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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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30 agosto 2015 7 30 /08 /agosto /2015 23:01

Ecco i risultati dei sondaggi con scadenza Agosto 2015 con le relative percentuali di voto:

La più bella di...

 

X Syria: "Sei tu" 71%

X Tullio De Piscopo: "Andamento lento" 100%

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18 agosto 2015 2 18 /08 /agosto /2015 23:01

"Le cose che hai amto di più" è un brano scritto e cantato da  Biagio Antonacci nel 2000 e pubblicato all'interno della raccolta "Tra le mie canzoni". La canzone risalta le qualità autoriali di Antonacci che negli anni ha sempre mantenuto un profilo alto sia dal punto di vista della critica che per ciò che riguarda i dati di vendita. Antonacci è uno di quei cantautori che conserva un pubblico di fedelissimi pur evolvendo con la sua musica e coinvolgendo nuove generazioni ai suoi concerti. La musica del cantautore milanese si fonda sulla melodia italiana pur non rinnegando, di tanto in tanto, contaminazioni con altri generi ed altre sonorità. Alla basa dei testi, invece, ci sono spesso i sentimenti proprio come nel caso di "Le cose che hai amato di più" che rappresenta una riflessione sulla cruda realtà del tempo che passa e sullo sbiadire dei ricordi. Infatti, il brano, esprime proprio quel senso di rimpianto che si ha pensando che quelle cose del passato, anche se tanto amate, non torneranno più. La verità del tempo dinnanzi all'affetto dei ricordi di un tempo. Si fa, quindi, riferimento all'infanzia, al rapporto con la propria madre ed ad esperienze felici trascorse da anni che oggi assumono la forma del ricordo e proprio per questo assumono un valore affettivo ancor più forte. Antonacci, quindi, sprona a guardare avanti chiarendo che il tempo non si può fermare e ne, tantomeno, lo si può far tornare indietro.Questo, quindi, il messaggio poetico lanciato da Antonacci che affascina in questa canzone anche con la sua sentita interpretazione e la sua voce profonda. Un ottimo esempio, dunque, delle capacità artistiche di uno degli esponenti più amati dagli appassionati di musica italiana. D'altro canto gli oltre vent'anni passati sempre sulla cresta dell'onda rendono l'idea del talento di Biagio.

 

 

 


 

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Biagio Antonacci       

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17 agosto 2015 1 17 /08 /agosto /2015 23:01

Siamo nel 1977 quando un giovane  Pino Daniele pubblica il suo album d'esordio "Terra mia". Il suo sound blues misto alla cultura napoletana diventa subito un fenomeno e grazie al suo talento come musicista oltre che come autore lo rendono presto una colonna della nostra musica nel mondo. Anno dopo anno, infatti, Daniele sfornerà successi su successi consolidando il suo ruolo tra i protagonisti della musica italiana. Il brano che da il titolo all'album "Terra mia" è sicuramente tra le perle della sua discografia ed è dedicato ovviamente alla sua terra d'origine come anche "Napule è" il brano che gli darà il passaporto artistico per il mondo. "Napule è", infatti, è tra le canzoni più note ed apprezzate della sua storia e, nonostante il passar del tempo, rimane sempre molto amata anche per le tematiche affrontate che risultano ancora attuali. Il testo, infatti, parla delle contraddizioni tipiche della città di Napoli e di quelle sensazione di indifferenza mista a rassegnazione che è presente nel popolo napoletano. Daniele, quindi, esprime quel misto di sentimenti e di riflessioni che ogni napoletano che vive la propria città ha ogni qualvolta gira per le strade di Napoli. L'inconfutabile bellezza, le grandi tradizioni, la fama storica ma anche una noncuranza ed una indifferenza, dinnanzi a determinate situazioni che hanno reso possibile la diffusione nel mondo di luoghi comuni non proprio simpatici. Negli ultimi anni la cosa, se vogliamo, è anche peggiorata ma il senso del brano di Pino Daniele è ancora molto chiaro e veritiero per chi conosce bene questa città aldilà della meravigliosa cartolina che viaggia per il mondo.  Negli anni il brano è diventato un vero fenomeno mondiale ed è stato oggetto di numerose riletture e cover di diversi artisti italiani ed internazionali come Mina, Gino Paoli e Laura Pausini oltre che dallo stesso Daniele che lo ha riarrangiato più volte fornendo sempre versioni interessanti ed innovative che, in ogni caso, non vanno mai ad intaccare la bellezza  e la sacralità dell'originale. Un grande brano che rappresenta la perla più luccicante di questo album che presenta diverse canzoni storiche della disografia di Daniele come "Ce sta chi ce penza", "Na tazzulella 'e cafè", "Fortunato" oltre ovviamente a "Terra mia". Un esordio col botto che ha permesso a Daniele di farsi conoscere ad a tutti gli amanti della musica di qualità di godere per tanti anni dell'arte di un simbolo della musica italiana e della cultura napoletana che ancora oggi continua a regalare pagine di storia per la nostra musica.

