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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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8 febbraio 2016 1 08 /02 /febbraio /2016 00:01

"Smisurata preghiera" è un brano di  Fabrizio De André ed Ivano Fossati contenuto nello storico album  "Anime salve" realizzato dai due grandi cantautori genovesi nel 1996. Il disco che riceverà la Targa Tenco oltre che il triplo disco di platino ed il Premio Italiano della Musica, è un po' il sunto di tutto il percorso artistico di De André poichè rappresenta l'ennesima lotta alle maggioranze a favore di chi, per scelta o per obbligo, ha condotto la propria esistenza tra umiliazioni e soprusi senza mai avere voce in capitolo. Tutto l'album gira intorno a tale problematica da sempre cara a Faber e, "Smisurata preghiera" ne è la pagina conclusiva che raccoglie il tutto in una invocazione ad un qualcuno più grande di noi affichè osservi bene la realtà e conceda a queste persone una sorte migliore, un po' di fortuna, fosse anche per svista, come un'anomalia, una distrazione o, meglio, un dovere. Un riscatto impossibile e, quindi, smisurato che Dio o chi per esso deve a chi è stato costretto a subire torti da una società che li ha emarginati per la loro debolezza o per il loro spiccato senso di dignità o di pudore. Il brano è tratto dal libro di poesie "Saga di Maqrol - Il gabbiere" di Alvaro Mutis che narra le vicende di un marinaio errante che prega Dio affinchè non dimentichi il suo volto. Da questa ispirazione De André e Fossati ne hanno fatto un capolavoro tanto che lo stesso scrittore colombiano si è detto impressionato dalle capacità di questi artisti nel saper sintetizzare in pochi minuti un pensiero così ampio. Un messaggio d'amore, quindi, quello degli autori verso quelle minoranze che si ostinano a viaggiare in direzione contraria ad una maggioranza opportunista e, spesso, meschina. In particolare, per De André, tale brano può rappresentare il suo testamento artistico definitivo, il punto esclamativo ad un percorso poetico incentrato sulla difesa degli ultimi del mondo e sulla volontà di dar loro una voce. Un capolavoro assoluto, quindi, che rappresenta una delle tante pagine gloriose della musica italiana di qualità proposta da due veri mostri sacri della nostra storia culturale.

 

 

 

 


 
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4 febbraio 2016 4 04 /02 /febbraio /2016 00:01

"Il cielo" è uno dei primi grandi successi di Renato Zero, al secolo Renato Fiacchini. Pubblicato nel quarto album dell'artista "Zerofobia" del 1977, il brano, assume negli anni una posizione importante nella discografia del cantautore romano tanto da diventare, in molte occasioni, la canzone di chiusura dei suoi spettacoli. "Il cielo" è uno dei primi brani scritti dallo stesso Zero in persona ed è per tale motivo che l'artista ne è particolarmente legato. Inoltre, proprio in occasione dei suoi live, Renato, ha modificato la parte finale del testo inserendo una celebre parte recitata divenuta ormai parte della stessa canzone, un po' come successo per "Più su". Il brano parla del cielo riferendosi alla fede ed al rapporto dell'essere umano verso questa entità misteriosa a cui è legato il nostro destino. L'autore, quindi, invita a vedere oltre quella macchia buia e ad avvicinarsi a Dio per sperare in futuro migliore oltre che godere della propria attuale esistenza su questa Terra. Zero, inoltre, rappresenta l'impotenza umana sotto l'immensità del cielo e indica come una salvezza la fede poichè chi si lascia distogliere dalla propria vanità o, peggio ancora, eccede in violenza, non rende onore alla vita e sotterra la propria dignità non meritando nemmeno pietà. L'autore, dunque, ha integrato il testo coivolgendo i suoi fans con l'intenzione di sottolineare i valori dei veri sentimenti che rappresentano l'unica salvezza dell'uomo. L'amore e l'amicizia sono, quindi, i valori da ricercare per dare nuova luce ad un mondo grigio e stanco. Proprio questa ultima parte, cantata dal pubblico nei concerti, rende questo brano un marchio di fabbrica di Renato Zero e del suo modo di intendere la musica e lo spettacolo oltre che la sua scala di valori per avere un mondo di migliore dove basta un sorriso o una stretta di mano per sentirsi serenamente parte di quel cielo. Come tutti i grandi classici, anche questo è stato oggetto di diverse cover come quella di Mina, di Rosario Fiorello o dei New Trolls. Inoltre, nel 1999, Renato Zero ne ha eseguito una spettacolare versione in duetto con il maestro Luciano Pavarotti.

