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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

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Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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29 aprile 2018 7 29 /04 /aprile /2018 23:01
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26 aprile 2018 4 26 /04 /aprile /2018 23:01

E' il 1971 quando i Pooh pubblicano "Tanta voglia di lei" nel 45 giri che contiene anche "Tutto alle tre" e successivamente nell'album "Opera prima". Il disco venne chiamato così perchè era il primo lavoro inciso per la CBS dopo la fine del rapporto con la casa discografica Vedette. All'epoca il gruppo era formato oltre che dagli storici componenti tutt'ora presenti Roby Facchinetti, Camillo Ferdinando all'anagrafe, e Donato "Dodi" Battaglia anche da Valerio Negrini, oggi solo coautore della band e da Riccardo Fogli che lasciò il gruppo nel 1979. Il brano "Tanta voglia di lei" ebbe una gestazione complicata infatti, composta la musica da Facchinetti, Negrini non riusciva a realizzare un testo adatto. Vennero così provate diverse versioni che portavano titoli e temi diversi come "Meno male", "Il tempo che vorrai", "La mia croce è lei" o quella scritta da Daniele Pace, paroliere a cui venne dato l'incarico dalla stessa casa discografica, "My sweet lord" che si rifaceva ad un brano dell'ex componente dei Beatles George Harrison uscito l'anno prima. Tanti tentativi finchè lo stesso Negrini trova il testo adeguato e nasce il brano che conosciamo e che diventerà uno dei classici della musica italiana. A cantare il brano è Dodi Battaglia a cui, il produttore Giancarlo Lucariello, decide di affiancare Riccardo Fogli che fino ad all'ora era limitato ai cori ed a suonare il basso. Inoltre, in quegli anni i Pooh erano accompagnati nelle loro performance dall'orchestra di Gianfranco Monaldi. Il brano ottiene un grosso successo anche per il tema trattato: si parla, infatti, di un tradimento amoroso seguito dal rimpianto del protagonista che decide di tornare dalla sua donna. La canzone è oggetto di numerose versioni per il mercato estero: nel mondo anglosassone viene diffusa con il titolo "I'll close the door behind me" mentre per quello iberico e sudamericano viene pubblicato con diversi titoli come "Tantos deseos de ti", "Tantos deseos de ella", "El verdarero amor" e "Debes comprendeme". Una ulteriore versione, inoltre, "Dos amantes" viene incisa per il mercato messicano da El Puma, che ha totale insaputa dei Pooh pubblicherà diversi brani della band senza mai pagare i diritti d'autore. All'epoca, il brano, si piazzò subito nei primi posti delle classifiche italiane ed ancora oggi è una delle canzoni più apprezzate dell'infinito repertorio dei Pooh, una delle band più longeve del panorama artistico mondiale. 

 

 

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25 aprile 2018 3 25 /04 /aprile /2018 23:01

Nel 1995, Andrea Bocelli, interpreta al 45° Festival di Sanremo "Con te partirò" canzone scritta da Lucio Quarantotto e musicata da Francesco Sartori. Fresco di successo della categoria giovani avvenuta l'anno precedente con "Il mare calmo della sera" scritta da Zucchero Fornaciari, Bocelli, incanta ancora una volta il palco dell'Ariston regalando una esibizione che farà il giro del mondo portando lo stesso tenore toscano a livelli altissima di notorietà e di successo. Il brano parla del viaggio fatto attraverso gli occhi dell'amore. In maniera altamente poetica, l'artista, dipinge queste possibili esperienze che potrebbero fargli riscoprire luoghi ormai perduti grazie solo al sostegno affettivo di una compagna nel viaggio della vita. Il testo acquista un valore emozionale ancor più forte nell'esibizione di Bocelli se si lega alle parole l'handicap fisico dello stesso artista e cioè la cecità. La riscoperta di luoghi e di immagini, quindi, perse per sempre riconquistate grazie alla forte luce trasmessa da un amore sicero. Un connubbio di anime che interscambiano sensazioni riuscendo a superare barriere di ogni genere e che sono in grado di non precludere alcun tipo di emozione alle persone coinvolte da un amore intenso che li unisce in un unico involucro sensoriale. Una espressione, quindi, di altissima qualità e di grande trasporto che ha reso questa canzone un successo mondiale. "Con te partirò", infatti, è stata oggetto di numerose versioni da parte di diversi artisti internazionali in varie lingue. Nel Regno Unito, ad esempio, la canzone è stata incisa da Bocelli in duetto col soprano Sarah Brightman e pubblicata con il titolo "Time to say goodbye" mentre in Spagna è diventata "Por ti volarè". Tra le versioni più particolari c'è quella di Donna Summer in stile dance col titolo "I will go with you". Dopo questo successo la carriera di Bocelli otterrà la svolta decisiva riuscindo ad ottenere una popolarità che va oltre al solo mondo dell'opera riuscendo, quindi, a rientrare anche nel circuito della musica pop. Con questa visibilità è bastato davvero poco, visto il grande talento, per farsi apprezzare in tutto il mondo divenendo un simbolo importante del nostro Paese.

