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  • : La musica che gira intorno...
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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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1 gennaio 2018 1 01 /01 /gennaio /2018 00:01
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31 dicembre 2017 7 31 /12 /dicembre /2017 00:01
Sondaggi: "La musica che gira intorno...Note d'oro" 2017

 

X Miglior Album Inediti 2017: Marco Masini - "Spostato di un secondo" 43%

X Miglior "Best of" 2017: Fabrizio De André - "Tu che m'ascolti insegnami" 75%

X Miglior Canzone 2017: Michele Zarrillo - "Mani nelle mani" 60%

X Miglior Artista Maschile 2017: Francesco Gabbani 75%

X Miglior Artista Femminile 2017: Paola Turci  43%

X Miglior Artista Emergente 2017: Ermal Meta 67%

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21 dicembre 2017 4 21 /12 /dicembre /2017 19:24
Sanremo 2018: Esclusi e polemiche, ecco dove sbagliano i bocciati

Come ogni anno, anche per questa edizione del Festival, appena comunicato il cast fiocca il malumore degli esclusi che, talvolta a giusta causa, espongono a caldo le loro ragioni dimenticando però alcuni aspetti oggettivi ed etici che possono facilmente farli passare dalla parte del torto. Le varie dichiarazioni dei bocciati, spesso rilasciate sull'onda emotiva, spesso vanno in contrasto con quanto magari successo al loro stessi in altre edizioni e possono mancare di rispetto sia al direttore artistico, in questo caso Claudio Baglioni e sia verso i colleghi prescelti. Come sempre in questo tipo di manifestazioni vi sono pressioni ed "obblighi" ai quali nessuno può essere del tutto esente: esigente economiche, televisive, pubblicitarie, discografiche e così via che devono collimare con il prodotto centrale ovvero la canzone. Proprio quest'anno, visto il cast, pare che tra gli ultimi direttori artistici, Baglioni sia stato quello che si sia fatto meno influenzare dai suddetti aspetti collaterali osservando forse di più il proprio gusto e la qualità dei brani. Per sciogliere questo dubbio ed eliminare ogni sospetto ovviamente vi è solo il riscontro all'esecuzione ed è questa la prima regola che gli esclusi dovrebbero ricordare:

1. NON GIUDICARE PRIMA DELL'ASCOLTO: Magari i colleghi a loro preferiti hanno presentato semplicemente brani migliori.

Quando poi si menziona l'età dei selezionati si fa un errore madornale sia verso i colleghi che verso se stessi:

2. L'ARTE NON HA ETA': Nel resto del Mondo gli artisti, i veri artisti, non hanno età e così dovrebbe essere anche da noi. Se un'artista è ancora capace di darsi al meglio del proprio stato psicofisico ed ha ancora qualcosa ha tutto il diritto di presentarsi e va dato merito a chi non gli chiude le porte in faccia solo per una questione anagrafica. Tra l'altro, ciò, potrebbe succedere in un futuro anche a chi oggi si lamenta di questo aspetto oltre a rappresentare una grande mancanza di rispetto verso chi ha scritto pagine di storia della nostra musica.

Un altro aspetto antipatico è quando si dice "Tizio non ha bisogno di Sanremo...è già famoso...è già affermato...non gli serve questa vetrina":

3. SANREMO NON E' UNA AGENZIA COLLOCAMENTO: Sanremo, intesa come categoria Big, è proprio esclusivamente riservata ad artisti affermati e di conclamata fama. Non è una rampa di lancio, non è un talent qualsiasi; Se lo si identifica così non durerà molti anni e perderà il suo fascino e la sua forza. Se si cerca un trampolino si partecipa alle selezioni per le Nuove Proposte.

Ecco questi sono tre principi fondamentali da rispettare sempre, aldilà delle ragioni più o meno giuste che gli esclusi espongo e ciò non vale per quello che sta succedendo in queste ore ma vale in tutti i casi. Non entro nel merito delle polemiche attuali e sicuramente chi si espone avrà le sue ragioni, magari anche condivisibili, ma prima di tutto c'è per la musica e per gli artisti selezionati almeno fino alla reale esecuzione dei brani.      

