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16 febbraio 2017 4 16 /02 /febbraio /2017 16:49
Sanremo 2017: 10 dritte per il Sanremo ideale

1. SELEZIONI: Via gli inviti e spazio realmente aperto a tutti coloro credono di avere il brano giusto. A giudicare questi brani e decretare, quindi, i partecipanti va creata una pubblica commissione composta da veri esperti del settore (musicisti, autori, produttori, direttori d'orchestra, dj radiofonici, ecc). Aldilà della commissione, poi, bisogna evitare ogni tipo di pressione o favoreggiamenti: Bernabei, ad esempio, pur non avendo grandi brani ha fatto tre Festival consecutivi e non credo che non c'era nessun altro che avrebbe meritato un'occasione. Inoltre va abolita ogni tipo di limitazione come quella della durata del brano che, quest'anno, non poteva superare i 3 minuti e mezzo. L'arte non può essere costruita a tavolino e non credo sarebbe un problema se alcuni brani sforassero di pochi secondi o di un paio di minuti. Meglio limitare siparietti spesso inutili che troncare una composizione. Stessa cosa per i dialetti, piena libertà: quest'anno come in altri erano ammessi ma ci sono state edizioni in cui fu proibito.   

2. NETTA DISTINZIONE FRA BIG E NUOVE PROPOSTE: Non considerare Big chi, magari da con qualunque trasmissione televisiva (talent), acquisisce una rapida notorietà senza alcun sostanzioso curriculum da artista. Accettare tra i Big solo chi ha comprovata ed indiscutibile notorietà artistica e storia musicale. Tener conto di visualizzazioni o di seguaci telematici, aspetti facilmente manipolabili, non sono atteggiamenti che giovano alla credibilità del Festival e porta a trovarci spesso personaggi semi-sconosciuti al fianco di quei pochi artisti realmente affermati che ancora hanno il coraggio di metterci la faccia e che finiscono per essere umiliati da un sistema che non funziona. Di questo passo sempre più Big staranno alla larga dal Festival. D'altro canto, questa ambiguità, diventa un problema anche per i giovani: Elodie e Lele, ad esempio, hanno partecipato entrambi alla stessa edizione di Amici, entrambi non hanno vinto eppure Elodie era tra i Big e Lele tra le Nuove Proposte, perché? Più giusto sarebbe stato che i due, insieme a Sylvestre, Comello, Raige, Luzi, Paba, ecc fossero stati tutti tra le Nuove Proposte se proprio dovevano esserci perché, in quanto a grande musica italiana, di questo si tratta, di Nuove Proposte.

3. GIURIE: Rivedere con correttezza la giuria di qualità: il parterre del Dopofestival, ad esempio, avrebbe fatto sicuramente più bella figura. Critici musicali, autori, musicisti, artisti, insomma gente che mangia pane e musica tutto l'anno e non attori, registi o soubrette che, evidentemente, possono solo esprimere un parere personale non differente da quella che potrebbe esprimere una qualsiasi persona che niente ha a che fare con la musica. Inoltre, i voti, della stessa giuria devono essere, per correttezza, pubblici stesso al momento dell'esecuzione. La demoscopica può andare bene mentre il televoto, essendo poco controllabile, andrebbe eliminato ma ciò non succederà mai visti gli introiti che girano intorno a questo sistema di votazione.

4. CONDUZIONE: Va bene Conti, va bene Fazio, va bene Bonolis, vanno bene in tanti a patto che si facciano rispettare se assumono anche la direzione artistica ed impongano una chiara e giusta selezione dei brani aldilà degli effetti mediatici, televisivi ed economici legati all'interprete che li presenta. E' il Festival della canzone e va giudicata quella: se un brano è bello va premiato l'artista che la propone anche fosse uno fuori dal giro da dieci anni ma con una storia tale che consenti la sua candidatura. Ci sono diversi artisti, ormai dimenticati, che ogni anno ci riprovano e vengono sistematicamente bocciati, spesso senza alcuna spiegazione e, probabilmente spesso senza nemmeno ascoltare il brano poiché chi la propone magari non porta ascolti o non possiede alcun appeal mediatico. Parametri che non hanno niente a che fare con la musica e che andrebbero eliminati. Baudo, ad esempio, non permetteva tutto ciò e spesso è stato criticato per aver riportato artisti al Festival fuori dal giro televisivo e da ogni contesto commerciale ma solo, perché, avevano presentato una bella canzone ed è quello il solo aspetto che conta.

