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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Se ci ritroveremo tutti in fondo al lungo viaggio,

avremo indietro l'anima, l'amore ed il coraggio.

Felice è lo stupore dopo il suono dei rintocchi,

perché so che l'infinito avrà i tuoi occhi..."

 

Enrico Ruggeri - L'infinito avrà i tuoi occhi

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6 ottobre 2021 3 06 /10 /ottobre /2021 23:01

"La libertà" è un pezzo storico di Giorgio Gaber, Gaberscik all'anagrafe, scritto con Sandro Luporini per lo spettacolo "Dialogo tra un impiegato e un non so" del 1972, inciso in un 45 giri con "Lo shampoo" nell'anno successivo e, successivamente, inserito nell'album e nello spettacolo teatrale "Far finta di essere sani" sempre del 1973. Sia gli spettacoli teatrali che l'album ottennero un grosso successo: in teatro ci furono complessivamente circa 350 repliche con oltre 300 mila spettatori e l'album è considerato dalla rivista "Rolling Stone Italia" il 48° disco italiano più bello di sempre nella classifica dei migliori 100. "La libertà" in particolare, oltre agli altri brani e ai monologhi presenti in questi spettacoli, è divenuto quasi un manifesto del pensiero e dell'arte di Gaber. La frase centrale "...libertà è partecipazione..."  riassume, in tre parole, il concetto della canzone e del suo modo di intendere la vita, la politica, il teatro e la musica. Nel testo, Gaber, esprime il desiderio di volersi sentire libero come un uomo che deve rispondere solo alla natura e all'istinto animale, che deve compiacersi della propria libertà, che può spaziare con la propria fantasia in un contesto di democrazia, che può si innalzare con la propria intelligenza e rispondere con la sola forza della natura alla scienza, che trova la sua libertà anche nel farsi comandare oltre che nella forza del proprio personale pensiero. La libertà non deve apparire come un gesto insolito, una invenzione atta a compensare una mancanza, non deve essere rappresentata da uno spazio vuoto e non è neanche avere una opinione ma è semplicemente partecipazione. Per gli autori, quindi, la libertà è condividere, essere ascoltati, essere parte integrante di un progetto unico rappresentato dall'intero collettivo terrestre di cui fa parte ogni singolo uomo, animale o albero. Un concetto ampio e illuminante ma allo stesso tempo semplice che dovrebbe essere alla base di una società civile ma che spesso può dar fastidio al potere che, per i propri comodi, ci indirizza verso una illusoria libertà manipolando in maniera occulta o palesemente dittatoriale, a suo piacimento, il comportamento ed il pensiero del popolo attraverso i media e la falsa informazione. Un insegnamento, quindi, che ci ha lasciato un grande artista ed un libero pensatore come Giorgio Gaber a cui bisogna dar sempre nuova linfa affinché non venga mai dimenticato e sia reso accessibile anche alle nuove generazioni.      

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6 ottobre 2021 3 06 /10 /ottobre /2021 10:04