 

 

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3 febbraio 2016 3 03 /02 /febbraio /2016 00:01

"Le tasche piene di sassi" è uno dei brani che meglio rappresenta l'evoluzione artistica e la maturazione autoriale di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Il brano scritto in collaborazione con Fabio Santarnecchi è stato pubblicato nel 2011 all'interno dell'album "Ora" che rimane tra i dischi più belli dell'artista. L'album, però, nasce in un periodo drammatico della vita di Lorenzo poichè durante la lavorazione dello stesso avviene la scomparsa della madre in seguito ad una malattia. Le canzoni, quindi, sono state scritte tra una visita in ospedale e l'altra provocando nell'artista una particolare attenzione sulla figura della madre, a cui il disco è dedicato, alla fatalità della vita ed all'impotenza dell'uomo nei confronti della morte e dell'andare del tempo. Tutto ciò rappresenta "Ora" ed in particolare il suddetto brano che è stato premiato anche con il Premio Mogol come miglior canzone, in ambito cantautorale, del 2011. Il testo rappresenta la solitudine di un essere umano, ormai adulto, che vede svanire quella presenza fondamentale della sua vita, quella guida che lo ha accompagnato nella sua crescita. Si evince, quindi, l'impotenza dell'uomo ma anche quell'arroganza che, talvolta, ci fa pensare di essere superiori e che viene smascherata quando ci si ritrova a prendere atto delle conseguenze del destino. Una presunzione che non è presente negli animali ed in tutti gli elementi della natura dai quali, l'autore, invita a prendere esempio per vivere serenamente ed in pieno la magia della vita. Un testo stupendo che è da catalogare tra i brani più belli in assoluto degli ultimi anni e che merita di essere classificato come capolavoro. Il video ufficiale, diretto da Maki Gherzi, è ispirato al film "Lenny" di Bob Fosse, a sua volta dedicato al comico americano Lenny Bruce. Lorenzo ha voluto così mostrare un uomo solo che illuminato solo da un occhio di bue racconta ad un pubblico in penombra una storia che è la vita e che può essere intesa come la sua o come quella di ogni altro uomo.

 

 

 


 

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2 febbraio 2016 2 02 /02 /febbraio /2016 00:01

"Un senso" è un grande brano di  Vasco Rossi pubblicato nel 2004 nell'album "Buoni e cattivi" che con oltre un milione di copie vendute diventerà il suo maggior successo commerciale insieme a  "Gli spari sopra" del 1993. Rimasto ai vertici delle classifiche per oltre un anno, l'album venne trainato dal suddetto brano presente nel film "Non ti muovere" di Sergio Castellitto dello stesso anno e, sebbene non fosse inclusa nella colonna sonora ufficiale, venne premiata con il Nastro d'Argento. Nel testo Vasco si interroga sul senso di ogni piccola o grande cosa che avviene nella vita di ogni persona senza trovare una risposta precisa proprio perchè molte cose non avvengono per un motivo preciso ma sono parte di un disegno più grande di noi. Tante sono le domande irrisolte da quando esiste il mondo e non possono trovare soluzione semplicemente perchè non sono di competenza umana. Gli avvenimenti, belli e brutti, che si succedono nel percorso di vita avvengono per leggi naturali a cui non è possibile trovare una ragione ed a cui, la mente umana, può solo destinare al fato. Un destino non sorretto da regole o da imposizioni terrestre ma che, anche nei momenti più bui, lascia aperta una possibiltà di rivalsa. Proprio a questo l'autore fa riferimento invitando sempre a credere in un domani migliore che forse potrà dare una risposta in merito al proprio passato. E' inutile cercare un senso alla vita, quindi, ma è consigliabile viverla così come ci viene offerta giorno per giorno per poi poter dare personalmente un senso alla propria esperienza. Ed anche nelle situazioni più disperate è sempre meglio guardare al futuro con ottimismo e senza mai perdere quella speranza che il domani possa essere migliore. Vivere la vita così, quindi, senza farsi troppe domande e senza dover per forza trovare un senso a ciò che ci gira intorno. Per la sua valenza, il brano, venne scelto anche da Paolo Bonolis come sigla della sua trasmissione televisiva "Il senso della vita". Un messaggio importante espresso in modo semplice ed accattivante come sempre nello stile inconfondibile di un grande artista quale Vasco Rossi a cui spesso viene attribuita solo la capacità di trascinatore di masse dimenticando, erratamente, le sue grandi capacità autoriali. D'altro canto, Vasco, ha sempre ammesso di essere cresciuto ammirando gente come Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini ed è, quindi, sbagliato non riconoscere le sue origini cantautoriali. 