5. COMICI: Aspetto minore ma che in cinque serate lunghe ha la sua importanza. Crozza bravissimo ma l'idea della copertina non è parsa giusta: l'ultima sera, con performance sul palco, è stata la migliore. In ogni caso, uno o più comici nel cast ma con presenza costante durante tutta la serata. Comparsate magari più veloci ma più frequenti per alleggerire la diretta soprattutto se come spalla al conduttore c'è una Maria De Filippi che proprio leggera non è. Virginia Raffaele dell'anno scorso, con le sue incursioni dall'inizio alla fine, era un buon esempio di come andrebbe usata l'arma della comicità in uno spettacolo così lungo.

6. OSPITI: Via i "superospiti italiani" a meno che non sia per premi alla carriera di artisti ormai fuori dai giri commerciali. Per tutti gli altri c'è la gara se proprio vogliono andare a Sanremo e non usare la kermesse solo per pubblicità. Roberto Vecchioni o Fiorella Mannoia non hanno niente da invidiare a Giorgia o a Zucchero e questa disparità disturba non poco. Per quelli internazionali, poi, giusto pagare quando si parla di artisti veri ma non di mode di passaggio, fenomeni mediatici o di soubrette e modelle sconosciute ai più: la coppia di figlia/nipote Delon/Belmondo di quest'anno è stato un momento francamente inutile.

7. SERATA COVER: L'idea non è male e spesso risulta la migliore delle serate ma per qualche anno, in quella stessa sera, c'erano i duetti o esecuzioni particolari del brano in gara accompagnati da uno o più ospiti che rendevano unica quella performance. Ecco ritornerei a quella modalità sia essa fatta con i brani in gara o con le cover. Una vera festa della musica dove rendere partecipi anche altri artisti magari esclusi dalle selezioni. 

8. ELIMINAZIONI BIG: Ci sta, è una gara e rende tutto più interessante ma diamo la possibilità a tutti di cantare la propria canzone almeno due volte magari eliminando il ripescaggio che è solo un sistema per aumentare le chiamate al televoto. Annunciare ogni sera i cantanti a rischio, in modo da spingere a votare per chi si vuole salvare ed alla quarta serata annunciare i cantanti che non accederanno alla finale. Tutto più snello e più giusto perché non tutti i tipi di brani arrivano al primo ascolto: quelli più complessi hanno bisogno di più tempo. Con due esecuzioni l'utente avrebbe certamente un'idea più chiara.

9. QUOTE TALENT e GARA NUOVE PROPOSTE: Siccome da anni ormai si è capito che i talent hanno il loro peso e risulta quasi un prezzo obbligatorio da pagare tanto vale certificare la cosa con chiarezza: assegnare, quindi, d'ufficio la partecipazione tra le nuove proposte ai tre vincitori dei maggiori talent (Amici, The voice e X-factor) dei tre grandi network televisivi (Mediaset, Rai e Sky) così da garantire almeno credibilità e soddisfare in egual misura tutte le aziende coinvolte. Il quarto, poi, andrebbe destinato al vincitore di Area Sanremo per la continuità della scuola sanremese. Tutti e quattro i finalisti direttamente in gara al Festival, con brani inediti, non presentati e lanciati tempo prima (Sarà Sanremo e rotazione radiofonica anticipata) ed esibizioni per le prime quattro serate alla fine della quale potrebbe avvenire la premiazione. In tal modo, visto il numero limitato di partecipanti, non sarà un problema di tempi aggiungere alla gara dei Big le loro performance senza ricorrere ad eliminazioni a freddo già dalla prima esecuzione con una sola possibilità di far sentire il loro brano. Si potrebbe, ad esempio, far cantare tutti e quattro alla prima e alla quarta (finale giovani) e due per volta nella seconda e nella terza in modo che ognuno possa cantare per ben tre volte e rendere le idee un po' più chiare a chi è chiamato a votare oltre a dare una visibilità maggiore ai giovani in gara.

