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12 febbraio 2014 3 12 /02 /febbraio /2014 00:01

 GDS2

1.Andrea Arcella, Luciano Liguori, Tommy Esposito (che ha sostituito Gianni Averardi nel 1980) e Savio Arato (che ha preso il posto, nel 2012, di Gianfranco Caliendo) meglio noti come Il Giardino dei Semplici, band nata nel 1975 dopo l'intuzione di due grandi nomi della nostra musica: Giancarlo Bigazzi e Totò Savio. Come è nato il vostro progetto?Ed il vostro nome?Che ricordo avete dei vostri scopritori?

Nasce dalla voglia di realizzare il sogno di Gianni Averardi, fondatore del gruppo e primo batterista. Con una meticolosa ricerca negli ambienti napoletani non era mai riuscito nel suo intento. Poi arriva l'incontro casuale con me, Andrea Arcella (tastiere e voce), e dunque con il precedente componente, Gianfranco Caliendo (chitarre e voce), incontrato sempre per caso in un negozio di strumenti musicalia al Vomero e, il sogno, comincia a prendere forma concreta. Con l'ingresso di Luciano Liguori (basso e voce) finalmente il risveglio ed il successo! Il nome della band fu invece un'idea di Giancarlo Bigazzi che accogliemmo subito, perchè era davvero forte ed affascinante. I nostri primi produttori sono stati dei mentori e, ancora oggi, li ricordiamo con profondo affetto e gratitudine.

2.Voi avete scritto e portato al successo molte canzoni. Qual è quella che amate di più?Quale, invece, quella che crediate andrebbe riscoperta?Quale, infine, di un vostro collega, vi sarebbe piaciuto scrivere o incidere?

Indubbiamente "M'innamorai", credo di poter affermare che per tutti sia stata la canzone da definire "il primo amore". Da riscoprire... tutte quelle nascoste e meno conosciute rispetto ai nostri successi, nei vari lavori realizzati in questi 39 anni. Certamente alcune canzoni dei napoletani che sono nati a cavallo della nostra storia. Mi riferisco a Pino Daniele, Eugenio ed Edoardo Bennato, La Compagnia di Canto Popolare. Oggi... ma non mi far sognare ancora...

3.Chi sono i vostri miti?Cosa ascoltate oggi?Cosa pensate della musica italiana attuale?

Beatles, Stones, Deep Purple, ma ce ne vorrebbero di pagine!!! Oggi cerchiamo di ascoltare tutto, in particolare quello che arriva "veramente" alla gente, perché questo è il segreto per rimanere "in pista"! La musica italiana ha fatto passi da gigante. I cantautori hanno scolpito una strada nuova con i loro testi; le sonorità, grazie ai gruppi che hanno fatto molta sperimentazione, sono sempre più internazionali. Il mondo, direi, è più vicino a noi che facciamo musica a tal punto che sta diventando una vera esigenza quella di emigrare per crescere e mangiare ancora emozioni!!!

4.Voi avete cantato anche in dialetto napoletano: Cosa pensate della situazione attuale della musica napoletana?Quali artisti partenopei ancora vi affascinano?E del triste fenomeno dei "neomelodici"?

Con la nostra versione di "Tu, ca nun chiagne", in tempi non sospetti, vendemmo un milione di copie. La musica napoletana continua ad insegnare molto. Dovremmo citare la storia e l'attualità. Consiedera che, per non dimenticare nessuno e collezionare una figuraccia, preferiamo, alla Cloud Atlas (dal romanzo "L'atlante delle nuvole" di David Mitchell), leggere nell'atlante delle nuvole insieme ai vostri lettori. Infine, rispettosissimi dei nuovi codici, li analizziamo. Nel creato, Dio, non ha messo da parte nulla e nemmeno noi possiamo farlo.

5.Avete preso parte, nella vostra carriera, sia al Festival di Sanremo che al Festival di Napoli. Che pensiero avete sulle due manifestazioni?Che ricordi avete di quelle esperienze?

I Festival sono straordinari mezzi di comunicazione musicale per le masse. Una inesauribile fonte di insegnamenti. Un mondo in musica che non dovrebbe restingersi al solo momento di vita per poi implodere. Andrebbero coltivati. Si, i Festival dovrebbero durare un anno e consolidare anche i giovani artisti che vi partecipano e poi spariscono... e chi ci rimette è principalmente lo spettacolo.

6.Durante quel Festival di Napoli del 2001, avvenne l'episodio che condizionò l'avventura mediatica di Federico Salvatore, in quella occasione co-conduttore. Lui eseguì la sua polemica e bellissima "Se io fossi San Gennaro" e da quel momento, dopo che la conduttrice si dissociò e mandò velocemente la pubblicità, finì il suo rapporto con Mediaset, fino ad allora molto intenso, pur continuando a pubblicare album di notevole fattura. Che ricordate di quella storia?Qual è il vostro pensiero sulla cosa?

Personalmente non conosco Federico Salvatore, non potre essere imparziale. Come artista, certo che lo conosco ed ho seguito anche il suo percorso artistico, ahce perché è stato prodotto da Giancarlo Bigazzi. Ma devo dirti che nello scorso millennio, le regole erano ferree. Retaggio di una censura di stampo "antico". Ad alcuni comici, attori, cantanti, gente dello spettacolo è andata bene. A pochi è costato molto. Giustizialismo e non giustizia.