 

 

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20 gennaio 2016 3 20 /01 /gennaio /2016 00:01

"L'emozione non ha voce" è un bellissimo brano portato al successo da  Adriano Celentano nel 1999 e contenuto nell'album "Io non so parlar d'amore" il cui titolo non è altro che la frase inziale della suddetta canzone. Scritto da Gianni Bella per la musica e da Mogol, al secolo Giulio Rapetti, per il testo, il brano fa da traino ad un disco che presenta anche altri successi come  "L'arcobaleno", dedicato a Lucio Battisti, o "Gelosia". Grazie a queste canzoni, l'album, stazione fin da subito nelle primissime posizioni delle classifica di vendita in cui ci resterà per ben 101 settimane consecutive di cui 11 al primo posto. Ad oggi, il disco, ha venduto in Italia oltre 2 milioni di copie. Questo album rappresenta anche l'inizio della collaborazione artistica di Celentano con due grandi autori quali Mogol e Bella che si affidano prevalentemente al tema dell'amore per confezionare questo esordio con il molleggiato. L'album, infatti, è scritto prevalentemente dai due tranne poche eccezioni. Tornando a "L'emozione non ha voce" c'è da dire che il testo rappresenta una confessione sentita di un uomo innamorato che pur dichiarando la sua difficoltà nell'aprire il cuore e dar voce ai sui sentimenti riesce ad esprimere al meglio ciò che prova per la sua parter oltre a saper analizzare i punti essenziali della loro relazione. Il protagonista si auspica che il loro amore duri per la vita ma solo se si è certi che tale sia la volontà di entrambi mettendo come basi del rapporto l'amore, la sincerità e la fiducia. Finchè tali elementi non saranno intaccati, infatti, si potrà serenamente guardare al futuro della loro vita. Un messaggio importante e assolutamente veritiero affinchè un rapporto di coppia non diventi solo una farsa. Un gran bel testo, quindi, condito da bellissime sonorità e dalla voce unica e penetrante di Adriano. Il brano verrà ripreso anche in future raccolte dell'artista e va sottolineata la versione presente in "Il cuore, la voce" del 2001 dove Celentano si cimenta in un duetto virtuale con Biagio Antonacci grazie alla sostituzione di alcune strofe della canzone originale e l'aggiunta delle stesse interpretate da Biagio che, tra l'altro, le canta in terza persona riferendosi a Celentano. Inoltre sia l'inizio che la fine di questo particolare duetto sono impreziositi da dei simpatici siparietti parlati fra i due artisti. Un capolavoro, dunque, che entra di diritto tra le pagine più belle della ricca discografia di Celentano e che esalta il valore autoriale di due pilastri del settore come Mogol e Gianni Bella.

 

 

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19 gennaio 2016 2 19 /01 /gennaio /2016 00:01

