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3 marzo 2021 3 03 /03 /marzo /2021 00:01

Nel 2005 Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De Andrè, chiede a Marco Castoldi, in arte Morgan, di reinterpretare a suo modo l'intero album di Faber "Non al denaro non all'amore nè al cielo" del 1971. La Ghezzi era alla ricerca di un'artista capace per poter ridare nuova luce ad uno degli album più belli della discografia del cantutore genovese e, dopo aver ascoltato Morgan, decise di affidarsi al suo talento. Morgan, tranne per piccoli accorgimenti come l'aggiunta di una virgola nel titolo dell'album o la sostituzione di alcuni strumenti in determinati brani, riesegue l'opera, ispirata originariamente alla raccolta di poesie "Antologia di Spoon River", in maniera fedele. Il rispetto e l'accortezza con la quale Morgan ha trattato questo capolavoro dimostra la volontà dell'artista di non voler snaturalizzare l'opera rimanendo, quindi, molto vicino all'originale. Uno dei brani in cui Morgan ha dato il meglio di se, sia come musicista che come interprete, è stato "Un giudice" brano dal testo molto particolare basato sulle sensazioni e i sentimenti di un nano che convive con la perfidia di una società che non accetta la diversità bensì la deride. Oppresso da questi comportamenti, il protagonista, decide di vendicarsi innalzandosi professionalmente e diventando giudice in modo da ottenere quel rispetto aldilà della propria statura e, soprattutto, per ispirare timore, condannare e sottomettere, con le armi della giustizia, quell'umanità che lo respingeva per la sua natura. Il pregiudizio verso le diversità, quindi, al centro di questa canzone che sottolinea anche la vicinanza di De Andrè verso gli emarginati a cui, spesso, a dato voce nelle sue canzoni. Alla scrittura di questo brano hanno collaborato con De Andrè, il paroliere Giuseppe Bentivoglio ed il compositore e direttore d'orchestra Nicola Piovani. "Un giudice", tra le altre cose, è stato anche uno dei brani di Faber, insieme a "Il pescatore" e "Bocca di rosa", meglio rivisitati musicalmente e riarrangiati dalla PFM, Premiata Forneria Marconi, nell'ambito del celebre live dello stesso De Andrè del 1979. Nella versione di Morgan l'arrangiamento ha subito qualche modifica rispetto all'originale ed è, forse, il brano in cui l'artista milanese ha osato di più in questo senso ottenendo comunque un ottimo risultato. Castoldi, infatti, aggiunge la batteria ed il rodhes piano bass oltre a sostituire l'ocarina solista con il flauto a coulisse. Inoltre, il tema del brano, viene eseguito ogni volta con uno strumento diverso mentre nel finale vengono usati tutti insieme. Una personalizzazione rischiosa che, però, non ha intaccato il grande lavoro autoriale del padre del cantautorato italiano.

 

 

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