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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

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Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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4 maggio 2021 2 04 /05 /maggio /2021 23:01

"Uocchie ca me guardate" , ovvero "Occhi che mi guardate", è un brano di Enzo Gragnaniello contenuto nell'album "L'erba cattiva" del 2007. L'intero disco rappresenta una delle migliori produzioni del grande cantautore napoletano in una discografia ricca di successi dove l'intensità e la qualità dei testi sono accompagnate da sonorità che riescono a valorizzare ancor di più il contenuto dei brani. A tutto questo poi va aggiunta la particolare timbrica vocale di Gragnaniello ed i suoi mitici gorgheggi capaci di arricare all'anima. In questo brano, dove si racconta la fase conclusiva della vita di un anziano contadino ormai segnato dagli acciacchi dell'età dovuti prevalentemente alla dura vita nei campi che attende con rassegnazione che arrivi la morte che viene vista come una sorte di spettro che lo osserva. Gli occhi che lo guardano, quindi, potrebbero essere rappresentati come gli occhi della morte o quelli del destino che pur se allontanato o rimandato al giorno successivo non dimenticherà mai il suo appuntamento e, prima o poi, arriverà. Un brano che tocca le radici di una generazione che ha dato la loro vita alla natura e che dalla stessa ha si raccolto i suoi frutti ma ha anche pagato con la propria salute questa usurante pratica giornaliera. Le radici del terreno e la vita spesa per lo stesso, quindi, i temi di questo brano dove assume un ruolo determinante la figura e la paura della morte. Paura che viene esorcizzata dall'uomo che conosce il suo destino e che, nonostante tutto continua a lavorare nei campi e non perde occasione per godere dei sapori e degli odori di quella natura che per lui ha rappresentato l'intera esisitenza. Un testo profondo e toccante che complice la voce di Gragnaniello graffia l'anima e lascia il segno. Un capolavoro assoluto che rende bene anche nel bellissimo video diretto da Alberto Polo Cretara e realizzato all'agriturismo "Fontana dell'occhio" a Reino in provincia di Benevento. Nonostante il brano sia in dialetto napoletano, l'ascolto dello stesso è consigliato fortemente anche a chi non mastica l'idioma partenopeo poichè sono convinto che l'anima riceverà gli stessi impulsi nonostante i superabili ostacoli linguistici. D'altronde l'arte, quando è vera, non conosce confini geografici e nè, tantomeno, barriere linguistiche.

 

 

 


 

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Enzo Gragnaniello         

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3 maggio 2021 1 03 /05 /maggio /2021 23:01

"Come le stagioni" è un brano di Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, del 1994 contenuto nell'album "Ti chiedo onestà" e scritto in collaborazione con Pino Carella. Il disco prodotto da Giancarlo Bigazzi, autore di diversi brani dello stesso artista, ottiene un ottimo successo grazie soprattutto a "Passerà" con la quale Aleandro vince il Festival di Sanremo ma anche grazie ad altri brani meno noti che entreranno nel repertorio classico dell'artista come "Francesco", "Sarajevo", "Il ragazzo solitario" e, appunto, "Come le stagioni". Il brano, a tratti autobiografico, ripercorre quelle sensazioni che vanno dall'inizio di una relazione sentimentale e, quindi, le aspettative, le promesse fino alla fine della stessa dove tutto ciò che che si pensava viene smentito e ci si sente profondamente traditi e feriti dal dissolimento improvviso dei tanto decantati sentimenti. In particolare, la storia del protagonista del brano, racconta della difficoltà di mantenere un rapporto che vada oltre quella soglia di un'avventura usa e getta ma che, seppur non per la vita, duri almeno per un lasso di tempo adeguato che giustifichi gli entusiasmi dei primi giorni che dovrebbero essere frutto, seppur ingigantito dall'euforia, di un reale sentimento. La paura del protagonista, invece, è quella che non avrà mai la possibilità di vivere un vero amore vista la fine sistematica di ogni rapporto prima ancora che il vero amore sia davvero sbocciato. Ecco che l'autore fa riferimento alle stagioni che passano veloci portando via ogni cosa e cancellando il passato con un fugace colpo di vento. L'autore esprime la sua paura ed i suoi sospetti sulla reale natura di questi amori che si sono rivelati o semplici attrazioni o, ancor peggio, situazioni di interesse. E qui entra in gioco anche la parte autobiografica e quindi le tante esperienze negative che da portatore di handicap e ,allo stesso tempo, artista di successo, ha dovuto subire per mano di donne senza scrupoli. Mettendo da parte il personale, però, Aleandro ha centrato un aspetto molto particolare ed ha raccontato una paura che è di molti mettendo in piazza tutte quelle atroci sensazioni di inadeguatezza o di inutilità di cui spesso chi subisce tali situazioni si incolpa. Ma la colpa non è mai di chi in ogni storia ci mette il cuore bensì di chi approfitta di queste persone per i propri comodi e li abbandona non appena cambia il vento. Un grande pezzo, dunque, cantato con la solita intensità da uno tra i più grandi interpreti della nostra musica come Aleandro Baldi. Un'artista troppo spesso dimenticato che ha più volte dato voce a chi non ne ha.          

