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"Se ci ritroveremo tutti in fondo al lungo viaggio,

avremo indietro l'anima, l'amore ed il coraggio.

Felice è lo stupore dopo il suono dei rintocchi,

perché so che l'infinito avrà i tuoi occhi..."

 

Enrico Ruggeri - L'infinito avrà i tuoi occhi

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25 dicembre 2021 6 25 /12 /dicembre /2021 00:01

"Vivere" è un brano di Vasco Rossi del 1993 e pubblicato nell'album "Gli spari sopra". La canzone è stata scritta dallo stesso rocker di Zocca in collaborazione con il compianto Massimo Riva, che ha ideato l'accordo da cui è nato il progetto, e con Tullio Ferro, già autore delle musiche di "Vita spericolata". Come raccontato dallo stesso artista, il brano, è nato per caso durante un breve soggiorno dei tre autori a Villa Condulmer nel veneto. Per questo fortunato album che vinse 10 dischi di platino, già trainato dal singolo che ne da il titolo, ne è stato fatto anche un importante tour poi pubblicato in vhs. Per Vasco, già artista affermato, sono gli anni della defintiva consacrazione come trascinatore di folle e re degli stadi. Ancora oggi, i successi ottenuti da questo album in termini di vendite, rimangono record assoluto per Vasco Rossi che, nonostante tanti altri album significativi per la sua carriera, non ha mai bissato tale exploit. Il testo del brano è, nella sua semplicità, molto intenso poichè su di un giro armonico che si ripete più volte, l'autore rappresenta i diversi aspetti e le condizioni morali e psicologiche del vivere quotidiano. Assumendo uno stato riflessivo e malinconico Vasco esprime le sue riflessioni sul tempo che passa cercando di scandire le ore di una esistenza affichè si possa vivere nel modo in cui si crede ogni istante della propria vita. Poi vivere può essere come perder tempo o può essere visto come un comandamento in cui si deve solo seguire una strada già segnata da chi già ci è passato e, quindi, anche come un processo logico in cui emulando la massa si può perdere la propria individualità. Proprio in questo senso, Vasco, esprime la sua personalità ed il suo modo di vivere la vita fuori dagli schemi e senza aver alcuna cura dei giudizi altrui con il verso probabilmente più bello e significativo del brano ovvero: "Oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento!". Un gran bel brano, quindi, in pieno stile Vasco che appare solo come una ennesima prova di un grande autore talvolta sminuito in tal senso da una certa critica per la sua immagine da rocker e per alcuni suoi comportamenti politicamente scorretti. Vasco è questo: un artista fuori dal comune che sa come attirare le masse con semplici composizioni estive ma da sempre capace di scrivere anche testi importanti che esaltano la sua matrice cantautoriale figlia della sua grande passione per alcuni dei maggiori esponenti italiani di tale corrente artistica come Fabrizio De Andrè o Francesco Guccini.

 

 

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24 dicembre 2021 5 24 /12 /dicembre /2021 00:01

