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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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La Sfida dei 100, 8°Fase-Sfida Finale
 
 
 
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6 novembre 2018 2 06 /11 /novembre /2018 00:01

"Canzone" è un brano molto noto di Lucio Dalla pubblicato nel 1996 nell'album "Canzoni" ed è stato scritto in collaborazione con l'allora giovane promessa Samuele Bersani. Scoperto proprio da Dalla, Bersani, fa il suo esordio nel 1991 durante il "Cambio Tour", per poi incidere il suo primo album. Il giovane cantautore ha stoffa e Dalla nota subito l'originalità della scrittura affidandogli una musica scritta da tempo a cui non riusciva a trovare il testo adatto. Bersani, in tal modo, ha l'occasione di mettere il proprio operato al servizio del maestro e scrive "Canzone", una sorta di serenata d'amore decisamente stravagante che incanta Dalla e che resterà tra i brani più amati della discografia di Dalla. Una canzone che fa da traino all'intero disco che venderà oltre 1.300 mila copie raggiungendo il primo posto delle classifiche italiane. Nell'album, però, vi sono anche altre canzoni che contribuiranno al successo dello stesso come "Ayrton" dedicata al pilota Senna e scritta da Paolo Montevecchi e "Tu non mi basti mai" scritta con Tullio Ferro. "Canzone", invece, oltre a dare l'ennesima conferma a Dalla servì principalmente a Bersani che iniziava a farsi conoscere nel mondo della musica ed aver scritto un successo per Lucio Dalla era sicuramente un ottimo biglietto da visita. Inoltre, questo brano, arriva un anno dopo la pubblicazione del secondo fortunato disco di Bersani ovvero "Freak" che arrivò a vendere oltre 150 mila copie e che consentì all'artista di credere nei propri mezzi e di affacciarsi con ottimismo nel mondo della canzone d'autore. Negli anni successivi, Bersani, confermerà le sue capacità autoriali diventanto un cliente pressochè fisso del premio Tenco e collezionando successi su successi mentre Dalla proseguirà il suo già altissimo percorso artistico fino alla recente scomparsa. Alla notizia della morte di Dalla, Bersani si disse sconvolto per la morte del proprio maestro chiarendo che la sua poetica e la sua musica erano stati i principali motivi che, da bambino, gli avevano fatto decidere di fare il cantautore. Dalle pagine dei social network, Bersani, non dimenticò di ricordare che era stato proprio grazie a Dalla se lui potè sparare le sue prime cartucce. Una perdita che ha segnato un po' tutti gli italiani e gli amanti della buona musica e che Bersani, come tanti altri colleghi, ha sentito particolarmente, per il grande cuore e la grande umiltà che un mostro sacro come Dalla sapeva dimostrare anche al più giovane e sconosciuto "collega". Oltre Bersani, infatti, Dalla è stato fondamentale per la carriera di diversi artisti come, ad esempio, Ron, Gaetano Curreri e Luca Carboni.

 

 

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1 novembre 2018 4 01 /11 /novembre /2018 00:01
Sondaggi: La sfida dei 100, 1°Fase-6°Sfida
La sfida dei 100 - 1°Fase-6°Sfida
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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31 ottobre 2018 3 31 /10 /ottobre /2018 00:01
Sondaggi: Risultati Ottobre 2018

 

X La sfida dei 100, 1°Fase-5°Sfida: Ivano Fossati 35%, Giorgio Gaber 25%, Giuseppe Povia 15%, Jimmy Fontana e Johnny Dorelli 10%

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17 ottobre 2018 3 17 /10 /ottobre /2018 23:01

