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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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12 giugno 2021 6 12 /06 /giugno /2021 23:01

"Grande" è un brano di Paolo Vallesi inciso nell'album "Non essere mai grande" del 1996. Dopo i grandi successi dei primi anni '90, Vallesi, si conferma con questo album come uno dei cantautori più interessanti dell'epoca ed ottiene un ottimo riscontro sul mercato discografico anche in Spagna con la versione iberica del disco intitolata "Grande" che si classifica addirittura primo anche grazie al duetto della suddetta canzone con un nome importante della musica pop in Spagna quale Alejandro Sanz. Inoltre, i brani di Vallesi, sono stati tradotti e cantati anche in olandese dal cantante di origini italiane Marco Borsato. Il testo invita a non perdere mai quella voglia e quella fantasia che da bambini ci permette di sognare e di toccare con mano una certa libertà che si perde crescendo per adattarsi a quella recita perenne rappresentata dal mondo delgi adulti. Vallesi, invece, non vuole perdere quella genuinità e quella incoscenza anche per non tradire quel sogno che è ancora forte dentro di se nonostante sia arrivato alla soglia dei trent'anni. Mantenere viva quell'anima da bambino diventa, quindi, fondamentale per continuare a credere in un sogno e non mollare mai anche davanti agli episodi negativi che la vita ci destina. Un messaggio chiaro ed importante espresso da cantautore mai banale che ha scritto alcune delle più belle pagine di musica di qual periodo. Nonostante questi successi e l'affetto del pubblico che non è mai mancato, Paolo, ha vissuto in seguito momenti altalentanti fino a scomparire del tutto dalla discografia. Di tanto in tanto è stato lanciato qualche singolo e svariate promesse di nuovi album ma le pubblicazioni di dischi di inediti si sono fermate al 1999. Le case discografiche così come i media sembra che non credano più in lui e pare siano proprio queste le maggiori difficoltà riscontrate da Vallesi nell'atto di pubblicare nuovi album. Si spera, quindi, che il mondo discografico riservi maggior rispetto ad un artista che ha più volte dimostrato di saper far musica di qualità e possa finalmente riconquistare lo spazio che merita nella musica italiana.

 

       
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11 giugno 2021 5 11 /06 /giugno /2021 23:01

"Quanto t'ho amato" è un brano lanciato da Roberto Benigni nell'inedita veste di cantante per l'omonima raccolta del 2002. La canzone viene anche eseguita fuori gara al 52° Festival di Sanremo dove ottiene il picco di ascolti con oltre 20 milioni di telespettatori. Il testo del brano è di Vincenzo Cerami, storico sceneggiatore e collaboratore cinematografico di Benigni, scomparso recentemente dopo una lunga malattia all'età di 72 anni. La musica, invece, è ad opera del maestro Nicola Piovani. A questi due grandi nomi del loro settore va, poi, aggiunta la capacità interpretativa e la penetrante maestria nel decantare questi versi di uno dei più grandi geni dello spettacolo italiano ed internazionale come Roberto Benigni. L'attore toscano fa suo questo testo e lo porge agli ascoltatori con la stessa bravura alla quale ci ha abituato nei film e riesce ad emozionare come solo i grandi sanno fare. Benigni non è un cantante e non ha certo doti canore di un professionista del settore ma, in taluni casi, l'essere o non essere perfettamente intonati o avere o non avere una voce sopraffina conta poco. In casi come il suddetto l'importante è far arrivare quel messaggio che l'autore aveva in mente quando a messo questo testo nero su bianco. In questo, ovviamente, Benigni è quanto di meglio si può chiedere al punto che il brano, in poco tempo, è diventato subito un classico della nostra musica ed un cavallo di battaglia per l'artista toscano. La canzone, inoltre, è stata scelta anche come sigla della trasmissione Rai dedicata al cinema "Cinematografo". Il testo è improntanto sulla forza naturale dell'amore e sulla magia che esso esprime anche senza parlare. Quando il sentimento è forte e sincero, infatti, secondo l'autore le parole non contano ma ciò che è fondamentale è la "musica" ovvero quell'atmosfera che consente alle emozioni di volare nell'aria e di arrivare senza alcuna difficoltà a chi di dovere. Un messaggio altamente poetico che Benigni rende sublime con la sua innata passione. Un capolavor, quindi, che unisce il magico tappeto musicale realizzato da Piovani, un testo semplice ma allo stesso tempo di grande levatura poetica e la raffinatezza di un interprete unico, anche in veste canora, come Roberto Benigni.