10. CLASSIFICHE: Come detto, annunciare al termine di ogni serata solo le ultime posizioni per palesare gli artisti a rischio mentre, per la classifica finale è giusto riferirla pubblicamente al momento dell'annuncio in maniera dettagliata: dall'ultima alla prima postazione e con le percentuali di voto parziali delle varie giurie e totali con la media tra le stesse quote. Inoltre, come già detto, sarebbe opportuno rendere palese al momento di ogni esecuzione il voto di ogni singolo componente della giuria di qualità per una questione di chiarezza e di giustizia: Chi è chiamato a metterci la faccia è giusto che la metta fino in fondo senza celarsi in un inutile ed fastidioso anonimato.   

 

         

Sanremo 2017: 10 dritte per il Sanremo ideale
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16 febbraio 2017 4 16 /02 /febbraio /2017 00:01

"Strada facendo" è un brano di  Claudio Baglioni del 1981 ed è stato pubblicato nell'omonimo album. Il disco, trainato da questa stupenda canzone, ha venduto oltre un milione di copie solo in Italia ed è rimasto al primo posto della classifiche delle vendite per ben 16 settimane. Registrato a Londra, l'album, rappresenta anche un cambiamento musicale da parte di Baglioni che, per questo lavoro, si avvale della collaborazione di Geoff Westley, ex pianista dei Bee Gees, che cura gli arrangiamenti. Il brano "Strada facendo" parla delle situazioni e degli ostacoli che si possono incontrare durante la propria vita. Quindi tra sogni, più o meno realizzati, speranze, talvolta disilluse, ed avvenimenti, positivi e negativi, Baglioni invita a non mollare mai e di continuare a percorrere quella strada con dignità credendo nei propri mezzi e nella possibilità di rivalsa. "Troverai anche tu un gancio in mezzo al cielo..." è una delle frasi che si ripetono nel testo ed è un chiaro messaggio di speranza lanciato a chi non crede più nella bellezza della vita e nelle sue infinite risorse che possono, da un momento all'altro, deviare il corso di un'esistenza. L'autore, dunque, incoraggia a credere in futuro migliore che può arrivare solo non perdendo la fiducia verso la vita e verso se stessi. Gli errori del passato, i sogni infranti e le occasioni perse, sono nel bagaglio di vita di ogni essere umano ma non ci si deve fermare a rimpiangere ciò che è stato bensì è utile farne tesoro per proseguire la propria strada senza zavorre mentali. "Strada facendo" è considerata tra le canzoni più belle di Claudio Baglioni ed è sicuramente parte del patrimonio musicale nazionale. Nel 2006, Laura Pausini, ne ha eseguito una cover per io fortunatissimo album "Io canto".

 

 

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15 febbraio 2017 3 15 /02 /febbraio /2017 00:01

"Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore, non farti vivo e quando la chiami fallo come fosse un favore..." Questo è l'inizio di "Teorema" un brano del 1981 cantatato da  Marco Ferradini e pubblicato nell'album "Schiavo senza catene". La canzone è stata scritta dallo stesso Ferradini con la collaborazione di Herbert Pagani. Il testo può essere considerato un vero e proprio trattato sul rapporto di coppia anche se il punto di vista del protagonista è condizionato da esperienze recenti dai risvolti negativi. Per tale motivo, l'autore, invita ad avere un atteggiamento alquanto cinico e freddo con il proprio partner invece di mostrarsi innamorato e sempre disponibile. Il troppo affetto o un comportamento che palesi limpidamente i forti sentimenti che si provano, secondo il protagonista del brano, potrebbero sortire l'effetto contrario a quello desiderato e cioè quello di allontanare la persona a cui si tiene invece di conquistarla. Al termine del brano, però, tutto ciò viene smentito poichè diventa evidente che l'autore parli da "uomo ferito" e il suo discorso non risulta logico ne attendibile. Il "Teorema" si conclude con l'unico reale regola che esiste per i rapporti interpersonali e cioè: "Non esistono leggi in amore, basta essere quello che sei...". "Teorema" ottenne un ottimo successo quando venne pubblicata ed, ancora oggi, è una canzone molto apprezzata oltre ad essere la più nota di Ferradini che pur avendo continuato ad incidere dischi di discreta qualità non ha mai bissatto questo successo. Per "Teorema" si ricorda anche la citazione nel film di Aldo, Giovanni e Giacomo "Chiedimi se sono felice" del 2000. Inoltre ne è stata fatta una cover da Ivana Spagna nell'album "La nostra canzone" del 2001. Il brano è stato anche vittima di diverse parodie tra qui quelle fatte da Tony Tammaro e dai Gem Boy. Per quanto riguarda i progetti futuri, Marco Ferradini, ha in programma un tributo ad Herbet Pagani, coautore di "Teorema" e cantautore degli anni sessanta e settanta nato a Tripoli ma da famiglia ebraica.

 

 

 


 
   
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14 febbraio 2017 2 14 /02 /febbraio /2017 16:18
Plagi: Sanremo 2017, Fiorella Mannoia vs Michele Bravi

In virtù di una melodia abbastanza comune, "Che sia benedetta" proposta da Fiorella Mannoia al Festival e scritta da Amara, ovvero Erika Mineo, e Salvatore Mineo è ancora al centro di un caso di evidente somiglianza con un altra canzone. In questo caso l'accostamento è con "Un mondo più vero" cantata da Michele Bravi per l'album "A piccoli passi" del 2014 e scritta da Piero Romitelli ed Emilio Munda. Non sarà vero e proprio plagio ma è certo che gli autori della Mannoia non hanno brillato di originalità in questa occasione. A voi il giudizio: 

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14 febbraio 2017 2 14 /02 /febbraio /2017 00:01

Siamo nel 1979 e  Pierangelo Bertoli scrive ed incide "A muso duro" inclusa nell'omonimo album. Il cantutore di Sassuolo mette nero su bianco, con la collaborazione di Fabrizio Urzino, tutta la sua rabbia verso un certo mondo discografico che bada solo alle vendite ed al lato commerciale della musica. Bertoli, con questo brano, intende difendere la purezza di questa arte e la veridicità dei testi che non sono altro che l'espressione palese dei sentimenti e delle sensazioni di un'artista che viene ispirato dal suo animo su di un determinato argomento e, quindi, non progettabile a tavolino per il solo scopo di farne lucro. La spontanietà e l'essenza del cantautorato viene letteralmente messa in discussione da questo tipo di discografici che non dimostrano alcun rispetto per la musica e per gli autori. Scrivere una canzone seguendo un determinato schema per soddisfare un pubblico di massa che segue la moda non è mai stata prerogativa dei cantautori che, invece, cercano si di "leggere" il momento storico in cui si vive ma di certo non si lasciano condizionare da una tendenza o, peggio ancora, trasformano la loro identità o la loro immagine per ottenere i favori del pubblico. Il cantautore si esprime secondo il proprio pensiero e fa musica seguendo la sola strada che conosce e cioè quella della cultura e della scrittura. Il cantautore può essere espresso come un divulgatore che vuole essere ascoltato da chi intende ascoltarlo ma non si adatta al mercato  per compiacere una massa che, probabilmente, lo eviterebbe in ogni caso. Cambiare stile o, addirittura, look non sta nell'indole del vero artista che non sententosi a proprio agio potrebbe non essere più in grado di trasmettere quello che scrive. Come canta Bertoli, infatti, un cantautore sarebbe più contento di cantare le proprie "canzoni per la strada" più tosto che "vestirsi come un fesso per fare il deficiente nei concerti". Un messaggio, quello di Bertoli, che non può lasciare indifferente e non può non accogliere il plauso sincero chi ama la musica di qualità. Bertoli morirà nel 2002 ma la sua musica resterà per sempre nel patrimonio artistico del nostro Paese e questa canzone resterà il manifesto più rappresentativo del suo essere artista. Una grande canzone ripresa ultimamente anche da Fiorello che l'ha fatta sua e pubblicata nell'album "A modo mio" del 2004.

