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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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30 maggio 2017 2 30 /05 /maggio /2017 23:01
Sondaggi: Risultati Maggio 2017

 

X Come ami ascoltare musica: Live 75%

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29 maggio 2017 1 29 /05 /maggio /2017 23:01
Citazioni: Amedeo Minghi 1

"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

 

vedere il cammino, diverso del mondo,

 

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

 

la verità che muore..."

 

(Un uomo venuto da lontano - 1998)

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26 maggio 2017 5 26 /05 /maggio /2017 23:01

"Ma il cielo è sempre più blu" rappresenta la vera nascita artistica di Rino Gaetano, Salvatore Antonio all'anagrafe. Nonostante già avesse debuttato come interprete con il pseudonimo di Kammamuri's con il singolo "I love you Marianna" che conteneva anche "Jaqueline", Gaetano scoprì la sua vera natura di interprete delle proprie canzoni proprio con il suddetto brano. L'artista, infatti, già conosciuto in qualità di autore dagli addetti ai lavori non si sentiva capace di cantare ciò che scriveva e, quindi, destinava ad altri le proprie composizoni come nel caso di "Ad esempio a me piace il Sud" concessa a Nicola Di Bari. Convinto dal suo scopritore Vincenzo Micocci, proprietario del ritrovo dei giovani cantautori "Folkstudio" e della casa discografica "It" che contava tra le sue fila gli "amici" di Gaetano, Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Lucio Dalla non ancora esplosi del tutto, Rino decide di abbandonare nomi d'arte e lingua inglese per cantare ciò che lui stesso scriveva e che solo lui poteva interpretare nel migliore dei modi. Il 45 giri lanciato nel 1975 "Ma il cielo è sempre più blu" ottiene un grosso successo e Gaetano, per la sua personalità crea un personaggio schietto e naturale che è conteso da tutti i media. Il testo è un elenco di fatti, avvenimenti, comportamenti ed usi della società dell'epoca che sembrano essere buttati a caso ma è evidente che Gaetano vuole rappresentare una speranza per tutti, anche nelle situazioni più difficili e, talvolta, drammatiche, c'è sempre una prospettiva positiva, ovvero, il cielo è sempre più blu. Una sorta di nuova "Nel blu dipinto di blu" che riempe le radio e le tv e diventa il nuovo fenomeno musicale. Dalla durata originale di 8 minuti e 43 secondi, il brano venne diviso in due parti e fu anche vittima di censura per le frasi: "...Chi tira la bomba...chi nasconde la mano..." e :"...Chi ascolta Baglioni...chi rompe i coglioni". Il disco vendette oltre 100.000 copie è un fu la vera esposione dell'artista che all'epoca aveva solo 24 anni. Il brano poi è stato ripreso dal dj Molella per una versione remix nel 2003 e da Giusy Ferreri nel 2009 per l'album "Fotografie". Gaetano, in seguito, si confermerà con tanti altri successi diventando uno dei cantautori più innovativi e più amati dell'epoca soprattutto dalle nuove generazioni per il suo modo eccentrico di affrontare il palco. Ma questo atteggiamento, Gaetano, lo aveva anche nella vita di tutti i giorni o, meglio, nelle notti che lui amava vivere fino al mattino andando a cantare amichevolmente tra un bicchiere e l'altro nei locali di Roma. Sempre a spasso con la sua chitarra, Gaetano, viveva una vita semplice e, forse, il grande successo gli provocò un cambiamento della sua routine non semplice da affrontare. In ogni caso, Rino, nonostante questi evidenti turbamenti dovuti anche al passaggio da giovane promessa a cantautore affermato continuava la sua strada e anche nella vita privata erano in previosione importanti novità tra cui il matrimonio. Ma la sua carriera e la sua vita vennero stroncate da un incidente stradale il 2 giugno del 1981 quando all'età di trent'anni la sua Volvo343 si schiantò contro un camion sulla via Nomentana a Roma. Gaetano venne trasportanto in fin di vita in cinque diversi ospedali della capitale che, però, rifiutarono l'artista. Questo triste epilogo, Gaetano, l'aveva cantato sorprendentemente all'inizio della sua carriera nel brano del 1971 "La ballata di Renzo" dove diceva: "Quando Renzo morì io ero al bar...la strada molto lunga si andò al San Camillo e li non lo vollero per l'orario...la stada tutta scura si andò al San Giovanni e lì non l'accetteranno per lo sciopero...". Una strana coincidenza che innesca un alone di mistero sulla morte dell'artista. Gaetano venne sepolto nel cimitero di Mentana per poi essere trasferito al Verano dove si trova tuttora. Una storia senza lieto fine, quidni, quella di un'artista particolare che anche nella morte ha lasciato sbalorditi come in tutte le sue esibizioni sul palco. Il suo ricordo, però, ancora oggi non si è spento e i suoi brani sono ancora molto diffusi tra i giovani e ciò è la prova più evidente della sua grande modernità.

