia dal pubblico che dalla critica. La canzone, infatti, viene rilanciata da Mina che la incide ridandole una nuova spinta sul mercato musicale. Il brano diventerà, poi, un classico della nostra musica e sarà oggetto di diverse cover di vari artisti come Rita Arnoldi, Milva, Francesco Renga, Negramaro, Sofia Rotaru che l'ha interpretata anche in lingua ucraina col titolo "Grey bird" e Monica Narajo che ne ha inciso una versione per il mercato spagnolo e sudamericano con il titolo "La inmensidad". Tra le altre cose, la versione ucraina, appare anche in un film intitolato "Chervona Ruta". Ma il brano fu ripreso anche dalla cinematografia italiana con il musicarello "L'immensità - La ragazza del Paip's" dove Don Backy ne è il protagonista ma compaiono anche Nicola Di Bari, Caterina Caselli, Patty Pravo, Riky Maiocchi e i Motowns. Ci sono anche delle somiglianze musicali legate a "L'immensità" ed in particolare si fa riferimento a "Un giorno ti dirò" di Gorni Kramer e a "I put  a spell on you" brano degli anni '50 del bluesman Screamin' Jay Hawkins riportato al successo da Alan Prince Set nel 1966. Nonostante tutto, Don Backy, ha sempre difeso l'originalità del brano e, soprattutto, la propria predominanza in fase autoriale ridimensionando l'apporto degli altri elementi dicendo che: "Detto Mariano compare come firmatario delle mie canzoni, non essendo io per tutti gli anni '60, iscritto alla Siae come compositore ma solo nella categoria autori come paroliere". In ogni caso, Don Backy, ha poi dimostrato più volte le sue grandi capacità autoriali e non vi sono dubbi che "L'immensità" sia figlia della sua raffinatissima penna.

 

 

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8 novembre 2015 7 08 /11 /novembre /2015 00:01

"Gocce di memoria" è un intenso brano proposto da Giorgia , Todrani all'anagrafe, e pubblicato nell'album "Ladra di vento" del 2003. Scritta dalla stessa artista romana e musicata da Andrea Guerra, la canzone, è il tema del film "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek e, come singolo, sarà il secondo più venduto dell'anno con oltre 120 mila copie. Il testo non parla della fine di un amore, come si può intendere, bensì è un ricordo, e quindi del tutto autobiografico, al suo grande amore Alex Baroni, suo compagno di vita dal 1998 e fino alla prematura morte dell'artista avvenuta dopo tre settimane di coma in cui era caduto in seguito ad un incidente in moto nel 2002. Un tuffo nei ricordi, quindi, quello di Giorgia che sottolinea l'importanza degli stessi nella vita di tutti i giorni. I ricordi, infatti, sono l'unica cosa in grado di ricongiungerci con le persone care della nostra avventura terrena e, soprattutto, se si parla di persone che non sono più su questa terra. Il pensiero dell'artista e degli ascoltatori che erano a conoscenza della importante storia d'amore, corrono inevitabilmente ad Alex Baroni, figura importante per la vita di Giorgia ed artista, la cui morte ha fatto scalpore, ancora oggi molto amato dal pubblico. Un brano che entra dentro e che rende l'idea della grandezza di quel sentimento provato dalla cantautrice romana verso Baroni e nell'interpretazione offerta da Giorgia si tocca con mano la sincerità di quelle parole ed è possibile leggere dagli occhi la profonda commozione dovuta al suo ricordo. Con questo brano, Giorgia, vinse il Nastro d'Argento come miglior canzone del 2003 oltre a ben tre Italian Music Award come miglior singolo, miglior composizione e miglior arrangiamento. Il videoclip del brano, invece, girato a ponte Sisto a Roma vede come protagonisti il cast del suddtto film di Ozpetek tra cui Giovanna Mezzogiorno ed è stato diretto da Gianluca Mazzella. Un grande successo che esprime la qualità interpretativa, autoriale e vocale di Giorgia e rende omaggio al ricordo di artista tanto bravo quanto sfortunato come Alex Baroni.