 

 

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13 febbraio 2017 1 13 /02 /febbraio /2017 00:01

Nel 1989 Ivano Fossati scrive "Oh che sarà", cover in italiano del brano "O que sera" del cantautore brasiliano  Francisco "Chico" Buarque de Hollanda avvalendosi della collaborazione, in fase di traduzione, di Anna Lamberti Bocconi. Il brano viene concesso a  Fiorella Mannoia che lo interpreterà con lo stesso Fossati e sarà inciso nell'album della cantante romana "Di terra e di vento". La canzone è di un'assurda bellezza ed è altamente significativa. Fossati, traducendo questo pezzo, riesce a non distorcere l'essenza del testo bensì lo innalza ancor di più dal punto di vista linguistico e di fascino. Diverse canzoni del compositore brasiliano sono state tradotte per il mercato italiano ed eseguite da vari artisti del nostro Paese come Mina, Mia Martini, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Enzo Jannacci ma "Oh che sarà" è sicuramente quella più riuscita e più famosa in Italia. D'altro canto un autore attento e talentuoso come Fossati non poteva che non scegliere un brano così per cimentarsi in una cover. E' da dire anche che le caratteristiche del brano ben si addicono alle qualità interpretative di Fiorella Mannoia che, in questo campo, è tra gli esponenti maggiori della nostra musica. Barque, per anni costretto all'esilio, racconta di un popolo brasiliano sottomesso dalla dittatura e dipinge, in questo testo, l'affresco della interà umanità andando a scavare nelle realtà più difficili dove il degrado, la povertà e la vita di strada la fanno da padrona e che vanno avanti grazie a quelle misteriose forze che sono all'origine dell'animo umano. Dove lo stato non esiste, dove non v'è regola nè governo, dove non è possibile avere giudizio nè ragione per venirne fuori ma è proprio in queste situazioni che si palesa la forza dell'uomo e l'attaccamento alla vita. Ciò che non ha decenza nè rimedio, ciò che non ha censura e non può avere vergogna della propria realtà poichè non ha le possibilità nè le conoscenze per cambiare il proprio stato affronta la vita con quel naturale spirito di sopravvivenza che risiede nel primordiale intimo di ogni essere umano. Queste persone, ghetto del società, non avranno mai modo di disporre di una regolarità dettata dal giudizio e dalla ragione ma vivranno sempre seguendo la misteriosa indole della forza di vivere. Un'affascinante immagine, quindi, espressa da Buarque che grazie a Fossati e alla Mannoia è diventata patrimonio anche della nostra musica e non resta che ringraziare questi grandi artisti per averci donato questa ennesima emozione.  

 

 

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12 febbraio 2017 7 12 /02 /febbraio /2017 18:33
Sanremo 2017: Quel che rimane di questa edizione

