Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog

Presentazione

  • : La musica che gira intorno...
  • : Blog di Marco Liberti dedicato principalmente alla musica italiana
  • Contatti

Profilo

  • Marco Liberti
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.

Cerca

Citazione del mese

"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

Sondaggi

La Sfida dei 100, 8°Fase-Sfida Finale
 
 
 
pollcode.com free polls
1 aprile 2017 6 01 /04 /aprile /2017 23:01
Citazioni: Renato Zero 3

"...Mani che ora tremano perché il vento soffia più forte,

 

Non lasciarli adesso no, che non li sorprenda la morte.

 

Siamo noi gli inabili che pur avendo a volte non diamo,

 

dimentica, c'è chi dimentica, distrattamente un fiore una domenica..."

 

(Nei giardini che nessuno sa - 1994)

 

< precedente

Condividi post
Repost0
1 aprile 2017 6 01 /04 /aprile /2017 10:31

"'A signora Libertà" è il primo singolo lanciato da Federico Salvatore in previsione del suo prossimo lavoro discografico "Malalengua" di pubblicazione imminente. Come fatto per "Se io fossi San Gennaro" ispirata da "Io se fossi Dio", vero apripista della nuova "irta" strada artistica intrapresa con sacrifici, difficoltà ma anche grandissime soddisfazioni dal cantautore, anche per l'inizio di questo ennesimo affascinante capitolo della sua carriera Salvatore si lascia ispirare dal suo mentore, colui che gli aperto gli occhi e ha dato la possibilità a lui di esprimersi liberamente e a tutti noi di godere della vera natura artistica di un talento celato in precedenza dietro buffe e rassicuranti maschere e cioè Giorgio Gaber, anch'esso interrogatosi sul significato della parola libertà in un grande testo intitolato proprio "La libertà". Fu proprio un incontro tra i due a far cadere le remore di un Federico Salvatore appena "escluso" da un mondo che fino a poco prima ne aveva sfruttato il suo talento, la sua faccia, la sua ironia ed anche la sua profondità già evidentemente presente anche in composizioni satiriche e talvolta, volutamente, volgari. Ma la volgarità di certe espressioni artistiche non era altro che il modo di esibire senza paura il suo forte senso di libertà e la canzone "Gli Squallor" dedicata all'omonimo dissacrante gruppo spiega a pieno questo intento. Come dicevamo, Salvatore, quindi ha cercato, come Gaber, di interpretare a suo modo il concetto di libertà sulle note di un accattivante tango in un testo in dialetto napoletano, o meglio in lingua napoletana, che rimarca la sua assoluta volontà di allontanarsi da una omologazione che certo non favorisce l'aspetto commerciale della cosa ma ne amplifica il suo messaggio. Infatti, questa libertà, Federico, come canta anche in "Homo sapiens", l'ha pagata cara sulla sua pelle con la famosa storia legata in primis a "Sulla porta", brano sulla omosessualità portato a Sanremo quando questo tema in Italia era ancora tabù e soprattutto con la canzone denuncia "Se io fossi San Gennaro" che gli ha chiuso totalmente le porte dei media nazionali. Federico ne ha sofferto ed in silenzio è ripartito riconquistando ciò che gli spetta e facendolo nel migliore dei modi: proponendo la propria natura artistica e non vendendosi al mercato. Da quel primo incontro con Gaber iniziò tutto ciò e da questo nuovo inizio, ancora sulle orme del maestro, siamo certi ci saranno ancora tanti meritati successi per uno dei pochi napoletani veri che ancora rappresentano senza censure e senza ruffianerie la nostra storia ed il nostro popolo.          

