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"...ma dentro i suoi occhi, un dolore profondo:

vedere il cammino, diverso del mondo,

la guerra e la gente, che cambia il suo cuore,

la verità che muore..."

Amedeo Minghi - Un uomo venuto da lontano

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22 giugno 2021 2 22 /06 /giugno /2021 23:01

"Pensieri e parole" è uno dei brani di maggior successo nati dalla storia collaborazione tra Lucio Battisti e Giulio Rapetti, in arte Mogol. La canzone nasce nel 1971 come singolo per poi essere inclusa, l'anno successivo, nell'album "Lucio Battisti Vol. 4". Se il singolo, dal punto di vista commerciale, sarà il brano più venduto dell'anno, l'album non avrà la stessa fortuna arrivando solo al terzo posto dell'hit parade e offuscato anche dal lancio, nello stesso periodo, del 45 giri che comprendeva "Anche per te" e, soprattutto, "La canzone del sole". A parte, però, i riscontri del mercato dell'epoca, il suddetto brano vivrà di luce propria anche negli anni successivi diventando uno dei brani più rappresentativi della carriera di Battisti e del sodalizio artistico con Mogol. Il testo parla dell'incomunicabilità esistente in un rapporto sentimentale orami finito ma che, il protagonista, ancora chiaramente confuso, vorrebbe ripristinare. Si tratta, inoltre, di un brano autobiografico: vi sono, infatti, molti riferimenti al rapporto di coppia vissuto da Mogol finito con una traumatica separazione oltre a tante immagini che descrivono l'infanzia e l'adolescenza del paroliere milanese. Vengono, dunque, citati momenti di quella vita di periferia iniziata rubando frutta negli orti, avendo i primi pudici approcci con l'altro sesso solo al buio o ricordando, con emozione, i giochi in quel campo di grano incontaminato che gli appariva come profanato dalla loro vivacità, l'ansia con la quale si attendeva l'apertura domenicale di quell'unico cinema di periferia che li faceva sognare con sole cento lire o ancora quella ferrovia che era un po' il limite del loro piccolo mondo. A tutti questi "pensieri" si affianca l'altra faccia del brano, ben separata anche musicalmente, rappresentata dalle "parole" di uomo maturo in pieno stato confusionale: ferito da un amore finito e segnato da quel rapporto che intende, a tratti, riportare a se. L'uomo, fiero e consapevole della sua onestà ed integrità morale, ha ben presente che quella storia è finita ma si appella a Dio affinchè superi il traumatico momento della separazione e, allo stesso tempo, vorrebbe essere perdonato da quella donna a cui lascia, comunque, sempre uno spiraglio di riapertura per un bene che ancora prova verso di lei frutto di un forte legame maturato negli anni. Tra i tanti ricordi della vita di Mogol cantati da Battisti in questo brano vi è anche un viaggio in Inghilterra, che l'autore fece per studio e dove, ospitato in una casa ebraica si fidanzò con una ragazza isrealita mentendo sulla propria fede religiosa. Il capofamiglia dell'abitazione in cui era ospitato, infatti, lo portò in un circolo ebraico e, per favorire l'integrazione del giovane Mogol, lo fece passare per ebreo. In quel contesto, l'autore, trovò questa ragazza oltre ad un gruppo di amici ma, durante una festività ebraica, con una domanda mal posta, Mogol, svelò involontariamente le proprie origini religiose perdendo amici e ragazza. Una canzone, quindi, che ripercorre momenti di vita vissuta da Mogol e che si concentra sui sentimenti sinceri e contrastanti provati verso questa donna con la quale ha condiviso momenti felici fino alla conclusione del rapporto in un periodo storico in cui la separazione era vista ancora come un dramma soprattutto nel caso in cui vi erano anche dei figli come, appunto, nel caso di Mogol. Al valore emotivo del brano poi si aggiunge l'interpretazione sublime di Lucio Battisti che, in qualche modo, regala l'eternità a questa storia d'amore oltre a scrivere un nuovo capitolo della storia della musica italiana. Tra l'altro, il brano, appariva agli occhi scettici di alcuni addetti ai lavori come lo stesso produttore artistico Alessandro Colombini come la fine del sodalizio Battisti-Mogol ma i risultati di critica e pubblico furono tutt'altro che negativi e i due lavorarono insieme fino al 1980 collezionando tanti altri successi prima di sciogliere il binomio per sole divergenze artistiche e senza litigi come, invece, sostenevano tante voci infondate circolate in quel periodo e negli anni successivi. In seguito Mogol ha continuato a scrivere per diversi artisti ed in particolare con Riccardo Cocciante mentre Battisti, che proprio dal 1980 non si esibirà più pubblicamente, si affidò prima a Velezia, nome d'arte di Grazia Letizia Veronese, e poi a Pasquale Panella. Nel 1998, infine, si vocifera di riavvicinamento artistico tra Mogol e Battisti ma ciò non avvenne mai per la morte del cantate che avvenne proprio nel settembre del 1998 all'età di 55 anni probabilmente a causa di un tumore o, secondo altre voci, di glomerulonefrite, patologia infiammatoria dei reni. I funerali furono tenuti in forma strettamente privata a Molteno e fra le appena venti persone ammesse vi era anche Mogol a conferma del loro buon rapporto nonostante la separazione artistica. 