"Un amore così grande" è un brano storico del repertorio della musica italiana ed è stato scritto da Guido Maria Ferilli per la musica e da Antonella Maggio per il testo nel 1976. La canzone nacque su richiesta del maestro Detto Mariano che ne curò l'arrangiamento per la prima versione ovvero quella incisa da Mario Del Monaco sia in un lp del 1976 che in un 45 giri dello stesso anno insieme a "Dicitencello vuje", altro grande classico. Del Monaco, escluse piccole esperienze nella musica leggera, era principalmente un tenore ed il suddetto brano era quindi stato scritto proprio per questa tipologia di artista. Negli anni, infatti, il brano è stato ripreso dai più grandi esponenti del settore come Luciano Pavarotti ed Andrea Bocelli. Ma la canzone, visto il successo mondiale, è stata oggetto di numerose cover italiane e straniere ed una di quelle più sorprendenti e, sicuramente, più emozionanti fu quella proposta da Claudio Villa durante il Festival di Sanremo del 1984, ovviamente, fuori gara. Le grandi capacità vocali di Villa diedero a quella canzone una dimensione popolare dandole una nuova luce nel mondo della musica leggera. Naturalmente, però, l'interpretazione di tale brano, con quelle tonalità, non è cosa da tutti soprattutto se non si appartiene alla categoria dei tenori. Villa pur non essendo principalmente un tenore, aveva quelle tonalità e più volte volle cimentarsi in queste prestazioni con risultati ottimi. La sua interpretazione, ad oggi, è quella che forse più rimane nella memoria collettiva sia per la popolarità dell'artista sia per la bellezza del brano. Claudio Villa, trasteverino verace, è stato uno degli interpreti di spicco della musica italiana dagli anni '60 fino a tutta la sua vita che si spense nel 1987 a causa di un infarto. Il suo connubbio con la musica lo accompagnò anche nel giorno della morte che avvenne proprio durante il Festival di Sanremo del '87 e dallo stesso palco dell'Ariston Pippo Baudo, conduttore di quella edizione, annunciò in diretta il decesso provocando una commozione generale sia in platea che dietro le quinte. Villa era un personaggio non sempre facile, consapevole del suo grande talento appariva talvolta presuntuoso ed arrogante, ma era amato da tutti anche dai suoi amici-rivali dell'epoca per la sua genuinità e per ciò che sapeva trasmettere con un microfono tra le mani. Tornando al brano, più recentemente, è stato ripreso sia dalla figlia di Claudio, Manuela Villa nel 2000 che da Francesco Renga nel 2009. Un successo, quindi, che non vedrà mai fine ma troverà sempre nuovi interpreti pronti a ridare linfa a questo capolavoro assoluto.

 

 

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18 gennaio 2016 1 18 /01 /gennaio /2016 00:01

"Vaffanculo" è un brano di  Marco Masini del 1993 e pubblicato nell'album "T'innamorerai". Il fortunatissimo disco del cantautore fiorentino che arrivò a vendere oltre 800 mila copie, fu trainato da diverse canzoni di successo entrare poi nel repertorio classico dell'artista a partire dal singolo che diede il nome all'album "T'innamorerai". Ma a creare scalpore fu proprio "Vaffanculo" che creò un caso, poi ripetutosi nel 1995 con "Bella stronza", nella stampa perbenista e nella facile demagocia esposta dai media. E' lecito capire una sorta di imbarazzo nel trasmettere una canzone con una parola tanto forte ed anche più volte ripetuta nel testo ma non è stato giusto il trattamento riservato ad un'artista che non ha fatto altro che parlare con il gergo comune dei giovani e che, come sempre, ha tenuto fede alla realtà anche se, talvolta, ciò può creare problemi. Masini, nel testo scritto con Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, affronta una questione importante e cioè quel mondo di interessi e di raccomandazioni che spinge determinate persone, appartenenti ad una società malata, a chiudere la porta ai giovani e di stroncare così i loro sogni senza nemmeno metterli alla prova. Masini, per esporre questo tema prende in esame il proprio caso, facendone, quindi, una canzone altamente autobiografica. L'artista si scaglia contro le case discografiche che non permettono ai giovani cantanti di avere una possibilità per emergere e ciò è dovuto, magari, a preconcetti od a giudizi sommari espressi sulla presenza fisica o, peggio ancora, per secondi fini legati alla preferenza di altri solo in virtù di "favori agli amici degli amici". Per tutto questo, che Masini ha vissuto sulla sua pelle prima di emergere grazie solo al suo grande talento, l'artista definisce il mondo della musica di quei tempi "...una fossa di serpenti..." e sputa via tutto il veleno assorbito per anni nel silenzio del suo dolore. Masini parla anche degli ostacoli dovuti alla famiglia che magari vede tutt'altro futuro per il figlio senza domandarsi nemmeno quali sono in realtà i sogni del proprio ragazzo e smentisce quella pratica che vede un cantante come profeta o maestro di vita. Masini si spoglia di questi gradi e scende da quel falso piedistallo creato ad arte dai media e dal marketing musicale per rivolgersi ai suoi sostenitori e non, come uno di loro. Per tutto ciò Masini ha iniziato ad avere problemi con le case discograficehe fino ad arrivare, per altri motivi, in tribunale ed arrivando a fermare la sua carriera artistica per un bel po' di tempo prima di tornare nel mondo discografico. Accusato di essere volgare, di calamitare disgrazie e di altre voci infamanti atte solo a denigrare un'artista che cerca di cantare la realtà a favore di una generazione che lo ha sostenuto e che dai suoi testi ha saputo tirar fuori tutti i profondi e sinceri messaggi presenti facendo di quel ragazzo e delle sue canzoni un vero manifesto di un'epoca. Il brano ha provocato censure e facili giudizi indegni ma sarebbe stato molto più giusto scandalizzarsi per il discorso affrontato nel brano, e per come è stato trattato l'artista, che per un onesto e sincero "Vaffanculo".