Condividi post
Repost0
31 marzo 2017 5 31 /03 /marzo /2017 23:01
Sondaggi: Altri, Il problema della musica italiana
Il problema della musica italiana
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
pollcode.com free polls
Condividi post
Repost0
30 marzo 2017 4 30 /03 /marzo /2017 23:01
Sondaggi: Risultati Marzo 2017

 

Chi vuoi a Sanremo 2018: Paolo Bonolis 48%

Condividi post
Repost0
25 marzo 2017 6 25 /03 /marzo /2017 00:01

"Anna e Marco" è un brano di  Lucio Dalla del 1979 pubblicato all'interno dell'undicesimo album  in studio dell'artista dal titolo "Lucio Dalla". La canzone è una delle perle più luccicanti del ricco repertorio artistico del cantautore bolognese recentemente scomparso ed è anche una delle più amate dal suo pubblico. Con l'innesto di poche metafore, "Anna e Marco" è costruita con un testo semplice e diretto: il racconto della storia di due personalità differenti ma accomunate da una vena di depressione per le loro vite che si incontrano e provano a dare una svolta al loro futuro. Anna, la protagonista femminile della canzone, non è soddisfatta della propria esistenza ed ogni giorno che passa sente di perdere qualcosa del suo essere, lei è bella "stella di periferia" ed ama ballare. Proprio in quegli anni, infatti, prende corpo in Italia la mania per le discoteche e sarà proprio lì che i due giovani si incontreranno. Marco, invece, è un ragazzo dalla vita vuota passata in un bar con uno spirito ribelle. Entrambi i ragazzi hanno tanta voglia di scappare via da questo mondo e, soprattutto, dalla loro realtà quotidiana. La storia continua con l'incontro in discoteca di cui Anna è una fedelissima mentre Marco ci è capitato per caso non sapendo cosa fare ed anche le loro opposte capacità nel ballo dimostrano tali premesse. In poco tempo i due intensificano sguardi e parole finendo per "scambiarsi la pelle". Un incontro casuale, quindi, sembra aver cambiato i propri destini: "Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano, qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano". Pura poesia quella di Dalla che dipinge un affresco di queste due personalità che si uniscono per la volontà di un destino che ha voluto offrirgli un'occasione per continuare a credere nel futuro. Tra le curiosità legate a questo brano, inserito anche nel live "DallAmeriCaruso" del 1986 ed in altre raccolte, ci sono tra i musicisti che hanno partecipato alla registrazione di "Anna e Marco" due nomi che presto avrebbero intrapreso un loro cammino artistico indipendente quale Ron, Rosalino Cellamare all'anagrafe, alla chitarra acustica, al pianoforte ed al coro e Marco Ferradini al coro. Un capolavoro, quindi, che fa parte delle pagine più belle della nostra musica italiana.

 

 

 


 

Altro su:

Lucio Dalla

Marco Ferradini

Ron

Condividi post
Repost0
23 marzo 2017 4 23 /03 /marzo /2017 00:01

"Il ragazzo della via Gluck" è un brano portato al successo da  Adriano Celentano nel 1966. Presentato al Festival di Sanremo la canzone non viene accolta nel migliore dei modi e non viene ammessa nemmeno in finale ma sarà nei mesi e poi negli anni successivi che si ritaglierà un ruolo importante nella discografia dell'artista lombardo. Musicata dallo stesso Celentano, il brano, ha un testo scritto da Luciano Beretta e da Miki Del Prete che parla dell'evoluzione del mondo e dello sviluppo delle città che rubano sempre più spazio al verde. La canzone ha anche un forte aspetto autobiografico poichè la via Gluck è proprio la via dove Adriano è cresciuto con la sua famiglia d'origine. Nello stesso anno della pubblicazione de "Il ragazzo della via Gluck" che venne inserito in un 45 giri insieme a "Chi era lui", Giorgio Gaber, grande amico di Celentano, ne propone prima una cover e poi una ironica risposta in musica chiamata proprio "La risposta al ragazzo della via Gluck". Il successo del brano, però, non si ferma alle cover italiane o alle tante reinterpretazioni eseguite anche dallo stesso Celentano come quella con Cesaria Evora in lingua creola, ma viene tradotto e commercializzato in Gran Bretagna da Verdelle Smith con il titolo "Tar and cement", in Francia tradotto da Eddy Marnay ed incisa da Francoise Hardy con il titolo "La maison où j'ai grandi" e, addirittura, in Svezia da Anna Lena Lofgren col titolo "Lyckliga gatan". Una sonorità coinvolgente ed un messaggio ambientalista lanciato nel testo che fanno di questo brano una vera hit di quelgi anni e non solo. Un successo internazionale, quindi, che lancia definitivamente questo esuberante ragazzo milanese nel mondo della musica italiana che lo vedrà protagonista assoluto fino ai giorni nostri dove rappresenta ancora un vero e proprio pilastro dello spettacolo popolare nazionale. Di successi, Adriano, ne farà tanti lungo la sua straordinaria carriera ma "Il ragazzo della via Gluck" resterà sempre uno dei brani che amerà di più anche per il legame affettivo con il luogo citato oltre che per il messaggio lanciato con il quale sponsorizza e difende una vita ed una realtà genuina di campagna che proprio in quegli anni sta cedendo il passo, attraverso lo sviluppo economico, alla città industrializzata. 

