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14 luglio 2016 4 14 /07 /luglio /2016 23:01

"La libertà" è un pezzo storico di Giorgio Gaber, Gaberscik all'anagrafe, scritto con Sandro Luporini per lo spettacolo "Dialogo tra un impiegato e un non so" del 1972, inciso in un 45 giri con "Lo shampoo" nell'anno successivo e, successivamente, inserito nell'album e nello spettacolo teatrale "Far finta di essere sani" sempre del 1973. Sia gli spettacoli teatrali che l'album ottennero un grosso successo: in teatro ci furono complessivamente circa 350 repliche con oltre 300 mila spettatori e l'album è considerato dalla rivista "Rolling Stone Italia" il 48° disco italiano più bello di sempre nella classifica dei migliori 100. "La libertà" in particolare, oltre agli altri brani e ai monologhi presenti in questi spettacoli, è divenuto quasi un manifesto del pensiero e dell'arte di Gaber. La frase centrale "...libertà è partecipazione..."  riassume, in tre parole, il concetto della canzone e del suo modo di intendere la vita, la politica, il teatro e la musica. Nel testo, Gaber, esprime il desiderio di volersi sentire libero come un uomo che deve rispondere solo alla natura e all'istinto animale, che deve compiacersi della propria libertà, che può spaziare con la propria fantasia in un contesto di democrazia, che può si innalzare con la propria intelligenza e rispondere con la sola forza della natura alla scienza, che trova la sua libertà anche nel farsi comandare oltre che nella forza del proprio personale pensiero. La libertà non deve apparire come un gesto insolito, una invenzione atta a compensare una mancanza, non deve essere rappresentata da uno spazio vuoto e non è neanche avere una opinione ma è semplicemente partecipazione. Per gli autori, quindi, la libertà è condividere, essere ascoltati, essere parte integrante di un progetto unico rappresentato dall'intero collettivo terrestre di cui fa parte ogni singolo uomo, animale o albero. Un concetto ampio e illuminante ma allo stesso tempo semplice che dovrebbe essere alla base di una società civile ma che spesso può dar fastidio al potere che, per i propri comodi, ci indirizza verso una illusoria libertà manipolando in maniera occulta o palesemente dittatoriale, a suo piacimento, il comportamento ed il pensiero del popolo attraverso i media e la falsa informazione. Un insegnamento, quindi, che ci ha lasciato un grande artista ed un libero pensatore come Giorgio Gaber a cui bisogna dar sempre nuova linfa affinché non venga mai dimenticato e sia reso accessibile anche alle nuove generazioni.      

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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