Chiuso il Festival si tirano le somme ed è evidente che tra la vittoria naif di Gabbani, la debacle dei veterani, i dubbi sui sistemi di votazione e quindi su di una giuria di sedicenti esperti, la sempre più cospicua quota talent da subire per ragioni televisive e commerciali e diverse altre questioni sono molti i punti da chiarire e da aggiustare per quanto possibile in vista del prossimo anno. Sono anni, ad esempio, che si avanti con questo sistema di giudizio e tra un televoto evidentemente incontrollabile, una giuria di esperti spesso composta per la maggioranza da personaggi non proprio appartenenti al mondo musicale e la fantomatica giuria demoscopica si arriva a risultati falsati e non linea spesso con il reale valore delle proposte. Tocca però fare un passo indietro per iniziare col piede giusto: partire proprio dalle canzoni e dalla selezione delle stesse. Eliminare gli inviti e le prepotenze delle major per tornare a dare a tutti la possibilità reale di presentare un brano per poi venir giudicato aldilà del peso mediatico di chi la presenta. Vi è ancora oggi chi si presenta senza invito ma lo fa con la consapevolezza di partire con l'handicap rispetto a chi viene invitato a partecipare prima ancora di aver pronto un brano. Viene da se che non sempre il brano che poi uscirà fuori, costruito e scritto dalla solita manica di autori "sfornahit" usa e getta su commissione per il Festival, sia all'altezza della kermesse. Secondo voi, ai tempi di Baudo, Alessio Bernabei, per citarne uno, avrebbe fatto ben tre Festival consecutivi? Risultando, tra l'altro, sempre tra gli ultimi? Bhe non credo proprio. Non c'era, quest'anno, proprio nessun altra proposta migliore di quella di Bernabei? Sarei curioso di ascoltare tutte le canzoni escluse. C'è davvero tutta questa mancanza di autori bravi se il meglio della musica italiana è questa? E' vero forse di penne intelligenti ce ne sono sempre meno ma sono altrettanto certo che, da qualche parte, fuori dalla giungla mediatica, c'è ancora qualcuno che ha qualcosa da dire. Inoltre, questa povertà culturale la vuole l'Italia, quel paese che sostiene i talent, che inneggia alla pochezza offerta da contenitori televisivi volti al commercio e al traguardo facile, quell'Italia che ha portato la De Filippi all'Ariston, una delle principali artefici di questo disastro. E' vero, il suo programma e simili hanno sfornato anche belle voci ma di voci belle ce ne sono tante ma se non sei Mia Martini o Fiorella Mannoia la voce senza anima ne arte non porta a nulla. Meglio una voce sporca, segnata, graffiata, un timbro unico anche sgraziato ma che ti rapisce, ti dice qualcosa, meglio quel Califano che di quell'unica corda vocale ne ha fatto un marchio grazie allo spessore della sua penna, meglio quei cantautori che forse vocalmente non sono perfetti e che hanno fatto la storia della nostra musica, De Gregori, Guccini, Battiato e tanti altri che al tempo d'oggi probabilmente non avrebbero nemmeno passato la selezione di un talent e sarebbero stati derisi per le loro imperfezioni vocali dal Fedez di turno e se solo penso a quanto avremmo perso posso capire ciò che evidentemente stiamo perdendo oggi grazie a questi programmi. E' un discorso complesso, lungo ed una trasformazione culturale che anno dopo anno stiamo pagando in tutti gli aspetti della nostra società e non ci lamentiamo se ci troviamo governati dal Senatore Razzi di turno, se in Europa ci rappresenta Salvini e se a Sanremo ci troviamo Maria De Filippi. Ecco questo è l'origine di tutto che poi consegue con la vittoria di Gabbani che, se vogliamo, è il lato positivo di questo Festival viziato in partenza. Un ragazzo capace ed anche un cantautore pensante, intelligente e che espone già un suo stile, unico, personale, che si distingue tra la noia dei bei canti vuoti dei tanti ragazzi infilati abusivamente tra i big. Elodie e Lele hanno fatto la stessa trafila, la stessa edizione di Amici, entrambi non hanno vinto in quella edizione eppure Elodie è tra i big e Lele tra i giovani, perché? Era evidentemente giusto che, se proprio dovevano essere in gara, lo dovevano fare entrambi tra i giovani così come Sylvestre, Comello, Luzi ecc. Prima il trampolino di una carriera era Sanremo Giovani e tra i Big ci arrivavi solo se davvero lo eri, era il traguardo di una carriera ma dai Marco Carta ai Valerio Scanu è cambiato tutto ed ora Sanremo si sta tramutando in uno dei tanti talent e ciò non può portare che alla lenta ma inesorabile fine di un mito. Metamorfosi che si evidenzia ancora di più quest'anno dove è stata palese la volontà di penalizzare i veterani. Al Bano, usato per favorire il mercato dell'est europa, è stato fatto fuori un brano che non era tra i migliori dei suoi ma era comunque composto da autori storici ed eseguito con la solita professionalità, brano classico ma quello che ci si aspetta. D'Alessio aveva la solita melodia facile e tema sensibile ma c'era di peggio in gara, Ron era tra i migliori ed oltre la sua storia personale, questa sua canzone, non meritava di certo di non essere in finale. Oltre agli eliminati, anche gli altri veri Big giunti in finale, non hanno avuta vita facile. Piazzamenti a dir poco scarsi rispetto al valore delle loro proposte per Marco Masini e Michele Zarrillo. Alla Mannoia, unica superstite e meritevole della vittoria, è stato dato il contentino del secondo piazzamento oltre ai premi secondari. Poi ci si lamenta che spesso i veri artisti non vogliono partecipare al Festival ma, riflettendo poi sull'andazzo degli ultimi anni, è evidente che tale espressione si usa solo come scusa poiché a Sanremo i veri artisti non li vogliono o meglio li vogliono solo usare per vendere il prodotto in tutto il mondo per poi gettarli via e con essi tutta la credibilità del Festival e della nostra arte discografica. Urge rimedio, cambiare la rotta da subito, serve qualcuno alla direzione artistica che si sappia imporre per salvare il mito e se proprio non si trova in giro qualcuno in grado di farlo si richiami Baudo, anche un ultima volta, anche solo come guida, per ricordare ai successori cos'è Sanremo e come lo si fa che qui pare l'anno dimenticato. La folla grida un mantra...l'evoluzione inciampa...     

