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  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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2 ottobre 2015 5 02 /10 /ottobre /2015 23:01
La più bella di... Nilla Pizzi
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30 settembre 2015 3 30 /09 /settembre /2015 23:01
La più bella di... Milva
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29 settembre 2015 2 29 /09 /settembre /2015 23:01

Ecco i risultati dei sondaggi con scadenza Settembre 2015 con le relative percentuali di voto:

La più bella di...

X Arisa: "La notte" 67%

X Giorgio Faletti: "Signor Tenente" 100%

 

 

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23 settembre 2015 3 23 /09 /settembre /2015 23:01

"Quando" è sicuramente tra i brani più noti ed apprezzati della storia artistica di  Pino Daniele. Il cantautore napoletano ha pubblicato questo brano nell'album "Sotto 'o sole" del 1991. In questo disco l'autore propone nuove riletture di alcuni brani già pubblicati tra 1977 ed il 1980 più gli inediti "Quando", che fa anche da colonna sonora al film "Pensavo fosse amore invece era un calesse" diretto ed interpretato Massimo Troisi, e a  "'O ssaje comme fa 'o core" scritta da Daniele e Troisi ed in cui lo stesso attore e grande amico del cantautore partecipa all'interpretazione. Lo stesso tipo di collaborazione avviene nella nuova versione, proposta in questo disco, di "Saglie saglie", altro brano scritto insieme dove Troisi accompagna recitando il canto di Daniele. L'album, trainato anche dal film, ottiene un successo notevole e "Quando" entrerà da quel momento tra i pezzi storici del repertorio di Daniele. Tra le curiosità legate a questo brano c'è l'amore verso lo stesso provato da Troisi che, come dichiarato dallo stesso attore, la scelse come base musicale della sua segreteria telefonica. Tra le cover e le diverse versioni proposte negli anni seguenti c'è da sottolineare l'interpretazione a quattro voci di Daniele insieme a Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron in occasione del loro  "In tour". Un vero e proprio evento per la musica italiana avvenuto nel 2002 e di cui è stato pubblicato sia un doppio cd che un dvd per immortalare tanti momenti importanti tra le varie serate che li hanno visti protagonisti nelle maggiori piazze italiane. Altra cover è quella proposta da Laura Pausini all'interno dell'album "Io canto" realizzato nel 2006. Per ciò che riguarda il testo, "Quando", molte espressioni possono assumere diversi significati a seconda di chi lo ascolta e, soprattutto, del suo stato emotivo o sentimentale. Naturalmente è una canzone d'amore, dove viene espresso il forte desiderio del protagonista di riavvicinarsi fisicamente o solo spiritualmente alla sua donna: "...dove sono le tue mani ed il tuo naso......non nascondere il tuo viso...perchè ho sete ho sete ancora...". Viene espresso un sentimento di odio, amore probabilemente figlio di una separazione che potrebbe essere attribuita alla forte volontà di avere un figlio pur non credendo ad un paradiso, e quindi all'opportunità di un aiuto divino, da parte del protagonista: "...E vivrò...tutto il giorno per vederti andar via...tra i ricordi e questa strana pazzia e il paradiso, che non esiste...chi vuole un figlio non insiste....Tu dimmi quando, quando...ho bisogno di te almeno un ora...per dirti che ti odio ancora...". Questa è una delle possibili chiavi di letture di un capolavoro che non ha bisogno di tante spiegazioni poichè grazie alla soave sonorità ed alla magnifica e penetrante interpretazione di Daniele arriva diretta a toccare le corde dell'anima ed a rilasciare in ogni individuo sensazioni ed atmosfere diverse ed è, forse, questa la vera grandezza di questa perla della nostra buona musica italiana.