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21 dicembre 2017 4 21 /12 /dicembre /2017 00:01

"C'è tempo" è un brano composto da Ivano Fossati nel 2003 per l'album "Lampo viaggiatore". Il testo analizza lo scandire del tempo della nostra vita tenendo presente l'inevitabile destino di ognuno di noi ma spronando tutti ad impegnarsi nel vivere ciò che si desidera attimo per attimo facendo leva sulla propria volontà affinché un sogno possa assumere i tratti della realtà. C'è un tempo per tutto, dice Fossati, ma invita, allo stesso tempo, a non fermarsi ad aspettare i frutti di una semina bensì a riempire l'attesa con attimi di vita e di emozione. L'autore poi ci spiega con chiare e significative fotografie del quotidiano coma vita ci metterà, lungo il suo corso, di fronte a situazioni totalmente diverse tra loro: tra attimi positivi che vorremmo dipingere in modo indelebile dentro di noi per non perderli mai e attimi negativi di cui vogliamo presto cancellare anche il solo ricordo. Vi sono poi riferimenti ad attimi di riflessione in cui Fossati ci guida in questa poesia allo stato puro come i momenti in cui si pensa ad un disacco, ad un litigio, ad una separazione e ci si rimprovera di non essere stati capaci ad aprirsi e a parlarsi con chiarezza o al contrario di non aver capito che quello era il momento di stare in silenzio e di partire per nuovi orizzonti. La vita, quindi, ci porta attraverso percorsi unici di cui non se ne conosce la strada e spesso ci si perde ma il destino è sempre lì e, prima o poi, ci riprende anche se nel frattempo non siamo stati in grado di rendere realtà quel futuro da tempo programmato. E dopo la stagione ribelle, quella della gioventù vissuta senza freni arriverà, prima o poi, il distacco forzato dal tempo materiale, la freccia che trafigge le stelle, un ultimo istante uguale per tutti per poi ritrovarsi mano nella mano con chi avevamo dovuto lasciare in Terra e, l'autore, immagina una situazione buffa se ciò avvenisse senza alcun avviso. Se come dicono in genere, come già detto, c'è un tempo per la semina e uno più lungo per aspettare, Fossati, dice che "...c'era un tempo sognato che bisognava sognare." ovvero di non limitarsi ad aspettare che qualcosi si avveri ma di sognarlo al punto che quel sogno si possa vivere davvero. Una perla assoluta scritta e interpretata in puro stile Fossati e che affascina fin dal primissimo arpeggio, un'apertura musicale, che sembra prepararci proprio all'arrivo di una meravigliosa onda poetica e ciò che segue di certo non delude le aspettative ma esalta, emoziona, alimenta la mente, il pensiero e la riflessione donando, quindi, a chi ascolta quando di meglio può riservare una canzone.                             

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20 dicembre 2017 3 20 /12 /dicembre /2017 00:01