 

 

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24 maggio 2017 3 24 /05 /maggio /2017 23:01
Citazioni: Paolo Vallesi 1

"Dov'è la sigaretta, che si fumava già,

 

le corse in bicicletta, la tua felicità,

 

dov'è perché hai paura, del buio ed io lo so,

 

piramidi di luna, per te io accenderò..."

 

 

(Piramidi di luna - 1991)

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24 maggio 2017 3 24 /05 /maggio /2017 14:25

"Zerovskij...solo per amore" è il nuovo lavoro discografico di Renato Zero nato parallelamente allo spettacolo teatrale che lo porterà in tour dal prossimo luglio. Spettacolo teatrale che assume i tratti dell'opera visto che l'artista romano sarà accompagnato da oltre 100 figure tra musicisti diretti dal consueto maestro Renato Serio e attori che metteranno in scena ciò che Zero ha confezionato con questo album. Ben 19 pezzi, Renato, come in tutti gli ultimi lavori autoprodotti non si risparmia e regala sempre dischi ricchi di inediti e con ottima frequenza a dimostrazione della sua prolificità artistica. Non a caso è giunto al ventinovesimo album in studio essendo ancora uno degli artisti più amati ed apprezzati del panorama italiano. Questo affetto del pubblico parte soprattutto dalla capacità dell'artista di regalare emozioni in versi come pochi riescono a fare. La teatralità, le interpretazioni, il modo di affrontare il palco e la gente sono solo alcuni dei punti che fanno di Zero una icona della nostra musica e della nostra cultura e se ancora oggi, dopo tanti anni di successi, è sempre pronto a rimettersi in gioco forse è proprio "...solo per amore", come recita il sottotitolo di questo disco. Per amore del pubblico e per amore di una musica che ha caratterizzato la sua vita e quella dei suoi "sorcini". Analizzando l'album che presenta tutti inediti tranne "Infiniti treni" ripresa da "Soggetti smarriti" del 1986, si scopre che Renato si affida ai collaboratori di sempre e diventa subito ed inevitabilmente magia. Un'alchimia già testata che produce senza eccessivi sforzi una naturale essenza di poesia che va a toccare i temi centrali delle nostre vite e cioè l'amore, l'odio, il tempo, la vita stessa e la morte. Su questo tracciato esistenziale si dirama l'album e le sue pagine intrise di sospiri, sorrisi, smorfie, lacrime e riflessioni talvolta molto profonde. "Stalker""Colpevoli", "Vivo" ma anche il primo singolo "Ti andrebbe di cambiare il mondo?" sono manifesti chiari di questo prodotto di grande qualità che ci riporta il "solito Renato" in grande forma che non delude mai. Come detto, gente come Maurizio Fabrizio, Vincenzo IncenzoMariella Nava, sono cavalli di razza e difficilmente sbagliano un colpo se poi si affiancano ad un genio come Renato il risultato non può che essere eccellente come succede ormai da decenni quando in squadra vi sono questi fuoriclasse. Questo disco celebra anche i 50 anni di carriera di Zero e quindi 50 anni della nostra storia, del nostro patrimonio musicale, della nostra arte, della nostra vita. Non resta, quindi, che applaudire ancora una volta Renato e augurare, a lui e a tutti noi, che questo sia solo l'inizio dei prossimi 50 anni di nuovi successi. Auguri Nì!   

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19 maggio 2017 5 19 /05 /maggio /2017 23:01
Citazioni: Lucio Dalla 1

"Fratello dobbiamo volare nei cieli più limpidi;

 

Bisogna imparare a sognare per essere liberi..."

