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13 aprile 2014 7 13 /04 /aprile /2014 23:01
Intervista con... Piero Calabrese

1.Piero, lei ha iniziato la sua storia musicale con il gruppo La Bottega dell'Arte a metà degli anni '70. In quel contesto era anche interprete oltre che autore. Quella band comprendeva anche suo fratello Massimo, spesso suo collaboratore anche nell'attività prettamente autoriale che ha poi contraddistinto il suo cammino artistico, ed alcuni amici di infanzia. Come nasce il progetto de La Bottega dell'Arte?

La Bottega dell'Arte, uscì alla fine del 1975. Eravamo veramente ragazzini: amici d'infanzia tutti quanti. Cominciammo per divertimento, facendo "progressive", e poi, pian piano, cominciammo a scrivere cose nostre. Molta prolificità, e molte ore in sala prove, che a quei tempi, era una cantina presa in affitto, in una zona di campagna, nel cuore di Roma. Non ci siamo realmente accorti, di quando e quanto tutto questo, stesse diventando un vero e proprio lavoro. Arrivò subito il successo, che non fece altro che confermarci, che comunque la musica, per ognuno di noi, sarebbe stata la strada da seguire.  

2.Parlando della sua attività autoriale, il primo artista che ha avuto fiducia in lei, è stato Franco Califano.Come nasce quella collaborazione?Che ricordo ha di Franco?

Conoscemmo Califano in uno studio di registrazione, diventammo amici, e da lì nacque spontaneo scrivere qualcosa per lui. Una persona che viveva la vita, esattamente come nella iconografia che arrivò a tutti. Un grande cuore e un grande artista. Abitava in una villetta nel cuore di Boccea, zona popolare di Roma. Uomo del popolo, in mezzo alla gente. Bellissimo ricordo.

3.Arriva poi la soddisfazione legata al positivo lancio di Alex Baroni, con il quale ha collaborato in quasi tutti i suoi progetti.Come ricorda quella esperienza?E Alex?

Prima di Alex, arrivarono altre esperienze come autore e produttore in Francia, per artisti che divennero importantissimi come Jeanne Mas, Amanda Lear, Mirelle Mathieau. Alex, invece, era prodotto da mio fratello Massimo e da Marco Rinalduzzi. Scrissi molto per lui, insieme a loro. Un ragazzo umile e molto disponibile. Grande voglia di lavorare. Un successo che arrivò a 30 anni, una soddisfazione in più per tutti noi, dove gli altri con lui, non erano riusciti.

4.Ha collaborato anche con Tiziana Rivale, Giorgia, Marco Mengoni e tanti altri. Fra tutti, quale progetto le ha dato maggiori soddisfazioni?

Sicuramente creare da zero il progetto di Marco Mengoni, lavorarci tre anni prima di tentare la lotteria di X Factor. Tanto materiale tirato giù, cucito addosso al progetto che si sviluppa. Tanti premi e tanti dischi venduti per tutti il nostro gruppo di produzione. Cose che restano, e che danno il senso del sacrificio del lavoro.

5.Ci racconta un aneddoto che ha vissuto legato ad un protagonista della nostra musica?

Mi vengono in mente il gruppo siciliano degli Archinuè, che ho prodotto in studio e con i quali vincemmo nel 2002 a Sanremo, il premio della critica. Dei bravissimi musicisti di grande temperamento e determinazione, che frequentarono l'allora Accademia di Sanremo, che dava la possibilità di vincere un posto per partecipare al Festival. Per partecipare alle selezioni, dormirono in macchina, con uno spirito bellissimo, che dovrebbe essere l'esempio del sacro fuoco necessario, per provare a farcela in questo difficile e aleatorio mondo della musica.

6.Fra tutti i brani che ha scritto a quale è più legato?Quale quello, invece, che crede andrebbe riscoperto?Quale, infine, quello di un suo collega che le sarebbe piaciuto scrivere?