 

 

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24 aprile 2018 2 24 /04 /aprile /2018 23:01

Nel 1996 Aleando Baldi, Civai all'anagrafe, e  Marco Guerzoni si presentano al 46° Festival di Sanremo con "Soli al bar" una canzone pubblicata nell'album "Tu sei me" di Baldi che esprime le sensazioni di chi vive ai margini della società civile: Gli emarginati, gli esclusi dalla collettività, quelli che non hanno voce e che, spesso, restano invisibili agli occhi dei più. Proprio a queste persone Baldi, coautore del brano insieme a Giancarlo Bigazzi e Francesco Palmieri, vuole dar voce sentedosi, in qualche modo, parte di essi a causa del suo handicap. Nel testo, infatti, uno dei protagonisti è proprio un non vedente ed è, quindi, evidente il riferimento allo stesso artista toscano che, non fosse stato per il suo talento, si sarebbe trovato, con tutta probabilità, a vivere in una condizione molto simile a quella raccontata nella canzone. La figura del cieco, interpretata da Baldi, che si divincola senza problemi tra gli ostacoli fisici della città trovando difficoltà nei soli rapporti umani si associa a quella di un'immigrato africano, rappresentato da Guerzoni, che ha lasciato la propria terra, gli studi e la famiglia con la speranza, presto disattesa, di trovare un futuro migliore in Italia. Ora si ritrovano entrambi soli a vivere in un contesto che non li accetta e non li rende partecipi del loro mondo. E la domenica, giorno libero per antonomasia dagli impegni lavorativi, diventa per loro motivo di ulteriore stress psicologico sentendosi fuori luogo tra la calca di gente che realmente vivono la loro giornata di libertà. Ed in questa condizone, il bar, diventa un'oasi nel deserto dove questi emarginati provano l'illusione di scappare dalla loro perenne solitudine rubando "l'impronta calda dei sederi e i baci abbandonati sui bicchieri umidi" e diventando, in qualche modo, "ladri di felicità". Intorno a loro in questo bar, però, la gente continua a vivere la loro vita ignorando la loro presenza e pensando ai più futili interessi personali come, ad esempio, i risultati calcistici della giornata. Alla chiusura del bar, i protagonisti del brano, tornano alla loro vuota realtà lasciando in quel luogo parole, odori e storie prese in prestito tra quei tavolini affollati dandosi un apputamento tacito per la prossima domenica dinnanzi a questo fittizzio banchetto di illusoria felicità. Il brano ottiene un grande successo e benchè a Sanremo si piazzi solo ottavo vince il premio della critica da parte del giornale "Famiglia Cristiana" per l'importanza della tematica trattata e per la sensibilità con la quale ciò è stato fatto. Un testo importante e molto significativo, quindi, che evidenzia la grandezza di un autore come Bigazzi e di un talento, sia in fase autoriale che interpretativa, come Baldi che riesce a trasmettere messaggi ed emozioni come pochi e che non meriterebbe il trattamento che i media gli stanno riservando negli ultimi anni ignorando le sue produzioni di eccelsa qualità.