 

 

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2 maggio 2021 7 02 /05 /maggio /2021 23:01

"Ci stiamo sbaglaindo" è il brano con il quale Luca Carboni passa la frontiera dell'anonimato ed inizia a percorrere quel percorso che lo porterà ad essere oggi uno dei cantautori più apprezzati del panorama italiano. Nonostante avesse già provato il salto con la band Teobaldi Rock, fondata dallo stesso artista all'età di 14 anni, fu grazie a Gaetano Curreri, leader degli Stadio, che Luca ebbe la possibilità di esprimere le proprie capacità. Tutto inizò con il brano "Navigando controvento" che fu inserito nell'album "Stadio" del 1982 per poi iniziare la sua strada personale con l'album "...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film" del 1984 che fu coprodotto proprio da Curreri ed arrivò a vendere oltre 30 mila copie. Il disco venne lanciato dal singolo "Ci stiamo sbagliando" che vendette oltre 50 mila copie in un 45 giri che conteneva anche "Giovani disponibili" brano, tra l'altro, da dove venne estrapolato il titolo del suddetto disco. Con il singolo, Carboni, vinse la categoria giovani del Festivalbar e suscitò grande successo soprattutto tra i giovani che ritrovavano in lui un cantautore che trasmetteva i loro pensieri e le loro paure. Proprio per tali aspetti, Carboni, divenne un simbolo generazionale dei giovani italiani ed anche un nuovo esponente della ricca scuola cantautoriale bolognese. Le capacità di Carboni, quand'era ancora poco conosciuto, non vennero notate solo da Curreri ma anche da un altro grande bolognese e cioè Lucio Dalla che volle puntare su di lui partecipando all'album sia come corista che come musicista al sassofono e lo fece, per evitare di rubare la scena al giovane talento, con lo pseduonimo di Domenico Sputo. Tra i musicisti del disco, inoltre, vi è anche un altro nome di spicco, ovvero, Rosalino Cellamare per tutti Ron che, in questo caso, si occupa del pianoforte e partecipa ai cori. Presenze importanti, quindi, che già da sole fanno capire che ci si trova al cospetto di una vera promessa della musica italiana ed i successi futuri di Carboni daranno ragione a questi artisti che hanno creduto in lui fin dai primi passi. Il testo di "Ci stiamo sbagliando" appare come una sorta di rimprovero, in toni pacati come sempre nello stile dell'artista, ai propri coetani, una generazione in qualche modo distratta che non sempre aveva ben presente il valore della vita e la sua bellezza. Mettendo da parte sogni generazionali e pensieri utopici, Carboni, invita i ragazzi ad aprire gli occhi ed a vivere la realtà nella sua pienezza cogliendo le note positive anche nelle piccole cose. Un brano che rappresenterà uno stile musicale ed autoriale che Carboni manterrà per gran parte della sua discografia che ormai è vicinissima ai trent'anni di attività.