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12 febbraio 2017 7 12 /02 /febbraio /2017 00:01

E' il 1995 quando Vasco Rossi, nell'ambito del tour "Rock sotto l'assedio" allo stadio "San Siro" di Milano, canta per la prima volta "Generale", canzone scritta da Francesco De Gregori nel 1978 e pubblicata nell'album "De Gregori". Vasco Rossi, a sua volta, la pubblicherà solo nel 2002 nella sua prima raccolta ufficiale dal titolo "Tracks". L'omaggio del rocker di Zocca nasce, oltre alla stima più volte dichiarata per la musica e l'arte di De Gregori, anche da una interpretazione fatta dal cantautore romano di "Vita spericolata" ed incisa nel disco "Il bandito e il campione" del 1993. Tornando a "Generale", la canzone è una ballata introdotta, nella versione originale, da un riff di pianoforte di Alberto Visentin e tratta di un reduce di guerra che, nel viaggio di ritorno, immagina di rivolgere al proprio "Generale" alcune riflessione talvolta tristi e talvolte ironiche che affermano l'assurdità delle guerre. E', quindi, un ritorno verso la vita intriso di immagini e situazioni che rinnegano l'utilità della battaglia appena conclusa e rendono bene l'idea delle sofferenze provate e provocate in un periodo lungo trascorso tra armi e trincee. Si tocca con mano, però, l'emozione del ritorno a casa e si torna ad assaporare l'idea di una vita tranquilla con la volontà e la speranza di non dover mai più ripetere esperienze simili. Questa pacata ma significativa interpretazione di De Gregori rappresenta, quindi, una lezione fatta da un reduce, e quindi con cognizione di causa, che dovrebbe servire a fare oro del passato ed imparare dalla storia per non commettere più gli stessi errori in futuro. Il messaggio lanciato dall'autore viene accolto e rilanciato a sua volta da Vasco Rossi che ne fa una versione altrettanto convincente e riscuote grande successo dando nuova linfa e rinnovata popolarità ad un capolavoro mai comunque dimenticato. Una perla, quindi, della nostra musica che porta la firma di una colonna del cantautorato italiano come De Gregori e che oltre ad essere ripresa da Vasco è stata interpretata anche da Rosario Fiorello che l'ha inserita nell'album "A modo mio" del 2004