 

 

 


 

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Gino Paoli

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16 agosto 2015 7 16 /08 /agosto /2015 23:01

E' il 1981 quando Alice, nome d'arte di Carla Bissi, si presenta al 31° Festival di Sanremo con "Per Elisa". Il brano che ripercorre il tema musicale della "Bagatella" di Ludwig Van Beethoven conosciuta proprio come "Per Elisa" è stata scritta dal grande Franco Battiato in collabroazione con la stessa interprete per il testo e con Giusto Pio per la musica. La canzone che stravinse il Festival venne inserita nell'album "Alice" è raggiunse il primo posto nelle classifiche italiane. Nel testo la protagonista è una amante che riesce a rubare un uomo alla propria donna. Viene quindi espressa l'invidia ed il rancore della donna lasciata e vengono sottolineate le capacità ingannevoli di quella amante definita "nemmeno bella!" che è riuscita a plagiare la mente di quell'uomo fino a fargli perdere persino la dignità. Esiste, però, un'altra interpretazione data alla canzone e mai confermata nelle dichiarazioni degli autori e cioè un riferimento alla droga. In questo caso Elisa rappresenterebbe l'eroina e la canzone sarebbe una riflessione sulla tossicodipendenza. Malgrado questa tesi non sia all'origine della creazione di questo brano, come riferito sia da Alice che da Battiato, rimane comunque una opinione molto diffusa. Se si adatta, infatti, il testo alludendo alla droga e, quindi, adattando i riferimenti nati per una donna, ad una sostanza stupefacente come l'eroina, il risultato potrebbe avallare anche questa interpretazione. In ogni caso, "Per Elisa", rimane un grande pezzo scritto da uno dei più grandi autori del nostro tempo e cantato da una interprete molto particolare e sicuramente adatta, in quanto a grinta e vocalità, all'impianto "aggressivo" del brano in questione. Di questa canzone esistono anche altre versioni e cover come quella della stessa Alice riarraggiata del 2000 nell'album "Personal juke box" o quella della cantautrice Marian Trapassi del 2004 o, ancora, quella della band di X-Factor "Aram Quartet" del 2008.

 

 

 


 

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Franco Battiato   

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15 agosto 2015 6 15 /08 /agosto /2015 23:01

