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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

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Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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22 febbraio 2018 4 22 /02 /febbraio /2018 00:01

"L'uomo col megafono" è il primo grande successo di Daniele Silvestri ed è anche uno dei brani che rappresenterà al meglio la sua storia discografica fino ai giorni nostri. Il cantuatore romano, infatti, presenta questo brano al Festival di Sanremo del 1995 tra le Nuove Proposte per poi pubblicarlo nell'album "Prima di essere un uomo" nello stesso anno. Reduce dalla Targa Tenco con il suo album d'esordio "Daniele Silvestri" del 1994, Daniele non viene accolto nel miglior modo dalla platea dell'Ariston. "L'uomo col megafono", infatti, arriverà alla finale ma si classificò ultimo nella sua categoria nella classifica finale. Ciò, però, non gli priverà di portare a casa un riconoscimento importante come il premio "Volare" destinato al Miglior Testo del Festival. Tale premio, aggiunto alla Targa Tenco, già danno un'idea della proposta musicale che Silvestri proporrà nella sua carriera e della cifra stilistica del tutto personale che il cantautore continuerò a proporre non badando agli aspetti commerciali e puramenti economici del mercato discografico. La sua originalità e la sua attenzione ai testi sarà un qualcosa che contraddistinguerà tutta la sua storia e l'ultimo posto a Sanremo non cambierà la sua idea di musica. Come fu per Vasco Rossi e Zucchero Fornaciari in passato, anche per Daniele Silvestri, l'ultimo posto a Sanremo, sarà una fortuna e significherà l'inizio di una lunga carriera ricca di soddisfazioni. Proprio "L'uomo col megafono", infatti, può rappresentare questo spirito tenace e determinato di voler portare la propria idea fino in fondo perché crede in quel che dice e in quegli ideali. Oltre, quindi, al chiaro riferimento politico e sociale che propone la canzone, la stessa è da considerare anche come una presa di posizione dell'artista che, al di là, delle logiche di mercato e della linea seguita dalla massa, continuerà a proporre la propria identità ed il proprio pensiero fino a che avrà la voce per farlo. A Sanremo, Silvestri, cantò questo brano su di uno sgabello e mostrando dei cartelli che sottolineavano i versi centrali del testo portando, quindi, anche dal punto di vista visivo, in quel contesto, un qualcosa di originale. Sebbene la cosa, infatti, fosse stata già fatta in passato da Bob Dylan, fu una assoluta novità per il palco dell'Ariston. Come detto, in quella occasione, Silvestri non fu capito ma la forza che ha dimostrato credendo nel proprio talento e proseguendo sulla stessa strada gli ha permesso di superare ogni barriera e di conquistare, attraverso la qualità, l'affetto e la stima del pubblico italiano.   

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18 febbraio 2018 7 18 /02 /febbraio /2018 00:01

"La voce del silenzio" è uno dei brani storici della tradizione melodica italiana ed è anche uno dei brani più amati all'estero. Il brano, però, non ebbe un successo immediato anzi venne quasi snobbato da pubblico e critica alle prime esecuzioni. La canzone scritta da Paolo Limiti e Giulio Rapetti in arte Mogol e musicata da Elio Isola venne presentata al Festival di Sanremo del 1968 ed arrivò addirittura ultima. Per l'occasione sanremese, la canzone, venne interpretata da Tony Del Monaco e Dionne Warwick per poi essere incisa da Del Monaco in un 45 giri insieme a "Una piccola candela" e dalla Warwick in inglese con il titolo "Silent voices". A Sanremo era l'anno successivo al suicidio Tenco e ciò influì non poco sullo svolgimento della manifestazione e sulle premiazioni. A vincere fu Sergio Endrigo, cantautore ligure come Tenco, con il brano "Canzone per te" mentre, come detto, "La voce del silenzio" fu ultima con soli 28 voti. Quella fu, inoltre, la prima ed ultima presenza come autore a Sanremo per Paolo Limiti, forse colpito dal triste ed ingiusto risultato smentito poi negli anni dal successo popolare e dalla forza di un testo che ancora oggi rimane tra i più belli del panorama artistico italiano. Il testo, infatti, parla di un uomo che cerca un momento di isolamento per fare i conti con i propri pensieri ma si accorge che, proprio nel silenzio, viene assalito da quei ricordi di persone che non fanno più parte della sua vita ma che conservano un posto indelebile nel suo cuore. Limiti, ha dichiarato, che questo testo nasce dalla solitudine provata da sua madre dopo la scomparsa del marito e padre di Paolo. Dopo, quindi, l'inspiegabile insuccesso sanremese, il brano, venne ripreso da Mina e fu quello il passo decisivo verso il completo riscatto della canzone. La stessa divenne subito un fenomeno di massa assumendo quel ruolo di perla musicale che ancora oggi rispecchia in pieno. Dopo Mina, la canzone, passò per le voci di Massimo Ranieri, Ornella Vanoni, Mia MartiniAlex Baroni, Francesco Renga, Franco Simone, Renato Zero, Andrea Bocelli e tanti altri non perdendo più quella sua grande forza che risiede sia nella musica, l'inizio della melodia corrisponde al tema principale del preludio in DO minore del secondo volume del "Clavicembalo Ben Temperato" di Johann Sebastian Bach, sia nel testo che non è altro che un vero e proprio capolavoro firmato Limiti-Mogol. 