 

(Latin lover - 1993) 

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17 maggio 2017 3 17 /05 /maggio /2017 23:01

"Lazzari felici" è un brano di Pino Daniele del 1984 e pubblicato nell'album "Musicante". Il disco rientra nella prima fase artistica del cantautore napoletano e cioè nell'era d'oro della sua storia in musica. Le sue radici popolane ed il suo innovativo modo di fare musica, infatti, non sono ancora contaminate da quell'immersione in un pop più commerciale e meno impegnato che lo vedrà protagonista negli anni successivi. Pino, in questo disco, intende proseguire quel filone rappresentativo della sua natura e delle sue origini iniziato nel 1977 con "Terra mia" e  "Napule è". Proprio "Lazzari felici", una delle perle del repertorio dell'artista, vuole essere una rappresentazione, a tratti malinconica e struggente, del popolo che vive quella Napoli così ben descritta anni prima. La sonorità, che inizia a richiamare la world music, è accompagnata da un testo che esprime la condizione di adattamento di una popolazione, quella napoletana appunto, ad un territorio e ad una realtà sociale non sempre facile e piena di contraddizioni. Nonostante tutto, però, il brano termina con un velato ottimismo per il futuro contando sulla storia e sulla tradizione di una realtà che rimane tra le più belle ed affascinanti del mondo. Del brano esiste anche una bellissima versione realizzata dal maestro Roberto Murolo nell'album "Na voce, 'na chitarra" del 1990. Un brano storico, quindi, che appartiene al repertorio tradizionale di Pino Daniele ovvero quella produzione artistica che gli ha permesso di diventare uno dei cantautori più apprezzati del tempo e, soprattutto, un simbolo della città di Napoli nel mondo. Nel prosieguo della sua carriera, però, Daniele ha variato spesso il suo modo di fare musica cercando nuove sonorità e perdendo un po' di quella forza che lo ha reso grande. Pur proponendo sempre musica godibile e di qualità, l'artista, ha optato per una strada meno impegnata e sicuramente più congeniale alle logiche del mercato discografico nazionale accantonando, quasi del tutto, la sua vera natura. Il passato, però, nessuno lo cancella e questo brano, come tanti altri, sono testimonianze autentiche di ciò che Pino Daniele è stato con la speranza che ritrovi presto la voglia di tornare a scrivere e ad emozionare come sa.

 

 

 


 

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Pino Daniele

Roberto Murolo

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16 maggio 2017 2 16 /05 /maggio /2017 13:27

