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A cura di Marco Liberti

La musica che gira intorno...

A cura di Marco Liberti

"Il nostro concerto": La perla di Bindi e l'assurda ostruzione mediatica

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"Il nostro concerto" è un brano che ha segnato la storia della musica italiana e che ancora oggi, a più di cinquant'anni dalla sua incisione rimane uno dei pezzi più rappresentativi della musica italiana ed, in particolare, del suo raffintato interprete e compositore: Umberto Bindi. Esponente di spicco della grande scuola cantautorale genevose, Bindi, nonostante il suo indiscusso talento non ha avuto vita facile in un mondo discografico e mediatico cinico e sempre pronto a colpire le anime più sensibili. La sua dichiarata omosessualità, infatti, ebbe fin da subito, per i detrattori, molto più peso della sua arte a partire da quando, nel 1961, in seguito alla sua partecipazione al Festival di Sanremo, i giornali misero in risalto l'anello che l'artista portava al dito trascurando quasi del tutto il brano, "Non mi dire chi sei" proposto alla kermesse insieme a Miranda Martino. Da quel momento in poi, nonostante la stima dei colleghi ed i tanti successi scritti per i più grandi artisti dell'epoca, Bindi, subì una ostruzione indegna che ne colpirono l'artista e soprattutto l'uomo. La sua spiccata sensibilità, infatti, non gli consentì di reagire nella maniera giusta e, tra l'indifferenza di un settore a cui aveva dato tanto, trascorse gli ultimi anni di vita in povertà prima che il sopraggiungere di problemi di salute lo portassero alla morte nel 2002. In pochi, nel mondo musicale e mediatico, gli rimasero vicino in quegli ultimi anni cercando di aiutarlo moralemente oltre che economicamente. Fra questi ci fu sicuramente Gino Paoli che si fece promotore di una campagna mediatica che permise a Bindi di ricevere, per pochi mesi prima della morte, i benefici della legge Bacchelli, destinata agli artisti in difficoltà. L'appello di Paoli venne, quindi, diffuso e accolto da molti esponenti dello spettacolo ma per troppi anni, gli stessi elementi, avevano praticamente dimenticato Bindi e le sue opere. Non fu così per Renato Zero, che lo riportò al Festival di Sanremo nel 1996 donandogli "Letti", un capolavoro che aveva nel cassetto e producendo un nuovo disco per l'artista ligure e, allo stesso modo, lo stesso Pippo Baudo che lo volle in quella edizione restituendogli con quell'ultima ovazione popolare, almeno in parte, quello che per tanti anni gli era stato negato. Una vita artistica, oltre che umana, completamente ostacolata, quindi, che non ha permesso però che il suo nome venisse cancellato dalla storia della grande musica italiana. Di questa storia, infatti, Umberto Bindi ne è parte integrante grazie a perle di pura poesia che ha lasciato lungo il suo percorso impreziosendo la discografia e la carriera di tanti grandi nomi della nostra musica che anche a lui devono la loro fortuna. Alcune di queste perle, però, Bindi le ha tenute per se ed il caso, appunto di "Il nostro concerto" scritta con il fidato paroliere Giorgio Calabrese nel 1960 e pubblicata perima in un 45 giri e poi nell'album "Umberto Bindi" del 1961. Il brano, dalla struttura sinfonica e dalla durata di oltre cinque minuti, non era in linea con i successi dell'epoca ma ebbe fin da subito un grande riscontro popolare diventanto presto un classico della nostra musica. Negli anni, la canzone, è stata oggetto di diverse riproposizioni da parte di artisti come Peppino Di Capri, Jimmy Fontana, Franco Simone, Massimo Ranieri e tanti altri fino alle più recenti reinterpretazioni regalate da Claudio Baglioni, Morgan e da Renato Zero. Un brano, quindi, che non avrà mai fine e che resterà sempre un indelebile segno del passaggio, in un questo cinico mondo dello spettacolo, di un artista unico e di un anima buona e sensibile come quella di Umberto Bindi.       

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