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13 marzo 2017 1 13 /03 /marzo /2017 00:01

E' il 1972 quando Francesco Guccini incide "La locomotiva" all'interno dell'album "Radici". Da allora la canzone è diventata il cavallo di battaglia del cantautore modenese che la usa per chiudere ogni suo concerto. Il brano, dal forte contenuto politico, negli anni ha assunto quasi la forma di un inno anarchico per chi segue tali ideali. L'ispirazione di Guccini nasce da una storia vera: è, infatti, il 1893 quando Pietro Rigosi, macchinista delle ferrovie italiane, approfittando dell'assenza del macchinista titolare durante una sosta, si mise alla guida di una locomotiva sganciandola da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico, nel ferrarese, dove lo stesso Rigosi prestava servizio. Preso il possesso del mezzo Rigosi si stava dirigendo all'alta velocità, per quei tempi, di 50 km/h nella stazione di Bologna con l'obiettivo di distruggere  un treno di lusso che percorreva quotidianamente quella linea prima che la sua folle corsa fu deviata su di un binario morto dove si schiantò contro sei carri merci in sosta. Nonstante il tremendo impatto l'uomo sopravvisse anche se sfigurato in viso da numerose cicatrici e fisicamente limitato per l'amputazione di una gamba. Dopo due mesi Rigosi venne dimesso dall'ospedale e venne esonerato dal servizio in ferrovia per motivi di salute. Rigosi non ricevette pene legali e gli fu riconosciuto anche un sussidio dalle ferrovie che il protagonista inizialmente rifiutò per la dicitura "buona uscita" e tornò sui suoi passi solo quando la stessa venne modificata in "elargizione". Non si sono mai saputi i reali motivi che spinsero l'uomo a questo folle gesto ma le sue idee profondamente anarchiche ed una dichiarazione resa dopo il ricovero: "Che importa morire?Meglio morire che essere legato!" convinsero l'opinione pubblica che si trattasse di un gesto di protesta contro le dure condizioni di vita e di lavoro di quegl'anni e contro l'ingiustizia sociale che si manfestava in ogni situazione come ad esempio nell'ambito ferroviario dove c'era una prima classe lussosa e confortevole mentre le carrozze delle classi inferiori erano fatiscenti e scomode. Gran parte dei giornali dell'epoca, invece, chiusero la vicenda definendolo un puro atto di pazzia. Guccini, dal canto suo, colse il significato anarchico del gesto ed immaginando l'uomo come un eroe proletario riadattò la vicenda per crearne un pezzo importante e significativo per questa determinata corrente di pensiero. Probabilmente, quello dedotto da Guccini, era proprio il reale obiettivo di Rigosi che in questo modo è diventato un simbolo della lotta di classe ed il suo gesto di protesta non è andato perso anzi grazie a Guccini è stato reso eterno visto che se ne parla ancora dopo quasi 120 anni. Del brano, inoltre, sono state fatte diverse cover come quella dei "Modena City Ramblers" nel 1996 o quella in lingua russa ad opera del gruppo "The Dartz". Tra i musicisti, invece, che hanno accompagnato il progetto dell'album radici va sottolineata la presenza del leader della storica band "Equipe 84" Maurizio Vandelli che in questa occasione suonava il mellotron ed il moog, due strumenti a tastiera.

 

 

 


 

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Francesco Guccini

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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commenti

Marta 06/29/2015 14:24

Ciao! Ho citato il tuo blog sulla pagina di Wikipedia, dedicata a 'La locomotiva' e alla storia del macchinista ferroviere, che non mi pareva per nulla completa prima di aggiungere le notizie che dai tu nel tuo blog.
Grazie

Marco Liberti 06/29/2015 14:28

Grazie Marta, davvero gentile da parte tua. Ti ringrazio per la partecipazione e ti aspetto presto tra le pagine del mio blog...; )

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