"Avrai" è uno dei successi più amati di Claudio Baglioni e rappresenta l'omaggio più bello che un padre cantautore può fare ad un figlio appena nato. Il brano, infatti, inciso in versione studio solo su 45 giri "Avrai/5" nel giugno 1982 e poi ripubblicato su diverse raccolte tra cui quella live del tour "Alè-oò" del dicembre dello stesso anno arriva a poco prima di un mese della nascita del figlio Giovanni, venuto al mondo il 19 maggio 1982 dall'unione con Paola Massari (donna a cui era dedicata "Questo piccolo grande amore", sposata da Baglioni nel 1973 e divorziata legalmente nel 2008 dopo, però, 14 anni dalla loro reale separazione). Il nuovo arrivato in casa Baglioni porta all'artista romano una nuova verve e oltre all'ispirazione per quello che diventerà uno dei suoi brani più belli di sempre, Baglioni, troverà la voglia di organizzare un qualcosa di importante e cioè segnare in maniera particolare quel periodo d'oro con un grande abbraccio live con il suo pubblico. Nasce così il primo tour negli stadi di un cantautore italiano mentre prima, altri suoi colleghi avevano scelto questo tipo di location solo per eventi occasionali. Il già citato tour "Alè-oò" titolo che ricorda propria un coro da stadio, quindi, diventa, nell'estate del 1982, un qualcosa di storico sia per Baglioni che per l'intera musica italiana. Nel testo, papà Claudio, prospetta al figlio tutto ciò che gli aspetta nella vita, dai momenti più futili e quotidiani a quelli più intimi e riflessivi. Gioie, dolori, amori e tanti giorni da vivere appieno nel percorso della vita sulle orme dei suoi genitori ma anche sulle ali della proprio libero pensiero. Un messaggio di cuore, quindi, di un padre innamorato che come decanta gli aspetti positivi della vita non intende nascondere al nascituro anche ciò che di duro, di difficile e di indesiderato ci offre il percorso terrestre. Oggi la canzone, come Giovanni, ha superato i trent'anni ma resta sempre una delle pagine più belle della nostra musica.    

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19 dicembre 2017 2 19 /12 /dicembre /2017 00:01