 

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21 giugno 2021 1 21 /06 /giugno /2021 23:01

"Nu biglietto p' 'o mare" è una affascinante e struggente canzone di Nino D'Angelo. Arrangiato con il maestro Nuccio Tortora, il brano, è inserito nell'album "'O schiavo e 'o rre" del 2003 che rappresenta il secondo album di inediti di D'Angelo dopo la svolta artistica, indirizzata propria dal maestro Tortora, come ci ha raccontato nell'inedita intervista realizzata per questo blog, su sonorità etniche rivolte più alla world music che alla classica melodia napoletana. D'Angelo, anche grazie all'esperienza raccolta in tutta la sua lunga carriera, vive di una nuova ispirazione e colleziona capolavori su capolavori migliorando una capacità di autoriale sempre presente ma, forse mai valorizzata nel miglior modo come nel periodo attuale che ha un suo inzio con l'album "Terranera" del 2001. D'Angelo scrive pezzi di altissimo livello toccando tematiche differenti e, spesso difficili, da trattare in musica. E' il caso di "Nu biglietto p' 'o mare" dove Nino, con estrema delicatezza e grande rispetto, ritrae le sensazioni e le delusioni di una donna albanese che ha attraversato il mare, insieme a tante altra gente private della loro dignità e della loro identità, per cercare fortuna trovando però la solitudine e la tristezza di un marciapiede dove è costretta a prostituirsi per sopravvivere. Attraverso gli occhi di questa donna, D'Angelo, vede i suoi sogni e i suoi ricordi, la fuga in lacrime dalla propria terra e le speranze disilluse di rifarsi una nuova vita in un Paese "civile" come il nostro. La protagonista, quindi, vive questo suo destino oppressa dalla solitudine, dal pensiero dei propri cari, senza più sogni o mete, in un luogo straniero dal quale si è sentita tradita, una realtà che gli sta stretta come i vestiti che ora è costretta ad indossare per vendere il proprio corpo nelle notti buie "fumando il freddo" e aspettando con rassegnazione i "due fari senza sonno" del prossimo cliente. Una perla, quindi, della discografia di questo artista che rimane uno dei pochi degni eredi della grande musica napoletana, ormai sempre più mortificata dei cosidetti "neomelodici" che danneggiano anche chi ancora riesce ad incantare con la lingua napoletana regalando poesia e riflessione e che , spesso, mediaticamente, viene erroneamente accomunato a chi non ha niente a che vedere con l'arte, la cultura, la scirttura e la musica napoletana. Settori in cui, D'Angelo, è sicuramente oggi tra i maggiori esponenti.         

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20 giugno 2021 7 20 /06 /giugno /2021 23:01