 

 

 


 

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1 maggio 2021 6 01 /05 /maggio /2021 23:01

E' il 1981 quando un giovane  Luca Barbarossa si presenta al 31° Festival di Sanremo con "Roma spogliata", una disincatata serenata che il giovane cantautore, arrivato dal trionfo a Castrocaro con "Sarà l'età", dedica alla sua città natale. Il brano nasce sui banchi di scuola dove, l'artista, ancor lontano da prospettive commerciali, mette nero su bianco il testo durante una lezione d'italiano senza sapere che quegli appunti buttati giù un po' per caso gli avrebbero concesso di entrare tra i professionisti della musica. Con la stessa naturalezza con la quale l'avrebbe accennata tra gli amici di scuola Barbarossa la canta sul palco dell'Ariston e subito si nota quel qualcosa in più che solo i grandi artisti sanno trasmettere. Il brano si classifica quinto ed ottiene un'ottima risposta del pubblico che poi lo sosterrà sempre lungo tutta la sua carriera non sempre baciata allo stesso modo dai media e dalla critica. Sebbene, infatti, Barbarossa sia un cantautore stimato non gode di quella visibilità che magari è concessa ad altri. Anche per questo, Luca, si è saputo reinventare anche come conduttore radiofonico portando al successo la sua trasmissione sulle frequenze Rai "Radio 2 Social Club" sempre grazie a quel pubblico che ne apprezza la sua umiltà e la sua grande professionalità. Tornando a "Roma spogliata", il brano viene lanciato in un singolo insieme a "Se il mio letto volasse" prima di essere inserita nell'album d'esorido di Barbarossa che porta come il titolo il nome e cognome dell'artista. A dare fiducia a Barbarossa è un altro grande artista e cioè Shel Shapiro che produce il disco oltre a partecipare attivamente dal punto di vista delle musiche suonando, nel caso del suddetto brano, il piano Fender. Inoltre, tra i musicisti impegnati nel progetto, troviamo anche Antonello Venditti al pianoforte oltre a Marco Ferradini che compare nella squadra dei coristi. Per ciò che riguarda Barbarossa è doveroso ricordare che oltre a cantare ed interpretare questa dolce e, talvolta, malinconica serenata suona anche la chitarra che fa da tappeto musicale al brano. Il testo, come detto, rappresenta una serentata disincatata che però non riesce a celare tutto l'amore che l'autore prova per questa città unica e particolare come Roma. Barbarossa raffigura la capitale italiana in diversi aspetti, anche negativi, che solo chi conosce profondamente il luogo può cogliere e lo fa con lo stesso garbo con il quale un uomo innamorato userebbe parlando della donna che ama. Un garbo che, tra l'altro, contraddistingue tutta la carriera professionale ed umana di un'artista che, anche nei momenti di maggior successo, non ha mai perso quella semplicità e quella umiltà di quel ragazzo che scriveva quegli appunti tra i banchi di scuola.    

 

 

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30 aprile 2021 5 30 /04 /aprile /2021 23:01
Sondaggi: La Sfida dei 100, 5°Fase-1°Sfida
La Sfida dei 100, 5°Fase-1°Sfida
 
 
 
 
 
 
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29 aprile 2021 4 29 /04 /aprile /2021 23:01
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28 aprile 2021 3 28 /04 /aprile /2021 23:01

Nel 1994 il cantautore ed interprete napoletano Enzo Avitabile decide di omaggiare un grande napoletano, ovvero il Principe Antonio De Curtis, più noto come Totò, mettendo in musica una sua celebre poesia, "'A livella",  che è una delle opere più belle e profonde realizzate dal grande attore partenopeo. La poesia, divenuto poi un classico della letteratura italiana ed in particolare della cultura napoletana, è il capolavoro più conosciuto di Totò in tema di poesie e venne pubblicata nel 1964 in una raccolta di scritti del principe della risata che portava l'onomino titolo della suddetta poesia. Questo libro conteneva 26 poesie scritte fin dagli anni '50 e mai pubblicate prima. "'A livella" acquisì fin da subito una nomea da capolavoro ed iniziò a fare il giro del mondo attraverso le traduzione in diverse lingue oltre che in vari dialetti italiani. L'originale, infatti, è scritta in napoletano ma non per questo ha trovato ostacoli liguistici ed è questo che succede quando si parla di un capolavoro assoluto. Associata alla ricorrenza del 2 novembre, dedicata ai defunti, la poesia affronta la tematica della differenza di classe e di ceto sociale che, secondo l'opera, creerebbe problemi anche all'altro mondo, e porta la morale dell'uguaglianza dopo la morte terrena, che in tal caso, funziona appunto da livella, cancellando tutti i titoli e le ricchezze avute in vita. Nell'opera, infatti, il protagonista, rimasto chiuso in un cimitero per distrazione, assiste all'insolita lite tra due defunti, il marchese ed il netturbino, ove il primo non accetta la presenza dell'altro come vicino di tomba. Il netturbino prima si scusa chiarendo che non era stata una sua volontà ma poi, vista l'arrogante insistenza del nobile, risponde a tono facendogli capire che la morte riporta tutti sullo stesso piano e che litigare per simili motivi è del tutto inutile ribadendo la serietà che contraddistingue il regno dei morti da quello dei viventi. Enzo Avitabile, quindi, ha preso in prestito questo testo magnifico e lo ha musicato nel 1994 pubblicandolo nell'album "Easy" e dando nuova linfa ad un'opera comunque immortale. Oltre ad Avitabile, la poesia, è stata oggetto anche di altre interpretazioni musicali come quella di Giacomo Rondinella o quella di Luca Persico, detto Zulù, leader dei 99 Posse.