 

 

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5 settembre 2015 6 05 /09 /settembre /2015 23:01

"Una rosa blu", popolare canzone di Michele Zarrillo, infatti al suo esordio non ottenne il riscontro desiderato dal pubblico e dalla critica. L'artista romano la presenta al Festival di Sanremo 1982 dove viene eliminata ancor prima della finale non rietrando nemmeno tra le ben 22 canzoni che all'epoca accedevano alla fase conclusiva della manifestazione. Un fisco inatteso che dopo la pubblicazione del singolo che conteneva anche "Venere", il brano non venne nemmeno inserito nel successivo album del cantautore. Solo nel 1998 la canzone venne inserita nella ristampa dell'album "Sarabanda" già inciso nel '82, appunto. Il motivo di questo ripescaggio fu l'evoluzione che la canzone ebbe nel confronto col pubblico. Il brano si fece strada e rifiorì anno dopo anno trovando la giusta collocazione tra i maggiori successi della discografia di Michele Zarrillo. Il successo ritrovato dopo tanti anni appare strano e, in qualche modo, magico poichè dal totale anonimato la canzone diventa una delle più amate della musica italiana di degli anni '80 e '90. Successo che continua ancora oggi e Zarrillo la ripropone sempre in ogni concerto nonostante il pessimo debutto che lo aveva convinto persino ad escluderla dal disco di allora. Una vicenda strana ma non unica: sono diversi i casi di canzoni riscoperte dopo diverso tempo dall'esordio come, ad esempio, "Vita spericolata" di Vasco Rossi che ebbe una destino molto simile al brano di Zarrillo anche se il brano di Vasco non riservò un'attesa tanto lunga prima di ricevere l'adeguato riscontro commerciale. Un capolavoro riscoperto, quindi, che ci fa capire che non è necessario aspettare sempre la pubblicazione di nuovi lavori per trovare nuovi brani da amare ma, a volte, basta scavare nel passato di qulache artista di cui amiamo lo stile per ritrovare pezzi che ci potrebbero interessare e che, magari, ne ignoravamo l'esistenza. Con la speranza, quindi, che tutti i successi nascosti vengano rispolverati dal dimenticatoio auguriamo agli artisti della nostra musica come Michele Zarrillo nuovi e clamorosi successi postdatati.

 

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4 settembre 2015 5 04 /09 /settembre /2015 23:01

E' il 1986 quando Luca Barbarossa si presenta al 36° Festival di Sanremo con "Via Margutta". La canzone, dedicata all'omonima via di Roma, ripercorre il filone emotivo e sentimentale con la propria città che il cantautore aveva intrapreso già nel 1981 con "Roma spogliata". Pubblicata in un 45 giri insieme a "Ognuno di noi", "Via Margutta", sarà poi inserita l'anno successivo nell'album "Come dentro un film". Il brano si piazzerà solo diciottesimo a Sanremo ma sarà nei mesi successivi a riscuotere un grosso successo dalle vendite e, quindi, dal popolo che ha sempre apprezzato lo stile melodico ed autoriale dell'artista capitolino. Via Margutta è una piccola strada nel centro di Roma, nel rione Campo Marzio, zona nota come il quartiere degli stranieri, alle pendici del monte Pincio. La strada era un luogo che anticamente ospitava botteghe artigiane e stalle ed oggi è un sito di gallerie d'arte e di ristoranti alla moda. Negli anni '50 diventa una strada esclusiva e residenza scelta per molti personaggi famosi come Federico Fellini, Anna Magnani, Renato Guttuso e tanti altri. Il luogo, quindi, dal forte legame tra popolo e arte diventa il set ideale per il romantico brano di Barbarossa che tra ricordi di guerra e povertà confronta la vita e la città di Roma con la situazione attuale. In un dialogo con la propria partner, l'autore, esprime le riflessioni sul tempo e sui cambiamenti vissuti dalla città sotto i loro occhi restando quasi perplesso che quella di oggi sia davvero la stessa città palcoscenico dei loro primi approcci sentimentali e della difficile vita di quegli anni passati: "Amore vedessi com'è bello il cielo a via Margutta questa sera...a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo...dei bombardamenti, dei pittori, dei giovani poeti e dei loro amori consumati di nascosto in un caffè...". Una canzone, quindi, dal forte contenuto emotivo che esprime tutto l'amore che Barbarossa prova per la propria città e tutta la grande capacità autoriale che ha nel disegnare immagini tanto vere quanto coinvolgenti. Ascoltare questo brano è come osservare un bel quadro che ti ispira storie, racconti e vite vissuti di quei tempi andati ed, inoltre, offre spunto alla riflessione sui mutamenti avuti nella storia recente del nostro Paese. Un capolavoro assoluto figlio di un artista poco sponsorizzato dai media ma sempre apprezzato ed amato dal pubblico grazie al suo talento e alla sua umiltà. Sempre in prima fila con la Nazionale Cantanti in quanto a beneficenza, Barbarossa è anche una figura importante della radio dove conduce dal 2010 con successo "Radio 2 Social Club" che dal 9 maggio è stato trasportato anche in tv con il titolo di "Super Club" dove presenta al fianco di Max Giusti. Per ciò che riguarda la discografia, invece, lo scorso febbraio è uscito "Barbarossa Social Club", raccolta celebrativa dei suoi primi trent'anni di carriera mentre l'ultimo disco di inediti risale al 2008, ovvero, "Via delle storie infinite". Aspettando, quindi, un nuovo album di inediti auguriamo a Luca ancora tantissimi anni di musica non dimenticando mai le sue numerose perle che impreziosiscono le pagine più belle della nostra musica italiana.