"Il mio onore" è un gran bel pezzo scritto ed inciso da Enrico Ruggeri nell'album "La ruota" del 2010. Nel testo, il cantautore milanese, canta la vita in trincea di uomini semplici che hanno scelto, per volontà o necessità, di difendere la propria Patria oltre che di dare anche la propria vita per ristabilire ordine e pace negli angoli più tormentati del nostro mondo. Spesso hanno a che fare con popoli con i quali non condividono nè religione nè ideologia nè, tanto meno la lingua ma ciò non condiziona la loro missione ed in nome della pace e dell'umanità rischiano costantemente la vita per metterli in salvo. Tutto questo anche quando, nel loro paese d'orgine, hanno mogli, fidanzate, figli e famiglie ad aspettarli con la paura e l'angoscia di non rivederli più. Quella stessa paura che vivono anche i soldati: uomini semplici che vivono le loro fragilità come qualunque essere umano ma che sono pronti a chiudere gli occhi e rischiare la propria vita ogni qual volta è richiesto il loro intervento. In quelle situazioni precarie in cui vivono, tra la mancanza di beni primari ed esposti alla follia di gente senza scrupoli o solo disperata, questi uomini hanno sempre lo sguardo rivolto al presente perchè ogni attimo può essere l'ultimo se vi sono distrazioni. Molte volte, però, nonostante il coraggio e la massima attenzione vi sono situazioni in cui nulla può proteggerli da un triste destino e di loro rimarrà solo quella forza d'animo che li ha spinti a scegliere quella vita e quel valore umano che li ha contraddistinti nel loro cammino e cioè il loro onore. Ma Ruggeri, si chiede giustamente, se questo grande ma effimero valore può giustificare la fine di una vita e, con essa, l'immenso dolore lasciato ai suoi cari visto che, dopo i primi giorni, anche le istituzioni si dimenticano di quegli eroi che hanno dato la vita per eseguire, con conscienza, i loro ordini. Quel sacrificio consumato in un istante verrà cancellato dal tempo e di quell'eroe rimarrà solo cenere ed una medaglia che non scalda il cuore di lo amava. L'onore, vero valore intrinseco in questi uomini, resta salvo anche dopo la morte ma certo non basta a chi aspettava il suo ritorno per riprendere insieme un cammino di vita e non basta, certo, una medaglia da parte dello Stato per far sentire la propria vicinanza a queste persone. Sarebbe, quindi, utile che le istituzioni limitassero al minimo questi tristi episodi con un'assistenza maggiore nel quotidiano e misure di sicurezza adeguate per tutte queste giovani vite abbandonate nelle zone di guerra. Infine, va dato atto a Ruggeri di aver raccolto queste sensazioni e di aver scattato una fotografia cruda e realistica di queste situazioni con l'intento di smuovere le coscienze di chi può e deve far qualcosa affinchè l'onore di questi uomini venga salvaguardato anche in vita e non solo elogiato da copione durate le loro solenni esequie che assuomo le sembianze raccapriccianti pantomime.

 

Altro su:

Enrico Ruggeri

 

  
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19 giugno 2021 6 19 /06 /giugno /2021 23:01

3"Dimmi chi dorma accanto a me" è uno dei tanti capolavori offerti da Renato Zero nell'arco della sua grande carriera. Il brano, scritto con Danilo Riccardi, è stato pubblicato nel fortunato album "Amore dopo amore" del 1998. Il disco vende oltre 1.500.000 copie risultando uno dei più apprezzati della discografia dell'artista romano oltre ad essere il terzo album più venduto in quell'anno. Trainato da brani come "Cercami" o "La pace sia con te", questo disco, vi sono anche diverse perle che avrebbero meritato più risalto proprio come la suddetta canzone o come "La grande assente" dedicata alla compianta amica Mia Martini. In questo testo, Zero, si interroga su di un rapporto sentimentale spesso insoddisfacente che solo a letto trova la sua consolazione ed il suo riscatto. Il protagonista mette da parte la propria dignità ed il proprio orgoglio, forse spinto dalla paura di restare solo, per dar seguito ad un amore non sempre corrisposto da una partner sempre in cerca di altre avventure. Il risveglio, infatti, affianco a quella donna diventa una sorpresa quotidiana da accogliere con soddisfazione per un uomo che ancora si tormenta, nel buio della notte, sulla bontà di questo rapporto e sulla ambigua personalità di questa figura tra supposizioni ed apprensioni più o meno fondate. Si notano, infatti, nel testo diversi tratti che sottolineano il comportamento sleale di questa donna, i presunti tradimenti e la tacita accettazione di un uomo che non ha il coraggio, e forse nemmeno la volontà, di ribellarsi continuando a subire, in silenzio, questa situazione. "...Sussurri tanti nomi tranne che il mio..." o "...con questo buio giuro non distinguo se, sono da solo a far l'amore con te, così affollata la tua mente non so, di quale orgasmo morirò..." o, ancora, "...fatalmente a mezzanotte fuggi via, sulla tua nuvola cercando compagnia...", sono solo alcuni versi che rendono l'idea del tormento interiore vissuto da quest'uomo. In conclusione, il protagonista, si offre una banale ma, in fondo reale, giustificazione con la frase "...non c'è amore che non ha difetti..." per accettare, nonostante tutto, questa tormentata situazione sentimentale e continuare a credere in un futuro migliore per questo rapporto che ad, oggi, appare fondamentale solo per se stesso. L'ennesima perla, quindi, che mostra l'infinita sensibilità di uno dei più grandi artisti del nostro tempo come Renato Zero.    

