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"...La noia è come il blues: ti fa pensare a dio,

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30 marzo 2014 7 30 /03 /marzo /2014 00:01

Artù

1.Alessio Dari, alias, Artù. Tu avevi deciso di abbandonare il mondo discografico prima che il produttore Alberto Quaranta ti convincesse a tornare a cantare le tue composizioni grazie alla creazione di quella maschera rappresentata, appunto da Artù. Cosa ti aveva fatto allontanare dalla musica?Come hai preso la decisione di tornare sui tuoi passi?Come è nato il progetto Artù?Cosa ha rappresentato e, ancora rappresenta, questo nuovo percorso?

Artù è nato per caso, ma forse dentro di me c'è sempre stato... è una maschera che mi porto dietro da sempre. Scrivo canzoni da quando avevo 14 anni e mi è sempre venuto molto naturale. Inizialmente mettevo in piedi delle band dove io scrivevo i pezzi ed ero il chitarrista. Mi ostinavo a non voler cantare, proprio non mi ci vedevo, ma poi la natura fa sempre il suo corso. Stavo passando un periodo nero e la musica non mi faceva più stare bene e proprio in quel momento un mio amico fece ascoltare alcuni miei provini al mio attuale produttore che rimase molto colpito dal mio modo di scrivere. Mi mise subito con le spalle al muro: "Il disco esce se lo canti tu!"...Li è nato Artù.  

2.Come nascono i tuoi brani?Qual è il tuo metodo di composizione?

I miei brani nascono per caso. Non ho un metodo di composizione. Ci sono periodi che scrivo quattro brani in un mese e periodi dove penso che ormai non mi verrà più un'altra canzone. La cosa bella è che io me lo sento quando sta per arrivare. Puntualmente passo un grande momento di solitudine sia interiore che con gli altri. Mi isolo e inizio a stare davvero male. Li, ovviamente, non riesco nemmeno a scrivere ma poi inizio a star meglio, ricomincio a vivere e, in quel momento, come prendo la chitarra esce una canzone. Quindi puoi ben immaginare come sto quando ne scrivo quattro in un mese... 

3.Nella tua musica vi sono chiari richiami al grande cantautorato italiano e si evidenziano riferimenti stilistici a gente come Rino Gaetano o Francesco De Gregori. Chi sono i tuoi miti?A chi ti ispiri nel tuo lavoro?

Come hai detto tu i miei miti sono i classici del cantautorato italiano anche se non ho veri e propri miti. Non mi viene proprio di mitizzare una persona solo perché è un grande artista. C'è una frase che ho scritto in una canzone che sarà nel prossimo album..."L'artista sotto al palco è un uomo alla deriva".

4.Cosa ascolti oggi?Cosa pensi della situazione attuale dell'industria discografica italiana?E dello stato del nostro cantautorato?

Oggi ascolto le cose che ho sempre ascoltato. Ultimamente sto ascoltando molto Vinicio Capossela, Tenco e De André. La situazione attuale dell'industria musicale è pessima: da una parte ci sono i talent e dall'altra ci sono i soliti big che smuovono il mercato a prescindere dal valore del lavoro che fanno. Poi c'è tutto il circuito indie che ultimamente sta venedo fuori dove mi ci sento dentro a metà.

5.Tra i tuoi brani qual è quello che ami di più?Quale, invece, quello che credi andrebbe riscoperto?

Non c'è un brano che amo di più. Sono tutti figli. C'è quello a cui sono più legato a livello emotico che è "La vecchia ha un dente di bronzo che a me sembra bianco perché sono sbronzo"... Il brano, senza dubbio, che andrebbe riscoperto è "La vigilia di Natale dell'impiegato postale". E' un pezzo che ho tolto anche dalla scaletta live perché vedevo che non c'era intesa col pubblico. Ci sono brani che solo dopo ti accorgi che li hai scritti solo per te e la gente lo percepisce.

6.Come valuti la situazione promozionale radio-televisiva della musica italiana?Qual è il tuo pensiero sui talent show?Saresti disponibile a parteciparvi?

I talent show sono stati il colpo di grazia. Ma se ci sono è perché c'è richiesta e chi richiede deve ritenersi responsabile. No non parteciperei mai ad un talent.

7.Da esperto del settore, che valore dai alla gavetta di artisti emergenti tra i locali del nostro Paese?Credi abbia ancora lo stesso peso di un tempo?O pensi sia più utile la diffusione sul web?Come si emerge oggi nel mondo discografico?

La gavetta per i locali è la prima scrematura di chi vuole fare questo lavoro. Le prime volte ti ritrovi a suonare davanti agli amici ma dopo i primi tre live non vengono più. A quel punto il locale è vuoto e ci trovi solo le persone che casualmente ci capitano dentro ed è li che inizia tutto. Devi convincere quelle persone che sei un cantautore e non solo uno che scrive una canzoncina tanto per. Li devi conquistare e fargli venire voglia di venire al prossimo concerto. Se la testa ti regge dopo tre anni le persone che credono in te sono tante... e li inizia un altro tipo di gavetta. Senti l'attesa delle persone per un tuo concerto. E mentre agli inizia dovevi conquistarli adesso gli devi dare tutto: il cuore, lo stomaco, l'anima... e loro puntualmente ricambiano!  

8.Il tuo album d'esordio "Artù" del 2013, ha ottenuto ottimi riscontri. Come è nato questo progetto?Qual è il messaggio che intende lanciare?

L'album ha ottenuto grandi riscontri con chi lo ha ascoltato...Il messaggio è che si può parlare di cose serie anche non essendo serioso. 

9.A cosa stai lavorando ora?Hai già brani pronti per il prossimo disco?Quali saranno i prossimi impegni che ti vedranno protagonista?

Attualmente sto lavorando per il prossimo disco ma non so esattamente quando uscirà. Ci sono meccaniche particolari che non dipendono da me. Posso anticiparvi che sarà un disco un po' diverso dal primo. Il modo di scrivere è lo stesso ma ho cestinato i suoni sintetici per dare spazio a strumenti classici. Ci saranno ballate struggenti, pezzi rock&roll vecchia maniere e anche qualche sorpresa.

10.Alessio, ti ringrazio della disponibilità e augurandoti il meglio per il tuo futuro artistico e privato ti chiedo, in conclusione, un saluto per tutti i lettori di "La musica che gira intorno...". Grazie

Grazie a te per la chiacchierata. Saluto i lettori di "La musica che gira intorno..." e vi aspetto a braccia aperte ai prossimi concerti. Ciao!

Artù

 

 

 

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