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  • Cronista per vari giornali locali e articolista on line da diversi anni in svariati argomenti.
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"Se ci ritroveremo tutti in fondo al lungo viaggio,

avremo indietro l'anima, l'amore ed il coraggio.

Felice è lo stupore dopo il suono dei rintocchi,

perché so che l'infinito avrà i tuoi occhi..."

 

Enrico Ruggeri - L'infinito avrà i tuoi occhi

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26 ottobre 2021 2 26 /10 /ottobre /2021 23:01

"Aida" è una delle più belle canzoni realizzate dal compianto Rino Gaetano. Già dal titolo, l'autore, racchiude con dono di sintesi la sua rappresentazione del nostro Paese. Aida, logico e voluto richiamo all'opera di Giuseppe Verdi, è l'Italia per Gaetano ma è anche la rappresentazione della figura femminile italica che, ormai avanti con l'età, sfoglia le sue memorie per riprercorrere in maniera affascinante e graffiante le peripezie affrontate dal nostro popolo tra guerre, fascismo, povertà, disordini, scandali politici e quant'altro. Muovendosi, quindi, nel limbo dei suoi ricordi, l'anziana protagonista rivede nelle immagini della propria memoria quegli episodi ricci di difficoltà, di contraddizioni e conditi dai tabù e dalle ipocrisie di un popolo dalla matrice cattolica. Tra le retoriche "madonne" delle popolane e i "mille mari" solcati dai navigatori italici sotto il vessillo delle Repubbliche Marinare, quindi, Gaetano, attraversa quell'Italia bigotta e, se vogliamo, ingenua che dopo la prima guerra mondiale arriva impreparata ai "Tempi moderni", con citazione all'opera sarcastica di Charlot sul capitalismo di quegli anni. Si arriva poi alla campagna d'Egitto,  all'avvento di Benito Mussolini ed è ancora guerra: marce e svastiche sono il nuovo ordine. Il potere punta all'uniformità del essere umano. Razze, religioni e scuole di pensiero differenti da quelle imposte sono oppresse e combattute senza tregue. Lo stivale italiano si ritrova ancora divisa: fascisti e partigiani rievocano i più tristi ricordi di una delle pagine più brutte della storia d'Italia. Eppure, nonostante tutto, attraverso il sogno utopico di salvezza e di speranza si riesce ancora ad essere fieri della bellezza della nostra Italia tra retorica ed illusione. Passata la guerra, non termina i tormenti: è l'ora della povertà, degli avvoltoi, della borsa nera, delle lotte interne vissute con lo spettro del comunismo russo a cui si contrappone il potere ecclesiastico. Si giunge poi alle battaglie politiche e ad una paventata democrazia che stenta a concretizzarsi anche dopo la stesura della Costituzione e l'istutizione della Repubblica Italiana. Oggi come allora persiste la contrapposizione tra il potere ed il popolo, tra ricchezza e povertà, storia che ancora oggi accompagna il nostro quotidiano. Al termine, quindi, di questo viaggio non rimane che affidarsi, secondo l'autore, alla consolatoria, sarcastica quanto ipocrita affermazione: "Aida come sei bella!". Un brano, quindi, che va oltre la solita e comunque graffiante ironia del cantautore calabrese e che anche musicalmente prevede delle varianti, in parte anche dovute all'evocazione dell'Aida di Verdi, del suo solito reggae. Un pezzo unico e particolare per la discografia di Gaetano ma dove viene espressa una tematica, quella dell'Italia e le sue contraddizioni, da sempre vicina all'artista e presente in buona parte della sua storia musicale. Il brano, pubblicato nell'omonimo album del 1977, fu anche oggetto di una cover realizzata da Riccardo Cocciante per l'album "QConcert", disco live registrato insieme allo stesso Gaetano e al gruppo New Perigeo nel 1981. Un grande pezzo, dunque, che aiuta a conoscere ancor più a fondo la grandezza di cantautore spesso dimenticato o sottovalutato attraverso l'enfatizzazione della sua leggerezza e della sua ironia che, sebbene sia una dote, può finire per screditare in maniera disonesta le capacità autoriali ed intellettuali di un artista che in pochi anni è riuscito a lasciare un segno indelebile nella storia della nostra musica e l'attualità dei versi di questo brano, dopo quasi quarant'anni, ne sono una ulteriore conferma.       