 

 
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10 giugno 2021 4 10 /06 /giugno /2021 23:01

"Sciummo" è un brano storico della cultura napoletana scritto da Enzo Bonagura e Carlo Concina e lanciato per la prima volta nel 1952 in occasione del primo Festival di Napoli con l'interpretazione di Sergio Bruni, una delle più grandi voci di Napoli. Anche se il brano non ottenne subito un gran successo, negli anni è diventato un successo internazionale ed è stata cantata anche in inglese da Frank Sinatra oltre che dai più grandi artisti napoletani ed italiani in genere. Mina, Fausto Leali, Claudio Villa, Peppino Di Capri, Roberto Murolo, Aurelio Fierro sono solo alcuni dei tanti grandi artisti che hanno reinterpreto questo classico della musica partenopea. Una delle versioni più belle, però, la regala un altro grande nome della musica napoletana ovvero Enzo Gragnaniello che, nel 1995, reinterpreta a modo suo questa canzone nell'album "Posteggiatore abusivo" dove ricanta diversi pezzi della tradizione. Il suo canto viscerale ben si sposa con la tematica trattata nel testo e con le atmosfere sia dell'arrangiamento originale sia in quello adattato per l'occasione. Il connubio tra la voce unica di Gragnaniello e la passionalità del brano rendono ancor più graffiante questa composizione in cui l'amore viene paragonato ad un fiume che si perde nel mare. "Sciummo" infatti, in dialetto napoletano, significa proprio fiume. Un capolavoro assoluto, quindi, che dal 1952 ad oggi non perde fascino e contiuna a conquistare ad ogni nuovo ascolto e ad ogni nuova versione. Se poi alla bellezza del testo si aggiunge la grandezza di uno dei più grandi interpreti della musica napoletana è facile farsi trasportare da queste acque.

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9 giugno 2021 3 09 /06 /giugno /2021 23:01

"Il vento soffierà" è una cover realizzata da Cristiano De Andé per il suo ultimo album "Come in cielo così in guerra" della primavera del 2013. Il brano è tratto da "Le vent nous portera" incisa nell'album "Des visages des figures" dalla band francese di rock alternativo Noir Désir nel 2001. Nel testo è trattata sia l'essenza effimera dell'essere umano destinato a diventare polvere che il vento soffierà via con tutta la memoria e la storia che esso rappresentava sia la voglia di trasmettere l'idea dello sviluppo del mondo a favore di un prossimo che potrà percepire il nostro passaggio tramite segnali e testimonianze che vanno aldilà del corpo fisico che, nel frattempo, sarà stato spazzato dal vento. La dispersione dell'individuo per il bene comune che diventa, quindi, anche forma di rispetto per il prossimo e per la natura. Il corpo, infatti, ha un solo destino: diventare polvere ma, prima che ciò avvenga, sarebbe utile capire la nostra funzione sulla terra e vivere civilmente rispettando gli elementi in un mondo che appare sempre meno umano. L'effetto del vento che passa e soffia ciò che rimane di noi non è un elemento nuovo nella letteratura come nella musica ma è una questione di cui Cristiano De André si è detto ancora affascianto oltre ad aver amato dal primo ascolto la versione originale di questa canzone che ha voluto subito rilanciare adattandola al mercato italiano. L'ultimo disco di Cristano, arrivato dopo circa 12 anni dall'ultimo lavoro di inediti "Scaramante", presenta diversi pezzi significativi ed interessati che vanno oltre le solite argomentazioni che si trovano nell'odierna musica leggera. Come suo padre, Cristano, va in direzione ostinata e contraria offrendo sempre interessanti punti di vista ed ottimi spunti di riflessione ogni qualvolta riesce a dimenticarsi di essere il figlio del grande Faber (il confronto deprimerebbe chiunque) e ad esporre in musica e parole il grande bagaglio artistico e culturale che si porta dietro. Vivere con quella pressione provocata da un cognome così pesante non è certo facile ma diventa un supporto quando si naviga tra quei testi che stanno alla base della nostra storia musicale. Nel suddetto brano, Cristiano, riprende in qualche modo sia il discorso itrapreso nel 1995 con "Nel bene e nel male" pubblicata nell'album "Sul confine" e sia l'eterna lotta in musica, a favore dei disadattati, portata avanti da Fabrizio De André durante tutta la sua straordinaria carriera. Una gran bella canzone, quindi, che nasce in Francia ed assume le sembianze di un capolavoro tra le sagge mani di Cristiano De André, degno erede di cotanto padre.