Storie di ignoranza, di meschinità e di cattiverie nel mondo dello spettacolo se ne sono viste spesso ed anche nel più ristretto campo della musica italiana troviamo casi vergognosi che hanno compromesso, in alcuni casi irrimediabilmente, la vita, oltre che la carriera di un artista. Casi di emarginazione, di invidie e di sleali competizioni al fine di screditare agli occhi del pubblico un artista si sono visti, ad esempio, con Franco Califano, per le sue disavventure private, con Umberto Bindi, per orientamento sessuale, con Lucio Battisti, per presunto orientamento politico e tanti altri. Probabilmente il caso più triste è quello toccato alla grande Mia Martini, le quali accuse di porta.sfortuna l'hanno portata praticamente alla morte. Stesso tipo di accusa, fortunatamente, con un finale diverso è toccata a Marco Masini che, però, ha saputo reagire e tornare in grande stile dopo un periodo molto buio legato a questa infamente etichetta di iettatore. Tutto inizia nei primi anni '90, Masini offre una nuova strada al cantautorato italiano o, meglio, rinnova ciò che i grandi cantautori avevano portato nella nostra musica negli anni '70. Tematiche crude, difficili da affrontare in musica, problemi reali che toccano nel profondo i giovani del tempo. Il tutto, inoltre, viene proposto con un linguaggio diretto e poetico allo stesso tempo grazie ai testi composti dallo stesso Marco in collaborazione di due grandi autori come Giancarlo Bigazzi e Gisueppe Dati ed impreziositi dalla voce roca e profonda di Marco che arriva all'anima e da musiche conivolgenti dovute alla grande professionalità di una squadra che segnerà un'epoca della nostra musica. Masini è forte, si impone a Sanremo, vende tanto ed i concerti sono sempre pieni di ragazzi che vedono in Marco un profeta-amico capace di comprendere i loro disagi e di farne poesie. Tutto ciò, come sempre accade, provoca invidie ed inizia a dar fastidio nel mondo discografico fino a che si iniziano a sentire le prime cattieverie: si dice propone musica triste, che spinge alla depressione o perfino al suicidio, strumentalizzando un fatto di cronaca dove un ragazzo dichiarò che prima di togliersi la vita stava ascoltando la voce dell'unico amico che mi ha saputo capire e cioè Marco, oltre all'accusa di un noto e potente conduttore che definì Marco "funesto" compromettendo il suo futuro televisivo. Marco canta la droga, la violenza sessuale, l'emarginazione, l'aborto, la depressione, ma anche l'amicizia, l'affetto e l'amore in tutte le sue forme regalando, inoltre, sempre una speranza e tanta riflessione. Diventa, quindi, facile per chi vuole colpire Masini, aggrapparsi a questo. Come non bastasse, il disco "T'innamorarei" del 1993 offre un'altra occasione d'oro per sparare su Masini: "Vaffanculo", brano che letto solo dal titolo, dà un perfetto assist a questi avvoltoi per screditare ancora una volta Marco agli occhi del pubblico più superficiale. I giovani, però, sono ancora con Marco e quell'album sarà un successo. Arriva poi, nel 1995, "Il cielo della vergine" disco che viene considerato come l'ultimo del periodo d'oro di Masini ed anche come l'inizio del concreto attacco di questi sciacalli che affandono un nuovo colpo sulla presunta volgarità di Marco trovando terreno feritle nel titolo del brano "Bella stronza" o sulla presunta tristezza strumentalizzando "Principessa", brano che parla di un padre padrone che abusa sessualmente della figlia, o anche "Frankenstein" che parla di un amico, da sempre emarginato, che si trova a lottare per la vita in un letto d'ospedale. Questo bellissimo disco, infatti, viene meschinamente utilizzato per la presenza di brani crudi e puri, in pieno stile Masini, che non usano mezzi termini dando adito a questi loschi figuri di infangare con un facile finto moralismo il nome di Marco. L'artista fiorentino, infatti, troverà sempre più difficoltà per pubblicizzare i suoi lavori e troverà molta ostilità anche in ambito discografico al punto di provare a cambiare volto alla sua musica per mettere a tacere dicerie e mortificazioni. Proverà con il rock di "Scimmie" nel 1998, pubblicata con la sua etichetta Ma.Ma., prima di provare a ritornare sulla sua melodia con "Raccontami di te" nel 2000 che rappresenta un ritorno alle origini ma senza più un supporto mediatico che ne favorisca la diffusione. Senza pubblicità tutto è vano e, Marco, è costretto dai discografici, in tempi brevi, ad una nuova pubblicazione nel 2001: "Uscita di sicurezza" in cui sono raccolti brani che Marco e Bigazzi avevano nel cassetto ma la fretta offrirà un lavoro poco curato penalizzando testi che avrebbero potuto avere un destino molto più fortunato. Se a questo si aggiunge il totale disiteresse della casa discografica nel pubblicizzarlo e, quindi, che le radio non passano più la sua musica e che le televisioni gli chiudono la porta, anche questo disco risulta un flop. In seguito a ciò, Masini chiude con la sua casa discografica (BMG), con la quale andrà in causa ottenendo un riscontro positivo, chiude, anche se in modo amichevole la sua storica collaborazione con Giancarlo Bigazzi ed annuncia il suo ritiro dalle scene vista l'impossibilità di proporre nel modo corretto la sua musica. In questo periodo di silenzio mediatico, Masini si continua a fare concerti, in maniera totalmente gratuita, in tutte le piccole piazze italiane per premaire quel pubblico che non l'ha mai abbandonato e chi gli chiedevano a gran voce di tornare. L'appello dei fans viene accolto anche da Adriano Celentano che, invita, Marco a dispetto delle malelingue nella sua trasmissione "125mila ca..ate" nel maggio del 2001. Celentano lo ospita vicio ad un tavolo ricoperto, per sua volontà, da una stola viola, colore bandito nello spettacolo per la sua presunta negatività e si espone nel difendere Marco in un momento in cui in pochi l'avrebbero fatto spingendolo a ritornare sui suoi passi in merito al ritiro dalle scene. Il pubblico lo invoca e Marco regala una magica interpretazione di "Gli uomini non cambiano" scritta dal suo maestro Bigazzi per Mia Martini, offrendo quindi un ricordo alla grande Mimì, vittima della sua stessa triste avventura. L'affetto del pubblico gli dà la spinta giusta per tornare e nel 2003, con l'etichetta MBO di Mario Ragni torna con "Il mio cammino" prima di suggellare nel modo migliore il rientro stravincendo a Sanremo nel 2004 con "L'uomo volante". Masini ha poi ripeso la sua strada continuando ad incidere dischi, a fare concerti e ritrovando quegli spazi radiofonici e televisivi che aveva perduto. Oggi è ancora tra i più apprezzati cantutori italiani e ha più volte promesso che, quando lo riterrà giusto, farà i nomi di quella gente che lo voleva fuori dal contesto discografico e televisivo. Ciò che importa, però, e che Marco non l'ha data vinta a questi personaggi ritrovando nella musica e nella gente la forza per ricomiciare e riconquistare quel posto tra i grandi della nostra musica. Chi lo conosce, inoltre, come i diversi artisti e suoi collaboratori, che hanno rilascito interviste per questo blog lo dipingono come una persona solare, sempre pronto allo scherzo e alla battuta e quell'etichetta di iettatore e di persona triste era proprio l'opposto di ciò è realemente Marco. Il cantautore toscano, tra l'altro, non dimentica mai quel momento buio della sua vita e ricorda sempre l'importanza di non far finta di niente soprattutto per chi non ha voce o forza per difendersi e lottare come è successo a Mimì e come succede, quotidianamente, anche in ogni ambito della vita. Una storia a lieto fine, quindi, in una "...fossa di serpenti..." in cui è sempre bene affidarsi al proprio pensiero invece di prendere per vero ciò che si dice e si racconta poichè spesso, chi mette in giro queste voci, lo fa prevalentemente per un suo tornaconto o per situazioni prettamente personali fatte di invidie e gelosie.