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25 ottobre 2021 1 25 /10 /ottobre /2021 23:01

Nel 1993 Francesco De Gregori pubblica "Il bandito e il campione" un album live lanciato dall'omonimo singolo. Il brano scritto dal fratello dell'artista Luigi Grechi, ovviamente De Gregori all'anagrafe, doveva essere un favore del fratello famoso per agevolare la carriera di quello meno noto invece, il brano, divenne un ulteriore lancio per la storia musicale di Francesco. La canzone nasce da una vicenda che ha per protagonisti il ciclista Costante Girardengo ed il bandito anarchico Sante Pollastri. I due concittadini di Novi Ligure, si conoscevano fin da piccoli ma non è dato sapere se fossero realmente amici di infanzia ma è certo che avevano in comune la passione per la bicicletta. Le strade dei due si separarono presto poichè Girardengo iniziò la sua carriera sportiva che lo portò a diventare il più grande ciclista italiano dagli anni '20 in poi mentre Pollastre intraprese la tortuosa strada del crimine. Ciò che portò Pollastre ad essere definito "Nemico pubblico numero uno" era il suo spirito anarchico ed il suo odio verso i Carabinieri che pare sia nato a causa di uno stupro ai danni della sorella Carmelina da parte di milite dell'Arma. Tutto ciò non è certificato e potrebbe essere anche frutto della leggenda che si sarebbe creata intorno a questa storia negli anni successivi. Anche per ciò che riguarda l'anarchia di Sante esistono due versioni e cioè quella di uno sputo caduto per errore ai piedi di due fascisti o quella di una rissa con gli stessi a seguito di ripetuti isulti verso Sante. Quel che è certo è che in quegli anni iniziò una latitanza di Pollastre che durò per diverso tempo e dove l'uomo commise diversi omicidi verso gli uomini dell'Arma: a suo dire ben sette. Proprio in questo periodo avviene l'incontro con il campione, infatti, vista l'amicizia dei due con il massaggiatore Biagio Cavanna, i protagonisti della vicenda si incontrarono durante una gara che Girardengo stava svolgendo a Parigi: la "Sei giorni". In seguito a questo incontro avvenne l'arresto di Pollastre e si diffuse la voce di una soffiata da parte del ciclista. L'incontro tra i due antecedente all'arresto fu anche oggetto di una testimonianza che lo stesso Girardengo rilasciò al processo verso il suo concittadino. Era il 1927 e Sante venne condannato all'ergastolo da scontare sull'Isola di Santo Stefano salvo poi essere graziato dal presidente Giovanni Gronchi nel 1959. Pollastre visse gli ultimi 19 anni della sua vita come commerciante ambulante di stoffe nella sua Novi Ligure. Girardengo, invece, terminata l'attività agonistica sponsorizzò una marca di biciclette e fu commissario tecnico della nazionale portando Gino Bartali alla vittoria del Tour de France nel 1938 prima di spegnersi nel 1978, un anno prima del presunto amico Pollastre. Questa storia, quindi, al centro della celebre canzone portata al successo da Francesco De Gregori e ripresa anche da Marco Ventura per il libro "Il campione e il bandito" e dalla fiction televisiva "La leggenda del bandito e del campione" interpretata da Beppe Fiorello e Simone Gandolfo. Se sia solo una leggenda o sia tutta verità il presunto tradimento di Girardengo ha fatto discutere e continua a farlo forse perchè al centro di questa storia non ci sono soldi o favori ma solo valori importanti, la pulizia nello sport ed un senso di giustizia che non ammette omertà: "Una storia d'altri tempi...di prima del motore...quando si correva per rabbia o per amore...ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce...e chi sarà il campione già si capisce...".    