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15 febbraio 2018 4 15 /02 /febbraio /2018 15:30
Biopic De André: Premiato dagli ascolti, bocciato dai social

Qual è la verità su "Fabrizio De André- Principe libero", il film sulla vita del grande cantautore genovese trasmesso da Raiuno? Come sempre la risposta corretta è nel mezzo. Infatti, se il pubblico televisivo ha premiato con grandi ascolti la fiction, i social network hanno mostrato molti appassionati dell'artista delusi dallo stesso sceneggiato. Diverse sono le critiche, più o meno condivisibili, mosse dagli utenti come, ad esempio, la totale assenza della cadenza genovese nel parlato del De André interpretato da Luca Marinelli, le incongruenze caratteriali e anatomiche riscontrate rispettivamente nelle rappresentazioni di Luigi Tenco, apparso per qualcuno troppo frivolo, e di Paolo Villaggio, risultato troppo grasso rispetto alla reale corporatura dell'attore in gioventù. Oltre agli aspetti interpretativi, in molti, non hanno apprezzato la sceneggiatura criticando vari aspetti come il rapporto col padre, che sarebbe stato molto più difficile, la troppa centralità della figura di Dori Ghezzi, il carattere e gli atteggiamenti dello stesso De André, apparsi deboli e l'eccessivo uso da parte del protagonista di alcool e sigarette. A questi appunti, in parte giusti, va aggiunto il mancato racconto di alcuni momenti importanti della vita e della carriera dell'artista come il suo ultimo lavoro "Anime salve" e, quindi, quel testamento artistico che è "Smisurata preghiera", oltre a limitare a minimo avvenimento che avrebbero meritato più spazio come la morte di Tenco. È vero anche, però, che risulta impossibile raccontare la vita di un artista così grande in poco più di tre ore. Tante critiche che, però, non hanno privato il film di un grande successo televisivo dovuto soprattutto alla voglia del pubblico di veri artisti come De André. Ecco, il merito di questo progetto è proprio aver dato l'occasione, soprattutto ai più giovani, di conoscere meglio un grande nome della nostra cultura e della nostra musica. Se anche un solo ragazzo, cresciuto tra talent e social, si sia incuriosito a De André e sia andato a cercare il suo nome su internet scoprendo un nuovo mondo, allora questo film ha compiuto la sua missione. Non far dimenticare artisti così e promuoverne la conoscenza verso le nuove generazioni è una funzione fondamentale della televisione ed è giusto che se ne assuma l'onere e l'onore la tv di Stato. Anche se, il tutto poteva sicuramente essere fatto meglio, è già lodevole ed importante che sia stato fatto anche se si è dovuto aspettare vent'anni dalla morte dell'artista. Si spera che si prenda spunto dal numero elevato di ascolti per capire che forse il pubblico italiano non è poi così stupido da meritare determinati programmi spazzatura e che si decida di proseguire su questa strada senza aspettare altri vent'anni.

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11 febbraio 2018 7 11 /02 /febbraio /2018 13:27
Sanremo 2018: Battute finali