 

 

 


 

 

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19 aprile 2018 4 19 /04 /aprile /2018 23:01

Nel 1989 Fausto Leali ed  Anna Oxa, Iliriana Hoxha all'anagrafe, si presentano al 39° Festival di Sanremo con "Ti lascierò" brano dedicato al rapporto genitore-figlio negli anni dell'adolescenza. La canzone, scritta dallo stesso Leali con la collaborazione di Franco Fasano, Franco Ciani, Fabrizio Berlincioni e Sergio Bardotti, trionfa al Festival ed ottiene un ottimo successo anche per ciò che concerne le vendite del singolo. L'unione tra il cantautore bresciano e l'interprete barese dalle origini albanese crea un connubbio perfetto visto i due particolari timbri vocali che ben si intrecciano sul tappeto musicale del brano. Il testo, ben scritto da professionisti del settore, esprime la volontà di un genitore nel voler concedere fiducia al proprio figlio lasciandogli quella libertà utile alla sua crescita in quanto a personalità e carattere. Il protagonista della canzone intende lasciare all'adolescente anche la possibilità di sbagliare e, quindi, l'opportunità di imparare dai propri errori e sulla base delle proprie esperienze. Lasciare questi spazi, pur rimanendo pronti ad intervenire, è sicuramente una scelta saggia e fondamentale per un futuro indipendente e solido grazie alle fondamenta create in questa fase della vita per l'uomo di domani. In ogni caso, tale scelta, non è così facile da prendere per un genitore che si deve armare di coraggio e deve mettere da parte preoccupazioni e debolezze per trasmettere al ragazzo quella forza e quella fiducia che gli permetterà di staccarsi dai genitori ed incominciare ad intraprendere un cammino di vita solo sulle proprie gambe. Una sorta di secondo svezzamento, quindi, che porta maturità caratteriale che si rivelerà molto utile negli anni a venire. Pur restando al fianco del figlio, il genitore, lascierà allo stesso ogni sorta di libertà ricordandogli solo che tutto ciò è la sua vita e lo invita a non trattarla male. Un momento importante della vita di un genitore e di un figlio, quindi, immortalato da un testo eccezionale e da una interpretazione magnifica ad opera di due grandi artisti della nostra storia musicale.     

 

 

 

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18 aprile 2018 3 18 /04 /aprile /2018 23:01

E' il 1994 quando il poliedrico  Giorgio Faletti si presenta al 44° Festival di Sanremo con "Signor Tenete" un brano denuncia che spiazza il pubblico visto il passato, prevalentemente comico, dell'artista. Attore, scrittore, cantante l'estro di Faletti non ha confini d'espressione e ciò che colpisce è che in ogni cosa in cui si cimenta ottiene successo ed apprezzamenti. Anche in questo caso, infatti, il brano riscontra i favori del pubblico e della critica ottenendo il secondo posto in classifica dietro "Passerà" di Aleandro Baldi e vince il premio della critica. Un risultato straordinario per un'artista che non canta per professione anche se, nel 1994, non era il suo esordio sul palco dell'Ariston dove, invece, debuttò nel 1992 con "Rumba di tango" in duetto con Orietta Berti. Pur non essendo ben conosciuto come cantante, la sua discografia conta ben sette album oltre ad aver scritto canzoni per Mina, Angelo Branduardi, Marco Masini, Milva e Gigliola Cinquetti. L'album "Come un cartone animato" grazie a "Signor Tenente" arriva a vincere il disco di platino ed è un giusto riconoscimento vista la valenza di questo testo. Infatti, il brano, esprime la difficile condizione in cui i carabinieri svolgono il loro lavoro rischiando la vita ogni giorno e percependo uno stipendio inadeguato. L'indignazione è forte pensando che ad ogni chiamata, gli uomini dell'arma, intervengono prontamente mettendo da parte una naturale paura che si accentua ogni qualvolta si trovano a vivere scene di attentati o di corpi esanimi e smembrati di loro giovani colleghi. Si fa, quindi, riferimento alle stragi di carattare mafioso di Capaci e via D'Amelio e, anche dal punto di vista linguistico, l'uso del dialetto siciliano facilmente rintracciabile soprattutto dalla parola "minchia" più volte ripetuta, rende chiara la volontà dell'autore di evidenziare la zona d'Italia più sensibile a queste problematiche oltre a legare tali episodi alla mafia. Inoltre, la cadenza sicula, viene scelta dall'autore anche per il fatto che buona parte dei carabinieri provengono, come risaputo, dal Sud d'Italia. Il protagonista della canzone, dunque, si rivolge schiettamente da vent'enne quale è al suo superiore denunciando la propria condizione e sfogandosi senza remore linguistiche o di rispetto dei ruoli sperando comunque nella clemenza del Tentente su di un probabile rapporto che gli potrebbe costare quel distintivo e quella divisa in cui continua, in ogni caso, a credere fermamente. Un brano eccezzionale, quindi, composto da un'autore che ha più volte dimostrato di saperci fare con le parole ed, in questo caso, da buon attore ha aggiunto una interpretazione sentita ed emozionante rendendo la canzone credibile e penetrante.