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18 giugno 2021 5 18 /06 /giugno /2021 23:01

"Sei nell'anima" è uno dei brani più amati del repertorio di Gianna Nannini ed è stato anche il suo passepartout per una nuova giovinezza artistica. Incluso nell'album "Grazie" del 2006 e scritto insieme a Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico, il brano dal forte impatto commerciale ha permesso al disco di essere il più venduto dell'anno con oltre 400 mila copie e a Gianna Nannini di riconquistare quel successo che, dal punto di vista mediatico, era un po' calato rispetto agli anni '90. Intendiamoci, Gianna, è sempre stata un'ottima artista ed ha sempre sfornato pezzi di altissima qualità ma non sempre questo basta, nella discografia di oggi, ad ottenere quel riscontro commerciale che si meriterebbe. Complice del successo di "Sei nell'anima" è stata anche la scelta del regista Giovanni Veronesi di inserire la canzone nella colonna sonora del film "Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi" che è uno dei film italiani più visti di quell'anno. Una grande campagna pubblicitaria, una diffusione capillare e, ovviamente, la qualità della canzone, non potevano che non portare ad un successo di massa che ha consacrato la canzone ed ha permesso all'album di aver un ottimo riscontro commerciale cosa che, nell'industria musicale degli ultimi anni, non è così facile raggiungere. Il testo parla di un sentito rapporto sentimentale dall'attaccamento viscerale cosa che potrebbe sembrare poco originale ma è espresso con la solita graffiante e penetrante cifra stilistica dell'artista che dà quel tocco necessario al brano che lo rende particolare e lo consegna alla storia della musica italiana. Allo stesso modo, il brano, rilancia anche dal punto di vista commerciale un'artista eccezionale offrendole una seconda vita artistica che ancora oggi non conosce oblio. Della canzone, inoltre, esiste anche una versione in inglese, presente nello stesso album e nella raccolta "GiannaBest" del 2007, dal titolo "Hold the moon"Il video del brano, infine, è stato girato in bianco e nero nella città di Bratislava ed è stato diretto da Kal Karman.

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17 giugno 2021 4 17 /06 /giugno /2021 23:01

"Cantano i ragazzi" è una stupenda canzone proposta da Marco Masini nell'album "T'innamorerai" del 1993. Nel pieno del suo periodo d'oro, l'artista toscano, regala questa perla in musica composta con i suoi fedeli collaboratori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati. La sinergia che nasce da questa squadra di autori è unica e i brani che ne nascono ottengono, nella quasi totalità, l'accesso immediato alla storia della nostra musica. "Cantano i ragazzi", pur essendo uno di questi capolavori, è passato un po' in sordina ma, probabilmente, ciò è dovuto alla rilevanza di un album magnifico dal punto di vista qualitativo ed emozionale che conteneva tutte canzoni di ottimo livello e, per forza di cose, alcune di esse sono state, inevitabilemente, penalizzate almeno dal punto di vista mediatico. Brani storici, infatti, come "T'innamorerai" o "Vaffanculo" presero il sopravvento finendo per offuscare agli occhi della massa capolavori come, ad esempio, "Dio non c'è", "Anna viviamo" "Un piccolo Chopin". Lo stesso destino è capitato a "Cantano i ragazzi", perla rimasta, forse, solo nei cuori e nei ricordi dei fans del cantautore fiorentino. In questo testo Masini affronta il tema del passaggio dalla giovinezza all'età matura osservando, nei ragazzi di allora, comportamenti ed emozioni che, fino a poco tempo prima, appartenevano al suo vissuto. Nasce così la prima nostalgia verso tempi spensierati che non ritorneranno più e la consapevolezza che, nonostante il cambiare dei tempi, i ragazzi, in quella fascia di età, continueranno ad avere una propria idea della vita, a sentirsi liberi e diversi da tutti gli altri, ad innamorarsi della musica e a volare, giorno per giorno, sulle ali di quella disperata allegria sognando nuovi orizzonti. Arrivata la maturità, però, anche quei ragazzi, come il protagonista del brano, si ritroveranno in una vecchia fotografia a fare i conti, in un malinconico e sognante silenzio, con la prima ombra di nostalgia. Un capolavoro assoluto, quindi, che meriterebbe di essere riscoperto affichè, la sua conoscenza e il suo ascolto, venga diffuso all'intera utenza musicale e non resti solo un privilegio di chi ama da sempre la musica di Marco Masini.    