Conclusosi il Festival è ora di tirare le somme su questa edizione che ha visto, come previsto, la vittoria di Ermal Meta e Fabrizio Moro. La vittoria annunciata è stata messa in atto grazie alla caratura mediatica e radiofonica dei due artisti oltre al peso specifico del brano che, pur non essendo il migliore del Festival, ha un suo perché ed è comunque il più meritevole del trittico giunto a giocarsi il primato. Tra l'altro, il brano, trattando il tema del terrorismo e citando i vari attentati che hanno fatto tremare l'Europa, può portare i due a fare risultato anche al prossimo Eurovision Song Contest. Quindi, alla fine, diciamo che questa ci può stare anche se, artisticamente parlando, sicuramente i brani di Luca Barbarossa e Ron avrebbero meritato di più. Per ciò che riguarda l'accusa di plagio riferita a Meta-Moro c'è da dire che di plagio non si può parlare ma di brano non inedito, almeno nel ritornello, essendo già stato proposto dallo stesso autore, Andrea Febo, alle selezioni di Sanremo giovani del 2016. In quell'occasione il brano cantato da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali non fu ammesso in gara e quindi non arrivò mai al grande pubblico. La scelta non è stata facile per Baglioni e company che si sono appellati al fatto che le parti uguali del testo non superano il 30% del totale per consentire ai due di continuare la gara. È vero, però, anche che in passato qualcosa di simile avvenne a Loredana Bertè e direttore artistico Pippo Baudo non esitò a squalificarla dalla gara suscitando si l'ira dell'artista e dei suoi fans ma eliminando anche ogni sorta di dubbio sulla regolarità della kermesse. In conclusione, a parte le polemiche, è stato un Festival accettabile per ciò che riguarda l'offerta musicale ma molto meno per la conduzione e per la gestione di certe situazioni. Si auspica, quindi, per il futuro il ritorno di un vero professionista del palco al comando congedando con tanti ringraziamenti il signor Baglioni e chiedendogli di avere il coraggio, mai avuto in carriera, di presentarsi in gara il prossimo anno e non di sfruttare Sanremo solo quando fa comodo.

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10 febbraio 2018 6 10 /02 /febbraio /2018 08:29
Sanremo 2018: Quarta serata tra i duetti dei Big e la vittoria di Ultimo

La quarta serata del Festival ha visto la proclamazione del vincitore delle Nuove Proposte e ha regalato nuove versioni dei brani dei Big in gara grazie all'apporto di ospiti più o meno incisivi. Per ciò che riguarda i giovani, il primo posto è andato ad Ultimo, mentre il Premio della Critica è stato giustamente assegnato a Mirkoeilcane che meritava di primeggiare anche nella gara. Ultimo non ha del tutto convinto ma almeno si è evitato di premiare gente come Lorenzo Baglioni e Mudimbi con le loro canzoncine da bambini. Per i duetti, invece, in diversi casi i partecipanti hanno ottenuto un valore aggiunto alle loro performance esaltando il brano in gara. Così è stato per Rubino con Serena Rossi, per Canzian con Masini, per i The Kolors per la presenza di Tullio De Piscopo, per la coppia Meta-Moro con Simone Cristicchi, per i Decibel con Midge Ure, per Luca Barbarossa con Anna FogliettaRon con Alice. Mentre, per gli altri, l'apporto degli ospiti non ha variato il valore specifico della canzone rischiando, in taluni casi, di peggiorare la situazione come ad esempio Ghemon per Diodato-Paci, Alessandro Preziosi per il trio Vanoni-Bungaro-Pacifico o Skin per Le Vibrazioni. Considerazione generale sull'offerta artistica, quindi, che al di là dei duetti acquisisce qualche punto in più soprattutto grazie al riascolto di alcuni brani che richiedevano, essendo meno diretti, qualche ascolto in più come, ad esempio Gazzè o Rubino mentre per chi ha deluso fin dall'inizio continua su quell'andazzo come Le Vibrazioni o Lo Stato Sociale per fare due nomi. Non resta, quindi, di aspettare la conclusione di questo Festival, con annessi vincitori e vinti, per tirare le somme di questa edizione.

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9 febbraio 2018 5 09 /02 /febbraio /2018 17:32
Sanremo 2018: Pronostici

Ecco i pronostici per il Festival di Sanremo 2018:

Come vorrei:

BIG:

1. Luca Barbarossa

2. Ron

3. Decibel

Premio della Critica: Ron

Nuove Proposte: Mirkoeilcane

 

Come, probabilmente, sarà:

BIG:

1. Ermal Meta & Fabrizio Moro / Lo Stato Sociale

2. Ron

3. Ornella Vanoni, Bungaro & Pacifico

Premio della Critica: Ron

Nuove Proposte: Lorenzo Baglioni

 

Previsioni pubblicate il 9/2/2018 ore 17:41

 

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9 febbraio 2018 5 09 /02 /febbraio /2018 14:21
Sanremo 2018: Terza serata, va in scena l'ego di Baglioni

