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18 febbraio 2013 1 18 /02 /febbraio /2013 00:01

Chiuso il sipario sul Festival di Sanremo 2013 targato Fabio Fazio si possono tirare le somme su ciò che si è visto sul palco dell'Ariston in questa 63esima edizione della kermesse. Uno spettacolo andato sicuramente bene dal punto di vista degli ascolti e della proposta musicale generale ma a cui non vengono risparmiate alcune critiche. Una pecca, per altro annunciata perchè già vista ultime edizioni, è proprio la gara e la sua regolarità. Un televoto che continua a favorire i figli dei talent e che penalizza chi non ha un pubblico "mediatico" ma più classico, senza parlare dei giochi di potere delle major, legate ai call center, che sono dietro a questi giovani prodotti commerciali della nuova industria musicale italiana. Ai ragazzi dei talet, poi, si possono aggiungere quelgi artisti che hanno un seguito adolescenziale che va aldilà delle proposte musicali come, ad esempio, i Modà, che addirittura Massimo Giletti a "L'arena" ha elogiato per il loro coraggio nel mettersi in gioco decidendo di partecipare a Sanremo, manco fosse una comune festa di piazza, nonstante la loro già "grande" carriera, bha, forse il buon Massimo credeva di aver davanti i Pooh e non un gruppo di ragazzi che hanno, solo da pochi anni, iniziato una discreta storia musicale attiva da pochi anni e, comunque, ancora in cerca di visibilità. Tra l'altro, dopo delle buone cose, Francesco Silvestre, leader e autore dei brani dei Modà sembra aver esaurito estro e fantasia avendo proposto a Sanremo brano davvero molto simile a quello vittorioso scritto per Emma Marrone appena un anno fa. Nonostante questo, i Modà, grazie al televoto hanno raccimolato un immeritato terzo posto così come Mengoni si è trovato primo con un brano che, probabilmente, tra un mese nessuno ricorderà più. L'unico premio giusto è stato quello assegnato ad Elio e le Storie Tese: il loro secondo posto insieme al Premio della Critica, peraltro pronosticato dal sottoscritto, rappresentano un dovuto riconoscimento all'originalità ed alla bravura espressa con quel complesso virtuosismo musicale che è "La canzone mononota". Il brano non è la classica melodia da canticchiare nè tantomeno un qualcosa da cantautorato profondo e per questo, dunque, non rappresentava la canzone da primo posto ma il secondo è sicuramente adatto e giusto. Visto, poi, il brano vincitore sarebbe stato meglio far cadere ogni ostacolo melodico e consegnare il primo premio all'ironia ed alla genialità di Elio e company. Diverse, inoltre, erano le possibilità per premiare un qualcuno che l'avrebbe di certo meritato di più di Mengoni e Modà come gli originali Cristicchi e Gazzè, il socialmente profondo Silvestri, il puro talento di Gualazzi, l'eleganza di Malika Ayane, gli innovativi e viscerali Almamegretta, la passionale Maria Nazionale ma, come detto, il meccanismo del televoto non ammette meritocrazia che, finora, il solo Vecchioni è riuscito a difendere portando in trionfo la qualità proprio davanti ai Modà ed Emma che, in quella edizione, si presentarono insieme. Quella vittoria aveva dato una speranza sulla bontà dei sistemi di votazione ma, ormai, si è capito che quello fu solo un caso probabilmente dovuto all'enorme divario qualitativo tra la proposta di Vecchioni e le altre canzoni in gara. Si spera che, questa ennesima conferma, possa servire a pensare qualcosa di più corretto per la prossima edizione che, tra l'altro, sarebbe anche l'unico modo per riavere in gara i grandi nomi della musica italiana i quali cercano, giustamente, un minimo di garanzie sulla regolarità della gara prima di accettare una competizione con neo-big senza storia. A parte questo spiacevole handicap il Festival è stato, tutto sommato, una bella proposta televisiva con diverse buone canzoni che serviranno da ottimo manifesto per l'attuale discografia italiana. Il carrozzone sanremese, quindi, dà appuntamento al prossimo anno dove, probabilmente, ritroveremo alla guida Fabio Fazio visto che, negli ultimi anni i bis alla conduzione hanno portato piuttosto bene e, ci si augura, che possa offrire uno spettacolo della medesima qualità ma con più attenzione nel preservarla al momento delle votazioni altrimenti difficilmente troverà altri artisti disposti a "lottare contro i mulini a vento", come giustamente dichiarato da Simone Cristicchi riferendosi alla questione del televoto e dei figli dei talent. Rispondendo, quindi, al titolo di questo articolo si può concludere che di questa edizione del Festival rimane tanta professionalità, musica di qualità, molta originalità ed un pizzico di amarezza per gli annunciati danni del televoto.

 

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Sanremo

 

 

 

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