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15 agosto 2015 6 15 /08 /agosto /2015 23:01

E' il 1974 quando un giovane Renato Zero, Fiacchini all'anagrafe, pubblica il suo secondo album "Invenzioni". Non siamo ancora al disco della cosacrazione ma Renato inizia a farsi conoscere dai media e, soprattutto, le radio si accorgono di lui. l'album, che venderà circa 100 mila copie, tratta temi "difficili" e proprio il pezzo d'apertura è quello che più attira l'attenzione su questo nuovo fenomeno della musica italiana. Il brano si intitola "Qualcuno mi renda l'anima" e parla della violenza sessuale sui minori, ovvero, la pedofilia. La canzone non passa inosservata ed in un epoca in cui si parla poco di certi argomenti il messaggio lanciato da Zero risuona forte nella società. L'appello del protagosiata del brano, vittima di una violenza, fa rumore e Zero inizia a mostrare tutta la sua arte. Una capacità di scrittura diversa dalla media ed una sensibilità da vero artista sono le chiavi principali che aprono le porte della notorietà prima, e del clamoroso successo poi, a questo esile ragazzo romano. Il testo del brano è scritto dallo stesso Renato mentre la musica è curata da Roberto Conrado, collaboratore fedele degli esordi dell'artista. Altro brano simbolo di questo disco è "L'evento" che parla di sballi in discoteca e che sarà uno dei più apprezzati insieme ad "Inventi", forse la vera perla del disco. Tali brani di più facile divulgazione fecero da apri pista a "Qualcuno mi renda l'anima" che pur non essendo una canzone dagli aspetti radiofonici si impose per la sua grandezza autoriale e per il messaggio che conteneva. Un urlo nel silenzio più totale su di un argomento tabù che Renato Zero da grande preculsore dei tempi portò dinnanzi all'opinione pubblica creando sia stupore che riflessione. Il testo parla di questa persona ormai adulta che racconta la sua triste esperienza avuta da bambino in cui perse la sua innocenza e la sua anima in un gioco losco dove ricevette per premio un aquilone rosso. Ora questo ragazzo chiede che qualcuno lo risarcisca di tanto male pur sapendo che non avrà mai indietro la sua anima. Un brano che è entra nel profondo e che non lascia alcun dubbio sulla grandezza di un artista unico nel panorama musicale italiano. Zero rappresenta una sensibilità artistica rara che appartiene solo ai grandi ed è questo uno dei motivi per il quale si conferma sempre, anno dopo anno, uno dei pilastri della cultura e dello spettacolo italiano.

 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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