Terza serata del Festival un po' sotto tono tra le nuove proposte meno incisive rispetto alla prima ondata eccetto, forse, Eva, ospiti non sempre convincenti ed un eccessivo protagonismo di Baglioni. Come detto, le performance dei nuovi volti, non hanno convinto risultando talvolta anonimi e talvolta costruiti, vedi Mudimbi che prova a "scimmiottare" l'operazione simpatia ben riuscita a Gabbani lo scorso anno. Cosa che fa anche Lo Stato Sociale trq i big sostituendo la figura della scimmia che balla con la "simpatica" vecchina. Si nota poi un Baglioni voglioso di riprendersi i suoi spazi con quello che sa fare e lo fa bene ma ciò, oltre a risultare antipatico essendo in tale occasione padrone di casa, denota anche la presa di coscienza di essere apparso nelle prime serate come un pesce fuor d'acqua nelle vesti di timoniere. Ruolo preso giustamente a piene mani dall'unica presenza che su quel palco se lo può permettere e cioè la Hunziker che da sola sta mantenendo in piedi la conduzione di questo Festival. Per ciò che riguarda gli ospiti italiani (che non ammetterei se non pronti alla gara) Giorgia ha fatto da contorno poco sostanzioso a Taylor, i Negramaro hanno distrutto "Poster" mentre Gino Paoli è stato coinvolto in un ricorda a De André e a Bindi davvero molto riduttivo. Artisti così grandi avrebbero bisogno di maggior rispetto. Si sta proclamando in queste serate la volontà di ricordare i pilastri della nostra musica ma lo si fa in cinque minuti in uno spettacolo di cinque ore mentre si trova il tempo per siparietti ridicoli oltre a dare sempre più spazio al repertorio del direttore artistico. La vera promozione Baglioni la sta facendo a se stesso mentre un capitano davvero coraggioso dovrebbe fare un passo indietro e lasciare agli uomini scelti da lui la ribalta e gli applausi ad esempio lasciando gli ospiti liberi di omaggiare i grandi nomi della nostra storia musicale invece di obbligarli ad omaggiare a testa china il padrone. Sia chiaro, che Baglioni sia tra i grandi della musica italiana non è in discussione ma, non è certo questo l'occasione e il modo per ricordarlo.

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8 febbraio 2018 4 08 /02 /febbraio /2018 15:09
Sanremo 2018: Seconda serata tra la superbia de Il Volo e l'umiltà del prof Vecchioni

La seconda serata del Festival si può riassumere, volendo, in due punti di valore artistico ed umano nettamente opposto. Infatti oltre all'esordio delle prima quattro nuove proposte, tra cui spicca Mirkoeilcane che rischia di avere la peggio contro la filastrocca "didattica" di Lorenzo Baglioni più adatta allo Zecchino d'oro che a Sanremo, e la gara dei big che ha decretato una classifica ancora parziale per essere giudicata, la serata ha dato il peggio e il meglio attraverso gli ospiti dove però Baglioni e company hanno toppato clamorosamente per ciò che riguarda la scaletta. Mettendo da parte gli ospiti internazionali Sting e Shaggy adeguatamente posizionati, quantomeno per cavalleria, al centro della serata, si è scelto non è chiaro come(o lo è fin troppo), lasciare l'inizio, oltre ad una seconda apparizione, a Il Volo: usciti praticamente con le ossa rotte dall'omaggio a Endrigo e dal duetto con Baglioni e relegare un piccolo spazio a notte inoltrata ad un eccezionale Roberto Vecchioni. Oltre i brani e le modalità in cui sono stati eseguiti dal punto di vista tecnico ciò che ha differenziato le due esibizioni è stato l'approccio umano ed il contributo didattico e civile che hanno espresso gli artisti in questione. Mentre i ragazzini del Volo, senza alcun diritto, si sono esibiti ostenstando superbia e concedendo solo poco diplomatiche quanto inutili parole sottolineando anche con spocchia la loro vittoria a Sanremo nella loro unica partecipazione, il professor Vecchioni ha iniziato ricordando l'importanza che la lotta al femminicidio parta dagli uomini, poi dando nozioni storiche e culturali sulla sua meravigliosa "Samarcanda", poi regalando, con la sua naturale vena dialettica, una lezione su cos'è una canzone, definendola "un fiore" sottolineando con orgoglio di sentirsi "uno scrittore di canzoni" anziché un poeta se ciò significa far parte di gente come De André, De Gregori e Dalla citando sensazioni ed emozioni estrapolate da celebri capolavori dei suddetti cantautori e concluso, accontentando Baglioni, accennando solo su richiesta pur senza alcuna prova "Chiamami ancora amore" che gli valse la vittoria al Festival nel 2011 quasi a voler evitare una sorta di autocelebrazione. Il tutto fatto con estrema semplicità ed umiltà che solo i grandi dimostrano in tali occasioni. Una lezione che Il Volo per primi, e poi l'Italia intera avrebbe dovuto ascoltare. Peccato, però, che per discutibilissime scelte commerciali o, ancor peggio, autoriali il professore è stato fatto salire in cattedra solo quando ormai buona parte dei telespettatori era già a letto.