"La costruzione di un amore" è uno dei grandi brani della musica d'autore italiana ed è stata composta da Ivano Fossati nel 1978 per la voce della compianta Mia Martini che la inciderà nell'album "Danza". La canzone venne scritta sulla base della tormentata storia d'amore che vivevano, all'epoca, Fossati e Mimì e che durò fino al 1984 tra la folle gelosia di lui, per la quale Mimì fu costretta ad annullare i propri contratti discografici ed a rinunciare ad un progetto con Pino Daniele a cui teneva tantissimo al punto di perdere la voce, riottenuta poi grazie a ben due interventi chirurgici alle corde vocali, per il grande dispiacere, e la passione di lei che, nonostante tutto, provava un sincero affetto verso quella figura forte che, probabilmente, compensava le sue debolezze. L'amore era forte ma Mimì, talvolta, sospettava che Ivano l'amasse solo per il suo talento e fosse geloso solo del suo aspetto artistico tanto da non voler mai accettare l'ipotesi di aver un figlio di lei e perchè la obbligava a tagliare ogni legame con colleghi, musicisti e addetti ai lavori. Questa tesi era ispirata alla smisurata gelosia che Ivano mostrava in quel rapporto ed era supportata anche dalle dichiarazioni pubbliche del cantautore ligure in cui venivano elogiate sempre e solo le abilità artistiche di Mimì senza mai soffermarsi, per pudore o per volontà, sulle doti umane o sul loro legame personale. Anche negli successivi la loro storia, infatti, la Martini continuerà a parlare di quella storia candidamente, senza problemi ne omissioni, mentre Fossati, tutt'ora, preferisce minimizzare quel periodo e tener per se, o forse tentar di cancellare,  quei ricordi, belli e brutti, di una comunque lunga e passionale storia d'amore. Anche per questa canzone, che rappresenta in chiave poetica, le sensazioni, le difficolità, le ansie e le emozioni che si possono provare in un rapporto d'amore e nella sua edificazione, i due dichiaravano una diversa visione sulla sua nascita e la sua finalità: Fossati dichiarava il brano come universale e, quindi, non personale mentre Mimì asseriva che Ivano aveva dedicato a lei quel testo. Il brano, proposto anche dello stesso Fossati nel 1981 per l'album "Panama e dintorni", esprimeva in entrambe le versioni grande passione e trasporto. Il legame che c'era tra i due artisti rese questo brano ancor più profondo e diede alle loro interpretazioni una ulteriore chiave di lettura. Visto il rapporto non facile, ma di grande passione e complicità, che vivevano aldilà della collaborazione artistica Mia Martini raccontò in una intervista una curiosità legata alla canzone, ovvero che Fossati scrisse sotto il titolo del testo originale la frase: "Per il condono edilizio presentare domanda" alludendo alle difficoltà che la costruzione di un amore, riferendosi probabilmente al loro stesso rapporto, comporta. Mimì, dal canto suo, con eleganza ed ironia, commentò così: "Io non penso sia così complicato: basterebbe eliminare la tangente, voglio un amore senza pizzo ma con tanti merletti...". In ogni modo, a parte il rapporto personale, questa unione ha prodotto un capolavoro assoluto grazie alla vena autoriale di un Fossati in grande forma e della solita immensa capacità interpretativa ed emozionale di Mimì. La grandezza di questo brano, però, non perde la sua forza nemmeno nella versione dello stesso Fossati che con il suo affascinante ed unico timbro vocale dà al brano una nuova luce. Negli anni successivi, la canzone, è stata ripresa da diversi artisti come Ornella Vanoni, che la incise nel 1990 per l'album "Quante storie", La Crus nel 2005 in "Crocevia", o, più recentemente, Noemi che l'ha incisa per la prima volta nel 2009 per la "X-Factor Finale Compilation 2009" per poi riproporla in diversi lavori successivi.    

 

 

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15 ottobre 2018 1 15 /10 /ottobre /2018 23:01