 

 

 


 

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Francesco De Gregori

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24 ottobre 2021 7 24 /10 /ottobre /2021 23:01

"Voglio vederti danzare" è uno dei successi più noti di Franco Battiato. Pubblicato nell'album "L'arca di Noè" del 1982, il brano, mette in contrasto le differenze musicali e, quindi, culturali tra il mondo occidentale e quello orientale promuovendo, quindi, la difesa delle stesse e delle diversità. Battiato, quindi, con questo brano intende valorizzare queste differenti tradizioni affinchè siano valorizzate e mantenute nel tempo evitando una omologazione che farebbe scomparire l'identità di questi popoli. Basato su sonorità elettroniche, il brano, poi sfocia in un valzer viennese dove c'è l'apporto del violinista Giusto Pio. A marcare queste differenze vi sono, quindi, immagini che riportono le visioni differenti di proporre e vivere la musica e le danze. Tradizioni a confronto che comportano anche citazioni esoteriche che rappresentano parte integrante di alcune culture. L'album arrivò a vendere oltre 550 mila copie restando in classifica per diversi mesi e toccando anche il primo posto. La canzone venne, poi, tradotta anche in inglese ed in spagnolo con i titoli "I want to see as a dancer" e "Yo quiero verte danzar" che saranno proposti sui mercati esteri attraverso delle raccolte nei differenti idiomi. Inoltre, nel 1989, Battiato la pubblica anche nel suo primo album live "Giubbe Rosse" girato durante un tour effettuato tra Italia, Francia e Spagna. Nel 2003, invece, i dj Giorgio e Andrea Prezioso insieme al cantante Marvin, Alessandro Moschini all'anagrafe, ne hanno proposto una versione dance-remix presentandola al Festivalbar. Nel 2006, quindi, è la volta della folk band Folkabbestia che ne fa una cover per l'album "25-60-38. Breve saggio sulla canzone italiana". Sono gli anni del grande successo di Battiato in una carriera che ha conosciuto diverse fasi artistiche ma che mai ha messo in dubbio la capacità autoriale e la grande conoscenza musicale di un artista unico che ha condizionato la storia della musica e della cultura italiana. Una colonna della nostra epoca che ha saputo sempre anticipare le epoche e che ancora oggi continua a cercare nuove strade musicali attraverso una qualità che da sempre fa da filo conduttore della sua produzione musicale. D'altro canto, le sue conoscenze e la sua arte si è sviluppata negli anni anche in altre forme come la pittura, il cinema, il teatro e quant'altro ottenendo sempre ottimi riscontri di pubblico e critica pur non essendo mai stato un amante della promozione. In televisone, ad esempio, Battiato si vede, per sua scelta, raramente ma ciò non ha mai penalizzato il suo cammino artistico e questa è una chiara prova di quanto la qualità e la cultura possano abbattare ogni tipo di barriera. L'unico prezzo di questa poca esposizione mediatica, l'artista, forse la paga con le nuove generazioni che non hanno molte possibilità di venire a conoscenza del patrimonio artistico che Battiato ha costruito nella sua carriera ed è proprio per i giovani che ciò, insieme all'arte di altri grandi cantautori, dovrebbe essere divulgato anche in ambito scolastico affinchè tutto ciò non venga smarrito nel tempo e che, invece, serva a formare le nuove utenze musicali inondate da prodotti commericali sempre più banali che lasciano il tempo che trovano e che possono produrre solo una società poco avvezza al pensiero, alla riflessione ed alla cultura in generale.  

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23 ottobre 2021 6 23 /10 /ottobre /2021 23:01