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8 giugno 2021 2 08 /06 /giugno /2021 23:01

"Ricominciamo" è sicuramente il brano più noto di Adriano Pappalardo, artista poliedrico che, negli anni, si è diviso tra musica, televisione e cinema. Figura prorompente e carattere forte sono aspetti che colpiscono Lucio Battisti, il primo a credere in lui ed a produrre i suoi inizia nel campo musicale. Dopo diversi tentativi, nel 1979, arriva il successo con "Ricominciamo" che sarà poi inserita nell'album "Non mi lasciare mai" del 1980. La canzone scritta da Luigi Albertelli e Bruno Tavarese diventa un vero e proprio tormentone al punto di essere utilizzata come sigla finale della trasmissione televisiva "Mai dire gol". In seguito, però, la sua figura da interprete perde un po' di credibilità sia per la scelta di partecipare a diversi film, comici e drammatici, come "Rimini Rimini", "La Piovra 4" o "Santa Rita da Cascia" e sia per il suo carattere ironico e dissacrante che lo rendono, consapevolmente, uno dei bersagli preferiti della Giallappa's band. La sua carriera musicale, di fatto, si conclude qui salvo vari tentativi di riproporsi come quello avvenuto al Festival di Sanremo del 2004 con "Nessun consiglio" dopo la partecipazione alla prima edizione dell'Isola dei Famosi. "Ricomiciamo" parla di un uomo che non si rassegna alla fine di un'importante storia d'amore e prova a convincere il partner a ripartire, dando a quel rapporto, una nuova possibilità di sviluppo. Un bel brano che è stato ripreso da diversi artisti e soprattutto da Mina che, nel 1996, la incide nell'album "Cremona" offrendo nuova linfa al tormentone degli anni '80. 

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7 giugno 2021 1 07 /06 /giugno /2021 23:01

"Sarajevo" è un bellissimo brano di Aleandro Baldi, Civai all'anagrafe, contenuto nell'album "Ti chiedo onestà" del 1994. Prodotto da Giancarlo Bigazzi, come gran parte dei lavori di Baldi, il disco contiene diversi brani che hanno segnato positivamente la carriera dell'artista toscano come "Passerà", canzone scritta da Baldi, Bigazzi e Marco Falangiani che vinse al Festival di Sanremo dello stesso anno, "Perchè", brano scritto da Baldi e Bigazzi e portato due anni prima a Sanremo da Fausto Leali e proposta, in questa versione, con Danilo Amerio, "Come le stagioni", "Francesco", e appunto, "Sarajevo". Scritta sempre con il supporto del maestro Bigazzi, il brano affronta la tematica della guerra nella ex Jugoslavia in corso in quegli anni attraverso la lettera che un soldato scrive alla sua amata. Nel testo viene sottolineata l'atroce inutilità delle guerre, il rimorso dinnanzi all'uccisione di un proprio simile, il penetrante silenzio della povertà che un luogo colpito da questa sciagura offre suo malgrado ed una neve che, minacciando anche la natura, copre, senza distinzione, i corpi senza vita di vigliacchi ed eroi. Uno scenario misero dove però emerge forte la speranza di riconquistare quei luoghi e ricominciare quella vita bruscamente interrotta dal fragore degli ordigni bellici. Riappropiarsi del propio futuro, quindi, e tornare in quelle strade come superstiti di questo nuovo medioevo e vivere questo amore diviso dalle armi e dal potere. Un pezzo davvero bello ed intenso che ci ricorda le capacità autoriali ed interpretative di un artista troppo spesso dimenticato come Aleandro Baldi.