"Il timido ubriaco" è tra le canzoni più note di Max Gazzè, Massimiliano all'anagrafe, ed è anche uno dei suoi maggiori successi commerciali. Gazzè presenta questa canzone al Festival di Sanremo del 2000 dopo la partecipazione dell'anno precedente tra i "Giovani" con "Una musica può fare", piazzatosi ottavo, ma che otterrà un notevole successo dopo la manifestazione. "Il timido ubriaco" che sarà inserito nella ristama dell'album "Max Gazzè (Gadzilla)" è, in realtà, una vecchia poesia scritta dal fratello Francesco che Max ha ristrutturato cambiando alcune forme metriche per farne una canzone. "La poesia - dice Gazzè - ha già di per sè una forma armonica, una sua musicalità naturale e in questo caso mi è bastato sottolineare o dare semmai un'altra chiave di lettura a quanto già la poesia esprimeva". Al Festival, la canzone, sfiora il podio classificandosi quarta nell'edizione vinta dalla Piccola Orchestra Avion Travel con il brano "Sentimento". Il testo, in particolare, parla di un uomo innamorato di una donna sposata e per la sua timidezza non riesce a dichiararsi osservando geloso chi al momento sta al fianco della sua amata. Un uomo viscido e grezzo che non riesce ad apprezzare la fortuna di avere quella donna dal protagonista tanto desiderata, al suo fianco. Per tali motivi e per la sua estrema timidezza si rifugia nell'alcool ed in questo modo si nasconde in un finto benessere interiore, una felicità fittizzia dove cerca di trovare le parole che gli mancano:"...rido, facendo del mio riso vile nido, cercandomi parole dentro al cuore, d'amore...". Nonostante l'alcool, la timidezza, non evita al protagonista di provare rabbia che però non riesce ad esprimere all'esterno: "mi muovo come anguilla nella sabbia, che rabbia". Poi il protagonista conlude con una riflessione sul matrimonio senza amore: "Pare, che coppie unite solo sull'altare, non abbiam mai trovato le parole, da sole..." e ciò lo spinge a pensare che: "Forse domani che pianissimo le morse del matrimonio ti annaglieranno, potranno...potranno mai le mie parole esserti da rosa...". Una canzone molto particolare ed originale, quindi, come è solito proporre un'artista innovativo e fantasioso oltre che estramamente talentuoso sia in qualità di autore che come musicista come, appunto, Max Gazzè. Come detto, questo sarà il primo grande successo del cantautore dal punto di viste delle vendite sul mercato musicale. Infatti, il singolo, si rivelò il sedicesimo più venduto dell'anno. Il videoclip, invece, è stato diretto da Francesco Cabras e Alberto Molinari e vede l'artista cantare con la scena illuminata dalla sola luce di un fiammero che mantiene tra le dita e col passare del tempo, e dei fiammiferi consumati, lo si vede invecchiare. Originalità, quindi, anche nel video per un artista davvero fuori dal comune.

 

 

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23 dicembre 2021 4 23 /12 /dicembre /2021 00:01

"Homo Sapiens" è un brano di  Federico Salvatore del 2002 e pubblicato nell'album "L'osceno del villaggio". Avvenuta la svolta artistica proprio con questo disco Federico Salvatore assaggia l'amara realtà del circo mediatico nazionale. Dopo aver vissuto, infatti, anni in cui grazie al suo esuberante cabaret era acclamato e voluto da tutte le televisioni italiane Federico avverte lo squallore di certe situazioni dal repentino cambiamento degli atteggiamenti di taluni personaggi in seguito alla presentazione in diretta del brano denuncia "Se io fossi San Gennaro" contenuto nello stesso disco del 2002. Preso atto di tale realtà, il cantautore napoletano, deciso a perseguire la strada del cantautorato decide, a sua volta, di prendere le distanze da quel mondo che non sente suo ed esprime questo suo pensiero e questo suo nuovo modo di vivere la popolarità in questa canzone. L'artista, da allora, si è guardato bene dal frequentare certi ambienti e certe amicizie utili a conquistare contratti e copertine ma ha seguito la strada della sua musica anche se, senza alcuna pubblicità, non ha avuto vita facile nel diffonderla. Come spiega nel testo, però, l'eventuale mancata popolarità delle sue canzoni non è tra le sue preoccupazioni poichè potrebbe cantarle anche solo per se stesso dalla sua terrazza. Federico non si riconosce in un mondo di presunti artisti che sfruttano il gossip e gli espedienti più assurdi pur di far parlare di se e, quindi, dopo essere stato in qualche modo bandito dalle tv nazionali oggi è proprio lui a rifiutare un certo tipo di spettacolo. Ovviamente non tutti i media sono ciò che raffigura l'autore ma esiste sempre chi premia la professionalità e consente la promozione di reali prodotti artistici o di personalità eccellenti della nostra cultura. Ciò che ha aiutato Federico per la diffusione dei suoi ultimi lavori è stata anche la rete internet che non ha padroni e consenti libere espressioni anche da parte di chi per radio e televisioni non ha voce in capitolo. In ogni caso, Federico Salvatore, ha mostrato un gran rispetto per l'arte e per la sua dignità non accettando di far parte di un mondo falso ed ipocrita e continuando, con umiltà e passione, la propria strada. Il nuovo successo dell'artista, quindi, è figlio solo della sua qualità artistica ed umana. Federico ha dimostrato come, quando c'è talento, l'arte può anche fare a meno della tv. Il vero peccato, però, è che uno straordinario mezzo di comunicazione e di diffusione territoriale come la televisione conceda visibilità a taluni personaggi che con l'arte e con il talento non hanno nulla da spartire togliendo spazio ai veri professionisti dello spettacolo che sono gli artisti.