E' il 1974 quando un giovane Renato Zero, Fiacchini all'anagrafe, pubblica il suo secondo album "Invenzioni". Non siamo ancora al disco della cosacrazione ma Renato inizia a farsi conoscere dai media e, soprattutto, le radio si accorgono di lui. l'album, che venderà circa 100 mila copie, tratta temi "difficili" e proprio il pezzo d'apertura è quello che più attira l'attenzione su questo nuovo fenomeno della musica italiana. Il brano si intitola "Qualcuno mi renda l'anima" e parla della violenza sessuale sui minori, ovvero, la pedofilia. La canzone non passa inosservata ed in un epoca in cui si parla poco di certi argomenti il messaggio lanciato da Zero risuona forte nella società. L'appello del protagosiata del brano, vittima di una violenza, fa rumore e Zero inizia a mostrare tutta la sua arte. Una capacità di scrittura diversa dalla media ed una sensibilità da vero artista sono le chiavi principali che aprono le porte della notorietà prima, e del clamoroso successo poi, a questo esile ragazzo romano. Il testo del brano è scritto dallo stesso Renato mentre la musica è curata da Roberto Conrado, collaboratore fedele degli esordi dell'artista. Altro brano simbolo di questo disco è "L'evento" che parla di sballi in discoteca e che sarà uno dei più apprezzati insieme ad "Inventi", forse la vera perla del disco. Tali brani di più facile divulgazione fecero da apri pista a "Qualcuno mi renda l'anima" che pur non essendo una canzone dagli aspetti radiofonici si impose per la sua grandezza autoriale e per il messaggio che conteneva. Un urlo nel silenzio più totale su di un argomento tabù che Renato Zero da grande preculsore dei tempi portò dinnanzi all'opinione pubblica creando sia stupore che riflessione. Il testo parla di questa persona ormai adulta che racconta la sua triste esperienza avuta da bambino in cui perse la sua innocenza e la sua anima in un gioco losco dove ricevette per premio un aquilone rosso. Ora questo ragazzo chiede che qualcuno lo risarcisca di tanto male pur sapendo che non avrà mai indietro la sua anima. Un brano che è entra nel profondo e che non lascia alcun dubbio sulla grandezza di un artista unico nel panorama musicale italiano. Zero rappresenta una sensibilità artistica rara che appartiene solo ai grandi ed è questo uno dei motivi per il quale si conferma sempre, anno dopo anno, uno dei pilastri della cultura e dello spettacolo italiano.

 

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14 agosto 2015 5 14 /08 /agosto /2015 23:01

"...E dimmi che non vuoi morire" è un brano del 1997 presentato al 47° Festival di Sanremo da  Patty Pravo, Nicoletta Strambelli all'anagrafe, e fin da subito dato per favorito per la vittoria finale nella manifestazione. I favori dei media e del pubblico per questo brano ancor prima di essere ascoltato trovano radici nello staff che ha realizzato questo progetto. Infatti, oltre alla grande interprete veneziana che già da sola vale una grande attesa, nella lista degli autori ci sono Roberto Ferri e Gaetano Curreri per ciò che riguarda la musica e lo stesso Ferri inisieme a  Vasco Rossi per il testo. Se Ferri appare poco noto ai non addetti ai lavori per aver sempre lavorato dietro le quinte pur avendo collaborato con artisti del calibro di Fabrizio De Andrè, Franco Battiato, Toto Cutugno e tanti altri, i nomi che più risuonano sono quelli di Curreri, leader degli "Stadio" e autore di tante canzoni di successo anche per altri artisti e, soprattutto, quello di Vasco Rossi. Il brano non delude le attese e pur non vincendo il Festival (si piazza ottavo), ottiene il Premio della Critica ed il Premio miglior musica. Ovviamente la storia di questa canzone non finisce sul palco dell'Ariston bensì è dopo che sarà consacrata come capolavoro assoluto della musica italiana. Infatti, il brano, oltre ad essere uno dei più venduti dell'anno insieme all'album che che lo contiene "Bye Bye Patty" ottiene un grosso successo negli anni successivi entrando di diritto tra i classici della nostra musica. Inoltre il coautore Roberto Ferri nel 1998 ha inciso una versione del brano in lingua francese dal titolo "Reste" mentre, dal 2010, Noemi, ovvero Veronica Scopelliti, ha inserito lo stesso brano originale nella scaletta dei suoi tour. Il testo, nello specifico, vede una coppia che arrivati ad una maturità data dall'età si interroga sugli errori del passato, su di una vita passata tra delusioni, angosce e bugie cercando di cambiare il corso del loro destino attraverso la serenità delle piccole cose: "...la cambio io la vita che...che mi ha deluso più di te...portami al mare, fammi sognare...e dimmi che non vuoi morire...". Un messaggio importante, forte quanto intenso ma espresso attraverso la semplicità diretta dei testi di Vasco e la sublime classe nell'interpretazione della Pravo. Se a questo si aggiunge la musica di Curreri e l'appoggio autoriale di Ferri ecco che il risultato non può non essere un capolavoro. Tra l'altro, per l'ultimo festival, il gruppo si era riunito per presentare una nuova canzone dal titolo  "La luna" ma la cosa non è andata in porto. Inizialmente Vasco aveva accusato Morandi di aver scartato la canzone senza nemmeno sentirla ma, a quanto pare, sarebbe stata la stessa Patty Pravo a declinare l'invito di partecipare al Festival 2012. Qualunque sia la verità rimane comunque un peccato non aver potuto ascoltare questo nuovo brano di un team così ben composto ed affiatato. Aspettando di ascoltarla in un altra occasione, quindi, non resta che lasciarsi affascinare ancora da questa struggente e raffinata perla della nostra storia musicale. 