E' il 2001 quando Mina, Mina Anna Mazzini all'anagrafe, decide di incidere una sua versione di "Oggi sono io" brano con il quale Alex Britti si è fatto conoscere al grande pubblico partecipando e vincendo, nella sezione giovani, al Festival di Sanremo del 1999. L'artista lombarda colpita dalla bellezza di questo brano e dalla profondità del testo chiede al cantautore romano il permesso di poterne fare una sua versione. Britti, ovviamente, accetta onorato e Mina incide il brano registrandolo alla prima ed unica prova. Il riscontro del pubblico non delude ed il brano pubblicato prima come singolo e poi successivamente inserito nel best of "Platinum Collection 2" del 2006 ottiene un successo in linea con la prima esecuzione di Britti. Naturalmente l'interpretazione di Mina regala a questo brano nuova vita oltre ad una effettiva consacrazione tra più belle canzoni della nostra musica. Il testo tratta di una presa di coscenza del protagonista deciso a rispettare le richieste di attesa di quello che crede il vero amore pur di ottenere un rapporto che possa durare nel tempo. L'autore, quindi, rifiuta l'idea di un banale rapporto che potrebbe minare un eventuale futuro di vita congiunta. Si impone, dunque, un'attesa che risulta piacevole pensando i benefici che tale sacrificio potrebbe favorire. La rinuncia diventa, quindi, una prova di fiducia, d'amore e di assoluto rispetto del partner e delle sue esigenze. Questa presa di posizione arriva, al protagonista, solo dopo una riflessione col proprio io che gli fa capire l'importanza di questo rapporto per la sua esistenza e, allo stesso tempo, riscopre una maturità e una coscenza di se che aveva smarrito tra i ritmi freneteci ed i falsi miti di un quotidiano fatto di futilità e di apparenza. "Oggi sono io" è l'affermazione che il protagonista deduce da questa introspezione ed è il punto da cui partire per continuare la propria vita e per condurre al meglio i rapporti interpersonali più importanti come, appunto, quello con il proprio partner. Un testo, quindi, che non passa inosservato e che Mina, da grande artista, non si è fatta sfuggire per arricchire un già strordianario repertorio. D'altro canto, questo brano, rappresenta anche la miglior prestazione autoriale di Alex Britti, il quale, da ottimo musicista, spesso cura più l'aspetto strumentale e sonoro delle sue canzoni che quello del testo. Infatti, Britti, nel proseguio della sua carriera si è rilevato piuttosto altalenante passando a buone canzoni corredate da bei testi come "Lo zingaro felice" o "Una su un milione" ad altre musicalmente ben fatte ma banali nello scritto come "Mi piaci" o "La vasca". In ogni caso, "Oggi sono io", è una prova lampante che il talento c'è ed è giusto, quindi, dargli fiducia con la speranza che si ripeti al più presto su questi livelli.   

 

 

 


 
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22 ottobre 2021 5 22 /10 /ottobre /2021 23:01

"Ultrà" è uno degli inediti del cofanetto "Nino D'Angelo 6.0", contenente il dvd del concerto registrato allo stadio San Paolo per i 60 anni dell'artista, un album con i suoi migliori "insuccessi" o, per meglio dire, canzoni, talvolta capolavori, che avrebbero meritato maggior fortuna e, appunto, un cd di nove inediti. Tra questi vi sono diverse perle come "Tu si 'a vita mia", "Sott' all'azzurro 'e l'azzurro" che potrebbe diventare il nuovo inno dei tifosi del Napoli e, come detto, "Ultrà". Il brano è dedicato alla tragica scomparsa di Ciro Esposito, tifoso partenopeo ucciso prima della finale di Coppa Italia Roma-Napoli nel maggio 2014. D'Angelo venne colpito da questa vicenda come tutta Napoli e come tutti gli amanti del calcio che non concepiscono come si possa morire per assistere ad una partita. Fin dalle ore di angoscia in ospedale, dove si attese invano il miracolo, l'artista fu vicino alla famiglia del ragazzo ed ancora oggi, con questa canzone, continua a tener vivo il ricordo di Ciro e della sua passione affinché ciò non avvenga mai più e soprattutto che, passato il momento mediatico, non si lasci cadere questa tragedia nel dimenticatoio. Nino ha dichiarato che da quel giorno il suo rapporto con il calcio è cambiato: non ha perso l'affetto per la squadra per cui tiferà sempre ma ha visto affievolirsi la sua fede sportiva sentendosi, in qualche modo, tradito da quella passione. "Non si può morire per una partita di calcio" è una frase che abbiamo sentito tante volte eppure ciò continua purtroppo ad accadere. In questo delicatissimo brano, inoltre, troviamo l'apporto musicale di un altro grande artista del sud e cioè Franco Battiato che con le sue tastiere ha arricchito l'arrangiamento ed il peso emotivo della composizione. In realtà, Nino, avrebbe voluto comporre l'intero album con Battiato ma, la cosa, non è stata possibile per impegni artistici e così si è preferito concentrare il tutto in questo struggente omaggio alla memoria di Ciro che resterà per sempre, come canta Nino, "'Nu ciore (fiore) 'e maggio a Scampia".      