"Voglio parla' sulo d'ammore" è l'ultimo singolo lanciato in questi giorni da Nino D'Angelo che anticipa il progetto "Il poeta che non sa parlare" composto da un album e da un libro che vedrà la luce il 15 ottobre. Il cantautore napoletano, scaccia, con questo brano paure e cattiverie che hanno contraddistinto gli ultimi tempi, tra il dramma del covid e le sempre presenti bassezze umane. D'Angelo ha seri dubbi che l'aver superato il momento più buio della pandemia abbia rasserenato gli animi ed avvicinato la gente ed è per questo che lancia, disperato, questo grido alla pace, alla fratellanza, alla tanto agognata serenità facendo leva sul più nobile dei sentimenti. Parole mirate soprattutto verso i territori più popolari, a quella gente a cui D'Angelo ha sempre dato voce ed a cui chiede uno sforzo per una vita migliore. "'A cummann' io, 'a cummanne tu, nun se pó sentere...", ovvero, la comando io,la comandi tu, non si può sentire è una delle frasi più significative del testo dove esorta chiaramente a farla finita con queste storie di prepotenza e di soprusi verso i propri simili. Quest'aria pesante deve essere spazzata via dai buoni sentimenti e da una normalità che nessun vaccino può garantire se non c'è la volontà di cambiare registro. Una canzone non può fare molto ma è comunque un messaggio che arriverà ai destinatari e che magari si faranno sfiorare dal pensiero che qualcosa possa davvero cambiare. Aggrapparsi alla cultura e all'arte può essere una soluzione e, se in certi contesti, non arriverà la voce e il messaggio di De André o Battiato, lo farà sicuramente D'Angelo ed in maniera altrettanto incisiva e poetica. Con la sua musica trasversale e la sua capacità di scrittura l'artista partenopeo abbraccia da sempre diverse generazioni e riesce a coinvolgere dai ceti più alti e colti fino a quella larga fetta di popolo spesso dimenticata dalla società per la sola colpa di essere nati in contesti sociali difficili. La forza di D'Angelo è anche questa ed è per tale ragione che questo messaggio assume un valore fondamentale ed è certo che se non servirà a risolvere il problema aiuterà sicuramente a smuovere qualche coscienza e favorirà quantomeno la riflessione  soprattutto nelle nuove generazioni o, almeno, è quello che si spera. In ogni caso, il solo tentativo, di questi tempi, va premiato con un sincero e doveroso "grazie".

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5 ottobre 2021 2 05 /10 /ottobre /2021 23:01

"Fare il napoletano... stanca!" è un brano di Federico Salvatore del 2009 pubblicato nell'omonimo album del cantautore napoletano che conferma la svolta stilistica dell'artista. Dopo il capitolo "Se io fossi San Gennaro" e la successiva censura dai media nazionali, Federico, continua a riproporsi con grande fatica e coraggio in un mondo discografico che non gli consente molta visibilità. Con la costanza e soprattutto la qualità dei suoi lavori, Salvatore, però riesce a riconquistare il suo pubblico e la giusta considerazione in un ambiente fatto prevalentemente da gente comune vista l'ostruzione mediatica che ancora oggi continua nei suoi confronti. "Fare il napoletano... stanca!" arriva dopo "Dov'è l'individuo?" del 2004, album di grande qualità prodotto tra l'indifferenza dei media e scoperto dai più solo grazie alla forza del tam tam popolare. In ogni caso, quello del 2004 era il primo passo per tornare in un sistema dopo l'uragano provocato da "Se io fossi San Gennaro". Arriva il 2009 e questo nuovo intelligente e originale album è la carta che Federico si gioca per il definitivo rientro nell'industria musicale. Il suddetto brano rappresenta una riscoperta della propria identità e un amara confessione sulla insofferenza che si prova a recitare sempre un ruolo, diverso dal proprio essere, per essere accolti e rispettati nella società ed, in particolare, nel mondo lavorativo, a discapito della propria dignità. Quindi, Federico, espone quell'idea di napoletano riconosciuta per antonomasia e fatta di luoghi comuni che, spesso non appartengono alla persona, ma che diventano comportamenti forzati per l'accettazione altrui assumendo quindi una figura da rappresentare quotidianamente nella recita della vita. Il napoletano e la sua interpretazione, dunque, vengono quasi visti come un lavoro in sè affinchè l'individuo rientri in quei canoni, da tutti riconosciuti, tipici della appartenenza territoriale e culturale partenopea secondo i luoghi comuni e permette allo stesso di relazionarsi con gli altri e di ottenere i propri diritti. Servi di scena pronti a compiacere il padrone con una contaminante, quanto non sempre spontanea, simpatia anche quando non si ha alcuna voglia di ridere. Una riflessione acuta in cui è facile riconoscere originalità e profondità di una tematica che stimola alla riflessione e che rivela un concetto del tutto corretto rappresentato in maniera unica da un perfetto e sublime osservatore della nostrà realtà e della nostra cultura. Tra l'altro, come ci ha raccontato lo stesso artista nell'intervista esclusiva realizzata per questo blog, "Fare il napoletano... stanca!" è arrivata ad un passo dalla partecipazione a Sanremo. Pippo Baudo, infatti, dopo aver ascoltato il brano, voleva Federico in gara ma, per evidenti pressioni politiche, gli fu preferito l'attore Paolo Rossi. Probabilmente quella sarebbe stata un'ottima occasione per un rilancio mediatico dell'artista a livello nazionale che Salvatore meriterebbe per il suo grande talento e che, si spera, possa arrivare al più presto anche se, lo stesso artista, ha più volte dichiarato di vivere serenamente questa condizione consapevole dell'affetto sincero del suo pubblico ma anche delle sue enormi capacità che, anche senza l'appoggio dei media nazionali, arriveranno comunque ai palati più fini dell'utenza discografica italiana.      