 

 

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6 giugno 2021 7 06 /06 /giugno /2021 23:01

"Mi manchi" è un brano portato al successo da Fausto Leali e scritto da Fabrizio Berlincioni e Franco Fasano. L'artista bresciano partecipa con questo brano al Festival di Sanremo del 1988 classificandosi al quinto posto ma aprendo la strada ad una canzone che entrerà nella storia della musica italiana. Pubblicata nell'album "Non c'è neanche il coro", la canzone, segnerà in maniera postiva la carriera dell'interprete italiano dalla voce "nera". Reduce dal successo "Io amo" presentata al precedente Festival, Leali, arriverà alla vittoria dello stesso solo nel 1989 in coppia con Anna Oxa con il brano "Ti lascerò". Anche se già con una lunga e fortunata carriera alle spalle, questo periodo, rappresenta forse l'apice della storia artistica di Leali che riceve quella definitiva consacrazione popolare tra i grandi interpreti della musica italiana. "Mi manchi" è un brano bellissimo in cui un uomo si accorge dell'importanza della propria compagna solo dopo averla persa e non intende innamorarsi di altre donne perchè sarebbe solo un inganno ai propri sentimenti. Con la sua pesante assenza, il protagonista, capisce il valore di quei momenti e di certi comportamenti, talvolta vissuti con superficialità, che compongono la vita di coppia ed è sempre più forte il rammarico per non averlo capito a tempo debito tanto che, oggi, rappresenta questa persona e questa storia come "il mio rimorso senza fine". Una mancanza che si accentua quando arriva la notte e quando non vi è più quella presenza accanto spesso snobbata ed ora desiderata. Un testo stupendo reso ancor più intenso da quel timbro roco e caldo espresso dall'inconfondibile vocalità di un grande interprete quale Fausto Leali.

 

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5 giugno 2021 6 05 /06 /giugno /2021 23:01

"Che sarà" è un successo internazionale nato in Italia da autori italiani per poi essere tradotta e pubblicata in diverse versioni in tutto il mondo. A scriverla è Jimmy Fontana, Enrico Sbriccoli all'anagrafe, che insieme a Franco Migliacci e Carlo Pes mettono nero su bianco il testo e la musica con l'obiettivo, richiesto dalla RCA Italiana, di riportare Josè Feliciano, allora grande stella del panorama musicale mondiale ed amico personale di Fontana, al Festival di Sanremo dopo vari tentativi andati male. La canzone piacque a Feliciano che la incise negli studi di Los Angeles, dove lo raggiunse lo stesso Fontana, in tre lingue: italiano, spagnolo col titolo "Que serà" e inglese intitolandola "Shake a Hand". Avendo in mano il si di Feliciano per quel Sanremo del 1971 ed essendo l'autore del brano, Fontana, è convinto che ad accompagnare sul palco dell'Ariston, all'epoca si partecipava in coppia, l'artista portoricano sarà proprio lui ed, invece, la casa discografica ha altri progetti e non crede in un rilancio disografico per Jimmy Fontana. L'artista, deluso, lascerà per anni il mondo della disocgrafia dedicandosi prima alla gestione di un bar aperto a Macerata per poi ritornare sulle scene musicali per sporadiche apparizioni celebrative. Per "Che sarà", invece, la RCA pensa a Gianni Morandi che rifiuta perchè non convinto dal brano per la sua vaga somiglianza, più nel titolo che nel brano, con "Que sera sera" di Doris Day. Per ciò che riguarda le voci di plagio, inoltre, esiste anche una netta somiglianza della musica con "London Lodon" di Caetano Veloso, scritta nel 1968. Però, si mormora, che quel rifiuto di Morandi sia figlio delle parole di alcune persone che sconsigliarono ,in quel momento della carriera dell'artista di Monghidoro, un confronto diretto con un artista del calibro di Josè Feliciano. In ogni caso, però, bisognava trovare un'altra soluzione e la RCA decide di puntare su un giovane gruppo che aveva debuttato a Sanremo l'anno precedente ottenendo un ottimo riscontro: i Ricchi e Poveri. L'allora quartetto era formato da Franco Gatti, Angela Brambati, Angelo Sotgiu e Marina Occhiena, che lascerà il gruppo nel 1981 per contrasti con la Brambati. L'esibizione sanremse è un successo e il brano si classifica al secondo posto dietro a alla coppia formata da Nada e Nicola Di Bari con il brano "Il cuore è uno zingaro" che vede tra gli autori, insieme a Claudio Mattone, lo stesso Franco Migliacci co-autore di "Che sarà". Dopo Sanremo, la canzone, venne lanciata nelle diverse lingue in tutti i mercati internazionali ottenendo ottimi risultati un po' ovunque: dal Centro ed Est Europa alla Scandinavia, dal Centro e Sud America fino al Giappone. Un successo mondiale che diventa un inno all'immigrazione al punto tale di essere ufficialmente vietata a Cuba per evitare che i cittadini fossero incentivati a lasciare il paese. Il brano, che Fontana aveva dedicato a Bernalda, paese della Basilicata da cui proviene la moglie e che Migliacci, invece, l'aveva scritta pensando a Val di Chiana Cortona, suo paese d'origine, sembra, non volendo, la storia del suo interprete Josè Feliciano che, da giovane, lasciò il suo paese collinare di Lares dell'allora povera Porto Rico per cercare fortuna a New York. Nel 2012, Josè Feliciano è stato ospitato a Sanremo per riproporre il brano, in un particolare duetto con Arisa, in una serata di celebrazione per la musica italiana nel mondo. Un brano storico, quindi, che rappresenta la nostra musica nel mondo e che ha segnato, in un incrocio di destini, la vita dei personaggi che l'hanno cantata, scritta o rifiutata. Infatti, la canzone, che è stata la cosacrazione di Josè Feliciano, la fortuna dei dei Ricchi e Poveri ma ha rappresentato anche un rimpianto per Gianni Morandi che la rifiutò e, soprattutto, ha causato un segno indelebile e particolarmente triste per il suo autore principale Jimmy Fontana che con quello che poteva essere il suo più grande successo ha, invece, ottenuto un quasi totale oblio artistico.