 

 

 


 

Altro su:

Luca Barbarossa   

Sanremo Story

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3 settembre 2015 4 03 /09 /settembre /2015 23:01

"L'isola che non c'è" è uno dei brani più noti di  Edoardo Bennato e pubblicato nel concept album "Sono solo canzonette" ispirato alla storia di "Peter Pan" scritta dallo scozzese James Matthew Barrie. L'intero disco rappresenta la lotta tra la ragione e la fantasia. Come il celebre personaggio dei cartoon Bennato ripercorre l'idea di restare bambini per sempre e di raggiungere, con l'aiuto della fantasia, tutti quegli obiettivi che razionalmente resterebbero utopie. In "L'isola che non c'è" l'autore esprime proprio questo tema spingendo l'uomo a credere in determinati sogni a cui la realtà non ne offre la possibilità. Raggiungere volando questo luogo magico che significherebbe un mondo "senza santi nè eroi...niente ladri e gendarmi...niente odio e violenza...nè soldati nè armi..." è chiaramente una chimera ed è proprio per questo che Bennato sottolinea "...forse è proprio l'isola che non c'è". Infatti, con la forza della ragione, trovare un mondo così è pura fantasia ma riferendosi ai sognatori che ancora credono che tutto ciò un giorno posso essere realtà Bennato dice: "E ti prendono in giro se continui a cercarla...ma non darti per vinto perchè...chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle...forse è ancora più pazzo di te...". Ecco, quindi, che l'autore pur capendo le ragioni di chi non crede a questo tipo di realtà, incoraggia chi ancora non abbandono quel sogno e, da eterno bambino, si lascia guidare dalla fantasia o da quell'ideale che la ragione non riesce a spegnere. Un brano magnifico interpretato in pieno stile Bennato e che ha segnato la carriera di questo grande nome della nostra musica. Tra l'altro, l'album ebbe un enorme successo al punto di essere il più venduto dell'anno e, in assoluto, secondo solo a "The wall" dei Pink Floyd. Altra nota curiosa legata a questo album e che solo quindici giorni prima Bennato aveva pubblicato un altro disco di inediti dal titolo "Uffà! Uffà!" che pure andò molto bene sul mercato. Questa scelta coraggiosa e decisamente contro corrente stava a rappresentare proprio la volontà dell'artista di non seguire la massa nè tantomeno piegarsi alle leggi del mercato. Dopo di lui, la doppia uscita a breve distanza, fu utilizzata anche da Bruce Springsteen e dai Guns N' Roses. In entrambi i dischi è da sottolineare l'eccellente sax di  Enzo Avitabile. Un libero pensatore, quindi, Bennato che ha sempre dato molto importanza all'aspetto ludico e fantasioso della musica facendo più volte riferimento a personaggi di favole e proponendo il confronto con la realtà. Una lotta ragione-fantasia proposta anche a teatro nel musical "Peter Pan" dove trovaimo le stesse musiche del disco e che ha ottenuto un grosso successo in tutti i più grandi teatri italiani. Oltre questo aspetto però Bennato è sempre stato un cantautore eclettico e molto vario nel suo infinito repertorio che va da testi più leggeri, ma comunque con una morale, a quelli più impegnati dal punto di vista sociale. Un artista completo, dunque, che ha fatto e continua a fare la storia della nostra musica popolare.