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11 dicembre 2017 1 11 /12 /dicembre /2017 00:01

"Vedrai vedrai" è un brano storico di Luigi Tenco pubblicato nell'album che porta il suo nome del 1965 ed in quello successivo dal titolo "Tenco" del 1966. Il brano diventerà presto uno dei cavalli di battaglia del cantautore genovese prima di essere reinterpretato da numerosi artisti del panorama italiano dopo la tragica e, ancora oggi avvolta nel mistero, morte dell'artista. Tra gli altri, infatti, hanno ricantato il brano Mia Martini, Mina, Ornella Vanoni, Renato ZeroClaudio Baglioni oltre quello che è considerato un po' l'erede sia per origini territoriali che per cifra stilistica e cioè Francesco Baccini. Il testo parla dell'insofferenza di uomo che non riesce a dare alle persone che ama ciò che meriterebbero. Una rabbia scaturita da promesse disattese e dalla continua fiducia che, nonostante tutto, gli viene concessa senza remore da chi gli sta accanto. L'autore, infatti, preferirebbe essere rimporoverato, attaccato per la sua inconcludenza invece di trovare sempre accanto una persona comprensiva che gli continua a parlare con tenerezza come quando era bambino. Il protagonista, quindi, ripete la solita promessa, "...vedrai, vedrai, vedrai che cambierà..." senza dare certezze su tempi e modalità confessando, quindi, la sua stessa insicurezza su queste parole ripetute ormai chissà quante volte. Appare, dunque, quasi più come un messaggio di resa che di speranza in cui, l'autore, si affida completamente ad un destino di cui non si sente responsabile. Il brano, uno dei più amari dell'intera discografia italiana, assume un carattere ancor più crudo dalla interpretazione sofferta e sentita di Tenco che ha sempre ammesso di essere un uomo poco incline al sorriso facile. Una sua dichiarazione celebre è, infatti : "Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro". La sincerità e sensibilità sono stati sempre aspetti che hanno caratterizzato la musica e la vita di questo artista che si suiciderà, almeno secondo gli atti attuali sempre, comunque, in evoluzione, nel 1967, a due anni dall'incisione di questo brano, in seguito ad una delusione sanremese. Del presunto suicidio e delle varie ipotesi ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, ora, invece, è meglio continuare a godere del talento e dell'arte di uno dei più grandi cantautori della nostra storia discografica attraverso una delle sue perle più preziose.  