"Spostato di un secondo", l'ultimo album di Marco Masini appare evidentemente come un album di transizione di un professionista della nostra musica in cerca di nuovi percorsi musicali per il suo futuro artistico. Nell'album risulta nuovo agli storici fan dell'artista la veste elettro-pop di alcune canzoni accompagnate da uno stile canoro parlato che, sebbene in altri contesti sonori, era già comparso nella storia musicale del cantautore fiorentino. A queste poi si aggiungono brani più melodici e più vicini al passato dell'artista anche se, a dimostrazione del fatto che sia un album di passaggio, Masini si è accompagnato nella realizzazioni dei brani a diversi autori al fine, probabilmente, di capire quale di queste collaborazioni possa avere un futuro nella carriera dell'artista. Infatti, in tutto il percorso masiniano fin dagli anni '90, non vi era mai stato un così variegato numero di coautori in un solo album. Terminata l'era Bigazzi-Dati che ha firmato con Masini quasi la totalità degli anni d'oro dell'artista con rarissime eccezioni c'è stato un periodo di stallo che è coincisa una fase di confusione artistica e i dubbi del cantautore di continuare il suo percorso accompagnato dal solo Beppe Dati dopo il distacco da Bigazzi poi, tra l'altro, deceduto. A Dati, quindi, Masini inizia a provare nuovi autori e, tra questi, dà fiducia ad Antonio Iammarino che sembra ben collimare la sua qualità con quella di Masini sfornando dei buoni pezzi anche se inevitabilmente di uno stile diverso rispetto al passato. Masini, quindi, sceglie questa nuova strada con la volontà di rinnovare il suo repertorio terminando il rapporto professionale con Dati. Probabilmente, però, in Marco vi sono ancora dubbi o almeno c'è ancora voglia di sperimentare poiché, nonostante Iammarino continui ad avere uno spazio importante negli ultimi album, si sono iniziati ad affacciare nuovi autori nella squadra dell'artista. Soprattutto in "Spostato di un secondo" questa "indecisione" è chiara dove tra Zibba, la coppia Camba-Coro, Calvetti ed altri, non vi è un vero ed unico filo conduttore. Anche la volontà di presentarsi a Sanremo, nelle ultime due occasioni, con brani di autori diversi da Iammarino e cioè prima con "Che giorno è" scritta con la coppia Camba-Coro e poi con "Spostato di un secondo" scritta con Zibba e Calvetti, è una chiara volontà dell'artista di mostrarsi al grande pubblico in vesti diversi pur, come detto, riservando sempre la maggior parte dei pezzi nell'album alla penna di Iammarino sicuramente più vicino al suo storico stile. Non è un caso, infatti, che tra i nuovi pezzi più amati soprattutto dalla vecchia guardia del popolo masiniano siano proprio i brani firmati Masini-Iammarino come, ad esempio, nell'album in questione canzoni come "All'altro capo di un filo""La vita comincia". Che sia una sua scelta o una sperimentazione progettata e concordata con la Sony non è dato sapere ma è evidente che una risposta la si avrà solo con il prossimo album del cantautore. Solo allora scopriremo se alcuni di questi esperimenti avranno un seguito nel futuro dell'artista o saranno stati solo meteore di passaggio, se Iammarino continuerà ad avere spazio o si accentuerà il distacco come già successo lentamente con Dati, se vi saranno nuove sperimentazioni o ci sarà un ritorno al passato. Personalmente, nonostante alcune buone cose, trovo questo album confuso proprio per questi contrasti di generi e di poca linearità. Ciò denota anche poca convinzione dell'artista verso i propri collaboratori o una fin troppa generosa apertura verso il nuovo che un artista del genere può comunque permettersi per divertirsi e sperimentare ma ciò non può che portare confusione anche negli utenti producendo un riscontro non del tutto positivo sul mercato. Lo zoccolo duro dei fan, auspicando un ritorno di Dati, continua a trovare una sorta di continuità in Iammarino, apprezza in parte le sperimentazioni ma non vede giusto violare una identità artistica che ha fatto epoca distaccandosi troppo dalle origini e da uno stile che ha caratterizzato la storia musicale dell'artista. Chi lo segue da sempre capisce le problematiche dell'industria, del mercato, le necessità dell'artista di sperimentare nuove traiettorie, di trattare nuove tematiche, di provare nuove sonorità e nuove collaborazioni ma non vuole perdere del tutto quella voce, quegli acuti, quelle storie, quelle parole, quelle poesie che hanno rappresentato l'infanzia, l'adolescenza, la crescita, gli amori e le problematiche della vita di ogni singolo ascoltatore che si è legato a quello artista per quei determinati valori, quelle precise sensazioni, quelle uniche emozioni e ciò un'artista, seppur cresciuto, maturato, cambiato, deve tenere conto per rispetto di chi l'ha sostenuto, amato e difeso e per rispetto di sé e del proprio passato artistico e personale. Nonostante i tempi di quel profeta in jeans appaiono un ricordo lontano chi ne ha preso il meglio continuerà a seguirlo perché, anche se in modalità differenti, nei suoi lavori vi si trovano, cercando bene, ancora angoli di rara bellezza oltre ad una qualità sopra la media in tutti gli aspetti del suo lavoro rispetto a ciò che viene prodotto nell'attuale panorama italiano. Qualità e professionalità non vanno mai messe in dubbio se si parla di Masini pur se rimane forte il rammarico se si confronta con un passato, in fondo, non troppo lontano.          

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15 maggio 2017 1 15 /05 /maggio /2017 14:03

E' disponibile da pochi giorni il nuovo lavoro discografico di Paolo Gianolio dal titolo "Euritmia". Già collaboratore di Mina, Eros Ramazzotti, Vasco Rossi, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Fiorella Mannoia e tanti altri, lo storico musicista del panorama artistico italiano, lega il suo nome soprattutto a Claudio Baglioni col quale conta una collaborazione trentennale in qualità di chitarrista, produttore e arrangiatore che l'ha visto protagonista di tanti successi della nostra storia musicale. Egregio polistrumentista, Gianolo, ha deciso in questa occasione di pubblicare un album tutto suo dopo lo strumentale "Tribù di note" del 2012. Oggi, tra brani strumentali ed altri completi di testo, Paolo ci fa scoprire tutto il suo universo musicale fatto di mille affascinati sfaccettature e di sonorità che hanno caratterizzato una lunga vita in musica colma di successi e soddisfazioni. La LC Comunicazione, in collaborazione con Videoradio Edizioni Musicali, quindi ci presentano questo album dove l'artista si è lasciato ispirare dalla natura aggiungendo alla sua professionalità due nuovi strumenti che mai avevano fatto parte del suo bagaglio musicale ovvero la voce e le parole. Tra strumenti classici e nuove sonorità elettroniche, Gianolio, ha tentato con ottimi risultati di unire l'essenza musicale di diverse etnie rispettandone però le unicità ed i valori che esse rappresentano per le loro culture. Un viaggio in musica sulle ali della natura in cui Paolo Gianolio ci accompagna con la sua maestria attraverso quelle note che hanno saputo valorizzare tanti grandi artisti italiani e che oggi finalmente lo affiancano al cento del palcoscenico.  

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