 

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16 giugno 2021 3 16 /06 /giugno /2021 23:01

"Decenni" è un classico della discografia di Amedeo Minghi, un brano dove si nota chiaramente sia la sua cifra stilistica sia quella del coautore Pasquale Panella, paroliere noto per i suoi testi particolarmente criptici e metaforici ma, allo stesso tempo, altamente poetici e significativi. "Decenni" è stato pubblicato nell'omonimo album del 1998 ed è un disco particolarmente fortunato che vende, supportato anche dalla stupenda "Un uomo venuto da molto lontano", oltre 300 mila copie consegnado all'artista ben 4 dischi d'oro. Il testo affronta la tematica della nostalgia e dei tempi andati ma, soprattutto, della magia che della memoria che rende quegli anni affascinanti ed indimenticabili. Se, infatti, in un primo momento il protagonista si sente tradito dalla propria età e dal tempo che inesorabilmente passa, appena dopo l'uomo, si sente risollevato dalla bellezza senza tempo dei propri ricordi che risultano, dopo anni, sempre più coinvolgenti. La memoria, infatti, tende a cancellare i momenti bui, selezionando in ogni occasioni le migliori fotografie di quel tempo donandoci, incosapevolmente, ritratti indelebili del nostro passato che, il più delle volte, risultano più belli anche di quando sono stati realmente. Minghi, canta a supporto di ciò, ad esempio: "...Guardandolo da qui...fu un bel decennio...molto allegro...ma io non lo notai..."  "Tradiscono i decenni...saranno gli anni fa. Il tempo li fà belli...questi anni non li avrai...se no li perderai..." è l'inizio del brano ma è anche il cuore ed il messaggio che gli autori intendono lanciare con questa meravigliosa pagina di musica italiana sottolineando, appunto, il contrasto tra la cupa malinconia per gli anni che passano e la lieta nostalgia dei ricordi ripuliti e lucidati"offerti dalla nostra memoria. Un grande brano, quindi, che porta la firma di due nomi importanti della nostra musica e che ha portato l'album, visto il grande successo, ad essere immesso anche sul mercato spagnolo con il titolo "Decenios" 

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15 giugno 2021 2 15 /06 /giugno /2021 23:01

"Una città per cantare" è un brano e un album che ha avuto un ruolo fondamentale per la carriera di Ron. Sebbene sia stato il suo quarto album e già c'erano stati dei successi, questo disco, pubblicato nel 1980 rappresenta il vero e proprio salto nella discografia in prima persona. L'artista, oltre ad essere un cantautore emergente era anche un musicista apprezzato e accompagnava Lucio Dalla nei suoi concerti insieme agli Stadio di Gaetano Curreri ed era stato presente anche nel celebre tour del 1979 "Banana Republic" con Dalla e Francesco De Gregori. Ron, però, voleva consolidare anche la sua strada da solista e, quindi, con la collaborazione di Dalla, De Gregori e Ricky Portera degli Stadio, diede vita a questo disco che rimarrà un passo fondamentale della sua strada anche perché fu il primo che l'artista firmò con il suo nome d'arte che oggi tutti conosciamo ovvero Ron. Rosalino Cellamare, quindi, lascia definitivamente il passo a Ron e il brano che dà il titolo all'album "Una città per cantare" diventerà un manifesto della sua carriera. La canzone è, in realtà, una cover del brano "The road" scritto dall'artista statunitense Danny O' Keefe nel 1972 e poi ripresa da diversi artisti. A rielaborare il testo in italiano fu Lucio Dalla che consegnò a Ron un vero e proprio lasciapassare per il successo definitivo. Con "padrini" come Dalla e De Gregori, la carriera del nuovo Ron, che comunque aveva già mostrato le sue indiscusse qualità, non poteva che non spiccare il volo ed ancora oggi, dopo quasi quarant'anni Ron è uno dei cantautori più apprezzati in Italia e "Una città per cantare" è uno dei brani più noti ed amati della sua discografia. Il brano, inoltre, è stato riproposto da diversi artisti nel corso degli anni come proprio da Francesco De Gregori ed è stato anche il singolo di lancio dello straordianrio "Tour" che nel 2002 vide impeganti Ron e De Gregori con Pino Daniele e Fiorella Mannoia.   