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4 ottobre 2021 1 04 /10 /ottobre /2021 23:01

"Latin lover" è un brano scritto e cantato da Lucio Dalla per l'album "Henna" del 1993. Dai toni struggenti, questo brano, vuole rappresentare il bisogno d'amore di un uomo, ormai di tarda età, abituato ad avere una vita molto movimentata, ricca di avventure passionali e di sensazioni forti. Giunto, però, all'ultima fase del suo cammino si rende conto che tutto ciò non gli ha permesso di consolidare alcun rapporto affettivo e si ritrova solo a desiderare amore, comprensione e affetto. Un uomo solo che si aggira in una Riccione d'inverno, palcoscenico delle sue vecchie avventure, e chiede al cielo di poter riveder le stelle ovvero quelle luci riflesse negli occhi di tutte quelle donne che ha amato forse con troppo superficialità. Il protagonista, non avendo più la forza, il fisico e il coraggio dei vecchi tempi ha perso le sue certezze e non vede altro futuro per lui che quello di una solitaria morte. Per tutta la vita, l'uomo, ha cercato la libertà attraverso il sogno ed è proprio quel sogno che ora cerca per tornare a volare. Un volo libero fatto di ricordi e di passato che gli faccia dimenticare il suo triste e desolante presente. Un pezzo straordinario esaltato dall'interpretazione di Dalla e reso ancora più forte in un memorabile duetto con un giovane Marco Masini nella trasmissione di Raitre "Taxi" di Vincenzo Mollica del 1995. Il brano, tra l'altro, è stato anche colonna sonora del film "Come due coccodrilli" di Giacomo Campiotti del 1994 con Fabrizio Bentivoglio, Giancarlo Giannini e Valeria Golino. Un'ennesima perla, spesso dimenticata, di quel grande artista e profondo poeta che era Lucio Dalla.     

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3 ottobre 2021 7 03 /10 /ottobre /2021 23:01