 

 

 


 

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7 novembre 2015 6 07 /11 /novembre /2015 00:01

"Non abbiam bisogno di parole" è uno dei maggiori successi di Rosalino Cellamare, ovvero,  Ron pubblicato nell'album "Le foglie e il vento" del 1992. La lunga e gloriosa carriera del cantautore lombardo cresciuto artisticamente insieme al suo mentore Lucio Dalla ha visto succedersi diversi momenti più o meno felici della sua storia discografica personale. Infatti, nonstante abbia sempre proposto lavori di qualità, non sempre è stato appoggiato dai media ed, in taluni casi, è stata omessa la paternità di alcuni celebri brani da lui composti per altri artisti. Sono diverse, infatti, le canzoni di successo che Ron ha scritto per altri interpreti prima di intraprendere la sua carriera personale. Ciò che però non gli è stato attribuito dai media, Ron, l'ha ottenuto dagli addetti ai lavori e, quindi, dai grandi nomi della discografia italiana che lo hanno sempre giustamente definito un eccellente professionista. A parlare sono i fatti ed oltre alla lunga collaborazione con Dalla e la partecipazione in qualità di coautore e musicista allo storico tour  "Banana Republic" con Francesco De Gregori e lo stesso Dalla del 1979, Ron è stato protagonista di un altra serie di concerti evento per  "In tour" del 2002 insieme a De Gregori, Pino Daniele e Fiorella Mannoia. Inoltre, durante la sua carriera, tante sono state le collaborazioni con i grandi della nostra musica che hanno dato vita a progetti artistici importanti come con Lorenzo Jovanotti, Renato Zero, Carmen Consoli e tanti altri. Tornando al suddetto celebre brano, il testo, rappresenta quella grande forza che possiede l'amore e che rende complici due persone senza nemmeno l'uso della parola. Un discorso telepatico che viaggia nella corsia delle emozioni e che rende capace di superare ogni ostacolo poichè ad ogni caduta ci sarà sempre pronto qualcuno a risollevarti e, questo qualcuno, ovviamente è la persona amata. La stessa persona che ti aiuterà a superare i momenti tristi e che osserverà il tuo cammino senza mai interferire sulle tue scelte che, invece, saranno unicamente dettate dall'amore senz'alcun tipo di condizionamento. La canzone, inoltre, è stata interpretata anche da Ornella Vanoni in una particolarissima cover. Un testo, qundi, profondo, figlio di una penna nobile come quella di Ron che in tanti anni di carriera ha sempre saputo distinguersi dalla massa mantenendo sempre alta la qualità delle sue proproste ed è, senza dubbio, questo il segreto del suo successo ed il motivo dei tanti attestati di stima dei suoi illustri colleghi.

 

 

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6 novembre 2015 5 06 /11 /novembre /2015 00:01

"Iris (tra le tue poesie)" è uno dei brani più celebri di  Biagio Antonacci e pubblicato nell'album "Mi fai stare bene" del 1998. Scritta dallo stesso cantautore milanese, la canzone, ottenne fin da subito un gran successo ed un riscontro molto positivo sul mercato. Infatti, l'album che contiene anche "Quanto tempo e ancora" ed "Il campione" dedicata al motociclista Max Biaggi, arriva a superare le 800 mila copie vendute ed il successivo tour viene premiato come migliore al Festivalbar del 1999. Probabilmente, questo disco, rappresenta il pieno raggiungimento della maturità artistica di Antonacci. Il testo delicato e profondo di "Iris (tra le tue poesie)" parla dell'idilliaco rapporto sentimentale che il protagonista sta vivendo con la propria compagna e si chiede, frugando nei suoi ricordi, quale fosse la sua vita della stessa prima del fortunato incontro d'amore. Tra le tue poesie, sottotitolo del brano, è proprio il posto dove l'uomo trova qualcosa che parla di sè e che si riferisce a tempi precedenti alla loro relazione. Il protagonista, quindi, curioso di come la donna seguiva la propria vita prima ancora di condividerla con lui ringrazia la stessa per la sua semplicità e la sua genuinità nel vivere quella relazione sentimentale in piena naturalezza e senza mai rinfacciare tutto l'amore che riesce, incondizionatamente, a dare. L'autore, infine, si augura che questa storia possa continuare per tutta la vita. Una vera e propria dichiarazione d'amore accompagnata da una melodia particolarmente dolce ed orecchiabile che hanno reso questa canzone una delle più riuscite del ricco patrimonio artistico di Biagio Antonacci e che, ancora oggi, mantiene meritatamente lo stesso ruolo nella discografia dell'artista.    

 

 

 


 

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Biagio Antonacci

 

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5 novembre 2015 4 05 /11 /novembre /2015 00:01