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14 giugno 2021 1 14 /06 /giugno /2021 23:01

"Il pescatore di astrischi" è un brano pubblicato da Samuele Bersani nel 2000 per il suo album "L'oroscopo speciale". Il testo è un chiaro esempio della cifra stilistica del cantautore romagnolo. Non sempre decifrabile a primo impatto: metafore e immagini astratte che sembrano essere messe li per caso ma che hanno una ragione ed un pieno senso se si entra nel meccanismo del pensiero e della riflessione che l'artista propone sottoforma di "disegni" del tutto persoali. L'originalità è sempre stato il marchio di fabbrica di questo artisti che non ha offerto proposte banali ma sempre con una certa profondità che si nasconde tra note spesso allegre ed orecchiabili. L'unicità di Bersani sta proprio in questo e, non a caso, è uno dei protagonisti più apprezzati ed appoggiati dal Premio Tenco, che rappresenta, in Italia, un po' l'accademia della canzone d'autore. In questo brano, Bersani, invita a vivere la vita con sincerità poiché anche se si potessero cancellare i propri errori resterebbe comunque la propria "...peggior calligrafia nuda..." su quel foglio che rappresenta la propria vita. Gli errori sono, quindi, esperienze formative utili a non perdersi in un mare che diventerebbe sempre più arduo affrontare. Gli errori fortificano e non è possibile fare tutto e subito, arrivare alla meta cancellando il proprio percorso. Anche in amore, la questione è la stessa, chi ci ama riesce a leggerci dentro ed è quindi inutile fingere di essere quello che non si è. Risulta inutile, quindi, sprecare il proprio tempo a cercare un senso a tutto ciò che accade ed a misteri della vita ma è necessario utilizzare questo tempo per vivere in libertà, godere della vita e commettere anche tutti quegli errori che ci rendono umani e veri agli occhi di chi ci circonda e, soprattutto a se stessi. "Siamo giocolieri..." ed è anche giusto che, di tanto in tanto, si cada per imparare. Un gran testo celato sotto metafore originali e divertenti che rendono l'idea della grande capaità autorale di uno dei più grandi cantautori degli ultimi anni.     

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13 giugno 2021 7 13 /06 /giugno /2021 23:01

"Tra te e il mare" è uno dei brani più rappresentativi di Laura Pausini oltre ad essere uno dei suoi più grandi successi dal punto di vista commerciale ed è stato pubblicato nell'omonimo album del 2000. A scrivere testo e musica non è, però, la Pausini ma un suo grande amico e collega e cioè Biagio Antonacci che, tra l'altro, la inciderà in una versione "Rolling Stones" nell'album "Il cielo ha una porta sola" del 2008. Inoltre in ben tre occasioni live, il brano è stato cantato insieme dai due artisti ed ad una di queste performance ha partecipato anche Eros Ramazzotti. Il videoclip, tra le altre cose, è stato diretto da Alberto Colombo. Il testo parla di un amore a distanza e della condizione tormentata della ragazza che non riesce più a sostenere questa situazione al punto di preferire un addio ad una continua attesa. Un tema, quello dell'amore, trattato in tutte le sue forme che ha accompagnato, e continua a farlo, il cammino musicale di Laura permettendole di oltrepassare ogni confine geografico. Proprio questo brano è stato uno dei più fortunati a livello mondiale essendo stato portato sul mercato spagnolo e latino americo grazie ad una verisone iberica dal titolo "Entre tù y mil mares" adattata per il testo da Badia, oltre ad essere esportata anche in Francia, Svizzera, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Stati Uniti, Giappone e tanti altri paesi in cui Laura continua ad essere molto seguita. Un grande successo, quindi, che conferma le doti canore dell'artista ma anche l'abilità nel sapersi circondare sempre di autori capaci e di bravissimi musicisti che ne esaltano, ancor di più,le sue potenzialità discografiche. 

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