 

 

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13 agosto 2015 4 13 /08 /agosto /2015 23:01

Siamo nel 1997 quando Silvia Salemi si presenta al 47° Festival di Sanremo con "A casa di Luca", un brano scritto da Giampiero Artegiani con la collaborazione della stessa interprete siciliana per ciò che riguarda il testo. Il brano ottiene un quarto posto nella kermesse canora ed un grande successo sia dal pubblico che dalla critica. La canzone avrà un grosso riscontro anche dal punto di vista radiofonico e commerciale. Infatti l'album "Caotica" che contiene il suddetto pezzo sarà tra i più venduti di quell'edizione del Festival. Il testo parla della difficoltà che esistono nella comunicazione e nell'apprezzamento delle cose semplici in un mondo moderno dove si ha sempre meno tempo per il contatto umano e per la condivisione. Col passare degli anni, il brano, se possibile è diventato ancora più attuale visto il diffondersi di tecnologie e strumenti atti a precludere quasi totalmente momenti di coesione tra esseri umani. Televisioni con i loro mille canali, internet con i social network, videogiochi e così via tolgono sempre più tempo al contatto, al dialogo ed alla condivisone diretta tra le persone e, soprattutto, per ciò che concerne i giovani. Ecco perchè la Salemi invita all'incontro e descrive quelle semplici ma liete serate passate in compagnia degli amici più cari in cui basta parlare o cantare insieme per ritrovare una serenità interiore ed una leggerezza che aiuti a vivere meglio. Rilassarsi con quattro risate tra persone fidate è l'invito che la cantautrice, quindi, propone ai ragazzi di oggi sempre in cerca di nuove emozioni che spesso si ricercano in modi sbagliati e pericolosi come l'uso di droghe o l'abuso di alcool. La canzone, quindi, ha un risvolto sociale notevole e spinge i ragazzi, ma le persone in generale, a non isolarsi in un proprio mondo fatto di amicizie virtuali o svaghi fittizzi. Un messaggio importante lanciato, tra l'altro, in un brano orecchiabile e molto piacevole da ascoltare anche grazie alla voce ed all'interpretazione della Salemi che è una di quelle artiste spesso snobbate dai media ma che hanno talento da vendere. Nella sua storia recente, l'artista, è diventata anche mamma ed è questa una delle cause del distacco dalla scena musicale per un certo periodo di tempo. Il suo ultimo lavoro discografico risale al 2007 ed è l'album "Il mutevole abitante del mio solito involucro" il cui omonimo singolo, insieme, ad alcuni altri pezzi del disco sono certamente di notavole fattura. Tra l'altro il video di "Il mutevole abitante del mio solito involucro" vede il debutto alla regia di Beppe Fiorello mente quello di "Ormai", secondo singolo dell'album, vede l'esordio dietro la macchina da presa di Giorgio Pasotti. Aspettando un nuovo lavoro, quindi, è consigliabile andarsi a rivedere la storia musicale di questa artista a partire proprio da uno dei suoi brani più amati come, appunto, "A casa di Luca". 