 

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4 giugno 2021 5 04 /06 /giugno /2021 23:01

"Raccontami di te" è uno dei successi di Marco Masini ma è anche una tappa importante della sua carriera arrivata in una fase molto particolare. Dopo i grandi successi dei primi anni '90 e le polemiche che accompagnarono brani di grande impatto come "Vaffanculo" e "Bella stronza" che facevano, comunque, parte di album di grande riscontro commerciale oltre che di grande qualità Masini prova a dare una svolta alla sua carriera e forse oppresso dalle troppe voci, anche legate alla triste storia della scaramazia, la dà un po' vinta ai media provando altre strade. E' così che, dopo una raccolta di successi lanciati dall'omonimo singolo "L'amore sia con te" e un duetto con Enrico Ruggeri, voluto dallo stesso artista milanese ed amico di Marco in "La gente di cuore", Masini pubblica nel 1998 l'album "Scimmie". Un disco rock, una vera novità per Marco che, pur essendo un amante del genere non si era mai proposto al pubblico in queste vesti. La svolta parte anche dal look che vede un Masini inedito dal capello rasato e platinato per poi proseguire nelle sonorità e nei testi rock, aggressivi ed alternativi. In questa nuova veste, Masini, inizia una sorte di distacco con l'autore di sempre ovvero Giancarlo Bigazzi che, incredibilmente, resta completamente fuori da questa produzione. E' presente, invece, l'altro autore di fiducia Giuseppe Dati, oltre all'importante apporto, visto anche il tipo di sonorità proposte del chitarrista Mario Manzani, altro fido collaboratore di Masini. L'album sorprende un po' tutti e vende "solo" 85 mila copie, anche perchè spiazza anche i fan più vicini all'artista che pur riscontrando la solita alta qualità non si rispecchia del tutto in questa nuova forma musicale o, quanto meno, ci mette un po' per metabolizzarla. Resosi conto della scelta azzardata e non ritrovandosi più di tanto in quella nuova figura, Masini, torna al passato ed anticipato da "Il giorno più banale" si appresta a ricominciare dal suo stesso passato tornado ad incantare il pubblico con la propria raffinata melodia. E' così che nel 2000, presenta al 50° Festival di Sanremo "Raccontami di te" classificandosi, però, solo quindicesimo. L'album omonimo che vede sempre Dati collaboratore di Masini per i testi, è un chiaro ritorno al passato e il brano portato a Sanremo ricorda, dal punto di vista metrico e sonoro un vecchio successo di Marco, ovvero, "T'innamorerai". Appare, quindi, evidente che si è cercato di ricostruire una atmosfera magica in cui Marco ha saputo esprimere tutta la sua arte ed il suo talento cantautoriale. "Raccontami di te" parla di un uomo felice di riscontrare nella sua ex partner una serenità nonostante le loro strade si siano divise. Il protagonista, quindi, chiede alla stessa di raccontargli di lei e della propria vita anche ora che non hanno più legami amorosi ma che, comunque, potrebbero conservare quello stato amichevole e confidenziale che esisteva durante il loro rapporto sentimentale. Un testo affascinante scritto in maniera egregia da una coppia affiatata come Masini-Dati che collezionano un ottimo album che, però, non va oltre la cerchia del proprio pubblico. Masini è confuso e le ignobili voci di un mondo falso e crudele come quello dello spettacolo si fanno sempre più insistenti tanto da creare probelmi seri con la vecchia casa discografica che diventa, paradossalmente, il primo ostacolo per la promozione verso i media. Quasi costretto dalle esigenti richieste dei discografici, Masini, in tempi brevi mette su un altro disco, "Uscita di sicurezza", riprovando una nuova avventura con Bigazzi che in realtà non è mai rinata perchè i brani presenti in questo disco erano pezzi scritti dai due durante la loro storia insieme e mai incisi primi. Vista la fretta, però, nonstante alcune canzoni di notevole spessore, il disco è poco curato e non dà i frutti sperati. Da qui arriverà il definitivo divorzio con Bigazzi,il provvisorio ritiro, la causa in tribunale con i vecchi discografici, il ritorno alle scene, la rinascita con la vittoria a Sanremo nel 2004, nuovi dischi, fino ai nuovi progetti lanciati proprio in questi giorni che fanno pensare ad un futuro nuovamente roseo ma, probabilmente, lontano o almeno diverso dai tempi d'oro di Bigazzi o a quelli di Dati, con il quale sta gradualmente limitando la collaborazione a favore del comunque talentuoso Antonio Iammarino. In ogni caso, non resta che aspettare per vedere quali altre emozioni saprà regalarci un artista di una intensità e di una poetica unica come Marco Masini.