 

 

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2 settembre 2015 3 02 /09 /settembre /2015 23:01
Sondaggi: La più bella di... Giorgio Faletti
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1 settembre 2015 2 01 /09 /settembre /2015 23:01

"Bella stronza" è un brano di Marco Masini del 1995 pubblicato nell'album "Il cielo della vergine". Scritto in collaborazione con il suo mentore Giancarlo Bigazzi, la canzone suscitò molte polemiche ancor prima di essere diffusa. Il solo titolo, infatti, diede adito ad una critica prevenuta e molto superficiale di poter sparare a raffica su di un'artista troppo spesso bersagliato per chissà quali reali ragioni. Alcuni personaggi, infatti, hanno cavalcato ad arte l'onda di questa presunta volgarità di Masini sfruttando le polemiche nate già due anni prima per la pubblicazione della celebre "Vaffanculo" nell'album "T'innamorerai". La storia della jella e la presunta volgarità sono state etichette difficili da scrollare per il cantautore toscano che, fortunatamente ha saputo reagire a differenza, ad esempio, di Mia Martini che non superò mai quelle infamanti accuse. Il brano, infatti, può sembrare volgare solo a chi si ferma a leggerne l'intestazione senza ascoltare la canzone che non è altro che l'espressione di una delusione in seguito ad un tradimento ricevuto da quella ragazza che ha amato alla follia e per la quale aveva troncato la sua precedente relazione oltre a fare a botte con il suo migliore amico. Il protagonista, quindi, ricorda i momenti felici passati insieme e si convince che la causa della fine di questa storia è da attribuire al troppo amore concesso. Una dichiarazione cruda d'amore, quindi, e non un insulto fine a se stesso che trova la sua adeguata collocazione in un contesto molto più ampio e intenso. La parola incriminata, inoltre, è ormai usata regolarmente nel linguaggio quotidiano del Paese e, Masini, da attento osservatore e da artista mai banale, ha sempre raccontato la vita reale usando anche parole forti per dare quella forza per la quale si rendono necessarie. Il senso che l'autore vuole dare in una determinata espressione verrebbe stravolto totalmente se si prova a sostituire quella parole con altre politicamente più corrette. Inoltre, un artista non può e non deve essere schiavo di alcuna barriera espressiva ma deve poter lasciare libero sfogo alla sua cratività. Non a caso, nonostante una indecente censura mediatica figlia dell'ignoranza e di un finto moralismo, il brano è uno dei pezzi più apprezzati ed amati della discografia di Marco Masini che pur conta numerosi successi entrati di diritto nella storia della musica italiana. D'altro canto, questo album, arriva dopo gli anni d'oro di Masini: i successi a Sanremo, la consacrazione come simbolo generazionale agli inizi degli anni '90, manifesto vivente e voce dei giovani di quegli anni che vedevano in Marco un poeta che sapeva trasmettere emozione attraverso testi che parlavano degli amori ma anche dei disagi e delle problematiche reali dei ragazzi. Un artista che non si fermava alla banalità delle rime baciate o della musica commerciale creata a tavolino e, per tale motivo, apprezzato ed amato. Tutto ciò continuò anche nel 1993 con il fortunato album "T'innamorerai" e nel 1995 con "Il cielo della vergine" anche se, in questo caso, incominciavano a spopolare le infamanti accuse che pian piano hanno inisidiato pericolosamente il futuro artistico di Marco. Come detto, però, Masini ha superato quel periodo tornando a trionfare a Sanremo ed incidendo nuovi album anche dopo la fine del rapporto lavorativo con Bigazzi, avvenuto diversi anni prima della sua recente scomparsa. Oggi, anche se gli anni d'oro sembrano passati, di tanto in tanto viene fuori qualche vero e proprio capolavoro che confermano la grandezza di un poeta del nostro tempo che non ha mai perso la voglia di emozionarsi ed emozionare con la sua grande musica. 

 

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31 agosto 2015 1 31 /08 /agosto /2015 23:01
Sondaggi: La più bella di... Arisa
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