 

 

 

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12 agosto 2015 3 12 /08 /agosto /2015 23:01

"Il disertore" è un brano francese del 1954 scritto da Boris Vian e da Harold Berg per ciò che riguarda la musica. Conosciuta nel mondo come "Le déserteur", la canzone è stata eseguita per la prima volta da Marcel Mouloudji per poi essere cantata dallo stesso Vian e, negli anni, da diversi interpreti internazionali. A portarla in Italia fu Margot, ovvero Margherita Galante Garrone, alla fine degli anni '50 ancora in lingua francese. Sempre nella versione originale venne eseguita da Adriana Martino, mentre la prima traduzione in italiano è da attribuire a Santo Catanuto, autore e studioso del canto anarchico in Italia. La prima incisione, invece, in italiano fu del trio francese "The Sunlight" nel 1967. Qualche anno prima, nel 1962, il brano venne tradotto anche da Luigi Tenco ma la sua versione intitolata "Padroni della terra" rimase inedita. In seguito la canzone venne ritradotta da Giorgio Calabrese, celebre paroliere, ed incisa da Ornella Vanoni nell'album "Ah! L'amore l'amore, quante cose fa fare l'amore!" del 1971. Sempre in quegli anni, il brano, venne inciso anche da Serge Reggiani e da Achille Millo. Mentre la versione italiana più celebre venne incisa nel 1992, sempre sulla base della traduzione di Calabrese, da Ivano Fossati all'interno del disco "Lindbergh (lettere da sopra la pioggia)" vincitore della Targa Tenco come miglior album dell'anno. In seguito la canzone è stata ripresa, in differenti versioni, da Giangilberto Monti nel 1995 nell'album "Boris Vian - Le canzoni" con il titolo "Egregio Presidente", da Renato Dibì con il titolo "Io disertore" nel 2002 ed, in verisione rap, dal gruppo "Terminale X" nel 2003. "Le déserteur" è stata oggetto anche di altre traduzioni in italiano mai incise curate da Paolo Villaggio e da Giorgio Caproni. Esiste anche una traduzione in dialetto piemontese scritta ed incisa da Renzo Gallo. Inoltre esistono altre versioni eseguite live e mai pubblicate come quella Gino Paoli. II testo, in pratica, è il sentito rifiuto, anche a costo della propria vita, di partire a seguito della chiamata alle armi per andare in guerra ad ammazzare i propri simili per delle assurde ideologie o giochi di poteri lontani dalla propria vita reale che, difatto, verrebbe solo danneggiata e persa per sempre per i soli interessi del potere. Il brano nasce ai tempi della disfatta della Francia nella battaglia di Dien Bien Phu che segna la fine della guerra in Indocina e non venne accolta bene dal potere francesce al punto di essere vittima di modifiche del testo originale al fine di eliminare i riferimenti al Presidente prima della totale censura radiofonica. Diventato un inno pacifista, il brano, divenne un manifesto contro la presenza coloniale francese nell'Algeria che lottava per la propia libertà. In merito al tema della canzone, Vian dichiara: "La mia canzone non è affatto anti-militarista, ma, lo riconosco, violentemente pro-civili". La vita dell'autore venne segnata da questo brano al punto che, nei suoi lavori successivi, si firmava con uno pseudonimo per evitare ripercussioni politiche fino alla morte che giunse solo 5 anni dopo la pubblicazione della canzone, ovvero, nel 1959 per problemi cardiaci. Andò ancora peggio al primo esecutore del brano: Marcel Moulodji, infatti, venne esiliato per circa 10 anni dal mondo della musica francese. Un brano, quindi, che ha segnato la storia della musica mondiale ed anche quella della nostra civiltà. Un pezzo di storia francese che grazie, soprattutto, ad Ivano Fossati è diventato patrimonio anche della cultura italiana.   