Sicuramente, c'è un brano che resta legato ad un momento importante della mia vita, e che Marco Mengoni, canta magistralmente: "In un giorno qualunque". Scritta in una notte alle soglie dell'estate. Da riscoprire, invece, c'è una canzone che appartiene ad una delle mie tante fughe e diverse esperienze musicali, del mondo hip hop e R&B, il gruppo era Erredieffe e il brano "L'uomo sull'albero". Infine, mi piacerebbe avere scritto tante bellissime canzoni che ci passano tra le orecchie e il cuore. Una canzone italiana su tutte..."La leva calcistica della classe '68".

7.Chi sono i suoi miti?Cosa ascolta oggi?Come valuta la situazione della nostra musica?Fra gli autori emergenti, chi la attira particolarmente?E fra gli interpreti?

Il mio mito giovanile e la mia ispirazione eterna, sono i Beatles. Mi tornano sempre nelle mani e nella testa, li ritrovo in tanta musica di tanti. In Italia, mi piace Tiziano Ferro, il suo modo trasversale di proporre un diverso modo si comporre. Tra gli interpreti, mi piace il piglio di Emma Marrone.

8.Lei ha lavorato molto anche in Francia. Come giudica la promozione della musica italiana nel nostro Paese rispetto a ciò che accade in Francia con la loro musica nazionale?Se non sbaglio, in Francia, tutte le radio hanno l'obbligo di passare il prodotto nazionale per almeno il 70% della loro totale diffusione musicale. Cosa pensa a riguardo?Non sarebbe giusto applicare anche in Italia questo tipo di misure per proteggere la nostra musica?

In Francia, ho rischiato di rimanerci a vivere e lavorare. Tanto rispetto per la musica, per la categoria dei musicisti e di tutti gli addetti. Molta protezione in più. Il loro nazionalismo spiccato, in questo caso, è una garanzia. La musica, va protetta prima di tutto, nei principi basilari del senso civico. Rubare la musica, la pirateria, non fanno altro che ridurre sempre più gli investimenti, specie sui giovani. Non c'è la cultura del possedere un CD o di avere una copia ufficiale digitale. Semplice e terribile.

9.Cosa pensa dei talent show?Cosa consiglierebbe ai giovani che intendo entrare nel mondo discografico?

I talent sono l'oppio della discografia e dei ragazzi attirati dal miraggio del successo immediato. Molte controindicazioni per i più. Bisogna andarci molto preparati, e con spalle molto forti, altrimenti, diventa quasi sempre un bagno di sangue. Partecipare ed uscire a metà, significa per la maggior parte, faticare tantissimo per trovare altre possibiliti chances. La discografia è terribile, e sentenzia i bocciati, come gente marchiata, quasi per sempre. Torniamo sempre al fatto, che servirebbe tanta cultura e preparazione in più. Fondamentale è una produzione e un team di lavoro che possano guidare e lavorare con l'artista, cercando veramente di tirare fuori da lui, il meglio.

10.Lei ha lavorato anche per il teatro e per il cinema. Che ci dice di questo tipo di esperienze?

Il teatro e il cinema, sono delle meravigliose espressioni artistiche, altre modalità e possibilità di poter fare musica. Bellissimo, interfacciarsi con esigenze diverse da quelle dei tre minuti di una canzone pop. Apre la mente, la fantasia, e sdogana ancora di più la libertà artistica.

11.Ha brani pronti nel cassetto?Quali saranno i prossimi progetti che la vedranno protagonista?Per chi le piacerebbe scrivere in futuro?

Brani pronti nel cassetto, si sono, come nei cassetti di tutti quelli che fanno questo mestiere. Ad ogni modo, io sono per il cucinato fresco, fatto apposta per l'artista o la produzione del momento. Risulta tutto più sincero e appropiato. Stiamo producendo una boy band un po' atipica, un gruppo di giovanissimi musicisti, in un genere di musica folk rock, loro si chiamano Aula 39. Stiamo per affacciarci...

12.Piero, la ringrazio della disponibilità e augurandole sempre buona musica le chiedo un saluto per tutti i lettori di "La musica che gira intorno...". Grazie

Un saluto ai lettori. Io credo che questa modalità colloquiale del web, possa avvicinare ancora di più le persone, e farle interagire.

Piero Calabrese

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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