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7 febbraio 2018 3 07 /02 /febbraio /2018 01:00
Sanremo 2018: Impressioni al primo ascolto

1.Annalisa: Lei c'è ed è anche brava ma meriterebbe autori migliori per esaltare le sue qualità su testi più alti. 6

2.Ron: Inconfondibile lo stile Dalla esaltato da un fedelissimo ed impeccabile Ron visibilmente preso dall'incarico. Una carezza al cuore. 8

3.The Kolors: Probabilmente l'idioma italico non gli dona e forse per tale ragione non avevano mai accettato prima d'ora di abbandonare l'inglese... come dargli torto...4,5

4.Max Gazzè: Coraggioso a proporre una sorta remake de "La canzone di Marinella" di deandriana memoria. Rimane comunque una sua originalità in quanto a sonorità e scelte testuali. 6,5

5.Ornella Vanoni, Bungaro & Pacifico: "Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita"...e purtoppo pare che il messaggio del brano non è stato recepito dalla Vanoni. Bene, invece, Bungaro e Pacifico per testo e musica. 6

6.Ermal Meta & Fabrizio Moro: Tema difficile che può essere definito ruffiano sotto certi punti di vista ma anche questo è essere cantautore. Il pezzo vive di alti e bassi, talvolta ripetitivo ma con spunti interessanti e ben trattati. La prima tematica importante toccata finora all'Ariston. 7

7.Mario Biondi: Le qualità da crooner sono indiscutibili ma in italiano risulta chiaramente in difficoltà sui suoi soliti percorsi vocali ed il brano ne risente. 5

8.Roby Facchinetti & Riccardo Fogli: Il lato più melodico dei Pooh. Storia della nostra musica italiana più popolare e autentica. Ciò che ci si aspetta da loro ed eseguito nel modo migliore. 7

9.Lo Stato Sociale: "Sei fuori"... giusto!...Gli auguriamo "una vita in vacanza"...lontano da Sanremo. 4,5

10.Noemi: Non si distacca dal suo graffio e dal suo passato musicale. L'identificazione in musica è spesso un pregio ma si rischia di risultare ripetitivi se non si varia su tematiche e linguaggi. 6,5

11.Decibel:Affascinante omaggio a Bowie da un gruppo di amici capitanati da un Ruggeri che vivono questa esperienza per la pura gioia di tornare a giocare insieme con la loro musica sul palco in cui sono nati sotto la stella del Duca a cui dedicano questo pezzo. 7

12.Elio e le Storie Tese:Ironico testamento artistico non particolarmente riuscito. Sarebbe stato giusto tributargli l'ultimo meritato saluto da ospiti liberando un posto in gara. 5,5

13.Giovanni Caccamo: Inizio interessante che si perde poi nel solito vecchio amore eterno. 5

14.Red Canzian: L'altra faccia dei Pooh,quella più pop-rock. Forse un po' troppo urlata da un Red che mostra una gran voglia di vivere una propria avventura. 6,5

15.Luca Barbarossa:La prima volta del romanesco a Sanremo e non è un semplice stornello. Sentita,profonda e autentica testimonianza di vita e d'amore fatta,giustamente, con il dialetto del cuore. 8

16.Diodato & Roy Paci: Spunti interessanti che avrebbero consentito uno sviluppo migliore di un testo che resta purtoppo monco. 6

17.Nina Zilli: Si mostra più matura sia nel testo che nell'interpretazione ancora però intaccata da inutili quanto fastidiosi virtuosismi vocali. 6,5

18.Renzo Rubino: Mai banale, conferma originalità e ricerca dialettica. 7

19.Enzo Avitabile & Peppe Servillo: World-music in salsa partenopea di due artisti da cui ci si aspettava di più. Carisma e professionalità non mancano ma il testo appare scarno. 6,5

20.Le Vibrazioni: Se si erano sciolti un motivo ci sarà stato...4

 

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6 febbraio 2018 2 06 /02 /febbraio /2018 00:01
Sondaggi: Sanremo 2018, Miglior interpretazione
Sanremo2018, Miglior interpretazione
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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