 

 

 


 

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Federico Salvatore

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22 dicembre 2021 3 22 /12 /dicembre /2021 00:01

"Quella carezza della sera" è un brano del 1978 ed è sicuramente il più grande successo dei New Trolls , storica band di rock progressivo nata, inizialmente con il nome di Trolls nel 1966. L'anno dopo iniziò la storia dei New Trolls con la formazione originale formata da Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Giorgio D'Adamo, Mauro Chiarugi e Gianni Belleno. Nel corso degli anni, però sono stati diverse i cambiamenti e le sostituzioni definitive o momentanee avvenute nel gruppo che ha subito anche scoglimenti e reunion portando anche a lunghe trattative sull'utilizzo del marchio "New Trolls". Nel 1976, infatti, entrò a far parte della band anche Ricky Belloni che appare tra gli autori insieme a D'Adamo, Belleno, Di Palo, De Scalzi ed il produttore Sergio Bardotti di "Quella carezza della sera" e dell'intero album che la contiene "Aldebaran" che riportò il gruppo ad un grosso successo in termini di critica e di vendite sul mercato musicale. Dal 1977 e, quindi, anche per questo disco entrò nel gruppo anche Giorgio Usai. La canzone che da il titolo all'album e "Quella carezza della sera" vennero lanciate anche come singolo in un 45 giri che trainò le vendite del disco. Sebbene la lista ufficiale degli autori sia quella sopraelencata pare che siano stati D'Adamo e Belleno a scrivere la canzone di sera in una camera d'albergo per poi farla ascoltare, in un secondo momento, agli altri componenti del gruppo che ebbero un'impressione tutt'altro che positiva sulla stessa dubitando su di un possibile successo. Seconda altre voci, invece, sembrerebbe che la canzone sia nata da un'ispirazione legata al brano "If you leave me now" dei Chicago. Qualunque sia la verità sulla sua nascita, c'è da dire che questa canzone è stata per i New Trolls un vero inno. Ancora oggi, infatti, rimane dopo tanti anni di successi il loro brano più noto e quello che più rappresenta la loro lunga carriera artistica. La canzone, negli anni successivi, è stata inserita in diverse raccolte fino a dare addirittura il nome ad una di queste nel 1989. Ne venne fatta una nuova versione anche nel 1992, consolidando definitivamente il suo ruolo di perla nel proprio repertorio. Il testo parla della mancanza del padre che prova il protagonista ricordando, appunto, quella carezza della sera che rappresenta una infanzia serena e con un futuro tutto da scoprire. Infatti, nel ritornello viene proposto il dubbio del protagonista che, cresciuto, non sa più se gli manca di più quella carezza della sera o quella voglia di avventura data da una età in cui tutto era ancora in discussione e che non poneva limiti alla propria fantasia. Del padre, citato dalla canzone, non è dato sapere se la sua mancanza è dovuta al decesso o ad una separazione dalla moglie e, quindi, dal nucleo familiare. In quegli anni, infatti, in Italia si iniziavano a vedere i primi casi di divorzio e, probabilmente, gli autori del brano hanno voluto rappresentare proprio questa situazione. In ogni caso rimane un grande successo dei New Trolls e della storia di tutta la musica italiana in generale.

 

 

 


 

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New Trolls

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21 dicembre 2021 2 21 /12 /dicembre /2021 00:01