"Mimì sarà" è un intenso brano scritto e cantato da Francesco De Gregori nel 1987 per l'album "Terra di nessuno". La canzone è un chiaro riferimento ad una collega molto amata e protagonista di una vita turbolenta ovvero Mia Martini, che, per l'appunto, usava il nomignolo di Mimì. Ritrovandosi in quei versi, la stessa artista calabrese, incise il brano nella raccolta di cover intitolata "La musica che mi gira intorno" del 1994 che fu poi anche l'ultimo album pubblicato da Mimì prima della sua morte giunta nel 1995 in circostanze ancora misteriose. L'omaggio di De Gregori rende l'idea delle sofferenze e delle tristi sensazioni che si sono succedute nella vita sia privata che artistica di una cantante che, nonostante gli ostacoli e le etichette infami, è riuscita ad entrare nel cuore della gente grazie al suo grande talento ed alla sua sensibilità. Una sensibilità che avuto un ruolo importante nelle sue magiche interpretazioni ma che è stato anche un handicap nei momenti più bui della sua vita enfatizzando paure e debolezze al punto di condizionarne l'esistenza. Le emozioni di quell'anima candida vengono delicatamente dipite in questo testo magnifico di De Gregori che si dichiara, in questo modo, tra i colleghi più vicini a Mimì e più indignati dinnanzi alle assurde voci che giravano nel mondo discografico sul conto dell'artista. Una storia triste, poi finita tragicamente, ben otto anni la pubblicazione di questo brano che evidentemente non è servito a sollecitare le coscienze di chi ha continuato, tra ignoranza e cattiveria, ad inveire su una persona ormai già pesantemente segnata da un passato duro e da un futuro che, probabilmente, non gli prometteva quella dovuta tranquillità che avrebbe potuto servirle a dimenticare tutto ciò che ingiustamente aveva dovuto subire. Un'artista ed una donna eccezionale "uccisa" dai vili comportamenti ed atroci menzogne di squallidi personaggi ignoranti e, probabilmente, invidiosi, di un talento così puro per il quale, solo in pochi, hanno cercato di fare luce non riuscendo, però, ad evitare il triste ed annunciato epilogo.

 

 

 


 

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Francesco De Gregori

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10 ottobre 2018 3 10 /10 /ottobre /2018 23:01

"Dio non c'è" è un brano di Marco Masini del 1993 pubblicato nell'album "T'innamorerai" e scritto da Giancarlo Bigazzi, Giuseppe Dati e Mario Manzani. La canzone, che affronta il tema della fede religiosa, è dedicata alla figura di Don Ernesto Balducci, sacerdote di Firenze che ha dedicato la sua vita ad attività nobili ed ha professato la pace anche grazie alle proprie capacità culturali che lo hanno reso un simbolo cattolico del nostro Paese. Il sacerdote dopo tante battaglie a favore dei poveri e delle persone vittime di ingustizie trovò la morte nel 1992 in un tragico incidente stradale. Il testo della canzone, quindi, si interroga sulle leggi della vita e della fede quando anche un uomo di questa levatura viene strappato dal mondo in tal modo. Nel brano il protagonista è un ragazzo perso in se stesso che si affida alla comunità del sacerdote rappresentando, in una società falsa e meschina, l'unica speranza per credere nel futuro. Il ragazzo cerca rifugio in una fede che non riesce a trovare ma che cerca attraverso quella presenza con la quale instaura un certo tipo di discorso che viene troncato con la morte della sua guida spirituale. A questo punto i dubbi del giovane ottengono una triste conferma vedendosi scippato di quell'unica figura buona che aveva al suo fianco e che rappresentava l'unica flebile luce del suo destino. Il protagonista, quindi, si interroga sull'esistenza di un Dio che, a dispetto della sua nomea, consente che avvengono tali disgrazie anche a chi ha dato i suoi giorni per professare la pace, l'amore e la misericordia. Il ragazzo arriva alla conclusione che: "...la fede è solo un regalo di Dio..." e che non serva cercarla se non la si trova nel proprio spirito. Ernesto Balducci era un uomo buono che voleva cambiare la mentalità di certa gente in un mondo distratto ed è stato un faro per tanti giovani della Firenze di allora. Una figura che due grandi autori quali Bigazzi e Dati hanno voluto dar ulteriore luce con questo magnifico e profondo brano reso unico con l'intensa interpretazione di un Marco Masini in grande forma. La canzone, anche se può apparire blasfema, è solo una reazione rabbiosa di un giovane che, da ateo, aveva cercatp di avvicinarsi alla fede e proprio quando stava iniziando un nuovo luminoso percorso si sente tradito da un mondo e da un destino ingiusto che gli ha rapito quella possibilità di trovare la fede e che non fa sconti a nessuno. Un brano che permette di riflettere sulla religione e sulla fede e che offre, quindi, a chi a ascolta il più bel dono che può fare una canzone ovvero quello di nutrire il pensiero. Data l'essenza della canzone, alcuni versi del brano, sono stati letti da Giuseppe Dati al funerale di Giancarlo Bigazzi nel gennaio del 2012.