"La spada nel cuore" è uno degli evergreen della musica italiana ed anche uno dei brani che, nonostante un primo impatto non esaltante sul mercato, ha fatto la fortuna di Patty Pravo e Little Tony. I due artisti che l'hanno proposta a Sanremo nel 1970 ottenendo un quinto posto ed il premio della critica avevano scelto il brano proprio da un provino registrato da Lucio Battisti nel 1969. Lo stesso provino fu, infatti, presentato alla commissione sanremese anche se Battisti non compare tra gli autori e, personalmente, non ha mai confermato il fatto che le musiche del brano le avesse scritte di sua mano. Gli autori ufficiali sono Mogol per il testo e Carlo Donida per la musica. Lo stesso Mogol, però, ha ipotizzato che fosse stato un regalo da parte di Lucio al maestro Donida a cui era molto legato. Probabilmente, Lucio, non trovando il brano adatto per le sue corde ha, in qualche modo rifiutato del tutto quella composizione, come successo in altre occasioni, non richiedendone mai la paternità. Certo è che esiste la registrazione di quel provino e sia Mogol, emozionatosi all'ascolto a fine anni '90 di quella interpretazione definita "magistrale", che lo stesso Little Tony si sono detti certi della sua inconfondibile mano sullo stile musicale del brano. Come detto, però, il brano inciso in un singolo insieme a "Roma è una prigione" da Patty Pravo nel 1970 non fu tra i più venduti dell'artista anzi fu quasi un flop destinato poi a riprendersi nel tempo e restando ancora oggi tra i brani più amati sia della Pravo che di Little Tony, la cui versione successivamente dai toni più rock favorì in maniera concreta la riscoperta del brano. La Pravo, infatti, puntava più sulla forza dell'interpretazione vibrata che enfatizzava la drammaticità del testo e ciò inizialmente non produsse il risultato sperato. C'è da dire, però, che la Pravo non era convinta della canzone fin dal primo momento e che l'aveva scelta solo per una parte dell'inciso particolmente gradita. Tanto è vero che all'epoca, la canzone, non fu inclusa in nessun album ma solo negli anni a seguire è stata inserita nelle varie raccolte degli artisti in questione oltre ad una versione di Battisti pubblicata nel 2005 nella raccolta "Le avventure di Lucio Battisti e Mogol". Il testo parla di un uomo abbandonato dalla sua donna e del malessere dello stesso che si sente morire da questa delusione. La spada nel cuore, simboleggia un tradimento poiché la donna, alla vista dell'altro uomo, aveva garantito all'allora suo partner di provare solo simpatia per l'altro e che lei era sua in ogni caso. Il protagonista, però, si era accorto che lei si illuminava quando guardava l'altro e presto ebbe la conferma che ciò che lei gli aveva detto non erano altre che bugie. Ora l'uomo, rimasto da solo, rivive quei ricordi di cui sente ancora l'eco non riuscendo ad assorbire quel dolore e a dimenticare quella donna che per lui rappresentava la vita. Un bel testo confezionato, quindi, da Mogol su di una musica dall'impronta battistiana che viene enfatizzata e resa eterna nel suo ritmo incalzante più dallo stile rockeggiante di Little Tony che dalla pur bella versione più raffinata ed intimista di Patty Pravo. In ogni caso, comunque la si preferisca, "La spada nel cuore", resta un successo che da oltre quarant'anni continua ad essere tra i brani intramontabili della nostra musica.    

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2 ottobre 2021 6 02 /10 /ottobre /2021 23:01