"Anna viviamo" è una stupenda canzone di  Marco Masini pubblicata nello storico album "T'innamorerai" del 1993. Questo disco, infatti, rappresenta per l'artista toscano la definitiva consacrazione nel mondo della musica sia nel circuito nazionale che in quello europeo. Il disco, infatti, supera le 800 mila copie vendute solo in Italia ottenendo il disco di platino oltre ad essere tradotto e lanciato sul mercato spagnolo e commercializzato anche su quello tedesco, francese ed olandese. Anche in per questo album, però, non mancano le polemiche di una certa critica alquanto avversa al cantautore fiorentino ed, in questa occasione, il bersaglio sarà "Vaffanculo" che subirà censure televisive e radiofoniche. Ma oltre a tale brano ed a quello che dà il titolo all'album che ha fatto il giro del mondo, nel disco, sono presenti diversi altri brani che tutt'oggi fanno parte delle più belle canzoni del repertorio di Masini. Una di queste è, per l'appunto, "Anna viviamo", scritta in collaborazione con gli autori più vicini alla intera carriera dell'artista ovvero,  Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati. La canzone, ritenuta dallo stesso Masini tre le più belle del suo repertorio, è in parte autobiografica, infatti all'epoca l'artista viveva una storia con Anna Maria Gabriella Barbuti, la quale, dopo alcune apparizioni televisive decise di posare nuda per la rivista "Novella 2000", cosa che lei, scondo dichiarazioni dello stesso Masini, riteneva necessaria per la sua carriera. Da quel momento, la relazione amorosa, che finì alcuni mesi dopo, fu compromessa ma, Marco, mettendo da parte l'orgoglio seppe stare vicino alla ragazza e mantenere comunque vivo il loro rapporto in un momento comunque particolare della sua vita dove prese conscenza della vera realtà celata dietro ai lustrini del mondo dello spettacolo. L'intenso testo, infatti, parla di una ragazza partita verso Roma con il sogno di fare cinema convinta delle sue capacità e della sua determinazione nel rifiutare ogni tipo di compromesso. L'ingenuità di quella ragazza e la sua convinzione, però, nell'aspettarsi un mondo dello spettacolo pulito e meritocratico viene presto delusa e si ritrova a fare i conti con un destino molto lontano dai suoi sogni di celebrità. La squallida foto di nudo ed una strana telefonata sono i segnali che spingono il compagno della ragazza a raggiungerla per stargli vicino in un momento così duro della sua vita. La ragazza, infatti, vive una forte depressione ed è decisa a lasciarsi morire ma l'affetto dell'uomo, nonostante l'orgoglio ferito da quel servizo fotografico hot, la spinge a risollevarsi ed a salire sul quel treno che la riporterà verso la sua piccola, ma pulita, realtà. Quest'ultima parte del testo, probabilmente fa parte delle lincenze poetiche che gli autori si sono concessi partendo dalla storia originale poichè, non è dato sapere se e quanto davvero la Barbuti abbia sofferto nel sottostare a certi compromessi poichè, come noto, la sua carriera artistica ha avuto un seguito e continua tutt'ora tra film al cinema e fiction nazionali. Nella canzone, però, gli autori hanno cercato di denigrare certi atteggiamenti e di parlare di un miracolo dell'amore in una storia triste che punta il dito contro uno mondo dello spettacolo malato fatto di meschinità e di tante ingenue vittime che, per inseguire un sogno, cadono nella morsa di gente losca e senza scrupoli. Un'altra pagina di realtà, quella raccontata da Masini, che rendono l'idea dello spessore artistico e dello spirito di osservazione e di condivisione delle problematiche del tempo, soprattutto dal punto di vista giovanile, che hanno reso grande questo poeta dei nostri tempi. L'ennesima prova, dunque, di una squadra di autori che hanno scritto insieme alcune delle più belle pagine, talvolta ignorate, della nostra musica.

 

 

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4 novembre 2015 3 04 /11 /novembre /2015 00:01

"Ancora" è uno dei brani più conosciuti della musica italiana ed è stata presentata da  Eduardo De Crescenzo al Festival di Sanremo 1981. Alla manifestazione canora, la canzone, arrivò alla serata finale ma non si classificò tra le prime dieci vincendo, in compenso, il premio dato dalla "superguria" guidata dal regista Sergio Leone come migliore interpretazione. Infatti, all'epoca, De Crescenzo era un giovane semisconosciuto che grazie a questo brano si ritrovò improvvisamente in prima pagina e la cosa non fu del tutto facile per l'artista. ""Ancora" rappresentava il mio debutto come cantante - disse De Crescenzo - e non ero preparato. Ritrovarsi famosi da un giorno all'altro cambia l'approccio con la vita.". La canzone, infatti, è di quelle che realmente cambiano la vita vista la popolarità che ha assunto ed il successo che ha ottenuto all'epoca e che continua a mantenere tutt'oggi. Scritta da Franco Migliacci e musicata da Claudio Mattone, "Ancora", è terza tra le canzoni che portano i maggiori proventi alla Siae come diritti d'autori ed è stata oggetto di diverse cover tra cui quelle di Mina, Anna Oxa ed Ornella Vanoni. Il brano è anche utilizzato come sigla da svariati anni delle trasmissioni condotte da Gigi Marzullo oltre ad essere stata citata anche al cinema da Jerry Calà nel film "Vacanze di Natale" del 1983. Pubblicato nell'omonimo album d'esorido di De Crescenzo e nel singlo insieme a "Il treno", il brano parla di un uomo abbandonato dalla propria donna proprio quando ne era follemente innamorato ed era convinto di averla conquistata del tutto. Pensando ad una particolare notte indimenticabile passata con lei, il protagonista, si dice disinteressato ad avere altre relazioni se non con lei. "Ancora...ancora...perchè io da quella sera...non ho fatto più l'amore senza te...e non me ne frega niente senza te...". L'amore smisurato che lo porta a non dormire ed a tormentarsi con questo chiodo fisso portano l'autore anche ad espressioni particolarmente ardite come : "Anche se incontrassi un angelo, direi: "non mi fai volare in alto quanto lei..."". Una folle dichiarazione d'amore, quindi, fatta ad una donna ormai lontana che l'uomo, senza trovare mai pace, proverà a riconquistare per ridare una dimensione alla propria esistenza. Dal punto di viste delle vendite l'album fu tra i più venduti dell'anno ma ciò che stupisce è che ancora oggi, il brano, porta introiti consistenti a chi l'ha composta. Un evergreen che, probabilmente, non vedrà mai la parola fine e che rimane, tutt'oggi, il più grande successo di Eduardo De Crescenzo che, pur proponendo tanti alti brani di qualità, non ha mai ripetuto il successo di critica e di mercato ottenuto con la suddetta perla della nostra storia musicale.