 

 

 


 

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Giancarlo Bigazzi

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17 gennaio 2016 7 17 /01 /gennaio /2016 00:01

"Peter Pan" è un brano lanciato dal cantautore milanese  Enrico Ruggeri che ne è anche l'autore del testo mentre la musica è del fidato Luigi Schiavone. La canzone lancia come singolo l'omonimo album del 1991 ottenendo un grosso successo e restando per diverse settimane al secondo posto delle classifiche dietro solo a Michael Jackson. L'album, inoltre, ottiene ben 4 dischi di platino e supera le 400 mila copie vendute restando, tuttora, il disco più venduto di Ruggeri in tutta la sua lunga e gloriosa storia artistica. Il videoclip del brano, come la canzone stessa, è ispirato all'omonimo romanzo di James Barrie. Il testo vede un Ruggeri impegnato nell'eterna lotta tra realtà e fantasia dove la seconda appare come quel rimedio per poter vivere meglio e per dimenticare, nei momenti di difficoltà, ciò che purtroppo è reale. La forza cruda della realtà viene esposta con forza nella frase "...moriremo crescendo..." ove, oltre all'inevitabile destino dell'uomo che crescendo si avvicina alla morte vuol significare soprattutto che ciò che ci fa morire man mano che si avanza con l'età e la progressiva perdita di quella fantasia e di quella ingenuità che si manifesta spontaneamente nell'età della fanciullezza e tende a nascondersi, affogata dalla realtà, anno dopo anno. Il protagonista, però, invita a tener viva quella parte di bambino che è in ogni essere umano e di guardare il mondo, di tanto in tanto, con gli occhi della fantasia. Per fare ciò, l'autore, invita a credere a ciò ed afferma che questo basti per osservare la realtà in maniera diversa. In tal modo, secondo l'autore, è possibile farsi accompagnare nel cammino della vita reale da quel bambino che è in noi e che ci aiuta a superare ogni piccola o grande difficoltà, cosa che nel brano viene espressa con "...mi aiutava sempre a fare i compiti...". Un discorso, quello della lotta realtà-fantasia, già affrontato nel 1980 da un altro grande cantautore italiano quale è Edoardo Bennato nell'album, anch'esso ispirato dal romanzo inglese,  "Sono solo canzonette" ed in particolare nel brano  "L'isola che non c'è". Nel corso della storia, infatti, molti autori hanno affrontato questa tematica che rimane sempre di grande attualità anche per il progressivo peggioramento del mondo reale e della condizione di vita delle persone.