"I bambini fanno 'ooh...'" è un brano scritto da  Giuseppe Povia ed inizialmente ammesso nella categoria giovani del Festival di Sanremo del 2005. Prima ancora della gara, però, la commissione della manifestazione canora nota che il brano è già stato eseguito in pubblico precedentemente e, quindi, taglia la canzone dalla competizione. La forza e la bellezza della stessa, però, spingono Paolo Bonolis, direttore artistico di quell'edizione, a trovare una soluzione per permettere comunque a Povia di esibirsi e fare ascoltare la sua canzone al vasto pubblico del Festival. Così, il conduttore, fa di questo brano la colonna sonora della campagna benefica a favore dei bambini del Darfur "Avamposto 55" promossa lungo tutte le cinque serate. Povia ottiene grande visibilità ed il brano un grandissimo successo tanto da apparire come vincitore morale della kermesse che, invece, fu vinta da Francesco Renga con "Angelo" tra i big e da Laura Bono con "Non credo nei miracoli" tra i giovani, categoria alla quale avrebbe dovuto prendere parte lo stesso Povia. "I bambini fanno 'ooh...'" rimane prima per ben 20 settimane in hit parade tra cui 19 consecutive e risulterà il singolo più ascoltato dell'anno vincendo 7 dischi di platino con oltre 180.000 copie vendute. La canzone ottiene anche riconoscimenti da BMG Sony come singolo più scaricato attraverso download digitali (350.000) e da cellulari (500.000). Inoltre la canzone fu tradotta anche in spagnolo e venne usata per accompagnare una campagna televisiva a difesa dei diritti dei bambini. In seguito a questo enorme successo fu pubblicato l'album "Evviva i pazzi... che hanno capito cos'è l'amore" che segna il debutto discografico del cantautore milanese. Anche il disco ottenne ottimi risultati essendo esportato anche sul mercato tedesco e vincendo il disco d'oro con oltre 60.000 copie vendute. Tutti questi successi, però, non nascono dal caso e non si tratta di fortuna bensì di talento perchè Povia, scoperto dal grande talent scout  Giancarlo Bigazzi, è riuscito a scrivere un testo che non poteva passare inosservato. Un delicato ed affascinante disegno del mondo dei bambini e del loro rapporto con gli adulti. I loro segnali spontanei, le loro ingenue espressioni e la ricerca costante di quella mano, necessario appoggio dei grandi, per la loro crescita fanno di questo brano uno di più belli degli ultimi dieci anni ed il successo ottenuto ne è una prova tangibile. Povia poi otterrà una sorta di rimborso a Sanremo vincendo l'anno seguente con "Vorrei avere il becco" e, negli anni, porterà sul palco dell'Ariston altri temi importanti come l'omossessualità con "Luca era gay" e l'eutanasia con "La verità". L'artista, infatti, si ispira ai grandi del cantautorato italiano e cerca sempre di lanciare messaggi significativi nelle sue canzoni lasciando all'ascoltatore ciò che di più importante può dare un testo e cioè la riflessione. Più volte è stato a centro di polemiche accusato di strumentalizzare questi argomenti ma fino a quando i suoi lavori susciteranno dibattito significherà che quel messaggio sarà arrivato e lo scopo sarà stato raggiunto. La ricerca di queste tematiche, in fondo, dichiarano la natura di un'artista che ha qualcosa da dire e non intende cadere nella banalità di una musica di massa che lascia il tempo che trova.  

 

 

 


 
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1 ottobre 2021 5 01 /10 /ottobre /2021 23:01

"Pescatore" è uno dei grandi successi di Pierangelo Bertoli ed anche il brano che lo consacrò definitivamente tra i grandi nomi della musica italiana dopo una lunga e faticosa gavetta resa ancor più ardua dalle sue problematiche fisiche. Bertoli, infatti, era costretto su di una sedia rotelle già in tenera età a causa di una forma grave di poliomielite che lo privò dell'utilizzo degli arti inferiori per tutto il resto della sua vita. Tale handicap, in mondo difficile come quello dello spettacolo, ha evidentemente influito nella prima fase della sua storia ma poi il talento e l'arte pura offerta da questo grande cantautore ha avuto la meglio portandolo a superare ogni tipo di ostacolo e di pregiudizio. Come detto, quindi, pur avedo iniziato a pubblicare album notevoli già dal 1974, il vero successo arriva proprio con "Pescatore" incluso nell'album "Certi momenti" del 1980. La canzone, scritta da Marco Negri e modificata in parte dallo stesso Bertoli, porta il disco a vendere oltre 200 mila copie. Il testo propone la storia di un pescatore colto da una forte tempesta in mare aperto che ne mette a rischio la vita e quella della moglie che, non sapendo se il marito tornerà, è combattuta nel cedere alle tentazioni verso un altro uomo e si rivolge al Signore per chiedere consiglio. Il brano, quindi, presenta una voce maschile ed una femminile e sembra inevitabile un duetto anche se, a quei tempi, la cosa non era molto diffusa tanto che nel 1995, infatti, Bertoli, registrerà la canzone anche in versione maschile per la raccolta "Una voce tra due fuochi". Per il lancio, però, Bertoli decide di puntare su di una promettente giovane romana che, nel frattempo, impiega il suo tempo facendo la stuntwoman al cinema e registrando provini cercando di essere notata dall'industria discografica. Questa giovane ragazza risponde al nome di Fiorella Mannoia. Bertoli ascolta la sua voce in una cassetta e decide di puntare su di lei. La scelta si rivela azzeccata e il brano diventa subito un successo consacrando Bertoli e lanciando nel migliore dei modi la Mannoia che oggi è, molto probabilmente, la migliore interprete femminile della nostra musica. Nel suo ultimo album, "301 guerre fa" del 2002, invece Bertoli, proporrà la canzone in duetto con Fiordaliso che continuerà ad eseguirla nei suoi concerti anche dopo la morte dell'artista che avverrà nell'ottobre del 2002 a causa di complicazioni cardiache conseguenti ad un tumore ai polmoni con il quale stava combattendo da alcuni mesi. Anche dopo la sua morte la sua storia in musica ha continuato a raccogliere consensi e tanti sono stati gli omaggi di altri celebri artisti che hanno onorato la sua arte riproponendo le sue canzoni. "Pescatore", per esempio, è stata reinterpretata anche dai Nomadi in duetto con Giulia Ottonello per l'album tributo "...a Pierangelo Bertoli" del 2005.       