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21 ottobre 2021 4 21 /10 /ottobre /2021 23:01

"Le aquile non volano a stormi" è una canzone pubblicata da  Franco Battiato nel 2004 nell'album "Dieci stratagemmi - Attraversare il mare per ingannare il cielo". Il brano in questione è ispirata ad una antica poesia cinese risalente al IV - III secolo a.C. ed e Battiato, insieme al poeta scrittore Manlio Sgalambro coautore del testo, rispetta l'origine geografica anche dal punto di vista musicale inserendo una sonorità facilmente riconducibile alla tradizione orientale. L'aria asiatica viene poi arricchita dalla partecipazione canora dell'artista anglo-nipponica Kumi Watanabe. Il testo della poesia e, quindi, della canzone tratta dalla stessa, esprime, con la metafora delle aquile, la fierezza e la dignità dell'individuo che sceglie di percorrere la propria strada secondo i propri ideali senza lasciarsi condizionare dalla massa e vivere, quindi, solo di riflesso ed, in qualche modo, da parassita. L'aquila, nel regno animale, è sicuramente uno degli esseri viventi che meglio rappresentano quest'idea nell'immaginario collettivo. La riconosciuta fierezza di questo animale divenuto un vero è proprio dogma e proviene, oltre alla tendenza sottolineata dal testo di volare e cacciare in solitudine, probabilmente, anche dal comportamento che l'aquila assume in punto di morte dove preferisce ritirarsi ed allontanarsi dai suoi simili per andare a spegnersi in isolamento. Tale comportamento può, quindi, essere inteso come gesto di fierezza e dignità dinnanzi alla morte che giunge inesorabile. Accettare, dunque, il proprio destino e vivere delle proprie idee senza invidie ne gelosie e senza prestare orecchio alle menzogne o farsi soffocare dai maligni. "In silenzio soffro i danni del tempo...le aquile non volano a stormi...Vivo è il rimpianto della via smarrita...nell'incerto cammino del ritorno". Affidarsi al cuore ed alla guida dei saggi è l'unica modo per ritrovare la giusta strada prima che l'incostanza offuschi lo splendore. Ovviamente il messaggio di questa canzone si pone anche a difesa dell'individuo e dell'unicità dello stesso in una realtà in cui moda e tendenze tendono a trasportare tutti nella stessa direzione ed in cui personalità e libero pensiero sembrano essere sempre meno genuini ed originali. Un brano, quindi, che esprime tutto il suo senso già nel titolo e che nel testo riesce a trasmettere in pieno il suo significato lasciando a che ascolta la facoltà di riflessione e di pensiero che è forse la qualità più importante che può avere una canzone.  

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20 ottobre 2021 3 20 /10 /ottobre /2021 23:01