 

 

 


 

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Giancarlo Bigazzi

Marco Masini

 

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7 ottobre 2018 7 07 /10 /ottobre /2018 23:01

"Come è profondo il mare" è un brano ed un album del 1977 fondamentale nella carriera artistica di Lucio Dalla. L'artista, infatti, nonostante già avesse collezionato dei successi e già avesse una grande popolarità nello spettacolo italiano debutta proprio con questo disco come autore unico delle proprie canzoni. In un intervallo, infatti, della sua storica collaborazione con il poeta bolognese Roberto Roversi, Dalla tira fuori tutte le sue grandi capacità per dar vita ad un disco di grande fascino che gli darà l'ennesima conferma e lo consoliderà stabilmente tra i grandi nomi del cantautorato italiano. Il momentaneo divorzio con Roversi avvenne a causa di divergenze sul linguaggio da usare nei successivi lavori e mentre Roversi indicava la strada della poesia Dalla voleva avvicinarsi di più alla realtà ed al sociale per riuscire ad arrivare ad un pubblico più vasto. Nonostante la decisione presa da Dalla di interrompere il rapporto lavorativo, lo stesso artista, era preoccupato sulle successive produzioni poichè non immaginava di poter scrivere canzoni con altri collaboratori diversi da Roversi. Per tale motivo, Dalla, decise di far tutto da solo e si ritirò nella sua ville alle isole Tremiti. Nacque così questo disco dove sono presenti i tratti dell'unicità del Dalla autore che gli consentirà una carriera ricca di successi e di soddisfazioni anche dopo la ricongiunzione con Roversi. Temi sociali, arie malinconiche, versi ironici, tratti irrazionali ed altri profondamente crudi. Un misto di sensazione e di emozioni che entrano dentro facendo passare quei messaggi che l'autore intende lanciare nelle sue composizioni. Tra i diversi brani del disco che avranno un luminoso futuro c'è sicuramente quello che dà il titolo all'album, ovvero "Come è profondo il mare" dove Dalla dipinge la società dell'epoca e le forme di potere che hanno il solo scopo di indirizzare la massa verso i propri interessi affossando la libertà di pensiero e di espressione dell'individuo. Un testo che ripercorre attraverso velate metafore e chiari riferimenti storici la vita del nostro Paese e della collettività italiana fino ad arrivare ai tempi del brano che poi non sono così diversi dal nostro. Il testo, infatti, nonostante il passare degli anni rimane sempre attuale e c'è sempre chi come allora cerca di privarci di quella libertà che Dalla rappresenta con il mare. Un capolavoro assoluto, quindi, che non passerà mai di moda e che è sempre utile riascoltare per ritrovare quella forza di lottare per le proprie idee e per il proprio destino. Con questo disco, Dalla, aveva l'intenzione di arrivare al popolo e con questo brano ha centrato il suo obiettivo regalandoci un'opera d'arte che resterà per sempre un pezzo di storia della nostra cultura e che potrà servire da monito per le nuove generazioni.

 

 

 


 

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Lucio Dalla

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2 ottobre 2018 2 02 /10 /ottobre /2018 23:01