 

 

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3 novembre 2015 2 03 /11 /novembre /2015 00:01
La più bella di... Riccardo Sinigallia
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1 novembre 2015 7 01 /11 /novembre /2015 00:01
La più bella di... Renzo Arbore
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31 ottobre 2015 6 31 /10 /ottobre /2015 00:01

Ecco i risultati dei sondaggi con scadenza Ottobre 2015 con le relative percentuali di voto:

La più bella di...

X Milva: "The show must go on" 67%

X Nilla Pizzi: "Grazie dei fiori" 67%

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9 ottobre 2015 5 09 /10 /ottobre /2015 23:01

"Nei giardini che nessuno sa" è uno dei brani più belli della musica italiana. Scritta da Renato Zero, Fiacchini all'anagrafe, in collaborazione con Danilo Riccardi, la canzone fa parte del disco "L'imperfetto" del 1994. Con oltre 350 mila copie vendute, questo è uno dei tanti album fortunati dell'artista romano e "Nei giardini che nessuno sa" è sicuramente tra le perle di tutta la sua discografia. Il testo rappresenta quella indiffirenza che spesso gli uomini riservano a tutte quelle persone che nella vita sono state sfortunate e cioè i disabili, chi è costretto a lottare con una grave malattia, chi combatte con la depressione, chi non è in grado di vivere autonomamente, chi soffre di disturbi mentali o chi, più semplicemente, è nella fase conclusiva della sua vita e si trova solo, da un momento all'altro, a lottare con le difficoltà della vecchiaia. Zero, nel brano, si rivolge alle persone normali mettendosi anche lui fra questi che definisce "inabili" quando non riescono a lenire le sofferenze di queste vite e quando non capiscono l'importanza dei piccoli gesti d'affetto e di comprensione. L'autore spinge la popolazione, dunque, a non dimenticare, per i proprio comodi, queste persone ed a non far mancare il proprio appoggio ed il proprio sostegno fisico e morale. Un accorato appello verso tutta quella gente distratta che finge, per quieto vivere, di non sapere che nel mondo esistono anche queste realtà sfortunate che cercano una mano amica per non smettere di credere in un futuro o per finire con dignità i propri giorni. In questi "giardini che nessuno sa" riecheggiano forti i silenzi strazianti che rompono il muro della fratellanza e della compassione, giardini che Zero intende metaforicamente come ritrovo di queste persone e che possono essere intesi anche come i luoghi della sofferenza come ospedali, ospizi o centri di igiene mentale. Nel brano si parla di chi attende la morte con rassegnazione ma l'autore invoca l'attenzione della gente anche verso chi non ha più speranze per il futuro affinchè almeno il presente possa assumere una dimensione dignitosa. La canzone, ripresa in tanti best of di Renato, è stata interpretata anche da Laura Pausini nel 2006, all'interno dell'album di cover "Io canto".Un brano eccezionale da ascoltare e riascoltare fino a quando non si ottiene la consapevolezza di aver assimiliato questo intenso e profondo messaggio che Renato Zero con la sua grande sensibilità artistica ci espone. Un artista unico, Zero, che non ha mai dimenticato gli ultimi del mondo e "Nei giardini che nessuno sa" è solo l'ennesima prova della grandezza umana e morale oltre che, naturalemente, artistica ed autoriale di questo immenso poeta dei giorni nostri.

 

 

 


 

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Laura Pausini

Renato Zero

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