 

 

Condividi post
Repost0
14 marzo 2017 2 14 /03 /marzo /2017 00:01

"Luci a San Siro" è un brano di  Roberto Vecchioni del 1971 ed inciso nel disco d'esordio del cantautore lombardo "Parabola". Le musiche di questa canzone sono state realizzate da Andrea Lo Vecchio e da Giorgio Antola mentre il testo è stato scritto dallo stesso Vecchioni. In realtà, il brano, non era totalmente un inedito poichè venne inciso qualche mese prima dal cantate Rossano, Rossano Attolico all'anagrafe, su di un 45 giri. In questo caso però la canzone presentava un testo diverso e portava come titolo "Ho perso il conto". Questa versione non ebbe successo ed è, quindi, chiaro che a fre la differenza è stato il testo di Vecchioni visto il fatto che la seconda pubblicazione ha reso questo brano una perla della discografia italiana ed uno dei maggiori successi del repertorio di Vecchioni. Il brano offre diverse letture poichè può essere visto come un'analisi della vita dello stesso Vecchioni che pur avendo ottenuto fama e soldi rimpiange gli anni della giovinezza, il primo amore e la sua prima automobile. Ma "Luci a San Siro" può essere visto anche come un discorso tra un artista ed il suo impresario: una riflessione inerente al mondo discografico che può essere letta tramite frasi come: "Mi han detto <E' vecchio tutto quello che lei fa...parli di donne da buoncostume...di questo han voglia se non l'ha capito già>". Qualunque sia la chiave di lettura che si vuole dare a questo testo, lo stesso Vecchioni ha sottolineato la varietà interpretativa del brano, è evidente il ricordo alla Milano vissuta da un ragazzino semplice, senza soldi in tasca al fianco della sua prima fidanzatina che risponde al nome di Adriana, sua vicina di casa e musa di Vecchioni anche per altre canzoni come "Mi manchi" ed "Archeologia". Un ricordo, nel testo, va anche alla sua prima auto regalatagli nel 1962 dal padre per il superamento a pieni voti dell'esame di maturità: per la cronaca era una Seicento grigio topo. Tra le altre cose, "Luci a San Siro" è stata anche una vittima della feroce censura di quegli anni, infatti, la parte iniziale "Hanno ragione, hanno ragione...mi han detto <E' vecchio tutto quello che lei fa,...parli di donne da buoncostume,...di questo han voglia se non l'ha capito già>" era in realtà "Hanno ragione, sono un coglione...mi han detto <E' vecchio tutto quello che lei fa,...parli di sesso, prostituzione,...di questo han voglia se non l'ha capito già>" mentre, più avanto nel testo, la frase "tra le sue gambe" è diventata "tra le sue braccia". Cambiamenti forzati che però non hanno scalfito il successo di questo capolavoro assoluto della nostra musica. Tra i tanti riconoscimenti avuti da questo brano anche quello di Francesco Guccini che ha più volte dichiarato che avrebbe voluto scrivere lui stesso questa canzone e, in segno di ciò, spesso la esegue nei suoi concerti. Altra curiosità legata a questo brano ed a tutto il disco "Parabola" è la presenza tra i musicisti di un altro grande nome della musica italiana e cioè quello di  Tullio De Piscopo a cui è stata affidata, ovviamente, la batteria. Nel suo ultimo album  "I colori del buio", inoltre, Vecchioni ha riproposto questo brano in una versione particolare in duetto con  Mina.