"La canzone dell'amore perduto" è una ballata con la quale Fabrizio De André narra i comportamenti e gli atteggiamenti che compongono il quotidiano di una relazione amorosa ormai finita. La canzone, incisa nel 1966 in un 45 giri insieme a "La ballata dell'amore cieco (o della vanità)" e nel 1969 nell'lp "Nuvole barocche", ha molto di autobiografico ed è riferito alla prima esperienza matrimoniale di Faber con Enrica Rignon, madre di Cristiano, conclusasi a metà degli anni settanta. La stessa ex moglie dichiarò che Fabrizio scrisse la canzone quando la fine del loro amore era ormai cosa fatta nonostante continuavano a vivere insieme perchè si volevano ancora bene. Nel testo, il declinio del rapporto viene visto da una rassegnata prospettiva femminile: "...Non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza...". Inoltre, viene espressa anche una prospettiva plausibile di un uomo che rimpiangerà quell'amore solo prima di trovare un'altra donna alla quale dedicare i propri pensieri e le proprie speranze di una nuova esperienza sentimentale: "...Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro, per un bacio mai dato, per un amore nuovo...". Sia il testo che la musica è stata depositata alla Siae a nome di Fabrizio De André anche se la musica, in realtà, è una ispirazione a "Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo" composta da Georg Philipp Telemann. Negli anni la canzone, vero e proprio capolavoro della musica cantautorale italiana, è stata reincisa da diversi grandi nomi della musica italiana come Franco Battiato nel 1999, Gino Paoli nel 2003, Claudio Baglioni nel 2006, Antonella Ruggiero nel 2007 e Giuseppe Mango nel 2008. Recentemente anche Enrico Ruggeri ne ha proposto una sua versione all'interno della trasmissione Rai "I migliori anni". Uno dei più grandi successi di Fabrizio De André, quindi, che rientra nel repertorio più malinconico ed intenso del grande cantatutore genovese che ha segnato in modo decisivo il percorso storico della nostra musica e della nostra cultura.  

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2 ottobre 2018 2 02 /10 /ottobre /2018 09:26
Sanremo 2019: Si prospetta l'inaspettata fusione D'Angelo-D'Alessio

Mancano ancora diversi mesi al Festival di Sanremo 2019 ma iniziano le indiscrezioni sui possibili big in gara e una di queste riguarda due esponenti della musica napoletana che potrebbero salire insieme sul palco dell'Ariston per un duetto difficilmente immaginabile in passato. Stiamo parlando di Nino D'Angelo e Gigi D'Alessio. I due, seppur nati sotto una matrice simile, hanno poi preso strade diverse rappresentando due universi musicali completamente distinti. Con coraggio D'Angelo si è infatti diretto negli anni verso una world music di grande qualità con particolare attenzione ai testi e alle tematiche mentre, Gigi, ha preferito cavalcare la più facile e diretta onda di un pop commerciale destinato al pubblico nazionale abbandonando quasi del tutto, per ovvi motivi, il dialetto napoletano dal quale, invece Nino, non transige. I due, quindi, hanno rappresentato nell'ultimo ventennio due fazioni di utenti quasi rivali musicalmente parlando e mai si sarebbe potuta immaginare una collaborazione tra i due visto anche che, non vi è mai stato, almeno fino agli ultimi mesi, un vero e proprio rapporto amichevole tra i due. Proprio questo avvicinamento, testimoniato da diversi post sui social network che li vedono amabilmente insieme e l'insistente voce della presenza al prossimo Festival di D'Alessio con un duetto inedito, ci fanno pensare a questa ipotesi. In altri tempi, probabilmente, D'Angelo non avrebbe mai accettato la cosa ma visto il sempre meno spazio dato al dialetto napoletano a Sanremo negli ultimi anni, potrebbe decidere di sfruttare il peso mediatico di Gigi pur di tornare all'Ariston da protagonista. Gigi, dal canto suo, proverebbe a sfruttare l'arte di D'Angelo per rilanciarsi dopo diversi colpi a vuoto. In fondo, D'Alessio, deve il suo exploit nazionale ad un altro grande napoletano e cioè Mario Merola che lo prese tra le sue grazie e gli permise di inserirsi nell'ambiente concedendogli di accompagnarlo su palcoscenici di livello  e spianandogli la strada delle tv nazionali. Ora, quindi, utilizzando lo stesso canovaccio, proverà ad acquisire nuova linfa adoperando il talento di un altro grande maestro napoletano. Se così sarà lo sapremo tra non molto e staremo a vedere se l'operazione servirà più a rilanciare Gigi o a penalizzare Nino che, in questa operazione, è l'unico a rischiare davvero qualcosa.    

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30 settembre 2018 7 30 /09 /settembre /2018 23:01
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