 

 

 


 

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99 Posse

Enzo Avitabile

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27 aprile 2021 2 27 /04 /aprile /2021 23:01

"Vecchio frac" è uno dei brani più noti ed amati del repertorio di Domenico Modugno. Pubblicata nel 1955, la canzone, venne poi rivalutata negli anni successivi ottenendo ben 5 reincisioni oltre ad una versione inedita pubblicata dopo la morte del cantautore. Il singolo, che vedeva la presenza anche di "Sole, sole, sole" scritta con Riccardo Pazzaglia, ebbe un successo maggiore a quelli precedenti dell'artista ma solo dalla ristampa del 1960 le canzoni ottennero la giusta attenzione. Nel suddetto brano si racconta in modo intenso ed anche attraverso metafore il suicidio di un elegante signore dalla elevata estrazione sociale. Il testo, infatti, è ispirato alla storia del principe Raimondo Lanza di Trabia, allora marito dell'attrice Olga Villi, che all'età di 39 anni, nel novembre del 1954, si era tolto la vita gettandosi dalla finestra del suo palazzo in via Sistina a Roma. In seguito, poi, il poeta ed amico fraterno di Modugno, Giovanni Bruno, espresse anche una seconda fonte di ispirazione che l'artista ebbe per la nascita di questa canzone ovvero di una leggenda che la madre del cantautore gli raccontava quando era bambino che parlava di un fantasma che di notte usciva dal Castello di Conversano, in provincia di Bari, e vagava per la città. Un misto, quindi, tra leggenda e realtà che danno vita ad un capolavoro divenuto presto un cavallo di battaglia dell'artista oltre ad assumere un ruolo importante nella storia della nostra musica. Il carisma ed il modo che aveva Modugno di interpretare tale brano ha reso lo stesso unico e particolamente affascinante. All'epoca in cui venne pubblicata, la canzone, fu anche oggetto di censura sia per il tema del suicidio che per frasi che alludevano a contatti fisici ritenute immorali. Le strofe incriminate subirono delle variazioni ma Modugno, successivamente, le continuava a proporre nelle versioni originali. Per la cronaca "...Adieu, adieu, adieu, addio al mondo, ai ricordi del passato, ad un sogno mai sognato, ad un attimo d'amore che mai più ritornerà..." divenne "...ad un abito da sposa primo ed ultimo suo amor..." e "...chi mai sarà quell'uomo in frac..." si trasformò in "di chi sarà quel vecchio frac". Numerose, inoltre, sono state anche le cover del brano proposte da altri artisti come quelle di Claudio Villa nel 1963, di Enrico Ruggeri nel 1984 o quella dei Tiromancino insieme ai Negramaro del 2008.