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11 febbraio 2017 6 11 /02 /febbraio /2017 00:01

E' un'immensa Mia Martini, Domenica Bertè all'anagrafe, quella che nel 1992 si presenta al 42° Festival di Sanremo con un brano che resterà negli annali della musica italiana e cioè "Gli uomini non cambiano". Il brano, scritto da Giancarlo Bigazzi, Giuseppe Dati e Marco Falagiani, ottiene da subito l'apprezzamento di pubblico e critica restando in cima alle preferenze come possibile vincitrice del Festival per tutta la settimana della manifestazione canora. Malgrado il grande successo, Mimì, si classificherà seconda dietro a Luca Barbarossa che vince con "Portami a ballare", anch'essa meravigliosa canzone. La medaglia d'argento ottenuta al Festival, però, non condizionerà la vita di un brano che, pubblicato poi nell'album "Lacrime", resterà sempre attuale e molto amato dagli appassionati della Martini e non. D'altrocanto il successo di questa canzone sembrava inevitabile visto il connubbio nato tra un'interprete eccezionale come Mimì e un gruppo autoriale di altissima qualità che, capitanato dal compianto Bigazzi, hanno cotribuito in maniera decisiva a rendere immortale la musica italiana nel mondo. In particolare questo brano esprime tutta le delusioni raccolte nelle sue esperienze di vita da una donna nei rapporti con le figure maschili incontrate a partire dal padre che, nonostante gli sforzi, non è mai riuscita a conquistarlo fino ai falsi e presunti amori. Storie nate dalla sola illusoria voglia di scappare da una famiglia divenuta ostile che servono soltanto a provare l'ingenuità di una ragazzina presa in giro e abbandonata dal playboy di turno. Il sogno di un amore svanito più volte nelle infinite lacrime versate per i sensi colpa dovuti all'aver stupidamente abboccato alle bugie di chi si diceva innamorato per poi andare a ridere di lei con gli amici del bar. Sconfitta da queste delusioni, la protagonista, non riesce più a dare fiducia algi uomini indurendo il proprio carattere e i propri sentimenti risultando fredda e diffidente in ogni nuovo rapporto. Il finale della canzone, però, chiarisce che l'amore vero può esistere e solo in quel caso un uomo può davvero cambiare e differenziarsi dal prototipo descritto nel testo o, almeno, è ciò che la protagonista si augura rivolgendosi al suo attuale compagno. Un capolavoro, quindi, che ci regala una struggente ed emozionante interpretazione della Martini da inserire nel cofanetto d'oro della nostra storia musicale.  

 

 

 


 
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10 febbraio 2017 5 10 /02 /febbraio /2017 19:38
Plagi: Sanremo 2017, Fiorella Mannoia vs Aleandro Baldi

Ispirazione, casualità, giro armonico in fondo comune ma è giusto segnalare una somiglianza tra gli inizi di "Che sia benedetta" proposta da Fiorella Mannoia al Festival e scritta da Amara, ovvero Erika Mineo, e Salvatore Mineo e di "Passerà", brano vincitore del Festival di Sanremo del 1994 eseguito da Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, e scritto con Giancarlo Bigazzi e Marco Falangiani. La curiosità e che la stessa grande coppia di autori che ha collaborato alla stesura di "Passerà" e anche artefice del brano "Accidenti a te" cantato da Fiordaliso, sempre a Sanremo, nel 2002 ed anch'esso ed in maniera anche più marcata, è stato affiancato al brano presentato dalla Mannoia come già esposto su questo blog in un precedente articolo. A voi le conclusioni:   

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