 

 

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11 agosto 2015 2 11 /08 /agosto /2015 23:01

"Il mare d'inverno" è un brano lanciato da Loredana Bertè nel 1983 e pubblicato nell'album "Jazz" che ottenne un grande successo diventando uno dei pezzi più amati del repertorio della cantante calabrese. Il merito di questo successo va dato sia alla grinta ed alle capacità vocali ed interpretative della Bertè ma, soprattutto, all'autore del brano che è Enrico Ruggeri. In realtà, come storicamente accade nelle opere di Ruggeri, c'è anche la collaborazione del fidato compagno artistico Luigi Schiavone che cura l'aspetto musicale. Come in questo caso, Ruggeri, ha scritto tante canzoni per altri interpreti e, nella quasi totalità dei casi, lo ha fatto per le donne della musica italiana. Gran parte, infatti, delle maggiori interpreti femminili del panorama musicale italiano hanno in repertorio almeno un brano scritto dal cantautore milanese. In diversi casi, però, lo stesso Ruggeri ha reinterpretato successivamente gli stessi brani e ciò non poteva non essere fatto per un capolavoro assoluto come "Il mare d'inverno". L'artista, infatti, non perde tempo e solo un anno dopo la ripropone nell'album "Presente" rinnovando il successo del brano e regalando una nuova ed intrigante versione con quel marchio di fabbrica rappresentato dalla sua inconfondibile voce. La canzone diventa presto un classico della musica italiana e la sua forza rimane immutata nel tempo continuado a conquistare sempre nuove generazioni. Non a caso, "Il mare d'inverno" è presente anche nell'ultimo lavoro discografico di Ruggeri, "Le canzone ai testimoni", dove l'artista ha duettato con artisti esordienti, o quasi tali, diversi brani storici del suo repertorio. Nel caso del suddetto brano, il duetto, è stato eseguito con Boosta, Davide Dileo all'anagrafe e fondatore dei Subsonica. La canzone, negli anni, è stata oggetto di diverse cover ed è stata eseguita da svariati artisti della scena italiana ed internazionale. "Il mare d'inverno" rappresenta in maniera poetica quello stato di solitudine e di inquietudine presente nell'animo umano in determiante situazioni. Proprio un mare agitato d'inverno ed un posto, quindi, isolato può esprimere il senso di questo stato d'animo immaginando una istantanea di tale situazione. Un luogo di mare che si ripopolerà con l'arrivo del estate proprio come l'umore si rigenera con l'arrivo del sereno. Questa rappresenta una chiave di lettura ma il testo può essere visto anche come una riflessione sul consumismo e sull'atteggiamento di una umanità pilotata dai media, o dalle sole convenzioni civili, che riesce a condizionare il comportamento della stessa: un luogo indesiderato, non considerato, dove non ci si ferma nemmeno a bere un caffè, assume puntualmente, ogni estate, un ruolo ambito dalla massa grazie ad una falsa ed illusoria veste colorata, condita di musiche banali e manifesti di pubblicità. I tanti aspetti del brano, quindi, possono creare nella mente di chi ascolta diversi spunti di riflessioni ed è questa la più grande dote che può avere una canzone ed il più bel riconoscimento che può avere un autore. Lo stesso Ruggeri ha più volte espresso questa caratteristica per i suoi componimenti che spesso riescono ad assumere significati diversi, che possono risultare attinenti, pur non essendo stati scritti in quel senso poichè ogni utente la legge attraverso le proprie esperienze di vita. Il riuscire a trasmettere sensazioni e messaggi diversi ogni qual volta la si ascolta fanno di una semplice canzone un capolavoro ed "Il mare d'inverno" non può non essere classificato tra questi.

 

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2 agosto 2015 7 02 /08 /agosto /2015 23:01
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