 

 

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26 aprile 2021 1 26 /04 /aprile /2021 23:01

"Sul presepe del 2000" è un brano molto particolare di Federico Salvatore inciso nel 2004 per l'album "Dov'è l'individuo?". In questo testo, l'artista napoletano, utilizza lo scenario classico del presepe trasformandolo con quelli che potrebbero essero i "pastori" di oggi. Il presepe costruito dal cantautore, quindi, rappresenta una sorta di scultura della realtà attuale, ove però, vengono sottolineati gli aspetti negativi del nostro presente. L'autore, dunque, sostituisce fantasiosamente i pastori classici del presepe per crearne uno degli anni 2000 con personaggi e figure che, in qualche modo, inquinano quella serenità espressa solitamente dalla ricostruzione della natività. Lungo questo testo si scopre, ad esempio, la mangiatoia sostiutuita da un cassonetto della spazzatura o una mucca col certifato al posto del vecchio bue. Si notano personaggi ambigui come il produttore che paga l'ingaggio a due zampognari con 30 denari o il falegname che inchioda piccole barche che verranno utilizzate per i trasporti dei clandestini. Ed ancora, una Madonna albanese ed i Magi che portano in dono petrolio, armi ed un vassoio di polvere bianca. Nel testo non manca il riferimento alle Torri Gemelle trasformate in un castello ricordo di Erode lasciato a Bin Laden suo ultimo erede. Poi ci sono il pescatore che pesca sirene, il cacciatore che cerca le sue prede in discoteca, un Babbo Natale "stilista" che vende le renne per farne giacconi ed un angelo, che appeso dall'alto, non distingue fra spari e petardi se son botti di festa o di guerra. La speranza, infine, è lasciata ad uno scienziato che possa clonare un altro Gesù per poterci salvare. Il testo si chiude con un ricordo di Eduardo De Filippo e della sua celebe opera "Natale in casa Cupiello" con la citazione "Te pisce 'o presepe?" a cui Federico, oggi, riferendosi a quello descritto nel testo che non è altro che il nostro mondo, risponderebbe di no. Una bella e particolare composizione che Federico ha realizzato con la sua solita fantasia ed ironia sottolineando, però, alcuni aspetti atroci della nostra, cosiddetta, società civile.   

 

 

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25 aprile 2021 7 25 /04 /aprile /2021 23:01

"La notte delle fate" è un brano con il quale  Enrico Ruggeri si presenta al Festival di Sanremo del 2010, rispolverando nella serata dei duetti, la sua vecchia band dei Decibel. Allo stesso modo, dopo ben 24 anni, Ruggeri compare nella copertina dell'album "La ruota" con i suoi classici occhiali scuri dalla montatura bianca, simbolo dei suoi esordi discografici. La canzone, che sarà eliminata alla quarta serata del Festival suscitando scalpore e polemiche, rappresenta un inno alle donne ed a quella virtù nascosta che risiede in ogni animo femminile e che, secondo l'autore, le differenzia dagli uomini. Nel testo, infatti, si parla di tre donne in diverse situazioni di vita quotidiana che vengono unite nella loro modalità di reagire agli eventi ed alle sfide della vita. Quella forza nascosta viene rappresentata dal cantautore con "...un paio d'ali..." che spuntano in determinati momenti di difficoltà e le consentono di superare ogni tipo di ostacolo che la vita gli presenta. Un brano, forse, non apprezzato quanto meriterebbe ed un arrangiamento curato con il solito fidato Luigi Schiavone che, soprattutto nei live, trova il suo punto cardine in qui silenzi riproposti prima del ritornello che rappresenta proprio l'attimo in cui tutto si ferma per dar vita a quella forza interiore di cui si parla nella canzone. Probabilmente, per ciò che riguarda Sanremo, tutto ciò non sarà stato recepito a pieno senza dimenticare la scarsa attendibilità del televoto, ma questa è un'altra storia. A caldo, Ruggeri, non prese bene la palese ingustizia del televoto al punto di dichiarare che quello sarebbe stato il suo ultimo Sanremo anche se, con il passare del tempo, lo stesso artista pare abbia smorzato la questione essendo un amante del clima festivaliero e non essendo mai stato un tipo particolarmente preso dalle classifiche. Vista la situazione, era naturale a caldo, avere una reazione simile data dalla consapevolezza di aver portato un gran bel brano che, in quel contesto musicale, non meritava di certo l'esclusione dalla finale. In ogni caso, il tempo come le polemiche passano mentre ciò che rimane sono le note e le parole di questa ennesima perla confezionata da una colonna della nostra musica. 

 

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