 

 

 


 
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7 aprile 2018 6 07 /04 /aprile /2018 23:01

"La cura" è sicuramente la canzone principe del vasto repertorio di Franco Battiato ed è stata scritta con la collaborazione di Manlio Sgalambro. Il cantautore catanese pubblica questo capolavoro assoluto nel 1996 all'interno dell'album "L'imboscata". Tra i tanti successi di Battiato "La cura" spicca su tutte per la sua unicità e per ciò che viene espresso nel testo attraverso un registro linguistico altamente qualitativo e significativo che viene utilizzato come mezzo di trasmissione di un messaggio, in fondo semplice, che sta al centro di ogni rapporto d'amore in qualsivoglia forma possibile:"Perchè sei un essere speciale...ed io...avrò cura di te". Un'espressione diretta quanto chiara ma che racchiude il più puro e primitivo instinto di protezione verso una persona amata. Una dichiarazione d'amore in cui il protagonista fa della cura dell'esistenza e della salute psicofisica del proprio partner/figlio la propria missione di vita riservando un'attenzione scrupolosa ed, a tratti, maniacale su di ogni possibile aspetto negativo che il cammino terrestre può comportare. L'autore si pone, quindi, a difensore supremo dell'incolumità di questo essere definito speciale promettendo di proteggerlo da paure, turbamenti, inganni, ossessioni, malattie e così via fino ad ergersi, metaforicamente, ad ostacolo del tempo per evitargli l'invecchiamento. Tra le canzoni più belle della storia musicale italiana, "La cura" è, probabilmente, il miglior brano d'amore scritto in italiano o, sicuramente, uno di quelli che rappresenta al meglio l'essenza di questo sentimento nel suo stato più puro ed incondizionato. Una pagina di storia artistica e di cultura popolare scritta da un maestro dei nostri tempi che ha saputo trasmettere messaggi ed emozioni attraverso un tipo di musica e scrittura particolarissima ed inconfondibile. Il marchio di Battiato è, infatti, unico e riconoscibile al primo ascolto ed il suo repertorio non è facilmente catalogabile in un genere musicale comune poichè, di fatto, ne ha creato uno tutto suo che intreccia la musica folk-mediterranea con influssi nord-europei ma anche pop, classica e rock con, in taluni casi, richiami alla musica tradizionale giapponese o di altre culture lontane. Inoltre, Battiato, si è espresso anche in opere da direttore d'orchestra e da regista cinematografico. Un artista completo, quindi, che non si è beato sui successi del passato ma ha continuato a scrivere ed a provare nuove espressioni artistiche senza mai fermare la sua ricerca ed i suoi studi. Attraverso le sue canzoni si può rintracciare la memoria del nostro paese e di culture lontane, trattati di storia e scritture poetiche ed istruttive che non lasciano mai spazio alla banalità ma solo al pensiero ed alla riflessione. Un esempio da seguire per tutti i giovani autori che si affacciano al mondo dell'arte e della musica per dare alla stessa una digintà intellettuale sapendo quanto può essere importante per la crescita culturale e civile di chi ascolta un messaggio od una riflessione proposta sotto le semplici note di una canzone.

