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9 ottobre 2016 7 09 /10 /ottobre /2016 23:01

"Piccolo uomo" è uno dei brani fondamentali della discografia di Mia Martini ed è anche il brano che rappresenta il vero primo grande successo commerciale dell'artista. Infatti, nel 1972, quando viene inciso il brano nel suo secondo album "Nel mondo, una cosa", Mimì viene da un primo approccio non facile con la musica e con l'ambiente discografico, presagio solo sfiorato di ciò che poi le accadrà in futuro. Il suo primo album, infatti, fu oggetto di molte critiche e censure per il brano "Padre davvero", vero primo capolavoro della Martini oscurato dalla Rai. Quando, quindi, l'anno successivo decide di lasciare la RCA per approdare alla Ricordi seguendo il suo manger Alberigo Crocetta, Mimì, trova subito il suo primo successo in termini di vendite attraverso un brano più melodico e, sicuramente, con toni meno forti di quelli che avevano caratterizzato il suo debutto discografico e provocato i primi problemi. "Piccolo uomo" fu composta per il testo dal grande "piccolo uomo" Bruno Lauzi insieme a Michelangelo La Bionda e per la musica da Dario Baldan Bembo e Leonardo Ricchi. Proprio Baldan Bembo non era convinto di concedere questo brano ad una ragazza, in fondo, esoridiente come Mimì ma preferiva una "macchina" collaudata come i Camaleonti. Alla fine, però, Mia Martini ebbe la meglio e presentò il brano al "Pop, Beat, Western Express" di Londra, prima di approdare nelle più importanti trasmissioni musicali italiani e di vincere la nona edizione del "Festivalbar" dopo essere stata incomprensibilmente esclusa alle selezioni di "Un disco per l'estate". Il grande successo fu favorito anche da una forte programmazione radiofonica ad opera di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni che nella loro trasmissione "Alto gradimento" passavano il pezzo con frequenza. Il brano garantì alla Martini il Disco d'oro oltre che alla permanenza in classifica per cinque mesi consecutivi anche senza mai raggiungere il primo posto. La canzone, poi, fu esportata e tradotta anche per il mercato francese, spagnolo e tedesco tra il '72 e il '73. Se in spagnolo il titolo rimase invariato, in francese divenne "Tout petit homme" mentre in tedesco si trasformò in "Auf der welt". La canzone, in seguito, venne riproposto dalla Martini nel suo ultimo album "La musica che mi gira intorno" del 1994 mentre nel 2010 viene realizzata una cover da Nathalie per il suo Ep "In punta di piedi" oltre ad essere ripresa live negli anni da tanti artisti tra cui lo stesso autore Bruno Lauzi e, la sorella di Mimì, Loredana Bertè. Il testo rappresenta una ricerca di perdono da parte di una donna fragile che non immagina un futuro senza quell'uomo intenzionato a lasciarla. La protagonista, quindi, comprendendo di essere in difetto implora l'uomo a non abbandonarla ad un destino incerto chiedendo un'ultima occasione per ricostruire un rapporto che per lei rappresenta la vita. La donna, quindi, è spaventata dai silenzi che riempiono questa fase complicata del loro rapporto sentimentale ad un passo dal definitivo addio e, autorimproverandosi, prega quel "piccolo uomo" a non precludere la determinata volontà di quella "piccola donna" a vivere la propria vita il cui esito appare fortemente legato al prosieguo del loro rapporto affettivo. Un messaggio chiaro ed espresso in modo altamente poetico dai versi di Lauzi e La Bionda ed enfatizzato dalla solita magica, sentita e profonda interpretazione della più grande espressione femminile della storia della musica italiana, un'artista unica come Mia Martini di cui se ne sente sempre più forte la mancanza in un panorama musicale attuale quasi totalmente privo di interpreti di tale spessore artistico ed umano.   

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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