"Eskimo" è una canzone scritta da  Francesco Guccini e pubblicata nel 1978 all'interno dell'album "Amerigo". In questo brano, il cantautore modenese, ripercorre la sua gioventù povera ma allo stesso tempo ricca di valori e di emozioni che oggi, nell'agiatezza, non vi sono più. Si ricorda, in particolar modo, il rapporto con Roberta, storica fidanzata che poi sarebbe diventata la sua prima moglie dalla quale si sarebbe separato solo sei anni più tardi. Ai tempi del brano i due erano acora sposati ma, come si nota anche dal brano, non esistevano più tra i due particolari stimoli affettivi che avevano caratterizzato l'età giovanile. Guccini rimpiange gli incontri "rubati" in un letto ad ore o dentro un cinema. Di quel clima dei vent'anni Guccini ricorda la spensieratezza e l'incoscenza di seguire il proprio pensiero anche sbagliato che fosse. Il titolo del brano potrebbe portare alla mente la rivolta studentesca del '68 ma l'autore, oltre a cantarlo, ha più volte precisato che l'uso dell'eskimo, giubbotto con cappuccio in voga tra i giovani politicizzati, era dovuto solo al freddo provato a Trieste durante il servizio di leva e dal prezzo accessibile ad un ragazzo con poche risorse economiche. Mettendo da parte le etichette, Guccini, ha ribadito anche nel testo della canzone che un pensiero non bisogna portarlo avanti per moda o per tendenza ma proporlo quando lo si sente, magari anticipando i tempi. Si fa, quindi, pià volte riferimento alla povertà ed al contrasto con la realtà borghese a cui apparteneva la sua compagna la quale gli toccava anche di pagargli il cinema. Guccini non si spiegava perchè questa ragazza era attratta proprio da lui e gli pesava il paragone tra il proprio eskimo ed il paletò della ragazza. Nonostante la differenza di classe i due portano avanti con passione la loro storia fino ad arrivare ad un rapporto quotidiano monotono e freddo. Ed anche questo brano non ha pretese di rivitalizzare questo rapporto: l'autore dice di fare quel che può sentendosi ancora, nel suo profondo, quel ragazzo dell'eskimo di un tempo ma, è sicuro, allo stesso tempo che la compagna ignorerà questa canzone come ha sempre fatto nel passato. Una canzone, quindi, da ascoltare per capire la profondità e la proprietà di scrittura di uno dei maggiori esponenti del cantautorato italiano.

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19 ottobre 2021 2 19 /10 /ottobre /2021 23:01

Nel 1994 Enrico Ruggeri, con la collaborazione del fedele Luigi Schiavone, scrive "L'altra madre" un brano che tratta delle sensazione e delle motivazioni che portano le persone afflitte da tossicodipendenza a non liberarsi da quella ossessione. Non una canzone, come tante sul tema, che invita a non drogarsi ma una disamina più profonda della mente di chi vive questa situazione drammatica. Un mondo che li appartiene più, che corre a differenza di loro che non vengono ne compresi ne accettati e tornare indietro pare impossibile quanto inutile. Si affidano così, per trovare la loro pace, a l'altra madre appunto, che li accoglie e non li rifiuta. Una disamina cruda e molto vicina alla realtà, quella scritta dal cantautore milanese, che fa di questa canzone quasi un trattato da studiare per comprendere a fondo questa problematica. Il brano viene scritto per la voce di Fiorella Mannoia che lo incide nell'album "Gente comune" ma anche Ruggeri lo esegue dal vivo fino ad incidere una sua versione nel disco "Fango e stelle" del 1996. La canzone ottiene i favori del pubblico e della critica che conferma la grande maturità autoriale che Ruggeri ha raggiunto e la destrezza con la quale è riuscito a comporre un testo su di una tematica tanto delicata non urtando la sensibilità delle persone tirate in ballo, anzi, a quanto afferma Ruggeri, tante sono state le persone afflitte da questo dramma che hanno apprezzato il brano comunicandolo alll'autore tramite corrispondenze. I tossicodipendenti che hanno ascoltato questa canzone, infatti, si sono sentiti trattati con rispetto ed il loro disagio è stato rappresentato alla perfezione. Enrico Ruggeri, infatti, è sicuramente uno dei cantautori più importanti della nostra musica e non è un caso se gran parte degli interpreti italiani, soprattutto di sesso femminile, si sono spesso affidati a lui per la scrittura dei loro brani. La carriera di Ruggeri e tutto il suo repertorio presenta punti di altissima qualità che hanno consacrato la sua figura nella nostra storia musicale e "L'altra madre" è sicuramente da includere tra le sue perle migliori.

 

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18 ottobre 2021 1 18 /10 /ottobre /2021 23:01

