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8 luglio 2016 5 08 /07 /luglio /2016 23:01

"Il niente" è un bellissimo brano inciso da Marco Masini nel fortunato album  "Malinconoia" del 1991. La canzone, scritta con Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, racchiude al meglio l'espressione artistica di quella prima grande fase discografica del cantautore toscano. In un periodo storico, tra l'altro molto vicino a quello odierno, in cui i giovani vivevano anni incerti e di grandi cambiamenti sociali, Masini rappresentava quella voce amica e sincera che saliva sul palco e, senza mezze misure, cantava la realtà di quei giorni fotografando al meglio, anche grazie al supporto dei suoi fidati collaboratori, le difficoltà, le angoscie e i pensieri più intimi che portavano i suoi coetanei meno fortunati e più deboli a perdersi nella depressione, nella droga, nell'alcool e a non considerare adeguatamente quel gran dono che è la vita. Sono gli anni, infatti, in cui l'Aids inizia a far sentire con forza la sua presenza nel nostro Paese e ciò è un chiaro sintomo della poca attenzione dei giovani di allora verso la vita e di quella leggerezza mista ad imprudenza usata nei rapporti occasionali e dovuta, più che altro, ad una bassa autostima per la propria esistenza in vista di un presente fatto di insoddisfazione di un futuro ancora più incerto. La paura del domani che non c'è che logarava quella gioventù viene urlata dal nuovo cantautore che solo l'anno prima ha fatto il suo esordio nel mondo discografico ma è già un simbolo di quella generazione che lo vede come un loro simile che, senza manie di grandezza, riesce a capire il loro stato trasmettendo, con la forza cruda delle parole, una speranza e, soprattutto, quella convinzione di non essere più soli ed incompresi. "Il niente", quindi, è proprio tra le canzoni che meglio rappresenta quel periodo e che rende chiaro il motivo per cui, Masini, veniva visto quasi come un profeta, etichetta tra l'altro sempre rifiutata dall'artista, da quella generazione che rimarrà sempre legata fortemente all'artista con il quale si instaurerà un rapporto quasi unico in Italia per ciò che concerne il binomio fan-artista. Parlando del testo, Masini, canta, ad esempio, l'insofferenza dei giovani nei rapporti personali, l'insoddisfazione che serpeggia nelle coppie che hanno tutto ma gli manca la speranza del domani, la vana ricerca di un posto di lavoro sempre destinato ai soliti raccomandati e la difficoltà di vivere un presente che non offre reali stimoli. In tutto questo, Masini, però prova a dare una speranza professando l'amore anche nei confronti di un niente che, in ogni caso, è parte di una vita che va protetta. Masini, tra l'altro, mette molto della sua vita in questa canzone: anche lui ha conosciuto queste angoscie ed anche lui ha più volte affrontato un niente che gli condizionava l'esistenza. I tanti no ricevuti nel mondo discografico e la prematura scomparsa della madre, ad esempio, sono aspetti che hanno influito non poco sulla vita e sulla storia personale ed artistica di Masini e, forse, proprio l'anima della madre che dall'alto lo protegge gli ha dato la forza di superare tutto ciò e di mettere in musica queste sensazioni al fine di aiutare una gioventù che viveva, nell'intimo, il suo stesso stato di insoddifazione e di frustrazione. Proprio in questo brano, infatti, Masini cita la madre che raggiungendolo in sogno lo sprona a sopportare il male e gli fa capire che, per andare avanti, bisogna imparare ad amare anche il niente. Inoltre, Masini, chiude il brano lanciando un chiaro messaggio di speranza per quei giovani invitandoli a riflettere sull'importanza della vita e delle piccole cose che, nonostante tutto, ancora ci offre: "Eppure c'è ancora qualcosa che vale...la voglia di andare incontro alla vita...la vita è un ragazzo che urla il giornale...invece il silenzio è la voce del niente". Un brano intenso e profondo, quindi, che, vista la situazione del nostro Paese e la condizione dei nostri giovani, appare ancora molto attuale e andrebbe rilanciato nelle radio per la forza del suo messaggio e destinato all'odierna gioventù che rivive, suo malgrado, le medesime sensazioni dei ragazzi degli anni '90.

 

 

 

 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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