 

             

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5 aprile 2018 4 05 /04 /aprile /2018 23:01

La canzone "Si può dare di più" nasce come progetto benefico per celebrare l'opera della Nazionale Cantanti fondata nel 1981 da diversi artisti tra cui Gianni Morandi e Mogol. Nello studio di registrazione dell'autore Giancarlo Bigazzi viene fuori la prima stesura ma per farla ascoltare a Morandi serve una voce guida che registri la canzone. La ragazza che di solito canta i pezzi guida di Bigazzi per mandare il master agli artisti proprio in quei giorni è ammalata ed il talent scout toscano decide di far incidere il brano ad un suo giovane collaboratore che in quel periodo suonava per lui ed aveva preso parte alla realizzazione di colonne sonore per i film "Mediterraneo", "Mary per sempre" e "Ragazzi fuori". Il suo nome è Marco Masini che grazie a quell'incisione ebbe l'occasione di mostrare il suo talento vocale oltre a quello musicale già espresso. Questo lo porterà a partecipare da corista ai concerti di Umberto Tozzi e Raf prima di intraprendere una gloriosa carriera da solista sempre sotto la guida artististica di Bigazzi. Dopo la registrazone del brano, il cui testo porta la firma di Umberto Tozzi e Raffale Riefoli, in arte Raf, Morandi riceve ed ascolta il pezzo restandone soddisfatto. Decidono quindi di presentarlo al Festival di Sanremo del 1987 ma per far ciò bisogna creare un gruppo che la canti rappresentando la Nazionale Cantanti. Inizialmente si pensò ad una squadra di ben otto interpreti ma poi si decise di ridurre i componenti a tre per non creare confusione e per dare maggior risalto al testo. A Morandi e Tozzi va aggiunto un terzo elemento visto il rifiuto di Raf che in quel periodo aveva intenzione di cantare solo in lingua inglese cosa sulla quale, tra l'altro, si ricredette in breve tempo tornando ad incidere in italiano. Si pensò anche a Masini, ma la sua candidatura cadde presto poichè Bigazzi aveva in mente per lui altri progetti e perchè, essendo un esordiente, non aveva mai partecipato alle iniziative della Nazionale Cantante. Dopo varie ipotesi, quindi, la scelta cadde su un altro giovane artista dalle grandi potenzialità che da pochi anni aveva intrapeso la strada da solista lasciando i "Decibel", il gruppo con cui si era fatto conoscere. Il giovane in questione è Enrico Ruggeri che presenta una grande personalità oltre ad una voce fuori dal comune che ben si integra con le altre due dell'insolito trio. Formato il gruppo si esibiscono al Festival e la canzone incontra da subito i favori del pubblico e non ci mette molto a soddisfare anche la giuria classificandosi al primo posto. Nella serata finale, però, poco prima dell'annuncio della canzone vincitrice, Pippo Baudo, è chiamato a leggere alla nazione un triste notizia che rende meno estusiasmante la vittoria e cioè la morte di Claudio Villa, grande esponente della musica popolare italiana ed amico-rivale dello stesso Morandi. La canzone, dopo Sanremo, vivrà di vita propria diventando l'inno ufficiale della Nazionale Cantanti e ottenendo un grande successo in Italia rimanendo per sette settimane in vetta alla classifica ed in tutto il mondo anche grazie al messaggio solidale che porta. Nel singolo venne pubblicata insieme a "Si puo dare di più" anche un altro brano cantato dallo stesso trio e cioè "La canzone della verità" scritta da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone. Per non parlare poi dei traguadri raggiunti dalla Nazionale Cantanti che in oltre trent'anni di attività ha ottenuto il riconoscimento della Presidenza del Consiglio ed il titolo di Onlus oltre a consolidare la collaborazione con la Croce Rossa Italiana e ad essere nominata Ambasciatrice di buona volontà dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, la FAO.  

 

 

 

 

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31 marzo 2018 6 31 /03 /marzo /2018 23:01
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30 marzo 2018 5 30 /03 /marzo /2018 23:01
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