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30 settembre 2021 4 30 /09 /settembre /2021 23:01
Sondaggi: La Sfida dei 100, 7°Fase-2°Sfida
La Sfida dei 100, 7°Fase-2°Sfida
 
 
 
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29 settembre 2021 3 29 /09 /settembre /2021 23:01
Sondaggi: Risultati Settembre 2021

 

X La Sfida dei 100, 7°Fase-1°Sfida: Fabrizio De André 75%

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28 settembre 2021 2 28 /09 /settembre /2021 23:01

"Ti penso e cambia il mondo" è uno degli ultimi grandi successi di Adriano Celentano. Incisa nel 2011 per l'album "Facciamo finta che sia niente", la canzone, è stata scritta da Pacifico, nome d'arte di Luigi De Crescenzo, per il testo e da Matteo Saggese e Stephen Lipson per la musica. Inoltre, per l'impianto armonico, viene utilizzato "Il Preludio in do minore, opus 28, numero 20" di Fryderyk Chopin. Il brano che parla di un uomo che cerca e trova conforto in Dio in un mondo ormai privo di valori ottiene fin da subito un ottimo riscontro ma raggiunge la massima popolarità durante il Festival di Sanremo del 2012 dove, Celentano, ospite della kermesse, canta questo brano in duetto con il conduttore di quell'edizione del Festival Gianni Morandi. L'esibizione ottiene un tal successo che i due decidono di riproporla anche durante il concerto evento di Celentano all'Arena di Verona tenutosi nell'ottobre del 2012 intitolato "Rock Economy". Inoltre, quest'ultima esecuzione, trasmessa anche in televisione venne registrata per il confanetto composto da un doppio cd ed un dvd "Adriano Live" pubblicato nel dicembre del 2012. Un grande successo, quindi, che vede Celentano cimentarsi su concetti molto cari alla sua storia musicale e pubblica essendo, l'artista, sempre molto vicino a questo tipo di problematiche sociali ed umanitarie. In questo caso Adriano interpreta in maniera magnifica un testo che pur non essendo proprio appare realmente come una propria sentita riflessione. Probabilmente Pacifico, autore del testo, ha carpito lo spirito e le sensazioni di un uomo smarrito in una realtà che non condivide ed è riuscito a mettere nero su bianco quel bisogno di trovare conforto in qualcosa più grande di noi. L'unica estrema soluzione appare, quindi, l'appello al Signore ed alla fede affinchè questo mondo alla deriva possa avere un futuro diverso. Un messaggio di speranza, dunque, che Celentano trasmette con il solito magnetismo ad un popolo afflitto e demoralizzato da un presente povero di valori che non offre la possibilità di credere di un domani migliore.

 

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