"Luca era gay" è un brano con il quale  Giuseppe Povia si presenta al Festival di Sanremo nel 2009 e già alla sola presentazione del titolo si infiammano le polemiche tra l'artista, la commissione che aveva ammesso la canzone alla gara e le associazioni omossessuali a cui appare evidente, dal titolo, che nella canzone l'omossessualità venga trattata come una malattia dalla quale il protagonista della stessa sarebbe guarito. Si susseguono, quindi, cortei, manifestazioni e dichiarazioni per evitare che Povia canti a Sanremo soprattutto da parte dell'Arcigay guidata da Franco Grillini che si appellerà anche al conduttore della manifestazione Paolo Bonolis affinchè siano preservati i diritti degli omossessuali. Bonolis, conoscendo l'entità della canzone, si schiera con Povia ma le polimiche non si placheranno nemmeno dopo l'esecuzione del brano ritenuto offensivo dai gay. Ma il testo, come spiega Povia, non parla dei gay in generale ma racconta la storia di una persona singola, un certo Massimiliano, che l'artista dice di aver conosciuto in treno e che a causa di una situazione familiare e di una fragilità emotiva viveva una condizione sentimentale, psicologica e sessuale confusa che lo spinse ad avere esperienze omossessuali prima di scoprire, grazie ad una donna, la sua vera natura. Il disagio provato dal protagonista nel relazionarsi con le donne, infatti, nasceva dall'oppressione di una madre morbosa che, dopo l'abbandono del marito, precludeva, per gelosia, al figlio di frequentare altre donne e lo invitava a non sposarsi mai solo per il proprio personale fallimento in tema di matrimonio. In tutto ciò, Luca, era condizionato ed evitava amicizie femminili per non tradire la figura materna e quando si trovò ad avere le prime esperienze con gli uomini credette di aver trovato l'amore. Nel contempo, però, il disagio interiore non si placava ed il ragazzo era sempre alla ricerca della propria personalità ormai smarrita con la mancanza di una guida paterna e la presenza ingombrante della madre. Tutto si risolse, però, durante una festa dove per caso l'uomo conobbe una donna e con essa la sua reale natura. L'omossessualità, quindi, non viene trattata come una malattia come asserivano le associazioni gay bensì come un passaggio momentaneo della vita di questa persona avvenuto in un momento di confusione prima di scoprire davvero il suo destino e, con esso, qualle serenità tanto ricercata. Una storia personale ed unica che non può essere confusa come un trattato generico sull'omossessualità. Per tali ragioni, la canzone tra l'altro ben scritta, è stata giustamente ammessa al Festival dove si è piazzata seconda vincendo anche il premio della sala stampa radio-tv. A conferma della qualità del brano arriva, per Povia, anche il Premio Mogol come miglior testo dell'anno. Il brano sarà incluso nell'album "Centravanti di mestiere" e raggiungerà il terzo posto nelle classifiche di vendita. Da sottolineare, inoltre, nell'esecuzione del brano la voce femminile di Monica Russo che accompagna Povia e che chiude il brano attraverso un particolarissimo assolo vocale. La partecipazione a Sanremo sarà ricordata anche per i cartelli che Povia mostrava al pubblico al termine di ogni performace e che indicavano frasi del tipo: "Nessuno ha sempre ragione" o "Ognuno difende la sua verità".  Un ottimo brano, quindi, che conferma le capacità autoriali di Giuseppe Povia e che difende la libertà di pensiero e di espressione che deve avere un artista, in questo caso un cantautore, per la realizzazione delle loro rappresentazioni. Il cantautore, infatti, non può aver maggior pregio che quello di smuovere il pensiero e, quindi, di suscitare dibattito e riflessione affinchè, la canzone, non risulti banale e non si esaurica in quei quattro, cinque minuti dell'esecuzione bensì che sia capace di lasciare qualcosa nell'anima e nella mente di chi l'ascolta e non si può dire che Povia, con questo brano, non abbia raggiunto tale obiettivo. 

 

 

 


 

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Giuseppe Povia

Sanremo Story

 

 

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20 dicembre 2021 1 20 /12 /dicembre /2021 00:01

