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28 aprile 2016 4 28 /04 /aprile /2016 23:01

"L'avvelenata" è una delle canzoni più note del cantautore Francesco Guccini ed anche una delle più discusse della sua folta discografia. Il brano inciso nell'album "Via Paolo Fabbri 43" del 1976 si presenta come un attacco sarcastico più che rabbioso verso un certo modo di intendere la propria espressione di cantautorato e verso tutte quelle persone che giudicano in maniera errata e qualunquista un percorso scelto da un artista più per diletto che per manie da profeta. Guccini, quindi, dedica questa canzone ai soliti benpensanti sempre pronti a fare della demagogia per stroncare chi esprime, attraverso l'arte, un qualcosa di diverso da ciò che è politicamente corretto mettendo in discussione la sua scelta di fare il cantautore. L'artista, come spiega anche nel brano, ha scelto questa strada per la pure passione di scrivere canzoni e di divertirsi tra un bicchier di vino e le note di una chitarra rifiutando anche i buoni consigli dei genitori che gli indicavano un percorso più sicuro per il suo futuro. La sua scelta di preferire il percorso musicale gli ha consegnato accuse di arrivismo e tante critiche spesso fuoriluogo per chi ha sempre detto che con le canzoni non si fanno rivoluzioni nè poesia. Attacchi gratuti spesso provenienti da personaggi di dubbia professionalità come alcuni critici musicali o militanti politici. Proprio un critico musicale è citato da Guccini nel brano ovvero Riccardo Bertoncelli che nel 1974 aveva letteralmente stroncato l'album "Stanze di vita quotidiana" attraverso la propria recensione sulla rivista "Gong". In seguito, il giornalista, venne a sapere che Guccini cantava una nuova canzone nei concerti in cui lo citava ed era proprio "L'avvelenata". Inoltre, lo stesso artista, rilasciò una dichiarazione che sottolineava la scarsa conoscenza di Bertoncelli. Il giornalista, quindi, propose a Guccini un incontro dove si conobbero e dove trovarono anche diversi interessi comuni. Guccini, non avendo ancora inciso il brano, si offre di eliminare il suo nome dal testo ma il critico declina la proposta. Il cantautore, tra l'altro, non vorrebbe pubblicare il brano considerandolo solo uno sfogo da concerto ma visto l'amore del pubblico verso questa canzone la inciderà dopo pochi mesi. Bertoncelli, inoltre, molti anni dopo dichiarerà il suo errore chiarendo che all'epoca era abitudine dei critici insegnare agli artisti ciò che dovevano fare o essere ed anche lui eccedette in superbia. I due sono rimasti amici al punto che Bertoncelli ha manifestato il proprio disappunto quando, in alcune occasioni live, Guccini ha sostituito il suo nome nel testo con quello di Berlusconi. A parte però questa storia, nella canzone, Guccini non evita di sottolineare anche il comportamento sbagliato di alcuni colleghi cantautori ispirati dal solo Dio danaro. Guccini, infatti, con questo brano esprime proprio il suo distacco dal lato commerciale della musica chiarendo di voler cantare ciò che gli pare quando ne ha voglia invitando, chi cerca altro, a non comprare i propri dischi perchè niente e nessuno gli farà svestire i panni di cantautore. Queste parole erano della metà degli anni '70 mentre oggi Guccini, per sua libera scelta, ha deciso davvero di svestire quei panni regalando il suo ultimo disco prima di concedarsi da una lunga carriera ricca di successi e soddisfazioni. Per la cronaca, l'album contente la suddetta canzone è considerato dalla rivista Rolling Stone il 29esimo disco italiano più bello di sempre. "L'avvelenata", inoltre, è stata oggetto di diverse cover tra cui quelle realizzate da i Folkabbestia insieme a Franco Battiato, Luca Carboni, Morgan e J-Ax.

   

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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