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9 dicembre 2017 6 09 /12 /dicembre /2017 00:01

"Io se fossi Dio" è un brano scritto da Giorgio Gaber, Gaberscik all'anagrafe, nel 1980 ed arrangiato da Sergio Farina. La canzone doveva far parte dell'album "Pressione bassa" ma la casa discografica dell'epoca "Carosello" e la "Dischi Ricordi" che distribuiva i dischi costrinsero Gaber ad eliminare il suddetto brano dall'album per evitarne un temuto sequestro dovuto alle forte accuse presenti nel testo. Gaber, quindi, pubblicò il brano come singolo con la piccola etichetta "F1 Team" di Sergio De Gennaro. I timori del mondo discografico non erano, poi, infondati, poichè il brano scatenò molte polemiche e fece scandalo soprattutto per alcuni versi riservati ai politici ed ai giornalisti. A soli due anni, infatti, dall'assassinio di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, Gaber, ricordò a tutti quali erano i giudizi e le opinioni sull'uomo Moro e sul suo percorso politico prima che diventasse un martire in seguito alla sua morte. L'Italia, un po' come oggi, non viveva una vita politica serena e Gaber volle sottolineare tutte quelle scelte e quei comportamenti compiuti dai diversi schieramenti politici e, quindi anche da Moro, che avevano provocato l'allora stato precario del Paese. Gaber, però, demonizzando il comportamento dei terroristi gli attribuisce anche la colpa di aver fatto di certi uomini di dubbia moralità dei martiri grazie alle loro azioni violente. Gaber, poi, attacca anche i giornalisti rei di sguazzare nel dolore della gente e di riportare sempre le lacrime in prima pagina non mostrando alcuna forma di dignità e non avendo rispetto per le vittime di terribili tragedie ne per i loro familiari. Il brano che dal titolo si rifà al sonetto di Cecco Angiolieri "S'i' fosse foco" e diventerà uno dei manifesti della carriera di Giorgio Gaber che, anche, in questo caso mostra la sua doppia faccia, dura e poetica l'una e sarcastica ed ironica l'altra, dal sottotitolo del brano che segue "Io se fossi Dio" con "(e io potrei anche esserlo, sennò non vedo chi!)". Nel 1991, inoltre, Gaber ne realizza una seconda versione con accuse più generiche ma non meno graffianti che culmina nel rapporto tra Mafia e Stato che, secondo il brano, è praticamente la stessa cosa. "Io se fossi Dio" è quindi, è un pezzo di storia del nostro Paese ed insieme a "L'avvelenata" di Francesco Guccini del 1976, è ricordata come una delle canzoni di cruda denuncia più forti della musica italiana e, qualche anno più tardi, ispirerà anche Federico Salvatore per la sua "Se io fossi San Gennaro", brano anch'esso di denuncia ma rivolto alla realtà napoletana scritto nel 2001 e pubblicato anch'esso su etichetta indipendente avendo provocato allo stesso modo del brano di Gaber molte polemiche sia prima, nel mondo discografico, che dopo l'esecuzione, tra i media nazionali. In ogni caso, queste citate, restano canzoni che hanno il raro pregio di non seguire un codice etico e politicamente corretto che spesso ingabbia la fantasia e l'anima di un artista. In questi brani la verità si tocca con mano ed esalta il coraggio e la determinazione avuta dai loro autori nello scriverle senza peli sulla lingua e nel pubblicarle in un mondo discografico spesso falso e legato, insieme ai media, a determinati giri politici. Onore, quindi, a questi cantautori che hanno messo la loro voce e la loro faccia per cantare, senza paura e rischiando la carriera, la realtà che ci circonda.

 

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1 dicembre 2017 5 01 /12 /dicembre /2017 00:01
Sondaggi: Note d'oro 2017, Miglior Artista Femminile
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1 dicembre 2017 5 01 /12 /dicembre /2017 00:01
Sondaggi: Note d'oro 2017, Miglior Canzone
Miglior Canzone 2017
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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