"L'arcangelo" è un brano di  Ivano Fossati del 2006 e pubblicato nell'omonimo album lanciato dal singolo "Cara democrazia". Nel disco prevale la presenza di chitarre elettriche e, proprio la suddetta canzone, ricorda, attraverso le sonorità, vecchi successi del cantautore genovese come "La pianta del tè" e "La mia banda suona il rock". Il testo parla del destino di uomini costretti a lasciare le proprie terre in cerca di un futuro e del trattamento a loro riservato da un popolo, quello italiano, che pare abbia dimenticato il proprio passato da emigranti e che non riesce, o meglio non vuole, capire le necessità di queste persone. Clandestini, quindi, che giungono nel nostro Paese dal Sud America o dall'Africa che cercano in Italia la loro America, ovvero quella speranza di costruirsi un futuro. Extracomunitari che cercando questa opportunità rischiano la vita in traversate marittime ai limiti della decenza e che, giunti sul territorio, trovano spesso una realtà molto diversa da quella sognata. Si affidano, quindi, alla fede cercando solidarietà ad un popolo talvolta troppo distratto da futili pensieri che lo distoglie dal capire che quel clandestino è un uomo come tutti ed ha gli stessi diritti di un italiano e merita di essere trattato con dignità. Una chiara immagine, quella espressa da Fossati, che ben rappresenta la realtà dei nostri giorni e che invita alla fratellanza ed alla comprensione umana tra simili. L'autore si augura che il vento cambi e che ci sia una possibilità per tutta questa gente considerata di serie b. Si auspica un futuro diverso del mondo che salvi queste persone da questi ignobili e mortificanti destini. L'ennesima prova, quindi, della sensibilità e della maestria di uno dei più grandi autori del nostro tempo che ha saputo, negli anni, mostrarsi sempre un impeccabile fotografo della realtà. Una eccellenza del nostro Paese che ha scritto alcune tra le pagine più importanti della nostra musica italiana di qualità. 

 

 

 


 

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Ivano Fossati

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19 dicembre 2021 7 19 /12 /dicembre /2021 00:01

"Chesta sera" è un classico del repertorio di Nino D'Angelo. Uno dei brani più noti dell'artista napoletano che è stato inciso nel 1997 nell'album "A nu passo d''a città" oltre poi ad essere ripreso in varie raccolte. Il testo rappresenta la tristezza di un uomo che non riesce ad assorbire una storia d'amore finita e che, in una malinconica serata, ricordando i suoi occhi la rievoca palesando l'estremo bisogno che ancora ha di riavere quella donna al suo fianco. Il protagonista prova, quindi, a dimenticare la verità con l'aiuto dell'alcool ma nulla può davvero distoglierlo da quel pensiero. L'autore si chiede in quale altro amore, in quale altra storia, la "sua" donna si nasconda in questa serata particolamente dura dove l'unica cosa che vorrebbe è proprio lei: "Addo' staj...addo' staj...dint''a quale ammore t'annascunne chesta sera ca je vulesse sul'a tte...". Un grande brano che, probabilmente, non ha avuto il giusto riscontro a livello nazionale a causa di una non adeguata diffusione mediatica. Nonostante ciò, però, il brano gode di grande fama soprattutto nel Sud d'Italia dove D'Angelo è ritenuto, giustamente, tra i grandi della nostra musica e, probabilmente, l'ultimo grande autore ed interprete della vera musica napoletana di qualità. Infatti, D'Angelo, è tra i pochi a conservare la tradizione della musica popolare napoletana senza mai cedere alla più favorevole prosettiva dal punto di vista commerciale di cantare in italiano. Probabilmente in tal modo potrebbe vendere di più sull'intero territorio nazionale ma tradirebbe la sua natura, cosa che non ha mai fatto nemmeno al Festival di Sanremo, dove si è sempre esibito in napoletano pagando, evidentemente, in fase di voto il prezzo di questa scelta. "Chesta sera", ripresa in seguito anche da Monica Sarnelli, è solo uno dei grandi successi di un artista che ha sempre proposto musica di qualità e, soprattutto, con le eccellenti produzioni dell'ultimo decennio è entrato di diritto tra i grandi cantautori italiani.

 

 

 


 

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Monica Sarnelli

Nino D'Angelo     

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18 dicembre 2021 6 18 /12 /dicembre /2021 00:01