 

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3 giugno 2021 4 03 /06 /giugno /2021 23:01

"Fra..gi..le" è un brano di  Francesco Baccini del 2006 pubblicato nell'omonimo album che non è altro che una riedizione del precedente disco "Stasera teatro" con l'aggiunta di tre inediti. Con questo brano, Baccini, si era candidato a partecipare al Festival di Sanremo e sembrava destinato a parteciparvi fino all'annuncio ufficiale dei concorrenti dove prese atto della esclusione e dichiarò la sua delusione. A quel Sanremo, però, Baccini vi partecipò lo stesso grazie all'invito dell'amico e fans Giuseppe Povia che lo chiamò a duettare con lui nella quarta serata in una esibizione particolarmente sentita viste le polemiche dei giorni precedenti. Con "Fra..gi..le" Baccini era intenzionato a fare un grande ritorno nella musica pop soprattutto dal punto di vista mediatico dove spesso viene dimenticato come, tra l'altro, succede a tanti altri artisti ignorati dai media. In effetti, Baccini, in questo brano si ripropone al meglio con la sua caratteristica voce e la sua abilità al pianoforte senza dimenticare le sue capacità autoriali figlie della grande scuola ligure ed, in particolare, dell'amore verso Luigi Tenco al quale ha anche dedicato  "Baccini canta Tenco", un album ed uno spettacolo live rivisitando le sue più belle canzoni. Citando in oltre un altro grande figlio di quella terra, ovvero, Fabrizio De André è giusto menzionare che proprio l'immenso Faber vedeva in Baccini l'erede di Tenco definendolo: "Un Tenco a colori".  Il suo stile, infatti, si avvicina molto a quello di Tenco e Baccini non perde occasione di ricordare il suo mito in ogni concerto. Tornado al brano, Baccini, si mette a nudo, mostrando le sue paure e le sue insicurezze nella vita di oggi. L'autore, nel brano, si definisce un uomo del '700 e, quindi, non in linea con un presente che pretende che ogni uomo si mostri sempre forte, virile ed infallibile. Baccini, scavando nel proprio animo, regala questa dichiarazione intimista del proprio essere non accettando quella mania di ostentare fortemente presente nell'odierna collettività sociale. Un messaggio di umiltà e di umanità, quindi, è ciò che l'autore intende far passare spogliandosi di ogni maschera che il nostro tempo, talvolta, ci impone. 

 

 

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