"Vento d'estate" è una canzone proposta da Massimiliano "Max" Gazzè  e  Niccolò Fabi nel 1998 ed inserito nei rispettivi album "La favola di Adamo ed Eva" e "Niccolò Fabi". In realtà, la canzone, è stata scritta da Gazzè in collaborazione con  Riccardo Sinigallia, altro cantautore che ben si abbina in quanto ad originalità e qualità ai suddetti artisiti. Infatti, sia Fabi che, soprattutto, Gazzè sono emersi dalla massa per la loro creatività nella scrittura dei testi oltre alle doti canore che, in questi casi, passano in secondo piano. La collaborazione in questo brano nasce da una vecchia amicizia nata tra i due durante gli anni di gavetta tra i pub della capitale ed anche questo aspetto della loro vita può essere ben rappresentato da questa canzone. Gazzè, da artista poliedrico, ha sempre variato negli anni preservando un'originalità che lo rende sempre innovativo e mai ripetitivo. "Vento d'estate", ad esempio, risulta leggera e diretta, ma contiene, ad ogni modo, un messaggio importante che si vuole trasmettere anche attraverso la sonorità prescelta in questa composizione. La musica e la tonalità vocale trasmettono fin da subito un senso di leggerezza ed è proprio quello che gli autori vogliono far passare. Prendere la vita senza stress ed ansie particolari aspettando, anche nei momenti difficili, che cambi il vento. A volte basta un momento, una mossa, affinchè tutto si muti senza la necessità di sforzi e di tormenti mentali. Tutto cambia come cambia il vento e spesso succede senza alcun intervento umano. Tanto avle, quindi, vivere la vita con spensieratezza ed approfittare dei nostri giorni per fare ciò che più ci piace rintrovando con il corpo e con la mente quella libertà senza vincoli o mete di alcun tipo lasciandosi anche l'eventualità di perdersi tra senerità e fantasia. Gli autori usano il mare come fuga dalle oppressioni in quanto proprio il mare con la sua immensità rappresenta nell'immaginario collettivo una meta dove è possibile lasciarsi alle spalle i problemi e perdersi spensierati, almeno con lo sguardo, in quell'infinita distesa blu. Un testo tanto semplice quanto denso di significato che esprime con un motivo orecchiabile tutta la grandezza di un autore come Gazzè senza dimenticare l'apporto, nella scrittura, di Sinigallia e, nell'esecuzione, di Fabi.        


 
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17 ottobre 2021 7 17 /10 /ottobre /2021 23:01

"Semplici e un po' banali, io direi quasi prevedibili e sempre uguali, sono fatti tutti così, gli uomini e l'amore..." Iniza così "Acqua e sale" spiegando, quindi, il concetto che sta al centro della canzone cantata da due colonne della musica italiana come Anna Mazzini, ovvero Mina ed Adriano Celentano che si sono uniti per l'album "Mina Celentano" del 1998. Il disco evento conta dieci tracce che hanno come tema unico l'amore. L'abbraccio artistico tra due miti della storia musicale nazionale ha da subito ottenuto un clamoroso successo arrivando a vendere più di 1.600.000 copie e risultando, quindi, per Mina il disco più venduto della sua carriera insieme ad "Attila" del 1979. "Acqua e sale", in particolare, è stata una delle canzoni più apprezzate del disco ed è stata tradotta anche per il mercato spagnolo nel 2007 dove è stata eseguita con Miguel Bosè con il titolo "Agua y sal" ed inserita nell'album "Todavia" insieme a "Corazon felino", versione spagnola di "Brivido felino", cantata con Diego Torres. "Acqua e sale" è stata scritta da Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro che non sono altro che gli Audio 2, duo molto in voga negli anni '90 e da diversi anni autori abituali di Mina. Altra particolarità del disco è il libretto che si trova all'interno che vede i due artisti protagonisti di un fumetto con le sembianze di due paperi diegnati da Gianni Ronco. Tali figure sono state usate anche per i videoclip insieme a scatti fotografici che ritraggono i due cantanti in sala di registrazione. Un album, quindi, da archiviare tra le chicche della storia della musica italiana per un connubio unico tra due icone del settore. Questo progetto, secondo indiscrezioni, sarebbe potuto essere ancor più incredibile visto che, a quanto pare, avrebbe dovuto prendere parte al disco anche Lucio Battisti che si spense lo stesso anno della pubblicazione dell'album. Il progetto che avrebbe dovuto vedere anche la presenza di Battisti si sarebbe dovuto intitolare "H2O". In ogni caso, questo disco, resta un successo ed "Acqua e sale" una delle canzoni più rappresentative dello stesso per la sua capacità di trattare il rapporto uomo-amore con leggerezza, ironia e sincerità.

 

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