7.Nel corso della vostra storia musicale avete collaborato con diversi artisti. A chi siete più legati?Chi potete ritenere amico?E con chi vi piacerebbe collaborare in futuro?

Enzo Avitabile, è un grande. Enzo Gragnaniello, una fucina di filosofia futura. I fratelli Marco e Rino Zurzolo, con loro la musica riesce a varcare i confini delle possibilità. E poi: Pino Daniele, Tullio De Piscopo e tutto il mondo dei Napoletani che non possiamo nominare per questione di spazi, ti prego, non riusciremmo a nominarli tutti. E' veramente una domanda imbarazzante.

8.Nel 1987, la vostra "Un'altra canzone per Napoli", divenne un inno per la città e per tutti i tifosi del Calcio Napoli che, vivevano, in quegli anni, il periodo d'oro della mitica squadra di Maradona. Che ricordi avete di quel periodo?Come nasce quel brano?

L'amicizia con Diego. La volle lui, invitandoci ad una festa per sua figlia Dalmita e poi ad una riunione di famiglia con tutti i suoi fratelli ed i genitori che in quel periodo erano a Napoli. Non mancava mai di esserci. Eravamo molto orgogliosi. Quel periodo è stato vissuto dal Giardino con l'incoscenza della felicità che prende inevitabilmente un tifoso. Il brano a cui ti riferisci nacque in un pomeriggio in studio e dall'ascolto di un successo degli Europe, un gruppo hard rock svedese che ci piaceva molto. Sai quando ti viene, ti viene. Le nostre cose migliori sono nate lavorando insieme. In quell'occasione, però, il nostro ex chitarrista ritenne opportuno concretizzare da solo le nostre idee ed il giorno successivo portò il brano già formato nelle sue linee. Dopo aver riparato il testo e litigato con lui sull'intro musicale, lo realizzammo. Venne molto bene. A pensarci, è il primo prodotto della band che realizzammo nel nostro allora "neonato" studio di registrazione Gidiesse... un luogo che nel tempo è cresciuto in senso spaziale e concettuale e che ha ospitato artisti di fama nazionale, oltre che tante giovani promesse del panorama italiano.

9.Ci raccontate un aneddoto particolare vissuto nella vostra lunga carriera?

Non amiamo parlare di noi in questo modo. Episodi poco noti, curiosi e significativi della nostra storia o della nostra vita privata ce ne sono, ma preferiamo rimangano fotografie di un album da custodire con molta gelosia.

10.Il vostro ultimo lavoro, "Argentivo vivo", del 2013 ha avuto un ottimo riscontro sia dal pubblico che dalla critica. Cosa rappresenta per voi questo disco?Come è nato questo progetto?

Da un milione di idee che ci stavano smontando e rimontando ogni giorno. La sofferenza rende il cuore più sensibile, basta aprirlo a chi ti vuole bene, a chi ti può capire, e tutto acquista un sapore nuovo e meraviglioso. Ed è così che sono nati i temi da sviluppare. Abbiamo, come ti dicevo prima, lavorato insieme. Non abbiamo trascurato nulla. Abbiamo discusso su tutto: la parola, la nota, il tom piuttosto che il timpano, il suono, il missaggio e chi più ne ha più ne metta. Questo lavoro ci rende orgogliosi di averlo realizzato, con tutti i sacrifici che ha comportato per ognuno di noi. Arriva alla gente che ci ascolta nei nostri concerti. Scatta l'applauso, sempre, sui brani nuovi che proponiamo. "Grande grande", "I love you", "Abbracciami", "Argento vivo", "Se un giorno tu", li eseguiamo ed è come facessero già parte della storia del gruppo da sempre.

11.State già lavorando a nuovi progetti?Quali saranno i vostri prossimi impegni?

Non si smette mai di comporre. Bello o brutto che sia, è il nostro diario quotidiano. C'è bisogno di scrivere una pagina di musica al giorno e buttare giù parole della quotidianità che riempe il serbatoio dell'auto della vita. Così solamente si può andare molto lontano. E non c'è necessità che succeda qualcosa domani. Un vero artista vive nel concetto di eternità. Non può relativizzare il tutto ad oggi, ora, adesso... Gli impegni?Il 23 febbraio al Palapartenope con un progetto pop-barocco dal titolo "Canta e cammina", che si spera possa dare molto frutto, anche perché è legato al sogno di far nascere e crescere, con il nostro contributo, attività di grande rilevanza spirituale e sociale. Poi ci sono i concerti estivi che vedono sulla linea di partenza la "prima" al teatro Cilea di Napoli, l'11 aprile prossimo. Per ulteriori informazioni e tanto altro sulla nostra storia invitiamo a visitare il nostro sito ufficiale all'indirizzo www.ilgiardinodeisemplici.net.

12.Ragazzi vi ringrazio della disponibilità, vi auguro ancora tanti successi e vi chiedo, in conclusione, un saluto per tutti i lettori del blog "La musica che gira intorno...". Grazie

Se la musica continuerà a "trottolare", date un cavallino di cartapesta anche a noi per vivere la giostra dei sogni insieme a tutti voi. Un "abbracciamoci" per l'eternità con tutto l' "Argento vivo" che abbiamo dentro: "I love you"!

Il Giardino dei Semplici

 

 

 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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