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19 giugno 2016 7 19 /06 /giugno /2016 23:01

"Titanic" è un brano che Francesco De Gregori ha pubblicato nell'omonimo album del 1982 e che pone l'accento sulle differenze tra i ceti sociali di una umanità alla deriva utilizzando la metafora della celebre nave britannica affondata nel 1912 dopo una collisione con un iceberg. In realtà, in questo album, sono ben tre le canzoni che fanno riferimento alla tragedia del Titanic e si può, quindi, parlare di trilogia anche se il suddetto brano è quello dove il confronto diventa più palese ed evidente. Se gli altri due brani, infatti, "L'abbigliamento di un fuochista", eseguita insieme a Giovanna Marini, e "I muscoli del capitano" pongono l'accento rispettivamente sull'emigrazione e sulla incondizionata quanto infondata fiducia verso un futuro segnato dal progresso tecnologico, il brano centrale di questa trilogia rende chiara l'idea delle differenze tra le classi sociali dei viaggianti rappresentando un evidente parallelismo con ciò che si rispecchiava nel quotidiano dell'epoca e che, ancora oggi, non sembra cambiato di molto. Il brano, infatti, è ancora molto attuale poichè persiste anche nell'attuale collettivo sociale la enorme differenza tra i ricchi e i poveri che appare forse ancor più evidente visto il progressivo annullamento di un ceto medio dovuto alla crisi economica mondiale degli ultimi anni. De Gregori, utilizzando sarcasmo ed una irriverente ironia, fa sembrare positivo il trattamento riservato al popolo di basso ceto all'interno della nave tramite i pensieri del "cafone" protagonista del brano e, sottolinea, allo stesso modo gli eccessi e gli effimeri comportamenti egogentrici dei signori di prima classe innamorati dei propri cappelli e delle proprie bottiglie di champagne. In questo spaccato di società, De Gregori, evidenzia il diverso fine che ha portato queste due opposte categorie ad affrontare lo stesso viaggio: i cafoni vanno in America per non morire mentre i ricchi ci vanno per sposarsi. Ma tutta questa differenza, nella finta allegria proveniente da un illusorio ottimismo verso un futuro migliore, viene assorbita senza alcun trauma dalla classe più popolare che non riescono a vedere o non vogliono riconoscere che, malgrado si viaggia verso un sogno che porspetta, non senza incertezze, un futuro migliore, si continua a vivere, anche in quel clima festante, la solita lotta di classe che li relegerà sempre all'ultimo gradino della scala sociale. Come detto, in questo ubriacante sogno, i cafoni non vogliono osservare la realtà ma si illudono che in fondo in terza classe non si sta poi così male. Una rappresentazione geniale, quindi, quella di De Gregori che riesce con toni allegri a disegnare uno spaccato della nostra società molto fedele alla realtà e che evidenzia come si è vicini ad una drammatica deriva proprio come avvenne per il Titanic dopo la collisione con un iceberg che, l'autore menziona nel brano come una inquietante premonizione semplicemente utilizzando più volte la parola "ghiaccio". Quell'iceberg, ieri come allora, sembra essere ancora sulla rotta del viaggio di una umanità sempre meno attenta al destino del mondo. L'album, per la cronaca, andò molto bene sia dal punto di vista del pubblico restando in classifica per ben 23 settimane ed arrivando fino al secondo posto sia per ciò che concerne la critica che elogiò De Gregori per aver trovato la giusta misura per fondere al meglio la tradizione cantautorale con quella del canto popolare.

 

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Francesco De Gregori

 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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