 

 

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16 gennaio 2016 6 16 /01 /gennaio /2016 00:01

"Io posso dire la mia sugli uomini" è un brano interpretato da Fiorella Mannoia nel 2008 e pubblicato nell'album "Il movimento del dare". Il brano scritto da Luciano Ligabue ha trovato in Fiorella Mannoia la voce e l'anima ideale per trasformare quel testo in una vera confessione femminile in cui diventa davvero arduo credere che sia stato scritto da un uomo. Una lettura profonda quella fatta da Ligabue dell'universo maschile visto dalle donne e sulle esperienze nei rapporti con gli stessi uomini che la Mannoia ha fatto subito sua senza alcun problema e senza riscontrare difficoltà nel penetrare in quel pensiero ed esporlo come sempre in maniera chiara e cristallina. Fiorella, infatti, possiede quel dono di descrivere con la voce e con il cuore ciò che canta riuscendo ad entrare nell'animo e nella testa di chi ascolta trasmettendo ogni piccola sensazione o dettaglio che il messaggio di quel determinato testo contiene. Non vi è miglior fortuna per un cantautore che quella di ottenere una interpretazione delle propria composizione da parte di un'artista come Fiorella soprattutto nel caso di Liguabue, abilissimo autore ma non sempre espressivo allo stesso livello. La grinta e la trascinante forza di Ligabue, infatti, non sono armi che vanno bene su tutti i testi ed è stato davvero molto intelligente a cedere questo pezzo, tra l'altro preventivamente scritto per una donna, alla Mannoia che è riuscito, come sempre, ad esaltarne ogni aspetto ed a renderla una delle perle del suo ricco repertorio figlio dei più grandi autori della nostra musica italiana. Il brano, inoltre, venne lanciato anche come singolo e con il video diretto da Luigi Cecinelli e con Giorgio Marchesi.

 

 

 


 

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Fiorella Mannoia

Luciano Ligabue

 

 

 

 

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15 gennaio 2016 5 15 /01 /gennaio /2016 00:01

"Replay" è il brano con il quale Samuele Bersani si presenta al grande pubblico nel 2000 portandolo al 50° Festival di Sanremo e vincendo subito il premio della critica. Nella gara canora la canzone si classificherà quinta ma otterrà un ottimo riscontro dal pubblico. "Replay", infatti, è stato il singolo con maggior successo commerciale della carriera di Bersani riuscendo ad entrare nella classifica dei 20 dischi più venduti d'Italia. Anche l'album seguente che contiene il brano dal titolo "L'oroscopo speciale" ottiene un ottimo successo sia nella versione del 2000 sia nella ristampa del 2001 con l'aggiunta della canzone "Chiedimi se sono felice" che fa anche da colonna sonora al omonimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo. In "Replay" c'è tutto lo stile criptico e fantasioso che contraddistingue Bersani dagli altri cantautori e che lo ha portato a ricoprire un ruolo importante nel cantautorato degli ultimi anni in cui si pone come uno degli esponenti più originali e più completi. Nonostante non fosse il suo esordio ma già al quarto disco, il 2000, è l'anno della consacrazione definitiva dell'artista romagnolo che si fa conoscere anche dal pubblico di massa oltre alla cerchia ristretta degli amanti del genere. Nel testo si parla di una storia d'amore ma anche della storia della propria vita passata tra sogno e realtà dove è necessario fermarsi e riguardarsi in un replay per osservare gli errori compiuti, riconoscere le proprie intenzioni, le proprie dimensioni e riassaporare sensazioni ed emozioni che sono andate perdute con lo scorrere veloce del tempo. Vivere sogni tridimensionali ovvero reali dove, quindi, la vita si sostituisce al sogno e viceversa. Bersani ci porta in un contesto affascinante e lo fa giocando con le parole e creando prospettive talvolta illogiche che, però, ben descrivono le intenzioni dell'autore e con esse il messaggio che l'artista intende far passare. In fondo, questo brano, ha il grande dono di portare alla riflessione dove ogni ascoltatore può cogliere aspetti differenti collegandoli alla propria esperienza di vita. E' , quindi, una canzone che non si ferma all'inciso ma che va oltre le onde radio e penetra nella mente di chi la ascolta trasportandolo in una dimensione fantastica che lo fa volare insieme alle note e alle parole di questa composizione. Un cantautore, quindi, che si è mostrato al grande pubblico nella maniera migliore ed il premio della critica ottenuto in quell'occasione è stato solo il primo di una lunga serie di riconoscimenti ottenuti senza tregua nell'ambito della canzone d'autore. Bersani, infatti, sotto questo punto di vista rappresenta una delle migliori espressioni del cantautorato italiano degli ultimi vent'anni ed i tanti premi ottenuti in tal senso ne sono una prova tangibile.

 

 

 


 

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Samuele Bersani     

Sanremo Story

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