 

 

Condividi post
Repost0
13 marzo 2017 1 13 /03 /marzo /2017 00:01

E' il 1972 quando Francesco Guccini incide "La locomotiva" all'interno dell'album "Radici". Da allora la canzone è diventata il cavallo di battaglia del cantautore modenese che la usa per chiudere ogni suo concerto. Il brano, dal forte contenuto politico, negli anni ha assunto quasi la forma di un inno anarchico per chi segue tali ideali. L'ispirazione di Guccini nasce da una storia vera: è, infatti, il 1893 quando Pietro Rigosi, macchinista delle ferrovie italiane, approfittando dell'assenza del macchinista titolare durante una sosta, si mise alla guida di una locomotiva sganciandola da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico, nel ferrarese, dove lo stesso Rigosi prestava servizio. Preso il possesso del mezzo Rigosi si stava dirigendo all'alta velocità, per quei tempi, di 50 km/h nella stazione di Bologna con l'obiettivo di distruggere  un treno di lusso che percorreva quotidianamente quella linea prima che la sua folle corsa fu deviata su di un binario morto dove si schiantò contro sei carri merci in sosta. Nonstante il tremendo impatto l'uomo sopravvisse anche se sfigurato in viso da numerose cicatrici e fisicamente limitato per l'amputazione di una gamba. Dopo due mesi Rigosi venne dimesso dall'ospedale e venne esonerato dal servizio in ferrovia per motivi di salute. Rigosi non ricevette pene legali e gli fu riconosciuto anche un sussidio dalle ferrovie che il protagonista inizialmente rifiutò per la dicitura "buona uscita" e tornò sui suoi passi solo quando la stessa venne modificata in "elargizione". Non si sono mai saputi i reali motivi che spinsero l'uomo a questo folle gesto ma le sue idee profondamente anarchiche ed una dichiarazione resa dopo il ricovero: "Che importa morire?Meglio morire che essere legato!" convinsero l'opinione pubblica che si trattasse di un gesto di protesta contro le dure condizioni di vita e di lavoro di quegl'anni e contro l'ingiustizia sociale che si manfestava in ogni situazione come ad esempio nell'ambito ferroviario dove c'era una prima classe lussosa e confortevole mentre le carrozze delle classi inferiori erano fatiscenti e scomode. Gran parte dei giornali dell'epoca, invece, chiusero la vicenda definendolo un puro atto di pazzia. Guccini, dal canto suo, colse il significato anarchico del gesto ed immaginando l'uomo come un eroe proletario riadattò la vicenda per crearne un pezzo importante e significativo per questa determinata corrente di pensiero. Probabilmente, quello dedotto da Guccini, era proprio il reale obiettivo di Rigosi che in questo modo è diventato un simbolo della lotta di classe ed il suo gesto di protesta non è andato perso anzi grazie a Guccini è stato reso eterno visto che se ne parla ancora dopo quasi 120 anni. Del brano, inoltre, sono state fatte diverse cover come quella dei "Modena City Ramblers" nel 1996 o quella in lingua russa ad opera del gruppo "The Dartz". Tra i musicisti, invece, che hanno accompagnato il progetto dell'album radici va sottolineata la presenza del leader della storica band "Equipe 84" Maurizio Vandelli che in questa occasione suonava il mellotron ed il moog, due strumenti a tastiera.

 

 

 


 

Altro su:

Francesco Guccini

Condividi post
Repost0
1 marzo 2017 3 01 /03 /marzo /2017 00:01
Sondaggi: Chi vuoi a Sanremo 2018
Chi vuoi a Sanremo 2018
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
pollcode.com free polls
Condividi post
Repost0
28 febbraio 2017 2 28 /02 /febbraio /2017 00:01
Sondaggi: Speciale Sanremo 2017

Ecco i risultati dei sondaggi relativi al Festival di Sanremo 2017:

X Il migliore: Fiorella Mannoia 22%

X Il peggiore: Alessio Bernabei 18%

X Il migliore "giovani": Lele - Tommaso Pini 30% ex aequo

X Miglior testo: Fabrizio Moro - Marco Masini 19% ex aequo

X Miglior interpretazione: Fiorella Mannoia 28%

Condividi post
Repost0

Scarica l'App 3.0

                                                                           8047838430_df19fcb94f.jpg

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lingua, Pagina Facebook e Donazioni

Chat

Flag Counter

Flag Counter