"Alice" è un brano di  Francesco De Gregori del 1973 pubblicato prima in un singolo insieme a "I musicanti" e poi nel secondo album del cantautore intitolato proprio "Alice non lo sa". Sebbene non sia un disco fortunatissimo per De Gregori: venderà, infatti, solo sei mila copie il singolo Alice, che vendette all'uscita la metà dell'intero album, avrà un futuro radioso. Infatti, malgrado si classifichi ultimo a Un disco per l'estate, il brano negli anni diventerà uno dei più caratteristici ed amati della discografia di De Gregori. Il testo parla delle tante storie, piccole o grandi, che, nonostante tutto, ci accadono intorno e del quale spesso non ne siamo nemmeno a conoscenza. Nel caso della canzone si parla del mondo che circonda Alice, questa protagonista che osserva le figure che la circondono ma ne mantiene le distanze non facendosi coinvolgere nè turbare particolarmente. Le storie raccontate nella canzone riguardano principalmente cinque personaggi: Irene, una ragazza che medita il suicidio ed a cui De Gregori dedica una intera canzone all'interno dello stesso disco, Lili Marleen, famosa canzone tedesca del periodo bellico, è citata come una donna matura che nasconde la propria età pur restando sempre molto bella, poi l'autore dedica un verso a Cesare Pavese, scrittore e poeta, che nel 1952 si ammalò di pleurite rimanendo a lungo sotto la pioggia in attesa di una ragazza di cui si era innamorato e che faceva la ballerina in un locale per studenti. C'è poi un verso che parla di un medicante arabo gravemente ammalato e proprio tale verso inizialmente "Il mendicante arabo ha un cancro nel cappello..." divenne "Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello..." per la censura della Rai che motivò la cosa dicendo che al pubblico non piaceva sentir parlare di cancro nell'ora della messa in onda del brano che era intorno a mezzogiorno. Nonostante tutto, De Gregori, quando la esegue dal vivo canta sempre la versione originale del testo. Infine, l'ultima storia raccontata è quella che si ripete nel ritornello e cioè quello di un ragazzo che sul punto di sposarsi abbandona il matrimonio, lasciando interdetti gli invitati, per la forte pressione data dalla gravidanza, celata ai presenti, della ragazza. Tutte queste storie, quindi, avvengono sotto gli occhi di Alice che rimane comunque estranea a queste situazioni racchiudendosi nel proprio mondo. Gli arrangiamenti del brano sono a cura di De Gregori e di Edoardo De Angelis, anche produttore del disco, mentre l'orchestra degli archi che accompagna la canzone è diretta dal maestro Luigi Zito. La canzone, come detto, riscuoterà molto successo negli anni successivi e sarà anche oggetto di diverse cover come quelle di Fiorella Mannoia, Mia Martini ed  Enrico Ruggeri anche se la primissima cover è stata fatta dalla "Schola Cantorum" nel 1975. Un grande brano, quindi, entrato di diritto tra i classici della musica cantautoriale italiana e figlio di uno tra i più originali e talentuosi autori degli ultimi cinquant'anni quale appunto Francesco De Gregori.

 

 

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17 dicembre 2021 5 17 /12 /dicembre /2021 00:01

"L'ateo cristiano" è un brano di  Federico Salvatore pubblicato nell'album "Dov'è l'individuo?" del 2004. Scritta dallo stesso cantautore napoletano, la canzone, rappresenta un personalissimo modo di vivere la fede che è, probabilmente, molto diffuso tra tutto quel gruppo di persone non praticanti della chiesa e che non sono del tutto convinti della presenza di un Dio o, comunque, che sono nel limbo che esiste tra i gli atei convinti e i fedeli. Un discorso, quello esposto dall'autore quindi, che può ben rappresentare il pensiero ed il modo di vivere il proprio rapporto con il Signore e con il mondo ecclesiastico di molte persone che, inconsapevolmente, viene dipinto in questo brano. Federico Salvatore, infatti, ci parla di un portagonista che vive la sua vita come "un ateo cristiano" ovvero, osserva i comandamenti del Signore solo per civiltà o per evitare conseguenze sgradevoli e non per vocazione religiosa. Pur mostrando dubbi sull'esistenza di Dio, il protagonista, dice di non affidarsi mai ad una entità superiore nemmeno nei momenti di difficoltà ma che visita le chiese solo per le loro bellezze architettoniche o artistiche e che non commette reati solo per non rischiare la galera. Il rispetto massimo per i genitori non gli è dettato dai comandamenti ma, per l'autore, rappresenta solo il debito per chi lo ha messo al mondo. Inoltre, non conosce l'invidia poichè ha ereditato già dal padre una posizione e non desidera la donna di un altro poichè sarebbe geloso del marito e così via. Motivazioni concrete e civili, quindi, con le quali il protagonista si spiega come vive la sua vita come un perfetto cristiano pur essendo ateo e presenta l'unica contradizione dicendo che nei giorni di Natale fa il suo presepe, probabilmente frutto di una tradizione culturale più che di una vocazione. Vive la sua vita in questo modo, il protagonista e gli unici dubbi sulla presenza di un qualcuno più grande di noi l'avverte solo quando alza gli occhi al cielo. Un brano significativo e che ben rappresenta l'originalità e la ricerca nel rappresentare situazioni e riflessioni non comuni nella musica attuale. Una grande capacità autoriale che viene espressa in maniera totalmente personale che ha fatto di questo ex esponente del cabaret un grande cantautore che, talvolta, non fa mancare nemmeno la sua ironia in chiave artistica come solo i grandi riescono a fare. Un brano, quindi, da ascoltare per porsi delle domande sul proprio modo di vivere la fede e per riflettere sull'argomento mettendo in paragone la propria esperienza personale ed il proprio rapporto con la fede. Come questo brano, tutta la recente discografia di Federico Salvatore va ascoltata poichè è un patrimonio della nostra musica italiana di qualità che non può finire nel dimenticatoio non godendo di alcuna spinta mediatica e nè di una regolare e giusta diffusione sul territorio nazionale. Recuperare un cantautore come Salvatore è importante per la nostra cultura e non è plausibile che, al contrario di tanta gente senza talento osannata dai media, debba arrivare al punto di smettere con la propria arte. Dal canto suo, Federico, non ha mai pensato di concludere la sua carriera proponendo sempre nuovi grandi lavori e riscuotendo sempre un enorme successo tra i suoi seguaci e tanti attestati di stima che lo spingono a credere nel proprio grande ed indiscusso talento.

 

 

 


 

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Federico Salvatore

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16 dicembre 2021 4 16 /12 /dicembre /2021 00:01

"Chicco e Spillo" è un brano del 1992 ed a proporlo è un giovane Samuele Bersani nel suo album d'esordio "C'hanno preso tutto". Dopo aver collaborato con Lucio Dalla, sua guida nel mondo della musica, nel 1991 per il tour dell'album "Cambio" con la canzone "Il mostro", Bersani, conquista il pubblico giovanile con questo singolo che irrompe nei circuiti radiofonici e si percepisce che è arrivato qualcosa di veramente nuovo. Bersani, infatti, propone una musica coinvolgente ed originale adatatta ad un testo dai risvolti sociali e, talvolta, drammatici. Anche se trattati con una disarmante leggerezza, nel brano, passano i temi della tossicodipendenza e della microcriminalità giovanile. Le tematiche sono forti e restano in linea con quelle del cantautorato classico italiano ma Bersani le riproduce con un ritmo e con una vena ironica quanto arguta e dissacrante che non si era mai vista prima nel panorama musicale italiano. Una novità assoluta che ottiene il successo meritato anche grazie alle grandi capacità autoriali di Bersani che rimane comunque, alla base, un vero cantautore. Con "Chicco e Spillo" Samuele Bersani partecipa al Festivalbar facendosi spazio tra le banalità e le repliche di cose già viste proponendo novità ed originalità. Il testo parla di due fratelli che sono due piccoli delinquenti tossicodipendenti che tentano di rapinare un negozio. Il furto va bene ma nell'inseguimento con la polizia i due sono vittima di un incidente. Come detto, però, la solarità ed il colore del sonoro bilanciano l'aspetto emotivo dovuto a temi di tale rilevanza. La canzone sarà oggetto di cover da parte di Frankie HI-NRG MC nel 2008 e del rapper HegoKid nel 2011 mentre lo stesso Bersani la riproporrà nella raccolta "Che vita! Il meglio di Samuele Bersani" nel 2002. In seguito a questo successo etivo, Bersani si confermerà tra i migliori artisti emergenti con l'album "Freak" che venderà oltre 150 mila copie. Continueranno i successi senza sosta fino ad oggi col Premio della Critica all'ultimo Festival di Sanremo con "Un Pallone" e quando con l'album "Psyco - 20 anni di canzoni" ha festeggiato appunto, un così importante traguardo della sua ancor giovane ma intensa storia musicale. Un artista unico ed originale a quale auguriamo di accompagnarci ancora per tantissimi anni con il suo particolarissimo modo di fare musica di qualità.

 

 

 


 

 

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Lucio Dalla

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